![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla situazione economico-finanziaria delle casse privatizzate anche in relazione alla crisi dei mercati internazionali, l'audizione del presidente e del direttore generale della Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti liberi professionisti (INARCASSA), dottoressa Paola Muratorio e dottor Giancarlo Giorgi.
Avverto che il presidente e il direttore generale di INARCASSA sono accompagnati dall'ingegner Stefano Ronchi, responsabile della direzione amministrazione e controllo e dal signor Antonio Falcone, responsabile della direzione finanza.
Do la parola al presidente, architetto Paola Muratorio.
PAOLA MURATORIO, Presidente della Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti liberi professionisti (INARCASSA). Buongiorno, signor presidente e onorevoli deputati. Cercherò di svolgere una sintesi di presentazione di INARCASSA, tratteggiandone brevemente la storia, per poi intervenire più puntualmente in merito al nostro processo degli investimenti.
INARCASSA nasce nel 1961 come previdenza degli ingegneri e architetti liberi professionisti e, contestualmente, come previdenza complementare per i dipendenti. Per i primi vi è contributo fisso e pensione fissa; per i dipendenti il contributo è ridotto alla metà e la pensione è equivalente a rendita.
Nel 1971, a causa dell'insostenibilità della previdenza, INARCASSA - allora chiamata CNPAIA - viene esclusivamente dedicata a liberi professionisti. I dipendenti che esercitavano anche attività libero-professionale non hanno mai contribuito sul proprio reddito fino all'entrata in vigore della legge del 1995.
Nel 1981 cambiano significativamente le regole, per quanto riguarda sia i contributi, sia le prestazioni. Viene introdotto un sistema di contribuzione proporzionale al reddito, variabile dal 10 al 15 per cento fino alla soglia pensionabile e, oltre tale soglia, al 3 per cento. Viene, inoltre, introdotto un contributo integrativo da calcolarsi sull'imponibile IVA, variabile dal 2 al 5 per cento, in sostituzione del precedente contributo sulle opere pagato dagli imprenditori. Analogamente, le prestazioni
previdenziali da fisse diventano variabili in funzione dei redditi professionali prodotti negli ultimi dieci anni di attività lavorativa. Il contributo soggettivo dal 10 per cento originario viene ridotto prima al 9 per cento nel 1984 e poi al 6 per cento nel 1988, perché si stava verificando - così almeno risulta dalla documentazione dell'epoca - una sovracapitalizzazione.
La legge 11 ottobre 1990, n. 290 comporta un aumento dell'ammontare delle pensioni, addirittura in controtendenza con quanto il bilancio tecnico attuariale di solo due anni prima prevedeva, consigliando il nuovo innalzamento dell'aliquota contributiva.
Dopo la privatizzazione del 1995, INARCASSA è intervenuta esattamente nella direzione opposta rispetto a quella di riduzione della contribuzione degli anni dal 1981 al 1995. Nel 1999 il contributo soggettivo viene riportato al 10 per cento e nello stesso anno vengono ridotte le prestazioni previdenziali, in quanto il periodo di riferimento per calcolo delle pensioni passa dai migliori dieci degli ultimi quindici ai migliori venti degli ultimi venticinque, senza applicazione del criterio pro rata, ma semplicemente aumentando, anno per anno, il calcolo della prestazione previdenziale. Pertanto, a far data dal 2000, il calcolo era già effettuato sui migliori undici degli ultimi sedici.
Successivamente, INARCASSA è intervenuta ancora sulle uscite, portando i supplementi di pensione da biennali a quinquennali, utilizzando, anziché il calcolo retributivo, quello contributivo.
Sono lieta di poter essere con voi oggi e non in una data precedente, perché abbiamo finalmente approvato anche la nostra riforma, che credo sia veramente una riforma strutturale. Essa è stata approvata con decreto interministeriale del 5 marzo 2010, con alcune condizioni strettamente legate all'entrata in vigore, in quanto avevamo adottato tale riforma nel 2008. Ovviamente, avendo avuto l'approvazione solo nel 2010, abbiamo dovuto modificare la decorrenza della riforma dal 2009 al 2010 e quella del contributo integrativo dal 2010 al 2011 per motivi statutari.
Questa nostra riforma innalza il contributo progressivamente dal 10 al 14,5 per cento. Quest'anno pagheremo l'11,5, l'anno prossimo il 12,5 e arriveremo a regime nel 2014. Di questo 14,5, solo il 14 per cento è destinato alla previdenza, perché lo 0,5 sarà dedicato ad attività assistenziali.
Pensiamo, in particolare, alla long term care e alla dread disease, perché riteniamo che, andando avanti, le pensioni dovranno necessariamente ridursi e dovremo, quindi, cercare di offrire sostegno al momento di disagio dei nostri associati. Essendo la vita fortunatamente allungata in previsione, probabilmente le condizioni di disabilità aumenteranno rispetto a oggi.
In questa maniera, INARCASSA diventa un polo integrato di previdenza e assistenza. Assicuriamo già un'assistenza sanitaria obbligatoria che, peraltro, è molto apprezzata dai nostri associati. Riteniamo che lo 0,5, che corrisponde a circa 30 milioni di euro per il 2011, possa dare proprio un'integrazione laddove esista la necessità, senza intervenire dal lato delle pensioni e, quindi, con oneri molto più ripartiti sulla nostra collettività.
Anche la libera professione svolge un ruolo sociale. Oggi ci rendiamo conto che c'è sempre meno possibilità di lavoro come dipendenti e assistiamo a questo fenomeno con un incremento sempre maggiore di associati. Si tratta di liberi professionisti che solo in parte poi rientrano nel mondo del lavoro della dipendenza; molto più spesso rimangono iscritti, anche con redditi molto bassi. Dovremmo pensare anche a una forma di sostegno dell'attività nel momento del lavoro, proprio per garantire opportunità di lavoro, che sono molto importanti.
Non siamo particolarmente contenti di questa crescita, contrariamente a quello che si può pensare in un regime di ripartizione, dove più sono gli iscritti e meglio è, perché la sostenibilità è maggiore. Non è così, perché, purtroppo, nel mondo professionale, anche il potenziale bacino di lavoro è sempre lo stesso e, quindi, si
finisce per frazionarlo in un numero maggiore di colleghi, il che comporta, soprattutto in alcune realtà d'Italia, redditi veramente molto bassi. Preciso che la ragione non è l'evasione. È una puntualizzazione a cui tengo molto.
Cosenza, per esempio, detiene la concentrazione massima degli ingegneri rispetto ai residenti: un ingegnere ogni 100 o 200 abitanti, ossia ogni famiglia ha il proprio ingegnere, il che comporta anche molto disagio lavorativo per i giovani.
È necessario prendere alcune iniziative. È stata approvata recentemente, nel 2009, una norma che ci consente di dare sostegno alla professione. L'importo è basso - erano solo 600 mila euro nel 2009 e sono 640 mila nel 2010 - però stiamo cercando di trovare forme per dare visibilità alla professione degli ingegneri e degli architetti e soprattutto opportunità, magari anche all'esterno, agevolando le forme di integrazione e, quindi, ATI, associazioni di professionisti, per cercare di prestarsi al meglio sul mondo esterno.
Vi fornisco alcuni numeri per rappresentare questa evoluzione tumultuosa di INARCASSA.
Venti anni fa la cassa contava 41 mila 952 iscritti, 10 mila 657 pensionati e un patrimonio di 625 milioni di euro. Dieci anni fa è passata a 86 mila iscritti, 10 mila pensionati e un patrimonio di 1 miliardo e 900 milioni. Come vedete, i pensionati sono ancora molto pochi, perché INARCASSA è una cassa giovane: il 45 per cento dei suoi iscritti ha meno di 40 anni.
Oggi gli iscritti sono 149 mila. Per la verità, oggi abbiamo superato 150 mila, ma al 31.12.2009 contavamo 149 mila iscritti, 14 mila 755 pensionati e 1.192 pensioni di natura contributiva.
Nella riforma ho parlato di innalzamento dei contributi, ma, dall'altro canto, abbiamo previsto anche una riduzione delle prestazioni previdenziali. Abbiamo eliminato i supplementi, dopo aver già eliminato la restituzione dei contributi, sostituendola con una pensione previdenziale contributiva. In questo periodo è migliorato anche il rapporto del capitale economico per iscritto, in particolare dal 2000 al 2009, anche, a nostro avviso, per una gestione efficiente degli investimenti finanziari.
Vi comunico ancora alcuni numeri sulla nostra riforma. Il saldo previdenziale positivo passa dal 2023 al 2032, il saldo corrente dal 2030 al 2044; nel 2055 avremo ancora cinque annualità di pensione in essere e l'ultimo anno con patrimonio positivo sarà il 2066, con un innalzamento, rispetto alla situazione attuale, di oltre 24 anni.
La gestione patrimoniale di INARCASSA è orientata a criteri di contenimento del rischio. Già a partire dal 2000, abbiamo cercato di autoregolamentarci, perché non crediamo che la libertà assoluta sia la panacea per risolvere tutti i mali del mondo, anzi riteniamo che nel settore degli investimenti sia opportuno avere alcuni criteri guida. Essi rappresentano una garanzia anche per noi amministratori.
In assenza di norme imposte, ci siamo dunque autoregolamentati, basandoci fondamentalmente sui princìpi dettati per la previdenza complementare e poi, con l'evoluzione e con il passare degli anni, anche prendendo sempre maggiore coscienza delle responsabilità e di quello che deve essere il processo di investimento. Ci siamo ispirati alla direttiva dell'Unione europea 2003/48/CE prima ancora del decreto legislativo 18 aprile 2005, n. 84, che la ha attuata.
L'obiettivo che ci prefiggiamo è minimizzare il rischio per assicurare la garanzia del capitale, procedendo con una diversificazione piuttosto accentuata dei nostri investimenti. I modelli che adottiamo nel processo di investimenti sono il capital asset pricing model, con l'individuazione del portafoglio più efficiente, dato un certo rendimento che minimizzi il rischio, e poi l'asset and liability management, legandoci alle passibilità del bilancio tecnico attuariale nel tempo.
Già dal 2000 abbiamo un asset allocation strategica, che si è andata implementando nel tempo. Nel corso di questi anni abbiamo introdotto, ovviamente, variazioni e modificazioni: in particolare, abbiamo individuato un asset specifica per gli investimenti
alternativi, nella quale inseriamo una determinata tipologia di investimenti, che hanno magari un maggiore rapporto rendimento/rischio, ma assicurano una diversificazione assolutamente necessaria.
Non abbiamo mai corso il rischio di perdere capitale della nostra associazione - ritengo che questo sia un aspetto molto importante - anzi, abbiamo riportato una slide al termine della nostra presentazione, nella quale dimostriamo come si è incrementato il patrimonio da 1,9 miliardi di euro nel 2000 ai circa 5 miliardi della nostra attuale capitalizzazione. La maggiore quantità di capitale è in parte dettata dall'avanzo previdenziale, ma circa un terzo di tale aumento è assicurato dal rendimento dei nostri capitali.
Dal punto di vista bilancistico, cerchiamo sempre di esporre il nostro patrimonio a mercato, fin da quando abbiamo iniziato con l'asset allocation strategica. Pensate che valorizziamo, ai fini di valutare il rapporto rischio/rendimento, anche il capitale immobiliare a mercato, in analogia, anche in questo caso, con quanto avviene per i fondi immobiliari. Ci siamo sempre ispirati a ciò che avviene nel mondo esterno per analoghi tipi di investimento per replicarli al nostro interno.
La nostra struttura e il nostro processo di investimento sono molto articolati. Abbiamo una direzione finanza suddivisa tra area mercati e area gestioni: la prima è un ufficio destinato agli investimenti diretti, la seconda a quelli tramite OICR. Ci sono poi società esterne specializzate, la prima delle quali è quella di risk manager. Non abbiamo advisor, ma pratichiamo il controllo del rischio spinto da sempre.
Sono società che vengono scelte sempre attraverso gare, che, a cadenza trimestrale, valorizzano il rischio del nostro patrimonio attraverso metodi di valutazione quantitativi e qualitativi. Abbiamo una banca depositaria, esattamente in analogia con quanto avviene per i fondi complementari, che esegue la custodia e l'amministrazione di tutti i nostri strumenti finanziari, presso la quale è depositato tutto il nostro patrimonio; essa esegue il controllo amministrativo delle attività dei gestori, cioè verifica che i mandati di gestione siano rispettati nel momento in cui eseguono operazioni di natura finanziaria, e ci predispone, a cadenza mensile, il NAV, ossia la valorizzazione del nostro patrimonio mobiliare, valutando redditività con analisi del rischio.
Abbiamo poi una direzione immobiliare, che gestisce tutta la parte del nostro patrimonio immobiliare diretto. Il criterio di valutazione, come ho affermato prima, è a mercato. Nell'ambito dei nostri bilanci poniamo la valorizzazione del nostro patrimonio, ovviamente con i criteri contabili prudenziali, quindi il minore tra il valore di mercato e quello di acquisto, ed esponiamo sempre la nostra valorizzazione del patrimonio mobiliare e immobiliare a mercato.
Analogamente, già dal 2000 avevamo inserito nell'ambito della nostra asset allocation anche la componente immobiliare, perché ritenevamo che anch'essa non fosse priva di rischio. La bolla che si è verificata nel campo immobiliare ha dimostrato che ciò corrispondeva alla verità.
Ultimamente ci siamo allontanati dagli investimenti diretti e abbiamo incominciato a investire in fondi immobiliari; soprattutto, dallo scorso anno abbiamo ritenuto di dover procedere attraverso la creazione di un fondo immobiliare istituzionale costituito da noi. Abbiamo operato una scelta delle SGR attraverso una gara a evidenza europea, alla quale hanno partecipato - credo che fosse la più grande in questo periodo - undici società. Ne è uscita vincitrice la società Fabrica Immobiliare.
Credo di aver cercato di esporre, ancorché sinteticamente, le caratteristiche di INARCASSA. Permettetemi un'unica osservazione. Avevamo 13 milioni e 800 mila euro in Lehman Brothers, che avevamo già cominciato a svalutare, per la verità, nel 2007 e che abbiamo svalutato interamente nel 2008. Nell'ambito della nostra diversificazione, il peso di Lehman Brothers era davvero molto contenuto, ammontando a meno dello 0,4 per cento del nostro patrimonio; anche in questo siamo in linea con le evidenze dei fondi complementari, anzi, al di sotto della media in allora
presente. Avevamo effettuato tale acquisto nel 2005, dopodiché non avevamo mai acquistato ulteriori titoli; occorre anche precisare che si trattava di titoli obbligazionari, oggi interamente svalutati. Il rendimento medio del periodo lordo a mercato dal 2000 al 2009, compreso delle minusvalenze della minor rendita negativa avuta, quella del 2008, è stato del 4,4 per cento di periodo sul lungo periodo, nonostante ci sia stata anche la bolla dei tecnologici del 2001 e 2002.
Il direttore sarà più preciso rispetto a me per quanto riguarda gli investimenti. Vorrei poi specificare che la direzione finanza acquisisce dal mercato alcune proposte, selezionandole sulla base del rispetto della nostra asset allocation e dei nostri livelli di rischio ammissibili, e le sottopone, validate, al consiglio di amministrazione, il quale delibera. L'operatività poi è separata dalla funzione di gestione e da quella di controllo.
Anche per questo motivo è con noi anche il direttore amministrativo, perché tutti i controlli relativi alla correttezza dell'eseguito vengono effettuati attraverso un altro ufficio.
Spero di non essere stata troppo confusa nell'esposizione e di aver affrontato tutte le tematiche.
PRESIDENTE. È stata estremamente chiara. La ringrazio.
Do la parola al direttore dell'ente, dottor Giancarlo Giorgi.
GIANCARLO GIORGI, Direttore generale della Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti liberi professionisti (INARCASSA). Buongiorno, signor presidente e onorevoli deputati. Rispetto alla relazione del presidente e al documento consegnato, ho pochi elementi da aggiungere, salvo ovviamente rispondere alle domande che vorrete presentare.
Un appunto riguarda gli elementi del bilancio, un tema che viene spesso toccato, anche dalla stampa, su cui siamo, dunque, giustamente sottoposti al confronto e all'esame.
Innanzitutto, vi voglio parlare dello stile, prima accennato dal presidente, che la cassa ha adottato nella propria rappresentazione. Essa ha da sempre adottato metodologie di valutazione costanti nel tempo, con riferimento ai criteri, e ha sempre indicato nei propri bilanci il doppio criterio di valutazione. Le indicazioni di rendimento che sono state fornite e che vengono indicate, quindi, attengono ai rendimenti contabili e a quelli a valori di mercato.
Per rendimenti contabili intendiamo parlare del rapporto di rendimento che risulta dal valore patrimoniale espresso con il criterio del costo storico o, nel caso delle valutazioni dei titoli espressi nel circolante, dal minore tra costo e mercato e del rendimento contabile indicato laddove, evidentemente, le plusvalenze non possono avere luogo in termini di iscrizione, se non effettivamente realizzate, mentre hanno, invece, obbligo di iscrizione le minusvalenze, non solo nel caso in cui siano riferite a quelle effettivamente realizzate, ma anche in quello in cui il corso sia più basso del prezzo di acquisto.
Un altro ragionamento, invece, è quello che riguarda i rendimenti a valori di mercato. Come si è accennato, INARCASSA sottopone a valutazione costante, tramite la banca depositaria, il proprio patrimonio mobiliare. Tutti i titoli sono valutati al NAV, ossia al corso corrente: è evidente che, nel caso in cui essi abbiano un corso maggiore del loro costo di acquisto, ciò possa determinare plusvalenze latenti. Tali plusvalenze generano un effettivo maggior rendimento, che non può trovare iscrizione all'interno del bilancio, ma, ciononostante, genera un rendimento gestionale. Tale calcolo di rendimento gestionale dà luogo a un'indicazione che viene espressa in bilancio, ma che, evidentemente, non influenza minimamente il risultato operativo che vi viene indicato.
La stessa operazione viene compiuta sul calcolo del patrimonio immobiliare, che, in termini bilancistici, resta sempre iscritto con il criterio del costo storico e, conseguentemente, non dà luogo in bilancio ad alcuna evidenza delle plusvalenze latenti. Facciamo valutare il nostro patrimonio due volte l'anno da un valutatore indipendente, sempre scelto con gara -
più volte è stata vincitrice la REAG - che adotta criteri di valutazione conformi con le regole fissate da Banca d'Italia per i fondi immobiliari. Su queste basi otteniamo criteri di valutazione a mercato e determiniamo, quindi, il valore corrente di mercato della componente immobiliare e, con gli stessi criteri, i relativi rendimenti di mercato.
Tali dati vengono forniti per mero confronto, al fine di far capire al lettore del bilancio quali sono le indicazioni che attengono il rendimento contabile, che segue le regole bilancistiche e civilistiche. Si tratta di regole prudenziali, che vengono rispettate nel tempo, e di regole gestionali che seguono, invece, i criteri che vi ho appena descritto, ma non influenzano minimamente i risultati di gestione.
È bene chiarire e anticipare un punto, che attiene a un'evidenza contabile avvenuta nel bilancio del 2008. Ne hanno fatto riferimento gli amministratori nella relazione ed è stata ripresa dai nostri organi di controllo e dalla relazione della Corte dei conti. È, quindi, assolutamente pubblica. Tale evidenza attiene a un atto ricognitorio che abbiamo compiuto in quell'esercizio con riferimento ad alcuni titoli, la maggior parte dei quali sono obbligazioni.
Come riferiva il presidente, tali titoli erano storicamente iscritti nell'attivo circolante e, quindi, sottoposti periodicamente alla valutazione mark to market, ossia alla valutazione a mercato. Non erano, però, nella strategia del portafoglio della cassa, né per riferimento alla volontà degli amministratori, né per riferimento all'asset strategica e sarebbero stati alienati da qui ai dodici mesi successivi, come è in effetti nel riferimento del circolante.
Abbiamo riferito tali titoli come più correttamente indicati nell'attivo immobilizzato per non esporre il bilancio a oscillazioni di valore che avrebbero influenzato in alto e in basso titoli che poi rimangono a portafoglio, come in effetti sono sempre rimasti, perché vengono portati a scadenza, tra cui, tipicamente, quelli trentennali o ventennali dello Stato.
PRESIDENTE. Do la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti e formulare osservazioni.
VALTER ZANETTA. Ringrazio il presidente per la chiarezza nell'esposizione, in cui ho colto una riflessione in relazione all'incremento degli iscritti, nonché una preoccupazione rispetto alla diminuzione del reddito, che, evidentemente, genera poi, dal punto di vista della sostenibilità, il meccanismo dell'incremento dei contributi. Si tratta indubbiamente di un dato che, per alcuni versi, preoccupa chi li deve versare, ma, per altri, giustamente anche chi amministra la cassa.
La mia domanda, cui potremmo rispondere noi stessi, stante l'avvio di questa indagine, potrebbe riguardare un confronto tra le diverse casse, per vedere se si è in linea rispetto alla contribuzione anche degli altri professionisti. Potrebbe esserci anche una disparità; forse altre casse, probabilmente più antiche, riescono a praticare contributi leggermente inferiori.
Rispetto alla progressione che avremo verso il 2015, evidentemente con il raddoppio del contributo primario e con l'incremento, credo che questo sia un dato di preoccupazione, che però è compreso nell'analisi che avete illustrato. Non ho, quindi, nulla da obiettare.
Torno alla riflessione iniziale, quella sulla diminuzione del reddito. Evidentemente, dovremmo plaudire al fatto che arrivino tanti giovani professionisti, ingegneri e architetti, però, quando lei, a titolo esemplificativo, porta l'esempio di Cosenza, dove ci sono un ingegnere o un architetto ogni 100 residenti, tale dato fa riflettere.
Oltretutto, si lega anche alla questione della dequalificazione derivante anche dalla non applicazione almeno dei minimi tariffari. È una questione che si fa fatica anche a porre nelle diverse sedi. Personalmente ritengo, anche per un fatto di dignità professionale, che tale questione - sia voi come cassa sia come ordine più in generale - vada considerata. La pongo anche alla nostra attenzione, perché probabilmente la dovremmo riprendere. È indubbio, infatti, che oggi, in virtù dell'esasperata
«concorrenza» che si crea proprio non fissando i minimi, si generi anche una grande dequalificazione, all'insegna di una presunta concorrenza che dovrebbe garantire i migliori risultati.
Intanto, la ringrazio ancora una volta per l'illustrazione. Ho anche apprezzato molto quando lei ha messo in evidenza, nell'ultima parte del suo intervento, le criticità e le difficoltà legate a titoli un po' problematici, che, però, sono in una misura molto limitata. Anche questo aspetto si trova all'interno dell'azione prudenziale che ha caratterizzato la sua gestione.
Personalmente - in qualità di iscritto - sono costantemente informato anche attraverso la vostra pubblicazione e credo che la trasparenza che lei è riuscita a imprimere al suo mandato sia stata apprezzata da tutti. Peraltro, oggi l'ha manifestata presentandosi qui.
ELIO LANNUTTI. Ringrazio il presidente per la chiarezza dell'esposizione e il direttore per le sue integrazioni.
Mi colpisce soprattutto, con riferimento alla tabella 4 di pagina 30, la distribuzione regionale degli iscritti e dei redditi: 16 mila 390 per la Calabria, con il 75,3 per cento, e 52 mila 197 per il Trentino Alto Adige, con il 67,6 per cento. Il Molise, poi, è la regione che ha il 56,5 per cento di iscritti, quelli apparentemente più virtuosi. Sono elementi che devono fare riflettere, come ho anche avuto modo di evidenziare.
Noto che Lehman Brothers ha colpito, in maniera maggiore o minore, tutti gli enti e le casse che hanno avuto nel loro portafoglio i titoli di una banca che aveva la tripla A, ma di cui alcune perizie dei tribunali stanno accertando segnali verso il fallimento precedenti a un anno dal settembre del 2008, quando si è verificato il fatto che non sia stata salvata dal Governo americano.
Voglio semplicemente chiedere alcune piccole integrazioni riguardo all'aumento della contribuzione: aumentano gli iscritti e aumenta anche la contribuzione. Come ha osservato anche il collega Zanetta, bisogna svolgere una riflessione anche con le altre casse per vedere la sostenibilità fra 30 anni.
Se fosse possibile, vorrei due sintetici chiarimenti. In primo luogo, vorrei conoscere la natura delle obbligazioni: a pagina 11 viene riportata l'evoluzione dell'asset allocation strategica, la variazione. L'obbligazionario passa dal 49 al 37 per cento nel 2009; l'azionario passa dal 28 al 21; gli alternativi, che non c'erano nel 2001-2002, erano il 14 per cento del portafoglio 2003-2004 e si mantengono stabili al 15 per cento; il monetario, cominciato a investire nel 2006, si tiene il 2 per cento fino al 2009. Si può sostenere, insomma, che il portafoglio sia equilibrato.
Il benchmark - come avete riferito - per voi è soddisfacente. Volevo conoscere, però, la natura di tali obbligazioni. Quanti titoli di Stato e quante altre obbligazioni avete nel portafoglio? Vorrei sapere se ci sono obbligazioni che creano problemi, perché sappiamo che ci sono obbligazioni bancarie che hanno destato alcune preoccupazioni in passato e che continuano a farlo anche oggi. Ci sono titoli che sono ancora considerati rischiosi e, quindi, volevo avere notizie in merito.
In secondo luogo - vi ringrazio perché la vostra è davvero una relazione molto esaustiva - vorrei, se fosse possibile, sapere anche il nome della vostra banca depositaria. Sono venuti in audizione anche altre casse ed enti, magari più piccoli di voi, che hanno quattro o cinque banche che gestiscono i loro portafogli. Voi ne avete una: mi piacerebbe conoscere il nome della banca che gestisce il vostro portafoglio.
L'ultima questione riguarda sempre pagina 15. Quando vediamo lo specchietto dal 2000 al 2009, relativo al rendimento gestionale del capitale investito, all'apporto della gestione finanziaria e di quella previdenziale, vedo che ci sono rendimenti gestionali lordi di lungo periodo poco soddisfacenti nel 2002, pari allo 0,7 per cento e molto soddisfacenti nel 2003, pari al 9,2. La media è 4,4, però la caduta del 2008 (meno 9,3) a che cosa è dovuta? A che cosa è dovuto il calo di gestione di questi rendimenti?
ADRIANO MUSI. Ringraziando innanzitutto la presidente e il direttore per
l'illustrazione molto puntuale e precisa rispetto all'impegno INARCASSA, volevo sapere, rispetto ai 150 mila iscritti che denunciate a inizio d'anno, quanti sono i dipendenti rispetto agli autonomi.
La mia seconda domanda è se avete svolto una riflessione rispetto all'andamento della professione, viste le giuste preoccupazioni espresse sul numero dei nuovi iscritti e, quindi, anche su una frantumazione che si riflette negativamente sui rendimenti, nonché sui redditi.
Vorrei sapere se avete effettuato un'analisi dell'andamento dei mercati e se essa viene confrontata con le istituzioni, anche per regolare un tipo di rapporto con il mondo universitario, tenendo conto che molti iscritti sono giovani, per non creare una falsa illusione, che corre il rischio di essere assolutamente carente e non in grado di poter risolvere i problemi di prospettiva occupazionale del settore.
PRESIDENTE. Do la parola al presidente per la replica.
PAOLA MURATORIO, Presidente della Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti liberi professionisti (INARCASSA). Se me lo consente, presidente, risponderei prima a queste ultime domande, che riguardano la professione, per dare un po' di coordinamento anche alla mia risposta.
Noi iscriviamo solo i liberi professionisti. Pensate che oggi agli ordini professionali sono iscritti un numero incredibile di ingegneri e architetti. Lo vedete proprio nei primi dati che vi abbiamo fornito come appendice, perché riteniamo che siano numeri che debbano far riflettere. Perlomeno, fanno molto riflettere noi.
In Italia abbiamo 142 mila 513 iscritti all'albo degli architetti e 220 mila 756 a quello degli ingegneri al 31.12.2009. Di questi, il 56 per cento degli architetti e il 29 per cento degli ingegneri sono iscritti a INARCASSA. Una quota parte esercita l'attività da libero professionista, ancorché sia dipendente.
Si tratta di un fenomeno molto frequente nel sud e che costituisce anche e soprattutto un'integrazione molto importante al reddito rispetto al lavoro dipendente, la quale, per la verità, sottrae lavoro ai liberi professionisti, rappresentando una circostanza un po' problematica. Quando si è data la possibilità a coloro che magari erano dipendenti dei comuni di poter esercitare attività libero-professionale - mi fermo qui per le implicazioni conseguenti - certamente è stata compiuta un'operazione che non si è rivelata molto brillante per i liberi professionisti, perché ha sottratto proprio energie al lavoro libero-professionista, lasciandolo a chi godeva già di una forte tutela nell'ambito delle amministrazioni. Potete, dunque, notare che i dati relativi agli iscritti agli albi rispetto a quelli degli iscritti alla cassa sono significativamente differenti.
Per quanto riguarda l'andamento della professione, abbiamo lanciato un'indagine IPSOS, proprio alla fine dello scorso anno, perché abbiamo ritenuto che dovessimo monitorare anche in prospettiva quale sarebbe stato il reddito dei nostri professionisti. Ci rendiamo conto, infatti, che anche incidere sulla contribuzione è un onere significativo per loro.
D'altronde, quando abbiamo varato la riforma nel 2008, si sono prospettate due possibilità: non erogare pensioni o erogarne di molto basse, oppure risparmiare il più possibile durante la vita lavorativa per cercare di dare risposte per le pensioni il più possibile adeguate. Abbiamo scelto questa seconda ipotesi, anche se rappresentava un sacrificio, in quanto, ancorché abbiamo inserito alcune fasce di pensioni contributive, non riteniamo che con tali aliquote il contributivo possa garantire un decoro nella vecchiaia.
Personalmente, ho sempre resistito alle false promesse del contributivo. Offrono garanzia di sostenibilità per la cassa, ma impoveriscono i professionisti al momento della pensione. Pertanto è stato questo l'obiettivo che ci ha guidato in questi anni.
Abbiamo svolto un'analisi, un'indagine campionaria, i cui risultati ci sono stati consegnati in questi giorni e sono, a mio avviso, molto importanti. Dobbiamo confrontarci all'esterno. Attraverso quest'indagine, saremo in grado di esaminare tutte le problematiche e tutte le strade che
dovremo intraprendere per vedere quale possa essere il futuro della nostra professione.
Stiamo, inoltre, studiando la possibilità di creare un organismo che racchiuda al suo interno tutte le componenti della libera professione (casse, ordini, consigli nazionali, sindacati di categoria) per cercare di avere una voce unitaria all'esterno e non frantumata.
Per quanto attiene la questione delle tariffe minime, voi sapete meglio di me che in Germania sono state reintrodotte dai primi mesi del 2009. Credo che non sia garanzia della collettività eliminare le tariffe minime, perché, quando i ribassi sono dell'80 per cento - e in alcune realtà lo sono - non credo che ci possa essere un prodotto adeguato e qualificato. Avevo lanciato una provocazione al mio ordine che, per la verità, è molto piccolo, quella di andare a monitorare l'andamento dei lavori i cui progettisti e direttori si sono aggiudicati l'incarico con il ribasso dell'80 per cento.
È accaduto in Italia con il Castello di Dolceacqua, per il quale è stato proposto un euro più contributo integrativo IVA per la progettazione del terzo stralcio. A questo punto, per me si pone un problema di qualità del progetto e, per questo motivo, avevo provocatoriamente suggerito di monitorare l'andamento dei lavori, perché non è il risparmio della progettazione a garantire il miglior progetto prodotto. Su questo sono molto critica e sostengo che le tariffe dovrebbero essere legate non tanto alla tipologia di intervento, quanto alla qualità, avendo alcuni parametri di riferimento precisi.
Con questo «organismo» sul quale stiamo lavorando che, per la verità, è stato esaminato dal nostro Comitato nazionale dei delegati proprio la scorsa settimana, possiamo intraprendere quelle iniziative che ovviamente, come cassa, non possiamo attuare, ma che, come forze collettive, con tutti i rappresentanti intorno a un tavolo, potremo raggiungere. È vero che bassa tariffa equivale a bassa qualità del progetto. Su questo sono totalmente d'accordo.
La banca depositaria unica rappresenta la garanzia di far detenere l'intero patrimonio del nostro ente ad una stessa banca, la quale opera così un controllo completo e ad ampio raggio.
Quando deliberiamo di effettuare un acquisto obbligazionario, la banca verifica che esso sia conforme all'obiettivo che ci siamo dati. Ciò consente alla BNP Paribas, che abbiamo scelto attraverso una gara a evidenza europea - siamo vincolati con le gare - di svolgere un controllo esterno a noi, che può esprimere un giudizio oggettivo e sereno, perché non ha alcuna implicazione di natura di intervento, ossia non può operare. La condizione fondamentale dei nostri gestori esterni e, innanzitutto, delle società di controllo del rischio è che esse non possono essere società di gestione: non possono fungere da advisor, ma svolgere solo il controllo del rischio.
La nostra banca depositaria effettua solo il controllo dei nostri investimenti, li valuta e verifica se il rischio rendimento è quello che ci siamo prefissati. È interessante, a volte, leggere il report, perché compie l'analisi puntuale su ogni gestore. I gestori, inoltre, non possono essere titolari di banca d'affari, perché non possono entrare in conflitto di interesse. Sono gestori autonomi e indipendenti. Questa è stata un'altra strategia finalizzata a evitare il conflitto di interessi.
Per quanto riguarda più specificatamente la parte degli investimenti, lascerei la parola al direttore generale, che ha più esperienza di me in questo settore.
GIANCARLO GIORGI, Direttore generale della Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti liberi professionisti (INARCASSA). Partirei dalla risposta alla domanda sulle obbligazioni di cui alla pagina 11, anticipando un'informazione che riguarda la quantità di titoli che compongono il nostro portafoglio. Tali titoli superano il numero di 2.500, comprese anche le azioni e gli altri comparti. Vi sono inclusi anche gli OICR, che contano uno, ma che sappiamo bene essere al loro interno distribuibili in titoli di ordine maggiore.
Per quanto riguarda la domanda specifica, cioè come è distribuito il comparto obbligazionario, il totale è diviso in governativi, corporate e in un comparto nominato «inflazione». La parte di governativo è il 13 per cento, quella di corporate il 20 per cento, quella di «inflazione» l'8,5 per cento, ma per una significativa parte anche quest'ultima è governativa, perché i relativi titoli sono emissioni pubbliche e, quindi, grosso modo, le due componenti sono pareggiate.
Occorre considerare che all'interno della parte corporate figurano alcune cartelle fondiarie che sottoscriviamo a supporto dei mutui erogati a favore dei nostri iscritti. Sono emissioni bancarie corporate, ma a garanzia dei mutui che vengono concessi ai nostri iscritti e di cui garantiamo la provvista.
Con riferimento alla seconda domanda, sempre sull'obbligazionario, cioè se esistano titoli che possono ancora presentare problematiche all'interno del nostro portafoglio, è bene sapere quali sono le procedure che adottiamo ogni anno per la verifica sia dell'iscrizione in bilancio degli eventuali accantonamenti che compiamo, sia della valutazione del gestionale.
Tali controlli fanno parte dei nostri criteri ordinari di valutazione di tutti i titoli che abbiamo in portafoglio e che poi offriamo anche come metro di valutazione alla nostra società di revisione. Sottoponiamo i nostri titoli a impairment test e andiamo a verificare, quindi, la sostenibilità del valore iscritto in bilancio, in termini sia di redditività, sia di qualità dell'emittente, attraverso specifiche metodologie. Non svolgiamo tali test in maniera autonoma, ma li facciamo svolgere da un soggetto indipendente, per verificare che la valutazione dei titoli sia operata secondo un criterio autonomo in merito al giudizio sulla sua sostenibilità e al valore e al rischio che può avere in ordine ai parametri che lei esponeva.
Al tempo stesso, questa valutazione di impairment test è sempre confrontata con un'altra, che, come si diceva, è operata da un altro soggetto indipendente, ossia dalla banca custode che valuta al NAV tutti i nostri titoli.
Pertanto, dalla sommatoria di questi valori, abbiamo una costante stima delle valutazioni di mercato e dell'esistenza di eventuali rischi su tali titoli. Nel caso in cui ci siano rischi evidenti, essi formano oggetto delle valutazioni e, quindi, degli accantonamenti. Gli amministratori possono intercettare per tempo eventuali rischi e assumere posizioni anche di alienazione prima che il fenomeno possa degenerare. Su 2.500 titoli i mercati possono anche presentare oscillazioni, ma bisogna valutare se sono semplicemente di tasso e, quindi, contingenti, oppure se ci sono rischi concreti sull'emittente.
Con questa domanda mi è stata offerta l'occasione per illustrare le metodologie che adottiamo per monitorare il portafoglio e per seguire le valutazioni espresse in bilancio.
La seconda domanda riguarda, invece, l'andamento dei nostri rendimenti, espressi a pagina 15. Sicuramente ci sono stati due anni bui. Il primo è quello successivo all'attentato alle Torri gemelle (periodo 2001-2002); il nostro articolato portafoglio è esposto a ciò che accade sul mercato, pertanto i relativi rendimenti ne hanno risentito negativamente.
Riteniamo che la struttura del portafoglio sia robusta sulla base di una serie storica; infatti, l'anno successivo il rendimento è stato del 9,2 per cento, il che - se vogliamo - rappresenta una prova empirica della robustezza del portafoglio e del fatto che, nella sostanza, riesce a rispondere in maniera elastica e decisamente reattiva ai fenomeni che si manifestano, per fattori endogeni alla struttura del nostro portafoglio.
Il secondo periodo critico è stato il 2008, un anno caratterizzato da una crisi profonda, che ha riguardato l'intera economia mondiale. Il nostro portafoglio rappresentava titoli mobiliari e non poteva restarne indenne. Non siamo intervenuti, meno che mai nelle rappresentazioni, per indennizzare tale fenomeno. È chiaro che nel momento in cui i corsi sono scesi - come riferito, diamo una fedele presentazione dei titoli - il nostro portafoglio, i nostri rendimenti hanno sofferto.
Il dato positivo è che il rendimento del 2009 si attesta all'8-9 per cento, dimostrando ancora una volta una reattività. Posso anticipare che i numeri che abbiamo segnalato sono quelli del bilancio preconsuntivo, in altre parole quelli che abbiamo esposto in documenti ufficiali, indicati nel mese di novembre, quando abbiamo presentato il budget, su proiezioni effettuate nel mese di settembre. Ci atteniamo, quindi, ai dati ufficiali.
Posso tranquillamente anticiparvi che oggi siamo prossimi a presentare il consuntivo con dati reali e che il rendimento reale che abbiamo conseguito nell'anno 2009 è significativamente più ampio dei dati che avevamo. Ciò testimonia, ancora una volta, la reattività di un portafoglio che, però, nel 2008 ha sofferto per queste ragioni.
Aggiungo un'altra annotazione. Abbiamo accusato significativamente una diminuzione della redditività, profonda in termini assoluti, ma che non ha intaccato i flussi di cassa. Ha rappresentato alcuni accantonamenti in bilancio, che non hanno toccato il patrimonio, ma il reddito dell'esercizio, che è risultato più basso di quanto normalmente ci saremmo attesi, senza però - ripeto - toccare il patrimonio.
Anche questa è una misura importante, che unisce due fattori significativi: il primo riguarda le consistenze patrimoniali e la robustezza del patrimonio, il secondo la consistenza della stessa cassa, che è un altro fattore, proprio però della cassa stessa. Tutto sommato, per le sue dimensioni, essa riesce a sopportare anche un anno buio come il 2008, senza che le perdite dettate da fattori esterni incidano negativamente sul patrimonio. Tali perdite si limitano a incidere in maniera significativa sul reddito di esercizio, ma senza annullarlo completamente. Mi sembra un segnale positivo per i nostri iscritti.
PAOLA MURATORIO, Presidente della Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti liberi professionisti (INARCASSA). Volevo aggiungere, presidente e onorevoli, un'ultima considerazione: proprio con il bilancio del 2008 abbiamo iniziato a inserire i dati pubblici sul nostro sito. Potrà sembrare strano, ma era l'anno più critico e ho voluto fortemente che tutti i nostri associati avessero a disposizione i nostri dati, perché ritenevamo di non avere nulla da nascondere e che, anzi, ciò fosse garanzia della trasparenza sempre necessaria nei rapporti con gli associati.
Da allora, naturalmente, abbiamo inserito tutti i bilanci, compresi anche i preventivi, in modo che i nostri associati si rendano conto che, se abbiamo aumentato i contributi, non è certamente per chiudere buchi, ma semplicemente per pensare a un futuro previdenziale.
PRESIDENTE. Ringrazio il presidente e il direttore, nonché i colleghi per l'interessante discussione. Dispongo che il documento presentato dalla presidente Muratorio sia allegato al resoconto stenografico della seduta odierna.
Dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 9,25.
![]() |
![]() |