PDL 1514
XVI LEGISLATURA
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CAMERA DEI DEPUTATI
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N. 1514
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PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
BARBI, GRASSI, CORSINI
Istituzione del Fondo per il finanziamento del Fondo globale
per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria
Presentata il 22 luglio 2008
Onorevoli Colleghi! - Il Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria è stato costituito dai Capi di Siato e di Governo del G8 a Genova nel 2001 (l'Italia in particolare se ne fece promotrice) per sostenere finanziariamente la necessità di un mutamento radicale nella lotta contro la diffusione di questi virus: AIDS, tubercolosi e malaria sono infatti le tre maggiori malattie connesse alla povertà nel mondo, infezioni che provocano morte e malattia soprattutto nei Paesi a basso tenore socio-economico.
Il Fondo ha ricoperto, fino ad oggi, un ruolo indispensabile nel realizzare e nel mantenere la spinta politica sull'onda della quale è stato pensato e creato; nei suoi primi cinque anni di vita, per esempio, ha finanziato l'avvio di 400 progetti quinquennali in 131 Paesi, per un totale di 5,4 miliardi di dollari.
I progetti hanno riguardato, tra gli altri, l'invio e la formazione di 500 assistenti sanitari in Niger e il trattamento di 386.000 persone con i farmaci salvavita. La prospettiva è quella di raggiungere, entro il 2010, il risultato di sottoporre a terapia con farmaci antivirali 1,8 milioni di persone, realizzando cioè il cosiddetto accesso universale.
A partire dal 2006, poi, nell'ambito della sessione speciale dell'Assemblea generale dell'ONU, gli Stati firmatari (tra i quali l'Italia) si impegnarono a garantire, con la stesura di una dichiarazione, un flusso di risorse costanti e prevedibili, addizionali rispetto a quelle per la cooperazione
allo sviluppo, da destinare al finanziamento della lotta contro l'AIDS, la tubercolosi, la malaria e le altre pandemie.
Nel passato il contributo italiano al Fondo globale per la lotta all'AIDS è stato non sempre sufficientemente costante, e caratterizzato da un'eccessiva «volatilità»; troppo spesso, inoltre, è andato a incidere sui fondi ordinari stanziati per la cooperazione allo sviluppo. È sufficiente ricordare, per esempio, che, dopo gli impegni internazionali assunti dall'Italia durante il vertice del G8 del 2001, si sono registrati pesanti ritardi nelle quote impegnate e non devolute al Fondo, che sono state ripianate solo grazie all'immane sforzo fatto dal Governo Prodi nella scorsa legislatura, che, dopo aver colmato i ritardi e ripianato i debiti, ha versato già a dicembre 2007, in anticipo e come primo Paese tra quelli aderenti al Fondo, la quota destinata dall'Italia al Fondo globale per il 2008.
Va del resto ricordato che una non sufficiente costanza, per non parlare di una riduzione, nell'erogazione dei fondi necessari può avere come conseguenza la sospensione nella somministrazione dei farmaci salvavita ai malati, con gravi ricadute sulla resistenza virale dei pazienti. I Paesi più colpiti dalla pandemia, quelli dell'Africa sub-sahariana, dipendono, e dipenderanno ancora significativamente nel prossimo futuro, dalle risorse che arrivano dai Paesi donatori per finanziare la loro risposta nazionale all'impatto del virus e per garantirsi un minimo di sopravvivenza e di visione del futuro. Si tratta di regioni che stanno diventando popolate prevalentemente da malati e da orfani. Interi territori già in gravissima difficoltà vedono infatti progressivamente «consumarsi» le generazioni destinate naturalmente a essere protagoniste del loro stesso futuro economico, culturale, umano. Non si può, inoltre, non tenere conto delle ripercussioni che un fenomeno di dimensioni così abnormi comporterà in termini di interazioni economiche e di impatto sociale tra i continenti e tra i cosiddetti «primo» e «terzo» mondo.
In un rapporto dell'Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta all'AIDS (UNAIDS), presentato nel 2006 (si tratta probabilmente del documento più completo mai prodotto finora: per stilarlo sono stati utilizzati i dati di 126 Paesi e di oltre 30 organizzazioni internazionali), è risultato che il mondo, nonostante alcuni piccoli progressi, sta sostanzialmente perdendo la sua guerra contro il virus.
Nell'ultimo quarto di secolo si sono contati, infatti, 65 milioni di infetti e ben 25 milioni di vittime; solo nel 2006 il virus ha ucciso 2,8 milioni di persone, a fronte dei 4,1 milioni di nuovi contagi. Siamo ancora di fronte alla pandemia più devastante al mondo; attualmente si calcolano in 36,8 milioni le persone colpite, il 66 per cento delle quali concentrate nell'Africa sub-sahariana.
Se una regressione del virus è stata registrata negli ultimi anni - dovuta al fatto che il tasso di incidenza dell'HIV, ossia il rapporto tra persone infettate e popolazione mondiale, si è stabilizzato -, questa non riguarda assolutamente i Paesi poveri del mondo; nell'Africa sub-sahariana l'incontenibile diffusione del virus ha avuto un impatto devastante: il 6,7 per cento della popolazione, di cui il 59 per cento donne, ha contratto il virus. L'AIDS ha contribuito a creare 12 milioni di orfani nella regione, moltissimi dei quali sieropositivi a loro volta.
Il 43 per cento di tutti i bambini sieropositivi è concentrato nella sola Africa australe. La situazione è esplosiva: secondo il rapporto annuale del Dipartimento della popolazione dell'ONU, l'aspettativa di vita media in Africa, attualmente bloccata a 41 anni, sarebbe di 56 anni senza l'incidenza dell'AIDS.
A causa della malattia i Paesi più colpiti hanno assistito in quindici anni a un deteriorarsi costante dell'ISU, l'indice di sviluppo umano, che si calcola tenendo conto fondamentalmente di tre fattori: il reddito individuale rispetto al potere di acquisto della valuta, la salute, intesa come speranza di vita alla nascita, e l'istruzione, intesa come rapporto tra indice di alfabetizzazione degli adulti e numero
effettivo di anni di studio. Il Sud Africa ha perso 35 posizioni, lo Zimbabwe 23 e il Kenya 18, e si sono aggravate le disuguaglianze sociali all'interno della stessa popolazione, nonché drasticamente ridotte le possibilità di sviluppo economico complessivo: in uno studio del Fondo monetario internazionale, si rileva che i Paesi colpiti dalla pandemia perdono almeno il 2 per cento del loro prodotto interno lordo ogni anno. Se l'andamento continuerà ad essere di questo tenore, anche il Sud-est asiatico, l'America del Sud e i Paesi dell'ex Unione Sovietica dovranno assistere a una pesante espansione dell'epidemia nei prossimi due decenni.
Altrettanto gravi sono i dati relativi alla malaria: secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno si registrano nel mondo circa 300-500 milioni di infezioni, la maggior parte in Africa, dove la malaria uccide un bambino ogni 30 secondi, e il 25 per cento nel sud-est asiatico. La malattia attualmente è endemica in oltre 100 Paesi che vengono visitati ogni anno da 125.000 persone. Approssimativamente, oggi, circa il 40 per cento della popolazione mondiale è a rischio di questa malattia, e per lo più si tratta di persone provenienti dai Paesi più poveri.
Alcuni progressi nella lotta alle pandemie debbono tuttavia essere ricordati. Nel 2003 erano infatti soltanto 400.000 le persone che avevano accesso ai farmaci salvavita; nel 2006 erano 1,3 milioni. Anche rispetto al 2006 qualche progresso nella risposta alla pandemia c'è stato, ma i risultati restano gravemente insufficienti, specie nel campo della prevenzione. Si calcola che nel 2007 il numero di nuovi malati sia stato 2,5 volte superiore a quello di coloro che hanno ricevuto le cure. Dal 2006 la diffusione dei farmaci salva-vita è aumentata del 42 per cento, ma essa raggiunge ancora solo il 30 per cento di coloro che ne avrebbero bisogno. Siamo dunque ancora molto lontani dal garantire quella copertura pari al 100 per cento che centrerebbe l'obiettivo dell'accesso universale entro il 2010.
Da qui la riflessione che ha portato, già nella scorsa legislatura, a ritenere necessario un intervento del legislatore che renda esplicita l'intenzione di operare una vera e propria assunzione di responsabilità rispetto a questo macroscopico problema, e che consenta di rispettare l'impegno istituzionale assunto dall'Italia per contribuire adeguatamente a combattere l'espansione del virus.
Viene qui riproposta, quindi, in forma aggiornata, la proposta di legge atto Camera n. 1194 a prima firma Leoni, che aveva iniziato l'esame in sede referente e in quella consultiva, registrando peraltro un consenso trasversale delle diverse forze presenti in Parlamento nella XV legislatura.
Tale proposta acquista oggi ancora più significato alla luce, da un lato, dell'ultimo vertice del G8, tenutosi a Toyako, nel quale l'Italia si è impegnata a portare il proprio contributo finanziario alla lotta alle pandemie a 500 milioni di dollari l'anno, pari a circa 320 milioni di euro; dall'altro, in vista della Presidenza italiana del G8 prevista nel 2009, rispetto alla quale la presente proposta di legge costituirebbe anche un valido biglietto da visita per ristabilire la giusta posizione di
leadership tra i Paesi donatori.
L'articolo 1 della proposta di legge in esame prevede l'istituzione, fin dall'esercizio finanziario 2008, di un Fondo per il finanziamento del Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria, destinato a garantire l'adeguato contributo italiano al Fondo globale, che costituisce un passo di fondamentale importanza per poter, se non vincere, quantomeno combattere con armi adeguate la guerra alla povertà.
La dotazione del Fondo è determinata in 320 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010. A decorrere dal 2011, invece, tale dotazione sarà annualmente determinata con la legge finanziaria.
Si prevede inoltre che il Ministro degli affari esteri presenti ogni anno al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della legge, illustrando anche le azioni intraprese nel corso dell'anno di riferimento per la lotta contro l'AIDS.
PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
(Fondo per il finanziamento del Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria).
1. A decorrere dall'esercizio finanziario 2008, è istituito nello stato di previsione del Ministero degli affari esteri il Fondo per il finanziamento del Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria, di seguito denominato «Fondo», destinato a garantire l'adeguato contributo italiano al Fondo globale per la lotta contro l'AIDS, la tubercolosi e la malaria.
Art. 2.
(Dotazione del Fondo e copertura finanziaria).
1. La dotazione del Fondo è determinata in 320 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010.
2. A decorrere dall'anno 2011, la dotazione del Fondo è determinata con le modalità di cui all'articolo 11, comma 3, lettera d), della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni.
3. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, pari a 320 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell'ambito del fondo speciale di conto capitale dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.
4. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 3.
(Relazione annuale).
1. Il Ministro degli affari esteri presenta annualmente al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della presente legge, che illustra anche le azioni intraprese nel corso dell'anno di riferimento per la lotta contro l'AIDS.