La Commissione parlamentare per le questioni regionali,
esaminata, per i profili di competenza, la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2011,
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La I Commissione,
esaminata, per le parti di propria competenza, la relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2011,
richiamati, in particolare, gli interventi del Governo e del Parlamento italiano nei settori della cooperazione negli affari interni, dell'immigrazione, dell'asilo e della sicurezza, nonché le iniziative per l'integrazione dei Rom, quelle in materia di rete SOLVIT e per la definizione della procedura per iniziativa dei cittadini in base alle previsioni del Trattato,
considerato che:
l'attività del Governo italiano è stata particolarmente intensa, nel corso del 2011, per quanto concerne la riforma della cosiddetta governance di Schengen, tema che in sede di Consiglio Giustizia e Affari Interni (GAI) è stato affrontato più volte nel corso dell'anno,
la politica del Governo italiano nel settore dell'immigrazione in ambito europeo è stata rimodulata nel corso del 2011, sulla base dell'obiettivo principale di sensibilizzare le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri in ordine alle conseguenze degli avvenimenti nordafricani,
il contributo italiano ha consentito, tra l'altro, di approvare la riforma, da tempo in negoziato, del regolamento istitutivo dell'Agenzia FRONTEX, introducendo disposizioni finalizzate a rafforzarne le funzioni e a ridefinirne il mandato,
centrale nella politica del Governo italiano è rimasto, secondo quanto si evidenzia nella Relazione per l'anno 2011, il tema degli accordi di riammissione,
il Governo italiano ha, altresì, sostenuto una politica che contempli il cosiddetto approccio globale ai temi della immigrazione nei confronti dei paesi di origine e di transito, ritenendo di grande importanza il dialogo con i paesi terzi in materia di organizzazione della migrazione legale, contrasto a quella illegale e legame tra migrazione e sviluppo, accogliendo al contempo con favore la recente inclusione nell'approccio globale, anche del pilastro della protezione internazionale e dell'asilo,
per quanto riguarda il tema dell'integrazione dei Rom, nella Relazione viene ricordato come l'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR), sia stato designato quale focal point nazionale nell'ambito delle iniziative dell'Unione europea e nazionali volte all'inclusione dei Rom,
per quanto riguarda la rete SOLVIT, nella fase applicativa è emerso come l'approccio informale e pragmatico sia il principale punto di forza del servizio, mentre le scarse risorse ed il limitato numero di esperti legali ne costituiscono una debolezza: sulla base di questi risultati e del sostegno del Parlamento europeo, la Commissione europea, in collaborazione con gli Stati membri, sta lavorando per il miglioramento della rete attraverso la ricerca di soluzioni a 10 azioni principali,
sottolineata, infine, l'importanza dell'iter relativo all'iniziativa dei cittadini ai sensi dell'articolo 11, comma 4, del Trattato sull'Unione europea, che rappresenta, di fatto, l'unico strumento di democrazia diretta per i cittadini dell'Unione europea, ed un istituto di grande ausilio per «fidelizzare» maggiormente i cittadini dell'Unione europea all'attività ed al ruolo dell'Unione, anche considerati i provvedimenti restrittivi che di recente i singoli Stati membri hanno adottato in materia economica per dare seguito agli indirizzi assunti in sede comunitaria,
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La II Commissione,
esaminata la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2011;
valutato con particolare favore il lavoro svolto nel 2011 dal Comitato di diritto civile del Consiglio dell'Unione Europea, con particolare riferimento alla elaborazione di proposte che stabiliscono norme volte a regolamentare il ciclo di vita del contratto sulla base del quale dovrà essere ridefinita la normativa nazionale, nonché alla previsione di un corpus completo di norme contrattuali relativo alle vicende relative al contratto, alla sua esecuzione ed al suo adempimento, nonché alle vicende modificative ed estintive;
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La III Commissione,
esaminata, per le parti di competenza, la Relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2011, trasmessa alla Camera il 22 marzo 2012;
sottolineato positivamente che la Relazione in oggetto è stata presentata al Parlamento entro il primo trimestre successivo all'anno di riferimento;
preso atto che l'Italia risulta essere il terzo contribuente netto al bilancio dell'Unione europea, per cui occorre impegnarsi per un riequilibrio, sia pure parziale, con particolare riguardo ai criteri di allocazione delle risorse;
apprezzata l'iniziativa del Governo di sottoscrivere un documento di riflessione sulle potenzialità del Servizio europeo per l'azione esterna;
lamentato il fatto che a tutt'oggi nessun italiano ricopra il ruolo di rappresentante speciale dell'Unione europea nell'ambito della politica estera e di sicurezza comune, nonostante che l'Italia sia protagonista in vari e complessi scenari di crisi;
manifestata viva soddisfazione per l'adesione della Croazia all'Unione europea e sollecitato il progresso del cammino europeo degli altri paesi dell'ex Jugoslavia e dell'Albania come decisivo passaggio per la stabilizzazione regionale, nonché la ripresa del negoziato con la Turchia;
formulato l'auspicio della predisposizione di un accordo-quadro UE-Libia e della conclusione di accordi approfonditi di libero scambio con Tunisia, Marocco, Egitto e Giordania;
ribadita l'esigenza di regolamentare l'etichettatura di origine dei prodotti provenienti da paesi terzi, al fine di garantire la qualità e l'affidabilità per i consumatori;
evidenziata la necessità di migliorare le capacità di pianificazione e di condotta delle operazioni militari e delle missioni civili, superando il grave stallo nello sviluppo della interoperabilità tra NATO e UE e promuovendo le attività dell'Agenzia europea per la difesa;
rilevato il significativo contributo della cooperazione allo sviluppo gestita dall'Unione europea per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio,
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con le seguenti osservazioni:
a) l'Italia continui a sostenere con determinazione il processo di allargamento dell'Unione europea, lavorando per avviare quanto prima i negoziati di adesione con gli Stati dell'Europa sud-orientale a cui è già stato riconosciuto lo status di paese candidato;
b) sia ulteriormente definita ed adottata al più presto la Strategia dell'Unione europea per la macro-regione adriatico-ionica;
c) siano potenziate le attività ed il ruolo di coordinamento dell'Agenzia europea per la difesa, anche al fine di migliorare il livello di conseguimento degli obiettivi di Helsinki;
d) sia assunta una più efficace iniziativa nella politica mediterranea europea, sviluppando le relazioni con i paesi della sponda meridionale sia su base bilaterale che su base multilaterale;
e) si continui a seguire con la massima attenzione la procedura di accreditamento dell'Italia alla gestione dei programmi della «cooperazione delegata» e si rafforzi la presenza italiana in ogni sede decisionale europea in tale contesto;
f) sia rafforzato il meccanismo di presentazione delle candidature italiane nella formazione del contingente del personale diplomatico del SEAE proveniente dagli Stati membri.
La IV Commissione,
esaminata, per la parte di propria competenza, la «Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2011» (Doc. LXXXVII, n. 5);
rilevato che tale documento, nella Parte I, paragrafo 2, espone un positivo consuntivo degli interventi e delle iniziate assunte nel 2011 nel campo della politica estera e di sicurezza comune (PESC) e della politica di sicurezza e difesa comune (PSDC), in cui emerge un sempre maggiore impegno dell'Italia per lo sviluppo delle capacità militari dell'Unione europea, in un quadro di rafforzata cooperazione tra l'Unione europea e l'Alleanza atlantica in ambito militare,
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La V Commissione,
esaminata per le parti di propria competenza la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2011 (Doc. LXXXVII, n. 5);
valutata positivamente l'analiticità delle informazioni recate dalla relazione rispetto alla posizione italiana sui diversi temi dell'azione del Governo presso le istituzioni europee e per la determinazione delle relative politiche;
ritenuto che l'esame della relazione possa costituire un importante strumento di controllo a disposizione del Parlamento per valutare in sede consuntiva i risultati della partecipazione dell'Italia all'Unione europea;
rilevato che, in questa ottica, la Relazione consente di verificare a posteriori l'efficacia della partecipazione del Parlamento alla fase ascendente di formazione del diritto dell'Unione europea,
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La VI Commissione,
esaminata la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2011 (Doc. LXXXVII, n. 5);
sottolineato positivamente come anche nel 2011 si sia registrato un miglioramento della posizione dell'Italia rispetto agli altri Stati membri, sia per quanto riguarda il tempo medio di trasposizione della normativa comunitaria, sia per quanto attiene all'eliminazione dei ritardi di attuazione di tale normativa superiori a due anni;
rilevato, peraltro, come non risulti ancora soddisfacente sia il dato concernente il livello di tempestività nella trasposizione delle direttive nell'ordinamento nazionale, sia, soprattutto, il dato relativo al deficit di conformità della legislazione italiana rispetto alla normativa UE, nel quale l'Italia risulta ancora in ritardo nel confronto con gli altri partner europei;
evidenziato positivamente come risulti ulteriormente in calo, rispetto all'anno precedente, il numero totale di infrazioni pendenti nei confronti dell'Italia, sebbene si sia registrato un incremento delle procedure giunte ad uno stadio di aggravamento piuttosto avanzato, per le quali sussiste il concreto rischio che vengano comminate sanzioni pecuniarie a carico del Paese;
segnalata in particolare l'esigenza di ridurre il numero delle infrazioni pendenti concernenti tematiche afferenti alla fiscalità ed alle dogane, settore che rappresenta il secondo per numero di procedure in atto;
rilevato come i pur positivi passi in avanti compiuti sulle tematiche dell'IVA, che hanno portato alla presentazione, da parte della Commissione, del Libro Bianco «Verso un sistema dell'IVA più semplice, solido ed efficiente», il quale fa seguito al Libro Verde precedentemente predisposto in materia ed esaminato dalla Commissione Finanze, non siano ancora sufficienti a dare soluzione alle gravi problematiche che si registrano in tale settore cruciale per la fiscalità dell'UE e dei Paesi membri;
ribadita, a tale ultimo proposito, l'esigenza di affrontare in termini incisivi il sempre più preoccupante fenomeno dell'evasione IVA, in particolare attraverso: una riforma del regime IVA sulle transazioni intracomunitarie che veda la definitiva adozione del principio della tassazione nel luogo di destinazione del bene o del servizio; la riduzione dei regimi di esenzione e delle aliquote ridotte; l'abbattimento degli oneri amministrativi; il miglioramento dei metodi di riscossione e accertamento anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie informatiche; il rafforzamento ulteriore dei meccanismi di cooperazione tra le amministrazioni finanziarie;
sottolineato come il tema dell'istituzione di un'imposta comune sulle transazioni finanziarie nell'Unione europea, sul quale la Commissione europea ha presentato una proposta di direttiva, debba rappresentare l'occasione per uniformare i diversi regimi nazionali vigenti in materia, nonché per creare una nuova risorsa propria per il bilancio dell'UE che possa essere utilizzata per interventi di rilancio delle economie europee;
condiviso, in tale contesto, l'obiettivo di porre un freno ai fenomeni speculativi nel settore dei mercati finanziari, nella misura in cui essi costituiscono una forma di distorsione nell'allocazione efficiente dei redditi, un elemento di destabilizzazione dei mercati stessi, nonché uno strumento di condizionamento delle decisioni di politica economica degli Stati, al di fuori di ogni circuito di legittimazione democratica;
rilevato, peraltro, come tale questione debba essere affrontata seguendo un approccio unitario a livello UE, superando gli egoismi che caratterizzano la posizione di alcuni Stati membri, nonché coinvolgendo tutti i Paesi sedi delle principali piazze finanziarie mondiali, al fine di evitare distorsioni nelle dinamiche a livello globale dei flussi e delle transazioni finanziarie, che potrebbero risolversi in un ulteriore, grave svantaggio competitivo per i Paesi che applicassero in via unilaterale tale forma di imposizione, nonché, almeno potenzialmente, in un fattore di criticità per la gestione dei debiti pubblici;
segnalata, sempre nel medesimo contesto, l'esigenza di giungere in tempi rapidi all'approvazione di una serie di atti normativi concernenti aspetti cruciali della disciplina dei mercati finanziari, tra i quali si richiamano, in particolare, la proposta di regolamento sulle vendite allo scoperto e sui credit default swap (CDS) e la proposta di regolamento sui contratti derivati over the counter (OTC), nella consapevolezza che il ricorso indiscriminato e non trasparente a tali strumenti ed a tali pratiche ha costituito uno dei principali elementi scatenanti della gravissima crisi economico - finanziaria ed una delle cause delle turbolenze che stanno caratterizzando da tempo l'andamento dei mercati;
segnalata altresì l'esigenza di concludere al più presto i lavori a livello di autorità di vigilanza europee per definire un più efficace contesto normativo e di vigilanza relativamente ad alcuni elementi innovativi introdotti nella pratica quotidiana dei mercati finanziari, costituiti dall'high frequency trading (HFT) e dagli exchange traded funds (ETF), che presentano, secondo la condivisibile valutazione espressa recentemente dal Presidente della CONSOB, profili di rischio sistemico tali da pregiudicare l'integrità dei mercati;
rilevata la necessità di seguire con la massima attenzione, al fine di cogliere le opportunità che dovessero aprirsi in tale materia, il dibattito in corso in seno agli organismi comunitari relativamente agli accordi bilaterali tra Stati membri dell'UE e la Svizzera (già conclusi da alcuni Paesi) per quanta riguarda i meccanismi di tassazione dei redditi, pregressi e futuri, derivanti dalle attività detenute all'estero da cittadini italiani, tenendo conto delle difficoltà ad approvare la proposta di direttiva in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di interessi, ed al fine di contrastare l'evasione e l'elusione in materia, nonché di recuperare all'Erario risorse finanziarie che potrebbero rivelarsi preziose per far fronte alle attuali difficili condizioni dei bilanci pubblici e per alimentare meccanismi di concreto sostegno all'economia ed alle fasce sociali in difficoltà;
evidenziata l'esigenza di dedicare speciale attenzione ai problemi delle piccole e medie imprese, in particolare per quanto riguarda i temi dell'accesso al credito e della maggiore capitalizzazione, attraverso un'azione volta al sostegno degli strumenti di finanziamento non bancari, quali, ad esempio, il meccanismo del venture capital e le cambiali finanziarie, al cui rilancio tendono talune proposte di legge (C. 4790 e C. 4795), all'esame della Commissione Finanze;
rilevata, in tale contesto, l'esigenza di provvedere urgentemente ad una rivalutazione dei contenuti dell'Accordo cosiddetto «Basilea 3» e delle decisioni assunte dall'European banking authority (EBA) relativamente alla disciplina ed alla vigilanza sui requisiti di patrimonializzazione delle banche, al fine di porre rimedio alle conseguenze negative che esse stanno determinando sulla disponibilità di credito per le imprese e le famiglie;
segnalata, a tale ultimo riguardo, la necessità di tenere conto, in sede di calcolo dei requisiti patrimoniali, delle differenze nelle dimensioni, nei modelli organizzativi e nell'operatività, esistenti tra gli operatori del settore del credito, evitando che un approccio normativo indifferenziato finisca per pregiudicare proprio quegli istituti di credito che non hanno fatto ricorso a strumenti speculativi o a modelli di ingegneria finanziaria, ma che si sono invece caratterizzati per un maggiore orientamento al finanziamento delle attività produttive,
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La VII Commissione,
esaminata per le parti di competenza la relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, riferita all'anno 2011;
considerate la Raccomandazione del Consiglio sulle politiche di riduzione dell'abbandono scolastico e le Politiche di prevenzione per contrastare l'abbandono scolastico di bambini provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati, compresi i Rom;
considerata, nell'ambito del programma quadro Horizon 2020-The Framework Programme for Research and Innovation (2014-2020), l'attenzione nazionale all'attuazione dei progetti nel settore delle Smart cities, anche con l'avvio della cosiddetta Agenda digitale,
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La VIII Commissione,
esaminata la relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2011 (Doc. LXXXVII, n. 5),
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La IX Commissione,
esaminata la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2011 (Doc. LXXXVII, n. 5),
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La X Commissione,
esaminata, per le parti di propria competenza, la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2011 (Doc. LXXXVII, n. 5);
segnalata l'esigenza che il Governo, per quanto riguarda la politica commerciale, continui ad adoperarsi attivamente per l'adozione di una regolamentazione sull'etichettatura di alcuni prodotti provenienti da Paesi terzi (cosiddetto regolamento «made in») al fine di contrastare l'uso ingannevole e fraudolento delle indicazioni di origine europee;
apprezzato, per quanto riguarda la disciplina delle qualifiche professionali, l'impegno che l'Italia ha attivamente profuso in sede europea al processo di implementazione della direttiva 2005/36/CE, che ha portato ad una prima configurazione di una disciplina comunitaria per il rilascio della tessera professionale di istruttore di sci e di guida turistica;
sottolineato che la Relazione dedica un ampio capitolo al recepimento dei principi contenuti nello Small Business Act in tema di promozione delle imprese di minori dimensioni, e messo in rilievo il dato che tali principi sono stati dall'Italia ampiamente rappresentati all'interno dell'approvazione della legge n. 180 del 2011, concernente lo Statuto delle imprese, riservando ad esempio una quota minima del 60 per cento degli incentivi di natura automatica e valutativa alle imprese di minori dimensioni e prevedendo una delega al Governo per adottare, entro il 15 novembre 2012, un decreto legislativo di recepimento della direttiva 2011/7/UE per intervenire sul grave problema dei ritardi di pagamenti da parte della pubblica amministrazione e delle grandi imprese nei confronti delle micro e piccole imprese sub-fornitrici;
rilevate le coerenti esigenze, in materia di politica energetica, di rispettare il principio di sussidiarietà anche per ciò che attiene il raggiungimento degli obiettivi europei di risparmio energetico entro il 2020, e di garantire la complementarietà tra competitività e sostenibilità nella definizione della roadmap energia verso il 2050;
sottolineando, per quanto attiene alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, la necessità di riconoscere al mercato un ruolo chiave nella individuazione dei progetti infrastrutturali, anche in considerazione della posizione strategica che continuerà ad avere il petrolio nei prossimi anni;
indicando infine, nel quadro degli interventi in materia di turismo, l'esigenza che l'Italia prosegua nel rafforzamento dei rapporti con la Commissione europea per l'attuazione della Comunicazione del 30 giugno 2010 «L'Europa prima destinazione turistica mondiale - un nuovo quadro per il turismo europeo»,
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La XI Commissione,
esaminata la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, relativa all'anno 2011 (Doc. LXXXVII, n. 5);
preso atto che, con riferimento alle parti di interesse della XI Commissione, il documento illustra gli interventi posti in essere a favore delle politiche per l'occupazione in ambito comunitario, contemplando una serie di progetti avviati a livello europeo con il contributo dell'Italia;
considerato il carattere ricognitivo della stessa Relazione consuntiva rispetto alle diverse politiche comunitarie di competenza;
osservato che il documento elenca anche le politiche per la programmazione e la gestione della formazione e del lavoro, con specifici temi di interesse quali l'adattabilità delle imprese, l'occupabilità dei lavoratori (anche con la revisione dell'apprendistato), lo sviluppo del capitale umano, la connessione tra politiche del lavoro attive e passive e la parità di genere, le pari opportunità e la dimensione transnazionale;
preso atto che, in particolare, la Relazione pone l'accento sulla rete transnazionale per lo scambio di informazioni, esperienze, risultati e buone prassi per migliorare l'accesso delle donne al mercato del lavoro e la conciliazione tra vita e lavoro;
considerato positivamente - nell'ambito delle politiche indicate dalla Relazione - il richiamo a progetti di cooperazione europea per valorizzare i risultati conseguiti con lo scambio tra Stati membri sulle diverse strategie nazionali anticrisi,
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con le seguenti osservazioni:
a) si raccomanda di investire fortemente su iniziative europee legate al tema delle pari opportunità uomo-donna, rafforzando il percorso avviato a livello comunitario, soprattutto sul versante della conciliazione dei tempi di lavoro e vita privata, e auspicando in particolare che il recepimento delle direttive europee possa costituire l'occasione per valutare le più opportune modalità per il riconoscimento, all'interno dell'ordinamento, di un'assunzione di responsabilità da parte di entrambi i genitori nella gestione dei carichi familiari, tra cui assume particolare rilievo l'istituto del congedo di paternità obbligatorio;
b) si raccomanda, altresì, di porre in essere ogni possibile iniziativa per sfruttare le significative opportunità che il Fondo Sociale Europeo offre nei confronti di politiche per l'occupazione, lo sviluppo del capitale umano, la formazione e la tutela assicurativa e previdenziale dei lavoratori.
La XII Commissione,
esaminata, per la parte di propria competenza, la relazione sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2011 (Doc. LXXXVII, n. 5);
considerata, in particolare, la partecipazione da parte dell'Italia ad una serie di iniziative nel settore della prevenzione sanitaria, quale Joint Action sulle demenze, nell'ambito del Secondo programma di azione europea in tema di salute (2008/2013);
tenuto conto altresì dell'impegno nella trattazione di alcune direttive del cosiddetto pacchetto farmaceutico e, soprattutto, nelle modifiche alla direttiva 2001/83/CE, per quanto riguarda la comunicazione al pubblico di informazioni sui medicinali per uso umano soggetti a prescrizione medica e sulla farmacovigilanza;
considerata altresì la partecipazione ai lavori di adozione delle conclusioni del Consiglio in merito all'innovazione nel settore dei dispositivi medici, nell'ottica del miglioramento del livello di protezione della salute,
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La XIII Commissione,
esaminata, per la parte di competenza, la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nel 2011 (Doc. LXXXVII, n. 5)
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