Doc. IV-ter, n. 16-A





Onorevoli Colleghi! 1. Premessa. La Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità parlamentare ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, trasmessa alla Camera dei deputati dall'ufficio GIP del tribunale di Roma, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge n. 140 del 2003, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del deputato Pierfelice Zazzera, procedimento sorto a seguito di una denuncia-querela sporta dall'on. Alfredo Mantovano - sottosegretario di Stato all'Interno del IV governo Berlusconi - l'8 settembre 2008.
All'origine della querela sono le dichiarazioni del deputato Zazzera - riportate tra il 3 e il 4 settembre 2008 da quotidiani ed emittenti locali della zona del Salento - il quale, commentando un'intervista rilasciata dal sottosegretario Mantovano su un grave fatto di cronaca (l'omicidio di Giuseppe Basile, consigliere provinciale dell'Italia dei Valori di Ugento, in provincia di Lecce, avvenuto nel giugno 2008), si esprimeva con parole ritenute dal querelante gravemente lesive della sua reputazione, poiché in qualche modo - per come risulta dall'atto di querela - lo accusava di comportamenti delittuosi.
In particolare, per come risulta dal capo d'imputazione (v. avviso di indagini concluse del 3 settembre 2009), l'on. Zazzera avrebbe dichiarato che l'on. Mantovano «sarebbe intervenuto presso la Questura di Lecce mentre erano in corso gli interrogatori di tre ragazzi, tesserati di Alleanza Nazionale, indiziati come esecutori materiali delle minacce a Basile sui muri di Ugento» ed avrebbe affermato che «[...] Da un esponente di governo ci saremmo aspettati un invito agli inquirenti ad andare fino in fondo senza guardare in faccia a nessuno, nella ricerca della verità sull'omicidio di un uomo, di un rappresentante delle istituzioni. Invece il sottosegretario Mantovano invita al silenzio, all'omertà, a insabbiare, a non sollevare polveroni, a non dare fastidio».
Durante l'udienza preliminare celebratasi il 2 febbraio 2010 la difesa dello Zazzera ha eccepito l'insindacabilità, ma il giudice ha respinto l'eccezione così instaurando il procedimento parlamentare attraverso l'invio del fascicolo.

2. L'istruttoria della Giunta. La Giunta ha esaminato il caso nelle sedute del 4 e 10 marzo e del 12 maggio 2010. Ritualmente invitato a intervenire, l'on. Zazzera non si è avvalso di tale facoltà. In vista della seduta dei 12 maggio 2010 ha tuttavia fatto pervenire una memoria (1).

(1) Inoltre, l'on. Zazzera ha fatto pervenire copia di una memoria difensiva prodotta in giudizio nella quale contesta l'accuratezza e la precisione del capo di imputazione. In realtà, la formulazione di quest'ultimo (impostato sui resoconti giornalistici) trascurerebbe che la sua vera affermazione sarebbe consistita nel preannunzio di un'interrogazione parlamentare volta a chiarire i contenuti e le modalità dell'interessamento del sottosegretario Mantovano.

Anche il sottosegretario Alfredo Mantovano ha fatto pervenire una memoria nella quale ha sottolineato come la consolidata giurisprudenza costituzionale porti a escludere che alla fattispecie in esame possa applicarsi la guarentigia di cui all'articolo 68, primo comma, Cost.
La Giunta ha altresì avuto la possibilità di consultare gli atti allegati al fascicolo e quindi non solo la trascrizione dell'intervista del sottosegretario che ha suscitato la reazione polemica dell'on. Pierfelice Zazzera, ma anche una seconda registrazione di tale Salvatore De Mitri, il quale avrebbe reso dichiarazioni suscettibili di essere considerate nel quadro del procedimento in titolo.
Sono state altresì acquisite le interrogazioni parlamentari che Pierfelice Zazzera ha presentato ai ministri competenti successivamente all'omicidio di Basile. La discussione presso il collegio parlamentare è stata dunque ampia, meditata e documentata.

3. Considerazioni in diritto e conclusioni. Il dibattito presso la Giunta ha evidenziato tre elementi.
3.1. La polemica mossa da Pierfelice Zazzera si inserisce in un contesto particolare. Ed invero il fatto dell'omicidio del consigliere provinciale Basile è stato preceduto da minacce vergate sui muri di Ugento e ha destato profonda commozione nel territorio. Zazzera è stato eletto proprio in Puglia e milita nello stesso partito cui apparteneva il Basile; certamente le sue iniziative con riferimento al grave fatto di sangue citato si inscrivono nelle battaglie che conduce un deputato, ovvero di denunziare quelle che gli paiono le ingiustizie del suo territorio. Chiedere con forza che le istituzioni tutte facciano la loro parte per scoprire gli autori del barbaro omicidio è il senso generale desumibile dalle posizioni espresse dal deputato.
3.2. La legittimità dei fini - tuttavia - non giustifica l'uso di qualsiasi mezzo: continenza nelle forme e verità dei fatti nella sostanza sono esigenze di qualsiasi denuncia ed espressione politica. Il fine di denunziare pretese lentezze e goffaggini investigative o ritenuti favoritismi verso indagati non consente di esprimere accuse non verificate per fatti determinati o critiche inconsulte. In tale contesto, quindi, occorre distinguere bene le varie parti della dichiarazione di Pierfelice Zazzera.
Sembra certo che in data 4 luglio 2008 si sia svolto l'interrogatorio di tre soggetti accusati di essere gli esecutori materiali di minacce nei confronti della persona che poi sarebbe stata uccisa.
Risulta che in un momento successivo il sottosegretario Mantovano abbia reso all'emittente Canale 8 le seguenti dichiarazioni: «Sarebbe scorretto da parte mia sovrapporre un'opinione, opinione basata su qualche conversazione avuta con gli addetti ai lavori. Trovo scorretto che personaggi politici di vario tipo abbiano utilizzato questa ... soprattutto di un partito... vicenda gravissima come cavallo di battaglia politica. Io attenderei l'esito delle indagini senza dire una parola di più». Sollecitato dal giornalista, che gli ha domandato: «Al di là di tutto, del movente, è un omicidio perfetto, quasi perfetto? Potremmo essere di fronte a un omicidio fatto bene e quindi difficile...», l'on. Mantovano risulta aver detto ancora: «l'omicidio perfetto non esiste».
L'intervista sarebbe poi proseguita così:
Giornalista: «Verranno fuori prima o poi i responsabili?»
On. Mantovano: «Questo poi non significa che tutti i delitti siano scoperti».
Giornalista: «Qualcuno dice che forse verranno fuori solo quando ci sarà qualche pentito».
On. Mantovano: «Il massimo che posso dirle è che non mi pare che sia un contesto, quello nel quale è maturato e si è realizzato questo omicidio, che faccia emergere all'orizzonte la figura del pentito, perché il pentito emerge in un orizzonte di criminalità organizzata. Non mi sembra che ci siano le tracce. Però già questo significa dire molto».
Giornalista: «Direi parecchio... già si è scoperto... [sorriso condiscendente dell'on. Mantovano]».
Orbene, rispetto a questo fatto verificato, lecita è la critica. E si deve ritenere che le frasi dell'on. Zazzera «Da un esponente di governo ci saremmo aspettati un invito agli inquirenti ad andare fino in fondo senza guardare in faccia a nessuno, nella ricerca della verità sull'omicidio di un uomo, di un rappresentante delle istituzioni. Invece il sottosegretario Mantovano invita al silenzio, all'omertà, a insabbiare, a non sollevare polveroni, a non dare fastidio» siano giustificate da un diritto di valutazione politica.
Diverso è invece il ragionamento in ordine alla frase per cui l'on. Mantovano «sarebbe intervenuto presso la Questura di Lecce mentre erano in corso gli interrogatori di tre ragazzi, tesserati di Alleanza Nazionale, indiziati come esecutori materiali delle minacce a Basile sui muri di Ugento».
Qui il deputato Zazzera (stando al capo di imputazione) dà l'idea di conoscere il contenuto dei colloqui del sottosegretario con le autorità di polizia giudiziaria e vi conferisce un connotato chiaramente illecito, di sviamento della corretta attività di ricerca della verità sui fatti d'indagine. Non si esprime infatti una critica politica poiché la censura si basa su fatti determinati non verificati. Rilevante diventa pertanto stabilire se in questo caso sussiste per il deputato l'insindacabilità parlamentare. Indipendentemente da ogni valutazione sull'ipotesi di fatto-reato.

3.3. Si viene così alla terza conclusione della Giunta. Come sottolineato da diversi interventi nel corso dell'esame, la giurisprudenza costituzionale (per esempio sentenze n. 10 e 11 del 2000, 521 del 2002, 347 e 348 del 2004 e 65 del 2007) è ferma nel ritenere che l'articolo 68, primo comma, Cost. trova applicazione solo se le dichiarazioni extra moenia (contestate in giudizio) siano collegate alle attività parlamentari tipiche da un nesso funzionale, vale a dire da un'analogia sostanziale di contenuto tale per cui le esternazioni delle quali il terzo offeso si duole siano la riproduzione all'esterno delle sedi parlamentari di eventi e momenti formali del mandato elettivo (v. al riguardo la chiara dizione dell'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003). Orbene: è vero che l'on. Zazzera ha presentato atti ispettivi sull'argomento dell'uccisione proditoria del Basile nel 2008 (li si riportano in allegato) ma in nessuno di questi atti è menzionato il sottosegretario Mantovano né - men che meno - a questi sono mossi rilievi simili a quelli oggetto dell'imputazione. E ciò neppure nella forma di una richiesta al Ministro di verificare se, come poteva dedursi dal tenore letterale della dichiarazione del 4 settembre 2008 presente agli atti, il sottosegretario avesse posto in essere la condotta sopra citata ovvero «sarebbe intervenuto presso la Questura di Lecce mentre erano in corso gli interrogatori di tre ragazzi, tesserati di Alleanza Nazionale, indiziati come esecutori materiali delle minacce a Basile sui muri di Ugento».
La giurisprudenza della Corte costituzionale, inoltre, è oramai confortata dall'autorevole avallo della Corte europea dei diritti dell'uomo, la quale negli ultimi sette anni ha condannato l'Italia in sette casi su sette per l'applicazione superficiale e approssimata della garanzia dell'insindacabilità. La Corte EDU ha infatti ripetutamente stabilito che accordare l'immunità di cui al primo comma dell'articolo 68 Cost. in assenza di un legame evidente delle dichiarazioni giudizialmente contestate con l'attività parlamentare risulta lesivo del diritto del terzo offeso ad adire la giustizia e ad ottenere un esame nel merito delle proprie doglianze (articolo 6, comma 1, della Convenzione EDU). Sul punto si vedano le sentenze Cordova 1 e 2, De Iorio, Ielo, Patrono e Cofferati 1 e 2.
In conclusione: un'ampia maggioranza della Giunta ha considerato che alle frasi relative all'addebito specifico al sottosegretario Mantovano di essere intervenuto interferendo nel corso delle indagini non possa essere riconosciuta la prerogativa domandata. Su questo assunto si sono astenuti solo tre componenti, mentre hanno votato a favore tutti gli altri presenti. A riguardo si ritiene di sottolineare come la decisione tenga rigorosamente fede all'orientamento giurisprudenziale sopra evidenziato nonché ai criteri che la Giunta si è voluta dare individuando quale discrimine per l'insindacabilità degli atti espressi extra moenia la precisa riferibilità ad atti posti in essere nell'ambito dell'attività parlamentare chiaramente e non genericamente riferibili alla stessa.
Per questi motivi, a maggioranza, la Giunta propone all'Assemblea di deliberare che i fatti oggetto del procedimento non concernono opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare.

Anna ROSSOMANDO, relatrice


ALLEGATO 1

Interrogazione a risposta scritta 4-00527 presentata da PIERFELICE ZAZZERA nella seduta n. 27.

Mercoledì 2 luglio 2008.

ZAZZERA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
la notte tra il 14 ed il 15 giugno è stato assassinato il consigliere provinciale e comunale dell'Italia dei Valori Giuseppe Basile;
Giuseppe Basile era stato eletto nel 2006 Consigliere comunale di Ugento (Lecce) ed era Consigliere provinciale subentrante a Madaro;
l'omicidio, particolarmente efferato, è avvenuto ad Ugento vicino al cancello dell'abitazione del consigliere;
dagli articoli di stampa sulla tragedia si evince chiaramente la forte personalità della vittima, la sua determinazione nel salvaguardare i diritti dei cittadini e la fervida passione con cui era solito affrontare l'attività politica;
in particolare, il Presidente della provincia di Lecce, Giovanni Pellegrino, in una intervista apparsa sul Corriere della Sera di lunedì 16 giugno 2008 ha dichiarato che Basile era «... sempre intento a fare battaglie sulla trasparenza... soprattutto nel campo dell'edilizia»;
le grandi battaglie di Giuseppe Basile infatti sono state soprattutto contro l'abusivismo e le lottizzazioni, ma anche a favore dell'ambiente;
un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno di lunedì 16 giugno 2008 specifica che Giuseppe Basile «di recente era riuscito a bloccare il tentativo di sbancamento avviato in una zona ad alto interesse paesaggistico nei pressi del convento della Madonna del Casale»;
un articolo del Corriere della Sera, di lunedì 16, riporta che la costante attività di Basile contro l'amministrazione comunale e le sue continue denunce politiche possono aver «dato fastidio a qualcuno»;
l'assessore provinciale dell'Italia dei Valori, Carlo Madaro, ha dichiarato che pur non essendoci alcuna denuncia in procura, circa tre anni fa Basile aveva trovato bossoli nella cassetta delle lettere e due mesi fa, davanti la porta di casa, una testa di animale mozzata;
già nel 2003, come risulta dagli atti della procura, ignoti spararono due colpi di arma da fuoco contro l'auto del consigliere;
dalla stampa risulta che le cause del delitto non sono affatto chiare, ma il sospetto è che possa trattarsi di «un sofisticato assassinio mafioso mascherato da omicidio rurale» (Gazzetta del Mezzogiorno, lunedì 16);
del resto, il medesimo articolo di stampa succitato segnala che l'ipotesi del «...tragico epilogo di un intricato affare politico-amministrativo...» non sarebbe fatto nuovo, considerato che sempre in provincia di Lecce, a Nardò circa 24 anni fa, l'uccisione dell'assessore Renata Fonte fu fatta passare per «un banale omicidio di provincia» e per molti anni le indagini furono indirizzate verso questioni personali, mentre tempo dopo si ebbe la certezza dello stampo politico-amministrativo dell'assassinio;
l'11 luglio 2007, sempre ad Ugento, è stato fatto esplodere un ordigno rudimentale davanti al municipio e la notizia dell'evento è stata annunciata dalla stampa (ANSA 11 luglio 2007) contestualmente a quella relativa ad una seduta del consiglio comunale particolarmente agitata cui seguirono addirittura le dimissioni del sindaco;
il 25 agosto 2007, sempre ad Ugento, l'automobile del sindaco Eugenio Ozza è stata data alle fiamme;
l'odio sfrenato di qualcuno nei confronti del consigliere è stato stigmatizzato addirittura sulle stesse mura di Ugento mediante scritte ingiuriose e minacciose rimaste a tutti visibili per almeno due anni, quali «Basile devi morire», «Basile muori», «Basile sei nulla», «Basile = nulla». Dette scritte, sono state rimosse soltanto il giorno prima del funerale;
anche dalle parole dello stesso Basile, riportate da numerose testate giornalistiche, si desume il clima di forte pressione in cui il consigliere era ormai abituato a vivere, in particolare, quando affermava: «Solo le pallottole possono fermarmi. Per farmi tacere, devono uccidermi» -:
se, alla luce dei gravi fatti descritti dalla presente interrogazione, al Ministro interrogato risulti che nel comune di Ugento (Lecce) vi possa essere un condizionamento esterno tale da impedire il sereno svolgimento dell'azione amministrativa;
quali provvedimenti il Ministro intenda assumere al fine di prevenire e contrastare nuovi fenomeni di criminalità nel territorio in provincia di Lecce.(4-00527)


ALLEGATO 2

Interrogazione a risposta scritta 4-01139 presentata da PIERFELICE ZAZZERA nella seduta n. 55.

Giovedì 25 settembre 2008.

ZAZZERA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
la notte tra il 14 ed il 15 giugno ad Ugento (Lecce) è stato assassinato il consigliere provinciale e comunale dell'Italia dei Valori Giuseppe Basile nei pressi della sua abitazione;
l'omicidio particolarmente efferato era stato preannunciato da diverse minacce dirette al consigliere, noto per la determinazione nel salvaguardare i diritti dei cittadini e dell'ambiente;
Basile si è distinto per la costante attività di opposizione all'abusivismo e in difesa del territorio, e poco prima della tragedia risulta «sia riuscito a bloccare il tentativo di sbancamento avviato in una zona ad alto interesse paesaggistico nei pressi del convento della Madonna del Casale» (Gazzetta del Mezzogiorno di lunedì 16 giugno 2008);
sempre dalla stampa appare chiaro che le continue denunce politiche di Basile possano aver «dato fastidio a qualcuno» e sebbene le cause del delitto non siano ancora state chiarite, il sospetto è che possa trattarsi di «un sofisticato assassinio mafioso mascherato da omicidio rurale» (Gazzetta del Mezzogiorno di lunedì 16 giugno 2008), del resto un «intricato affare politico-amministrativo» non sarebbe fatto nuovo nella provincia di Lecce;
il parroco di Ugento Don Stefano Rocca in più occasioni anche attraverso la stampa ha chiesto verità giustizia sull'omicidio Basile e ha denunciato una cappa di omertà nel paese;
ad agosto nel corso della manifestazione nota come «Notte della Taranta» a Melpignano veniva rimosso dalle forze di polizia uno striscione in ricordo di Basile, cosa che si ripeteva alcune settimane dopo presso il comune di Ugento in occasione della visita del Prefetto, dottor Mario Tafaro. Anche in questa occasione il parroco Don Stefano Rocca ha fatto sentire la sua voce per l'ingiustificata rimozione di striscioni in ricordo di Basile;
dopo questi episodi il 10 settembre 2008 la stampa riportava la notizia di due lettere anonime, di cui una a sfondo minatorio, recapitate al parroco di Ugento, Don Stefano Rocca, ed in un garage abbandonato diversi volantini contenenti messaggi analoghi;
nella lettera veniva scritto «smettila di fare il protagonista, smettila di fare il politico leader, smettila di fare il sindaco ombra, pensa a fare il parroco e alla formazione dei giovani», nel volantino raffigurante l'immagine della Madonna compariva la scritta «Don Stefano, conza mbrelli, ca è meiu» (Don Stefano, ripara gli ombrelli, che è meglio);
all'interrogante risulta che il 17 settembre, intorno alle ore 18.00, presso gli uffici della Questura di Lecce sarebbe giunta una telefonata al 113 contenente una espressa minaccia di morte, testualmente: «stasira ccitimu don stefano quidhu ca cunta mutu» (questa sera uccidiamo Don Stefano quello che parla troppo) -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei gravi fatti descritti in premessa e se sì, quali provvedimenti urgenti intenda assumere al fine di impedire il ripetersi di fenomeni criminosi in provincia di Lecce.(4-01139)


ALLEGATO 3

Interrogazione a risposta scritta 4-01171 presentata da PIERFELICE ZAZZERA nella seduta n. 56.

Lunedì 29 settembre 2008.

ZAZZERA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
è ancora irrisolto il tragico omicidio del Consigliere provinciale e comunale dell'Italia dei Valori Giuseppe Basile, avvenuto il 15 giugno scorso ad Ugento (Lecce);
l'attività politica del Consigliere, le sue battaglie soprattutto sulle tematiche della speculazione edilizia e delle lottizzazioni probabilmente hanno «dato fastidio a qualcuno»;
circa tre anni fa Basile aveva trovato dei bossoli nella sua cassetta delle lettere e qualche mese prima di morire, davanti alla porta dell'abitazione, una testa di animale mozzata;
l'odio di qualcuno verso Basile è stato addirittura dichiarato sulle mura di Ugento, con scritte minacciose come «Basile devi morire», «Basile muori», «Basile sei nulla»;
dette scritte sono rimaste a tutti visibili per circa due anni e sono state rimosse solo qualche ora prima del funerale di Basile dall'amministrazione comunale;
dalla stampa risulta che alla Questura di Lecce siano stati interrogati cinque giovani sospettati di aver minacciato il consigliere ugentino con le ingiuriose scritte sui muri;
trattasi di ragazzi molto giovani ma tutti maggiorenni, «alcuni dei quali impegnati in movimenti politici e fra loro vi sarebbe anche il nipote di un amministratore di Ugento» (Nuovo Quotidiano di Puglia, 4 luglio 2008);
un articolo del 7 luglio 2008 pubblicato sul sito www.iltaccoditalia.info riporta le parole di uno degli autori delle scritte: «Le scritte sui muri sono nostre; ma non l'abbiamo ucciso noi»; lo avrebbero fatto per gioco, quasi per amicizia con il consigliere, del quale non condividevano l'orientamento politico. «Noi eravamo tesserati in AN; con Peppino ci facevamo scherzi a vicenda ma ci volevamo bene; non avremmo avuto motivi di ucciderlo» -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti descritti nella presente interrogazione, e se - fatti salvi gli accertamenti di competenza della magistratura - stia adeguatamente monitorando i potenziali problemi di ordine pubblico.(4-01171)


ALLEGATO 4

Interrogazione a risposta in Commissione 5-01909 presentata da PIERFELICE ZAZZERA nella seduta n. 229.

Giovedì 8 ottobre 2009.

ZAZZERA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
all'interrogante risulta che dopo un anno e mezzo non siano ancora stati identificati i responsabili della morte di Peppino Basile, consigliere provinciale e comunale dell'Italia dei Valori ucciso quasi un anno fa ad Ugento (Lecce), né siano state individuate le ragioni di un delitto così efferato;
le indagini sul caso, affidate ai sostituti procuratori Giovanni De Palma e Ennio Cillo e che in un primo momento sembravano concentrarsi principalmente sulla vita privata della vittima, successivamente si sono estese all'attività politica-amministrativa di Basile;
la difficoltà delle autorità competenti nel fare chiarezza sul complesso caso Basile è emersa subito con la divisione delle indagini affidate alla Polizia per il filone politico-amministrativo, e all'Arma dei carabinieri per quello di matrice passionale;
al ritrovamento del corpo vi sarebbe stata l'alterazione del campo probatorio causata dalla mancata protezione dello scenario del delitto, e ciò ha reso l'attività di indagine ancora più complessa;
il fatto che le indagini trovino evidenti difficoltà è confermato dal persistere di un vero e proprio silenzio dei cittadini ugentini e dai continui interrogatori che non hanno portato ad oggettivi risultati;
ad oggi gli unici indagati sul caso sarebbero i vicini di casa del consigliere, un ragazzo minorenne e suo padre, che come dichiarato dai legali Antonio Melileo e Roberto Bray, sarebbero accusati di false dichiarazioni al pubblico ministero;
la stampa riporta che dal giorno del tragico omicidio, padre e figlio subirebbero atteggiamenti persecutori e minacciosi da parte degli inquirenti;
il disagio dei due indagati sarebbe tale da aver indotto gli avvocati difensori a rendere noto che gli assistiti riceverebbero pressioni al fine di confessare l'omicidio Basile, con l'intimidazione di subire una condanna a 20 anni di reclusione come concorrenti nel delitto;
risulta inoltre che recentemente sarebbero state piazzate delle microspie nella loro automobile, con conseguente danneggiamento della vettura;
a quanto riportato dalla stampa, l'unico coinvolgimento del minore e del padre dipenderebbe dalla fatalità di abitare nella casa vicina a quella del consigliere, e dal primo soccorso che avrebbero prestato all'uomo avendone udito le grida prima di morire;
per questo i due sarebbero continuamente sotto controllo da parte delle forze dell'ordine e sottoposti a continui estenuanti interrogatori;
sempre tramite i legali, padre e figlio ammettono inoltre che alcune contraddizioni nelle dichiarazioni rilasciate al pubblico ministero, circa gli eventi di quella tragica notte, sarebbero dovute proprio allo stress derivante da quella che agli stessi appare come una persecuzione giudiziaria, e non da ultimo, dallo stato di forte turbamento vissuto nell'aver trovato il vicino massacrato davanti al vialetto di ingresso dell'abitazione;
da quel giorno i vicini di Basile si sentirebbero braccati e violentati nella loro vita e nei loro diritti. A oltre un anno e mezzo dall'omicidio, le indagini sono a un punto morto e restano sconosciuti mandanti ed esecutori -:
se il Ministro sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e se ritenga di assumere iniziative di carattere ispettivo ai fini dell'esercizio di tutti i poteri di sua competenza.(5-01909)


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