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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, in relazione al nuovo assetto di competenze riconosciute alle regioni ed alle autonomie locali in materia di federalismo fiscale, l'audizione di rappresentanti di Confcooperative.
Sono presenti il dottor Maurizio Ottolini, vicepresidente, Fausto Pasqualitti e Maria Ludovica Belluomo, rispettivamente della segreteria generale e del servizio legislativo e legale, che ringrazio per la loro presenza.
Do la parola al dottor Maurizio Ottolini, vicepresidente di Confcooperative.
MAURIZIO OTTOLINI, Vicepresidente di Confcooperative. Ringrazio l'onorevole presidente e gli onorevoli componenti della Commissione per l'invito a questa audizione della Commissione per le questioni regionali relativa all'indagine conoscitiva sull'attuazione dell'articolo 119.
Il provvedimento che il Parlamento si appresta a esaminare è per noi molto importante. Le cooperative sono imprese mutualistiche senza scopo di lucro, diffuse e fortemente radicate su tutto il territorio nazionale; per questo motivo, la legge sul federalismo fiscale ci interessa in modo particolare, anche in veste di parte del processo federalista, per l'importanza che la cooperazione ha assunto in alcuni settori che ci stanno particolarmente a cuore come il welfare, con le cooperative di solidarietà sociale, e quello delle abitazioni.
Confcooperative rappresenta un sistema di oltre 19 mila imprese, che operano in tutti i settori dell'economia con oltre 480 mila addetti; cifra in crescita, quindi in controtendenza rispetto ad altri settori della nostra economia che hanno segnato il passo in termini di addetti e di fatturato.
Le nostre imprese sviluppano oltre 59 miliardi di euro di fatturato. In particolare, per i suoi legami con il federalismo, il settore della cooperazione sociale conta quasi 5 mila imprese cooperative.
Questo dato è importante perché, come è noto, la cooperazione sociale è nata spontaneamente circa trent'anni fa quando, per diverse ragioni, la famiglia è andata destrutturandosi in seguito all'emancipazione femminile e all'ingresso delle donne, per necessità, nel mondo del lavoro; in conseguenza di ciò, le fasce più deboli, che prima erano accudite all'interno della famiglia, sono rimaste senza protezione.
La risposta della società a questa situazione si è tradotta nelle cooperative
sociali, che si sono fatte carico dei bambini, degli anziani, degli ammalati e delle persone diversamente abili. Oggi queste cooperative vivono un momento di difficoltà; la loro stagione di crescita continua ha iniziato a rallentare, le esigenze si stanno concentrando e molti hanno intravisto nell'assistenza sociale non più un servizio ma un business, per cui anche la competizione si è fatta serrata.
Questo è il nostro sistema di imprese. Noi crediamo che questo provvedimento debba inquadrarsi nel più generale impegno verso un federalismo effettivo, verso un progetto federalista che risponda alle esigenze dei territori a cui le imprese cooperative sono particolarmente legate. Ribadisco - e non c'è bisogno di dirlo a voi, onorevoli parlamentari - che le cooperative non delocalizzano, bensì nascono laddove si manifesta un'esigenza, e sono senza scopo di lucro; pertanto, tutto il processo federalista ci riguarda direttamente.
Rispetto a queste riflessioni, vorrei fare molte osservazioni positive, ma vorrei anche esprimere a questa Commissione qualche preoccupazione e qualche riflessione.
Cosa ci attendiamo, noi, dall'attuazione del federalismo fiscale?
Come potrete leggere nella nota che consegniamo all'onorevole presidente per la Commissione - siamo al corrente degli intensi lavori di questi giorni alla Camera e al Senato, quindi non vogliamo portarvi via troppo tempo -, noi ci attendiamo un miglioramento della qualità del funzionamento delle istituzioni; un'amministrazione pubblica più trasparente ed efficiente, che riduca il peso dei costi amministrativi sulle imprese e i cittadini - questo è anche un impegno che abbiamo preso con l'Europa, e che dovremmo cercare di onorare -; un quadro chiaro e condiviso di ripartizione delle risorse finanziarie; infine, un processo di miglioramento di allocazione e di utilizzo delle risorse pubbliche, con conseguente disponibilità in particolare per lo sviluppo delle imprese e, in questo momento, anche per il sostegno alle famiglie.
Purtroppo questa riforma viene proposta e discussa in un momento particolarmente difficile e complesso per la nostra società. Credo che le ultime vicende finanziarie abbiano lasciato tutti un po' più poveri: i ricchi un po' meno ricchi e i poveri più poveri. Infatti è sufficiente pensare al fatto che con un'inflazione ormai stabilmente al di sopra del 4 per cento e con un'inflazione programmata, alla quale si agganciano salari e stipendi, ferma all'1,5 per cento, il gap fa sì che, in tre anni, il potere di acquisto di salari e stipendi si ridurrà ulteriormente del 10 per cento. Io credo che questo condizioni sia le vostre scelte, sia il nostro impegno di rappresentanti degli strati sociali più deboli e disagiati.
Questa è una riforma che dovrebbe guardare avanti e travalicare anche le difficoltà e le contingenze del momento; tuttavia, bisogna tenere presente che le fasce di povertà aumentano e che, a quelle già note degli anziani con pensione minima o delle persone senza lavoro, si aggiungono quelle delle famiglie monoreddito e quelle dei precari. Costoro sono i «nuovi poveri», con i quali qualunque legge e qualunque riforma deve fare i conti.
Il nostro è un giudizio complessivamente positivo. Del disegno di legge condividiamo una decisa scelta verso la territorialità e il principio di correlazione tra prelievo fiscale e beneficio. Questo è uno dei passaggi importanti di questa legge: la corresponsabilizzazione degli enti cui viene affidata la gestione delle risorse a qualunque titolo, con i risultati che, da queste risorse, le imprese e la cittadinanza poi si aspettano.
Un altro passaggio cruciale di questa legge è il superamento della spesa storica e la conseguente determinazione della spesa e del fabbisogno sulla base di costi standard - questa è la novità - che siano riconducibili a livelli essenziali di prestazione per i quali, come potrete vedere nella nota, noi raccomandiamo l'utilizzo di dati certi e di obiettivi verificabili anche da parte dei cittadini (sto parlando del principio di perequazione, poiché conosciamo la situazione del nostro
Paese e, quindi, tutto va visto anche in relazione alle condizioni di sviluppo più generali).
Per quanto riguarda il modo di procedere, credo non vi sia alternativa. La definizione dei decreti delegati, per i quali il progetto di legge prevede una fittissima consultazione con gli enti locali interessati, ci sembra corretta.
I ventiquattro mesi di tempo previsti dal progetto di legge potrebbero essere considerati «tempi stretti»; tuttavia, crediamo che oggi le esigenze obblighino tutti, sia noi sia il Parlamento, a lavorare con intensità perché, purtroppo, le difficoltà che dovremo affrontare sono grandi.
Ci auguriamo che il federalismo che nascerà sia largamente condiviso non soltanto dalle forze politiche e dal Parlamento, ma anche dal Paese, perché attorno a questo obiettivo potremmo definire le nuove linee di sviluppo dell'Italia.
Non c'è bisogno che vi dica che noi, come rappresentanti di imprese, ma anche di cittadini - perché le cooperative sono imprese di persone -, ci auguriamo che si vada verso una diminuzione progressiva del carico fiscale, sia nei confronti delle famiglie, sia nei confronti delle imprese; invece, uno dei maggiori timori che si percepiscono oggi è proprio quello che, anziché andare verso una riduzione del carico fiscale, si possa andare, al contrario, verso un suo ulteriore incremento.
Un'altra preoccupazione che invece riguarda la possibile diversificazione delle imposizioni - che sarà inevitabile, proprio per effetto del federalismo - è che questa crei condizioni inique di svantaggio competitivo tra le imprese. In merito a ciò credo che la Conferenza permanente sia quanto mai necessaria e opportuna affinché queste sperequazioni non si traducano in svantaggi competitivi per quelle imprese che sarebbero, così facendo, beffate due volte: caricate di fiscalità aggiuntiva e non sufficientemente pronte a vincere la competizione derivante anche dalla differenziazione dei carichi fiscali.
In questo, noi siamo aiutati dalle previsioni della legge, ossia dall'Osservatorio, nella fase di costruzione dei decreti delegati, e dalla Conferenza, nella fase di gestione della fiscalità definita da questa legge. L'utilizzo dei nuovi strumenti informatici ci consente di avere, in tempo reale, una lettura di tutte le situazioni territoriali.
Auspichiamo che questo provvedimento si inserisca in un contesto di disposizioni che, sia sotto il profilo fiscale-tributario, sia sotto il profilo amministrativo, vadano verso una semplificazione della quale, in questo Paese, le imprese e i cittadini sentono una grande necessità.
Condividiamo pienamente la previsione di coinvolgere gli enti locali nell'accertamento dell'evasione fiscale. Da tempo sosteniamo questa esigenza; pertanto, il fatto che questo provvedimento introduca, oltre alla corresponsabilizzazione nell'accertamento fiscale, anche meccanismi di premialità per gli enti che più si impegnano nell'abbattimento di questa piaga della nostra società - un'evasione che alcuni dicono essere oramai all'inaccettabile livello di un terzo del Prodotto interno lordo -, non può che essere totalmente condiviso.
Ci interessa anche tutta la parte relativa agli incentivi per la creazione di nuove imprese. Noi crediamo che per risollevare l'economia del nostro Paese si debba produrre. Non può esserci alternativa alla produzione vera, quindi va sostenuto lo sviluppo di nuove imprese, meglio se nel settore primario e secondario piuttosto che nel terziario.
Siamo preoccupati dell'introduzione, come tassa di scopo, della possibilità data ai comuni di applicare un tributo per il finanziamento degli oneri derivati dai flussi turistici. Questo ritornello si ripete periodicamente, ma il tentativo di reintrodurre la cosiddetta «tassa di soggiorno» è avversato da tutte le organizzazioni di rappresentanza degli operatori, perché il turismo in Italia vive già una difficoltà legata ad una fiscalità più alta rispetto ad altri Paesi europei. Infatti in
Italia l'Iva relativa al turismo è al 10 per cento, rispetto al 5,5 per cento della Francia, al 6 per cento del Belgio e dell'Olanda e al 7 per cento della Spagna, Paese a noi fortemente concorrente per quel che riguarda i flussi turistici internazionali. Pertanto, raccomandiamo di prestare la massima attenzione a questo argomento, anche perché questo potrebbe comportare un aggravamento degli oneri amministrativi per le imprese che operano nel settore turistico e che potrebbero essere coinvolte nella gestione di questo tributo.
Riguardo al «Piano casa» che il Governo si accinge a varare, ricordo brevemente che la questione impatta fortemente, e impatterà anche in futuro, sulle cooperative. In Italia, le imprese cooperative hanno realizzato oltre 500 mila alloggi negli ultimi cinquant'anni: dunque oggi mezzo milione di famiglie italiane hanno una casa di proprietà grazie alla cooperativa, perché altrimenti con i correnti costi di mercato non avrebbero potuto permettersela.
Anche il discorso sull'housing sociale e sulle abitazioni, impatta fortemente sulle imprese cooperative. Sappiamo che, per quanto riguarda questa materia, le regioni lamentano l'accentramento dei poteri nello Stato; noi crediamo seriamente che questa materia possa essere affidata, invece, alle regioni, perché la conoscenza della situazione ma anche l'impatto delle nuove esigenze di immigrazione sono fortemente differenziati sul territorio.
Il costo standard è sicuramente uno dei passaggi chiave del progetto di legge, perché porta al superamento della spesa storica e ad una trasparenza nella formulazione dei costi. Noi riteniamo che si debba, quanto più possibile, rimanere legati a calcoli reali e verificabili anche per dare credibilità all'utilizzo di questo nuovo strumento. Riteniamo che questa sia necessaria anche al fine di dare validità all'intero provvedimento e all'evoluzione verso un federalismo reale, condiviso e partecipato dai cittadini.
Ho già fatto alcune osservazioni in merito alle cooperative sociali. La legge sul federalismo fiscale si intreccia fortemente con l'infrastrutturazione dei servizi locali di welfare nella aree rurali e nelle aree urbane.
Non credo di dover ricordare a voi parlamentari quanta preoccupazione desti, oggi, il ripiegamento nello sviluppo di alcune aree rurali e montane nonché quello delle periferie delle grandi città nelle quali, spesso, l'unico momento aggregante sono il circolo cooperativo, la banca di credito cooperativo o l'impresa cooperativa sociale. Sotto questo profilo mi affido alla vostra sensibilità - da noi fortemente condivisa - affinché si tenga conto delle esperienze che, in campo sociale, hanno maturato le imprese sociali e le cooperative sociali, che sono un patrimonio che andrebbe valorizzato.
Per quanto riguarda il discorso dei livelli essenziali delle prestazioni e della sussidiarietà orizzontale, noi chiediamo di essere protagonisti come lo siamo stati in moltissimi altri comparti. I livelli essenziali di assistenza dovrebbero sicuramente essere definiti da indicatori di risultati minimali e di definizione del costo di ogni servizio (nella nota abbiamo esplicitato questo riferimento).
Concordiamo, naturalmente, sull'istituzione del fondo di perequazione a favore degli enti territoriali con minore capacità fiscale: è tra le cose che ho detto in premessa, quindi è evidente che noi non dimentichiamo che la solidarietà è uno dei fondamenti non soltanto - per quel che ci riguarda - dell'impresa cooperativa, ma anche del nostro Paese.
Auspichiamo che, nel periodo di attuazione del federalismo fiscale, si realizzi contemporaneamente una politica di sostegno delle aree meridionali utilizzando in maniera più efficace le risorse finanziarie e riteniamo che questo progetto di federalismo fiscale si inserisca in un complesso di norme sul federalismo.
Credo di dover rammentare, in particolare, il varo del Codice delle autonomie e di alcune riforme istituzionali come il Senato delle autonomie.
In una stagione nella quale uno degli obiettivi che ci pone la Comunità europea
è la riduzione della spesa pubblica, noi siamo sinceramente preoccupati del proliferare di nuove province.
Nel momento in cui si parla di qualità di servizi, siamo preoccupati delle resistenze che i comuni, oggi, mettono in atto contro l'esigenza di accorpamento, e non si può non tener conto del fatto che ci sono troppi piccoli comuni che non saranno mai in grado di offrire una qualità di servizio pubblico efficiente quale dovrebbe essere oggi fornito a tutti i cittadini italiani.
Pertanto, laddove non si riesca ad accorpare i comuni - come mi sembra sia già previsto in qualche progetto di legge all'attenzione del Parlamento -, devono essere stimolati e incentivati i consorzi tra comuni per l'erogazione di servizi. In ogni caso, noi crediamo che ci sia una forte esigenza di accorpamento dei comuni, affinché a tutti i cittadini siano date le stesse opportunità e garantiti gli stessi diritti (e i diritti sono garantiti da una partecipazione consapevole a questi progetti).
Inoltre, io credo che le esperienze che derivano dalle province recentemente costituite non siano delle più esaltanti: hanno sicuramente incrementato i costi della spesa pubblica senza tuttavia garantire quell'efficienza e quella qualità di servizi che, invece, qualcuno riteneva potessero essere offerte.
Ho già detto che noi condividiamo l'introduzione dei meccanismi di premialità per le fusioni o le incorporazioni dei comuni, previsti dall'articolo 10, comma 1, lettera f) del disegno di legge. Avviandomi a concludere, questo provvedimento deve essere visto, per le parti che investono le particolarità ora dette, insieme alla riforma del welfare - il cosiddetto «Libro verde» del Ministro Sacconi, attualmente all'attenzione del Consiglio -, alla semplificazione e all'ammodernamento della pubblica amministrazione, agli interventi di riequilibrio territoriale, alle politiche per l'innovazione, la competitività del sistema imprenditoriale e ad una politica delle infrastrutture che incominci ad indurre una riflessione, ad esempio, sulla concessione in gestione delle infrastrutture di proprietà pubblica. Tale gestione è oggi riservata a pochi poteri economici, ma potrebbe essere, viceversa, affidata ad imprese senza scopo di lucro, con larga base democratica, per una più capillare distribuzione delle ricchezze.
Questo è un aspetto abbastanza innovativo e io credo che, prima o dopo, ci si dovrà porre anche il problema dell'affidamento in gestione delle infrastrutture di proprietà pubblica, che non può essere dato sempre ai soliti noti.
Io provengo da una regione che si è recentemente dotata di un proprio statuto e credo che gli statuti delle regioni debbano essere adeguati laddove non si sia tenuto conto del procedere di questo processo federalista e delle disposizioni sulla fiscalità federale. In ogni caso, credo debba essere data una forte spinta alle regioni che ancora non si sono dotate di un proprio statuto affinché, nel definirlo e nell'approvarlo, inseriscano anche quelle disposizioni e quei princìpi che sono parte del provvedimento che, sia pure nelle sue linee generali, abbiamo esaminato, e rispetto al quale credo che questa fase di consultazione debba andare avanti.
Sono provvedimenti che, a nostro avviso, assumeranno tanto più valore quanto più saranno partecipati e condivisi non tanto dalle associazioni in quanto tali o dalle organizzazioni di rappresentanza, quanto da tutti i cittadini italiani come portatori di interesse.
Desidero segnalare l'aspetto relativo ai crediti che il sistema delle imprese, nel suo complesso, vanta nei confronti della pubblica amministrazione ammontanti ad oggi, approssimativamente, a circa 70 miliardi di euro, con tempi di pagamento che sono sui 300-350 giorni. Tali crediti diventano per le imprese che, a mio avviso, hanno il più alto valore sociale ma una capitalizzazione più debole - come le imprese cooperative e le cooperative sociali - una «palla al piede» per la loro stessa sopravvivenza.
Rinnovo il mio ringraziamento alla Commissione e confermo la nostra piena disponibilità ad essere parte attiva in questo processo che ci condurrà verso un federalismo vero e condiviso.
PRESIDENTE. Ringrazio il vicepresidente Ottolini.
Do la parola al vicepresidente Pepe per formulare alcuni quesiti.
MARIO PEPE (PD). Ringraziamo per la presenza il vicepresidente delle Confcooperative. Devo dire che l'ora non ci consente di fare tante domande e di acquisire tutti gli elementi, fortemente propositivi, presentati nella sua relazione.
Non desidero nemmeno porre una domanda di ordine strategico, chiedendo al vicepresidente quanto vi sia di relativo alla cooperazione, alla socialità e all'apertura nei nuovi statuti regionali che sono stati approvati: gli statuti sono infatti rappresentazioni formali di quello che accade nella società italiana. Questa domanda, tuttavia non la possiamo fare.
Conosco l'importanza e il ruolo di Confcooperative, soprattutto della cooperazione sociale, che è fondamentale anche per gli obiettivi che sono stati realizzati. Avevo preparato una domanda riguardo al federalismo fiscale, ma il vicepresidente vi ha già risposto. Volevo chiedere: «Cosa vi aspettate dal federalismo fiscale?».
Il vicepresidente di Confcooperative ha dato una risposta non retorica, ma accademica. Ha parlato di miglioramento, trasparenza, minori costi e migliore utilizzo. La domanda che ci dobbiamo porre, e che dobbiamo rivolgere a Confcooperative, è se questo provvedimento, sul piano della socialità e della cooperazione, per i problemi che crea nel sistema delle autonomie territoriali - maggiori e minori, regioni, comuni e province - determinerà fatti positivi o produrrà incertezze che potranno, a maggior ragione, ritardare quel processo di maggiore sovranità che Confcooperative chiedeva per sé e per le società consimili, essendo la nostra un'economia di carattere sociale.
Le pongo questa domanda, vicepresidente, perché, sino a quando non avremo la misurazione oggettiva dei costi standard nella sintesi che sarà fatta relativamente ai servizi LEP e LEA (livelli essenziali di assistenza e di prestazione) definiti dall'articolo 117, noi non potremo, in maniera semplicistica, appoggiare e sostenere una legge delega.
Non sollevo il problema dell'eccessiva produzione legislativa e dell'eccessivo affidamento alla delegazione, che è un fatto positivo e negativo al tempo stesso; tuttavia è chiaro che se non riusciamo a determinare la misura di questi costi standard rispetto ai costi attuali, che «coprono» sia pure con quelle imperfezioni e quelle incertezze che esistono nei bilanci regionali, ci avviamo verso un percorso accidentato. La produzione, l'organizzazione sociale e le iniziative potrebbero indubbiamente segnare il passo e incontrare grosse difficoltà.
Il vicepresidente ha giustamente citato il Mezzogiorno d'Italia dove, indubbiamente, bisognerebbe incrementare le finalità della confcooperazione, che è ancora in alto mare. Lo dico come cittadino suggeritore di un serbatoio di iniziative e di attività rispetto a due cose che ormai non ci sono più: l'impresa pubblica e i finanziamenti pubblici per grandi progetti. Anche in questo caso sarebbe opportuna una integrazione tra le istituzioni e le associazioni funzionali.
Il vicepresidente ha fatto bene, quindi, a richiamare il problema del Mezzogiorno d'Italia; è chiaro che noi guardiamo allo sviluppo integrale del Paese, ma sappiamo che c'è una concezione solidaristica e collaborativa dell'attuale Costituzione e degli attuali statuti regionali.
Le chiedo, vicepresidente, se lei ritiene veramente che il federalismo fiscale, qualora non venisse completato dall'arricchimento e dal miglioramento dell'articolo 117 anche in ordine alla cooperazione, al credito cooperativo e ad altre affinità, potrebbe determinare magicamente la soluzione dei problemi e degli aspetti positivi che lei ha individuato.
Io sposo la tesi del federalismo perché è un modo per far camminare le società e per non farla cadere nella pigrizia. L'ho definita «una modalità nuova per partecipare alla vita politica». Come sarà riempita questa modalità? Come sarà ricostruito questo aspetto, ancora non lo so; però dobbiamo valutare con cautela gli aspetti economici e finanziari che, in un momento di crisi e di recessione generale, potrebbero indubbiamente indebolire la tenuta e la coesione sociale delle nostre comunità.
MAURIZIO OTTOLINI, Vicepresidente di Confcooperative. A noi risulta che gli statuti regionali sino ad ora approvati siano circa tredici. Debbo dire che non in tutti è stata manifestata pari sensibilità rispetto all'impresa cooperativa. In alcuni vi è un riconoscimento anche costituzionale, quindi vi è la riscoperta dell'articolo 45 della Costituzione e la sua traslazione, con qualche aggiornamento; in altri si parla in modo abbastanza superficiale di cooperazione, associandola al concetto di sussidiarietà; in altri ancora, non è proprio citata.
Debbo dire che - io tendo sempre ad attribuire la colpa a me stesso prima che agli altri - non so se questa incompletezza sia dipesa da una insufficiente pressione e sensibilizzazione delle nostre istituzioni regionali. In qualche altro caso - come nella mia regione, la Lombardia - la nostra richiesta è stata pienamente condivisa e la previsione della tutela e dello sviluppo dell'impresa cooperativa è inserita all'articolo 2, tra le questioni che caratterizzano la volontà della regione.
Ne abbiamo avuto una riprova proprio due giorni fa, quando il presidente della regione ha convocato gli stati generali del Patto per lo sviluppo, che hanno visto le associazioni, i sindacati, la giunta regionale produrre insieme, per la prima volta, un documento di tre pagine, che vuole comunque contribuire al superamento di questa crisi terribile che si sta abbattendo sulle famiglie e sulle imprese. Per la prima volta, quindi, recuperando la previsione statutaria, il documento parla di provvedimenti in favore di imprese cooperative, di fatto riconoscendone il valore sociale, prima ancora che il valore economico.
Non è stato così dappertutto. Lo dico con rammarico, perché il valore sociale dell'impresa cooperativa è un valore generale, diffuso su tutto il territorio nazionale. Ripeto: lo guardo in particolare nelle aree più fragili e più deboli, come le periferie urbane, la montagna, il mondo rurale.
Non so se questo testo di per sé risponda a tutte le aspettative che attorno ad essa si stanno manifestando. Credo, però, che da qualche parte si debba cominciare; altrimenti rischiamo di continuare a girare attorno al palo. Non a caso, nella parte finale di questo mio breve intervento, ho detto che la legge non può andare avanti da sola, ma deve essere inserita in un contesto di norme che portano a una maggiore corresponsabilizzazione degli enti territoriali e anche - aggiungo - delle comunità locali. Non vogliamo considerare i comuni solo come organismi di governo, ma come elementi di governo di una comunità.
Certo, ci sono interventi che devono essere portati avanti insieme, ma esiste l'esigenza di contestualizzazione dei provvedimenti, in un Paese fortemente differenziato, dove abbiamo in parte ancora un contropotere che si fa sentire quotidianamente. Tuttavia, se non si comincia da qualche parte non si fa niente.
Noi abbiamo aderito a questo progetto di legge non tanto e non solo perché corrisponde a una richiesta di gran parte del Paese, ma anche perché rappresenta l'avvio di un processo che deve portare il territorio ad essere più partecipe del proprio sviluppo e più corresponsabile per quello che può fare.
Anche noi abbiamo molti timori, ma abbiamo anche davanti un po' di tempo. Non entro nel merito della correttezza dell'impiego della legge delegata perché non mi compete, ma se il Parlamento procede, come sembra partire, insieme (nei primi passaggi del progetto di legge
è scritto: «il Governo assicura nella predisposizione dei decreti delegati la piena collaborazione con le regioni e gli enti locali anche al fine di condividere....»), allora credo che la direzione intrapresa sia quella giusta.
Se a questo si aggiunge la volontà di consultare e corresponsabilizzare anche le organizzazioni di rappresentanza, tanto meglio: significa allora che tutto il Paese, sia quello che governa sia quello che è governato, sarà coinvolto in un processo federalista del quale oggi si sente una forte necessità.
PRESIDENTE. Ringrazio i rappresentanti di Confcooperative.
Dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 14,30.
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