Commissioni Riunite I e XI - Resoconto di giovedý 5 febbraio 2009


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SEDE REFERENTE

Giovedì 5 febbraio 2009. - Presidenza del presidente della I Commissione, Donato BRUNO. - Interviene il ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta.

La seduta comincia alle 12.15.

Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.
C. 2031 Governo, approvato dal Senato.
(Seguito dell'esame e conclusione).

Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 3 febbraio 2009.

Donato BRUNO, presidente, comunica che sono pervenuti i pareri del Comitato per la legislazione e delle Commissioni competenti in sede consultiva sul testo risultante dall'esame degli emendamenti. Avverte, quindi, che i relatori hanno presentato alcuni emendamenti (vedi allegato) volti da una parte a recepire tutte le condizioni poste dalla Commissione bilancio nonché alcune delle indicazioni formulate dal Comitato per la legislazione e dall'altra a correggere talune imperfezioni formali del testo. Precisa peraltro che è stato chiesto un approfondimento delle questioni sottese all'emendamento 3.502 dei relatori: esso è stato pertanto ritirato e le questioni che esso affronta saranno discusse in sede di Comitato dei nove.

Roberto ZACCARIA (PD) rileva criticamente che gli emendamenti dei relatori recepiscono solo alcune delle numerose indicazioni formulate come condizioni nel parere del Comitato per la legislazione.

Donato BRUNO, presidente, osserva che i pareri sono noti a tutti i componenti delle Commissioni e che i relatori hanno sicuramente valutato con attenzione le indicazioni del Comitato per la legislazione.

Pierguido VANALLI (LNP) osserva, con riferimento all'emendamento 6.500 dei relatori, che l'espressione «esporre il cartellino» suonerebbe più corretta.

Michele SCANDROGLIO (PdL), relatore per la XI Commissione, d'accordo con il


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relatore per la I Commissione, opina che, invece, il verbo «esporre» potrebbe essere causa di fraintendimenti, potendosi interpretare nel senso che il cartellino debba essere mostrato solo a richiesta e non, invece, tenuto indosso.

Linda LANZILLOTTA (PD) fa notare che alcune delle condizioni poste nel parere della Commissione Bilancio e recepite oggi dai relatori con i propri emendamenti coincidono di fatto con proposte di modifica del testo presentate dal suo gruppo nella fase emendativa e ignorate dai relatori e dal Governo. Cita, in particolare, l'emendamento 3.500 dei relatori, volto a dimezzare l'ammontare delle somme stanziate per il funzionamento dell'organismo centrale di valutazione, le quali erano evidentemente sovrastimate, nonché l'emendamento 5.501, teso a precisare che la componente della retribuzione dei dirigenti pubblici legata al risultato deve essere fissata in una misura non inferiore al 30 per cento della retribuzione complessiva nel medio periodo e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Osserva infatti che, essendo la componente di risultato oggi inferiore al trenta per cento, era ovvio che dalla disposizione sarebbe derivata o la riduzione della retribuzione netta dei dirigenti che non ottengono la retribuzione di risultato - il che può anche essere condivisibile - o l'aumento della retribuzione complessiva di quelli che la ottengono, il che però implica un costo. Per questo il suo gruppo aveva proposto di diluire l'incremento della quota di risultato su più anni.
Da ultimo, con riferimento all'emendamento 3.502 dei relatori, che è stato ritirato, il quale è volto a inserire nuovamente i concessionari dei pubblici servizi tra i possibili destinatari dell'azione di gruppo (class action), fa presente che nell'attuale formulazione il testo dell'articolo 3 vanificherebbe tale strumento di tutela giurisdizionale, atteso che la gran parte dei servizi alla collettività sono erogati in regime di concessione. Fa notare inoltre che sarebbe penalizzante per i dipendenti pubblici e discriminatorio nei loro confronti prevedere che l'azione di gruppo sia esperibile solo avverso le pubbliche amministrazioni, atteso che, in mancanza di una previsione in tal senso e di una copertura finanziaria, c'è il rischio che degli eventuali danni arrecati dalla pubblica amministrazione siano chiamati a rispondere, secondo gli ordinari criteri della responsabilità erariale, i dipendenti pubblici: ricorda che un emendamento volto a garantire la copertura finanziaria degli oneri derivanti dalla condanna delle pubbliche amministrazioni al pagamento di danni a gruppi di cittadini era stato presentato dal suo gruppo, ma non è stato preso in considerazione da relatori e dal Governo.

Donato BRUNO, presidente, ribadisce che la questione dell'azione di gruppo nei confronti dei concessionari di servizi pubblici sarà discussa in sede di Comitato dei nove.

Le Commissioni, con distinte votazioni, approvano gli emendamenti 1.500, 1.501, 3.500, 3.501 e 5.500 dei relatori.

Sesa AMICI (PD) dichiara l'astensione del proprio gruppo dalla votazione sull'emendamento 5.501 dei relatori.

Le Commissioni, con distinte votazioni, approvano gli emendamenti 5.501 e 6.500 dei relatori.

Sesa AMICI (PD) dichiara l'astensione del proprio gruppo dalla votazione sull'emendamento 8.500 dei relatori.

Le Commissioni, con distinte votazioni, approvano gli emendamenti 8.500, 8-bis.101, 8-bis.100, 9.500 e 9.501 dei relatori.

Mario TASSONE (UdC), nel sottolineare come il Governo e la maggioranza abbiano mostrato poca disponibilità ad accettare il contributo dell'opposizione nel corso della discussione del provvedimento in esame, auspica che nell'ambito del Comitato dei nove e nel corso dell'esame in


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Assemblea si possano aprire nuove possibilità di discussione e di confronto tra gli schieramenti, al fine di migliorare un testo che, nella sua attuale formulazione, presenta diversi profili di criticità. Ritiene, infatti, che gli stessi emendamenti presentati dai relatori nella giornata odierna - sui quali dichiara di essersi astenuto - dimostrino che il testo in esame è suscettibile di ulteriori interventi di modifica da parte di tutti i gruppi parlamentari. Auspica poi che su un tema delicato ed importante, quale quello dell'ammodernamento della pubblica amministrazione, vi sia un'ampia convergenza, non solo tra le forze politiche, ma più in generale nel paese, affinché le norme che ci si appresta ad introdurre nell'ordinamento possano dispiegare concretamente e pienamente i loro effetti, traendo la loro forza proprio da questo stesso processo di maturazione culturale. Preannuncia infine il voto di astensione del proprio gruppo dalla deliberazione volta a conferire il mandato al relatore a riferire in Assemblea, aggiungendo che il proprio gruppo resta in attesa di quel che il Governo farà ed è pronto a trasformare il proprio voto di astensione in voto contrario.

Sesa AMICI (PD) manifesta il profondo dissenso del suo gruppo nei confronti del metodo di lavoro utilizzato dalla maggioranza nell'esame del presente provvedimento, che ha impedito alle minoranze di incidere effettivamente sul testo, attraverso le necessarie modifiche. Fa notare che la stessa Commissione bilancio, nell'espressione del suo parere, ha evidenziato profili di criticità che erano emersi nel corso della discussione, grazie proprio al contributo della opposizione, che però non è stato preso nella debita considerazione.
Auspica un cambiamento di rotta dei relatori e del ministro stesso nel prosieguo del dibattito in Assemblea e nell'ambito del Comitato dei nove, affinché, in un clima di maggiore collaborazione tra maggioranza ed opposizione, si possa raggiungere la condivisione più ampia su una riforma largamente attesa da tutte le forze politiche e dagli stessi cittadini.
Nel rivendicare la pari dignità istituzionale dei due rami del Parlamento nell'ambito del procedimento di formazione delle leggi, dichiara di ritenere inaccettabile che si riduca una delle due Camere al ruolo di mera ratificatrice del lavoro svolto dall'altra, anche là dove in quest'ultima vi siano state condizioni tali da favorire un'ampia convergenza delle forze politiche. Ritiene, infatti, che tutti i parlamentari abbiano il dovere di dare il proprio contributo, al fine di approvare leggi buone ed applicabili in nome dell'interesse generale e non secondo logiche di parte. Nel preannunciare il voto contrario del suo gruppo sulla deliberazione volta a conferire il mandato al relatore a riferire in Assemblea, precisa che questo si riserva di valutare gli esiti del dibattito in Assemblea prima di stabilire la propria posizione definitiva sul provvedimento.

David FAVIA (IdV) dichiara il voto contrario del suo gruppo, motivato dalla considerazione che, su una materia come quella in discussione, sarebbe stato opportuno un intervento ampiamente condiviso. Invece, la maggioranza e il Governo hanno proceduto in modo unilaterale, non accogliendo alcun emendamento del suo gruppo. Sottolinea, in particolare, che il suo gruppo è totalmente contrario all'articolo 9, che, in sostanza, mette il controllore, ossia la Corte dei conti, sotto il controllo del controllato, ossia del Governo; ed è parimenti contrario ad escludere i concessionari dei servizi pubblici dal novero dei soggetti contro i quali è possibile l'azione di gruppo (class action). In conclusione, formula l'auspicio che in sede di Comitato dei nove o in Assemblea la maggioranza e il Governo mostrino maggiore attenzione alle posizioni del suo gruppo.

Massimiliano FEDRIGA (LNP), nel dichiarare il voto favorevole del suo gruppo, richiama l'attenzione sulla condotta tenuta dal gruppo stesso nel corso dell'esame del


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provvedimento, della quale auspica che il Governo e l'altra parte della maggioranza assumano piena consapevolezza al fine di poter proseguire nell'esame del provvedimento su un cammino comune. Si dice comunque certo che i relatori e il Governo si mostreranno sensibili già nella riunione del Comitato dei nove alle questioni poste dalla Lega Nord Padania.

Michele SCANDROGLIO (PdL), relatore per la XI Commissione, prende atto che l'apertura mostrata dalla maggioranza ha dato alla Camera frutti diversi che al Senato e ammette che l'atteggiamento dell'opposizione è stato per certi versi spiazzante. Ritiene tuttavia scorretto sostenere, come qualcuno ha fatto, che qui alla Camera sarebbe mancata la disponibilità dei relatori o del Governo: lo prova il fatto che tra gli emendamenti approvati ve ne sono alcuni di grande rilievo. In ogni caso, vi sono ancora i tempi e gli spazi per riflettere ulteriormente, da oggi alla prima riunione del Comitato dei nove, sulle principali questioni segnalate dalle diverse parti, fermo restando che i relatori non potranno recedere dal parere contrario su proposte emendative tendenti al peggioramento del testo, come quelle soppressive di articoli o commi di vitale importanza.

Il ministro Renato BRUNETTA ricorda che il disegno di legge del Governo di sua iniziativa è stato deliberato dal Consiglio dei ministri a giugno dell'anno scorso, quale provvedimento collegato alla manovra di finanza pubblicata avviata con il decreto-legge n. 112 del 2008. È stato quindi presentato al Senato, che ne ha avviato l'esame nel mese di luglio, svolgendo in seguito un lavoro estremamente attento, nel corso del quale sono state svolte ampie audizioni. Nella fase emendativa, tanto in Commissione quanto in Assemblea, sono stati approvati, col parere favorevole del relatore e del Governo, numerosi emendamenti presentati dall'opposizione, recettivi per lo più di suggerimenti contenuti nel progetto di legge presentato al Senato sulla stessa materia dal gruppo del Partito democratico, a prima firma del senatore Ichino (S. 746): non ha difficoltà a riconoscere che si è trattato di emendamenti effettivamente migliorativi e rafforzativi del testo iniziale. Tutto ciò dimostra chiaramente, a suo avviso, l'ampia disponibilità e l'apertura del Governo e della maggioranza nei confronti della minoranza, comprovata del resto dal fatto che sul testo risultante si è potuta registrare, al momento della votazione finale, l'astensione di una parte dell'opposizione. Per inciso, informa che l'evoluzione del testo è documentata in modo puntuale e trasparente sul sito internet del Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione.
Prende atto che, quando il testo è giunto alla Camera, l'atteggiamento dell'opposizione è stato diverso da quello che si poteva aspettare sulla base dei risultati raggiunti al Senato. Premesso che non intende disconoscere il principio del ruolo paritario delle due Camere nel processo legislativo, del quale è convinto assertore, ritiene però necessario astenersi da ridondanze inutili. La posizione del Governo e della maggioranza è stata esposta fin dall'inizio con chiarezza: piena disponibilità verso le proposte di modifica del testo che andassero nella direzione degli alti compromessi raggiunti al Senato, ma anche ferma chiusura verso le proposte di segno contrario. La disponibilità del Governo è stata del resto dimostrata dal fatto che alcuni emendamenti sono stati approvati ed è ulteriormente provata dall'impegno assunto ad un'ulteriore riflessione, in spirito di concordia, sull'articolo 9, relativo alla Corte dei conti, e sull'articolo 3, comma 1, relativamente all'azione di gruppo (class action) contro i concessionari di servizi pubblici. Riguardo a quest'ultimo punto chiarisce che la ferma volontà del Governo è di mettere i cittadini in condizione di poter reagire con forza ai disservizi attinenti alla produzione di beni e servizi pubblici, siano essi erogati dalla pubblica amministrazione direttamente ovvero per il tramite di concessionari. Si tratta pertanto solo di individuare la migliore formulazione tecnico-giuridica, nel rispetto di tale assunto di principio.


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Quanto invece all'articolo 9, ricorda che si tratta di una disposizione non contenuta nel disegno di legge originario ma aggiunta nel corso dell'esame al Senato, sulla quale il Governo ha espresso parere favorevole perché la ritiene in sintonia con l'indirizzo del provvedimento in quanto volta a rafforzare la funzione di controllo della Corte dei conti, estendendola anche alle gestioni in corso di svolgimento. Si dichiara peraltro disposto a riflettere ulteriormente sulla questione, in vista di una soluzione che, nel rispetto dell'orientamento del disegno di legge, sia la più condivisa possibile. Ritiene pertanto saggia la proposta del presidente Bruno di mantenere la questione aperta per discuterne nuovamente in sede di Comitato dei nove.
In conclusione, dopo aver ricordato che quello in esame è un provvedimento di portata in qualche modo istituzionale e sul quale c'è, al di là di questioni particolari, un'ampia condivisione sostanziale, esprime l'auspicio che si possa giungere alla massima condivisione, facendo, se possibile, ancor meglio che al Senato, nell'interesse della riforma e del Paese. Assicura che, nei limiti anzidetti, la sua disponibilità in vista di questo risultato è la più ampia.

Sesa AMICI (PD) esprime apprezzamento per la disponibilità annunciata dal ministro Brunetta, riservandosi di verificarla alla prova pratica. Precisa quindi che la dichiarazione di voto contrario del suo gruppo non è dipesa dal mancato svolgimento di tutte le audizioni inizialmente richieste e non intende pertanto suonare come una critica nei confronti della conduzione dei lavori da parte della presidenza. Le audizioni svolte sono state infatti quelle che il suo gruppo ha richiesto e sono state limitate perché il suo gruppo ha scelto di autolimitarsi proprio in segno di apertura e di spirito costruttivo. A questa apertura, però, i relatori e il Governo non hanno mostrato di voler corrispondere, dando al contrario prova di chiusura e di superficialità al momento dell'esame degli emendamenti. Basti ricordare che è stato espresso parere contrario anche su quegli emendamenti che proponevano mere correzioni formali del testo o che suggerivano oggettivi miglioramenti: lo dimostra - come già evidenziato dalla collega Lanzillotta - il fatto che la maggioranza, in seno alla Commissione bilancio, ha posto condizioni dello stesso tenore di alcune delle proposte emendative del suo gruppo. Sottolinea, inoltre, che il confronto è corretto quando si rispettano e si ascoltano le posizioni individuali e il contributo dei singoli deputati.
Ciò premesso, conferma la disponibilità della sua parte politica ad un confronto costruttivo e si augura che i prossimi giorni di lavoro possano essere fruttuosi.

Mario TASSONE (UdC) conferma anche da parte del suo gruppo un atteggiamento costruttivo in attesa della posizione che il Governo assumerà nel corso dei lavori dell'Assemblea e nella speranza che tale posizione sarà diversa e di maggiore attenzione.

Le Commissioni deliberano di conferire ai relatori, deputato Stracquadanio per la I Commissione e deputato Scandroglio per la XI Commissione, il mandato di riferire all'Assemblea in senso favorevole sul provvedimento in esame. Deliberano altresì di chiedere l'autorizzazione a riferire oralmente e autorizzano la presidenza al coordinamento formale del testo risultante dagli emendamenti approvati.

Donato BRUNO, presidente, avverte che la presidenza si riserva di designare i componenti del Comitato dei nove sulla base delle indicazioni dei gruppi.

La seduta termina alle 13.