Onorevoli Colleghi! - La modernizzazione del sistema agro-alimentare ha favorito, negli ultimi decenni, la crescita ed il consolidamento di «filiere lunghe», modalità di distribuzione dominate da imprese di grandi dimensioni e che operano su mercati globali, in cui la necessità di standardizzazione e di flessibilità di approvvigionamento ha portato all'omologazione delle culture produttive agricole e alla conseguente uniformità dei gusti e dei consumi, al deterioramento della diversità biologica e culturale e ad un consistente impatto ecologico, nonché alla forte riduzione
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della possibilità per il cittadino-consumatore di esercitare un controllo diretto sull'origine e sulle modalità di produzione di ciò che acquista e consuma.
Negli anni recenti, accanto a questi processi ed in conseguenza della crescente consapevolezza delle contraddizioni che ne sono scaturite, abbiamo però assistito anche al moltiplicarsi di iniziative volte a ricondurre il prodotto al suo luogo di origine e a restituire visibilità ai produttori. Nella gran parte dei casi, queste iniziative assumono configurazioni organizzative «corte», radicate nel territorio e quindi legate alle sue risorse naturali, culturali e sociali, e fondate su concezioni diverse del produrre e del consumare.
Fra le esperienze più significative di accorciamento della filiera vanno ricordati, in questo contesto, i farmer's market (mercati contadini o mercatali) nati circa 20 anni fa negli Stati Uniti d'America. Secondo recenti studi, i farmer's market negli Stati Uniti sono cresciuti di quasi il 30 per cento negli ultimi cinque anni, passando da circa 3.000 agli attuali 3.700, con oltre 40.000 imprese agricole coinvolte in forme di commercializzazione diretta.
La filiera corta è quindi quella modalità di distribuzione alimentare che prevede un rapporto diretto tra produttori e consumatori, singoli o organizzati: una procedura virtuosa che riduce il numero degli intermediari commerciali diminuendo, conseguentemente, il prezzo finale. Gli acquisti possono avvenire tramite vendita diretta, mercatini, gruppi di acquisto, cooperative di consumo o commercio elettronico. La filiera corta permette inoltre al consumatore una migliore conoscenza delle qualità intrinseche del prodotto e di chi lo produce oltre ad ottenere un prezzo vantaggioso per chi acquista ed una retribuzione equa per chi vende. Con la distribuzione tradizionale per ogni euro speso per l'acquisto di prodotti agricoli solo 17 centesimi vanno agli agricoltori, mentre 60 centesimi vanno a coprire i costi di trasporto e distribuzione. Numerose indagini hanno infatti testimoniato che i prezzi degli alimenti, dal produttore alla tavola, aumentano esponenzialmente: nel caso ad esempio degli articoli ortofrutticoli si registra una crescita media del 200 per cento mentre con la presenza di mercati locali i cittadini possono risparmiare il 30 per cento rispetto alla grande distribuzione.
Oltre alle garanzie di qualità ed al risparmio, la filiera corta offre anche la possibilità di salvaguardare l'ambiente. È stato infatti stimato che un pasto medio percorre oltre 1.900 chilometri su camion, navi o aerei prima di arrivare sulla tavola. Utilizzare prodotti di filiera corta, originari del territorio e quindi a «chilometro zero», significa ridurre considerevolmente le emissioni di gas nocivi (in termini di emissioni annue una tonnellata di anidride carbonica per famiglia), i numerosi passaggi di imballaggio e confezionamento, oltre a promuovere modelli virtuosi ed ecocompatibili di agricoltura locale. Va infine ricordato che l'uso sostenibile delle risorse rappresenta uno degli elementi chiave della Strategia di Lisbona.
In questi ultimi anni anche i consumatori italiani hanno mostrato un'attenzione sempre maggiore verso la filiera corta e i prodotti biologici. Secondo alcuni dati della Coldiretti quattro famiglie su dieci hanno acquistato, almeno una volta nel corso dell'anno, gli alimenti direttamente in campagna, una percentuale che cresce costantemente. Nel 2007 sono saliti a 57.530, con un aumento considerevole del 48 per cento rispetto al 2001 i frantoi, le cantine e le fattorie dove è possibile comperare direttamente per un fatturato di 2,5 miliardi di euro. I prodotti maggiormente acquistati sono la frutta e verdura (con il 28 per cento del totale e 15.940 aziende), il vino (con il 37 per cento del totale e 21.400 aziende), l'olio (con il 20 per cento del totale e 11.250 aziende), i formaggi (con l'11 per cento del totale e 6.250 aziende), le carni e i salumi (con l'8 per cento del totale del 4.680 aziende) e il miele (con il 3 per cento del totale e 1.940 aziende). Una rete di vendita capillare che è stata spesso valorizzata dai provvedimenti di carattere regionale e che necessita ora di norme quadro, di rilevanza
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nazionale, che incentivi i consumatori e sostenga i produttori.
È in relazione alle finalità sopra espresse e per sostenere nuovi modelli di distribuzione già apprezzati dai consumatori italiani che portiamo alla vostra attenzione la presente proposta di legge finalizzata alla promozione del consumo di prodotti alimentari a «chilometro zero» provenienti da filiera corta. L'obiettivo prioritario delle norme proposte è, quindi, quello di incoraggiare l'acquisto di alimenti prodotti in ambito locale in cui devono essere consumati anche attraverso una informazione trasparente, puntuale ed efficace sul settore. Il progetto va quindi incontro all'evoluzione delle preferenze dei consumatori i quali, oltre a ricercare prodotti con prezzi più contenuti, sono particolarmente attenti alle caratteristiche di qualità nutrizionali, di sicurezza, di eticità e di ecocompatibilità degli alimenti.
La presente proposta di legge ha inoltre la finalità di valorizzare le piccole e medie imprese agricole, per lo più a conduzione familiare, che operano e vivono sul territorio. Preservandone l'identità e la sopravvivenza e contribuendo, così, al loro mantenimento sul territorio. È in questa direzione che vengono quindi incentivate nuove forme di scambio capaci di veicolare e promuovere le filiere corte limitando il numero degli intermediari, a partire da opportunità di incontro e da strumenti di cooperazione basati sul rapporto diretto tra chi produce e chi consuma.
Il provvedimento introduce inoltre le modalità di concessione del marchio di filiera denominato «Chilometro zero». Un segno distintivo ed una garanzia certificata che rappresentano un riconoscimento formale della provenienza e della qualità dei prodotti da utilizzare sia sugli articoli alimentari che sui menu degli esercizi di ristorazione. Va infine ricordato che la presente proposta di legge è conforme a quanto previsto dal decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 20 novembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 29 dicembre 2007, emanato in attuazione dell'articolo 1, comma 1065, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), che disciplina i mercati riservati all'esercizio della vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli.
Nello specifico, la proposta di legge si compone di sette articoli e di un allegato. Nel primo articolo sono indicate le finalità a cui si ispirano le norme introdotte, mentre l'articolo 2 contiene le definizioni dei concetti presenti ed in particolare la denominazione di «filiera corta» che mira a consentire l'individuazione dei prodotti che garantiscono un limitato apporto di emissioni inquinanti legate alla fase di movimentazione dei prodotti agricoli ed agroalimentari. Gli articoli 3, 4 e 5 dettano poi le norme per favorire l'incontro tra la domanda e l'offerta di prodotti di qualità ed ecocompatibili, la loro riconoscibilità e la trasparenza delle informazioni. A tali scopi vengono previste modalità di valorizzazione dei prodotti nell'ambito dei servizi di ristorazione pubblica, nel settore della grande distribuzione e nel circuito dei mercati comunali. L'articolo 6 e l'allegato 1 istituiscono e disciplinano inoltre la licenza d'uso del marchio «Chilometro zero»: un marchio di filiera che certifica il limitato apporto delle emissioni inquinanti derivanti dal trasporto calcolato dalla fase di produzione fino al momento del consumo finale. L'articolo 7 predispone infine la creazione, presso il Comando carabinieri politiche agricole e alimentari, di un apposito nucleo destinato ad assicurare i controlli e la prevenzione in materia di tutela della sostenibilità ambientale e della qualità dei prodotti.
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