XII Commissione - Resoconto di giovedý 23 aprile 2009


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SEDE REFERENTE

Giovedì 23 aprile 2009. - Presidenza del vicepresidente Carlo CICCIOLI. - Interviene il sottosegretario di stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali Francesca Martini.

La seduta comincia alle 12.25.

Modifiche alla legge n. 281/1991, in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo.
C. 1172 Santelli e Ceccacci Rubino, C. 1236 Mancuso, C. 1319 Tortoli e C. 1370 Alessandri.
(Seguito dell'esame e rinvio - Abbinamento della proposta di legge C. 2359 Anna Teresa Formisano e Drago).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 22 aprile 2009.

Carlo CICCIOLI, presidente, avverte che, in data 22 aprile 2009, è stata assegnata alla Commissione, in sede referente, la proposta di legge n. 2359, d'iniziativa dei deputati Anna Teresa Formisano e Drago: «Modifiche alla legge 14 agosto 1991, n. 281, in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo». Poiché la suddetta proposta di legge verte su materia identica a quella dei progetti di legge n. 1172 Santelli e Ceccacci Rubino, n. 1236 Mancuso, n. 1319 Tortoli e n. 1370 Alessandri, la presidenza ne dispone


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l'abbinamento ai sensi dell'articolo 77, comma 1, del regolamento.

Anna Margherita MIOTTO (PD) segnala che anche la proposta di legge n. 1589 Livia Turco e Viola verte su materia analoga a quella delle proposte in esame.

Carla CASTELLANI (PdL) ritiene che sarebbe opportuna una pausa di riflessione sulle proposte di legge in esame, sia al fine di prendere in considerazione le altre proposte già preannunciate, ma non ancora assegnate, sia in considerazione degli oneri non trascurabili che potrebbero derivare dall'approvazione delle stesse.

Gianni MANCUSO (PdL), relatore, concorda sull'opportunità di un breve rinvio, anche in considerazione del fatto che diversi deputati e lo stesso Governo hanno preannunciato la presentazione di progetti di legge in materia. Assicura inoltre di avere ben chiara l'esigenza di contenere fortemente gli oneri derivanti dalle proposte di legge in esame, alla luce della difficile situazione finanziaria e delle emergenze presenti in altri settori della vita pubblica, con particolare riferimento alle conseguenze del terremoto in Abruzzo. Ritiene, peraltro, che un intervento normativo in materia sia necessario, anche al fine di superare la logica delle ordinanze ministeriali emanate a fronte di situazioni di emergenza.

Laura MOLTENI (LNP) ritiene che, anche in considerazione dei recenti, gravi episodi di cronaca e delle ricorrenti situazioni di emergenza, sia necessario proseguire nell'esame delle proposte di legge in titolo, specie in vista di un periodo particolarmente critico, qual è la stagione estiva. Sarebbe pertanto opportuno procedere ad esaminare, come di norma avviene, le proposte di legge sin qui presentate, estendendo progressivamente l'esame a quelle che saranno abbinate successivamente. Il problema è infatti più di volontà politica che non procedurale e richiede, a suo avviso, una precisa assunzione di responsabilità politica da parte di ognuno, al fine di affrontare in tempi rapidi tutte le situazioni di emergenza.

Paola BINETTI (PD) esprime il proprio stupore per la scelta di affrontare, in questo momento, il tema del randagismo, mentre la Commissione si scontra ogni giorno con la difficoltà di reperire risorse per interventi più urgenti: pensa, ad esempio, alla proposta di legge sulle cure palliative e sulle terapie del dolore o alle misure per l'assistenza ai pazienti cerebrolesi. Ritiene, altresì, che la Commissione dovrebbe passare a occuparsi, in tempi rapidi, di altri temi di sua competenza, caratterizzati da particolare urgenza, quali ad esempio il testamento biologico. Per quanto riguarda, invece, il fenomeno del randagismo, ritiene prioritaria l'applicazione delle norme vigenti, dal cui mancato rispetto derivano molti dei drammatici episodi di cronaca cui diversi colleghi hanno fatto riferimento.

Antonio PALAGIANO (IdV) dichiara di dissentire dalla collega Binetti circa l'opportunità di iniziare, in tempi brevi, l'esame dei progetti di legge in materia di testamento biologico.

Rodolfo Giuliano VIOLA (PD) riconosce che le norme vigenti, ove fossero seriamente applicate, sarebbero sufficienti a risolvere gran parte dei problemi connessi al fenomeno del randagismo, come dimostrano i positivi risultati conseguiti in alcune aree del Paese. Concorda, altresì, sul fatto che sarebbe opportuno approfondire la problematica sottesa alla proposte di legge in esame, anche attraverso un ciclo di audizioni. Ritiene, peraltro, che un riordino della disciplina in materia sia urgente, trattandosi di un tema che investe il rapporto tra esseri umani e animali, con significative ripercussioni sulla salute umana.

Domenico DI VIRGILIO (PdL), rispondendo alla collega Binetti, osserva che il calendario dei lavori della Commissione è stabilito a seguito delle riunioni dell'ufficio


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di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi. Invita, pertanto, tutti i colleghi a sollecitare la ripresa dell'esame del provvedimento in materia di assistenza ai pazienti cerebrolesi. Osserva altresì, rivolto al collega Palagiano, che questo problema andrebbe tenuto distinto da quello del testamento biologico e affrontato senza preconcetti ideologici. Ciò premesso, ritiene che le proposte di legge in materia di randagismo, pur senza pregiudicare l'iter degli altri provvedimenti all'attenzione della Commissione, meritino di essere esaminate in tempi rapidi.

Lucio BARANI (PdL) ritiene che la Commissione debba esaminare sia i progetti di legge di maggiore attualità e urgenza sia quelli più specifici e settoriali, come appunto le proposte di legge in materia di randagismo. Ritiene, peraltro, che sia senz'altro opportuno attendere l'assegnazione delle altre proposte di legge in materia che sono state preannunciate. Osserva altresì che sarebbe opportuno che una delegazione della Commissione si recasse, quanto prima, in missione in Abruzzo per verificare le condizioni socio-sanitarie delle aree colpite dal terremoto e, in particolare, le condizioni dell'ospedale dell'Aquila.

Alessandra MUSSOLINI (PdL) dichiara di ritenere inutili e sbagliate contrapposizioni sulla delicata problematica sottesa alle proposte di legge in esame. Osserva peraltro che, in particolare, i problemi connessi all'avvicinarsi della stagione estiva possono essere temporaneamente risolti, come sempre è avvenuto, mediante ordinanze dei sindaci. Auspica quindi, più in generale, che le istanze relative ai bambini e agli adolescenti, più volte segnalate dalla Commissione parlamentare per l'infanzia, trovino la stessa accoglienza e attenzione della tematica in discussione. In particolare, invita i colleghi a non impiegare impropriamente il termine «case famiglia» con riferimento agli animali da affezione, sottolineando come esso evochi la drammatica situazione di tanti minori abbandonati, cui non si riesce a dare risposte adeguate. Ricorda infine, a proposito delle risorse previste da alcune delle proposte di legge in esame, come di recente non sia stato possibile reperire le risorse finanziarie necessarie per la distribuzione gratuita di latte e pannolini ai genitori di neonati fino a tre mesi di età.

Laura MOLTENI (LNP), intervenendo sull'ordine dei lavori, osserva che i problemi relativi ai tempi e alle modalità di esame delle proposte di legge in titolo potranno essere meglio affrontati in sede di ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi.

Il sottosegretario Francesca MARTINI ribadisce la soddisfazione del Governo per l'inizio dell'esame del provvedimento in titolo e auspica che la sua importanza non sia sottovalutata dalla Commissione. Al riguardo, si rimette comunque alle determinazioni dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentati dei gruppi.

Carlo CICCIOLI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 12.55.

INTERROGAZIONI

Giovedì 23 aprile 2009. - Presidenza del vicepresidente Carlo CICCIOLI. - Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali Francesca Martini.

La seduta comincia alle 12.55.

5-01188 Palumbo: Iniziative volte a verificare la causa del licenziamento di una dipendente della ditta farmaceutica Johnson & Johnson Medical Holding S.p.A.

Il sottosegretario Francesca MARTINI risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato).


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Lucio BARANI (PdL), replicando all'interrogazione in titolo, cui aggiunge la propria firma, si dichiara soddisfatto. Invita, peraltro, il Governo a svolgere ulteriori verifiche, poiché ritiene che lo stato di gravidanza non possa essere, in alcun caso, motivo sufficiente per il mancato superamento del periodo di prova da parte di una lavoratrice. Invita, inoltre, il Governo ad assumere le necessarie iniziative nei confronti della Johnson & Johnson Medical Holding S.p.A., anche per evitare che episodi analoghi abbiano a ripetersi in altre aziende.

5-01287 Palagiano e Favia: Iniziative del Ministero in merito all'applicazione della normativa sui controlli sanitari ufficiali per alcune categorie di imprese.

Carlo CICCIOLI, presidente, su richiesta dell'interrogante e acquisita la disponibilità del rappresentante del Governo, rinvia lo svolgimento dell'interrogazione in titolo ad altra seduta. Dichiara quindi concluso lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.

La seduta termina alle 13.

SEDE CONSULTIVA

Giovedì 23 aprile 2009. - Presidenza del presidente Carlo CICCIOLI.

La seduta comincia alle 13.

Disposizioni in materia di sicurezza pubblica.
C. 2180 Governo, approvato dal Senato.

(Parere alle Commissioni riunite I e II).
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta del 22 aprile 2009.

Carlo CICCIOLI, presidente, ricorda che nella seduta di ieri è stata svolta la relazione e sono intervenuti alcuni deputati.

Domenico DI VIRGILIO (PdL), premesso di apprezzare e condividere le finalità complessive del provvedimento in esame, si sofferma, in particolare, sui due aspetti di competenza della Commissione evidenziati nella relazione. In proposito, ferma restando la disponibilità della maggioranza a rivedere, ove necessario, le proprie posizioni, osserva che il rispetto della persona e della sua dignità deve essere accompagnato dal rispetto delle leggi. Per questa ragione, pur riconoscendo l'inadeguatezza dell'attuale formulazione dell'articolo 45, comma 1, lettera t) - che, infatti, sarà certamente soppressa in sede referente - ritiene che l'accesso degli stranieri, anche irregolari, alle strutture sanitarie necessiti di essere meglio disciplinato. Ritiene, altresì, che anche le disposizioni di cui all'articolo 42, comma 1, debbano essere riconsiderate. Invita, peraltro, i colleghi ad attendere, anche su questo punto, le modifiche che saranno approvate in sede referente.

Giovanni Mario Salvino BURTONE (PD) desidera esprimere innanzitutto il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dal relatore e per le affermazioni del collega Di Virgilio. Ritiene peraltro, con particolare riferimento all'articolo 45, comma 1, lettera t), che l'introduzione di tale disposizione nel disegno di legge, mediante l'approvazione di un emendamento presentato al Senato dal gruppo della Lega Nord, abbia alimentato una pericolosa confusione sull'argomento, spingendo persino alcuni rappresentanti del Governo a sostenere l'esistenza di una discrezionalità dei medici riguardo alla denuncia degli stranieri irregolari, nonché la possibilità di un'obiezione di coscienza da parte dei medici stessi. Al fine di fare chiarezza, desidera sottolineare che il combinato disposto della norma citata, dell'introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, di cui


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all'articolo 21, e delle vigenti disposizioni del codice penale configura certamente un obbligo di denuncia da parte delle strutture sanitarie, senza alcun margine di discrezionalità. Ciò contrasta apertamente, a suo avviso, con il giuramento di Ippocrate e con le norme deontologiche che disciplinano l'attività sanitaria. Tale disposizioni, rischiano, inoltre, di aumentare le situazioni di illegalità e di creare una sorta di «sanità parallela».

Laura MOLTENI (LNP) osserva che la relazione dell'onorevole Mussolini affronta due questioni. La prima, riferita all'articolo 42, comma 1, attiene ai requisiti igienico-sanitari e di idoneità abitativa richiesti per l'iscrizione anagrafica, che dovranno essere accertati dai competenti uffici comunali. Al riguardo, ritiene importante evidenziare che la modifica è finalizzata a garantire a tutti i residenti la disponibilità di una sistemazione abitativa degna di questo nome, consentendo alle amministrazioni locali (al sindaco del comune e alla ASL) di verificare le condizioni igienico-sanitarie degli alloggi. In proposito, ricorda i molteplici fatti di cronaca relativi ad «alloggi o appartamenti dormitorio» occupati a turno da decine e decine di persone straniere e la diretta correlazione con il degrado e le pessime situazioni igienico-sanitarie foriere di malattie. Soprattutto in tema di tutela dei diritti dei minori e di applicazione delle relative convenzioni internazionali, questo provvedimento risponde anche alla inderogabile necessità di garantire tali diritti; i comuni già oggi possono offrire la possibilità di trasferimento della madre e del neonato in apposite strutture rispondenti a condizioni igienico-sanitarie adeguate. In questa chiave di lettura, la disposizione deve essere intesa non in termini sanzionatori, bensì come garanzia per tutti i residenti, inclusi i minori e gli stranieri, della disponibilità di un alloggio congruo. In tema di ricongiungimenti, necessariamente devono sussistere adeguate condizioni igienico-sanitarie degli alloggi.
La seconda questione che viene affrontata è quella riferita all'articolo 45, comma 1, lettera t), sull'accesso degli stranieri irregolari alle strutture sanitarie. La questione, ampiamente dibattuta sia nelle aule parlamentari che sui mezzi di comunicazione, è oggetto di frequenti fraintendimenti. Il Testo unico sull'immigrazione, infatti, garantisce anche agli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale, in quanto non in regola con le norme sul soggiorno, l'accesso alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia e infortunio e i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva.
Nel confermare tale diritto all'assistenza sanitaria, il disegno di legge in esame prevede l'abrogazione della norma che vieta la segnalazione dello straniero irregolare all'autorità giudiziaria in caso di accesso del medesimo alle strutture sanitarie.
Inoltre, qualora venisse introdotto un reato di ingresso e soggiorno illegale sul territorio, tutto ciò necessariamente si porrebbe in relazione con le condizioni di accesso degli stranieri al Servizio sanitario nazionale.
Quanto all'obbligo di denuncia a carico dei medici, il dibattito è stato da sempre impostato in maniera scorretta, in quanto è evidente che eventuali segnalazioni saranno poste a carico non del medico - il cui compito è semplicemente quello di curare una persona, prescindendo dalle relative generalità - bensì delle strutture sanitarie, quelle incaricate del rilascio del tesserino di straniero temporaneamente presente (STP).
In secondo luogo, ritiene importante evidenziare che il presente intervento di modifica dell'articolo 35 del Testo unico sull'immigrazione è stato pensato tenendo presente l'impatto che la presenza di stranieri irregolari comporta sul funzionamento e sui costi delle strutture sanitarie.
La spesa per i ricoveri degli irregolari con dichiarazione di indigenza ammonta, infatti, ad euro 51.275.921 per la parte a carico del Servizio sanitario nazionale e ad euro 41.151.241 per la parte a carico del Ministero dell'interno; tali oneri superano


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abbondantemente le disponibilità del Servizio sanitario nazionale e del Ministero dell'interno, pari rispettivamente a 30.990.000 e a 6.000.000 euro.
Tali costi sono il risultato anche della reiterata disapplicazione delle stesse disposizioni dell'articolo 35 del Testo unico sull'immigrazione, laddove, al comma 1, l'articolo 35 prevede che per le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale devono essere corrisposte, dai soggetti tenuti al pagamento di tali prestazioni, le tariffe determinate dalle regioni e province autonome; secondo quanto previsto dal comma 4, le prestazioni sono erogate senza oneri a carico dei richiedenti qualora privi di risorse economiche sufficienti, fatte salve le quote di partecipazione alla spesa a parità con i cittadini italiani. In realtà, è noto a tutti come sia consuetudine diffusa nelle strutture del Servizio sanitario nazionale prescindere dal pagamento del ticket quando la prestazione è richiesta dallo straniero irregolare (anche in considerazione del fatto che nessuna sanzione potrebbe essere applicata a tali pazienti, in virtù della loro condizione di clandestinità).
Secondo dati diffusi dall'Agenzia per i servizi sanitari regionali, inoltre, è molto più elevata l'incidenza percentuale del ricorso al ricovero urgente (attraverso il pronto soccorso) da parte degli stranieri, regolari e irregolari, rispetto ai cittadini italiani. In particolare, negli anni 2003-2005, la percentuale di ricoveri urgenti ordinari (pronto soccorso) sul totale di ricoveri ordinari, analizzata per gruppi di cittadinanza, si attesta costantemente su valori più alti per gli immigrati irregolari (74 per cento nel 2005), rispetto agli immigrati regolari (65 per cento nel 2005) e agli italiani (49 per cento nel 2005).
Le polemiche sollevate negli ultimi mesi dalla modifica in esame appaiono chiaramente strumentali, soprattutto considerata la normativa applicata in caso di accesso degli stranieri clandestini al servizio sanitario da molti Paesi europei.
In Germania, ad esempio, in caso di accesso dello straniero irregolare presso le strutture sanitarie pubbliche, è prevista la denuncia all'Ufficio stranieri. È un documento elaborato dal Ministero della salute a confermarlo. Eppure nessuno accusa la Germania di razzismo ovvero di violazione dei diritti fondamentali dell'individuo.
Nel sistema sanitario olandese, viceversa, che è prevalentemente mutualistico, in virtù di una legge del 1998, gli stranieri irregolari non possono richiedere l'iscrizione all'assicurazione pubblica di malattia. Sono i servizi pubblici, come gli ospedali, a poter scegliere di assistere gli stranieri clandestini, ma solo quando sia in pericolo la loro vita o la salute pubblica.
Infine, nel Regno Unito gli immigrati clandestini possono essere ammessi come pazienti al servizio sanitario solo per un periodo non superiore a tre mesi.
Giudica evidente come tali esperienze, pur nella loro specificità nazionale, siano accomunate dall'essere assai più restrittive della vigente normativa italiana, che agli stranieri irregolarmente presenti, indipendentemente dal periodo di permanenza sul territorio, garantisce tutte le prestazioni sanitarie, seppur con modalità diverse rispetto al cittadino italiano. Allo straniero irregolare, infatti, viene attribuito un codice STP che non consente l'iscrizione negli elenchi del Servizio sanitario nazionale. Tale codice è utilizzato ai fini della rendicontazione e del rimborso delle prestazioni. Reputa che sia di tutta evidenza che, grazie a tali disposizioni, in Italia l'immigrato irregolare che ricorre alle strutture del Servizio sanitario nazionale ha la possibilità di conservare l'anonimato pur in presenza del tesserino STP; tale condizione offre indubbiamente maggiore facilità di accesso ai servizi sanitari rispetto agli altri Paesi.
Concludendo, sottolinea come nessuno abbia mai negato l'accesso degli stranieri alle strutture sanitarie. Si è invece sostenuto che, secondo coscienza, il medico di emergenza-urgenza (che, se da un lato è prima di tutto un cittadino italiano, dall'altro è anche un pubblico ufficiale) o, meglio, la struttura sanitaria può segnalare


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la persona straniera che non è in possesso dei documenti che attestino la sua regolare presenza in Italia. Ribadisce che nessuno ha mai pensato di negare le cure sanitarie o di violare i diritti costituzionali in tema di tutela della salute. La sospensione del divieto di segnalazione non è un obbligo. Inoltre, passando al tema della recrudescenza di certe malattie e delle correlazioni epidemiologiche, constata che alcuni sembrano accorgersi solo oggi dell'emergenza di malattie trasmissibili per via aerea quali ad esempio la tubercolosi. La Lega Nord è stata a lungo l'unica forza politica a denunciare tale situazione. Proprio la regione Veneto, quando era assessore il sottosegretario Martini, ha adottato la prima delibera in Italia che disponeva provvedimenti di presa in carico assistenziale di tutte le persone che assistono soggetti deboli, quali ad esempio le persone che assistono i soggetti con patologie trasmissibili per via aerea e sangue. L'oggetto di tale delibera recitava infatti: «Screening sanitario del personale che assiste i soggetti deboli: servizio di prevenzione sanitaria rivolto alle persone che prestano assistenza sanitaria a soggetti in condizioni di dipendenza assistenziale (anziani non autosufficienti, portatori di handicap, persone con patologie invalidanti)». Sempre il sottosegretario Martini, che ha partecipato ai lavori del Consiglio dei ministri dell'Unione europea, ha preso atto di una situazione di focolai attivi nei Paesi dell'Est, dove non vi sono profilassi vaccinali e controlli. Considerato che l'Italia è inserita nel contesto europeo, queste problematiche vanno affrontate con serietà, con uno sguardo più ampio e d'insieme, senza faziosità demagogiche e spot propagandistici. Dichiara infine, in qualità di capogruppo della Lega Nord, di non condividere le valutazioni espresse dall'onorevole Mussolini in sede di presentazione della relazione al provvedimento in esame e da alcuni altri colleghi deputati di altri gruppi.

Donato Renato MOSELLA (PD) desidera innanzitutto sottolineare come anche episodi recenti abbiamo dimostrato che l'Italia è, nei fatti, un Paese disposto all'accoglienza e, contemporaneamente, pronto a contrastare l'immigrazione clandestina. Ciò nonostante, il tema dell'immigrazione è ormai diventato oggetto di continui spot da parte della maggioranza e del Governo, spesso impegnati nella produzione di norme che, stante la cronica carenza di risorse delle Forze dell'ordine, si rivelano il più delle volte inutili. In realtà, manca in Italia una vera politica della sicurezza e dell'immigrazione, come dimostrano i dati sull'aumento della criminalità. Per quanto riguarda, più in particolare, le disposizioni di cui all'articolo 45, comma 1, lettera t), si riconosce in quanto osservato dal collega Burtone, ritenendo che la norma citata mini profondamente il diritto alla salute e si ponga in aperto contrasto con l'articolo 32 della Costituzione, il quale configura la salute come diritto dell'individuo, a prescindere, evidentemente, dalla sua cittadinanza e condizione giuridica. Tale disposizione, inoltre, mette a repentaglio, come è stato già ricordato, la salute dei cittadini anche italiani, favorendo il diffondersi di gravi patologie. Esprime quindi forti perplessità su altre disposizioni che, pur non rientrando in senso stretto nell'ambito di competenza della Commissione, presentano, a suo avviso, un'indubbia rilevanza sociale. Si riferisce, in particolare, all'articolo 47, in materia di accordo di integrazione per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno, sottolineando come tale norma persegua un'inaccettabile e irrealistica contrattualizzazione dell'integrazione, perdendo totalmente di vista, per giunta, l'importante ruolo svolto, in quest'ambito, dall'associazionismo. Si riferisce, inoltre, all'articolo 50, che, tra l'altro, istituisce presso il Ministero dell'interno il registro nazionale delle persone senza fissa dimora: si tratta, in questo caso, di un tentativo di «burocratizzare» la povertà, introducendo un aggravio aggiuntivo a danno di persone che già versano in una condizione di grave disagio sociale. Con riferimento, quindi, alle cosiddette «ronde», di cui all'articolo 52, osserva che


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tale norma, pur ispirandosi a un principio condivisibile (qual è, a suo avviso, il coinvolgimento dell'associazionismo nelle politiche della sicurezza), finisce per affidare ad associazioni private funzioni sostitutive rispetto ai compiti della Forze dell'ordine, compromettendo i principi di fondo dello stato di diritto. Ritiene che, invece, sarebbe necessario aumentare le risorse, umane e di altra natura, delle Forze dell'ordine medesime, per metterle in condizione di svolgere in modo più efficace i proprio compiti. Si sofferma, infine, sull'articolo 53, in materia di rimpatrio assistito di minore cittadino dell'Unione europea, sottolineando come il problema dei minori non accompagnati dovrebbe essere affrontato con un approccio più ampio e complesso, e auspicando che la sensibilità più volte dimostrata dal relatore a questo riguardo crei le condizioni per futuri interventi positivi in materia.

Domenico DI VIRGILIO (PdL), intervenendo sull'ordine dei lavori, invita i colleghi a valutare l'opportunità di rinviare alla prossima settimana il seguito della discussione, al fine di poter considerare le modifiche che le Commissioni competenti in sede referente riterranno di approvare.

Carlo CICCIOLI (PdL), presidente, fa presente, con riferimento a quanto suggerito dal collega Di Virgilio, che il testo del provvedimento in esame, come risultante dall'esame degli emendamenti, sarà probabilmente trasmesso alla Commissione nella serata del prossimo martedì 28 aprile: in tal caso, la Commissione potrà procedere all'espressione del prescritto parere nella successiva giornata di mercoledì 29.

Delia MURER (PD), non potendo intervenire nelle sedute che avranno luogo la prossima settimana, desidera sottolineare le preoccupazioni espresse dalle associazioni dei medici in riferimento alle disposizioni di cui all'articolo 45, comma 1, lettera t), emerse anche nel corso delle audizioni svolte presso le Commissioni I e II. In particolare, nel corso di tali audizioni, sono stati evidenziati i rischi per la salute pubblica che potrebbero derivare dall'approvazione delle citate disposizioni. Osserva, inoltre, che per evitare tali rischi potrebbe rivelarsi insufficiente la soppressione della citata lettera t), perché l'introduzione del reato di immigrazione clandestina rischia comunque di far sorgere un obbligo di denuncia in capo ad altri pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio, quali ad esempio di operatori della scuola o il personale degli enti locali. Esprime, inoltre, un giudizio fortemente critico sull'istituzione del registro delle persone senza fissa dimora, di cui all'articolo 50, comma 2, e preannuncia la presentazione di un emendamento volto a prevedere, qualora la maggioranza insistesse per l'istituzione di tale registro, che esso sia istituito presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, anziché presso il Ministero dell'interno: ritiene così di sottolineare come le persone senza fissa dimora debbano essere considerate come soggetti bisognosi di assistenza e non come fonte di pericolo. Sottolinea, più in generale, la necessità di adottare misure volte a garantire effettivamente agli stranieri la possibilità di soggiornare legalmente in Italia, superando le gravi disfunzioni che attualmente caratterizzano le procedure per il rilascio dei permessi di soggiorno, tanto più ove si decida di porre a carico degli stranieri una parte significativa degli oneri delle procedure medesime.

Alessandra MUSSOLINI (PdL), relatore, ritiene che, alla luce delle considerazioni sin qui svolte dai colleghi sulle parti del provvedimento che rientrano nell'ambito di competenza della Commissione, potrebbe essere opportuna una riflessione ulteriore sull'opportunità di esimere determinate categorie di incaricati di pubblico servizio, quali ad esempio gli operatori della scuola, dall'obbligo di denuncia degli stranieri irregolari, in seguito all'introduzione del reato di clandestinità. Osserva, inoltre, come da più parti sia già stata segnalata una riduzione del ricorso


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alle strutture sanitarie da parte di cittadini immigrati: in proposito, ritiene necessario adottare ogni misura utile a prevenire l'aggravamento del fenomeno. Osserva infine, con riferimento all'articolo 42, comma 1, che l'iscrizione all'anagrafe rappresenta un diritto-dovere e non può, pertanto, essere subordinata a verifiche da parte degli uffici comunali.

Carlo CICCIOLI, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.05.

COMITATO RISTRETTO

Giovedì 23 aprile 2009.

Modifiche al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e altre disposizioni in materia di governo delle attività cliniche.
C. 799 Angela Napoli, C. 1552 Di Virgilio e Palumbo, C. 977-ter, Livia Turco, C. 278 Farina Coscioni e C. 1942 Mura.

Il Comitato ristretto si è riunito dalle 14.05 alle 14.10.