Onorevoli Colleghi! — Le reti idriche e fognarie italiane presentano le carenze infrastrutturali più rilevanti tra i principali Paesi europei. Il tasso di perdita negli acquedotti è stato calcolato in circa il 40 per cento, contro il 10 per cento circa della Germania e il 15 per cento della Gran Bretagna, nonostante la densità pro-capite di tali reti sia in Italia inferiore. Questo è ancora più evidente al sud, dove vi è un tasso di perdita del 70 per cento. In base alla tariffa nazionale media per l'acqua potabile, le perdite annue della rete idrica italiana registrano un controvalore di 4 miliardi di euro, esclusi i danni ambientali generati specialmente dalle perdite della rete fognaria.
I maggiori costi derivanti da tali inefficienze sono attualmente sostenuti dai cittadini attraverso il pagamento dei costi di fruizione dei servizi idrici e fognari, con un'evidente penalizzazione della capacità di spesa delle famiglie. In base alle stime di durata massima delle tubature, circa il 50 per cento degli attuali acquedotti, pari a oltre 125.000 chilometri, e oltre il 30 per cento delle attuali fognature, pari a 46.000 chilometri, dovranno essere sostituiti entro i prossimi venti anni, anche alla luce di significative tratte con presenza di amianto.
Per le caratteristiche proprie della rete idrica, questo settore può essere considerato tra quelli potenzialmente idonei a sostenere una ripresa economica di lungo periodo grazie a un programma di adeguamento e di ammodernamento delle stesse reti idrica e fognaria. Al fine di
a) una minore tariffa (o una crescita ridotta delle tariffe) per l'acqua potabile a carico del cittadino, grazie alle minori perdite nella rete idrica;
b) un miglior utilizzo della risorsa acqua, che in alcune aree è disponibile in quantità limitate, con minori costi futuri di potabilizzazione;
c) minori costi di manutenzione per le nuove reti;
d) minori interventi di bonifica dei terreni e minori inquinamenti delle falde a seguito della diminuzione delle perdite delle reti fognarie.
La situazione italiana.
Prendendo come riferimento il documento di aggiornamento allo studio sull'analisi, i costi e i benefici sulle reti dei servizi di pubblica utilità, prodotto dalla società di ricerca e consulenza Althesys nel 2010, dall'analisi condotta sulle reti idriche europee emerge con estrema chiarezza il deficit di performance della rete idrica italiana.
Infatti, gli acquedotti in Italia hanno un tasso di perdita molto elevato (38 per cento), soprattutto se confrontato con l'attuale situazione dei migliori Paesi europei: la Germania (7 per cento) e il Regno Unito (18 per cento).
In termini assoluti, in Italia, le perdite ammontano a circa 3.000-4.000 miliardi di metri cubi all'anno (fonte Utilitatis 2006). Valutando tali perdite sulla base della tariffa nazionale media per l'acqua potabile, emerge come nel nostre Paese, ogni anno, la collettività subisca un costo, a causa dell'inefficienza, pari a 3,9-5,2 miliardi di euro.
Secondo fonti più recenti (Commissione nazionale di vigilanza sulle risorse idriche 2009) le perdite aumenterebbero a 2.000 miliardi di metri cubi, pari a 2,5 miliardi di euro. Le stime non sono sempre omogenee, ma appare in tutta la sua evidenza che, in un caso o nell'altro, siamo di fronte a un enorme sperpero di denaro pubblico.
La consistenza delle reti fognarie risulta, a sua volta, decisamente deficitaria. Infatti, sia la densità in relazione al territorio che quella pro capite risultano molto inferiori rispetto a quelle degli altri Paesi europei.
Da tali analisi emerge, in tutta la sua evidenza, la necessità di investire nel nostro Paese in infrastrutture di rete, sia idrica che fognaria, al fine di migliorarne le performance e quindi di aumentare la qualità dei servizi offerti.
I punti fondamentali della questione.
1) L'acqua è un bene essenziale che deve essere dato a costi il più possibile contenuti, tali da coprire i costi di un servizio di gestione della rete di distribuzione che però deve essere sia efficiente che efficace.
2) L'acqua potabile non può più considerarsi un bene «inesauribile», specialmente in alcune parti del Paese. Lo spreco dovuto a una rete idrica inefficiente comporterà un forte aumento dei costi per il consumatore.
3) Il prezzo al rubinetto dell'acqua potabile è generalmente insufficiente a coprire i costi di capitale e di gestione della rete di distribuzione e quindi o si aumenta l'efficienza delle reti attraverso una migliore gestione e un ammodernamento della rete, fissando al contempo regole di progettazione e di gestione adeguate, o si aumentano significativamente le