Doc. IV-quater, n. 2





Onorevoli Colleghi! - La Giunta riferisce su una domanda di deliberazione in materia d'insindacabilità avanzata dal senatore Fabrizio Morri, deputato all'epoca dei fatti, in relazione al procedimento penale n. 36744/07-RGNR-Milano.
II procedimento trae origine da una querela sporta da Angelo Maria Petroni, membro del consiglio di amministrazione della Rai, a motivo di alcune frasi attribuite al Morri riportate in un articolo del Sole 24 ore del 9 marzo 2007. La vicenda scaturisce da una votazione del consiglio d'amministrazione Rai avvenuta nel marzo 2007, riguardo ad alcune proposte di nomina a dirigente avanzate dal direttore generale Claudio Cappon: nessuna di tali proposte fu accolta.
Trattandosi di un voto espresso segretamente all'interno dei cda, sui giornali si scatenarono le illazioni su come i singoli consiglieri avessero votato, concentrando l'attenzione in particolare su quelli designati dal centro-destra. In questo contesto l'articolo, intitolato «Cda Rai in stallo: bocciate le nomine volute da Cappon», riportava una serie di commenti e due brevi interviste a persone che, per la posizione occupata, potevano offrire un'interpretazione dei fatti.
Una di esse era il collega Morri, all'epoca capogruppo dell'Ulivo nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza nei servizi radiotelevisivi, che nell'articolo così commentava i recenti avvenimenti: «La paralisi dell'azienda causata dai consiglieri espressi dalla Casa della libertà e dal rappresentante del Ministero dell'economia è insostenibile e va affrontata una volta per tutte. La destra ha scelto deliberatamente di far pagare all'azienda costi altissimi, a scapito dell'interesse pubblico. L'intervento dell'azionista ci sembra ineludibile». Implicitamente quindi Fabrizio Morri chiedeva la rimozione di Angelo Maria Petroni, consigliere designato dall'azionista, ovvero il Ministro dell'economia.
L'istanza dell'ex-deputato Morri, già presentata nella XV legislatura, era stata presa in esame dalla precedente Giunta nelle sedute dei 16 gennaio e del 6 febbraio 2007. L'interessato, come da regolamento invitato a comparire innanzi alla Giunta, si era avvalso di tale facoltà nella seduta del 6 febbraio 2007, precisando che le frasi riportate non erano tratte da una vera e propria intervista ma da una conferenza stampa; si trattava, insomma, di una selezione di frasi da un discorso più complesso. Reiterando l'opinione che il Ministro dell'economia fosse nel pieno diritto di rimuovere il consigliere Rai di designazione ministeriale, il Morri aveva sottolineato di essere intervenuto più volte in proposito in sede di Commissione di vigilanza, seppure in date successive a quella dell'articolo.
Nella presente legislatura, la Giunta ha esaminato l'istanza nella seduta dei 25 giugno 2008. L'interessato, pur potendo avvalersi nuovamente della facoltà di essere sentito dalla Giunta, non ha ritenuto di rinnovare il proprio intervento. Da più membri della Giunta è stato osservato che le espressioni usate dal Morri appaiono perfettamente civili nella forma e nella sostanza, tanto che risulta veramente difficile individuare in esse una forma di diffamazione. Al contrario, si può ritenere in generale di essere di fronte a un caso di legittimo esercizio del diritto di critica politica, tutelato dall'articolo 21 della Costituzione a favore non certo solo dei parlamentari.
Oltre alla riscontrata mancanza di parole offensive, epiteti o accuse degradanti dell'onore, presso la Giunta si è osservato che la censura politica all'attività e alla gestione di un'azienda pubblica sembra appartenere pacificamente all'esercizio della funzione parlamentare, tanto più che in effetti le osservazioni di Fabrizio Morri sono sembrate essere rivolte più all'operato del cda in quanto organo che specificamente a quello del querelante. Essendo peraltro quest'ultimo membro designato dal Ministro dell'economia, la sollecitazione critica nei suoi confronti si inserisce precipuamente nell'attività ispettiva e di controllo del Parlamento sul Governo.
Per questi motivi la Giunta all'unanimità, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione e dell'articolo 3, comma 1, della legge n. 140 del 2003, propone all'Assemblea di dichiarare che i fatti oggetto del procedimento in corso concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

Aniello FORMISANO, Relatore


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