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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione, in relazione al nuovo assetto di competenze riconosciute alle regioni ed alle autonomie locali in materia di federalismo fiscale, l'audizione di rappresentanti della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle regioni e delle province autonome.
Ascolteremo l'onorevole Donini, coordinatrice della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative, e l'amico Carlo Alberto Tesserin, vicepresidente del consiglio regionale del Veneto, che insieme ad altri autorevoli componenti fanno parte della delegazione per un approfondimento del tema al centro dell'indagine della Commissione per le questioni regionali.
L'odierna audizione costituisce l'occasione per acquisire dati ed elementi informativi sulle problematiche relative all'attuazione del Titolo V, parte seconda, della Costituzione, in materia di federalismo fiscale.
Rinnovo il saluto e ringrazio il presidente Donini per la disponibilità dimostrata, sottolineando il ruolo fondamentale della Conferenza e il sistema delle autonomie regionali - dalle quali provengo - per il futuro del nostro Paese.
Do la parola al presidente Donini per lo svolgimento della sua relazione.
MONICA DONINI, Coordinatrice della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle regioni e delle province autonome. Ringrazio la Commissione per la disponibilità manifestata nei nostri confronti. Infatti già qualche settimana era stata inoltrata da parte vostra la richiesta di ascoltarci e di avere un momento comune di confronto. Noi abbiamo chiesto ed ottenuto - e ve ne siamo grati - di attendere qualche settimana, essendo già in corso un momento di approfondimento e di elaborazione da parte nostra.
Il 10 ottobre scorso, infatti, a Venezia, in sede di presentazione del rapporto sullo stato di attuazione della legislazione che come Conferenza facciamo insieme alla Camera dei deputati ormai da tredici anni, abbiamo colto l'occasione per aprire un dibattito molto franco, dialogico e intenso con i rappresentanti della Camera e del Senato sul tema dell'attuazione dell'articolo 119.
Abbiamo avuto modo di iniziare un percorso di relazione con i due rami del Parlamento perché siamo riusciti, con convincimento
reciproco, a far ripartire il confronto anche in questa legislatura parlamentare.
Saluto ed accolgo Giacomo Spissu, presidente del consiglio regionale della Sardegna, vicecoordinatore della Conferenza, che è sopraggiunto in questo momento (presenterò i rappresentanti della Conferenza man mano che raggiungeranno la Commissione).
In quell'occasione, si è riunito il Comitato paritetico nato da un protocollo d'intesa sottoscritto con Camera e Senato nella precedente legislatura, che ha una serie di obiettivi tra cui quello di creare un luogo di riflessione comune, di confronto e di scambio con la dimensione dei diversi livelli a potestà legislativa, parlamentari, che sono diffusi nel Paese.
Dico questo perché noi siamo disponibilissimi a continuare un rapporto di relazione e di confronto. Siamo sempre pronti ad offrire il nostro punto di vista qualora si ritenesse utile accoglierlo, e siamo grati ogni volta che questa disponibilità è colta.
Vi consegneremo oggi un documento costituito, più che altro, da alcuni spunti che sono il risultato di una discussione collettiva sull'attuazione dell'articolo 119, della quale rimangono così scritte le ricognizioni. Di questo documento posso fare una sintesi didascalica parlandovene «a braccio», nell'intento di essere breve e di lasciare eventuali riflessioni ad un momento successivo.
Parlare di coordinamento della finanza pubblica significa chiamare in causa il ruolo dei Parlamenti, perché coordinare la finanza pubblica vuol dire costruire le infrastrutture che sono, appunto, le leggi; vuol dire armonizzare le leggi di bilancio e avere una certificazione certa dei dati sulle voci di spesa, ad esempio.
In allegato al rapporto sullo stato di attuazione della legislazione abbiamo potuto verificare che, al momento, le fonti di informazione sulla finanza pubblica sono tante e variegate.
Vi consegno la relazione per farne una copia. Lo faccio molto volentieri, perché apprezzo la volontà di guardare le cose: vuol dire che non c'è solo un approccio di cortesia, ma anche la voglia di cogliere i contenuti.
Sul tema delle fonti di informazione sulla finanza pubblica abbiamo, nel Paese, un sistema molto frammentato: abbiamo diversi indicatori, diversi soggetti, e manca un luogo di raccolta e di certificazione. Da qui parte la successiva discussione, che riguarderà l'attuazione del disegno di legge delega, attualmente in discussione.
Noi rivendichiamo il ruolo dei Parlamenti; non con un approccio corporativo, sia ben chiaro, e neanche con una metodica da sindacalisti. Riteniamo che serva un luogo istituzionale dove operare una sorta di manutenzione permanente dell'intero sistema democratico della Repubblica.
Le nostre riflessioni sono figlie di un luogo dove lo strumento di relazione è la collegialità e dove la sintesi dà, come sempre, un tributo positivo alla complessità della situazione; perché essere la Conferenza dei consigli e delle Assemblee legislative regionali, presiedute da persone diverse e rappresentative dell'intero arco delle forze politiche e delle straordinarie e speciali differenziazioni geografiche del Paese, non è un lavoro facile o banale. È un luogo dove ci si confronta molto, dove si evita di utilizzare delle contrapposizioni e di inseguire altre finalità, dove non si rinuncia alla ricerca di un minimo comune denominatore e di una serie di obiettivi comuni.
Io devo valorizzare questo tipo di lavoro, non per piaggeria ma perché so che è il risultato di una fatica collettiva; ci tengo a far notare anche il valore di un risultato, che non è una banalizzazione e che non vuole semplicemente dire alcune cose superficiali, ma che è la volontà di approfondire alcuni contenuti di sostanza che riguardano tutti e che noi trasmettiamo al Parlamento anche attraverso questa Commissione.
C'è una preoccupazione, per esempio: che attraverso questa modalità, con la quale si arriverà a definire il nuovo sistema-Paese un sistema federalista, possa passare una sorta di interpretazione di
alcuni contenuti costituzionali - come, ad esempio, l'articolo 114 - nei quali non c'è chiarezza di ruolo e di funzione. A nostro avviso, il tema dell'attribuzione delle funzioni andrebbe verificato e valutato all'interno di una discussione di carattere parlamentare o in cui il Parlamento, i consigli e le Assemblee legislative abbiano un ruolo.
Salutiamo il presidente Guido Milana, che presiede il consiglio regionale del Lazio, ed Enzo Lucchini, che è il vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia. Se qualcuno vuole intervenire per approfondire questo argomento è ovviamente invitato a farlo.
Penso alla preoccupazione che non si prefiguri una modifica ordinamentale attraverso il ruolo che si vuole riconoscere alle città metropolitane, al rapporto tra queste e la dimensione regionale. Non voglio entrare nella specificità di alcuni temi, perché non è nostra intenzione parlare di un singolo aspetto; la mia è una preoccupazione di carattere generale, e i colleghi approfondiranno eventualmente la questione introducendo qualche esempio dettagliato.
Facendo affidamento sulla vostra disponibilità di leggere più compiutamente la nota di riflessione che vi consegniamo, riteniamo quindi che alcuni temi siano di interesse comune e riguardino una prospettiva che vede ognuno di noi prestare la propria collaborazione al fine di rendere sostenibile nel tempo, così come ciascuno di noi desidera, tale riforma collaborando nel dare le risposte necessarie a far ripartire un Paese che, in questo momento, si trova in una crisi che mi limito a citare ma non commento, perché se ne parla abbondantemente e ognuno di noi ha occasione di definirla e connotarla.
La Bicamerale è per noi un importante luogo di riferimento, perché vorremmo recuperare compiutamente il contenuto delle modifiche del Titolo V, il quale, a nostro avviso, va attuato nella sua intera dimensione, non in modo frammentario e con parti a volte apparentemente anche non coordinate tra loro.
La Bicamerale è stata pensata per creare un luogo di discussione orizzontale tra gli enti individuati nell'articolo 114 della Costituzione; ai rappresentanti del sistema delle Regioni, ma non solo ad essi, è noto infatti l'annoso tema della sua integrazione.
Come abbiamo ribadito anche nel nostro documento, noi continuiamo a ritenere che sia importante definire anche questo ruolo nella sua completezza; questo non significa competere per ottenere altri spazi, perché noi sappiamo bene qual è il ruolo dei consigli regionali - che vorremmo difendere e valorizzare - e qual è il ruolo, ad esempio, degli esecutivi.
Non voglio riportare in questa sede le discussioni che hanno caratterizzato quasi tutti i rapporti sulla legislazione durante la VII Legislatura regionale, e questa Commissione è già stata molto coinvolta in questa discussione; tuttavia, adesso più che mai, dal momento che si sta compiendo un ulteriore salto attuativo del Titolo V è importante far funzionare i luoghi costituzionali che erano stati pensati per definire questo sistema di relazione, di controllo e di discussione, e che nel nostro documento abbiamo chiamato di «manutenzione permanente». Senza questa manutenzione, noi riteniamo che ci sia un rischio di deficit di sistema; un rischio che potrebbe coinvolgere la democrazia, la discussione ma anche le garanzie di controllo del funzionamento e della composizione politica, con i tanti conflitti che rischiano di attraversare la dimensione complessiva.
Concludo la mia introduzione, forse troppo verbosa. Ho voluto segnalare specificatamente alcune preoccupazioni sugli aspetti tecnici o di dettaglio in merito alla specificità del coordinamento della finanza pubblica e a tutto l'indotto legislativo ad essa necessario.
Nel documento potete trovare ogni riferimento a quanto detto; peraltro, sono
cose che immagino siano note a dei legislatori, pertanto non è assolutamente necessario insistere su questi aspetti.
PRESIDENTE. Desidero porre alcune domande ai nostri ospiti.
Innanzitutto vorrei sapere se, per procedere in maniera serena all'approfondimento di questo provvedimento, che è delicato, e che da qualche giorno è stato depositato al Senato dove inizierà il suo iter, è possibile procedere senza avere un quadro certo dei costi standard e della spesa storica afferente i settori che sono di competenza, al di là dei cosiddetti LEP (livelli essenziali delle prestazioni) e LEA (livelli essenziali di assistenza). Vorrei sapere dai presidenti dei consigli regionali e delle Assemblee legislative regionali qual è la loro valutazione in questo senso.
Mi spiego meglio: vorrei capire se possiamo fare una deliberazione approvativa astratta non acquisendo gli elementi conoscitivi, perché i dati economici e finanziari non sono ancora stati allegati al testo del disegno di legge. Abbiamo il parere della Conferenza, ma dovremmo avere ulteriori elementi per essere più tranquilli dal momento che, come giustamente sottolineava la presidente Donini, dobbiamo produrre una vera, autentica e oggettiva armonizzazione.
La seconda domanda è la seguente: è possibile approvare solo questo provvedimento, oppure procedere contestualmente o successivamente al consolidamento delle riforme costituzionali già fatte? Chiedo anche una precisazione rispetto alla seguente domanda: nella relazione che ci è stata consegnata, viene rappresentata l'esigenza di una integrazione della Commissione per le questioni regionali con il rappresentante delle autonomie locali. Ritenete che la Commissione possa essere in grado di interloquire - al di là della tecnicalità - nella processualità legislativa approvata e dopo aver approvato il cosiddetto disegno di legge delega Calderoli?
GIANVITTORE VACCARI. Per noi è sicuramente importante ampliare lo spettro delle conoscenze e dei contributi, per cui questa Commissione ha doverosamente accolto l'invito.
Dal momento che è qui presente anche il rappresentante della Sardegna, mi sia concesso di esprimere la nostra partecipazione ampia e unanime al lutto per la catastrofe naturale che ha colpito duramente l'isola. Ci auguriamo che le famiglie ritrovino serenità e tornino presto ad una normale condizione di vita.
Ho ascoltato la relazione, che è chiaramente una sintesi del testo che leggerò con più calma. Desidero soffermarmi su un aspetto. Dico la verità, in modo molto costruttivo e rispettoso: dalle Assemblee regionali, ovvero luoghi in cui si confrontano rappresentanze sia autonome che del sistema ordinario o dove, comunque, ci potrebbe essere una raffronto tra le Assemblee regionali autonome, mi aspettavo uno sforzo più forte per rivendicare un processo di attuazione di un federalismo più ampio, anche di tipo autonomo e legislativo, al di là della discussione già in atto sul federalismo fiscale.
Oggi, la presenza in quest'aula di realtà autonome testimonia che questo processo è già in essere. Inoltre, visto che il Parlamento compie lo sforzo di riequilibrare il sistema-Paese, mi aspettavo che, a tal proposito, da parte delle Assemblee ci fosse un contributo di approfondimento di un tema visto in un'altra prospettiva, perché non possiamo pensare che il federalismo fiscale sia il traguardo del nostro sforzo legislativo; quantomeno, non lo è per quanto riguarda il movimento che ho l'onore di rappresentare, ossia la Lega Nord, ma sono convinto che il discorso valga anche per gli altri gruppi, in uno sforzo comune di approfondimento.
Quindi, se non in questa seduta, mi piacerebbe che pervenisse a questa Commissione un contributo su questo punto di vista.
Mi riallaccio al discorso della Commissione parlamentare per le questioni regionali. Su questo tema ho già sentito dire, da parte di altri enti locali e rappresentanze, che forse è mancato un completamento della riforma del Titolo V quando ha voluto questa Commissione (con cui sono
lieto di partecipare perché credo fermamente in un legame forte sia con il territorio che con le rappresentanze istituzionali).
Come diceva prima il presidente, da questo punto di vista sono convinto che potremo seguire un comune percorso sullo sviluppo oltre al federalismo fiscale e alla successiva attuazione (perché oltre alla legge delega dobbiamo pensare anche a tutte le specifiche attuazioni).
In merito a questo specifico punto mi aspettavo quasi una rivendicazione, un auspicio che potesse arrivare, in breve tempo, un Senato delle regioni. Probabilmente questo aspetto sarà presente nel testo scritto e non è stato affrontato nell'intervento iniziale della presidente Donini a causa della sintesi alla quale l'abbiamo obbligata.
Con il Senato delle regioni si raggiungerebbe una vera parità di dignità tra le varie realtà territoriali, che potrebbero confrontarsi e contribuire alla modifica sostanziale e all'ammodernamento del Paese.
GIACOMO SPISSU, Vicecoordinatore della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle regioni e delle province autonome. Ringrazio il presidente, i parlamentari presenti e il senatore Vaccari per le parole di partecipazione al dramma che ieri ci ha colpiti.
La Conferenza delle Assemblee regionali arriva a questa audizione nel corso di un processo che si è messo in moto e che deriva dalle scelte fatte dal Governo con la presentazione del provvedimento sul federalismo fiscale.
Noi cerchiamo di restare all'interno del processo politico in atto - e di quello parlamentare che si attiverà in queste settimane - evitando di allargare il campo, nel senso che ci limitiamo alla discussione politica in corso. Cerchiamo di capire, nell'ambito di questo confronto che attualmente sembra essere limitato agli esecutivi, al Consiglio dei ministri e alla Conferenza delle regioni, in quale modo le Assemblee legislative (Parlamento e Senato da una parte e Assemblee regionali dall'altra) possano partecipare al formarsi di un provvedimento di impatto notevole sulle realtà e sugli assetti istituzionali e costituzionali del nostro Paese.
Nella passata legislatura abbiamo fornito, attraverso analoghe audizioni, l'opinione delle Assemblee regionali circa le modifiche costituzionali che avrebbero potuto costituire - e lo faranno senz'altro anche nella nostra discussione - una ordinata dimensione della applicazione costituzionale fino al Senato delle Regioni, ovvero ad una rappresentanza e ad una diversificazione delle funzioni nelle due Camere. Notiamo che nel corso dell'attuale legislatura alcuni di questi temi sono stati messi in ombra e si procede in modo veloce relativamente ad un aspetto, che però è evidentemente collegato ad altri di modifica costituzionale.
Pertanto, stante anche la diversità dei consigli regionali e delle regioni, la diversità degli interessi, persino delle funzioni delle regioni a statuto speciale e di quelle ordinarie, noi cerchiamo di mantenere un profilo omogeneo, di trovare tra di noi le questioni unificanti.
Una delle questioni certamente unificanti è quella relativa alla sottolineatura critica dell'assenza delle Assemblee legislative nel procedimento in atto, e forse persino del ruolo del Parlamento, anche se escludere il ruolo del Parlamento è indubbiamente più complesso.
Da più parti si dice che questo testo rappresenta una sintesi alta, elevata, difficile e complessa tra il Governo, le regioni, l'ANCI (Associazione nazionale comuni italiani), l'UPI (Unione delle province d'Italia), e pertanto non la si può modificare, quindi il Parlamento faccia attenzione nel fare modifiche. Ritengo che questa sia una dichiarazione molto forte dal punto di vista delle funzioni democratiche in questo Paese.
Non voglio fare il parlamentare ma noto che c'è un problema; se questa è la modalità con la quale si intende fare gli approfondimenti - anche quelli di cui
parlava il presidente sugli standard minimi, rispetto ai quali niente c'è se non un rinvio a fasi e a sedi successive nelle quali si faranno i dovuti approfondimenti - penso che il Parlamento, su questi temi, anziché mettere la mano sul testo e giurare fedeltà - cosa che è possibile - dovrebbe fare degli approfondimenti.
Uno dei punti di criticità nell'approvazione di un processo di federalismo fiscale consiste nella trasparenza dei conti, dei costi, dei bilanci, nel controllo legislativo successivo, e questo è infatti uno dei punti indicati nel rapporto sulla legislazione presentato dal Presidente della Camera dei deputati due settimane fa.
Noi facciamo rilevare che le Assemblee legislative regionali, che pure costituiscono una parte essenziale per garantire la omogeneità delle leggi e per la trasparenza dei bilanci affinché il federalismo proceda virtuosamente, e che pure dovranno svolgere una parte essenziale insieme agli esecutivi, in questo iter formativo di un procedimento così importante non sono contemplate.
Di qui, nasce la proposta di allargare la Bicamerale per gli affari regionali nei modi e nelle forme che si decideranno, e che non solo sono giuridicamente possibili, ma anche utili. Auspichiamo che, così come avete deciso, attraverso l'unificazione della discussione nelle Commissioni ci sia la possibilità di interloquire man mano che questa discussione procede in Parlamento, per evitare che riguardi solo gli esecutivi.
Non abbiamo fatto nessuna riflessione specifica su cose che, nel merito, sarebbe utile approfondire e sulle quali discuteremo certamente; non l'abbiamo fatto non per omissione o perché ci sia sul testo una condivisione totale, ma perché riteniamo che l'apertura della discussione consenta di mettere in luce alcune possibili contraddizioni che potrebbero bloccare un processo utile e importante per il Paese, nel quale le diversità istituzionali e costituzionali fra le regioni sono tenute in conto; non costituiscono una riserva indiana ma sono dei riferimenti avanzati e costituzionalmente riconosciuti nel Paese, e possono persino costituire un punto di riferimento per le regioni a statuto ordinario.
Affrontiamo quindi questa discussione - lo dico da presidente di una Assemblea regionale a statuto speciale - senza alcuna preoccupazione di veder toccati quelli che qualcuno chiama privilegi. In realtà non sono privilegi, ma solo modalità diverse di relazione con lo Stato, cui corrisponde anche una responsabilità precisa: la regione Sardegna, dal prossimo anno, avrà totalmente a carico del proprio bilancio sia la sanità, sia il trasporto pubblico locale. Ci sarà un'intesa con lo Stato per quanto riguarda il regime delle entrate, ma anche una precisa assunzione di responsabilità per quanto riguarda la gestione dei servizi essenziali come sono, appunto, la sanità e il trasporto pubblico locale.
Concludo il mio intervento sperando di aver fornito qualche precisazione sulla posizione dei consigli regionali e dei presidenti.
GUIDO MILANA, Presidente del consiglio regionale del Lazio. Signor presidente, anche noi guardiamo con attenzione al processo di modifica costituzionale legato al Senato delle regioni; pertanto, non affrontiamo oggi il tema perché non è all'ordine del giorno, ma non sottovalutiamo assolutamente né la portata di questa riforma né la condivisione che ci dovrà essere dal punto di vista del rapporto con le Assemblee legislative.
Desidero solo fare una sottolineatura, legata proprio a questo aspetto. C'è una preoccupazione, che ritengo non dobbiamo sottovalutare o fingere ipocritamente di non conoscere: attorno al disegno di legge c'è un dibattito aperto dagli organi di informazione, che può promuovere delle modificazioni. Da un punto di vista squisitamente politico, da una parte c'è l'idea di procedere fino alla fine senza introdurre alcuna modifica, dall'altra mi sembra che prevalga qualche spinta emendativa che rischia di anticipare un diverso assetto istituzionale.
Mi riferisco, soprattutto, alle questioni che riguardano le aree metropolitane e ad un tema più preciso che non sollevo, non certamente perché presiedo l'Assemblea legislativa del Lazio ma perché presumo che questo tema possa compromettere complessivamente le altre questioni che sto per affrontare.
Dietro l'utilizzo del terzo comma dell'articolo 114 - quello riguardante la definizione della capitale - credo si possa invece introdurre qualche elemento pregiudiziale attorno all'assetto delle diverse aree metropolitane.
A noi sembra che il disposto dell'articolo 13 del disegno di legge, il quale riconosca sostanzialmente a Roma capitale alcune funzioni per le quali vi è un «cachet» annuo definito - che non è poi molto diverso dal passato, quando veniva fatta una legge specifica ogni anno (oggi è stato introdotto un tema di questa natura) - assolva il disposto del comma terzo dell'articolo 114.
Poiché sui giornali è stato aperto un dibattito puntuale, se nella fase di discussione si cerca di introdurre delimitazioni di aree e concessioni di poteri, credo che sia questo caso sia la fase di attuazione delle altre aree metropolitane debbano vedere necessariamente protagoniste le Assemblee legislative regionali.
Sarebbe davvero bizzarro pensare di costruire delle «regioni col buco» - le abbiamo definite così con una battuta - senza un dibattito che presupponga la reale misurazione delle esigenze.
Una seconda questione mi veniva in mente mentre si discuteva: io non so - se nella definizione delle risorse o nella fase attuativa dei decreti - fino a che punto si spingerà la fase di applicazione del principio di sussidiarietà attorno all'imposizione fiscale nell'ambito delle regioni; ma io sono un po' preoccupato - lo dico con serenità - perché nei territori che noi governiamo esistono dei «nord» e dei «sud» all'interno delle singole regioni, e, se l'unica fonte con la quale si pensa di ripristinare la tassazione locale è quella dei valori immobiliari, ho l'impressione che noi faremo dei danni. Sostanzialmente, se il cespite sul quale introdurre la tassazione locale sono gli immobili, noi abbiamo forbici incredibili fra aree urbane ed aree extraurbane.
Sollevo il problema portandovi un piccolo esempio: noi stiamo realizzando una legge sui piccoli comuni nella nostra regione, e da un'analisi precisa il Lazio - ma credo che qualunque regione abbia le stesse condizioni e lo stesso tipo di parametro - avendo aree molto urbanizzate e quindi con grandi valori immobiliari e aree marginali con scarsissimi valori immobiliari, ha a suo carico a sua volta la necessità di costruire meccanismi perequativi sul territorio, altrimenti le forbici diventano enormi.
In questo, condivido la necessità di avere maggiori elementi in merito a ciò che accade, tenendo conto anche della tassazione locale. È stata fatta una gran bella cosa togliendo l'ICI, ma poi bisogna vedere come verrà sostituita.
ALBERTO TESSERIN, Vicepresidente del consiglio regionale del Veneto. Desidero ringraziare il presidente Pepe per la cortesia con cui ci ha accolti e per la franchezza con cui ci ha posto le domande, pari a quella del senatore Vaccari, che ringrazio.
Nell'incontro di oggi vorrei esprimere le nostre preoccupazioni. Noi rappresentiamo la realtà di tutte le regioni d'Italia, che presentano condizioni diverse e una diversa visione del percorso che dobbiamo fare insieme; anche se tutti lo considerano necessario, tale percorso presenta difficoltà di cui non possiamo non essere consci.
Noi vogliamo avviare in questa sede un percorso proficuo, che inizi oggi. Affinché questo percorso inizi e si protragga, dobbiamo portare le istanze della globalità dei consigli regionali dell'Italia, con le loro diverse sfaccettature.
Non a caso in questa sede siamo rappresentati in maniera multiforme dal presidente dell'Emilia, da una regione speciale
come la Sardegna, dal Lazio con Roma città Capitale e da due regioni del nord, la Lombardia e il Veneto. Non abbiamo una visione univoca sul percorso che ci aspettiamo, però la cosa di cui siamo certi riguarda quanto chiestoci dal senatore Vaccari quando ha detto che si aspettava più determinazione nel percorso autonomistico. La determinazione c'è, ed è anche molto forte, ma ci sono anche aspettative diverse rispetto al significato di maggiore autonomia.
Cerchiamo di presentarci a questa Commissione in maniera non conflittuale ma unendo le posizioni che possono coincidere, convinti che il percorso del federalismo prosegua se questo è il minimo comune denominatore. Se ci presentassimo con intenzioni rissose, pensando che debba vincere uno piuttosto che un altro, probabilmente bloccheremmo il percorso.
Noi diamo per scontato che si arrivi alla Camera delle autonomie o al Senato delle regioni perché lo consideriamo un dato ineludibile, che forse poteva essere messo in discussione qualche anno fa ma che oggi necessita di un percorso che velocizzi la sua realizzazione.
Conosciamo le discussioni in corso nei diversi livelli istituzionali: oggi l'assemblea nazionale dell'ANCI dirà alcune cose; sapevamo che dovevano sparire le province invece sembra che non spariscano più; viviamo in questa condizione di incertezza e di difficoltà interpretativa.
Proprio perché sussiste questa difficoltà, noi non vogliamo presentarci a voi offrendovi un'immagine che sarebbe fuori dalla realtà. Noi vogliamo fare una politica dei piccoli passi, ma non perché siano passi di arretramento ma per fare insieme il più velocemente possibile questo percorso.
Forse questo dà la sensazione di una non spregiudicatezza nel percorrere la strada che abbiamo davanti. Il presidente Pepe ci ha chiesto se, a nostro avviso, i livelli di conoscenza sui LED siano possibili o meno. Noi ci aspettiamo che la Camera e il Senato, in riferimento agli incontri avuti nella Conferenza Stato-regioni quando sono stati decisi con i patti di stabilità i diversi livelli perequativi, i limiti e le penalizzazioni, possiedano un quadro e una conoscenza della situazione. Sappiamo che non è così, e pensando diversamente forse ci illuderemmo.
Ma proprio perché non è così, noi siamo qui per dire che forse l'esperienza, non solo quella dei Governi ma anche quella delle Assemblee, potrebbe essere utile per affrontare con maggiore serenità ed una conoscenza più approfondita anche un ruolo che rimane difficile.
È stato chiesto chi potrebbe essere il rappresentate delle autonomie locali: se poniamo la domanda alle regioni, alle province o ai comuni, ciascuno si riterrà rappresentante per il proprio livello; d'altra parte, la Costituzione stessa li individua.
Noi diciamo che, da un punto di vista democratico, noi siamo sicuramente i rappresentanti eletti in maniera democratica; addirittura, in Veneto siamo eletti con la preferenza, quindi con la possibilità di decidere precisamente chi siederà nei consiglieri regionali.
Pertanto, noi rappresentiamo tutta la platea della realtà territoriale, avendo al nostro interno la globalità della rappresentanza, non solo una parte.
Con il ruolo che hanno oggi i governatori e le giunte regionali è chiaro che, nella misura in cui voi ascoltate un governatore, egli rappresenterà giustamente la sua regione, ma non ci sarà quella compiutezza democraticamente espressa che le Assemblee rappresentano.
In tale contesto noi confermiamo il desiderio di partecipare con voi all'attuazione di questo percorso, convinti che, in maniera molto modesta, possiamo essere un punto di riferimento utile anche per la Camera e il Senato.
Siamo assemblee: gli unici livelli che hanno potestà legislativa, di diverso grado e con il rispetto dovuto, siamo noi; e siamo anche quelli che maggiormente possono
cercare di mantenere il quadro dell'evoluzione del federalismo all'interno di un quadro democratico, compito affidabile alle Assemblee legislative oltre che al Governo.
PRESIDENTE. Condivido questa parte finale sulla centralità delle Assemblee legislative regionali. Le loro funzioni talvolta vengono oscurate dalla creatività dei cosiddetti governatori, i quali ritengono di governare a prescindere dal valore strategico delle Assemblee regionali che, secondo me, devono acquisire ancora maggiore potestà nella guida e nello sviluppo dei loro territori.
Vi ringrazio per il contributo che avete dato finora; quando entreremo nella fase di approfondimento della legge delega sul federalismo fiscale - perché è di questo che parliamo - avremo modo di confrontarci ancora.
Il presidente, a nome della Commissione, ha fatto istanza ai Presidenti della Camera e del Senato e, per conoscenza, ai capigruppo, di costituire la Commissione secondo i parametri e i principi della Costituzione italiana. Se noi non facciamo dei passi coraggiosi in avanti ma teniamo tutto oscurato o fermo, ci renderemo anche noi responsabili indubbiamente di inadempienze.
Se fossi stato il rappresentante di una regione, avrei chiesto con forza la costituzione ad horas della Commissione secondo i dettami della Costituzione modificata. Ritengo che sia giusto così.
Sono convinto che, al di là dei tempi che viviamo e delle conoscenze oggettive che dobbiamo avere sull'argomento - perché la finanza italiana è atipica e bisogna conoscerla bene - il processo di avviamento al federalismo vero o tout court avverrà, e dovrà essere effettivamente rappresentativo delle regioni salvo discipline diverse, perché non possiamo procedere con un Parlamento e un Senato così mastodontici, che talvolta non riescono a produrre ciò che devono produrre.
Se vogliamo modernizzare il Paese dal punto di vista istituzionale, ritengo che il processo sia irreversibile, che non si debba tornare indietro, ma andare avanti.
ENZO LUCCHINI, Vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia. Signor presidente, intervenendo per ultimo non posso far altro che confermare che la nostra presenza aveva come presupposto quello di risultare voce univoca. Infatti, si sono sentiti più toni e più note che però sono parte di un'unica sinfonia, perché quello che è stato detto ci vede tutti d'accordo.
Mi sembra si possa dire che c'è senz'altro l'esigenza, da parte delle Assemblee legislative, di essere parte attiva in questo processo di riforma complessiva dello Stato e, soprattutto, di applicazione dell'opzione federalista del Titolo V.
Ricordiamo sempre che il Titolo V della Costituzione, così come modificato, non parla mai di federalismo (è un termine che non cita mai); tuttavia, contiene una forte opzione federalista che ha visto alcune regioni attivare una serie di sollecitazioni e di istanze presso il Governo e presso il Parlamento per intraprendere la via di maggiori forme di autonomia.
Questo processo - che darebbe una risposta anche all'interrogativo e alla sollecitazione che il senatore Vaccari ha voluto porre - si è interrotto, perché rispetto alle richieste di istanze di maggiori forme di autonomia è sopraggiunta la considerazione secondo cui si potranno avere maggiori forme di autonomia quando si avranno e si potranno avere maggiori risorse.
È stato detto di non «mettere il carro davanti ai buoi» - per parlare in modo pedestre - e di passare attraverso il federalismo fiscale; questo è il tema che stiamo affrontando, con tutte le perplessità ma anche con tutti gli entusiasmi che esso suscita.
Allo stato attuale, siamo certamente di fronte a un lavoro in evoluzione, un work in progress. Ci interessa anche la tempistica rispetto a questo work in progress, e ci interessa capire come verranno emanati
i decreti legislativi e con che forma di partecipazione troveranno una loro definizione, perché la Conferenza unificata è il soggetto che interloquirà in via privilegiata.
Noi ribadiamo la nostra volontà di essere soggetti che contribuiscono alla scelta delle vie da percorrere, e vorremmo anche che la tempistica e il nostro coinvolgimento arrivassero anche a definire una situazione di maggior libertà impositiva da parte delle regioni, perché se il punto di partenza sono la spesa storica da superare, i LEP, i LEA, i fabbisogni standard, è anche vero che poi ci sono le opzioni di maggiori forme di autonomia che devono essere soddisfatte.
La regione Lombardia ha già fornito una anticipazione della sua visione: sono dodici le materie che avremmo ipotizzato come materie di competenza esclusiva per esercitare le maggiori forme di autonomia. Alla fine non saranno dodici, ma l'istanza posta di declinare al meglio un federalismo graduato è un'istanza che abbiamo messo sul tavolo e che abbiamo tenuto «nel tepore dell'attesa» proprio perché siamo consapevoli che il primo passaggio è quello del federalismo fiscale. Noi non vogliamo forzare la situazione.
Nel federalismo fiscale però qualche perplessità rispetto ad alcune scelte è già stata sollevata, soprattutto dalla nostra regione. Questa forse è la questione sollevata dal collega Tesserin quando ha detto che marciamo tutti nella stessa direzione. In termini di principi generali siamo senz'altro tutti d'accordo, però poi non può che esserci qualche più o meno leggera - a seconda della prospettiva - differenza.
MONICA DONINI, Coordinatrice della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle regioni e delle province autonome. Concludo esplicitando tre domande nette alle quali credo che dobbiamo concorrere a dare la risposta insieme.
Innanzitutto chiedo se è possibile che sia una Commissione tecnica, avulsa da un rapporto con il Parlamento e le Assemblee, ad avere la responsabilità di definire i costi standard. Si tratta di una scelta fondamentale, perché è determinante la percezione materiale del risultato, positivo o negativo, di questa riforma.
In secondo luogo, chiedo se è possibile che anche la valutazione del monitoraggio sia affidata ad una Commissione permanente costituita solo dagli esecutivi in seno alla Conferenza Stato-regioni, quando il tema della valutazione del controllo è affidato dalla Costituzione al Parlamento e alle Assemblee legislative. Sul tema della valutazione, peraltro, avremo modo di scambiare riflessioni: nel documento da noi presentato, alcuni passaggi spiegano come il sistema dei consigli regionali sia avanti su questo tema, e utilizzi già le clausole valutative in moltissime leggi.
La senatrice Antezza, che fino a poco tempo fa era presidente del consiglio regionale della Basilicata, è stata protagonista di un momento importante, ovvero la Carta di Matera: la firmammo sul progetto relativo alla valutazione, ed è una seconda domanda aperta, alla quale desideriamo concorrere.
Infine: siamo sicuri di aver presente la necessità complessa di tenere tutto insieme il sistema? Io l'ho detto prima: se va attuata la Costituzione, va attuata tutta e con una modalità che non mascheri frammentariamente (perché si utilizza il sistema della frammentazione) alcuni aspetti.
Alcune regioni, come la Lombardia e il Veneto, hanno già attivato l'articolo 116. Qual è l'effetto di questa realtà? Abbiamo le regioni speciali; sono i temi qui dibattuti, più le cose suggerite molto nettamente dal presidente Milana, quando ha fatto riferimenti più specifici al tema. Città metropolitane: se il modello Roma capitale diventerà quello sul quale si costruiranno le città metropolitane, è corretta l'idea che le regioni diventino realtà «con i buchi», rendendo difficoltosa o impossibile l'individuazione di meccanismi anche perequativi tra territorio metropolitano e territorio regionale?
Penso che siamo stati netti. Ripeto: non c'è risposta a queste domande, perché non
è più il tempo in cui si calano le risposte. C'è bisogno di fare una ricerca che sia condivisa e il più possibile collegiale.
I consigli regionali sono disponibili a collaborare e a trovare queste risposte, anche assumendosi la responsabilità di essere parte della soluzione (a parte i soggetti che in questa fase problematizzano, ma per senso di responsabilità). Le due cose insieme; non si è parte di un problema, si condivide una situazione complessa, con dei divari, e si vuole essere parte della soluzione.
PRESIDENTE. Ringrazio i rappresentanti della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle regioni e delle provincie autonome per il lavoro svolto e per le proposte che sono venute da quest'audizione.
Dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 14,35.
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