Doc. XVIII, n. 63



La XIV Commissione Politiche dell'Unione europea;
esaminata la Relazione annuale 2011 della Commissione sui rapporti con i Parlamenti nazionali (COM(2012)375 final);
tenuto conto degli elementi di conoscenza e valutazione riportati nella Relazione annuale sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità (COM(2012)373 final);
premesso che:
il consolidamento dei rapporti tra la Commissione europea e le altre Istituzioni dell'UE, da un lato, e i Parlamenti nazionali, dall'altro, costituisce una condizione imprescindibile per assicurare la democraticità del processo decisionale europeo, accrescere la consapevolezza dei cittadini in merito ai vantaggi dell'integrazione europea e migliorare la qualità della regolamentazione europea;
occorre a questo scopo che il dialogo diretto dei Parlamenti con la Commissione e le altre Istituzioni così come il raccordo con i rispettivi Governi non si traduca in un esercizio puramente formale ma abbia una effettiva incidenza sul merito delle scelte strategiche e normative dell'Unione;
le misure adottate dall'UE in risposta alla crisi e, in particolare, la costruzione del nuovo sistema di governance economica rendono urgente la creazione di nuovi canali per il coinvolgimento diretto dei Parlamenti nazionali nella formazione delle scelte politiche e normative dell'Unione;
per un verso, i nuovi meccanismi, adottati o in corso di definizione, ai fini del coordinamento ex ante delle politiche economiche e di bilancio, del rispetto dei vincoli di finanza pubblica e della stabilizzazione dell'area euro, si articolano in procedure intergovernative che contemplano la mera informazione del Parlamento europeo e, per l'urgenza delle decisioni da assumere e la pressione dei mercati, rendono non agevole il raccordo tra i Parlamenti e i rispettivi Governi;
per altro verso, il riconoscimento ad alcuni Parlamenti nazionali, per effetto di leggi o prassi interne o pronunce delle Corti costituzionali, del potere di opporsi all'adesione dei rispettivi Governi a decisioni dell'UE di particolare importanza e delicatezza, pur essendo in linea di principio espressione di democrazia rappresentativa, potrebbe creare profonde asimmetrie tra gli Stati membri e tradursi in un ostacolo allo sviluppo del processo di integrazione;
l'esercizio, secondo una logica meramente nazionale, di tali prerogative potrebbe, in particolare, pregiudicare il percorso dell'Area euro e dell'Unione nel suo complesso verso un'unione bancaria, fiscale ed economica, avviato dal Vertice dei Capi di Stato e di Governo del 29 giugno 2012, e che dovrebbe avanzare secondo scadenze precise e rigorose;
le significative cessioni di sovranità richieste da questi passaggi dovranno essere deliberate in modo consapevole dai Parlamenti dei Paesi partecipanti. Al tempo stesso va prevenuto il rischio che il Parlamento di un singolo Paese ponga un sostanziale veto alla creazione di forme più avanzate di integrazione e al funzionamento dei nuovi strumenti di governance;
a questo scopo, è necessario individuare sedi e procedure attraverso cui i Parlamenti nazionali, anche in cooperazione con il Parlamento europeo, possano dialogare effettivamente e tempestivamente con le Istituzioni europee in tutte le fasi della formazione ed attuazione delle politiche e della normativa dell'UE. A questo scopo andrà valutata anche l'introduzione di apposite disposizioni nell'ambito di una più ampia revisione delle disposizioni dei Trattati, in particolare relative all'Unione economica e monetaria;
nella Relazione in esame la Commissione propone opportunamente di rafforzare il dialogo con i Parlamenti nazionali su alcuni temi chiave, tra cui la governance economica - ed in particolare il semestre europeo - il quadro finanziario pluriennale e il controllo su Europol ed Eurojust;
con riguardo al semestre europeo, la Commissione propone un dialogo intensificato con i Parlamenti stessi dopo la pubblicazione dell'analisi annuale della crescita, e l'approvazione da parte del Consiglio delle raccomandazioni specifiche per ciascun Paese;
occorre raccordare le proposte della Commissione con le iniziative già avviate per rafforzare la cooperazione interparlamentare in materia e, in particolare, con l'attuazione dell'articolo 13 del Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'unione economica e monetaria (cd. fiscal compact) che demanda al Parlamento europeo e ai Parlamenti nazionali l'organizzazione e la promozione di una conferenza dei presidenti delle Commissioni competenti;
la forte crescita della quantità di pareri trasmessi dai Parlamenti nazionali alla Commissione nell'ambito del dialogo politico, pur positiva, non deve essere considerata ex se quale indice della qualità dell'istruttoria svolta e soprattutto dell'efficacia dell'intervento parlamentare. Alcuni Parlamenti o Camere trasmettono infatti alla Commissione un numero ridotto di pronunce in quanto concentrano il proprio intervento su progetti legislativi o documenti prelegislativi selezionati in ragione della loro effettiva rilevanza politica, economica o giuridica e privilegiano l'esigenza di svolgere un'istruttoria adeguata;
è significativo che soltanto 64 dei 622 pareri trasmessi nel 2011 dai Parlamenti nazionali alla Commissione europea abbiano natura di pareri motivati ai fini del meccanismo di allerta precoce per il controllo di sussidiarietà. Ciò conferma che il valore aggiunto della partecipazione dei Parlamenti nazionali al processo decisionale europeo non consiste nel controllo sull'esercizio delle competenze dell'Unione ma nel contributo alle scelte politiche e normative di fondo;
va pertanto ribadita la ferma contrarietà ad ogni tentativo di stabilire in seno alla COSAC o in altre sedi di cooperazione interparlamentare meccanismi di coordinamento tra i Parlamenti nazionali intesi a configurare un esercizio sostanzialmente collettivo del controllo di sussidiarietà, in contrasto con le disposizioni dei Trattati e del Protocollo n. 2;
è opportuno l'invito della Commissione ai Parlamenti nazionali a trasmettere osservazioni sul Programma di lavoro annuale della Commissione stessa, in quanto strumento strategico per contribuire a creare consenso in merito ai temi sui quali l'Unione dovrebbe concentrare le proprie politiche nei prossimi anni. In questa chiave, occorre che la Commissione tenga conto delle priorità dei Parlamenti nazionali nella propria programmazione strategica;
è altresì condivisibile l'auspicio che i Parlamenti nazionali procedano all'esame - oltre che delle proposte legislative - anche dei documenti di consultazione e di altri documenti non legislativi in relazione ai quali l'impatto dell'intervento parlamentare, inserendosi in una fase precoce del processo decisionale europeo, è maggiore;
in questa prospettiva, va considerata in modo positivo la disponibilità della Commissione ad allertare sistematicamente i Parlamenti nazionali in merito a tutte le consultazioni pubbliche che vengono varate, nonché ad evidenziare in modo più specifico i contributi dei Parlamenti nazionali alle medesime consultazioni;
la Relazione in esame non reca una valutazione degli effetti concreti del dialogo politico, non indicando essa se ed in quale misura i pareri dei Parlamenti nazionali siano stati tenuti in considerazione dalla Commissione e dalle altre Istituzioni dell'Unione nel corso del processo decisionale;
la qualità delle risposte della Commissione alle osservazioni dei Parlamenti nazionali registra un lento ma graduale miglioramento, mentre i tempi per la risposta continuano tuttavia ad essere troppo lunghi. Pur essendo comprensibile la difficoltà di predisporre risposte tempestive a fronte di una forte crescita quantitativa e qualitativa dei pareri dei Parlamenti nazionali, sarebbe auspicabile un feed back più rapido, eventualmente in forma sintetica, compatibile con la possibilità che i Parlamenti nazionali si pronuncino nuovamente sul punto o quanto meno ne tengano conto nel seguire lo sviluppo del processo decisionale europeo;
va ribadita l'esigenza che la Commissione renda disponibili ai Parlamenti nazionali nelle rispettive lingue nazionali la più ampia tipologia possibile di documenti, con particolare riguardo alle valutazioni di impatto sulle proposte legislative, essenziali per operare un esame compiuto e approfondito delle proposte legislative;
è auspicabile che anche il Parlamento europeo valorizzi i pareri ad esso trasmessi dai Parlamenti nazionali, dando conto espressamente del seguito dato ai medesimi contributi nelle Relazioni adottate dalle Commissioni in vista dell'esame in plenaria;
in questa prospettiva, va considerato come un primo passo utile, ai fini di rendere più visibili e conoscibili i pareri motivati e gli altri contributi trasmessi dai Parlamenti nazionali, l'Approccio comune adottato dalla Conferenza dei Presidenti di Commissione del Parlamento europeo nel dicembre 2010;

sottolineato che:
in relazione ad alcuni atti o documenti dell'UE, trasmessi ai sensi del Protocollo n. 1, ai pareri espressi dalla XIV Commissione non ha fatto seguito l'approvazione di documenti finali da parte delle Commissioni di merito o l'approvazione è intervenuta con forte ritardo; le Commissioni di merito dovrebbero procedere in modo più sistematico e tempestivo all'esame dei progetti di atti e documenti dell'Unione europea;
rilevata altresì l'esigenza che il presente documento finale sia trasmesso al Parlamento europeo, al Consiglio e alla Commissione europea nell'ambito del dialogo politico informale;

esprime una valutazione positiva

con le seguenti osservazioni:
a) è necessario che la Commissione europea assicuri un pieno ed effettivo supporto alle sedi e procedure di cooperazione in materia di governance economica che saranno stabilite dal Parlamento europeo e dai Parlamenti nazionali, anche al fine di dare attuazione all'articolo 13 del Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'unione economica e monetaria (cd. fiscal compact);
b) a questo scopo, sarebbe utile che la Commissione trasmettesse tempestivamente ai Parlamenti nazionali, oltre ai documenti previsti dai Protocolli n. 1 e n. 2, ogni ulteriore elemento di informazione e valutazione utile in merito alle decisioni relative ai nuovi meccanismi di governance economica;
c) la Commissione dovrebbe accelerare, assicurando il coinvolgimento dei Parlamenti nazionali, la predisposizione dei regolamenti che definiranno, ai sensi degli articoli 85 e 88 del Trattato sul funzionamento dell'Unione, le modalità di associazione dei Parlamenti stessi alla valutazione dell'attività di Eurojust ed al controllo delle attività di Europol;
d) la Commissione europea, in coerenza con il regime linguistico previsto dai Trattati, dovrebbe rendere tempestivamente disponibili ai Parlamenti nazionali, nelle rispettive lingue ufficiali, la più ampia tipologia possibile di documenti, con particolare riferimento alle valutazioni di impatto sulle proposte legislative;
e) sarebbe necessario ridurre i tempi per la trasmissione delle risposte della Commissione ai pareri dei Parlamenti nazionali ed assicurare che le risposte stesse diano conto in modo più puntuale del seguito dato ai rilievi formulati in tali pareri;
f) è auspicabile che le prossime Relazioni annuali indichino - anche sulla base di alcuni esempi concreti - come i pareri dei Parlamenti nazionali sono stati tenuti in considerazione dalla Commissione stessa ed eventualmente dalle altre Istituzioni dell'Unione nell'ambito del processo decisionale nonché se, in linea generale, essi sostengono la posizione dei rispettivi Governi;
g) sarebbe opportuno che, a partire dal Programma di lavoro per il 2013, la Commissione desse conto in modo espresso delle indicazioni pervenute al riguardo dai Parlamenti nazionali e del seguito dato ad esse ai fini della individuazione delle priorità strategiche e legislative dell'Unione;
h) anche il Parlamento europeo dovrebbe dare espressamente conto del seguito dato ai contributi ad esso trasmessi dai Parlamenti nazionali, in particolare mediante l'inserimento di un apposita sezione nelle relazioni preparate sui singoli atti dalle Commissioni in vista della seduta plenaria.


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