V Commissione - Resoconto di giovedý 26 novembre 2009


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SEDE REFERENTE

Giovedì 26 novembre 2009. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Interviene il ministro dell'economia e delle finanze Giulio Tremonti.

La seduta comincia alle 9.20.

Variazione nella composizione della Commissione.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, comunica che è entrato a far parte della Commissione l'onorevole Bruno Cesario, cui porge i migliori auguri di buon lavoro.

Sull'ordine dei lavori.

Renato CAMBURSANO (IdV), nel manifestare il proprio apprezzamento per la presenza, invero non consueta, del ministro Tremonti nella seduta odierna, lamenta tuttavia che nella seduta di ieri il Governo fosse rappresentato solo dal sottosegretario Alberto Giorgetti, e che fosse


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presente solo il relatore per il disegno di legge di bilancio, Marinello, mentre il collega Corsaro, relatore per il disegno di legge finanziaria, non ha preso parte alla seduta, in quanto impegnato in una riunione di carattere politico, con un comportamento che ritiene debba essere censurato per la scarsa considerazione dimostrata per l'istituzione parlamentare.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, fa presente che, in ogni caso, il relatore per il disegno di legge finanziaria potrà prendere conoscenza del dibattito svoltosi attraverso la lettura del resoconto della seduta di ieri.

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010).
C. 2936 Governo, approvato dal Senato.

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2010 e bilancio pluriennale per il triennio 2010-2012.
C. 2937 e relativa nota di variazione C. 2937-bis Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell'esame congiunto e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame dei provvedimenti, rinviati nella seduta del 25 novembre 2009.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, avverte che il gruppo del Partito democratico ha chiesto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sia assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e che, pertanto, ove non vi siano obiezioni, così rimane stabilito. Dà quindi la parola al Ministro dell'economia e delle finanze.

Il ministro Giulio TREMONTI rileva preliminarmente che utilizzerà il tempo a sua disposizione per svolgere alcune considerazioni di carattere generale sull'attuale scenario economico e finanziario, dichiarandosi sin d'ora interessato a valutare questioni e obiezioni che saranno indicate dai componenti della Commissione nel corso del dibattito. In particolare, analizzerà l'attuale situazione, gli interventi finora adottati dall'Esecutivo e le misure che potranno essere realizzate nel prossimo futuro, sottolineando come, per valutare gli interventi da mettere in campo, sia essenziale verificare se essi siano compatibili con i fenomeni che si intendono affrontare e sostenibili sotto il profilo del complessivo equilibrio della finanza pubblica.
Quanto alla ricostruzione della situazione di crisi economico-finanziaria, ricorda che tra il 2008 e il 2009 il prodotto interno lordo del nostro Paese ha fatto segnare una riduzione di 6-6,5 punti percentuali, quale risultante di un calo dell'uno per cento prodottosi nella seconda parte dello scorso anno, quando la crisi globale ha cominciato a manifestarsi in tutta la sua gravità, e di una contrazione di circa cinque punti percentuali nell'anno in corso. Ricorda che, quando nel febbraio 2009, a fronte della previsione di una importante istituzione che aveva stimato la decrescita del prodotto interno lordo in soli 2 punti percentuali, aveva ritenuto tale dato eccessivamente ottimistico, è stato fatto oggetto di critiche da parte degli organi di stampa, mentre i dati reali hanno poi confermato le ragioni della sua prudenza. Ciò a dimostrazione del fatto che ci si trova in presenza di circostanze senza precedenti, che non consentono di effettuare previsioni attendibili. Con riferimento alle previsioni dell'OCSE per il 2010, che stimano una crescita del prodotto interno lordo italiano dell'1,2 per cento, rileva che occorre mantenere la stessa prudenza rispetto a dati precisi a livello di decimali. Sottolinea come, nella discontinuità dei fenomeni economici, le previsioni, pur essendo necessarie, non possano tuttavia che scontare un certo grado di approssimazione. Osserva che in valore assoluto la decrescita del prodotto interno lordo è stata pari a circa 90 miliardi di euro, la maggior parte dei quali sono imputabili al crollo delle esportazioni causato dal declino della domanda globale. A tal proposito, sottolinea come, nonostante abbia subito gli effetti del crollo


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della domanda globale, la nostra economia ha tuttavia guadagnato, contro le previsioni, quote di mercato, avendo le nostre esportazioni tratto beneficio dalla globalizzazione. Ricorda che, a differenza di altri Paesi, l'Italia ha esportato prodotti manifatturieri e non risorse finanziarie virtuali a fronte delle proprie importazioni e che con riferimento al richiamato settore manifatturiero si registra un surplus commerciale di 52,3 miliardi di euro, inferiore di un solo miliardo rispetto al 2007, che è stato l'anno migliore per le esportazioni. Rileva che la contrazione di alcuni settori non può essere considerata particolarmente drammatica e che i richiamati decrementi del prodotto interno lordo sono ascrivibili più ad un crollo della domanda esterna che ad una caduta di quella interna. Con riferimento ai conti pubblici, considerando il triennio 2008-2010, osserva che a fronte di una decrescita di oltre 6 punti percentuali nel 2008 e nel 2009, vi sarà, secondo le richiamate previsioni OCSE, una crescita di poco più dell'1 per cento nel 2010; pertanto, il risultato complessivo nel 2010 vedrà ancora di un meno 5 per cento rispetto all'obiettivo del pareggio del bilancio. A tal proposito ricorda che tutti i meccanismi di spesa sono stati tarati su ipotesi di crescita, mai su ipotesi di decrescita. Con riferimento al rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo, e a quello fra il deficit e lo stesso prodotto interno lordo, fa presente che essi si sono attestati, rispettivamente, al 105,7 per cento e al 2,7 per cento nel 2008, mentre saranno pari, rispettivamente, al 115,3 per cento e al 5,3 per cento nel 2009 e al 118,2 per cento e al 5 per cento circa nel 2010, al luogo precisando che mentre con riferimento al 2008 è disponibile un dato consolidato, per il 2009 e il 2010 si parla solo di previsioni. Ritiene importante notare, come peraltro riconosciuto in tutte le sedi internazionali, ed in particolare dalla Commissione europea, che l'Italia non ha adottato una politica di deficit spending, pertanto se i richiamati indicatori hanno visto un peggioramento, esso dipende solo dalla caduta del prodotto interno lordo e non invece da un incremento del debito, pur comportando ugualmente un incremento della spesa per interessi. Sottolinea che il debito pubblico italiano registra la velocità di crescita minore rispetto a quella di tutti i Paesi europei, ricordando che ciò consegue alla mancanza di alternative in merito. Ricorda che allorché si intenda far ricorso al debito per finanziare politiche pubbliche, occorre valutare sempre l'incremento della spesa per interessi e la convenienza rispetto alle condizioni di allocazione dei titoli sui mercati finanziari. A tal proposito, sottolinea che spesso l'incremento del debito, a causa del conseguente aumento della spesa per interessi, comporta un peso maggiore dei benefici che possono conseguire da un eventuale incremento della spesa o da una riduzione delle imposte finanziati in deficit. Ricordando che l'Italia è il Paese con il terzo debito pubblico del mondo senza essere la terza economia del mondo, osserva che non vi erano alternative ad una politica di prudenza. Evidenziando che vengono emessi titoli di debito per 1 milione di dollari o di euro ogni otto secondi e che Paesi che avevano originariamente un rapporto tra il debito e il prodotto interno lordo nell'ordine del 50 per cento si stanno velocemente avvicinando al 100 per cento, avverte che in tale scenario aumentano solo i fattori di rischio. Osserva che per gestire la crisi economica sono state contemporaneamente realizzate due tipologie di interventi: da un lato, si è immessa liquidità nel sistema bancario, dall'altro si è trasferito debito privato a rischio sul debito pubblico. Tali soluzioni possono essere tuttavia solo temporanee, dando luogo a numerose criticità. Richiama in proposito la recente crescita della borsa di New York e dei derivati, che, più che anticipare la ripresa economica, sembra derivare da logiche di speculazione finanziaria.
Dopo aver fornito tale ricostruzione dello scenario economico, passa ad illustrare i provvedimenti adottati dal Governo dal momento del suo insediamento. Ricorda che, tenendo conto dei suggerimenti delle istituzioni europee, è stato introdotto, con la condivisione di maggioranza


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e opposizione, il nuovo importante strumento della stabilizzazione triennale dei conti pubblici, che anticipa la legge di stabilità prevista dalla riforma della legge di contabilità attualmente all'esame del Senato. Con riferimento al sistema sanitario, sottolinea come sia fondamentale, pur in una situazione di crisi economica, garantire comunque le prestazioni essenziali al fine di mantenere la coesione sociale. Ricorda che nel 2005 è stata introdotta la possibilità di procedere al commissariamento delle regioni con la spesa sanitaria in dissesto e che tale previsione, originariamente ritenuta di carattere eccezionale, riguarda oggi quasi tutte le regioni del centro-sud, quindi oltre la metà del sistema sanitario nazionale. Malgrado tale situazione, osserva che la sanità italiana è comunque tra le migliori di Europa con un costo inferiore alla media europea, ma che vive tuttavia la contraddizione tra un livello straordinario di servizi e un livello altrettanto straordinario di malaffare. Auspica, pertanto, che si possa definire nella giornata odierna, in sede di Conferenza Stato-regioni, il patto sulla salute, richiamando a tal proposito quanto già avvenuto con riferimento alla possibilità di finanziare strutture ospedaliere attraverso i fondi FAS. Riguardo al programma delle opere pubbliche da realizzare attraverso il CIPE, ricorda che esse sono allo stato interamente finanziate, ma risultano spesso bloccate per altre ragioni, in particolare, per la tendenza dei diversi livelli di governo ad imporre veti. Fa presente che si sta progressivamente ampliando l'utilizzo di fondi FAS per il finanziamento di opere regionali attraverso un apposito confronto con le regioni, pur precisando che le ipotesi di finanziamento di tali fondi erano state effettuate in una situazione di crescita dell'economia e non in una di decrescita. Con riferimento agli interventi sociali, sottolinea che tutte le risorse sono state concentrate sugli ammortizzatori sociali, rivendicando i risultati positivi di tale esperienza. A tal proposito, ricorda che, secondo i dati forniti dall'INPS, nel mese di ottobre, la cassa integrazione è diminuita del 10 per cento rispetto al mese precedente, che l'andamento congiunturale segna un progresso del 2 per cento, che aumenta la richiesta di cassa integrazione in deroga, mentre le aziende usano circa il 75 per cento della cassa richiesta. Osserva che le risorse ammontano al triplo delle richieste e si registra una frenata per quanto riguarda le richieste di cassa integrazione di lungo periodo. A tal fine, annuncia che il Governo proporrà di confermare anche per il 2010 le risorse per gli ammortizzatori sociali introducendo talune modifiche e qualche incremento, e precisa che l'unica ragione per la quale riterrebbe accettabile il ricorso all'indebitamento sarebbe proprio quella del finanziamento della cassa integrazione per garantire la coesione e la giustizia sociale. Sottolinea che la riforma previdenziale dello scorso mese di luglio ha reso, secondo quanto sostenuto dalla stessa Commissione europea, il sistema italiano uno tra i più solidi d'Europa, evidenziando in particolare l'opportunità della norma che ha collegato l'età pensionabile ai livelli demografici. Al proposito, dà atto che la richiamata riforma della previdenza costituisce l'esito di un percorso intrapreso già con le riforme Amato e Dini, malgrado l'intervento del 2007, non propriamente ispirato ad esigenze di rigore.
Con riferimento agli interventi di politica economica, rinvia a quanto testé illustrato in materia di sanità, di finanziamento delle opere attraverso i fondi FAS, ammortizzatori sociali e riforma previdenziale. Ricorda altresì che è stata intrapresa la strada della riduzione delle pressione fiscale attraverso la cancellazione dell'ICI sulla prima casa e attuata una prima riduzione dell'IRAP, nonché previsto il mantenimento della detassazione degli utili reinvestiti e degli aumenti di capitale. Sottolinea inoltre che il Governo ha inteso favorire una diversa politica del credito, evidenziando che più del 30 per cento del mercato bancario è concentrato in due soli istituti non strutturati sul territorio. All'uopo fa presente che è in atto, nel rispetto della libertà di impresa ma su ispirazione della politica, un riassetto di tali banche su base territoriale. Ai fini di


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una più attenta valutazione delle richieste di credito, ritiene infatti opportuno un maggiore radicamento sul territorio degli istituti bancari. Richiama inoltre l'idea lanciata dal Governo della moratoria bancaria e l'importanza degli osservatori sulle attività delle banche costituiti presso le prefetture che, malgrado le critiche, sono stati pensati per attivare efficaci tavoli di confronto presso le prefetture medesime sul presupposto che sia meglio gestire le crisi direttamente sul territorio, evitando di affrontarle al centro. A tal proposito, fa presente che il Governo sta lavorando ad un fondo e ricorda l'apertura di un canale di finanziamento alle imprese attraverso Cassa depositi e prestiti e SACE. In coerenza con quanto prospettato, annuncia che il Governo proporrà proposte emendative volte ad inserire nel disegno di legge finanziaria il riferimento al patto sulla salute, che non si è potuto introdurre al Senato in quanto non era conclusa la discussione in sede di Conferenza Stato-regioni, nonché i richiamati interventi in materia di ammortizzatori sociali. Con riferimento alle risorse derivanti dal rimpatrio dei capitali, evidenzia che tale processo è in atto in numerosi Paesi del mondo con basi di calcolo molto simili a quelle adottate in Italia. Fa presente a riguardo che i tassi di crescita negli ultimi cinque anni del sistema bancario dei Paesi limitrofi all'Italia dimostrano l'aumento significativo delle risorse uscite dal nostro Paese. Ricorda che il decreto-legge n. 78 del 2009 ha previsto, in luogo dell'imposizione del 12,5 per cento, e cioè dell'ordinaria imposizione sulle rendite da capitale, una tassazione del 50 per cento sul 2 per cento, inteso come rendimento forfetizzato per cinque anni, del capitale esportato, mentre altri Paesi hanno previsto aliquote inferiori. Con riferimento inoltre alla obiezione della mancata nominatività del rientro dei capitali, rileva che essa è prevista nei sistemi in cui le rendite da capitale rientrano obbligatoriamente nella dichiarazione dei redditi, mentre in Italia è prevista la cosiddetta cedolare secca. Fa presente che le entrate stimate per il rimpatrio dei capitali ammontano tra i 7 e i 4 miliardi di euro, sia pure in un'ottica una tantum, annunciando che il Governo proporrà una finalizzazione di tali risorse, in particolare in favore dell'università, della scuola, di interventi sociali, nonché per finanziare il 5 per mille. Fa presente inoltre che il Governo ha intenzione di presentare proposte emendative anche per finanziare il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese e per porre la questione della fiscalità di vantaggio per il Sud, più che della banca del Sud, utilizzando le possibilità previste dalla normativa europea di applicare l'aliquota minima del 5 per cento. Con riferimento alla prospettata istituzione della banca del Sud, sottolinea che essa non sarà un carrozzone pubblico, ma verrà finanziata da soggetti privati.
Pur nella consapevolezza che vi sono settori produttivi, casi e persone che hanno sofferto gli effetti negativi della crisi economica, ritiene che si possa affermare complessivamente che l'Italia sta uscendo dalla crisi meglio di tanti altri Paesi, sottolineando che mentre altri paesi avevano registrato una crescita artificiale, la nostra è basata sul settore manifatturiero. A tal proposito, ribadisce che il deficit e il debito pubblico crescono meno che in altri Paesi, che il nostro sistema previdenziale è più stabile e che le stesse previsioni economiche sono migliori, come anche i dati relativi all'occupazione e alla disoccupazione. Nel concludere, afferma che l'Italia ha sostanzialmente tenuto durante la crisi economica e che il semplice fatto di versare in una situazione ordinaria in un contesto straordinario è di per sé un elemento positivo.

Pier Paolo BARETTA (PD), ritenendo utile evitare rilievi polemici e facili strumentalizzazioni, si dichiara disponibile a prendere atto delle dichiarazioni rese dal Ministro dell'economia e delle finanze in ordine alla capienza dei finanziamenti per le opere pubbliche e per gli ammortizzatori sociali, in relazione ai quali peraltro il Ministro ha segnalato la particolare attenzione del Governo. Prende atto altresì delle valutazioni del ministro Tremonti in


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ordine al quadro di riferimento da lui descritto relativamente all'entità del debito e ai conti pubblici. Sostiene che, pur considerando ragionevole la ricostruzione del Ministro sullo scenario economico entro cui si colloca l'azione del Governo, si profilano due ambiti su cui appare necessario orientare le risorse disponibili e su cui il Ministro ha omesso di riferire: il reddito e gli enti locali. Pur riconoscendo che il Governo sta tentando di assecondare le richieste avanzate dal circuito dell'imprenditoria, evidenzia l'urgenza di intervenire a sostegno dei redditi da lavoro, superando peraltro la tradizionale dicotomia tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti. Fa inoltre notare che gli enti locali sono in condizioni critiche sotto il profilo della politica di bilancio a causa soprattutto del ritardo delle compensazioni connesse alla soppressione dell'ICI sulla prima casa ed in relazione alla carente attuazione delle agevolazioni previste a favore degli enti virtuosi. Conclude sostenendo che le poste economiche disponibili debbono essere orientate a sostegno del reddito, alle piccole imprese e agli enti locali, affinché siano poste le condizioni per superare senza traumi l'attuale crisi economica.

Il ministro Giulio TREMONTI, nel ringraziare il deputato Baretta, evidenzia, in relazione al riferimento rivolto alle opere pubbliche, che sussistono ampi margini di spendibilità delle risorse in tale settore, ma emergono invece carenze in ordine ai profili di fattibilità e realizzazione delle stesse; esorta pertanto il Parlamento, per i profili di competenza, ad esercitare un incisivo controllo sulle cause che in molti casi producono il blocco della realizzazione di opere pubbliche, pur risultando le stesse adeguatamente finanziate. A tal fine, richiama l'utile ruolo che può svolgere nella verifica delle esigenze del territorio la fondazione «Italiadecide». Dichiara che un dato certo e confortante è dato dalla presenza di risorse e liquidità; cita al riguardo anche i positivi dati forniti dall'INPS nelle materie di sua competenza. Ritiene che una politica di spesa in deficit, qualora fosse necessaria, potrebbe essere attivata esclusivamente per salvaguardare il settore sociale. Replica al deputato Baretta che la mancata menzione, nella sua prospettazione sulla portata e sui contenuti della finanziaria, di specifici riferimenti al reddito e agli enti locali deriva dalla circostanza di una non agevole copertura in bilancio delle risorse che sarebbero necessarie a sostenere politiche di sviluppo del reddito e di salvaguardia dei bilanci delle autonomie locali. Reputa opportuno che su tali profili il Parlamento si pronunci e adotti eventuali opzioni di merito. Fa notare che le risorse necessarie per la tenuta del sistema complessivo non mancano e sono peraltro immediatamente spendibili, mentre non risultano invece facilmente reperibili le risorse che sarebbero indispensabili per una effettiva ripresa dell'economia e ciò a causa della forte riduzione della domanda mondiale globale, che ha determinato una incisiva compressione delle esportazioni.

Renato CAMBURSANO (IdV) dichiara di apprezzare la lealtà del confronto ed il tono pacato del dibattito. Manifesta, tuttavia, forti preoccupazioni sull'evoluzione della grave situazione economica che attanaglia il sistema produttivo e industriale del nord Italia, soprattutto con riferimento alle piccole industrie. Sostiene che la priorità dell'azione economica del Governo debba incentrarsi sulla tenuta della coesione sociale; osserva che il periodo più critico per l'acuirsi della crisi potrebbe essere il primo semestre del 2010 per l'occupazione, paventando al riguardo il rischio che un gran numero di imprese si trovi costretto a dismettere le proprie attività. Per tali motivi, esorta a valutare l'esigenza di apprestare ulteriori e più incisive misure di sostegno al reddito e di supporto all'impresa e ritiene altresì necessario qualificare il ruolo delle autonomie locali. Esprime riserve in relazione alla quantificazione delle risorse che si attendono dalla normativa sul rientro dei capitali all'estero e ritiene comunque non sufficienti tali introiti alle effettive esigenze del Paese. Ricorda che il debito


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pubblico negli ultimi dodici mesi è aumentato di oltre centoquaranta miliardi, pari all'8,42 per cento, e il Ministro dell'economia, rileva, ha asserito che la causa di tale aumento è imputabile alle ricadute negative della crisi economica. Fa notare, tuttavia, che nel medesimo periodo considerato non si è registrata un'analoga riduzione percentuale del PIL. Si chiede pertanto quale sia la ragione di tale differenziale e se sia possibile ricondurre tale differenza alle problematiche connesse al «rischio-titoli». Conclude evidenziando il pericolo che nel secondo semestre 2010 possa profilarsi una grave ricaduta della crisi con conseguenze impreviste sulla coesione sociale.

Il ministro Giulio TREMONTI assicura che la questione della salvaguardia della coesione sociale costituisce un punto fermo e prioritario nell'azione di Governo, ricordando peraltro che molte delle previsioni catastrofiste in ordine agli effetti della crisi non si sono poi verificate. Richiama le misure promosse dal Governo tese a salvaguardare il territorio e la coesione sociale, come in particolare la pianificazione delle risorse destinate agli ammortizzatori sociali e la riorganizzazione territoriale delle Prefetture che hanno assunto il ruolo di veri e propri presidi sociali. Ricorda le emergenze che il Governo ha dovuto finora affrontare, specie per quanto riguarda l'incontrollato aumento dei consumi intermedi delle periferie, quali le spese sanitarie. Sostiene che il paradigma che accompagna l'azione di Governo e che ispira la filosofia di fondo su cui è impostata la legge finanziaria è costituito dalla tutela della sicurezza sociale. Al riguardo ritiene non efficaci le misure economiche che contemplano una riduzione delle imposte correlata alla compressione delle spese sociali. Fa notare che in aggiunta alle poste iscritte in finanziaria si delinea la presenza di ulteriori quattro miliardi di euro derivanti dall'attuazione delle disciplina del cosiddetto «scudo fiscale»; trattasi di risorse cospicue, sottolinea, se, pure, con carattere di una tantum. Fa notare che non sussiste alcun correlato automatismo tra l'entità del prodotto interno lordo e la spesa sociale, il che provoca l'insorgere di evidenti asimmetrie tra i due valori al variare di uno di essi, e ciò in quanto le dinamiche di spesa non sono affatto allineate alle dinamiche del PIL. Segnala che sul debito pubblico italiano gli apprezzamenti delle istituzioni europee e delle agenzie di rating appaiono favorevoli e confortanti. Richiama quindi l'attenzione della Commissione sulla necessità di proseguire in un percorso basato su una politica di prudenza nell'affrontare la crisi economica. Osserva, in conclusione, che uno scenario positivo per il Paese potrà configurarsi quando l'economia reale riuscirà ad avanzare in parallelo, se non oltre, all'economia finanziaria.

Massimo BITONCI (LNP) manifesta preliminarmente il proprio apprezzamento per la politica del Ministro e del Governo, dichiarando che il suo gruppo condivide la politica di rigore e di salvaguardia dei conti pubblici fatta propria dell'Esecutivo. Dopo aver osservato come l'Italia sia uno dei Paesi europei che ha affrontato la crisi con i migliori risultati, rileva come gli interventi relativi alla Cassa depositi e prestiti ed alla SACE abbiano già prodotto i primi risultati in termini di sostegno al credito e al commercio estero, rilevando tuttavia come il ruolo del primo di tali organismi potrebbe essere ulteriormente rafforzato. Osserva altresì come la crisi economica abbia ridimensionato le entrate e, anche attraverso il patto di stabilità interno, ridotto fortemente la spesa, mettendo in serie difficoltà le aziende private che forniscono servizi alla Pubblica amministrazione. Per quanto riguarda in particolare i comuni, rileva come questi, già a metà anno, proprio in ragione della necessità di rispettare i vincoli del patto, sospendano i pagamenti alle imprese. Rileva, peraltro, come vi siano consistenti residui di amministrazione che non possono essere spesi e, al contempo, debiti che non vengono onorati. Occorre conclusivamente a suo avviso trovare una


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soluzione al fine di consentire gli investimenti degli enti locali.

Il ministro Giulio TREMONTI preannuncia che verificherà i dati più recenti relativi alle attività di carattere tradizionale svolte dalla Cassa depositi e prestiti al fine di verificare la possibilità di rafforzarne il ruolo nella concessione del credito. Per quanto riguarda il patto di stabilità interno, riconosce l'opportunità di una qualche marginale riflessione, sottolineando tuttavia l'esistenza del Patto europeo di stabilità e crescita: un vincolo esterno che richiede di essere rigorosamente applicato a livello interno.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, osserva come vada in ogni caso riconosciuta agli amministratori locali la responsabilità della spesa evitando di ricondurre al livello centrale ogni decisione in merito.

Roberto Mario Sergio COMMERCIO (Misto-MpA-Sud) nel rilevare come per accrescere la competitività del Paese occorra partire dal Sud, riconosce al Ministro di avere già in passato sottolineato l'importanza della fiscalità di vantaggio di cui oggi ha ribadito la rilevanza. Dopo aver osservato come nessuno auspichi contributi a pioggia per il Sud, si dichiara favorevole alla Banca del Mezzogiorno e all'introduzione di un'aliquota di favore, chiedendo chiarimenti in merito alla platea dei beneficiari ed alla quantificazione della spesa.

Il ministro Giulio TREMONTI ricorda come nel luglio scorso il CIPE abbia approvato un primo utilizzo dei fondi FAS per la Sicilia. In quella delibera vi sono alcune finalizzazioni e un trasferimento molto importante di somme per la sanità, la sicurezza e la fiscalità di vantaggio da realizzare per iniziativa della regione. Dopo aver auspicato che il CIPE adotti delibere analoghe riferite ad altre regioni, osserva come la Banca del Mezzogiorno rappresenti una proposta del Governo che, per ragioni di procedura, il Senato non ha potuto approvare e che verrà ora sottoposta all'attenzione della Camera. Rileva, quindi, come l'istituzione della Banca abbia il sostegno della società civile e del mondo economico mentre la politica è apparsa al riguardo divisa. Chiede quindi alla Camera di sostenere tale proposta, osservando in particolare come trentadue sigle, da Confindustria, ai commercianti, agli agricoltori, si siano già espresse a favore. Ricorda quindi come la disciplina relativa alla Banca del Mezzogiorno attui la fiscalità di vantaggio, prevedendo che il capitale investito nel Sud, da qualunque banca provenga, sia soggetto ad un'aliquota del 5 per cento, che è la più bassa prevista in Europa. Sottolinea quindi come la Banca rappresenti uno strumento forte per sostenere il Sud, considerato che il più grande problema del Sud è il credito, rilevando come nel Mezzogiorno sia più meritevole di fiducia il circuito bancario rispetto a quello della politica. Osserva inoltre come il livello di sviluppo sia al Nord molto superiore alla media europea, ma al Sud notevolmente inferiore. Dopo aver rilevato come il livello della produttività delle università e della ricerca siano un problema al Sud ma non al Nord, dichiara di ritenere che per il Sud la riforma delle riforme sia rappresentata dal federalismo fiscale e che, immediatamente dopo, venga il problema del credito. Per questo chiede di sostenere la Banca del Mezzogiorno che mobiliterà capitali privati mentre di pubblico vi sarà solo l'aliquota di favore del cinque per cento, mentre la raccolta del risparmio potrà essere effettuata dal qualsiasi banca italiana ovunque localizzata.

Gian Luca GALLETTI (UdC) ritiene che la discussione abbia avuto un avvio positivo e che si dovrà continuare in questo modo se si intende definire un testo il più condiviso possibile. Rileva peraltro l'assenza, nell'esposizione del Ministro, di qualsiasi riferimento alla spesa pubblica, rilevando come sia invece opportuno attuare un processo di revisione della spesa pubblica al fine di ridurre quella improduttiva. Un secondo tema non menzionato dal Ministro è quello dell'evasione fiscale,


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che ritiene invece si debba contrastare facendo leva sul conflitto d'interessi e a partire dalla spesa delle famiglie. Osserva quindi come oggi le risorse disponibili coincidano con l'importo del posticipo dell'acconto IRPEF, rilevando come parte di queste risorse risultino, tuttavia, già destinate a finalità quali il 5 per mille, la scuola e i libri di testo che si configurano di fatto come spese obbligatorie per le quali è necessarie individuare attraverso lo scudo fiscale la necessaria copertura finanziaria. Fa quindi presente che per il suo gruppo il tema prioritario è rappresentato dagli interventi in favore delle famiglie, rilevando come nel corso della crisi la coesione sociale ha funzionato perché la famiglia ha tenuto come rete di sicurezza sociale. Si dichiara, in particolare, favorevole a un intervento sugli assegni familiari che salvaguardi la progressività dell'imposizione fiscale e favorisca le famiglie con figli, configurandosi come un primo modulo del quoziente familiare. Una seconda priorità è rappresentata dal credito alle imprese, rispetto al quale rileva come l'applicazione dei criteri di Basilea 2 sia destinata a rendere tutto più difficile, osservando come si tratterà innanzitutto di tutelare il credito per le piccole e medie imprese. Per quanto riguarda poi la finanza locale, non ritiene possibile riproporre nel 2010 lo schema seguito nel 2009 che ha reso di fatto impossibili gli investimenti degli enti locali. Al riguardo sottolinea come la revisione del Patto di stabilità, anche con il concorso delle regioni, rappresenti un intervento estremamente urgente. Si dichiara, infine, preoccupato in merito agli studi di settore, rilevando come i professionisti faranno una grande fatica ad adeguarsi agli studi stessi ed auspica, anche in questo caso, l'adozione di misure adeguate.

Il ministro Giulio TREMONTI osserva preliminarmente come il Parlamento stia esaminando non una delle grandi finanziarie del passato ma la legge di stabilità del bilancio e debba, in aggiunta, utilizzare le risorse dello scudo fiscale. Vi è quindi un margine di flessibilità ma all'interno di un impianto che è profondamente diverso rispetto al passato. Rileva inoltre come i tagli al bilancio vi siano e siano anche numerosi, risalendo alla manovra triennale di stabilizzazione dei conti pubblici attuata nel luglio del 2008.

Gian Luca GALLETTI (UdC) ritiene che il problema sia trasformare i tagli lineari in una vera riqualificazione della spesa.

Il ministro Giulio TREMONTI rileva come non si tratti di semplici tagli lineari poiché è stato introdotto il principio di flessibilità del bilancio, riconoscendo tuttavia come tale principio non sia stato ancora pienamente attuato nell'ambito dei singoli ministeri. In merito alle risorse disponibili, fa in ogni caso presente che, l'intervento sulla sanità sarà autocoperto anche con il concorso delle regioni. In merito ad altri possibili tagli di spesa, invita il gruppo dell'UdC a formulare le proprie proposte, ad esempio in materia pensionistica. Pur ritenendo, infatti, che la riforma del luglio scorso abbia stabilizzato il sistema, dichiara di essere disponibile a discutere anche di questo tema. Per quanto attiene al contrasto dell'evasione fiscale, considera prioritario attivare meccanismi di responsabilità fiscale a livello locale, osservando come manchi il controllo dei cittadini su una quota pari a circa il 50 per cento della spesa pubblica. Nel sottolineare come il problema dell'evasione fiscale esista, constata, tuttavia, come anche le più recenti dichiarazioni dei redditi non registrino un'evoluzione positiva. Suggerisce a riguardo di valutare proposte analoghe a quella formulata negli Stati Uniti per la quale tutte le risorse detenute all'estero devono essere considerate il frutto di evasione fiscale salvo la facoltà di prova contraria. Per quanto riguarda invece il ricorso al conflitto d'interessi, osserva come possa produrre effetti regressivi sotto il profilo democratico, posto che le detrazioni sul costo dei servizi vanno a beneficio dei ricchi ma non dei poveri. In merito a Basilea 2, rileva come si tratti di un Accordo definito a livello internazionale al quale il Governo italiano


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deve adeguarsi, anche se personalmente ha da subito espresso talune perplessità in merito. Ritiene in ogni caso che, per favorire il credito, andranno valorizzate la Cassa depositi e prestiti e il Fondo di garanzia che potrebbe essere potenziato.

Gioacchino ALFANO (PdL), confidando nella possibilità per la Commissione di effettuare un lavoro approfondito e positivo sui disegni di legge in esame, propone di consentire ai commissari presenti di intervenire brevemente per rivolgere eventuali quesiti al Ministro.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, concorda con la proposta dell'onorevole Alfano.

Marino ZORZATO (PdL), nel richiamarsi ai precedenti interventi relativi al patto di stabilità, ricorda che le risorse sottratte agli enti locali a seguito della cancellazione dell'ICI sulla prima casa non stanno rientrando completamente e suggerisce di affrontare il tema della casa partendo dalla proposta della cedolare secca sugli affitti, chiedendo all'uopo al Governo di chiarirne l'effettivo impatto sui conti pubblici.

Marcello DE ANGELIS (PdL), con riferimento alla proroga dei termini relativi alla riscossione dei tributi gravanti sulle popolazioni terremotate dell'Abruzzo, chiede chiarimenti in ordine alla durata e ai costi. Ricordando poi che ne corso della discussione al Senato il Governo ha accolto ordini del giorno relativi alla cedolare secca sugli affitti e alla riduzione IRAP, chiede quale sia l'avviso del Ministro in riferimento a tali due questioni.

Pietro FRANZOSO (PdL) chiede al Ministro quale sia la posizione del Governo in ordine alla opportunità di adottare iniziative normative volte a consentire alle aziende di continuare ad innovare e ad investire. Con riferimento all'esigenza di garantire la questione sociale, chiede se non sia opportuno aumentare la quota della cassa integrazione ordinaria, rilevando come tale misura risulti estremamente importante in particolare per il settore agricolo. Chiede infine se non sia possibile utilizzare le risorse dei fondi FAS nella misura di 5 o 6 miliardi per ridurre la pressione fiscale al Sud.

Massimo VANNUCCI (PD), ritenendo che occorra interrogarsi sull'efficacia delle misure prospettate, si richiama alla questione sollevata dall'onorevole Baretta con riferimento ai redditi. In particolare, ricorda come risultino ancora non utilizzate molte delle risorse stanziate per il bonus per le famiglie e per la social card a causa della difficile applicabilità delle relative disposizioni.

Remigio CERONI (PdL), con riferimento al patto di stabilità, rileva l'opportunità di adottare iniziative volte a consentire un più celere pagamento delle opere già realizzate al fine di sostenere le imprese.

Gabriele TOCCAFONDI (PdL), con riferimento ai dati sul debito pubblico, rileva come non necessariamente ad un aumento del prodotto interno lordo consegua anche una diminuzione del debito e ricorda che la spesa per interessi ha superato gli 80 miliardi di euro. Osserva che i dati richiamati dal Ministro dimostrano come l'Italia produca, ma la spesa per interessi gravi in maniera particolarmente pesante. A tal fine, suggerisce di selezionare le spese e ringrazia il Ministro per il prospettato rifinanziamento del fondo per le scuole paritarie e per il 5 per mille.

Sabrina DE CAMILLIS (PdL) chiede certezze in ordine agli sgravi fiscali per il settore agricolo, al rifinanziamento del fondo di solidarietà nonché in riferimento ai finanziamenti relativi alla filiera dello zucchero. Ricorda a tal fine gli impegni presi con ordini del giorno e anche in sede comunitaria. Con riferimento, infine, agli eventi sismici che hanno colpito la zona del Molise, sottolineando come ancora molte famiglie vivano in abitazioni provvisorie,


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rileva l'opportunità di individuare le risorse necessarie a risolvere definitivamente tale emergenza.

Il ministro Giulio TREMONTI, con riferimento alle questioni sollevate, ricorda che la legge finanziaria deve attenersi al suo contenuto proprio, che le proposte emendative non possono riguardare interventi microsettoriali e che comunque rimane fermo il vincolo di cui all'articolo 81, quarto comma, della Costituzione. Sostiene quindi che le questioni prospettate potranno essere affrontate tenendo presente tale contesto.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, sospende la seduta, che riprenderà al termine dell'Ufficio di Presidenza, che sarà convocato per le ore 13.45.

La seduta, sospesa alle 11.55, riprende alle 14.10.

La Commissione prosegue l'esame dei provvedimenti, rinviato nella odierna seduta antimeridiana.

Antonio BORGHESI (IdV) rileva che, nell'ascoltare l'intervento del ministro Tremonti nella seduta antimeridiana odierna, ha avuto la sensazione di vivere in un mondo diverso dal Ministro in quanto sulla base della propria esperienza ha avuto modo di constatare come una larga parte del nostro Paese stia soffrendo le conseguenze della grave crisi economica e finanziaria globale, che ha portato alla chiusura di molte imprese, con conseguente perdita di numerosi posti di lavoro. In questo difficile contesto, il Governo ha presentato al Parlamento una «finanziaria che non c'è», che reca disposizioni assolutamente inadeguate e insufficienti ad affrontare la grave situazione di crisi e si costituisce un ideale ponte tra quanto non si è fatto in passato e quanto non si sa o non si ha il coraggio di fare in futuro. Alla sostanziale inazione dell'Esecutivo sul terreno del contrasto degli effetti della crisi economica, ha fatto, inoltre, riscontro un'insufficiente capacità di governo dei conti pubblici, che porterà, al termine dell'esercizio 2009, ad un rapporto debito/PIL pari circa al 115 per cento e a un rapporto tra deficit e PIL attorno al 5 per cento. In particolare, sottolinea come il fabbisogno si sia incrementato di circa 30 miliardi, per effetto anche di uno scarso controllo della spesa pubblica. Sul versante dell'economia reale, ritiene particolarmente gravi i dati forniti dal sistema bancario, secondo i quali ci sarebbero circa 250 mila imprese a rischio di sofferenza. Non comprende, quindi, l'ottimismo del ministro Tremonti, secondo il quale il nostro Paese sta andando meglio degli altri, ma non precisa su quali basi si fondi tale sua convinzione. Pur auspicando che tale convinzione del Ministro sia vera, in quanto anche l'opposizione ha interesse al bene del Paese, si dichiara preoccupato delle scelte di politica economica fin qui adottate dall'Esecutivo, a partire dal decreto-legge n. 112 del 2008, che non ha prodotto i risultati attesi sul versante del contenimento della spesa pubblica di parte corrente, che ha continuato ad incrementarsi per le consuete dinamiche. Evidenzia, infatti, che l'incremento della spesa non può riferirsi ad interventi volti a contrastare la crisi, in quanto gli studi condotti in materia dall'OCSE hanno evidenziato come l'impatto delle misure anticrisi in termini di incremento della spesa abbiano avuto un effetto prossimo allo zero. In questo quadro, osserva che se i livelli di crescita che si raggiungeranno nei prossimi anni saranno analoghi a quelli del passato decennio, al nostro Paese occorreranno circa 15 anni per tornare alla situazione antecedente la crisi del 2008. In proposito, osserva che ben diversa è la situazione di economie ancora in forte sviluppo, come quella cinese, rilevando che in quel Paese, dopo tre mesi di paura, il prodotto interno lordo ha ripreso la sua impetuosa crescita, facendo segnare un incremento di circa il 9 per cento nell'ultimo trimestre, che dovrebbe portare la crescita nell'anno 2009 a valori compresi fra i 7 e gli 8 punti percentuali. Ancora più rosee, sono, peraltro, le prospettive a partire dall'anno 2010, per il quale si


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stima una crescita del prodotto interno lordo a due cifre decimali. Come rilevato in un recente articolo del Financial Times, nel nostro continente sono le economie di Italia e Germania a far segnare la più rilevante contrazione della produzione, in quanto in questi Paesi si è registrato nell'ultimo anno un calo pari a circa il 20 per cento. Si tratta di una situazione particolarmente grave, che, in mancanza di una ripresa forte di produttività, rischia di determinare gravi conseguenze per il nostro Paese sul piano economico e sociale.
Con specifico riferimento ai contenuti della manovra finanziaria per il 2010, osserva che essi presentano limiti evidenti, come dimostrano le critiche rivolte praticamente da tutte le istituzioni e gli operatori economici alle disposizioni dei disegni di legge finanziaria e di bilancio. In primo luogo, ricorda come il disegno di legge finanziaria abbia lasciato profondo scontento negli enti locali, che già sono stati duramente colpiti negli ultimi anni a seguito, in particolare, dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa e dei numerosi tagli ai trasferimenti ripetutamente adottati dall'Esecutivo. Rileva, peraltro, che neppure la Confindustria si è dichiarata soddisfatta dei contenuti del provvedimento, che poco o nulla contiene in materia di sostegno al sistema produttivo, ricordando altresì le critiche rivolte dalle associazioni imprenditoriali alle modifiche introdotte alla disciplina dei crediti di imposta per la cui erogazione fu ideato il cosiddetto click day. Parimenti insoddisfatte si sono dichiarate le associazioni rappresentative di artigiani, commercianti e costruttori edili. Con riferimento a questi ultimi, segnala come il provvedimento oggi in esame non preveda sostanzialmente lo stanziamento di risorse per la realizzazione né di opere pubbliche di carattere strategico, dal momento che non sono previsti contributi all'ANAS e trasferimenti alle Ferrovie dello Stato, né di opere medio-piccole, prevalentemente realizzate a livello territoriale. Rileva, altresì, che anche la Corte dei conti, nel corso della sua audizione presso le Commissioni bilancio di Camera e Senato in occasione dell'avvio dell'esame della manovra finanziaria, ha avuto modo di criticare l'operato del Governo, giudicando le previsioni di crescita elaborate dal Governo frutto di facile ottimismo. Ritiene, inoltre, significativo che i disegni di legge all'esame della Commissione non piacciano neppure alla maggioranza che sostiene il Governo, come dimostra l'iter del provvedimento presso l'altro ramo del Parlamento. Giudica, a questo proposito, particolarmente grave l'assenza di nuovi stanziamenti per interventi di stimolo all'economia, ribadendo che nel nostro Paese provvedimenti di contrasto alla crisi si sono sostanzialmente esauriti in una riprogrammazione di risorse già disponibili a legislazione vigente. Nel complesso, osserva come il Governo, che pure ha investito ingenti risorse per il salvataggio di Alitalia, non presti analoga attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese, per le quali poco o nulla è stato fatto finora. In questo quadro, richiama anche le disposizioni in materia di rientro e regolarizzazione di capitali detenuti all'estero, osservando come l'Esecutivo abbia fatto un enorme regalo ai grandi evasori, in quanto, per la regolarizzazione, è stata applicata un'aliquota pari al 5 per cento, infinitamente inferiore a quella applicata dagli analoghi provvedimenti adottati negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, in base ai quali la tassazione si colloca tra il 47 e il 49 per cento delle somme emerse. In proposito, giudica altresì inesatte le dichiarazioni del ministro Tremonti, che ha sostenuto che i patrimoni rientrati sarebbero comunque stati sottoposti, se regolarmente dichiarati, ad una tassazione del 12,5 per cento, osservando che, qualora si tratti di somme derivanti da falsificazioni di bilancio, l'aliquota impositiva sarebbe stata molto maggiore.
Ritiene, inoltre, estremamente preoccupanti gli effetti del calo degli ordinativi e del fatturato delle imprese sui livelli occupazionali, ricordando come il tasso di disoccupazione sia pari al 7,4 per cento e come l'ISTAT abbia fornito anche di recente dati estremamente allarmanti sull'andamento del mercato del lavoro. Sottolinea, inoltre, che la crisi ha messo a


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dura prova i redditi dei lavoratori e delle famiglie, ricordando come si sia registrata una sensibile contrazione del reddito lordo che è stata accompagnata da un calo dei consumi e dei risparmi. Nel ricordare come ormai le famiglie stiano esaurendo i risparmi accumulati in passato, evidenzia che i redditi da lavoro dipendente sono tra i più penalizzati in questa fase economica, come dimostra la progressiva riduzione di appartenenti alle classi medie. A tale proposito, rileva che il progressivo assottigliamento dei componenti dei ceti medi, registrato dal cosiddetto indice di Gini, costituisce un fattore problematico per il corretto funzionamento del sistema democratico. Quanto alle prospettive di ripresa economica, pur riconoscendo che esistono realtà imprenditoriali in espansione, nonostante gli effetti della crisi economica, ritiene che non si possano formulare previsioni particolarmente ottimistiche, anche in considerazione dell'inconsistenza delle misure contenute nella manovra finanziaria al nostro esame. Senza volere entrare nel merito dei contenuti del provvedimento, dei quali si occuperà in sede di illustrazione delle proposte emendative che verranno presentate, ritiene comunque necessario in questa sede esprimere la propria forte contrarietà al rifinanziamento per 50 milioni nell'anno 2010 del fondo di cui all'articolo 13, comma 3-quater, del decreto-legge n. 112 del 2008, destinato alla cosiddetta legge Mancia. Ritiene, altresì, paradossale l'incremento di 100 milioni di euro a decorrere dal 2010 degli stanziamenti destinati al miglioramento stipendiale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia, previsto dal comma 38 dell'articolo 2 del disegno di legge finanziaria. Sottolinea, infatti, che si tratta di uno stanziamento di modesta entità finanziato, peraltro, con risorse di un fondo comunque già destinato alla tutela della sicurezza pubblica e al soccorso pubblico. Richiamate le osservazioni critiche da più parti formulate con riferimento alle disposizioni dell'articolo 2, comma 47, in materia di vendita dei beni immobili confiscati alla criminalità, sottolinea le profonde lacune dei provvedimenti all'esame della Commissione per quanto attiene al finanziamento dei programmi infrastrutturali. A tale riguardo, nel segnalare che le risorse dedicate agli interventi infrastrutturali nel 2010 si riducono in termini reali del 7,8 per cento, evidenzia che nel disegno di legge finanziaria non è previsto il rifinanziamento di numerosi interventi disposti negli anni passati, ricordando, in particolare, il mancato finanziamento di opere autostradali, del Passante di Bologna, della Pedemontana di Formia, la riduzione degli stanziamenti per l'autotrasporto e di quelli per il sistema e la sicurezza ferroviari. Analogamente, sottolinea che non sono previsti contributi all'ANAS né finanziamenti per il trasporto pubblico locale e per il diritto alla mobilità e che anche all'alta velocità ferroviaria sono destinate, per interventi limitati al Nord Italia, solo risorse assolutamente inadeguate rispetto alle misure da adottare. Allo stesso modo, evidenzia il mancato rifinanziamento del piano per la sicurezza stradale. Anche sul versante dello sviluppo del sistema produttivo, ritiene che i contenuti della manovra finanziaria siano assolutamente insoddisfacenti, in quanto manca una vera e propria politica industriale e interventi volti a sostenere lo sviluppo delle piccole e medie imprese e a promuovere il turismo e il made in Italy. Anche in questo settore, ritiene che siano stati operati tagli ad interventi di particolare rilievo, tra i quali ricorda il finanziamento dei distretti produttivi e del fondo per la tutela della proprietà industriale. Osserva, inoltre, come il provvedimento sostanzialmente non contenga disposizioni volte ad assicurare lo sviluppo economico del Mezzogiorno, ricordando anche che le disposizioni relative alla cosiddetta Banca del Mezzogiorno sono state dichiarate inammissibili nel corso dell'esame presso l'altro ramo del Parlamento. Nel segnalare l'esigenza di assicurare adeguate risorse per la ricerca in ambito universitario, rileva conclusivamente come nel provvedimento non vi sia traccia degli 800 milioni di euro dei quali era stato assicurato lo stanziamento al fine di realizzare una rete a banda larga


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sul territorio nazionale. Giudica che tale mancato investimento rappresenti una scelta assolutamente sbagliata, in quanto il nostro Paese sta maturando un crescente ritardo di sviluppo nei settori ad alta tecnologia, non solo nei confronti degli altri Paesi più sviluppati, ma anche nei confronti di Paesi emergenti, come la Cina, che stanno facendo passi avanti giganteschi in questo settore. Si tratta, a suo avviso, dell'ennesima lacuna presente in una legge finanziaria che non c'è.

Massimo VANNUCCI (PD) osserva che, attesa la natura globale della crisi, è possibile uscirne solamente a livello globale e che le scelte che si compiono sono fortemente condizionate dal contesto europeo.
A tal proposta ricorda che la Germania non ha consentito l'adozione di una soluzione come quella degli euro bond e rileva che l'Europa rispetto all'Asia si trova in una situazione di maggiore difficoltà. Evidenzia come l'ingente massa di debito pubblico rappresenti un grande freno per l'economia ma ricorda che il sistema bancario, sufficientemente capitalizzato, ha consentito di effettuare interventi che in altri paesi non sono stati possibili. Richiama inoltre la funzione di supplenza svolta dalla famiglia. Pur consapevole dei margini di manovra limitati in cui ci si trova ad operare, ritiene il provvedimento in esame insufficiente e inadeguato ed incapace di cogliere la sfida di coniugare rigore e sviluppo. Osserva che la spesa, malgrado quanto affermato dal Ministro, appare fuori controllo e che anche in tempo di crisi occorre comunque intervenire sul versante della spesa, poiché si è realizzata una distribuzione iniqua delle risorse. Rileva altresì che il Governo non può rivendicare risultati positivi in materia di debito pubblico e di crescita economica, pur se quest'ultima appare in linea con la media europea. Ricorda che è possibile intervenire o sul contenimento della spesa, o sul versante delle entrate ovvero scommettendo sulla crescita e che per nessuno di tali settori i risultati appaiono positivi. Con riferimento alla lotta all'evasione, ritiene che, pur se non sono stati fino adesso conseguiti i risultati sperati, tuttavia si assiste ad un ulteriore rallentamento. Con riferimento ai dati illustrati dal Ministro rispetto alle previsioni di crescita economica, ritiene che vi sia il concreto rischio che il Paese rimanga testato sul livello più basso. Ricorda che vi sono oltre cinquecento mila lavoratori ormai stabilmente in situazione di disoccupazione e che ci si aspetta oltre un milione di disoccupati cronici in più. Osserva che malgrado i bracci di ferro nella maggioranza, la presentazione di finanziarie alternative e le richieste delle parti sociali e di Confindustria non si può registrare un cambio di passo. Rileva che probabilmente le alternative sono state considerate peggiori delle proposte del Governo ma che il suo gruppo riteneva necessaria una manovra di forte contrasto della crisi con l'apertura di un tavolo ad hoc, che tuttavia non trova riscontro nei testi in esame. Sottolinea che le diverse maggioranze che si sono succedute negli ultimi anni non sono comunque riuscite a riformare il Paese in quanto non è stato possibile intaccare i privilegi delle diverse caste e corporazioni. Non ritiene sufficienti le misure in materia previdenziale adottate nello scorso mese di luglio e registra che sul debito pubblico, malgrado la riduzione dei tassi di interesse, vi è stato comunque un aumento della spesa per interessi. Ritiene che sarebbe stato necessario utilizzare meglio i trasferimenti per le imprese, che ammontano ad oltre tre miliardi di euro, ad esempio attraverso il credito d'imposta e il credito ambientale, evidenziando che sono comunque necessarie soluzioni condivise. Con riferimento alle questioni di carattere sociale, ritiene inesatte talune delle affermazioni del Ministro, sottolineando in particolare come vi sia stato negli ultimi tre anni un significativo calo dei consumi e quindi della domanda interna. A tal proposito sostiene che andrebbe stimolata ulteriormente la domanda interna attraverso l'introduzione di apposito bonus e l'utilizzo della leva fiscale. Dà atto al vice ministro Vegas di aver ritenuto la riduzione dell'IRPEF prioritaria rispetto ai ventilati interventi in materia di cedolare secca, sugli affitti e


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sull'IRAP. Con riferimento all'IRAP, osserva che l'imposta vada riconsiderata tenendo conto dell'attuale situazione di crisi economica, in particolare escludendo dalla base imponibile almeno gli oneri relativi a interessi passivi e i debiti, ma non le perdite, come richiesto invece da Confindustria, al fine di non limitare l'applicazione della imposta alle sole grandi imprese. Per quanto concerne l'introduzione di una cedolare secca sugli affitti ritiene sia preferibile partire con un intervento limitato piuttosto che non fare nulla, a tal proposito preannuncia la presentazione di una proposta emendativa volta a prevedere una cedolare secca sugli affitti relativi ai soli immobili di nuova costruzione, vincolati alla locazione per almeno dieci anni. Rispetto al problema della disoccupazione, ritiene che vi sia il rischio di una ripresa economica senza lavoro, chiedendo pertanto l'introduzione di norme realmente efficaci ed applicabili, a differenza di quanto è stato fatto per il bonus alle famiglie e la social card, che hanno visto una ingente quantità di risorse non ancora utilizzate. Richiama inoltre la preoccupante situazione del debito dello Stato nei confronti degli enti locali che supererà a breve la cifra di due miliardi di euro. Preannuncia infine la presentazione di proposte emendative volte, tra l'altro, a richiedere rispettivamente: l'introduzione di un fondo di cinque milioni di euro per la provincia di Rimini in deroga al patto di instabilità da far gestire ad un commissario, l'inclusione della provincia di Ascoli Piceno ai fini dell'articolo 2 comma 39 del disegno di legge finanziaria, l'introduzione di un fondo di dieci milioni di euro per i comuni che hanno un incremento della propria popolazione superiore del dieci per cento negli ultimi dieci anni ed infine la soppressione delle disposizioni relative alla soppressione degli incentivi per la produzione del biodiesel.

Il vice ministro Giuseppe VEGAS, nel richiamarsi a quanto affermato dal ministro Tremonti in apertura di seduta, rinuncia ad intervenire.

Giancarlo GIORGETTI presidente, avvertendo che i relatori hanno rinunciato alle repliche, dichiara concluso l'esame preliminare dei provvedimenti in oggetto e ne rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.20.

SEDE CONSULTIVA

Giovedì 26 novembre 2009. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Interviene il vice ministro dell'economia e delle finanze Giuseppe Vegas.

La seduta comincia alle 11.55.

Disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili.
Nuovo testo C. 2624 e abb.
(Parere alla X Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole, con condizioni, ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione e osservazione).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 25 novembre 2009.

Il vice ministro Giuseppe VEGAS, con riferimento alle osservazioni formulate dal relatore nella seduta di ieri, condivide l'esigenza di fare riferimento nell'articolo 2, comma 2, lettera a), al rafforzamento del sistema dei controlli e non all'adozione di un capillare sistema di controllo edi aggiungere dopo il comma 3 del medesimo articolo 2 una clausola di invarianza finanziaria.
Segnala, altresì, che il comma 4 dell'articolo 1 contrasta con l'articolo 16, comma 1, del decreto-legge n. 135 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166. Ricorda, infatti, che il richiamato articolo 16, comma 1, del provvedimento dispone che si intende come realizzato interamente in Italia il prodotto o la merce, classificabile


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come Made in Italy ai sensi della normativa vigente e, per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano. Il comma 4 dell'articolo 1 del provvedimento in esame consente l'impiego della denominazione Made in Italy per i prodotti finiti la cui lavorazione ha avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, in sostituzione del relatore, formula la seguente proposta di parere:
«La V Commissione,
esaminato il nuovo testo del progetto di legge C. 2624 e abb., recante disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili;
preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo,
esprime

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti condizioni, volte a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione:
all'articolo 2, comma 2, lettera a), sostituire le parole: «all'adozione di un capillare sistema» con le seguenti: «al rafforzamento del sistema»;
all'articolo 2, dopo il comma 3, aggiungere il seguente:
«3-bis. All'attuazione dei controlli di cui al presente articolo le amministrazione interessate provvedono nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica»;

e con la seguente osservazione:
valuti la Commissione di merito l'opportunità di coordinare l'articolo 16, comma 1, del decreto-legge n. 135 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 166 del 2009, recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee, secondo il quale «si intende come realizzato interamente in Italia il prodotto o la merce, classificabile come Made in Italy ai sensi della normativa vigente, e per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano» con il comma 4 dell'articolo 1 del provvedimento in esame, che consente l'impiego della denominazione Made in Italy per i prodotti finiti, la cui lavorazione ha avuto luogo prevalentemente nel territorio nazionale.

La Commissione approva la proposta di parere.

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Sede tra il Governo della Repubblica italiana e il Network internazionale di Centri per l'Astrofisica Relativistica in Pescara - ICRANET, fatto a Roma il 14 gennaio 2008.
C. 2815 Governo.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole con condizione, ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Remigio CERONI (PdL), relatore, illustra il disegno di legge in esame, che dispone la ratifica ed esecuzione dell'Accordo di sede tra il Governo della Repubblica italiana e il Network internazionale di Centri per l'Astrofisica Relativistica in Pescara - ICRANET, fatto a Roma il 14 gennaio 2008. Per quanto attiene ai profili di interesse della Commissione bilancio, rilevando che il provvedimento è corredato di relazione tecnica, che quantifica gli oneri in 440 mila euro a decorrere dall'anno 2010, osserva che andrebbero indicati i possibili effetti finanziari dell'articolo 3 dell'Accordo, anche in relazione ai vincoli imposti dal Patto interno di stabilità,


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riguardo agli obblighi derivanti per il Comune di Pescara dalla Convenzione per la messa a disposizione della sede e, in particolare, alle spese di manutenzione straordinaria richiamate dalla relazione tecnica. Con riferimento alle agevolazioni fiscali previste dagli articoli 9, 10 e 11 dell'Accordo, reputa opportuno che il Governo fornisca i dati e gli elementi posti alla base della quantificazione dell'onere al fine di verificare l'effetto di minore entrata stimato dalla relazione tecnica. Rileva, peraltro, che la stima effettuata dalla relazione tecnica si limita a considerare l'effetto di minore entrata connesso all'esenzione IRPEF, IRAP e IVA senza dar conto delle altre agevolazioni previste in materia, tra l'altro, di dazi doganali, imposte sull'importazione, eccetera. Al riguardo, rileva che detti effetti andrebbero egualmente quantificati al fine di determinare l'impatto finanziario complessivo delle norme in esame.
Quanto alle disposizioni in materia di assistenza e previdenza del personale ICRANET contenute nell'articolo 14 dell' Accordo, ritiene che sia necessario che il Governo confermi che l'esenzione dal versamento dei contributi obbligatori agli istituti italiani di sicurezza sociale prevista dal comma 2 non comporti l'apertura di una posizione contributiva presso gli stessi enti ai fini della maturazione del diritto ai benefici previdenziali e assistenziali. Ritiene, inoltre, opportuno che il Governo fornisca un chiarimento circa i possibili oneri derivanti dal funzionamento del collegio giudicante di cui all'articolo 15 dell'Accordo.
Per quanto attiene ai profili attinenti alla copertura finanziaria, fa presente che l'articolo 3, comma 1, del disegno di legge autorizza, per l'attuazione del presente provvedimento, la spesa di euro 440.000 annui a decorrere dall'anno 2010. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 3, comma 1, della legge n. 170 del 1997. Il comma 2, reca una clausola di salvaguardia riferita agli oneri derivanti dal presente provvedimento. Al riguardo, con riferimento all'autorizzazione di spesa della quale è prevista la riduzione, ricorda che le relative risorse sono iscritte in uno specifico piano di gestione del capitolo 2302 dello stato di previsione relativo al Ministero degli affari esteri, recante contributi obbligatori ad organismi internazionali. Segnala, tuttavia, che il suddetto capitolo è iscritto in bilancio tra quelli aventi natura obbligatoria e per i quali in caso di necessità è possibile prevedere il reintegro del relativo stanziamento mediante prelievo dal Fondo di riserva per le spese obbligatorie e di ordine di cui all'articolo 7 della legge n. 468 del 1978. In considerazione della particolare natura del capitolo, appare, quindi, opportuno, che il Governo chiarisca, come già fatto nel corso di precedenti disegni di legge di ratifica, che l'utilizzo delle suddette risorse è compatibile con le esigenze finanziarie già programmate a legislazione vigente. In caso contrario, infatti, l'utilizzo dell'autorizzazione di spesa in esame potrebbe determinare, indirettamente, successivi prelievi dal Fondo di riserva per le spese obbligatorie e di ordine. Con riferimento alla formulazione dell'autorizzazione di spesa, segnala che la stessa, pur se corredata da una specifica clausola di salvaguardia, è formulata in termini di limite massimo. Al riguardo, giudica opportuno che il Governo chiarisca, dal momento che la relazione tecnica non specifica nulla in merito, se sia più opportuno, anche in considerazione della natura degli interventi derivanti dall'attuazione del provvedimento che reca misure di agevolazione fiscale, riformulare l'autorizzazione di spesa in termini di previsione di spesa.

Il vice ministro Giuseppe VEGAS, in relazione ai chiarimenti richiesti con riferimento ai dati posti alla base della quantificazione degli oneri di cui agli articoli 9, 10, e 11 dell'Accordo, rileva preliminarmente che si tratta comunque di cifre modeste - 80 mila euro per esenzioni IRPEF al personale interessato; 40 mila euro per l'esenzione IRAP a favore dell'organismo e 100 mila euro per l'esenzione IVA per l'acquisto di beni e servizi concernenti solo le attività ufficiali e


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l'esenzione dalla tassa di possesso di autovetture - fa presente che trattasi di un numero minimo di soggetti. Fa presente, poi, che, come si evince dalla relazione tecnica, la stima del minor gettito è basata sui dati fiscali presentati dall'ICRANET con il modello 770 (sostituti di imposta) che portano complessivamente per IRPEF, IRAP ed IVA ad un minor gettito di 220 mila euro. Osserva, al riguardo, che la stima è stata oltremodo prudenziale in quanto tiene conto anche di eventuali sviluppi futuri dell'organico, e in tal senso l'onere complessivo è stato raddoppiato da 220 mila euro a 440 mila euro. Per quanto concerne, infine, le disposizioni agevolative concernenti il diritto di importare in franchigia doganale, fa presente che tale franchigia concerne esclusivamente la mobilia, gli effetti personali ed un autoveicolo per il personale che presterà servizio in Italia presso l'ICRANET, per il primo insediamento in Italia dalla loro ultima residenza e che analoga esenzione è prevista per l'esportazione della medesima tipologia di beni nel momento in cui cesseranno dal servizio in Italia.

Remigio CERONI (PdL), relatore, formula la seguente proposta di parere:
«La V Commissione,
esaminato il disegno di legge C. 2815, recante Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Sede tra il Governo della Repubblica italiana e il Network internazionale di centri per l'Astrofisica relativistica in Pescara - ICRANET, fatto a Roma il 14 gennaio 2008;
preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo,
esprime

PARERE FAVOREVOLE

con la seguente condizione, volta a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione:
all'articolo 3, comma 1, sostituire le parole da: «Per l'attuazione» fino a «relativo onere» con le seguenti: «Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge, valutati in euro 440.000 annui a decorrere dall'anno 2010,».

La Commissione approva la proposta di parere.

La seduta termina alle 12.05.

DELIBERAZIONE DI RILIEVI SU
ATTI DEL GOVERNO

Giovedì 26 novembre 2009. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Interviene il vice ministro dell'economia e delle finanze Giuseppe Vegas.

La seduta comincia alle 12.05.

Schema di decreto ministeriale recante regolamento per l'attuazione del programma pluriennale per la costruzione, l'acquisto e la ristrutturazione di alloggi di servizio per il personale militare.
Atto n. 138.
(Rilievi alla IV Commissione).
(Rinvio del seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del regolamento).

La Commissione prosegue l'esame dello schema di decreto ministeriale, rinviato nella seduta del 17 novembre 2009.

Il vice ministro Giuseppe VEGAS chiede di rinviare l'esame del provvedimento per consentire lo svolgimento di ulteriori approfondimenti.

Roberto Mario Sergio COMMERCIO (Misto-MpA-Sud), relatore, concorda con la proposta del rappresentante del Governo.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, rinvia il seguito dell'esame del provvedimento ad altra seduta.

La seduta termina alle 12.10.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 14 alle 14.10.