Doc. XXII, n. 29




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - La difficile stagione che il Paese sta vivendo sul piano economico e finanziario si riverbera sulla società, sulla stessa politica e sull'etica pubblica, spingendo verso modelli comportamentali diversi dalla stagione opulenta, necessariamente improntati ad una speciale sobrietà.
Al netto, pertanto, delle indubbie negatività del contesto, questo nuovo tempo può rappresentare anche un'opportunità per rinforzare uno spirito pubblico e razionalizzare l'impiego delle risorse, disegnando un nuovo orizzonte dello spazio pubblico e del servizio che viene svolto in favore della collettività. Non a caso, infatti, l'attenzione della pubblica opinione si è concentrata sullo status dei titolari di mandato parlamentare, con la richiesta di partecipare con gesti concludenti alla nuova stagione di austerità. Esiste, peraltro, un universo assai vasto di soggetti, titolari di mandato elettivo o di funzioni pubbliche o di impieghi apicali o di incarichi provenienti da nomina pubblica, che risultano essere percettori di retribuzioni, indennità, gettoni di presenza o remunerazioni comunque definibili, i quali non appaiono oggetto di attenzione da parte del circuito mediatico e dunque del controllo della pubblica opinione, pur traendo la loro locupletazione da attività svolte nel settore pubblico e da parte di apparati dello Stato.
Così sono del tutto in ombra il livello stipendiale dei vertici dell'amministrazione dello Stato nei suoi diversi comparti, la retribuzione e lo status complessivo che, ad esempio, vengono garantiti ai membri delle autorità amministrative indipendenti, ai componenti gli organi di amministrazione e di direzione della miriade di aziende pubbliche o partecipate nominati dal Governo centrale o dai governi locali.
Crediamo necessario, pertanto, aprire una nuova stagione di trasparenza che consenta di razionalizzare l'impiego delle risorse statali in un'ottica che non si lasci interpretare come l'ennesima declinazione della furia iconoclasta che infiamma la sfera pubblica nelle stagioni di maggiore difficoltà finanziaria, ma sia capace di offrire un repertorio il più possibile completo dei costi dell'apparato pubblico, cercando di comprendere anche se e come sia possibile pervenire ad utili economie sulla base del principio del merito, della qualità e comparando, nella misura possibile, le funzioni svolte.
La Commissione parlamentare di inchiesta che si propone di istituire ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione e dell'articolo 141 del Regolamento della Camera, dunque, ha come obiettivo, indicato nell'articolo 1, lo studio, la ricerca e la valutazione comparativa dei livelli stipendiali e delle remunerazioni, indennità, gettoni di presenza percepiti da soggetti titolari di mandati elettivi o pubblici impieghi o incarichi svolti nelle posizioni apicali in tutto lo spettro della pubblica amministrazione, dai livelli centrali a quelli locali, compresi le società partecipate e gli enti privati concessionari di pubblici servizi o percettori di finanziamenti pubblici.
Ad esito dell'inchiesta si prevede la formulazione di proposte di razionalizzazione del sistema, anche con la costituzione di un registro nazionale dei mandati elettivi, degli impieghi e degli incarichi pubblici.
La Commissione è composta da quaranta deputati (articolo 2) nominati dal Presidente della Camera in proporzione alla consistenza dei gruppi e comunque garantendo la rappresentanza di almeno un deputato per gruppo. I lavori dovranno essere terminati entro un anno, con la presentazione di una relazione sui risultati dell'indagine alla Camera (articolo 6), che comunque dovrà essere informata sul lavoro svolto nel corso dei primi sei mesi (articolo 1, comma 4).


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