V Commissione - Resoconto di mercoledý 14 ottobre 2009

TESTO AGGIORNATO AL 20 OTTOBRE 2008


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 14 ottobre 2009. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Alberto Giorgetti.

La seduta comincia alle 9.10.

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Moldova per l'assistenza giudiziaria e per il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze in materia civile, fatto a Roma il 7 dicembre 2006.
C. 2696-A Governo, approvato dal Senato.
(Parere all'Assemblea).
(Esame e conclusione - Nulla osta).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, in sostituzione del relatore, ricorda che il provvedimento è già stato esaminato dalla Commissione bilancio nella seduta di ieri. In quella occasione, la Commissione ha espresso un parere favorevole con due condizioni. In particolare, le condizioni erano volte a differire la decorrenza dell'onere all'anno 2010 in considerazione del fatto che l'Accordo non potrà entrare in vigore prima della fine dell'anno, e a riformulare lo stesso, in considerazione della tipologia delle attività da finanziare ai sensi dell'Accordo, quali l'interpretariato e il gratuito patrocinio in sede giudiziaria, in termini di stima e non di limite di spesa, corredando conseguentemente la clausola di copertura di un'apposita clausola di salvaguardia. Nella medesima giornata, la Commissione esteri ha concluso l'esame del provvedimento recependo le condizioni contenute nel parere della Commissione bilancio e senza apportare ulteriori modifiche. Propone pertanto di esprimere un parere di nulla osta sul provvedimento.

La Commissione approva la proposta di parere.

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sui trasporti aerei tra la Comunità europea e gli Stati membri e gli Stati Uniti d'America con allegati, fatto a Bruxelles il 25 aprile 2007 e a Washington il 30 aprile 2007.
C. 2721 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Claudio D'AMICO (LNP), relatore, illustra il provvedimento il quale reca la ratifica dell'Accordo sui trasporti aerei tra la Comunità europea e gli Stati membri, da una parte, e gli Stati Uniti d'America, dall'altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 25 aprile 2007 e a Washington il 30 aprile 2007. Con riferimento ai profili di interesse della Commissione bilancio, rileva preliminarmente che l'Accordo oggetto di ratifica è destinato, come espressamente previsto dal testo, a sostituire integralmente la disciplina previgente in materia, ossia l'insieme degli accordi bilaterali fra Italia e USA che si sono succeduti fra il 1970 e il 1999 per la regolamentazione del trasporto aereo. Osserva tuttavia che la relazione illustrativa non contiene elementi che consentano di ricostruire l'impatto normativo delle disposizioni dell'Accordo rispetto alla disciplina previgente. Fa riferimento, in particolare, agli aspetti della nuova regolamentazione che potrebbero incidere sia sui rapporti economici in essere sia sul quadro organizzativo che interessa i diversi soggetti operanti a vario titolo nel settore, incluse le pubbliche amministrazioni. Pertanto, considerata la significativa ampiezza dell'intervento normativo posto in essere con l'Accordo, al fine di valutarne i possibili effetti finanziari ritiene necessario acquisire un chiarimento di carattere generale circa l'impatto innovativo della nuova regolamentazione e, nello specifico, degli articoli da 3


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a 8, e dell'allegato 4, sui diritti di traffico, nonché sui sistemi autorizzativi, sui controlli e sulla certificazione di sicurezza. Si tratta di norme che interessano, a livello nazionale, gli organismi preposti alle diverse funzioni di controllo, fra i quali l'ENAC e l'ENAV, rispetto alle quali andrebbe chiarito se la nuova disciplina possa determinare effetti significativi anche in termini di impatto organizzativo e, quindi, di fabbisogno finanziario per gli enti interessati. Chiede chiarimenti anche sull'articolo 9, sul contrasto alle minacce alla sicurezza dell'aviazione civile, che reca, in particolare, disposizioni in materia di reciproca assistenza e comunicazione, protezione degli aeromobili e dei passeggeri, procedure ispettive, idoneità delle misure di sicurezza. Analogamente agli articoli sopra richiamati, anche tali norme potrebbero richiedere adempimenti organizzativi suscettibili di riflettersi sugli equilibri finanziari delle amministrazioni interessate. Chiede pure chiarimenti sull'articolo 10, sulla fornitura dei servizi a terra, nonché sulla conversione e sul trasferimento dei redditi prodotti all'estero; sull'articolo 11, in materia di esenzioni fiscali e doganali; sull'articolo 12, sul regime degli oneri d'uso e sulle relative tariffe e sugli articoli 14 e 15, in materia di protezione dell'ambiente nell'esercizio dell'aviazione internazionale e in materia di tutela dei consumatori. Con riferimento, inoltre, ad alcuni aspetti della normativa in esame, che potrebbero determinare effetti finanziari di carattere diretto, segnala l'opportunità di acquisire chiarimenti in ordine alle modalità di finanziamento degli eventuali oneri connessi allo svolgimento delle consultazioni previste dagli articoli 8 e 9 (consultazioni in materia di sicurezza del trasporto e di contrasto alle interferenze illecite); all'entità delle spese connesse alla partecipazione di delegati italiani alle riunioni del Comitato misto di cui all'articolo 18, inclusi gli oneri derivanti dallo scambio di esperti, di cui al paragrafo 4, lettera a), e gli eventuali oneri connessi alla partecipazione agli incontri sulla concorrenza di cui all'allegato 2. Chiede chiarimenti anche sulle modalità di finanziamento delle eventuali spese per il funzionamento del collegio arbitrale previsto dall'articolo 19 per la risoluzione delle controversie. In merito ai profili di copertura finanziaria, tenuto conto di quanto affermato dalla relazione illustrativa - secondo cui gli oneri per le spese di missione relative alle riunioni del Comitato misto dovrebbero gravare sugli ordinari stanziamenti di bilancio del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti -, rileva l'opportunità di acquisire dal Governo ulteriori elementi informativi al fine di individuare precisamente le risorse, nell'ambito del bilancio del medesimo Ministero, che dovranno essere utilizzate per far fronte agli oneri di missione previsti dall'Accordo e dall'allegato 2. Ricorda, peraltro, che nel corso dell'esame del provvedimento presso la Commissione bilancio del Senato, il relatore ha evidenziato come dalle suddette disposizioni appaiono configurarsi oneri certi che andrebbero adeguatamente quantificati. Il rappresentante del Governo aveva in tale occasione precisato che eventuali oneri sarebbero stati coperti con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

Il sottosegretario Alberto GIORGETTI, con riferimento all'articolo 18 e all'Allegato 2 dell'Accordo, conferma che per la partecipazione alle riunioni del Comitato misto e a quelle tra i rappresentanti dei partecipanti si provvederà nell'ambito e nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente. In particolare, rileva che i rappresentanti italiani che partecipano alle riunione del comitato misto, di cui all'articolo 18 e all'Allegato 2 dell'Accordo, provengono dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dall'ENAC e dalla Rappresentanza d'Italia presso l'Unione europea a Bruxelles. Sottolinea, inoltre, come l'ENAC provveda a finanziare in proprio le missioni all'estero dei funzionari delegati a partecipare ai comitati in qualità di rappresentanti italiani. Rileva altresì che gli oneri di missione per i delegati del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti gravano sugli ordinari stanziamenti


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del Ministero stesso, e in particolare sul piano di gestione 03 del capitolo 1650 e che non si configurano spese di missione per la partecipazione di esperti della Rappresentanza d'Italia presso l'Unione europea alle riunioni, che si tengono a Bruxelles. Considera, quindi, eventuali gli oneri relativi alle missioni dei delegati del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in quanto non è scontata la loro partecipazione alle riunioni del comitato misto. Con riferimento all'articolo 11, rileva infine che le esenzioni in esso contemplate vengono concesse in base al principio di reciprocità.

Claudio D'AMICO (LNP), relatore, formula quindi la seguente proposta di parere:

«La V Commissione,
esaminato il disegno di legge recante Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sui trasporti aerei tra la Comunità europea e gli Stati membri e gli Stati Uniti d'America con allegati, fatto a Bruxelles il 25 aprile 2007 e a Washington il 30 aprile 2007;
preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo;
esprime

PARERE FAVOREVOLE»

La Commissione approva la proposta di parere.

La seduta termina alle 9.25.

DELIBERAZIONE DI RILIEVI SU ATTI DEL GOVERNO

Mercoledì 14 ottobre 2009. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Alberto Giorgetti.

La seduta comincia alle 9.25.

Schema di decreto legislativo recante riorganizzazione del Centro di formazione studi (FORMEZ).
Atto n. 117.
(Rilievi alla Commissione parlamentare per la semplificazione).
(Esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 4, del regolamento, e conclusione - Valutazione favorevole con osservazione).

La Commissione inizia l'esame dello schema di decreto legislativo.

Pietro FRANZOSO (PdL), relatore, illustra lo schema di decreto legislativo di riorganizzazione del Centro di formazione studi (FORMEZ), in attuazione dell'articolo 24 della legge n. 69 del 2009. Per quanto concerne i profili di interesse della Commissione bilancio, rileva che le riduzioni di spesa derivanti dalla nuova organizzazione -indicate analiticamente dalla relazione tecnica - non sembrano tradursi immediatamente in effetti di risparmio per i conti pubblici, in quanto nel provvedimento non sono presenti norme che dispongano una riduzione del finanziamento annuale destinato al FORMEZ. Le minori spese, ascrivibili unicamente a riduzioni di spesa per il personale, potrebbero pertanto rimanere nelle disponibilità del FORMEZ per essere destinate ad altre finalità, a meno che tali risparmi non si traducano in riduzioni degli stanziamenti nella legge finanziaria o nelle disposizioni applicative. Sul punto ritiene utile acquisire un chiarimento da parte del Governo. In ordine alla spesa per retribuzioni dei dirigenti, rileva che i dati forniti dalla relazione tecnica non sono aggiornati all'ultimo esercizio concluso: in relazione a tale anno sarebbe stato invece utile disporre di informazioni circa la spesa a consuntivo, da raffrontare con le previsioni di spesa «post-riordino». Per quanto riguarda la dirigenza, inoltre, segnala che il costo medio di ciascun dirigente, secondo i dati forniti dalla relazione tecnica, risulta accrescersi - nelle previsioni «post-riordino» - da circa 130.000 a 173.000 euro nell'arco di un quadriennio, ossia circa del 33 per cento. La nuova


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disciplina sembrerebbe quindi determinare, da una parte, una riduzione del numero complessivo dei dirigenti, dall'altra, un incremento percentuale di quelli di prima fascia sul totale dei dirigenti. Su tale ultimo aspetto non vengono fornite, dalla relazione tecnica, ulteriori precisazioni. In merito ai profili di copertura finanziaria, ricorda che le risorse per il funzionamento del Centro di formazione studi (FORMEZ) sono quantificate su base triennale dalla tabella C allegata alla legge finanziaria. In particolare, la legge n. 203 del 2008 (legge finanziaria 2009) ha stanziato a tale scopo l'importo di 21.239.000 euro per l'anno 2009, 19.392.000 euro per l'anno 2010 e 19.392.000 euro per l'anno 2011. Gli importi previsti per gli anni 2010 e 2011 risultano sostanzialmente confermati dalla tabella C allegata al disegno di legge finanziaria 2010, attualmente all'esame del Senato, che stanzia - per i predetti anni - rispettivamente 19.339.000 e 19.337.000 euro.

Il sottosegretario Alberto GIORGETTI osserva, preliminarmente, che la legge n. 69 del 2009, recante la delega per il riordino del FORMEZ, non prevedeva tra i suoi obiettivi il conseguimento di risparmi di spesa. Venendo al merito dei rilievi formulati dal relatore, precisa, quanto alla questione relativa all'obbligatorio collocamento fuori ruolo del Presidente e del direttore del FORMEZ, qualora si tratti di dipendenti statali o docenti universitari, che la previsione non è stata inserita nel corpo del decreto legislativo in quanto si è preferito riservarla ad apposito articolo dello Statuto. Peraltro, non ritiene sussistano ragioni ostative all'inserimento della disposizione nel provvedimento in esame, qualora lo si ritenesse essenziale. Quanto alla questione relativa alla riduzione dei costi dei dirigenti, conferma la previsione di una riduzione del numero delle posizioni dirigenziali, a cui consegue un risparmio di oltre 800 mila euro annui. Precisa, inoltre, che tale riduzione incide in misura maggiore nell'ambito dei dirigenti di seconda fascia, cosicché l'incidenza in termini percentuali di questi ultimi, rispetto a quelli di prima fascia, si riduce, con conseguente aumento del costo medio. Quanto all'osservazione afferente al fatto che le riduzioni di spesa non si tradurrebbero immediatamente in risparmi per la finanza pubblica, bensì rimarrebbero nelle disponibilità del FORMEZ per essere destinate ad altre finalità, chiarisce, da un lato, che tali risparmi impattano indirettamente sul bilancio statale, consentendo al FORMEZ di far fronte a crescenti compiti, quali, ad esempio, gli interventi a sostegno dell'emergenza nella regione Abruzzo, e alle nuove funzioni ad esso affidati, senza chiedere ulteriori fondi. Per altro verso, ritiene che si debba considerare che le risorse complessivamente assegnate al FORMEZ includendo nel conteggio anche quanto presente nel capitolo 408 del bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri, relativo al centro di responsabilità Funzione pubblica, sono state già notevolmente ridotte nel loro ammontare rispetto a quelle assegnate negli anni precedenti, tanto che il Centro deve affrontare già enormi difficoltà per garantire la gestione corrente dell'ente.

Francesco BOCCIA (PD) rileva l'esigenza di garantire all'interno del FORMEZ la rappresentanza degli enti territoriali. Attualmente questa rappresentanza è garantita, mentre il provvedimento ora non la prevede.

Il sottosegretario Alberto GIORGETTI osserva che il comma 3 dell'articolo 1 dello schema in esame definisce in modo innovativo il campo dei soggetti pubblici che possono partecipare all'associazione FORMEZ P.A. escludendo, rispetto alla previgente disciplina, le associazioni degli enti locali ed includendo le amministrazioni dello Stato, che, invece, non erano in precedenza previste.

Francesco BOCCIA (PD) rileva che il comma 4 dell'articolo 3 rimette allo Statuto la disciplina della composizione del Comitato di indirizzo, che ha il compito di indicare le attività prioritarie del FORMEZ,


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sottolineando l'opportunità di prevedere la partecipazione in tale ambito delle associazioni tra enti locali.

Pietro FRANZOSO (PdL), relatore, ritiene opportuno prevedere che nell'ambito della revisione dello Statuto sia garantita la partecipazione di rappresentanti delle associazioni tra enti locali al Comitato di indirizzo.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, ritiene che la questione emersa nel dibattito non possa essere oggetto di uno specifico rilievo, in quanto non afferisce a profili attinenti alla copertura finanziaria del provvedimento, ma potrebbe, comunque, dar luogo all'espressione di una osservazione, anche alla luce delle competenze attribuite alla Commissione in materia di aree sottoutilizzate.

Pietro FRANZOSO (PdL), relatore, formula quindi la seguente proposta:
«La V Commissione Bilancio, tesoro e programmazione,
esaminato, per quanto di competenza, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 4, del Regolamento, lo schema di decreto legislativo in oggetto,
preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo;

VALUTA FAVOREVOLMENTE

lo schema di decreto legislativo, con la seguente osservazione:
anche al fine di assicurare che, nell'ambito delle attività del FORMEZ, venga riservata un'adeguata attenzione alle problematiche delle aree sottoutilizzate, si valuti l'opportunità di prevedere che nel Comitato di indirizzo debbano essere necessariamente nominati, sentiti la Conferenza delle Regioni, l'ANCI, l'UPI e l'UNCEM, rappresentanti delle regioni e degli enti locali.»

La Commissione approva la proposta del relatore.

Schema di regolamento recante ulteriori modifiche e integrazioni al regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro degli affari esteri, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 2001, n. 233.
Atto n. 124.

(Rilievi alla I Commissione).
(Esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del regolamento, e rinvio).

La Commissione inizia l'esame dello schema di regolamento.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, in sostituzione del relatore, illustra il provvedimento, il quale reca modifiche e integrazioni al regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro degli affari esteri di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 233 del 2001. Con riferimento ai profili di interesse della Commissione bilancio, rileva che il maggiore onere a carico del bilancio dello Stato, determinato dall'articolo 3, deriva dalla previsione di incremento della retribuzione del Capo della segreteria del Ministro. La relazione illustrativa afferma che tale onere è più che compensato dalla riduzione del numero degli esperti e dei collaboratori disposta dall'articolo 2. Osserva tuttavia che tale riduzione è suscettibile di determinare risparmi, utilizzabili a compensazione dell'onere, solo a condizione che sia disposta con riferimento a contratti ad oggi in essere, di prossima scadenza e di cui, in assenza delle disposizioni in esame, si sarebbe disposto comunque il rinnovo. Il risparmio, inoltre, può essere considerato effettivo se alla riduzione del limite percentuale di collaboratori ed esperti, l'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 233 del 2001, corrisponda anche una diminuzione del contingente complessivo al quale tale percentuale è rapportata. Il testo in esame, all'articolo 2, modifica l'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica n. 233 del 2001 limitatamente alla percentuale di collaboratori ed esperti, nell'ambito del contingente complessivo, che possono essere assegnati


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agli uffici di diretta collaborazione. Non viene modificato, invece, il limite di 120 unità stabilito dallo stesso articolo 5, comma 1, per il predetto contingente complessivo. Ritiene pertanto necessario che il Governo chiarisca se la maggiore spesa derivante dall'articolo 3 sia compensata con la riduzione di oneri aventi i predetti requisiti e risultino, quindi, oneri effettivi; se sussistano le condizioni per il necessario allineamento temporale fra il manifestarsi della predetta maggiore spesa, di cui all'articolo 3, e il conseguimento dei necessari risparmi, di cui all'articolo 2. In merito ai profili di copertura finanziaria, rileva che l'articolo 5 dispone che dal provvedimento non debbano derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Al riguardo, osserva che, come già rilevato nell'analisi degli effetti finanziari, dalle disposizioni dell'articolo 3, e in particolare dall'incremento della retribuzione del Capo della segreteria del Ministro, deriva una spesa quantificata dalla relazione illustrativa in 98.707 euro. La stessa relazione illustrativa specifica che dal presente provvedimento deriva un risparmio di spesa quantificato in 255.816 euro, conseguente alla riduzione della percentuale di esperti, consulenti e collaboratori degli uffici di diretta collaborazione del Ministro dal 20 al 16 per cento, da operare ai sensi dell'articolo 2. Alla luce delle considerazioni svolte dalla relazione illustrativa si dovrebbe valutare l'opportunità di esplicitare nel testo del provvedimento gli effetti finanziari da esso recati, eventualmente specificando che agli oneri derivanti dall'incremento della retribuzione del Capo della segreteria del Ministro degli affari esteri, pari - secondo la relazione illustrativa - a 98.707 euro annui a decorrere dall'anno 2009, si provvede mediante corrispondente utilizzo di quota parte delle risorse rivenienti dalla riduzione del numero degli esperti e collaboratori degli uffici di diretta collaborazione del Ministro degli affari esteri. Sul punto ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo.

Il sottosegretario Alberto GIORGETTI chiede un rinvio dell'esame ai fini della predisposizione degli elementi di risposta alle richieste di chiarimento avanzate.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, preso atto dell'esigenza manifestata dal rappresentante del Governo rinvia il seguito dell'esame del provvedimento.

Schema di regolamento di semplificazione recante norme in materia di autonomia gestionale e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari di I categoria del Ministero degli affari esteri.
Atto n. 125.
(Rilievi alla III Commissione).
(Esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del regolamento, e rinvio).

La Commissione inizia l'esame dello schema di regolamento.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, in sostituzione del relatore, illustra il provvedimento, il quale reca norme di semplificazione in materia di autonomia gestionale e finanziaria delle rappresentanze diplomatiche e degli uffici consolari di I categoria del Ministero degli affari esteri.
Si sofferma quindi sulle norme suscettibili di determinare effetti finanziari, osservando, in primo luogo, come l'articolo 3 sembri prefigurare la possibilità che si proceda ad una revisione delle posizioni giuridiche ed economiche del personale in servizio all'estero, chiedendo al Governo di fornire chiarimenti in ordine alla possibile revisione del trattamento economico dell'unità di personale attualmente in servizio. Con riferimento agli articoli da 4 a 12, che introducono il principio del bilancio di cassa per gli uffici all'estero, chiede chiarimenti al Governo circa il raccordo tra i bilanci di tali uffici e quello del Ministero degli esteri, che continua a basarsi sul principio della competenza giuridica. Richiede, inoltre, se, al fine di assicurare l'equivalenza tra la dotazione finanziaria degli uffici e gli stanziamenti di bilancio di


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cui agli articoli 10 e 12, debba tenersi conto anche dell'eventuale avanzo di gestione di cui all'articolo 6. Con riferimento agli articoli 21 e 25, chiede altresì se sussistono costi inferiori per l'adeguamento dell'impianto contabile degli uffici all'estero e, con riferimento agli articoli 28 e 31, chiede se sia assicurata l'integrale copertura dei costi che gli uffici all'estero dovranno sostenere. Per quanto attiene infine agli articoli da 35 a 37, chiede al Governo di confermare che l'utilizzo di strumenti informatici per il controllo di gestione non determini costi aggiuntivi rispetto a quelli programmati nell'ambito del processo di digitalizzazione della P.A. Per quanto riguarda i profili di copertura finanziari,a interroga il governo sull'opportunità di prevedere, in analogia con quanto previsto dalla relazione illustrativa un'esplicita clausola di invarianza finanziaria.

Il sottosegretario Alberto GIORGETTI chiede un rinvio dell'esame ai fini della predisposizione degli elementi di risposta alle richieste di chiarimento avanzate.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, preso atto dell'esigenza manifestata dal rappresentante del Governo, rinvia il seguito dell'esame del provvedimento.

La seduta termina alle 9.35.

SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 14 ottobre 2009. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Alberto Giorgetti.

La seduta comincia alle 13.30.

DL 134/2009: Disposizioni urgenti per garantire la continuità del servizio scolastico ed educativo per l'anno 2009-2010.
Nuovo testo C. 2724 Governo.
(Parere alla XI Commissione).
(Rinvio dell'esame).

Giancarlo GIORGETTI, presidente, propone che, essendo pervenuto solo nella tarda mattinata di oggi un nuovo testo del provvedimento in oggetto, approvato dalla Commissione XI in sede referente, la Commissione esprima il proprio parere nella seduta di martedì 20 ottobre direttamente all'Assemblea.

La Commissione consente.

Sui lavori della Commissione.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, avverte che il Governo è pronto a fornire alla Commissione gli elementi richiesti nella seduta antimeridiana in merito allo schema di regolamento recante ulteriori modifiche e integrazioni al regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministero degli affari esteri (Atto 124), conseguentemente propone alla Commissione di riprendere l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta antimeridiana.

La Commissione consente.

La seduta termina alle 13.35.

DELIBERAZIONI DI RILIEVI SU ATTI DEL GOVERNO

Mercoledì 14 ottobre 2009. - Presidenza del presidente Giancarlo Giorgetti. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Alberto Giorgetti.

La seduta comincia alle 13.35.

Schema di regolamento recante ulteriori modifiche e integrazioni al regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro degli affari esteri, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 2001, n. 233.
Atto n. 124.
(Rilievi alla I Commissione).
(Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del regolamento, e conclusione - Valutazione favorevole).

La Commissione prosegue l'esame dello schema di regolamento.

Il sottosegretario Alberto GIORGETTI, con riferimento alle osservazioni formulate dal relatore, conferma, in merito al


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maggiore onere a carico del bilancio dello Stato, determinato dall'articolo 3 del provvedimento, che la compensazione dell'onere è disposta con riferimento a contratti già in essere o in prossima scadenza. Il Ministero per gli affari esteri ha provveduto, infatti, all'immediata attuazione della riduzione di contratti in essere per consulenti ed esperti, come previsto dall'articolo 2 del testo da approvare. Al riguardo, osserva che tale riduzione della spesa non è solo perfettamente allineata, dal punto di vista temporale, con i maggiori oneri previsti dal nuovo provvedimento, ma addirittura anticipa l'entrata in vigore del nuovo provvedimento al fine di garantire l'invarianza della spesa prevista dall'articolo 5 dello schema di decreto in esame. Assicura, pertanto, che il maggiore onere derivante dall'articolo 3 è compensato con una contestuale riduzione della spesa e che la stessa, quindi, è temporalmente allineata al conseguimento dei necessari risparmi di cui all'articolo 2. Infine, precisa che nel contingente di 120 unità, previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 233 del 2001, sono compresi i funzionari diplomatici addetti al Gabinetto del Ministro, la cui retribuzione è prevista da apposito regolamento, senza onere aggiuntivo a carico degli Uffici di diretta collaborazione. Quanto alla richiesta di esplicitare nel testo del provvedimento gli effetti finanziari da esso recati e la relativa compensazione, fa presente che, pur non avendo motivi ostativi in ordine all'accoglimento della richiesta, la predetta specificazione non sembrerebbe in linea con la natura del provvedimento.

Marcello DE ANGELIS (PdL), relatore, formula quindi la seguente proposta:
«La V Commissione Bilancio, tesoro e programmazione,
esaminato, per quanto di competenza, ai sensi dell'articolo 96-ter, comma 2, del Regolamento, lo schema di regolamento in oggetto;
preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo, secondo cui:
al maggiore onere derivante dall'articolo 3 si provvede a valere sui risparmi derivanti dall'applicazione dell'articolo 2, con riferimento a contratti già in essere o in prossima scadenza; inoltre, il trattamento economico degli esperti cui fanno riferimento i contratti sopra richiamati risulta notevolmente superiore a quello corrisposto al personale facente parte del contingente complessivo;
i risparmi derivanti dall'articolo 2 possono considerarsi effettivi in quanto il Ministero degli affari esteri ha già dato attuazione alla riduzione dei contratti in essere di consulenti e di esperti;

VALUTA FAVOREVOLMENTE

lo schema di regolamento».

La Commissione approva la proposta del relatore.

La seduta termina alle 13.45.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 13.45 alle 13.55.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 14 ottobre 2009. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Interviene il viceministro dell'economia e delle finanze Giuseppe Vegas.

La seduta comincia alle 16.40.

Legge di contabilità e finanza pubblica.
C. 2555 Azzollini, approvato dal Senato, e C. 659 D'Antona.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 13 ottobre 2009.


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Il viceministro Giuseppe VEGAS, nel ringraziare quanti sono intervenuti nel corso dell'esame preliminare del provvedimento, osserva che l'attenzione dimostrata da tutta la Commissione per il tema della riforma degli strumenti di governo della finanza pubblica testimonia come si tratti di una questione che travalica le distinzioni esistenti tra maggioranza ed opposizione. Ricorda, infatti, che la proposta in esame fu approvata presso l'altro ramo del Parlamento con un voto quasi unanime. Quanto ai contenuti essenziali del provvedimento, rileva che la proposta intende in primo luogo far fronte all'esigenza di assicurare una leggibilità «orizzontale» dei conti pubblici e, conseguentemente, una maggiore confrontabilità dei dati riferiti ai diversi livelli di governo e alle diverse amministrazioni pubbliche. Questa esigenza si rende sempre più stringente in relazione all'ampia devoluzione di poteri realizzata nei confronti delle amministrazioni territoriali e ai più ampi margini di autonomia finanziaria conseguentemente riconosciuti agli enti territoriali e alla necessità di verificare a livello europeo il raggiungimento degli obiettivi rilevanti ai fini del rispetto del Patto di stabilità e crescita. In questa ottica, giudica essenziale permettere un consolidamento dei bilanci riferiti alle diverse amministrazioni pubbliche, che non potrà non produrre effetti positivi anche sul versante della trasparenza e dei controlli in materia finanziaria e contabile.
Rileva, poi, che un altro aspetto caratterizzante del provvedimento è rappresentato dalla transizione verso bilanci redatti in termini di sola cassa, osservando come tale passaggio sia funzionale ad un maggiore controllo del fabbisogno e dell'indebitamento netto, rilevanti in sede europea, e consenta una maggiore responsabilizzazione degli amministratori pubblici attraverso il superamento delle rilevanti problematiche emerse negli ultimi anni nella gestione dei residui passivi e delle giacenze di tesoreria.
Osserva, inoltre, come la riforma oggi in esame intenda consolidare sul piano legislativo la nuova struttura del bilancio dello Stato articolato in missioni e programmi, recependo le innovazioni recentemente introdotte in via amministrativa. Al riguardo, osserva che tale nuova struttura non guarda ai soli aspetti interni all'amministrazione stessa, come faceva il bilancio articolato in unità previsionali di base, che assumeva come riferimento i centri di costo, ma si rivolge all'esterno, assumendo come interlocutori, in primo luogo, il Parlamento e i cittadini, che devono pertanto poter valutare quale sia l'effettiva destinazione delle spese sostenute. In questa ottica, sottolinea come la nuova valenza del bilancio sarà pienamente valorizzata quando si realizzerà il passaggio ad una contabilità improntata al criterio della competenza economica, che consentirà un più efficace controllo e monitoraggio della gestione amministrativa e della spesa pubblica.
Su un piano sistematico, rileva come tale nuova articolazione del bilancio pubblico si inserisca peraltro in un quadro politico profondamente mutato, non solo in Italia, ma in tutte le democrazie più avanzate, che vede riconosciuti al Governo maggiori poteri di gestione e, quindi, maggiori responsabilità. Rileva, comunque, come il riconoscimento all'Esecutivo di un più incisivo ruolo nella gestione di bilancio, se accompagnato dall'ampliamento dei poteri di controllo esistenti sul versante parlamentare, può garantire una più efficace tutela degli equilibri di finanza pubblica rispetto al modello che caratterizzava la cosiddetta prima Repubblica, in qui la cogestione della spesa pubblica tra Governo e Parlamento ha determinato l'insorgenza di rilevantissimi deficit di bilancio. Ritiene, al riguardo, che il Parlamento dovrebbe valorizzare le proprie funzioni di indirizzo e controllo in materia finanziaria, passando da un'ottica che privilegia l'esame dei bilanci preventivi a una che si incentri sull'esame dei dati di consuntivo, attraverso un effettivo esame del rendiconto, da nono considerare più alla stregua di un mero atto dovuto.
Osserva, poi, che nell'ampio quadro della riforma prefigurata dalla proposta in esame la revisione delle disposizioni relative


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alla legge finanziaria occupi uno spazio piuttosto limitato, limitata a renderne più agile e flessibile la struttura, a dimostrazione del fatto che le problematiche emerse nell'esame delle manovre finanziarie degli ultimi anni rappresentano essenzialmente un epifenomeno delle più profonde criticità esistenti nella gestione complessiva della finanza pubblica.
Quanto alle criticità che emergono nel testo approvato dal Senato, osserva che esse potranno essere agevolmente superate attraverso l'approvazione di proposte emendative, che auspica siano condivise da maggioranza ed opposizione. Ritiene, al riguardo, che il principale tema da affrontare sia quello dei rapporti tra la proposta in esame e la legge n. 42 del 2009, che dà attuazione al federalismo fiscale, osservando come sia opportuno assicurare un efficace saldatura tra i due provvedimenti, con particolare riferimento alla disciplina dell'armonizzazione dei bilanci pubblici, in considerazione del fatto che la leggibilità e la confrontabilità dei dati riferiti ai diversi livelli territoriali costituisce una esigenza essenziale per assicurare un efficace funzionamento del nuovo assetto dei rapporti finanziari tra Stato ed autonomie territoriali. Ritiene, inoltre, che si debba valutare l'opportunità di modificare la delega per il passaggio a bilanci elaborati in termini di sola cassa, al fine di assicurare una adeguata fase di monitoraggio dell'implementazione del nuovo sistema, ad esempio attraverso una sperimentazione da attuare in singole amministrazioni ministeriali, e di garantire una maggiore finalizzazione del nuovo sistema al passaggio verso l'adozione di contabilità di tipo economico-patrimoniale. Giudica, inoltre, opportune modifiche di minore portata, con interventi che potrebbero, in primo luogo, avere ad oggetto eventuali sovrapposizioni di procedure e organismi previsti dalla proposta in esame e della legge n. 42 del 2009. Giudica altresì opportuna una riflessione sulle disposizioni relative alle cosiddette clausole di salvaguardia, osservando come nel nostro sistema imprevisti incrementi di spesa, anche di rilevante portata, sono determinati da sentenze della Corte costituzionale e rilevando, pertanto, l'esigenza di individuare meccanismi che consentano di gestire tali evenienze senza determinare conseguenze rovinose per la finanza pubblica. Si dichiara, inoltre, aperto a valutare le proposte che emergeranno di rivedere la tempistica delle decisioni di finanza pubblica prevista dal provvedimento, eventualmente attraverso lo spostamento dell'esame della Decisione di finanza pubblica nella tarda primavera o all'inizio dell'estate, al fine di garantire più ampi margini per l'esame dei suoi contenuti da parte del Parlamento e degli enti territoriali. A tale riguardo, ricorda, tuttavia, che lo spostamento a settembre della presentazione della Decisione di finanza pubblica previsto nel testo approvato dal Senato intendeva superare le problematiche emerse nel corso dei più recenti Documenti di programmazione economico-finanziaria, quando il quadro previsionale e programmatico elaborato prima della pausa estiva veniva profondamente rielaborato al momento della presentazione della manovra di finanza pubblica, vanificando sostanzialmente l'esame svolto nel mese di luglio. Si rimette, infine, alle valutazioni della Commissione in ordine alle disposizioni che più strettamente attengono ad ambiti di competenza delle Assemblee parlamentari e, in particolare, all'articolo 4, che prevede l'istituzione di una Commissione bicamerale per la trasparenza dei conti pubblici. Non può, comunque, non rilevare come la riforma richieda un rafforzamento delle procedure di indirizzo e controllo parlamentare e comporti l'esigenza di una rapida definizione di modifiche ai Regolamenti parlamentari che diano attuazione alle innovazioni introdotte, auspicando al riguardo che questa volta i due rami del Parlamento riescano ad approvare disposizioni di contenuto identico.

Antonio LEONE (PdL), relatore, dopo aver ringraziato, preliminarmente, i componenti della Commissione per il loro atteggiamento durante l'esame preliminare della proposta di legge, che ha consentito


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di poter esprimere, su una materia cosi delicata e complessa, un davvero apprezzabile livello di analisi e di approfondimento, osserva che proprio la consapevolezza del rilievo sistematico della riforma in discussione e dell'impatto che essa potrà avere sui rapporti tra Governo, Parlamento ed autonomie territoriali - e dunque sul modo di atteggiarsi della democrazia, non solo economica, del nostro Paese - impone uno sforzo supplementare di sintesi e di mediazione tra le diverse istanze e sollecitazioni emerse anche nel corso del ciclo di audizioni svolte. In proposito, ringrazia il viceministro Vegas per la disponibilità già manifestata in tal senso.
Al riguardo, rileva come il dibattito svolto abbia evidenziato la necessità di introdurre, nel pur pregevole testo approvato dal Senato, alcuni interventi correttivi, sui quali si sono soffermati, con diversi accenti e sfumature, i rappresentanti dei diversi gruppi parlamentari, che si dovrebbero dipanare intorno ad alcuni assi principali. Viene, in primo luogo, l'esigenza di garantire il coordinamento della riforma in esame con le altre due grandi riforme approvate dal Parlamento, ossia il federalismo fiscale e la riforma della pubblica amministrazione, e un migliore bilanciamento tra la maggiore flessibilità acquisita dall'Esecutivo nella gestione delle risorse e i poteri di decisione, indirizzo e controllo del Parlamento. Giudica, inoltre, necessario intervenire sul completamento della riforma della struttura del bilancio e sull'armonizzazione degli schemi contabili, nonché valutare i possibili modelli organizzativi da adottare al fine di rafforzare sia la condivisione dei flussi conoscitivi dei dati di finanza pubblica, sia la rete di strutture tecniche di supporto agli organi di decisione politica.
In particolare, rileva che nell'ambito dei suddetti filoni di approfondimento, un primo intervento correttivo del testo in esame dovrebbe essere orientato a migliorare i profili di coordinamento del testo in esame con le procedure e gli organi previsti dalla legge n.42 del 2009, di attuazione del federalismo fiscale, in special modo per quanto riguarda la necessità - evidenziata da tutti i gruppi parlamentari - di assicurare in modo coerente il coinvolgimento degli enti decentrati nella «fase ascendente» di definizione della decisione annuale di finanza pubblica.
In tale ambito, ritiene opportuno riprodurre nel testo in esame modalità di raccordo tra lo Stato e le autonomie territoriali analoghe a quelle previste nella legge n. 42; in base alle quali, in caso di mancata intesa tra centro e periferia in ordine alla definizione - nella sede propria della Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica - delle decisioni di finanza pubblica atte a garantire gli equilibri di bilancio ed il rispetto dei vincoli comunitari - dovrebbe essere tenuto ad evidenziare, in sede di illustrazione della decisione annuale di finanza pubblica, le ragioni per le quali l'intesa non è stata raggiunta.
Viceversa, per ragioni di ordine sistematico, ritiene opportuno che il nodo - richiamato da tutti gli interventi - della «doppia delega» prevista in ordine all'armonizzazione dei sistemi contabili sia sciolto in favore della riforma in esame. Trattandosi di deleghe di diversa ampiezza, in quanto quella contenuta nella legge n. 42 si riferisce ai soli bilanci degli enti territoriali, mentre quella del provvedimento in esame si riferisce a tutte le amministrazioni pubbliche, è, a suo avviso, opportuno ricondurre il complesso della delega in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici nell'ambito del testo in discussione, abrogando conseguentemente le disposizioni relative all'armonizzazione dei bilanci di comuni, province, città metropolitane e regioni contenute nell'articolo 2, comma 2, lettera h), della legge n. 42 del 2009. Tale traslazione della delega dovrebbe naturalmente essere congegnata in modo tale da garantire una piena partecipazione dei diversi livelli di governo alla definizione di schemi di classificazione contabile uniformi e condivisi, nonché in modo da assicurare comunque un tempestivo avvio del processo di attuazione del federalismo fiscale.


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Un'analoga, benché meno intensa, esigenza di coordinamento si pone anche in relazione alla legge n.15 del 2009, recante la riforma della pubblica amministrazione promossa dal ministro Brunetta, con particolare riferimento, in questo caso, all'esigenza di un migliore raccordo tra sistema di indicatori ivi delineato per la valutazione delle performance dei dirigenti e delle pubbliche amministrazioni e quello prospettato per la misurazione del raggiungimento degli obiettivi riferiti alle missioni e ai programmi del bilancio. In tal senso, condivide la necessità - evidenziata dalla collega Lanzillotta - di assicurare una forte interazione tra controlli amministrativi e finanziari e valutazione delle performance. A tal fine occorrerà valutare se esaminare già in questa sede tale esigenza.
Osserva che un secondo rilevante filone di questioni attiene all'esigenza, da più parti sottolineata, di rafforzare ulteriormente il ruolo di indirizzo e controllo del Parlamento nel nuovo assetto costituzionale, dotando le Camere di nuovi strumenti di conoscenza e valutazione, che consentano una riqualificazione del lavoro parlamentare. In tale ambito, rileva che piuttosto che la costituzione di una Commissione bicamerale ad hoc per la trasparenza dei conti pubblici separata dall'esercizio dei poteri parlamentari di indirizzo e controllo, propri delle Commissioni bilancio, si potrebbe approfondire l'opportunità di prevedere un potenziamento delle attività di controllo sulla finanza pubblica delle Commissioni medesime, ad esempio attraverso la costituzione di un apposito comitato bicamerale composto da componenti della Commissione bilancio. Si potrebbe, in particolare, rispondere all'esigenza, da più parti sottolineata, di definire una sede di condivisione di dati ed elaborazioni in materia economica e finanziaria, alla quale partecipino tutte le istituzioni competenti in materia. Anche a questo riguardo invita ad individuare le modalità idonee a garantire la tutela delle autonomie delle Camere.
Nella prospettiva del rafforzamento dei controlli parlamentari osserva altresì che la riforma dei Regolamenti - che dovrà necessariamente accompagnare la riforma in esame - potrebbe affrontare anche il nodo della competenza istituzionale della Commissione bilancio, in ordine alla quale - come evidenziato dal collega Baretta - potrebbe valutarsi anche l'opportunità di assegnare alla Commissione, anche sulla scorta di esperienze straniere, un più penetrante ruolo di controllo.
Più complessa, almeno in questa fase, appare invece la percorribilità, anche tecnica, dell'opzione, ventilata da alcuni esponenti dell'opposizione, e in particolare dai colleghi Lanzillotta e Causi, volta a riconsiderare complessivamente il ruolo svolto dall'ISTAT, al fine di trasformare l'istituto in una sorta di agenzia o autorità indipendente non più al servizio del solo Stato, ma dell'intera Repubblica, nell'ambito della quale garantire una partecipazione di Regioni ed autonomie locali, nella prospettiva di un'attività di raccolta e consolidamento dei dati di contabilità condivisa a livello nazionale. Analogamente problematica ritiene che risulterebbe l'attribuzione di simili compiti alla Ragioneria generale dello Stato.
Una delle questioni di maggiore rilievo ripetutamente evidenziata sia nel corso delle audizioni sia nel dibattito svoltosi in Commissione attiene alla congruità della tempistica del ciclo di bilancio delineata nella proposta di legge.
In proposito, ritiene che gli aggiustamenti al testo in esame dovrebbero contemperare diverse finalità.
Da una parte, occorrerebbe ridurre il rischio di sovrapposizioni tra l'esame della Decisione di finanza pubblica e quello della manovra annuale, consentendo in particolare al Parlamento di esprimere i propri indirizzi al Governo in tempo utile e tale da garantire che il Governo ne possa tenere adeguatamente conto. In proposito si potrebbe anche ipotizzare la modifica dell'anno finanziario degli enti locali, che peraltro ritiene di difficile attuazione. Dall'altra, oltre a favorire - nei termini sopra richiamati - una quanto più intensa possibile partecipazione degli enti decentrati alla definizione della decisione di bilancio,


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occorrerebbe garantire che gli stessi possano impostare e approvare i rispettivi bilanci nei tempi previsti. A tal fine, riterrei utile valutare l'opportunità di anticipare i tempi nei quali il Governo è tenuto a comunicare alle autonomie i propri intendimenti in ordine al riparto degli obiettivi di finanza pubblica, modificando conseguentemente i termini relativi all'espressione del parere in merito da parte delle Autonomie da trasmettere al Parlamento. Una tale soluzione potrebbe rispondere inoltre, almeno in parte, all'esigenza, da più parti avanzata, di mantenere una fase estiva dei lavori parlamentari dedicata alla attività di programmazione e dunque distinta dalla sessione di bilancio vera e propria.
Tra le ulteriori questioni emerse nel corso del dibattito, segnala poi come da parte di diversi commissari - e, in particolare, dei colleghi Baretta e Borghesi - sia stata evidenziata l'esigenza di tenere conto della prassi instauratasi negli ultimi anni, in base alla quale la decisione di finanza pubblica assunta nel mese di ottobre si limita a recepire i contenuti di una manovra definita prima della pausa estiva con un provvedimento di urgenza del Governo, prevedendo conseguentemente una sorta di nuova tipologia di provvedimenti collegati alla manovra, da approvare entro il mese di luglio.
Dall'altra, si pone, in linea generale, la questione di come meglio articolare lo svolgimento della sessione di bilancio al fine di garantire un'impostazione pluriennale della manovra di finanza pubblica che prenda davvero le mosse dall'esame parlamentare del rendiconto dell'esercizio precedente e, dunque, dall'analisi dei risultati conseguiti con la spesa pubblica, ciò al fine di superare un atavico ed esiziale approccio incrementale nelle decisioni di bilancio, in base al quale si rifinanziano in modo inerziale le autorizzazioni di spesa senza valutarne adeguatamente il rapporto costi-benefici. Condivide, pertanto, l'esigenza, evidenziata in particolare dal collega Causi, di valorizzare il ruolo di verifica del raggiungimento degli obiettivi correlati a ciascun programma, nel quadro di un complessivo rafforzamento della fase parlamentare di verifica ex post dei risultati dell'azione del Governo. Sul punto, si dichiara, pertanto, disponibile a valutare possibili interventi migliorativi. Al riguardo osserva peraltro che bisogna evitare di dilatare in maniera eccessiva i tempi della sessione di bilancio.
Un complesso di questioni di natura tecnica recanti un impatto rilevante in termini di tenuta dei saldi di bilancio ed attuazione degli interventi di politica economica attiene alla copertura finanziaria sia della legge di stabilità sia delle altre leggi.
In proposito, condivide, in primo luogo, alcune riflessioni, svolte in particolare dal collega Duilio, in ordine all'esigenza di mantenere l'obbligo di copertura finanziaria degli oneri correnti recati dalla legge di stabilità, al fine di garantire in modo rigoroso gli equilibri di bilancio. Analogamente, devono, a suo avviso, essere approfondite le preoccupazioni espresse in ordine alle modalità di definizione e applicazione della clausola di salvaguardia, con particolare riferimento alle fattispecie legislative che riconoscono diritti soggettivi, relativi ad esempio a prestazioni sociali o a incentivi alle imprese, nelle quali l'operare del meccanismo potrebbe determinare indesiderabili contenziosi di carattere giurisdizionale. A suo avviso clausola di salvaguardia e tetti di spesa sono istituti da mantenere distinti, ma dei quali va rafforzata l'efficacia.
Un ultimo ampio filone di questioni emerse durante l'esame preliminare attiene alla riforma del bilancio. In proposito, rileva come l'ampio corredo informativo previsto dal testo in esame risponda all'esigenza, evidenziato dal collega Baretta, di far corrispondere alla maggiore flessibilità gestione riconosciuta all'Esecutivo nella gestione delle risorse tra i programmi di spesa, un'effettiva possibilità da parte del Parlamento di esercitare un controllo costante sull'operato del Governo e sui risultati conseguiti.
Sotto altro versante, ritiene meritevoli di approfondimento i rilievi, formulati in particolare dal collega Borghesi, anche nel


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corso delle audizioni, in ordine alla necessità di meglio sistematizzare le nozioni di spese rimodulabili e non rimodulabili introdotte dalla proposta di legge.
Per quanto attiene, infine, al passaggio al bilancio di sola cassa, rileva come si tratti di una delle questioni tecniche di maggior rilievo sulla quale nel corso delle audizioni e delle dibattito sono emerse posizioni differenziate.
Al riguardo, ritiene che un punto di mediazione accettabile potrebbe rinvenirsi nella definizione di tempi di realizzazione del passaggio alla redazione di un bilancio in termini di sola cassa sufficientemente ampi, preceduti da un'apposita fase di sperimentazione, le cui risultanze dovrebbero essere sottoposte al Parlamento e alla Corte dei conti.
Nel contempo, andrebbe comunque reso stabile l'affiancamento, a fini conoscitivi, di un sistema di contabilità economico-patrimoniale al sistema di contabilità finanziaria.
Conclusivamente sottolinea come la dinamica delle nostro sistema di bilancio non dipenderà, in ultima analisi, solo da questioni tecniche e di ingegneria contabile o procedurale, ma da come tutte le forze politiche riusciranno ad attuare concretamente il disegno riformatore oggi in discussione. Osserva infatti che il risanamento dei conti pubblici e la contestuale riqualificazione della spesa, il miglioramento delle performance delle Amministrazioni pubbliche in termini di economicità e qualità dei servizi offerti ai cittadini e la promozione dei criteri dell'efficienza, dell'efficacia e della verifica dei risultati raggiunti dall'azione amministrativa, dipenderanno, infatti, da come il Parlamento ed il Governo della XVI Legislatura - assieme alle Autonomie - riusciranno ad interpretare il trend del cambiamento in atto.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, in risposta a una richiesta avanzata nella seduta di ieri, avverte che il termine per la presentazione degli emendamenti è confermato per le ore 10 di venerdì 16 ottobre.

Pier Paolo BARETTA (PD), nell'esprimere apprezzamento per il contenuto delle repliche del rappresentante del Governo e del relatore, dalle quali trae conferma dell'auspicio di un confronto costruttivo sul testo, ritiene che in questa ottica la sede principale per l'elaborazione di soluzioni dei profili problematici del testo debba essere quella dell'esame in Commissione e non quella dell'esame in Assemblea. Invita, quindi, il presidente a valutare l'opportunità di richiedere un breve differimento dell'avvio della discussione in Assemblea del provvedimento e, conseguentemente, di concedere il differimento di una settimana del termine per la presentazione degli emendamenti in Commissione.

Amedeo CICCANTI (UdC) dichiara di condividere le considerazioni del deputato Baretta e, quindi, nel prendere atto della volontà del relatore di individuare soluzioni condivise, ritiene che una settimana di rinvio del termine di presentazione degli emendamenti in Commissione e, conseguentemente, dell'avvio della discussione del provvedimento in Assemblea, risultino utili. Rileva, poi, che l'intervento del relatore ha correttamente posto l'esigenza di un coordinamento delle disposizioni del provvedimento con, da un lato, altre leggi vigenti come quella sul federalismo fiscale e, dall'altro lato, le norme del regolamento della Camera in materia di sessione di bilancio. A tale proposito, osserva che bisogna individuare le modalità più adatte per collegare la riforma delle procedure di bilancio con la riforma regolamentare. Rileva che, infatti, la riforma regolamentare costituisce la sede idonea ad individuare le modalità per evitare che depotenziando, come previsto dal provvedimento, i disegni di legge collegati, la decisione di bilancio venga affidata esclusivamente alla decretazione d'urgenza.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, si riserva di contattare la Presidenza della Camera per valutare la praticabilità di un rinvio di una settimana dell'avvio della


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discussione in Assemblea, segnalando che la stessa è comunque subordinata a valutazioni in ordine all'organizzazione del calendario dell'Assemblea, le quali sicuramente non rientrano nella disponibilità della Commissione bilancio. Ciò premesso, ritiene che comunque il termine per la presentazione degli emendamenti possa essere differito a lunedì 19 ottobre, alle ore 12.

Antonio LEONE (PdL), relatore, ritenendo giustificate le richieste dell'opposizione, segnala che se la Commissione saprà valorizzare al massimo l'esame in sede referente, individuando fin da questa fase soluzioni condivise ai profili problematici del provvedimento, la discussione dello stesso in Assemblea potrà risultare anche più rapida della settimana attualmente prevista dal calendario dei lavori dell'Assemblea.

Pier Paolo BARETTA (PD), nell'apprezzare la disponibilità del presidente ad accedere alla richiesta da lui avanzata, rileva che il differimento del termine per la presentazione degli emendamenti potrebbe consentire una più accurata redazione degli stessi a vantaggio della successiva fase di votazioni che conseguentemente potrebbe risultare molto più rapida.

Amedeo CICCANTI (UdC) ribadisce l'esigenza di individuare le modalità idonee a collegare l'esame della proposta di legge con quello delle conseguenti modifiche del regolamento della Camera.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, riservandosi di contattare la Presidenza della Camera in ordine alla richiesta avanzata dai deputati Baretta e Ciccanti, avverte che, in attesa dell'esito di tali contatti, il termine per la presentazione degli emendamenti al provvedimento è comunque differito dalle ore 10 di venerdì 16 ottobre alle ore 12 di lunedì 19 ottobre. Dichiara quindi concluso l'esame preliminare del provvedimento e rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 17.40.