Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una domanda di deliberazione in materia d'insindacabilità avanzata dal senatore Fabrizio Morri, deputato all'epoca dei fatti, in relazione al procedimento penale n. 53966/07 RGNR-Roma.
Il procedimento trae origine da una querela sporta da Angelo Maria Petroni, membro del consiglio di amministrazione della RAI, a motivo di alcune frasi attribuite al Morri riportate in un lancio dell'Agenzia di stampa ADNKRONOS (e, successivamente, dell'Agenzia ANSA) del 21 novembre 2007 dal titolo «Rai: Morri, vicenda Petroni fa parte di questa rete di condizionamenti». La vicenda scaturisce dalla pubblicazione sul quotidiano la Repubblica dello stesso giorno di intercettazioni di conversazioni telefoniche dalle quali poteva desumersi l'esistenza di una rete di contatti tra dirigenti RAI e MEDIASET vicini all'on. Berlusconi, i quali si scambiavano informazioni sui palinsesti dei due principali gruppi radiotelevisivi italiani, facendo così venir meno - secondo il Morri - la naturale concorrenza tra il servizio radiotelevisivo pubblico (quello offerto dalla RAI) e quello commerciale (proprio del gruppo MEDIASET).
Per come risulta dall'atto di querela del dottor Petroni - e per come riportato dai dispacci d'agenzia - l'allora deputato Morri avrebbe tra l'altro affermato: «Ciò che emerge dalle intercettazioni pubblicate da Repubblica di oggi sulla rete berlusconiana in RAI e sull'asservimento della Tv pubblica verso MEDIASET è di inaudita gravità. È ben vero che molti di noi denunciarono pubblicamente quella situazione, ma certo ora emergono circostanze e fatti che fanno impallidire. Alti dirigenti, non pochi giornalisti al servizio del padrone dell'azienda concorrente, nonché capo del governo». Fabrizio Morri, capogruppo PD in Commissione di vigilanza RAI, è convinto che è qualcosa che non potrebbe avere pari in nessun Paese normale, in Europa o fuori di essa. Spero che ora - conclude Morri - tutti riflettano sulla assoluta necessità di liberare la RAI da tali condizionamenti per restituirle autonomia e indipendenza, unico modo per perseguire l'interesse pubblico anziché quelli privati di qualcuno. La vicenda Petroni, al di là delle dispute giuridiche è tutta qui: il nuovo vertice voleva e credo voglia cambiare, Petroni anziché rappresentare l'azionista ha lavorato per mantenere la rete berlusconiana di cui parlano i giornali oggi».
La Giunta ha esaminato l'istanza nella seduta del 28 ottobre 2008. L'interessato, pur ritualmente informato di poter essere ascoltato dalla Giunta, non ha ritenuto di avvalersi di tale facoltà. In tale seduta è emerso che si tratta, in buona sostanza, della medesima questione già affrontata nella seduta del 25 giugno 2008 (cfr. doc. IV-quater, n. 2, che si allega). Nel corso del biennio 2006-2008, infatti, il Petroni fu oggetto di aspre critiche in sede parlamentare per la sua condotta asseritamente ostruzionistica nei confronti della dirigenza di Claudio Cappon, direttore generale insediatosi successivamente alle elezioni del 2006. In questa circostanza ci si trova dinanzi a dichiarazioni sostanzialmente analoghe e coeve a un atto parlamentare tipico sottoscritto dal Morri. Risulta infatti che intorno al 21 o al 22 novembre 2007, dopo che erano trapelate notizie circa indebite sensibilità di Petroni verso MEDIASET, Morri depositò una risoluzione di censura in Commissione di vigilanza RAI. Nella riunione del 27 novembre 2007 dell'ufficio di presidenza di tale organo essa fu presa in considerazione e si convenne di calendarizzarne la discussione in data 5 dicembre 2007. In tale ultima data, da come si può accertare dai resoconti, Morri ripeté nella sede parlamentare tipica i suoi rilievi al comportamento di Petroni, i quali pertanto devono ritenersi inquadrati nella dialettica parlamentare e quindi insindacabili ex articolo 68, primo comma, della Costituzione. Per una migliore comprensione dell'analogia di contenuto tra le dichiarazioni contestate e gli atti parlamentari, questi ultimi vengono allegati.
Per questi motivi la Giunta, all'unanimità, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione e dell'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003, propone all'Assemblea di dichiarare che i fatti oggetto del procedimento in corso concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Aniello FORMISANO, relatore.
ALLEGATO 1
Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una domanda di deliberazione in materia d'insindacabilità avanzata dal senatore Fabrizio Morri, deputato all'epoca dei fatti, in relazione al procedimento penale n. 36744/07-RGNR-Milano.
Il procedimento trae origine da una querela sporta da Angelo Maria Petroni, membro del consiglio di amministrazione della Rai, a motivo di alcune frasi attribuite al Morri riportate in un articolo del Sole 24 ore del 9 marzo 2007. La vicenda scaturisce da una votazione del consiglio d'amministrazione Rai avvenuta nel marzo 2007, riguardo ad alcune proposte di nomina a dirigente avanzate dal direttore generale Claudio Cappon: nessuna di tali proposte fu accolta.
Trattandosi di un voto espresso segretamente all'interno dei cda, sui giornali si scatenarono le illazioni su come i singoli consiglieri avessero votato, concentrando l'attenzione in particolare su quelli designati dal centro-destra. In questo contesto l'articolo, intitolato «Cda Rai in stallo: bocciate le nomine volute da Cappon», riportava una serie di commenti e due brevi interviste a persone che, per la posizione occupata, potevano offrire un'interpretazione dei fatti.
Una di esse era il collega Morri, all'epoca capogruppo dell'Ulivo nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza nei servizi radiotelevisivi, che nell'articolo così commentava i recenti avvenimenti: «La paralisi dell'azienda causata dai consiglieri espressi dalla Casa della libertà e dal rappresentante del Ministero dell'economia è insostenibile e va affrontata una volta per tutte. La destra ha scelto deliberatamente di far pagare all'azienda costi altissimi, a scapito dell'interesse pubblico. L'intervento dell'azionista ci sembra ineludibile». Implicitamente quindi Fabrizio Morri chiedeva la rimozione di Angelo Maria Petroni, consigliere designato dall'azionista, ovvero il Ministro dell'economia.
L'istanza dell'ex-deputato Morri, già presentata nella XV legislatura, era stata presa in esame dalla precedente Giunta nelle sedute dei 16 gennaio e del 6 febbraio 2007. L'interessato, come da regolamento invitato a comparire innanzi alla Giunta, si era avvalso di tale facoltà nella seduta del 6 febbraio 2007, precisando che le frasi riportate non erano tratte da una vera e propria intervista ma da una conferenza stampa; si trattava, insomma, di una selezione di frasi da un discorso più complesso. Reiterando l'opinione che il Ministro dell'economia fosse nel pieno diritto di rimuovere il consigliere Rai di designazione ministeriale, il Morri aveva sottolineato di essere intervenuto più volte in proposito in sede di Commissione di vigilanza, seppure in date successive a quella dell'articolo.
Nella presente legislatura, la Giunta ha esaminato l'istanza nella seduta dei 25 giugno 2008. L'interessato, pur potendo avvalersi nuovamente della facoltà di essere sentito dalla Giunta, non ha ritenuto di rinnovare il proprio intervento. Da più membri della Giunta è stato osservato che le espressioni usate dal Morri appaiono perfettamente civili nella forma e nella sostanza, tanto che risulta veramente difficile individuare in esse una forma di diffamazione. Al contrario, si può ritenere in generale di essere di fronte a un caso di legittimo esercizio del diritto di critica politica, tutelato dall'articolo 21 della Costituzione a favore non certo solo dei parlamentari.
Oltre alla riscontrata mancanza di parole offensive, epiteti o accuse degradanti dell'onore, presso la Giunta si è osservato che la censura politica all'attività e alla gestione di un'azienda pubblica sembra appartenere pacificamente all'esercizio della funzione parlamentare, tanto più che in effetti le osservazioni di Fabrizio Morri sono sembrate essere rivolte più all'operato del cda in quanto organo che specificamente a quello del querelante. Essendo peraltro quest'ultimo membro designato dal Ministro dell'economia, la sollecitazione critica nei suoi confronti si inserisce precipuamente nell'attività ispettiva e di controllo del Parlamento sul Governo.
Per questi motivi la Giunta all'unanimità, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione e dell'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003, propone all'Assemblea di dichiarare che i fatti oggetto del procedimento in corso concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.
Aniello FORMISANO, Relatore.
ALLEGATO 2
La seduta comincia alle 14.10.
Il deputato Mario LANDOLFI, presidente, avverte che, ai sensi dell'articolo 13, comma 4, del regolamento della Commissione, la pubblicità della seduta sarà assicurata anche per mezzo della trasmissione con il sistema audiovisivo a circuito chiuso.
Il deputato Mario LANDOLFI, presidente, informa che nella riunione del 27 novembre scorso l'Ufficio di Presidenza della Commissione, integrato dai rappresentanti dei Gruppi, ha convenuto di tenere nella giornata di oggi l'esame di una risoluzione relativa al «caso RAI-Mediaset».
La Commissione inizia l'esame della proposta di risoluzione in titolo.
Il deputato Mario LANDOLFI, presidente, informa che il testo proposto è stato inoltrato a tutti i componenti la Commissione (vedi allegato 1); nel termine previsto sono state presentate dodici proposte di modifica (vedi allegato 2).
Il deputato Fabrizio MORRI (PD-U), relatore, illustra il testo della risoluzione della quale è primo firmatario, che intende richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sui contatti tra alcuni dirigenti della RAI ed alcuni dirigenti Mediaset, evidenziatisi a seguito della pubblicazione di alcune intercettazioni telefoniche. Personalmente, egli non nutre alcun favore nei confronti di un certo uso delle intercettazioni telefoniche, e soprattutto non intende anticipare alcun giudizio sull'operato delle persone alle quali esse sono riferite. Non v'è però dubbio che sarebbe ipocrita comportarsi come se quanto emerso non suscitasse allarme. È difatti allarmante anche la sola ipotesi che la RAI possa non essere stata, nel corso di alcuni anni, autonoma nei confronti del Presidente del Consiglio in carica in quel periodo, ovvero nei confronti della concorrenza. Del resto, gli stessi Gruppi di centro-destra hanno poche settimane or sono manifestato un'ampia sensibilità sull'esigenza che la RAI si renda autonoma da qualsiasi influenza governativa: lo ha evidenziato il dibattito svoltosi in Commissione sulla revoca di un consigliere d'amministrazione della RAI.
La risoluzione oggi in esame è dunque giustificata anche dai meri sospetti che l'autonomia del servizio pubblico radiotelevisivo possa essere stata menomata, e che i compiti ad esso affidati possano essere stati esposti a condizionamenti. In presenza dell'indagine interna opportunamente disposta dalla RAI, e di quella disposta dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, la risoluzione proposta non intende anticipare alcuna conclusione, e per tale motivo essa può apparire relativamente generica nelle sue determinazioni: in realtà, il suo scopo precipuo è quello di richiamare l'attenzione sulla necessità che sia fugato ogni dubbio che potrebbe insorgere sulla vicenda.
Il senatore Massimo BALDINI (FI) rileva che l'odierna discussione, e la risoluzione presentata, traggono origine da intercettazioni telefoniche pubblicate da un giornale quotidiano che notoriamente fiancheggia le forze del centro-sinistra, e che, allo stato, la valutazione cui la Commissione deve pervenire non può che fondarsi sulle sole notizie fornite da quel quotidiano.
Sarebbe invece necessario che il testo delle intercettazioni fosse integralmente e preventivamente acquisito dalla Commissione, come pure sarebbe opportuno che si proceda all'audizione dell'inquietante Comitato etico istituito dalla RAI in riferimento alla vicenda. Solo l'avere a disposizione il maggior numero possibile di informazioni e di dati potrebbe consentire alla Commissione di valutare situazioni che al momento sono tutt'altro che acclarate. A fronte di questo, invece, il testo proposto dal deputato Morri anticipa valutazioni e giudizi, citando in particolare una compromissione dell'azienda e una preoccupazione della Commissione, che allo stato non possono essere riferiti ad alcun fatto concreto, né apparente.
Questa attività istruttoria dovrebbe poi essere completata da un'audizione del Direttore generale, che riferisca sull'insieme delle interferenze alle quali potrebbero essere esposti gli organi di vertice ed i dirigenti della società concessionaria del servizio pubblico. Notizie non esattamente controllabili, infatti, riferiscono spesso di interferenze da parte di esponenti politici di rilievo nazionale, anche relativamente a contratti conclusi dalla RAI con loro parenti, ed a telefonate, ricevute in particolare da Direttori di testata, che sollecitano trattamenti di favore in relazione a specifiche notizie o iniziative di programmazione. Si può desumere un quadro di compromissione dall'esistenza di tali notizie? E perché la Commissione deve attivarsi in esclusiva relazione alle intercettazioni, e basarsi esclusivamente su di esse, ove altre segnalazioni, dotate di autonomo rilievo penale, non hanno provocato l'istituzione di alcun Comitato etico?
Il senatore Rocco BUTTIGLIONE (UDC) osserva che l'Italia sembra essere diventata un Paese «spiato», nel quale la riservatezza della corrispondenza sembra non trovare più alcuna tutela, è poi lo stesso Paese nel quale un giudice si trova esposto ad un trasferimento d'ufficio per una vicenda legata ad intercettazioni che coinvolgevano personaggi politici appartenenti all'attuale maggioranza di Governo. Ma l'utilizzo delle intercettazioni non è un buon modo di fare politica, in particolare allorché la loro utilizzazione presenti profili di illegittimità, come non si può escludere nel caso di specie.
Qualunque sia l'opinione che si possa nutrire sulla risoluzione presentata, quand'anche fosse opportuno trasformare la Commissione parlamentare in una sorta di Alta Corte dotata di compiti inquisitori, sarebbe in ogni caso indispensabile pervenire a conclusioni solo dopo avere esaminato il maggior numero possibile di elementi, e non soltanto quelle intercettazioni telefoniche che sono state selezionate da un giornale. Ciò porrebbe però il problema della legittimità della loro acquisizione ed utilizzazione. Non sarebbe, quest'ultimo, un profilo da poco: ricorda le polemiche cui assistette durante un suo periodo di formazione negli Stati Uniti, circa la decisione della Corte Suprema di quel Paese di scarcerare un omicida pressoché acclarato, per il motivo che le prove a suo carico erano state acquisite illegalmente. A tali polemiche, un autorevole componente della Corte aveva semplicemente replicato che, per il Paese, l'utilizzo illegale delle prove sarebbe stato più pericoloso della libertà di un omicida.
Il deputato Giuseppe GIULIETTI (PD-U) ritiene che la risoluzione in esame sia ispirata al buon senso e che non trascuri le garanzie dovute alle persone coinvolte. Ciò non sempre avviene: non avvenne, per esempio, in riferimento all'attività delle Commissioni d'inchiesta sulla vicende «Mitrokhin» e «Telekom-Serbia». In quel periodo, peraltro, l'utilizzazione mediatica di tali eventi era condotta con metodi talmente raffinati da rendere problematica persino la divulgazione di una rettifica, come si riscontrò in una circostanza che concerneva l'onorevole Fassino.
Si deve al riguardo, peraltro, anche sottolineare che le odierne polemiche sembrano riferirsi solo a fatti desunti da intercettazioni telefoniche, mentre permangono trascurate le coraggiose denunce effettuate a viso aperto da molti dirigenti della RAI, anche di simpatie per il centro-destra, circa altri episodi inquietanti nella vita dell'azienda. Del resto, l'intera attività condotta dalla società concessionaria del servizio pubblico negli ultimi due decenni, e più in generale quella dell'intero sistema radiotelevisivo, offrirebbero materia sufficiente per un'inchiesta da condursi nella maniera più accurata e rigorosa. Essa dovrebbe prendere in esame quantomeno il periodo successivo all'approvazione della «legge Mammì», e riferirsi anche alla vendita ed alla assegnazione delle frequenze nonché alla possibile esistenza di un cartello ed all'abuso di posizioni dominanti nel settore televisivo, sulle quali l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e le altre Autorità competenti potrebbero tuttora condurre indagini. Alla fine degli anni Novanta, per esempio, si ebbe notizia pressoché certa di un accordo tra le due emittenti che si ripartivano il duopolio televisivo finalizzato ad escludere «La7» dall'utilizzo di determinati diritti sportivi.
Lascia perplessi anche la circostanza che all'allontanamento dalla RAI di alcuni conduttori in grado di condizionare sensibilmente gli ascolti, garantendone una sensibile percentuale, non abbia fatto riscontro l'immediata loro assunzione da parte del gruppo concorrente. Non è, questo, l'indizio di un'intesa volta ad alterare la concorrenza? Non lo è il sistematico «scambio» di presentatori televisivi tra l'uno e l'altro gruppo, anche in riferimento a trasmissioni di richiamo quali il Festival di Sanremo? Non lo è stata la rinuncia ad utilizzare il «sondaggista» Pagnoncelli, in favore di Crespi? Non lo è stato l'allontanamento del manager Perricone dalla SIPRA? E quali intenzioni possono aver indotto alla decisione, applicata anche nei confronti del TG3, di ritardare i dati sugli exit poll e sull'esito delle elezioni regionali del 2005? Accertare quale sia la realtà in riferimento a tutti questi indizi è un compito che starebbe a cuore anche a numerosi dirigenti RAI che nutrono simpatie per le forze politiche di destra, e potrebbe creare difficoltà anche a qualcuno di quelli schierati per la opposta parte politica. Ma sarebbe una iniziativa necessaria, anche al fine di esplicitare il disfavore che si deve nutrire nei confronti di chi teorizza come possibile l'atteggiamento detto della «doppia fedeltà».
Il testo proposto dal collega Morri va nella direzione di tutto questo, e deve essere pertanto valutato con la più grande attenzione. Esso trae sì origine da notizie fondate su intercettazioni telefoniche: ma non si può concludere che tali notizie siano inattendibili solo perché divulgate da un giornale presuntivamente «di sinistra», come è stato oggi detto. In realtà, l'assetto proprietario de «La Repubblica» non sembra davvero consentire che si giunga ad una simile conclusione; e gli atti pubblicati dal quotidiano non erano più vincolati dal segreto istruttorio.
Una grande parte delle forze politiche di entrambe le coalizioni sarebbe seriamente e consapevolmente interessata a simili iniziative, come pure alla approvazione di una legge nel settore radiotelevisivo che risultasse condivisa, e che non fosse pregiudizialmente ostile agli interessi di Berlusconi.
Il senatore Alessio BUTTI (AN) reputa intempestiva l'iniziativa promossa dal deputato Morri, in quanto essa interviene in una fase nella quale l'indagine interna promossa dalla RAI non è ancora pervenuta ad alcuna conclusione. È opportuno invece che ne siano attesi gli esiti, così come è stato bene che la RAI abbia disposto tempestivamente l'avvio di tale indagine. Il perdurare di questa fase interlocutoria si riflette peraltro anche sul testo della risoluzione, che poco opportunamente fa riferimento a future iniziative che dovrebbe porre in essere la stessa Commissione parlamentare. Meglio sarebbe, in queste condizioni, volare alto ed astenersi da iniziative precoci, così come il centro-destra ha ritenuto di non assumere iniziative sulla vicenda della illegittimità della revoca del Consigliere Petroni, accertata dall'Autorità giudiziaria e ribadita nella giornata di ieri.
Il deputato Marco BELTRANDI (RosanelPugno) ricorda che, piaccia o no, le intercettazioni pubblicate dal quotidiano «La Repubblica» sono oramai di pubblico dominio, ed hanno suscitato una grande risonanza e preoccupazione nell'opinione pubblica. In questa situazione, è opportuno che la Commissione parlamentare ponga in essere almeno una presa di posizione politica.
Al riguardo, il rischio è che si estrapolino, dai testi delle intercettazioni, solo quelle frasi che possono risultare funzionali ad un gioco di parte: ad esso non potrebbe ovviarsi acquisendo le intercettazioni nella loro integrità, perché ciò non sarebbe nella disponibilità della Commissione. Ma la Commissione dispone di un altro mezzo per accertare l'eventuale danno arrecato alla programmazione televisiva nel periodo al quale si riferiscono le intercettazioni: essa potrebbe acquisire e valutare i dati del monitoraggio delle relative trasmissioni, confrontandoli con quelli relative alle reti Mediaset, non solo in riferimento alle presenze politiche, ma anche alla rilevazione delle tematiche trattate ed alla presenza dei soggetti sociali. I relativi dati potrebbero evidenziare concretamente quali effetti abbiano avuto le presunte intese tra i dirigenti RAI e quelli Mediaset, ed a ciò potrebbe aggiungersi l'analisi di specifiche trasmissioni, quali quelle che hanno riferito dei risultati delle tornate elettorali del 2005 e del 2006. La Commissione ha la potestà di porre in essere tutto questo, e per tale ragione egli ha predisposto una specifica proposta di modifica alla risoluzione in titolo.
Sarebbe infatti grottesco, lo ribadisce, che la Commissione parlamentare non assuma in queste circostanze alcuna iniziativa: il sollecitare attenzione su questo tema rappresenta comunque un contributo alla chiarezza, anche in una fase nella quale indubbiamente non sono disponibili tutti gli elementi di valutazione, e rende un servizio alla stessa concessionaria del servizio radiotelevisivo pubblico.
Il deputato Giorgio MERLO (PD-U) condivide le considerazioni espresse dal collega Beltrandi e manifesta favore per il testo della risoluzione, moderata anche nei toni, la quale sollecita accertamenti e non emette sentenze, né anticipa giudizi strumentalizzando le intercettazioni. La Commissione deve far sentire la propria voce in questa difficile fase, e non indulgere alla «politica dello struzzo», bensì contribuire a salvaguardare la centralità della RAI. Pochi mesi orsono, la stessa Commissione ha posto in essere una serie di iniziative legate a segnalazioni dell'allora Consigliere d'amministrazione Petroni, che pure avevano suscitato quanto meno una risonanza assai minore nell'opinione pubblica.
Il deputato Giorgio LAINATI (FI) rileva la presenza di pochi commissari nella discussione odierna, e ricorda che tale circostanza sarebbe stata agevolmente prevedibile in rapporto alla programmazione dei lavori parlamentari, se solo il presentatore della risoluzione in titolo non avesse insistito per il suo esame. È adesso opportuno che il prosieguo dei lavori sia valutato dall'Ufficio di Presidenza: in quella sede si riserva altresì di chiedere l'audizione del Ministro dell'economia e delle finanze.
Il senatore Dario GALLI (LNP) condivide le opinioni del collega Lainati ed a sua volta si riserva di sollecitare l'audizione del Ministro dell'economia e delle finanze.
Rileva peraltro l'effetto abnorme delle intercettazioni telefoniche sulla vita politica italiana, nella quale può avvenire che un giudice sia trasferito in relazione alle intercettazioni concernenti esponenti delle forze di sinistra, laddove circostanze analoghe sono trascurate in riferimento ad altri esponenti politici. Parimenti, la RAI e l'Usigrai non sembrano essersi accorti, nel passato, di quali siano state le modalità per la selezione dei dirigenti dell'Azienda e più in generale della gran parte dei suoi dipendenti. Per soffermarsi sulla vicenda oggi evidenziata dalle intercettazioni si trascura di considerare la cronica carenza della programmazione RAI in alcune regioni: l'informazione locale in Lombardia, ed esempio, prescinde dal ruolo della concessionaria del servizio pubblico, e se la RAI rinunciasse alla sua programmazione regionale non cambierebbe in pratica nulla.
Nutre peraltro dubbi anche sulla circostanza che la RAI e Mediaset, che assieme detengono oltre il 90 per cento del mercato radiotelevisivo, siano effettivamente in concorrenza, dal momento che queste situazioni di sostanziale duopolio non realizzano la condizione della vera concorrenza. Altrettanto avviene nel settore bancario, in quello dell'energia e della grande distribuzione, ove l'accentramento della proprietà dei supermercati ha portato questi ultimi a praticare prezzi ormai superiori a quelli dei piccoli negozi. In questa situazione, la RAI sembra interessata solo ad una programmazione che ha ormai adottato il vernacolo romanesco quale lingua ufficiale.
Il deputato Mario LANDOLFI, presidente, condivide l'ultima affermazione del senatore Galli: il romanesco sembra avere sostituito in alcuni programmi la lingua italiana.
Il deputato Emilia Grazia DE BIASI (PD-U) a sua volta condivide queste ultime considerazioni, e ricorda che Pierpaolo Pasolini aveva messo in guardia, già negli anni '60, dal rischio che il linguaggio della RAI condizionasse eccessivamente la lingua del Paese. Al riguardo, una discussione che coinvolgesse le sedi locali della concessionaria pubblica, con l'intento di «raccontare» tutte le realtà territoriali, sarebbe grandemente opportuna.
Quanto alla risoluzione in titolo, reputa soddisfacente la discussione oggi incardinata nella Commissione, che peraltro segue a distanza di qualche giorno le notizie emerse a seguito della pubblicazione delle intercettazioni. Non sarebbe possibile attendere oltre: la Commissione non può attendere soluzioni maturate al suo esterno, e deve intervenire, anche al fine di garantire una effettiva concorrenza tra le emittenti. A tale scopo, è certo necessario non fermarsi alla sola circostanza, in sé ininfluente, che i dirigenti della RAI e quelli di Mediaset abbiano avuto reciproci contatti; né ci si può limitare alle sole risultanze sinora emerse, le quali hanno comportato la sospensione della sola dirigente Bergamini. È necessario pervenire ad una effettiva autonomia dei direttori di rete; è decisiva l'effettiva separazione dell'informazione dalla politica; è fondamentale mutare l'assetto della governance della RAI, intollerabile e paralizzante. Cosa si può temere da questa discussione? Essa ha il solo scopo di sollecitare la trasparenza e la chiarezza.
Il deputato Fabrizio MORRI (PD-U), relatore, dopo aver sottolineato le profonde differenze tra il caso delle intercettazioni odierne e quelle che hanno contraddistinto la vicenda del giudice Forleo, ribadisce che la risoluzione da lui proposta non risulta intempestiva, e comunque sollecita la RAI a fare chiarezza sulla sua propria autonomia dal potere politico e dalla concorrenza. Non è rilevante al riguardo - conviene con gli interventi che ha ascoltato - la sola circostanza che i dirigenti RAI e Mediaset si siano tenuti in contatto.
È aperto ad ogni ipotesi di miglioramento del testo, che peraltro non è stato emendato dai colleghi del centro-destra, ed anzi si riserva di sottoporre alla Commissione ulteriori modifiche, da lui decise in esito al dibattito odierno.
Esprime parere favorevole sulle proposte di modifica nn. 1, 2, 7, 8, 9, 11, nonché 12, previa la riformulazione del testo consistente nella soppressione della parola «subito». Esprime parere contrario sulle proposte di modifica nn. 3, 4, 5, 6 e 10.
Il deputato Mario LANDOLFI, presidente, constata l'assenza del deputato Pedrini, presentatore delle proposte di modifica nn. 1, 2, 3, 4, 5 e 6, alle quali pertanto si intende abbia rinunciato.
La Commissione respinge quindi, per parità di voti, la proposta di modifica n. 7.
Il deputato Mario LANDOLFI, presidente, constata l'assenza del deputato Pedrini, presentatore delle proposte di modifica nn. 8, 9, 10 e 11, alle quali pertanto si intende abbia rinunciato.
La Commissione respinge quindi, per parità di voti, la proposta di modifica n. 12, nel testo riformulato.
Il deputato Fabrizio MORRI (PD-U), relatore, in considerazione della rilevanza della deliberazione che la Commissione si appresta ad assumere, e della preannunciata intenzione di proporre alla Commissione, in qualità di relatore, ulteriori modifiche del testo, rappresenta l'opportunità che la votazione finale abbia luogo in un'altra seduta.
Il deputato Giorgio LAINATI (FI) si dichiara contrario alla proposta di rinvio del collega Morri, perché la discussione odierna avrebbe più utilmente potuto aver luogo nella settimana prossima.
Dopo che il senatore Alessio BUTTI (AN) si è a sua volta dichiarato contrario al rinvio della votazione, il deputato Emilia Grazia DE BIASI (PD-U), a nome del proprio Gruppo, su delega del relativo rappresentante, chiede la verifica del numero legale nella votazione che sta per avere luogo.
Il deputato Mario LANDOLFI, presidente, constatato che la Commissione non è in numero legale, sospende la seduta per un'ora.
La seduta, sospesa alle 15.35, riprende alle 16.35.
Il deputato Mario LANDOLFI, presidente, apprezzate le circostanze, rinvia ad altra seduta il seguito dell'esame.
La seduta termina alle 16.40.
ALLEGATO 2.1
La Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza del servizio radiotelevisivo,
considerata la gravità del contenuto delle intercettazioni tra dirigenti Rai e Mediaset, rese note nei giorni scorsi dalla stampa, che sembrano configurare una commistione tra aziende a detrimento dei principi di servizio pubblico, di concorrenza e di rispetto del pluralismo informativo;
esprime la più forte preoccupazione per il quadro di compromissione del servizio pubblico radiotelevisivo, della sua autonomia sia dal potere politico che dalla concorrenza, che emerge dalla lettura delle intercettazioni suddette, relative al periodo 2004-2005;
apprezza che i vertici Rai, abbiano prontamente avviato tutte le iniziative di tutela dell'Azienda e dei suoi dipendenti, al fine di verificare se vi sono state responsabilità di singoli dipendenti e direttori Rai, nonché comportamenti lesivi della lealtà aziendale e della deontologia professionale;
prende atto positivamente della decisione di aprire un'istruttoria sulla vicenda da parte dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
sottolinea come la necessità di restituire credibilità al servizio pubblico radiotelevisivo comporti il più rapido accertamento dei fatti e delle eventuali responsabilità da parte dell'azienda stessa e delle Autorità di vigilanza;
si riserva, nell'ambito delle prerogative che la legge affida alla Commissione stessa, ad assumere tutte quelle iniziative utili a restituire alla Rai credibilità e autonomia a tutela della missione di servizio pubblico, assegnata dal Parlamento alla Rai medesima.
Morri, Tranfaglia, Lion, Satta, Brutti, Beltrandi, Migliore.
ALLEGATO 2.2
PROPOSTE DI MODIFICA
Al primo capoverso della risoluzione, sostituire le parole: delle intercettazioni tra dirigenti con le parole: delle relazioni tra persone.
1.Pedrini.
Al secondo capoverso della risoluzione, sostituire le parole: il quadro di con le parole: quanto riferito sulla.
2.Pedrini.
Al terzo capoverso, sostituire la parola: apprezza con la parola: auspica.
3.Pedrini.
Al terzo capoverso, sostituire le parole: abbiano prontamente avviato con: la parola: intraprendano.
4.Pedrini.
Al terzo capoverso, dopo le parole: iniziative di tutela dell'azienda sopprimere le parole: e dei suoi dipendenti.
5.Pedrini.
Al terzo capoverso, sostituire le parole: singoli dipendenti e direttori RAI con le parole: singole persone RAI a qualsiasi titolo.
6.Pedrini.
Al terzo capoverso (Apprezza...), dopo la parola: dipendenti alla terza riga sono aggiunte le parole: , responsabili e conduttori di trasmissioni,;
7.Beltrandi.
Al quarto capoverso, sopprimere la parola: positivamente.
8.Pedrini.
Al quarto capoverso, aggiungere, in fine, le seguenti parole: ed auspica che tutte le istituzioni a ciò preposte intraprendano iniziative per quanto di loro competenza.
9.Pedrini.
Al quinto capoverso, sostituire le parole: e delle autorità di vigilanza con: dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
10.Pedrini.
Al sesto capoverso, sostituire la parola: prerogative con la parola: competenze.
11.Pedrini.
Nella parte dispositiva, aggiungere: impegna la Rai a rendere pubblici subito i dati del monitoraggio politico, tematico, sociale, religioso della programmazione televisiva Rai, al fine di evidenziare se e in che misura vi sia eventualmente corrispondenza tra le parole intercettate dalla magistratura e il prodotto editoriale Rai, quantomeno relativamente all'arco temporale delle intercettazioni di cui sopra (anni 2004-2005).
12.Beltrandi.
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