Onorevoli Colleghi! - Nel marzo del 2005, alla vigilia delle elezioni regionali, a seguito di una indagine della procura di Roma, emerse un'attività di spionaggio ai danni di alcuni esponenti politici e nel registro degli indagati fu iscritto il responsabile della sicurezza della più grande azienda telefonica del Paese, la Telecom. Un'altra indagine della procura di Milano ebbe come oggetto un'ipotizzata attività di schedatura illegale dell'intera classe dirigente del Paese. Si trattava di decine di migliaia di file riguardanti manager, politici, imprenditori, giudici e banchieri e ancora una volta, tra gli indagati figurava il capo della sicurezza di Telecom, questa volta per il reato di associazione per delinquere. Grazie, infatti, al suo libero accesso al Centro di ascolto autorità giudiziaria (CNAG), il centro di ascolto della Telecom sulle utenze intercettate per ordine dell'autorità giudiziaria, e al rapporto instaurato con una società appaltatrice dell'attività di sicurezza e di indagine, fu scoperto un corposo archivio di dossier raccolti.
Al di là delle persone coinvolte nelle indagini, rimane il fatto in sé, grave e preoccupante. La libera disponibilità, da parte di un cittadino qualunque e per usi sconosciuti, di una massa di informazioni sensibili (personali e patrimoniali) attinte da banche dati che dovrebbero custodire la segretezza della vita privata e di relazione di ciascun cittadino, pone seri interrogativi sul livello di protezione della privacy e dei diritti dei cittadini. Il dato certo di partenza fu l'ordinanza della corte di appello civile di Milano, che contestò a Telecom azioni contrarie alla concorrenza per «trattamento illecito di dati riservati». In pratica Telecom avrebbe schedato migliaia di clienti passati ad altri operatori e lo avrebbe fatto con «pratiche abusive e con mezzi non obiettivamente giustificabili». Anche il Garante per la protezione dei dati personali avviò un'indagine per verificare il rispetto della disciplina degli elenchi telefonici e la gestione del data base unico dei fornitori e dei singoli data base aziendali. Lo scopo della presente proposta di inchiesta parlamentare è quello di verificare, andando oltre il fatto specifico, ritornato ultimamente all'attenzione dei media per le ulteriori dichiarazioni rese dalle persone coinvolte nella vicenda giudiziaria, le cause e le modalità che hanno prodotto una violazione dell'archivio informatico che custodisce i clienti della telefonia fissa e mobile del Paese e se tale violazione sia stata fatta solo per motivi commerciali o se la notevole mole di informazioni sia stata poi messa a disposizione illegalmente o rivenduta ad altri soggetti. Se da un lato queste indagini sono state avviate per verificare eventuali violazioni delle norme sulla concorrenza non possiamo, infatti, non considerare le possibili alternative utilizzazioni di migliaia e migliaia di informazioni sensibili. In parole povere, chi ci assicura che tali abusi siano stati messi in atto solo per fini commerciali e non anche per altri fini? Sono considerazioni vitali che investono la sfera dei diritti, della libertà e della democrazia. E soprattutto non è noto da quanto tempo questa situazione sia in atto. Sono argomenti che non possono essere relegati solo alla sfera giudiziaria, che farà il suo corso, ma di cui il mondo politico e le istituzioni devono farsi carico perché sono fatti che non solo investono l'organizzazione sociale, ma che incidono sulla sfera dei diritti e delle libertà e quindi sulla qualità e sul livello di democrazia di un Paese.
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