XIII Commissione - Resoconto di mercoledý 11 marzo 2009


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UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

Mercoledì 11 marzo 2009.

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 14.40 alle 14.50.

SEDE REFERENTE

Mercoledì 11 marzo 2009. - Presidenza del presidente Paolo RUSSO. - Interviene il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia.

La seduta comincia alle 14.50.

DL 4/2009 recante misure urgenti in materia di produzione lattiera e rateizzazione del debito nel settore lattiero-caseario.
C. 2263 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del disegno di legge, rinviato nella seduta del 10 marzo 2009.

Paolo RUSSO, presidente e relatore, ricorda che nella seduta di ieri ha avuto inizio l'esame del disegno di legge, con la relazione introduttiva.
Comunica quindi che l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, riunitosi oggi, ha deliberato il calendario dei lavori della Commissione per l'esame del provvedimento. In particolare, è stato stabilito che il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato per le ore 15 di lunedì 16 marzo 2009, che l'esame degli emendamenti avrà luogo nelle sedute di martedì 16 e mercoledì 18 marzo, mentre nella seduta di giovedì 19 marzo, acquisiti i prescritti pareri, si procederà alla deliberazione sul conferimento del mandato al relatore di riferire all'Assemblea.

Angelo ZUCCHI (PD) osserva che il suo gruppo auspicava che la vicenda delle quote latte potesse ritenersi conclusa con la legge n. 119 del 2003, di conversione del decreto-legge n. 49, una legge di grande rilievo istituzionale, approvata a larga maggioranza in Parlamento, ma con


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il voto contrario dei gruppi della Lega Nord. In questo senso, avrebbe preferito che anche per far fronte alle necessità di oggi si fosse data applicazione a quella legge e ai suoi principi ispiratori. Tuttavia, adottato il decreto-legge in esame, il gruppo del PD, per ostinato senso di responsabilità, ha dimostrato la propria disponibilità a ricercare una soluzione condivisa e praticabile per la definizione della vicenda, che non può, però, distaccarsi sostanzialmente da quanto previsto dalla legge del 2003.
Deve peraltro rilevare che l'atteggiamento collaborativo e l'impegno dei senatori del PD non è stato premiato nel corso dell'esame al Senato, dove hanno prevalso le risposte negative alle richieste dell'opposizione. Tuttavia, il gruppo del PD intende anche in questo caso attenersi alla regola che si è data di aprirsi al confronto sul merito dei provvedimenti, per ribadire il suo consenso alla ricerca di una soluzione che rispetti tutti gli attori della vicenda e non si traduca in un condono mascherato.
Ricorda poi che gli allevatori hanno manifestato disapprovazione - e a volte anche delusione - nei confronti del trattamento loro riservato dal provvedimento, che è sembrato premiare non chi si è sforzato di restare nella legalità, ma ancora una volta i più furbi, come troppo spesso accaduto nel nostro paese. Le ragioni degli allevatori e delle organizzazioni professionali andrebbero ascoltate e comprese e non liquidate con facili battute o con riferimenti alla mancata comprensione del provvedimento e ai tentativi di strumentalizzazioni.
Tuttavia, la mobilitazione ha prodotto il risultato che il decreto-legge è stato modificato dal Senato, e non perché si sono comprese e condivise le ragioni di contestazione, ma perché la maggioranza e il Governo sono stati sostanzialmente costretti ad accogliere alcune richieste di modifica. Da questo punto di vista, ritiene che il disegno del Governo esca sconfitto dall'esame al Senato, in quanto - nonostante le dichiarazioni di soddisfazione per i risultati conseguiti - ha dovuto subire modifiche che incidono in modo essenziale sull'impostazione iniziale.
Si pensi alla modifica relativa alla rinuncia al contenzioso per chi aderisce alla rateizzazione, che non nasce da un emendamento della maggioranza, ma dal parere vincolante della Commissione Bilancio; eppure, si era sostenuto che quella rinuncia fosse incostituzionale (per quanto prevista anche dalla legge n. 119), inutile (e allora perché opporsi tanto?) o anche che fosse tale da rendere inutile il decreto-legge. In realtà, la previsione dell'obbligo di rinuncia costituisce una sconfitta per il Governo e il Ministro, poiché il testo iniziale del decreto-legge aveva obiettivi e procedure diverse.
Le modifiche introdotte dal Senato non sono tuttavia sufficienti a rendere accettabile il testo, che dovrebbe essere ulteriormente modificato almeno per gli aspetti di seguito indicati.
In primo luogo, l'ordine stabilito per l'assegnazione delle quote deve essere modificato nel senso di attribuire priorità agli affittuari di quota e solo successivamente agli «splafonatori», perché altrimenti i primi, che si sono sforzati di rimanere nella legalità, vedrebbero soddisfatte le loro esigenze solo per il 25 per cento. Va poi chiarito come avverrà in concreto la ripartizione.
In secondo luogo, con riferimento al comma 6-bis dell'articolo 4, occorre introdurre la regola della compensazione con le provvidenze e gli aiuti agricoli comunitari anche per le rate successive alla prima, al fine di garantire che gli impegni assunti in sede di rateizzazione del debito siano rispettati.
È necessario poi incrementare la dotazione del fondo di cui all'articolo 6, attualmente insufficiente a far fronte alle particolari difficoltà del settore lattiero-caseario. Andrebbero poi chiaramente individuati i beneficiari degli interventi finanziati dal medesimo fondo, privilegiando coloro che hanno investito nelle quote latte, a causa della perdita di valore delle stesse. Ricorda in proposito che l'aumento della quota nazionale conseguito in


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sede europea ha già prodotto effetti sul prezzo del latte, a prescindere dalla sua effettiva utilizzazione a fini produttivi; infatti, la distribuzione sta utilizzando tale vicenda nella trattativa con i produttori. Da questo punto di vista, il fondo di cui all'articolo 6 può svolgere un ruolo essenziale.
Va quindi riesaminato il ruolo delle regioni, le cui competenza sono esautorate dal Commissario straordinario di cui all'articolo 4. Al riguardo, manifesta stupore per il fatto che il Governo e la sua maggioranza quanto più parlano di federalismo sul territorio, tanto più approvano a Roma provvedimenti di sapore centralistico, tra i quali l'abolizione dell'ICI sulla prima casa.
Infine, ricorda ulteriori questioni urgenti che pure andrebbero affrontate in questa sede, come il rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale e le misure già approvate dalla Camera nell'ambito del decreto-legge n. 171 e subito dopo abrogate dal Governo con decreto-legge.
Su tali aspetti, il gruppo del PD presenterà emendamenti, per verificare ostinatamente la possibilità che gli stessi siano accolti.

Sebastiano FOGLIATO (LNP) desidera dare atto al Ministro Zaia della capacità dimostrata di arrivare in tempi brevi alla conclusione positiva di un difficile negoziato con l'Unione europea, nonostante l'atteggiamento scettico dell'opposizione. Ricorda poi che il Ministro De Castro, nel 1999, a fronte di un aumento della quota nazionale, provvide ad una ripartizione lineare che portava a risultati irrilevanti per le singole aziende.
Osserva poi che sul provvedimento in esame si assiste di continuo ad affermazioni non fondate sulla realtà, non solo da parte degli interessati, ma anche da parte dei parlamentari, ciò che appare particolarmente criticabile. Per esempio, non è vero che il decreto interessa 400 allevatori, poiché esso incide invece su oltre 17 mila aziende. Inoltre, non può considerarsi una sanatoria, ma la corretta conclusione di una vicenda che si trascina da 25 anni.

Mario PEPE (PD) osserva che la coalizione oggi in maggioranza ha già governato il paese per anni.

Sebastiano FOGLIATO (LNP) si sofferma quindi sulle accuse di centralismo rivolte al suo partito, rilevando che se alcune regioni dovessero gestire le quote latte come hanno gestito altre attività, anche i più convinti federalisti sarebbero tentati di diventare centralisti.
Invita quindi le opposizioni ad usare prudenza nel linguaggio utilizzato, per evitare che il dibattito sul provvedimento si sposti su un terreno diverso da quello del dialogo e della collaborazione; in caso contrario, sarebbe infatti facile ricordare come anche esponenti locali dell'opposizione hanno avuto rapporti con persone in posizione irregolare.
Ribadisce pertanto l'esigenza di concentrare l'attenzione sui punti qualificanti del provvedimento e sui relativi emendamenti, auspicando che anche in questa occasione la Commissione possa affrontare i problemi nei giusti termini, senza influenze esterne e senza alzare i toni del dibattito.

Anita DI GIUSEPPE (IdV) osserva che la più corretta valutazione del contenuto del provvedimento non può prescindere dal giudizio degli operatori interessati, che in questo caso hanno chiaramente manifestato il loro scontento.
Premesso che la legge n. 119 del 2003 aveva stabilito un positivo quadro di regole, sottolinea che il decreto-legge in esame deve assicurare giustizia e tutelare coloro che hanno agito nel rispetto delle regole, indipendentemente dalla loro collocazione territoriale. Il gruppo Italia dei Valori - che ha visto respinti tutti i suoi emendamenti al Senato - misurerà la disponibilità al dialogo che la maggioranza sembra assicurare sull'atteggiamento che sarà assunto in concreto nei confronti delle richieste di tutti gli imprenditori


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interessati e non solo di parte di essi. Al riguardo, richiama l'attenzione su alcune questioni che giudica essenziali, quali quelle relative al fondo di cui all'articolo 6 e al ruolo delle regioni, che va costantemente rispettato.

Sandro BRANDOLINI (PD) ritiene che sia ancora possibile riportare il decreto in esame ai principi dettati dalla legge n. 119 del 2003, primo tra tutti quello di garantire il rispetto delle regole, premiando coloro che alle regole si sono attenuti.
Fermo restando che è discutibile liquidare i rilievi di chi è contrario al decreto-legge come disinformati o strumentali, precisa che il gruppo PD si porrà a fianco degli imprenditori agricoli per affrontare alcune questioni prioritarie nell'attuale fase di crisi economica
Pur manifestando stima e simpatia nei confronti del Ministro Zaia, deve rilevare come lo stesso Ministro non riesca a coniugare «il dire e il fare», la sua capacità di prestare attenzione e di farsi carico dei problemi con le azioni che ne dovrebbero conseguire per arrivare alle soluzioni. Riconosce che ciò non è sempre facile, soprattutto sul versante dei rapporti con il Ministro dell'economia e delle finanze, ma una riflessione su tale circostanza è necessaria. Deve inoltre sottolineare che l'Italia - nel negoziato in sede europea sulle quote latte, che giudica positivamente - ha conseguito non una quota di produzione aggiuntiva, ma piuttosto l'anticipazione delle quote in ogni caso spettanti. È vero che il Ministro non ha fatto affermazioni in contrasto con questa evidenza, ma è pur vero che il Ministro stesso aveva la necessità di ottenere quella anticipazione per poter dare una risposta - altrimenti impossibile - agli splafonatori.
Dichiara quindi di condividere l'impostazione secondo la quale l'utilizzazione dell'aumento della quota nazionale deve consentire di risolvere i problemi del passato e non crearne di nuovi, e sottolinea in proposito la necessità di dare tranquillità agli operatori.
Nel richiamare i rilievi svolti dal collega Zucchi, si sofferma sulla questione della rinuncia al contenzioso per chi aderisce alla rateizzazione: si tratta di una questione politica, che paradossalmente è stata risolta per effetto del parere, di carattere tecnico, della Commissione Bilancio.
Ritiene quindi che lo Stato non può assegnare le quote e aspettare che chi le ha ottenute paghi i suoi debiti, ma occorre introdurre garanzie affinché ci sia un'adesione sostanziale al rientro nella legalità. Inoltre, se le quote aggiuntive sono sufficienti per tutti, come talvolta dichiarato, è paradossale che non si riconosca priorità a chi è in regola con la legge; in verità, le quote non sono sufficienti e dovrebbero essere assegnate prioritariamente agli affittuari.
Auspica poi che il Governo non segua per il settore ippico la strada seguita per le quote latte: qui le regioni sono state espropriate delle loro competenze, mentre nel primo caso è il Parlamento e le Commissioni agricoltura che rischiano di essere espropriati. Chiede pertanto al Ministro di informare la Commissione sullo stato delle attività svolte in materia e di condividere con essa le linee del piano industriale di rilancio del settore.
Per quanto riguarda il ruolo delle regioni, rileva che le stesse chiedono non di distribuire le quote, ma di partecipare alla definizione del provvedimento legislativo, in virtù delle fondamentali competenze alle stesse attribuite.
Richiama infine la necessità di rifinanziare il Fondo di solidarietà nazionale, in considerazione delle forti preoccupazioni manifestate - anche direttamente alla Commissione - dal mondo agricolo.

Teresio DELFINO (UdC) sottolinea che l'atteggiamento del suo gruppo sarà rivolto, come di consueto, a cogliere ogni possibile opportunità di migliorare il provvedimento in esame, senza posizioni pregiudiziali o di mero principio.
Con riferimento alle affermazioni rese dal Ministro alla stampa, di cui la Commissione ha discusso nella seduta di ieri,


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osserva che se vi è una vera disponibilità del Governo e della maggioranza al confronto, occorre tralasciare le polemiche e lavorare per conseguire gli obiettivi fondamentali.
In primo luogo, il suo gruppo condivide l'esigenza di chiudere ogni «pendenza» e area di irregolarità e di dare certezze al settore. Nel riconoscere la competenza e la tenacia dimostrata dal Ministro Zaia nel negoziato sulla PAC, conviene sul fatto che oggi vi è l'opportunità di conseguire tali obiettivi e, da questo punto di vista e al di là di eventuali effetti sui prezzi, l'incremento della quota nazionale riconosciuto all'Italia costituisce un dato certamente positivo, fermo restando che tale incremento non deve tradursi in un aumento ulteriore della produzione complessiva di latte.
Con il precedente Governo Berlusconi, egli ha personalmente condiviso con il Ministro Alemanno l'onere e l'onore di aver lavorato, con il decreto-legge n.49 del 2003 e la relativa legge di conversione n. 119, per dare una nuova dignità in sede europea all'Italia e alla complessiva politica nazionale. La vera svolta nella vicenda è stata prodotta da questa legge, che ha avviato il definitivo assestamento del settore lattiero-caseario.
Oggi si deve procedere in coerenza con il percorso avviato con la legge n. 119 e con i suoi principi fondamentali: il rientro nella legalità e la garanzia di equità. Ciò comporta che, di fronte alle migliaia di produttori che si sono già adeguati alle regole, non si possano oggi prevedere condizioni di maggiore favore per il rientro nella legalità.
In via preliminare, invita il Governo a verificare se il testo in esame offre le necessarie garanzie per evitare il ripetersi di lunghi e complessi contenziosi. Per quanto riguarda l'assegnazione delle quote, premesso che necessariamente in Parlamento sono rappresentate le esigenze delle categorie, va ricercata una vera equità, da perseguire con attenzione per giungere ad un risultato «inattaccabile». Per il rientro nella legalità, posto che le modalità di assegnazione delle quote possono essere diverse, occorre far in modo che il fondo di cui all'articolo 6 garantisca pienamente chi si è già impegnato al rispetto delle regole.
Rileva poi che - salvo le regole di ammissibilità degli emendamenti - sarà necessario anche affrontare ulteriori argomenti, come il rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale, che consentirebbe al sistema assicurativo di continuare a produrre i risultati positivi garantiti sinora. Andrà anche affrontata la questione dell'alienazione dei fondi agricoli dell'Ordine Mauriziano, questione che interessa centinaia di aziende e coinvolge la situazione finanziaria di soggetti pubblici.

Marco CARRA (PD), dichiarando di concordare con i rilievi dei deputati Zucchi e Brandolini, desidera richiamare l'attenzione sul fatto che, dal punto di vista politico, sul tema in discussione si stanno confrontando posizioni diverse in un quadro molto più articolato di quello relativo al rapporto maggioranza-opposizione. Si tratta di posizioni legittime, che possono essere ricondotte a battaglie pregiudiziali. In proposito, il Ministro pare essersi lasciato andare a dichiarazioni deludenti.
La posizione del suo gruppo è di contrarietà al decreto-legge, in quanto rispondente ad un disegno politico non condivisibile. Ma il Ministro è stato in passato contestato, per esempio, anche da esponenti locali di Alleanza nazionale. Non si tratta di dispute territoriali, in quanto nel Nord, la posizione di organizzazioni come CIA e Confagricoltura ha ricevuto il consenso di un vasto schieramento politico, che comprende anche esponenti della maggioranza. Nel prendere atto che il Ministro non sembra riconoscersi nelle dichiarazioni riportate dalle agenzie di stampa, secondo le quali egli non riterrebbe necessarie ulteriori modifiche al decreto-legge, manifesta apprezzamento per i colleghi della maggioranza che con franchezza hanno manifestato critiche al


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provvedimento. Auspica che a tale coraggio facciano seguito comportamenti conseguenti.
Occorre quindi modificare il decreto-legge, per porre veramente fine alla vicenda delle quote latte, in coerenza con i principi di legalità e equità dettati dalla legge n. 119. In tal senso, il gruppo del PD presenterà emendamenti diretti a proseguire l'opera di modifica radicale avviata dal Senato, sui quali si augura possa determinarsi una positiva trasversalità.
Di fronte alle esigenze manifestate dalla maggioranza dei produttori e del mondo agricolo, la politica dovrebbe saper dimostrare di essere in sintonia con il paese e i gruppi parlamentari esercitare la loro funzione di collegamento tra società e istituzioni.

Francesco BIAVA (PdL) si dichiara stupito per l'atteggiamento dell'opposizione, che appare più del solito caratterizzato da posizioni ideologiche. In particolare, ritiene che non si possa parlare di «sconfitta» del Governo, solo perché sono state accolte alcune richieste di modifica del decreto-legge.
Rileva poi che sia la legge n. 199 sia il decreto in esame hanno l'obiettivo evidente di evitare all'Italia l'onere di multe di rilevante ammontare.
La legge n. 119, alla quale ha personalmente lavorato quale capo della segreteria dell'allora Ministro Alemanno, superava l'errore compiuto dal Ministro Pecoraro Scanio di attribuire le quote per regioni, consentendo il trasferimento di quote a favore delle aree a vocazione produttiva. Inoltre, le quote erano assegnate a chi le acquistava e accedeva ad una rateizzazione senza interessi.
Con il decreto n. 4, le maggiori quote assegnate non divengono proprietà degli assegnatari e infatti non possono essere affittate o vendute sino al 2015. L'adesione alla rateizzazione prevede poi un onere maggiore di quello sostenuto da chi ha aderito alla rateizzazione di cui alla legge n. 119.
Peraltro, anche dopo il 2003, si sono verificati esuberi produttivi che hanno comportato prelievi supplementari per centinaia di milioni di euro.
Dopo aver manifestato apprezzamento per le dichiarazioni del deputato Delfino, invita a discutere nel merito senza utilizzare toni accesi e un linguaggio improprio, come il termine «splafonatori». Negli anni '80, l'Italia era profondamente diversa e si trovò a poter disporre di una quota nazionale di latte inferire al fabbisogno. In tal modo, nel 2003, i 40 mila che hanno aderito al sistema della legge n. 119 erano tutti «splafonatori», mentre una parte dei produttori non si è adeguata. È pertanto giusto che chi ha investito sulle quote latte, rinunciando ad altri investimenti, sia sostenuto tramite il fondo di cui all'articolo 6, di cui si potrà aumentare la dotazione, anche se, trattandosi di un fondo rotativo, i 35 milioni di euro attualmente previsti possono generare risorse per 250-300 milioni di euro.
Per quanto riguarda il ruolo delle regioni, si domanda come si ritenga possibile assicurare, attraverso le regioni, il controllo sui «furbi» che pure si ritiene necessario. Appare infatti preferibile demandare questi compiti ad un Commissario straordinario, che potrà avvalersi degli uffici dell'AGEA per le verifiche e i provvedimenti conseguenti.

Paolo RUSSO, presidente e relatore, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame alla seduta già convocata per domani.

Sostegno agli agrumeti caratteristici.
C. 209 Cirielli, C. 1140 Servodio, C. 1153 Catanoso, C. 1736 Caparini, C. 1810 Catanoso e C. 2021 Dima.
(Rinvio del seguito dell'esame - Abbinamento della proposta di legge C. 1810).

Paolo RUSSO, presidente e relatore, avverte che è stata assegnata alla Com


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missione la proposta di legge C. 1810 Catanoso, «Misure per il recupero e la salvaguardia dei limoneti caratteristici», che verte su materia identica a quella delle proposte di legge all'ordine del giorno e che, pertanto, è stata ad esse abbinata ai sensi dell'articolo 77, comma 1, del regolamento. In questo modo, il Comitato ristretto potrà tener conto, nei propri lavori, anche della proposta di legge presentata dal deputato Catanoso.

La Commissione prende atto.

Paolo RUSSO, presidente, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 16.