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Seduta del 29/10/2008


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Audizione di rappresentanti di Confedilizia.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, in relazione al nuovo assetto di competenze riconosciute alle regioni ed alle autonomie locali in materia di federalismo fiscale, l'audizione di rappresentanti di Confedilizia.
Sono oggi presenti l'avvocato Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia, l'avvocato Giorgio Spaziani Testa, segretario generale, e l'avvocato Giovanni Gagliani Caputo, funzionario, che ringrazio per aver risposto a questo nostro invito.
Do la parola al presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani.

CORRADO SFORZA FOGLIANI, Presidente di Confedilizia. Signor presidente, siamo noi che ringraziamo lei e l'intera Commissione per aver accettato la nostra richiesta di essere auditi.
Come loro hanno già probabilmente potuto vedere - credo siano state fatte a cura degli uffici, che ringraziamo, le copie sufficienti - abbiamo predisposto un documento per accelerare i lavori dell'audizione, sapendo che ve ne sono altre fissate a breve.
Il documento si divide sostanzialmente in tre parti: federalismo competitivo; nostre considerazioni sul disegno di legge governativo; proposte che ci permettiamo di presentare all'attenzione della Commissione.
Quanto al federalismo competitivo, Confedilizia sottolinea che un federalismo non può essere definito effettivamente tale se non è competitivo. Solitamente si dice che nel federalismo si vota con le gambe, quindi trasferendosi nei territori che sanno assicurare migliori servizi a minori costi. Crediamo che questo possa e debba essere il criterio generale al quale si deve ispirare una riforma federale, in assenza del quale forse ci si troverebbe dinanzi a un federalismo zoppo.
Nella seconda parte del documento, che attiene al disegno di legge governativo vero e proprio, abbiamo sottolineato positivamente la previsione di classificazione delle spese, che, pur non corrispondendo a quanto da noi auspicato, vale a dire la reintroduzione del vecchio criterio di spese obbligatorie e facoltative, costituisce certamente una sua prima attuazione.
Esprimiamo, invece, preoccupazione per l'istituzione di tributi propri da parte degli enti locali, accompagnata da disposizioni che derogano in materia di aliquote, le quali, a nostro avviso, sono altrettanto preoccupanti.


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In effetti, si dice abitualmente che in tutta Europa o, addirittura, in tutto il mondo la tassazione sugli immobili costituisce la base delle finanze locali; tuttavia, si tratta di un'affermazione più gridata indiscriminatamente che non dimostrata. In realtà, infatti, il tributo locale, ove istituito, è estremamente variegato. Quando esso - come in taluni casi, non in tutti - è collegato agli immobili, si basa su una precisa correlazione ai servizi, in relazione al beneficio che dai servizi apprestati dagli enti locali gli immobili ricevono in forma più o meno accentuata, dal quale non si può prescindere. Allo stesso modo, non ci pare accettabile che i tributi di scopo non siano collegati a precise opere pubbliche e solo ad esse. Anche in questo caso si tratta di correlare il tributo relativo al principio del beneficio recato, principio che - lo ricordo - era già stato accettato dalle autonomie locali, in sede di commissioni di studio, per la definizione dei meccanismi strutturali del federalismo fiscale.
Si chiede poi un chiarimento più che altro lessicale. Quando si dice che «gli enti locali, entro i limiti fissati dalle leggi, possono disporre del potere di modificare le aliquote dei tributi loro attribuiti da tali leggi», la formulazione adottata non permette di capire se questa facoltà sia attribuita agli enti locali solo in relazione ai tributi istituiti con leggi regionali o anche a quelli istituiti dallo Stato. Questa formulazione, secondo noi, esige un chiarimento, anche perché se questa previsione si riferisse anche alle leggi regionali, sarebbe tale da vanificare sostanzialmente il contenuto della lettera a) dell'articolo 10 dello stesso disegno di legge.
L'ultima parte del documento contiene alcune proposte che non illustro nemmeno, dal momento che sono di una semplicità esemplare, anche nella loro descrizione. A nostro parere, se inserite nella riforma federale, esse valorizzerebbero la possibilità dei cittadini di incidere sull'attività degli enti locali. Ciò avverrebbe, ad esempio, se si sottoponesse la modifica delle aliquote di imposta e l'istituzione eventuale di tributi di scopo alla possibilità di lanciare un referendum in proposito, così come avviene in Svizzera, la «patria del federalismo».
Ho sintetizzato molto brevemente il nostro documento che, d'altra parte, è a sua volta un semplice riassunto delle nostre idee. Ringrazio dell'attenzione e rimango a disposizione per eventuali richieste di chiarimento che dovessero essere formulate dai commissari.

PRESIDENTE. Grazie, presidente. Il vostro documento è più che esaustivo.
Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

MARIO PEPE (PD). Acquisisco le note della Confedilizia, ma ritengo che siano riferite soltanto ai fini patrimoniali, com'è negli interessi dell'associazione. Vorrei sapere se Confedilizia ha immaginato l'impatto in sede autonomistica di questo provvedimento, se applicato così com'è, in assenza dei costi dei servizi standard che bisogna successivamente determinare. Mi pare che questa sia la preoccupazione.

CORRADO SFORZA FOGLIANI, Presidente di Confedilizia. Calcoli non ne abbiamo fatti, anche perché potranno essere concretamente eseguiti solo a seguito dei decreti attuativi. Oggi esiste una legge delega abbastanza ampia, che non credo identifichi ancora esattamente i tributi che potranno essere istituiti e, quindi, l'impatto che la riforma potrà avere anche sulla finanza locale.

PRESIDENTE. Ringrazio il presidente Sforza Fogliani per il contributo dato alla nostra indagine conoscitiva. Sarà poi nostra cura farvi avere i risultati del nostro lavoro a conclusione della stessa.
Dichiaro conclusa l'audizione.

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