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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla situazione economico-finanziaria delle casse privatizzate anche in relazione alla crisi dei mercati internazionali, l'audizione del presidente e del direttore generale dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB), dottor Sergio Nunziante e dottor Francesco Torre.
Do la parola al Presidente dell'ENPAB, dottor Sergio Nunziante.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Buongiorno e grazie per l'invito alla odierna riunione.
Dividerò il mio intervento in due parti: una che riguarda gli aspetti essenzialmente finanziari e una che riguarda gli aspetti previdenziali. Immagino che a voi stia più a cuore la parte finanziaria; comincio quindi da quest'ultimo aspetto per sottolineare che, rispetto all'anno 2008, anno di crisi profonda dei cui effetti tutte le casse di previdenza hanno risentito, il nostro ente non deteneva e non detiene né direttamente né indirettamente titoli azionari e obbligazionari legati a Lehman Brothers o da questa garantiti. Non abbiamo e non avevamo nessuno di quelli che vengono definiti titoli tossici, ovvero strumenti legati a processi di cartolarizzazione. Non abbiamo mai investito, né direttamente né indirettamente, su quote di fondi legati alla frode Madoff. Non sono presenti nel nostro portafoglio titoli della Repubblica greca. In realtà, dunque, siamo stati poco toccati dalla profonda crisi del 2008.
A conferma di ciò, se mi permettete, vi dico che nel 2008 non solo abbiamo protetto il nostro patrimonio, ma siamo andati anche in positivo sui rendimenti, anche se naturalmente di poco. All'interno della relazione che abbiamo distribuito trovate un grafico relativo ai rendimenti della gestione mobiliare il quale illustra bene come noi gestiamo il denaro dei nostri iscritti.
Innanzitutto, noi condividiamo assolutamente l'invito alla prudenza che ci viene da ogni parte. Mi rendo conto che il denaro non è nostro e che dobbiamo rischiare il minimo possibile. Un'altra ragione ci impone di rischiare il minimo possibile: qualora dovessimo avere un risultato più alto di quello che la legge n. 335 del 1995 ci prescrive, cioè la media quinquennale del PIL nominale, in realtà
questo extra rendimento non potremmo spargerlo sui montanti degli iscritti; esso, cioè, non andrebbe a beneficio degli iscritti. Pertanto, ritengo che significherebbe correre un rischio assolutamente inutile.
Quanto vi dico è illustrato proprio dal grafico sui rendimenti. A parte la solita trafila (l'asset strategico viene monitorato eccetera), quando siamo vicini all'obiettivo della media quinquennale del PIL nominale o addirittura lo superiamo di poco, per non correre rischi in quei momenti, raggiunto l'obiettivo, mettiamo tutto in liquidità. Probabilmente avremmo potuto ottenere risultati migliori, ma con certezza cerchiamo di raggiungere l'obiettivo e fermarci poco di sopra. Ad esempio nel 2004 noi avevamo un coefficiente di rivalutazione del 3,92; arrivati al 3,96 - ricordo che era ottobre - ho fatto mettere tutto in liquidità, poiché non ho voluto rischiare ulteriormente.
Nel 2005 dovevamo avere il 4,05, io ho raggiunto il 4,26 e ho messo in liquidità. Nel 2006, a fronte del 3,53 ho raggiunto il 3,66 e ancora ho messo in liquidità; nel 2007, anziché 3,93 faccio il 3,50 e procedo alla stessa operazione; nel 2008 dovevamo avere il 3,46 ed ho ottenuto - permettetemi di essere soddisfatto - un risultato positivo di 0,15 netto. In un momento come quello del 2008 e confrontato con i risultati di altre Casse, questo è stato un risultato soddisfacente. Inutile dirvi che la differenza è stata interamente coperta con il fondo per le spese di amministrazione e abbiamo avuto anche un avanzo di gestione. Quindi, per ricoprire quei montanti che non siamo riusciti ad ottenere sul mercato, abbiamo utilizzato il fondo per le spese di amministrazione e abbiamo avuto anche un avanzo di gestione. Questo significa che il patrimonio non solo non è diminuito ma è addirittura cresciuto, anche in un anno tragico come il 2006. Nel 2009 dovevamo fare 3,32 e abbiamo raggiunto il 4,51 netto.
Credo di potervi dire che non abbiamo mai avuto grossi problemi a raggiungere l'obiettivo. Siamo stati sempre estremamente prudenti, commisurando il rischio al rendimento: in base al raggiungimento della media quinquennale abbiamo impostato il nostro portafoglio e definito un asset per raggiungere una soglia vicina. Pertanto, pochissimi titoli azionari, con prevalenza di obbligazioni, titoli di Stato e obbligazioni garantite.
Questa è la filosofia che anima la nostra Cassa. Io sono convintissimo che noi stiamo dando previdenza e anche un futuro.
Posso anche dirvi - qui passo, se me lo permettete, al campo della previdenza - che io noto alcune discrasie nel sistema contributivo, sebbene ne sia un fautore, essendo convinto che l'equilibrio economico-finanziario debba essere totale.
Facendo i bilanci tecnici, che per le Casse di cui al decreto legislativo n. 103 sono sempre in equilibrio, abbiamo un patrimonio o, meglio, un fondo per le spese di amministrazione che cresce a dismisura. Abbiamo verificato che nel 2050 la nostra Cassa di previdenza avrà un fondo per le spese di amministrazione di 2 miliardi di euro. Da un lato, ci lamentiamo tutti che mentre il sistema contributivo garantisce la sostenibilità economica non garantisce la sostenibilità sociale (in una parola, le pensioni sono basse con il nostro sistema); d'altro canto, però, ci sarebbero delle correzioni da apportare per rendere il sistema contributivo più forte e più premiante per l'iscritto.
Come dicevo, secondo i bilanci tecnici nel 2050 tutte le casse di previdenza ex decreto legislativo n. 103 avranno un fondo per le spese di amministrazione molto ingente. Una richiesta che abbiamo fatto e che speriamo di vedere esaudita è di permetterci di distribuire gli avanzi di gestione sui montanti degli iscritti. Capisco che il bilancio tecnico deve essere in equilibrio; di fatto, non ho parlato di parte del fondo. Chiediamo che l'anno in cui siamo virtuosi e abbiamo un avanzo di gestione notevole ci si permetta di prendere una metà o un 30-40 per cento degli avanzi di gestione (se ci sono avanzi di gestione vuol dire che quell'anno è stato positivo) e di distribuirli (elemento di
solidarietà che in questo momento nelle nostre Casse manca) sui montanti degli iscritti.
Credo che questa sarebbe una delle leve più importanti per permettere ai nostri iscritti di avere delle pensioni più congrue.
Le altre ipotesi le conoscete meglio di me in quanto oggetto di esame parlamentare. Mi riferisco all'aumento del contributo integrativo. Su questo vorrei introdurre un elemento di solidarietà. Questo ulteriore 2 per cento che probabilmente verrà accordato alle parcelle dei professionisti secondo me dovrà essere messo in un fondo e anch'esso distribuito a pioggia sui montanti degli iscritti. Non quindi sui montanti di chi ha generato il contributo integrativo, perché questo significherebbe aiutare ancora di più chi ha lavorato bene, quindi il collega più ricco, che ha una pensione più alta. Siccome facciamo previdenza e l'elemento solidarietà deve essere, secondo me, fondamentale, credo che, quando sarà il momento, spalmeremo il 2 per cento in più a pioggia sui montanti degli iscritti.
A questi due piccoli accorgimenti possiamo aggiungerne un terzo, ad esempio mandare gli iscritti in pensione a 66 anni; dico 66 anni perché, come sapete, sono stati corretti i coefficienti di trasformazione fino a 65 anni, quindi andando in pensione a 65 anni si ha una diminuzione rispetto agli anni precedenti dell'8,4-8,5 per cento. Se, invece, si va in pensione a 66 anni - peraltro, il professionista va in pensione a 67-68 anni, con nessun sacrificio da parte dell'iscritto - si usufruirebbe di un coefficiente che non è stato diminuito, quindi si avrebbe un ottimo incentivo e una pensione leggermente più alta. Con questi piccoli accorgimenti, secondo me fattibilissimi, ho calcolato che riusciremmo a portare l'attuale tasso di sostituzione del 18 per cento al 37 per cento. È ancora basso, ma si comincia a essere vicini a quello che viene definito un tasso di sostituzione accettabile del 45-50 per cento.
PRESIDENTE. Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
NEDO LORENZO POLI. Mi sembra che dal punto di vista finanziario il presidente Nunziante sia stato chiaro, quindi non ci sono obiezioni da muovere su come è stata gestita questa parte.
Per quanto riguarda la parte previdenziale, vorrei conoscere a quanto ammonta oggi la media delle pensioni che erogate.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). È molto bassa. Naturalmente noi non siamo a regime. Visto che la nostra Cassa è stata istituita nel 1996, chi va in pensione ora ci va con quattordici anni, quindi la media è sicuramente bassa.
Se, invece, facciamo una proiezione ai 40 anni, abbiamo un tasso di sostituzione intorno al 20 per cento: in altre parole, si va in pensione con il 20 per cento dell'ultimo reddito. È certamente un tasso basso e mortificante.
Per questo, la politica - cioè voi - dovrebbe individuare delle strade virtuose per aumentare questi tassi di sostituzione, ossia la pensione. Come ho detto, non si tratta di passi che stravolgono il sistema contributivo. Guardando il bilancio 2009 che abbiamo approvato, posso dirvi che spendiamo mediamente, per gestire l'ente, il 39 per cento dei contributi integrativi; ogni anno intaschiamo circa 7 milioni di contributo integrativo e abbiamo avanzi di gestione superiori a 4,5 milioni. Pertanto, è vero che andiamo a costruire un patrimonio che fra 40 anni sarà delle dimensioni che ho detto, ma cosa dobbiamo farne? Direi quasi, signor Presidente, che è un incentivo a spendere di più! Perché, allora, la legge non ci permette fare una ridistribuizione sui montanti degli iscritti?
Capisco che sia importante la sicurezza della situazione finanziaria futura, dell'equilibrio economico, ma per tale esigenza si potrebbe stabilire un tetto, uno zoccolo duro; dopodiché una parte degli avanzi di gestione, negli anni in cui si è
registrato un risultato positivo, si rimettono sui montanti degli iscritti. Non mi sembra una misura che stravolge completamente il sistema contributivo, ma un percorso virtuoso.
Se lei mi chiede qual è il tasso di sostituzione, non posso che risponderle che è basso, ma ci sarebbero anche degli accorgimenti che potrebbe perseguire l'iscritto: noi diamo la possibilità, su base volontaria e sulla base del reddito, di versare dal 10 al 20, ed anche di effettuare il riscatto degli anni di studio. Devo dire che questo percorso viene poco praticato dai nostri iscritti: siamo troppo giovani, non c'è cultura previdenziale, i nostri hanno inteso come ulteriore tassa i contributi da pagare alla Cassa, quindi deve essere sicuramente compito nostro instillare negli scritti la cultura previdenziale, far loro capire che non è denaro perso, ma che se lo ritroveranno moltiplicato.
Come dico ai miei iscritti, anziché versare questo denaro in banca, con il rischio di perderlo o di ricavarne un tasso dello 0,5-0,6 per cento, conviene versarlo alla propria cassa, che in ogni caso riconosce un rendimento netto del 3,35 per cento. Chi altri darebbe un rendimento simile? Versare alla propria cassa significa avere garantito il proprio denaro.
Abbiamo attuato un progetto di comunicazione, tramite giornali, siti, incontri. Personalmente sono un po' pessimista e credo che non subito raggiungeremo questo obiettivo. Del resto, mi sembra anche naturale che chi non aveva mai versato denaro alla Cassa di previdenza in questo momento si senta un po' stretto, considerato anche il momento di crisi che stiamo attraversando.
Dico subito che ho intenzione - avevo intenzione di farlo anche subito, ma poi ho pensato che fosse meglio raccordarmi con le altre Casse di previdenza - di aumentare obbligatoriamente il contributo integrativo dal 10 al 15 in cinque anni. Partendo dal minimo 10, nel 2011 vorrei arrivare a 11, nel 2012 a 12, nel 2013 a 13, fino ad arrivare al 15 nel 2015.
Capisco che non riceverò gli applausi di gran parte dei miei iscritti. Tuttavia, se il nostro obiettivo è quello di garantire una pensione, i sacrifici devono essere fatti. Dobbiamo possibilmente salvaguardare le fasce deboli: sto studiando il meccanismo di far rimanere il 10 per cento fino a un reddito di 20 mila euro, e passare al 15 per cento superati i 20 mila euro. Volevo già assumere delle delibere, ma mi è sembrato che avrei dato un segno positivo a voi e a tutti i nostri iscritti facendo un'azione congiunta insieme alle altre casse del decreto legislativo n. 103. Insomma, non volevo partire solo per essere il più bravo. A mio avviso, noi dobbiamo dare tutti insieme un segnale, se ci crediamo, sul sistema contributivo. Personalmente ritengo che questo sia l'unico che possa esistere, con gli accorgimenti che vi ho detto e forse con qualcun altro che in questo momento non vedo.
Si deve avviare un'azione compatta; dobbiamo avanzare insieme richieste ai ministeri e seguire un percorso condiviso. Dobbiamo lavorare per migliorare questo sistema, che esiste da 10-12 anni. Non dico che fosse in fase sperimentale, ma comunque noi abbiamo fatto l'esperienza su noi stessi, abbiamo trovato criticità e individuato soluzioni. È dunque il caso di discuterne. Proprio per questo apprezzo moltissimo, insieme a tutti i colleghi, l'azione del Nucleo di valutazione e il Ministro Sacconi che ha promosso incontri con le Casse del decreto n. 103 proprio per parlare delle criticità del sistema contributivo.
PRESIDENTE. È altrettanto apprezzabile il suo intento di richiedere una soglia maggiore per la sicurezza dei futuri pensionati.
ELIO LANNUTTI. Vorrei rivolgere alcune richieste di chiarimento ai nostri ospiti. Innanzitutto vedo che, secondo i dati che ci avete fornito, i contributi integrativi sono 7 milioni, mentre per le spese di gestione voi spendete più o meno 2,8 milioni l'anno...
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB).
Il 39 per cento dei contributi integrativi.
ELIO LANNUTTI. I vostri iscritti attualmente sono 10.035; vorrei sapere se disponete delle proiezioni sulle future pensioni, che naturalmente pagherete fra oltre 20-25 anni.
Vorrei inoltre sapere da dove si ricava la cifra di 2 miliardi di euro di cui lei prima parlava.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Dal bilancio tecnico.
ELIO LANNUTTI. Pongo altre due questioni. Non avete titoli tossici e questo è positivo. Probabilmente le banche non sono riuscite a convincervi della bontà di alcuni investimenti rischiosi. Vedendo la ripartizione del portafoglio titoli presente nella vostra relazione, risulta che è composto per il 31,06 per cento di obbligazioni. Vorrei sapere se si tratta di obbligazioni corporate, obbligazioni bancarie o di altro genere.
Due giorni fa è stato lanciato un allarme da parte della Consob, nel senso che l'Italia è il Paese che ha avuto la crescita più sostenuta di obbligazioni bancarie non solo dell'Europa ma anche degli Stati Uniti d'America, che adesso per fortuna tornano a risparmiare, mentre prima tutta l'economia si basava sul debito, sulle carte di credito.
Vorrei sapere cosa sono queste obbligazioni, qual è la loro genesi, qual è la banca fiduciaria o depositaria con la quale lavorate. Gestite 266,333 milioni di portafoglio titoli nel bilancio chiuso al 2009. Vedo che avete titoli di Stato ma anche una notevole presenza di tasso variabile; questo vi espone agli andamenti dei mercati. Se non aumentano i tassi, voi non porterete a casa rendimenti soddisfacenti.
Ribadisco, quindi, che vorrei conoscere qual è la vostra banca e quali sono le obbligazioni nel vostro portafoglio.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Grazie senatore per le domande.
Innanzitutto noi abbiamo due società di gestione: Finanza & Futuro Deutsche Bank e Banca Esperia ex Duemme. Non abbiamo una banca tesoriera.
Come riportato nel grafico, il nostro portafoglio titoli al 31.12.2009 era così composto: titoli di Stato 26,72, titoli garantiti da Stato 2,07; liquidità 8,17, obbligazioni 31,06. Per queste ultime, si tratta di obbligazioni corporate soprattutto a tasso variabile e in parte a tasso fisso. La maggior parte sono a breve termine e sono quelle che ci permettono già oggi di avere raggiunto il risultato. In altre parole, già oggi siamo vicinissimi ad aver raggiunto il risultato per quest'anno. Credo che prima dell'estate ci metteremo nuovamente in liquidità.
Come ho detto prima, non appena raggiungo l'obiettivo non mi interessa se i mercati ci premieranno, se rischio di perdere un rendimento eccetera. Il mio compito è di garantire il montante ai miei iscritti. Il ministero mi dice di fare la media quinquennale e questo è il mio obiettivo. Quando il ministero mi dirà che devo fare la media quinquennale più un punto, avrò quell'obiettivo e mi assumerò un rischio maggiore. Per il momento, però, mi posso fermare.
Quindi, le obbligazioni corporate sono quei titoli che ci hanno permesso oggi di raggiungere l'obiettivo, in quanto, come lei saprà, quest'anno sono andati molto bene e ci consentono, a fine giugno, di essere intorno all'3,1-3,3 per cento, quindi siamo vicinissimi alla meta.
ELIO LANNUTTI. Ci può dire quali sono le obbligazioni e la loro provenienza? Lo dico perché la crisi non è finita. Proprio oggi scadono in Europa 442 miliardi, che le banche, invece di prestare per far riprendere l'economia, hanno preferito immobilizzare nel conto Banca centrale europea, a un tasso dello 0,25 per cento rispetto a tassi di mercato che sono intorno al 3-3,20 per cento. Inoltre anche ieri le Borse hanno avuto batoste notevoli.
Vorrei sapere, dunque, quali sono le obbligazioni bancarie e quali le obbligazioni corporate.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Ho portato anche il bilancio 2009, quindi se vuole sono in grado di dirle esattamente quali sono.
Per quanto riguarda gli OICR obbligazionari, che rappresentano il 26,23 del portafoglio totale, nella relazione trovate un grafico che ne rappresenta la ripartizione: abbiamo un global bond, quindi un obbligazionario globale; uno dell'area euro legato all'inflazione, governativo; un EMU corporate (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna)...
ELIO LANNUTTI. Quindi la Grecia c'è.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Sì, ma in un investimento del 16,50 sul 26,23 del portafoglio totale ed insieme ad altri Paesi.
ELIO LANNUTTI. Voglio dire senza polemica che nei mercati globalizzati nessuno può ritenersi immune, per forza deve esserci un minimo rischio.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Sì, ma noi non abbiamo titoli diretti, non abbiamo l'obbligazione della Grecia. Noi partecipiamo a questa SICAV per il 16,50 del 26,23; questa comprende Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna. C'è anche la Grecia, ma non credo che un eventuale default possa influire più di tanto. Mi sento molto garantito, da questo punto di vista.
PRESIDENTE. Statisticamente può influire molto poco, però lei in premessa aveva detto che non c'era nulla.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Intendevo come obbligazioni dirette, Presidente.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Aggiungo che tra gli investimenti di OICR obbligazionari, il 74,3 per cento sono governativi.
PRESIDENTE. Quando avete approvato il bilancio 2009?
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). L'altro ieri.
PRESIDENTE. Prevedete di darne possibilità di consultazione anche via Internet?
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Ho dato disposizione di metterlo in rete oggi.
GIULIANO CAZZOLA. Ringrazio i nostri ospiti. Vorrei approfondire i motivi di questo avanzo di gestione. Voi avete il sistema contributivo, gestito a capitalizzazione, individuale. Sostanzialmente, gli iscritti hanno una posizione individuale in cui confluiscono i loro versamenti, rivalutati con i rendimenti. Da dove viene, dunque, questo avanzo di gestione? Se viene dal contributo integrativo, che è destinato alle spese di gestione ed assistenziali, il disegno di legge Lo Presti dovrebbe aver in parte risolto il vostro problema, in quanto consente di destinare parte del contributo integrativo a implementare le posizioni individuali.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Non solo, onorevole. Certo, se dovesse passare il disegno di legge Lo Presti, che porta dal 2 al 4 per cento il contributo integrativo, è
mia intenzione destinare il 2 per cento che avremo in più interamente e a pioggia sui montanti degli iscritti.
GIULIANO CAZZOLA. Quindi questo percorso vi facilita.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Dico che farò in modo che sia destinato a pioggia perché so che l'indirizzo di altre Casse è quello di attribuirlo ai produttori. Come ho già detto prima, questo porterebbe a una pensione ancora più alta per chi ce l'ha già alta e più bassa per chi ce l'ha già bassa. Credo invece che si debba introdurre un elemento di solidarietà, quindi spalmarlo a pioggia.
GIULIANO CAZZOLA. La mia seconda domanda è la seguente: non ritenete che sia opportuno porre un problema di accorpamenti delle Casse? In qualche modo, si ridurrebbero anche le spese amministrative, per quanto siano esse contenute.
Esiste già un ente intercategoriale e credo che l'esperienza dello stesso potrebbe consentire di affrontare taluni problemi in maniera coordinata. Penso, per esempio, alla previdenza complementare, dove mi pare che le Casse individualmente non siano state in grado di affrontare questo problema, pur avendone la possibilità.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Partirei con l'esprimere la mia opinione sulla previdenza complementare. Credo che essa tocchi poco le Casse del decreto legislativo n.103, perché i nostri sono liberi professionisti puri.
Noi non abbiamo dipendenti tra i nostri iscritti. Per cui il libero professionista che ha intenzione di incrementare il suo montante, anziché prendere una parte dei soldi e darla a un fondo complementare versa il 14, il 16 o il 18 a noi e sicuramente ha maggiori garanzie sulla protezione del suo capitale e sul rendimento. Ecco perché, soprattutto per le Casse di nuova generazione, il fondo complementare ha avuto poca fortuna.
Per quanto riguarda l'accorpamento, ci sono aspetti positivi e negativi. L'aspetto positivo - e su questo stiamo lavorando - è che se noi mettessimo insieme alcuni momenti della filiera, ad esempio l'elenco dei fornitori, centri studi, ma anche alcune gestioni, in modo da aumentare la massa e far diminuire le commissioni, secondo me si renderebbero meno onerosi e più efficienti alcuni processi.
Quanto all'idea di fondere le Casse, devo dire che le stesse presentano tipologie e problematiche davvero diverse. Faccio un esempio: lei mi diceva poco fa che se venisse approvato il 2 per cento del disegno di legge Lo Presti avremmo risolto alcuni problemi. Questo può essere vero, ma nel caso della mia Cassa se ne aggiungerebbero altri: la maggior parte dei biologi - circa 2500 - sono titolari di laboratori di analisi, quindi il 2 per cento deve pagarlo la ASL. Questa, però, ad esempio in Sicilia e in Campania, si è rifiutata, sostenendo che il contributo integrativo rientra nell'ambito del budget assegnato. Questo significa che i miei colleghi pagano di tasca loro il 2 per cento e pagheranno ugualmente di tasca loro il 4 per cento, perché le ASL non sono assolutamente intenzionate a farlo. Del resto, sappiamo qual è la situazione della sanità, soprattutto nel meridione.
Avrò, dunque, il problema di convincere i miei colleghi, che si ribelleranno all'idea di pagare gli ulteriori contributi integrativi. Abbiamo intrapreso anche delle azioni legali nei confronti dell'assessorato, ma rebus sic stantibus chi paga sono i professionisti. Ad esempio, la ASL Napoli 1, dopo aver perso tutte le cause con noi, continua a non pagare il contributo integrativo, tanto che sto preparando un esposto alla Corte dei conti.
Abbiamo quindi una situazione molto diversificata per quanto riguarda le Casse. Mettere in comune alcuni aspetti è assolutamente opportuno, ma rispetto alla possibilità di creare un'unica fondazione faccio
presente che abbiamo molte diversità, sulle quali forse è opportuno ragionare in maniera più approfondita.
FRANCESCO TORRE, Direttore generale dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Riguardo alla questione dell'accorpamento, mi permetto di sottolineare che le Casse del decreto n. 103 già nel febbraio 2008 avevano avviato in maniera informale, attraverso l'elaborazione di un documento dal titolo «Proposta normativa contabile per gli enti del decreto n.103», un'iniziativa attraverso la quale si era cercato di raffrontare la realtà delle varie situazioni finanziarie; questo potrebbe essere un primo passo per poter immaginare un profilo di unificazione delle Casse. Gli elementi chiave della riflessione che si è aperta hanno riguardato la rappresentazione dell'andamento della gestione e dei risultati economici e da questo chiaramente il profilo del bilancio, ossia il patrimonio e il conto economico, analizzati per quelli che potevano essere gli elementi di raffronto dell'una o dell'altra cassa.
Come si era detto con i presidenti, volevamo emulare il testo che venne richiesto dalla Regina Elisabetta a William Beveridge - From the cradle to the grave - ma alla fine siamo stati frenati nel nostro eccesso di entusiasmo.
ELIO LANNUTTI. Avevo chiesto anche qual è l'ammontare della pensione che più o meno prevedete per i vostri iscritti.
SERGIO NUNZIANTE, Presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Circa il 20 per cento dell'ultimo reddito.
ELIO LANNUTTI. Svolgo un'altra considerazione, riallacciandomi alle considerazioni dell'onorevole Cazzola. Il disegno di legge Lo Presti ha tante peculiarità buone, ma abbiamo visto che ce ne sono alcune che nel vostro caso si ripercuotono sulle ASL, mentre in altri casi saranno i consumatori a pagare, ossia saranno scaricate sulle parcelle, che gli avvocati e i commercialisti aumenteranno. Alla fine, pagheranno sempre i consumatori. Queste preoccupazioni mi vengono confermate anche da questa audizione.
GIULIANO CAZZOLA. Secondo me, è facile che anche i clienti privati facciano lo stesso discorso che fanno le ASL, se possono permetterselo: pattuiscono un prezzo e poi ci pensa il professionista. Oltretutto tale questione riguarda solo le Casse del decreto n. 103; non quindi le categorie del commercialista o dell'avvocato, categorie non coinvolte dal disegno di legge Lo Presti per quanto riguarda l'aumento dell'aliquota. Sono tuttavia convinto che anche i privati faranno più o meno lo stesso discorso che fanno le ASL.
FRANCESCO TORRE, Direttore generale dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza a favore dei biologi (ENPAB). Relativamente a tale questione mi permetterei di fare una puntualizzazione: c'è un profilo sociale che ovviamente non può essere disatteso parlando soltanto di percentuali e di numeri. Il mercato regola qualsiasi sistema di prezzo.
Il professionista, sia esso avvocato, biologo o quant'altro, è fortemente costretto dalle regole del mercato. Ricordo a tal proposito che tempo fa si fece una simulazione del sistema, ipotizzando che nel territorio ci siano, presso le Camere di commercio, un milione di società iscritte. Mi permetto di trasgredire al tema del biologo, ma nella fattispecie ci interessa per chiarire un punto che riguarda una mera somma algebrica. Se un milione di società sono iscritte presso le Camere di commercio e se è vero che ci sono 100 mila commercialisti sul mercato, si immagina che ci siano dieci società per ogni professionista contabile. Ciò non è vero, perché qualcuno ne ha cento e se tanto mi dà tanto ce ne saranno dieci che non ne hanno nemmeno una.
La morale è che il reddito prodotto è già basso, indipendentemente dal 4 per cento integrativo, che viene calcolato sulla parcella che già è bassa (i nuovi iscritti viaggiano su un processo contributivo e non più retributivo).
PRESIDENTE. La digressione appena svolta è un po' fuori tema, ma comunque interessante.
Vi ringraziamo per la chiarezza, anche sotto l'aspetto grafico, della vostra esposizione. Vi preghiamo di mettere on line quanto prima il bilancio 2009 e vi raccomandiamo, come facciamo con tutti, di non cedere alla tentazione di titoli rischiosi. Abbiamo visto, comunque, che finora siete stati molto prudenti.
Tra l'altro, il senatore Lannutti aveva notato che quando cambiano gli Advisor difficilmente troviamo titoli tossici. Questo vuol dire che l'influenza che hanno coloro che consigliano alle Casse le tipologie di investimento è un dato reale e che vi è una simmetria tra gestore e presenza di titoli più o meno pericolosi, in alcuni casi collocati all'ultimo minuto e magari già sapendo che erano in probabile default.
Ringrazio i nostri ospiti e dispongo che la documentazione presentata sia allegata al resoconto stenografico della seduta odierna.
Dichiaro conclusa l'audizione.