V Commissione - Resoconto di giovedý 23 ottobre 2008


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SEDE CONSULTIVA

Giovedì 23 ottobre 2008. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Intervengono i sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Alberto Giorgetti e Giuseppe Vegas.

La seduta comincia alle 9.25.

DL 149/08: Disposizioni urgenti per assicurare adempimenti comunitari in materia di giochi.
C. 1707-A Governo.
(Parere all'Assemblea).
(Seguito dell'esame e conclusione - Parere favorevole con condizioni ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione).

La Commissione prosegue l'esame, rinviato nella seduta del 22 ottobre 2008.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, ricorda che nella giornata di ieri erano state messe in distribuzione sia la documentazione predisposta dagli uffici sul provvedimento sia la nota del Governo sul medesimo.

Lino DUILIO (PD) rileva che non vi sono le condizioni per esprimere il parere sul provvedimento in quanto la documentazione del Governo non fornisce risposta alle richieste di chiarimento contenute nella documentazione degli uffici.

Rolando NANNICINI (PD), nel rilevare l'assenza di una relazione tecnica sul provvedimento, segnala in primo luogo che la


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proroga a SISAL della concessione per l'esercizio dei giochi disposta dall'articolo 1 del provvedimento fino al giugno 2009 rende necessaria una comparazione tra gli oneri della gara che avrebbe dovuto essere effettuata e gli oneri derivanti dalla prosecuzione della concessione. In secondo luogo, osserva che per valutare le modifiche introdotte dalla Commissione di merito al provvedimento risulta necessaria una comparazione tra gli andamenti erariali del settore giochi a legislazione vigente e quelli che possono essere stimati in conseguenza delle modifiche introdotte alla normativa. Rileva poi una disparità nel trattamento dei concessionari, in quanto per i soggetti già titolari di concessioni che vincano una nuova gara è previsto un prezzo pari al 25 per cento dio quello previsto per chi per la priva volta vinca una gara. Concorda quindi con il collega Duilio sulla necessità di non procedere all'espressione del parere.

Giuseppe Francesco Maria MARINELLO (PdL) osserva che al di là della documentazione depositata vi sono aspetti più generali da tenere in considerazione. Rileva infatti che il settore giochi è stato devastato dal decreto-legge Visco-Bersani e risulta ora necessario individuare delle soluzioni. Osserva che tuttavia il provvedimento risulta confuso e mancano diversi elementi di valutazione. In particolare, l'ipotesi, che la documentazione del Governo prospetta, di consentire il ribasso del montepremi dell'ippica rischia di devastare il sistema. Rileva, in proposito, che sul punto potrebbero essere presentati emendamenti migliorativi.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, con riferimento alle osservazioni dei colleghi Duilio e Nannicini,ricorda che l'ufficio di presidenza aveva deciso di esprimersi sul provvedimento solo nella giornata di martedì prossimo, prima che iniziassero le votazioni sul provvedimento in Assemblea. Si è poi deciso di anticipare l'esame, anche in considerazione della sollecitazione da parte della Presidenza della Camera ad esprimersi prima.

Gioacchino ALFANO (PdL) rileva che, essendo ancora aperto il termine per emendamenti, sarà possibile apportare miglioramenti al provvedimento nel corso della discussione in Assemblea; ritiene tuttavia che nella seduta odierna la Commissione debba esprimere il parere. Invita al tempo stesso i colleghi ad affrontare le problematiche relative all'organizzazione dei lavori in sede di ufficio di presidenza e non nel corso dell'esame dei provvedimenti.

Claudio D'AMICO (LNP) ritiene che dopo la sollecitazione del Presidente della Camera la Commissione bilancio debba esprimere il parere. Osserva che risulta necessario recepire le osservazioni contenute nella documentazione del Governo, in particolare con riferimento ai rischi di infrazione comunitaria. Inoltre vi sono carenze di quantificazione, in particolare per l'articolo 1-ter in relazione ai costi per la realizzazione della rete degli apparecchi da gioco. Più in generale, osserva che potrebbe esservi un effetto negativo derivante dalla proroga delle concessioni e che le modifiche al provvedimento prospettate dalla documentazione del Governo possono contribuire a ridimensionare tali effetti negativi.

Massimo VANNUCCI (PD) contesta l'approccio dei colleghi Alfano e D'Amico, rilevando che non vi sono le condizioni per esprimere il parere. Osserva che la documentazione del Governo non risponde alla documentazione degli uffici Inoltre rinvia in alcuni punti alla valutazione del dipartimento delle finanze. Invita a prendere in considerazione poi i rischi di infrazione comunitaria.

Antonio BORGHESI (IdV) osserva che vi sono numerosi precedenti in cui l'Assemblea ha iniziato la discussione prima che la Commissione bilancio avesse espresso il parere ed invita ad acquisire tutti gli elementi necessari prima di esprimere il parere, evitando il grave precedente della sdeduta di ieri, quando la Commissione si è espressa sul disegno di


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legge C 1441-ter senza avere i necessari elementi.

Renato CAMBURSANO (IdV) rileva di essere scandalizzato per quanto avvenuto ieri sul disegno di legge C 1441-ter e per le modalità con cui la Commissione sta procedendo ad esaminare il provvedimento e invita a valutare, allo stato dei fatti; se per l'opposizione sia opportuno continuare a partecipare ai lavori. Osserva che la documentazione depositata dal Governo sul provvedimento evidenzia rischi consistenti di infrazione comunitaria.

Gaspare GIUDICE (PdL) rileva la necessità di esprimere il parere in conseguenza di sollecitazione del Presidente della Camera, parere che tuttavia dovrebbe fare riferimento alle difficoltà in cui è avvenuto l'esame e evidenziare tutte le problematicità del provvedimento.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, ricorda che la Commissione Bilancio opera sulla base della documentazione predisposta dagli uffici, della documentazione trasmessa dal Governo e dei pronunciamenti del rappresentante del Governo in corso di seduta e che può procedere ad una deliberazione solo dopo l'acquisizione dei necessari elementi di valutazione. Osserva che la Presidenza della Commissione si adopera sempre affinché i commissari siano posti in condizione di esprimersi con piena cognizione di causa. Esiste peraltro un termine ultimo non valicabile che deriva dal calendario dei lavori dell'Assemblea; si è inoltre aggiunta la sollecitazione del Presidente della Camera ad esprimere il parere, in tutti i casi in cui sia possibile, alla Commissione competente in sede referente. Sottolinea che nella giornata di ieri la Commissione ha espresso il parere sul disegno di legge collegato in materia di energia (AC 1441-ter), dopo aver acquisito tutti gli elementi di valutazione, senza alcun elemento di incertezza rinviato alla Commissione di merito. Ricorda infine che, con riferimento al decreto-legge in esame, aveva proposto nell'Ufficio di Presidenza, di rinviarne l'esame alla giornata di martedì; l'intervento del Presidente della Camera volto a sollecitare una tempestiva espressione del parere nella giornata odierna ha peraltro indotto la Commissione a procedere alla luce degli elementi di informazione sin qui acquisiti.

Il sottosegretario Alberto GIORGETTI, ricorda che il Governo ha predisposto tutta la documentazione richiesta. Osserva che le note trasmesse dalla Ragioneria sono valutate dalla Commissione Bilancio in piena autotomia, ma che ai fini della espressione della posizione del Governo contano i pronunciamenti dei sottosegretari in corso di seduta.
Ricorda che il provvedimento constava originariamente di un'unica disposizione volta a garantire la continuità di funzionamento del sistema del Superenalotto e che, nel corso dell'esame presso la Commissione di merito, sono state introdotte ulteriori disposizioni, volte anche a superare alcune obiezioni sollevate dall'autorità comunitaria che hanno determinato l'apertura di procedure di infrazione.
Osserva che la gara relativa al Superenalotto si è conclusa nel mese di febbraio 2008 e che solo da tale data sarebbe decorso il termine di sette mesi previsto dal bando di gara per l'attivazione ed attuazione degli impegni dell'aggiudicatario (con la sua conclusione nella migliore ipotesi a settembre 2008). Pertanto, il decreto-legge si è reso necessario proprio per la impossibilità che detto termine di sette mesi fosse rispettato. Per quanto riguarda la previsione di bilancio quale entrata una tantum dalla gara di 40 milioni per il 2007, osserva che ovviamente la stessa è venuta meno perché la gara sì è conclusa nel corso del 2008; allo stesso modo le previsioni di ulteriori entrate a seguito della nuova concessione non possono che riguardare l'anno 2009. Peraltro le entrate erariali derivate dai giochi per l'anno 2007 sono state molto maggiori di quelle previste in bilancio, evitando così pretesi effetti finanziari negativi. Evidenzia inoltre che la somma una tantum che, all'atto della stipula della nuova concessione in esito alla conclusione della fase di


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collaudo di sette mesi, l'aggiudicatario/concessionario dovrà versare è pari a 110 milioni, vale a dire ben oltre il doppio rispetto ai 40 milioni preventivati. Inoltre, la disposizione in esame ha come ratio la permanenza dell'attuale livello di raccolta e connesse entrate erariali indipendentemente dalla assegnazione ad un nuovo soggetto e comunque dalla tempistica di attivazione della nuova rete. Sottolinea in tal senso che il recupero della raccolta nel corso del 2008, rispetto sia al 2007 che al 2006, è legato proprio alla sovrapposizione tra vecchia e nuova concessione, evitando così il crearsi di fasi di avvio della nuova concessione con trend di raccolta ridotti rispetto al passato e conseguenti gravi erosioni del gettito erariale storicizzato.
Con riferimento all'osservazione circa gli effetti finanziari derivanti dalla gara del 2006 sulla base della legge Bersani, rappresenta che dalla gara sono pervenuti circa 420 milioni di euro nel corso del. 2007. Più specificamente, il decreto-legge prevede una misura diretta sia a dare attuazione alla nota sentenza della Corte di Giustizia per quanto attiene alle 329 agenzie ippiche prorogate senza gara dal 1999, che a razionalizzare il sistema dei cosiddetti negozi - cioè agenzie con attività prevalente quella dei giochi - attuati con la legge Bersani, prevedendo ex novo negozi che siano abilitati ad offrire contestualmente prodotti sia sportivi che ippici, evitando o comunque cercando di contrastare quella disaffezione verso il prodotto ippico. Ricorda che detta disaffezione ha riguardato in modo netto e diretto nel corso del 2008 solo ed unicamente il prodotto ippico (al riguardo il dato numerico di riduzione delle entrate riferito dalla documentazione degli uffici riguarda complessivamente sia sport che ippica, mentre tra le due componenti quella che ha segnato una riduzione è solo ed esclusivamente l'ippica). Sottolinea pertanto che una delle finalità della norma è quella di assicurare un livello del montepremi delle corse dei cavalli tale da non scendere al di sotto dei valori odierni (195 milioni). Tale finalità per il 2009 viene assicurata dai corrispettivi derivanti dalla gara e per gli anni successivi dagli effetti positivi sulla raccolta e connesse entrate derivanti dalla razionalizzazione della rete in questione. Per quanto riguarda i corrispettivi di gara, la medesima disposizione prevede l'assegnazione del nuovo prodotto di gioco contestuale comprendente ippica e sport per un numero massimo di 3.000 diritti: ipoteticamente ciò potrebbe comportare, in virtù della base d'asta di 85.000 euro, un entrata una tantum pari ad almeno 85.000 per 3.000. Trattandosi di gara, in quanto tale soggetta ad elementi aleatori, ritiene che possa stimarsi, prudenzialmente, almeno la raccolta corrispondente all'aggiudicazione di circa 800 diritti. In tal senso, è verosimile che almeno la platea dei concessionari prima della legge Bersani (costituita da circa 1.300 operatori) possano essere incentivati a partecipare alla procedura in questione.
Per quanto attiene poi alle eventuali maggiori risorse derivanti dalla ipotizzata maggior raccolta, rileva che anche in questo caso la valutazione è che, allargando il portafoglio dei giochi da offrire ai consumatori e la capillarità della rete, non possa che determinarsi una maggior raccolta, soprattutto intercettando fasce di giocatori che oggi si rivolgono all'offerta irregolare e non autorizzata. Per ciò che concerne il punto relativo alle eventuali maggiori entrate, detta espressione sta a significare che il discrimine temporale, rispetto al quale la norma trova fondamento, è costituito dalle entrate erariali e non erariali accertate alla fine del 2008, che costituiranno il termine di paragone per la definizione delle maggiori entrate in questione. Evidenzia al riguardo che, rispetto al settore ippico, una maggior raccolta ha effetti incrementali non solo relativamente alle entrate erariali in senso stretto (allo stato pari a circa il 6 per cento della raccolta), ma soprattutto riguardo alle entrate a favore di UNIRE, in tal caso determinando un incremento delle risorse disponibili per il montepremi delle corse.
Quanto alle modalità di individuazione dei valori da destinare a favore di UNIRE e CONI, rispetto alle entrate in senso stretto, osserva che essi saranno definiti


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con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, nella logica di tutela ponderata degli interessi concorrenti (politica dei saldi e politica di sostegno dello sport e dell'ippica). Con riferimento alle osservazioni relative al gioco a distanza, precisa che, ferma restando l'aleatorietà e sensibilità delle tematiche, le maggiori entrate consistono da un lato nei corrispettivi una tantum derivanti dal rilascio delle concessioni del gioco a distanza, e, dall'altro, nella maggior raccolta conseguente all'aumento del numero di concessionari.
Nel merito sottolinea che il sistema prefigurato con la norma in questione è un sistema già vigente quanto alla procedura, nel senso che ai soggetti che abbiano i requisiti individuati in sede di gara sulla base della legge Bersani sono state rilasciate nel corso del 2008 circa una decina di concessioni.
Per quanto attiene alle eventuali maggiori entrate, evidenzia che il fenomeno di gioco irregolare o illegale che il sistema derivante dalla norma in esame vuole contrastare e controllare riguarda movimenti finanziari per circa 2 miliardi di euro. Pertanto le maggiori entrate saranno la quota parte di entrate erariali conseguenti dalla maggior raccolta fatta emergere. A ciò può aggiungersi una maggiore entrata derivante da una diversificazione in atto del portafoglio dei prodotti di gioco pubblici (giochi di carte, scommesse virtuali, scommesse ad interazione diretta...).
Le spese relative all'implementazione del. sistema informatico previsto non sono allo stato quantificabili, in quanto la norma stessa prevede che l'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato decida le modalità effettive di sviluppo sulla base di una relazione del proprio partner tecnologico. Dette spese si inseriscono peraltro in un contesto di gestione dell'attuale sistema dei totalizzatori dei giochi pubblici già gestiti dal partner tecnologico: eventuali costi incrementali sconteranno pertanto in ogni caso le economie di scala dovute alla vigente complessa gestione.
Preannuncia infine che il Governo si riserva di presentare eventuali proposte di modifica migliorative del testo e volte alla soluzione dei problemi che emergeranno nel dibattito fra maggioranza ed opposizione.

Alberto FLUVI (PD) ricorda che il decreto-legge conteneva un solo articolo e solo successivamente il Governo ha presentato ulteriori emendamenti che hanno notevolmente modificato il testo. Osserva poi che in base alle informazioni in suo possesso, il direttore dell'Amministrazione autonoma monopoli di Stato avrebbe inviato una documentazione con numerose osservazioni critiche sul testo. Anche alla luce di tale aspetto, rileva che il provvedimento non costituiva la sede adatta per introdurre una riforma di tale portata nel settore dei giochi.

Rolando NANNICINI (PD) rileva che non sono stati forniti elementi di quantificazione sugli oneri derivanti dalla proroga della concessione. Nel rilevare la gravità della situazione, dichiara di abbandonare i lavori.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, in sostituzione del relatore, formula quindi la seguente proposta di parere:
«La V Commissione,
esaminato il disegno di legge in oggetto;
preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo in base ai quali:
l'articolo 1-bis, comma 5, secondo periodo, e l'articolo 1-ter, commi 3, lettera b), e 6, recano disposizioni che, prefigurando una disparità di trattamento tra i partecipanti alla procedura selettiva, potrebbero dar luogo all'apertura di una procedura di infrazione comunitaria, anche alla luce della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 13 settembre 2007 nella causa C-260/04;
risulta opportuno specificare i criteri per l'individuazione delle eventuali ulteriori maggiori entrate di cui all'articolo 1-bis, comma 7, ultimo periodo;


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appare opportuno che l'adeguamento dei contributi di cui all'articolo 1-ter, comma 10, sia considerato un adempimento necessario, trattandosi di un aggiornamento all'inflazione, e che la relativa cadenza vada stabilita ogni due anni, anziché ogni tre anni;
considerato che l'UNIRE, nello svolgimento delle sue funzioni, non ha sino ad ora manifestato un livello di efficienza apprezzabile, per cui potrebbe risultare opportuno vincolare la destinazione di quota parte delle maggiori entrate derivanti dalle disposizioni di cui all'articolo 1-bis alla realizzazione di un coerente processo di ristrutturazione che ne qualifichi l'attività piuttosto che alle ordinarie esigenze finanziarie dell'UNIRE stessa;
per le stesse ragioni, si segnala l'opportunità di destinare le eventuali ulteriori maggiori entrate a favore del settore dell'allevamento dei cavalli, piuttosto che all'UNIRE, finalità alla quale risponde anche la previsione di cui al comma 7 del medesimo articolo 1-bis in base alla quale l'importo del monte premi non può in ogni caso essere variato in diminuzione da parte dell'UNIRE;
esprime
sul testo del provvedimento elaborato dalla Commissione di merito:

PARERE FAVOREVOLE

con le seguenti condizioni, volte a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione:
1) all'articolo 1-bis, comma 7, dopo le parole: «esigenze finanziarie» inserire le seguenti: «relative alle attività istituzionali» e dopo la parola: «(UNIRE)» inserire le seguenti: «, con esclusione delle ordinarie esigenze di funzionamento della medesima UNIRE»;
2) all'articolo 1-ter, comma 10, sostituire le parole: possono essere adeguati in aumento ogni tre anni con le seguenti: sono adeguati in aumento ogni due anni;
nonché con le seguenti ulteriori condizioni:
1) si sopprimano le disposizioni di cui all'articolo 1-bis, comma 5, e all'articolo 1-ter, comma 3, lettera b) e comma 6, ovvero se ne modifichi il contenuto al fine da evitare l'insorgere di una procedura di infrazione suscettibile di produrre conseguenze negative per la finanza pubblica;
2) all'articolo 1-bis, comma 7, ultimo periodo, dopo le parole: «del presente articolo» aggiungere le seguenti:» rispetto alle risultanze del rendiconto dell'anno precedente».

Pier Paolo BARETTA (PD) in considerazione della rilevanza delle condizioni contenute nella proposta di parere, propone di esprimere un parere contrario con le condizioni previste, al fine di adeguare la forma alla sostanza. Chiede chiarimenti sulle conseguenze procedurali nel caso di mancato recepimento da parte della Commissione di merito delle proposte di soppressione o modifica dell'articolo 1-bis, comma 5, secondo periodo, e dell'articolo 1-ter, commi 3, lettera b), e 6. Sottolinea inoltre l'utilità della prassi di acquisire le valutazioni della Ragioneria generale dello Stato. Rileva infine che le condizioni complessive in cui opera la Commissione bilancio non consentono ai commissari di svolgere adeguatamente il loro lavoro.

Renato CAMBURSANO (IdV) esprime preoccupazione per il fatto che nei lavori della Commissione bilancio il profilo politico sta assumendo una evidente predominanza rispetto a valutazioni che dovrebbero fondarsi su elementi tecnici. Segnala altresì che, a differenza di quanto è riportato nella premessa della proposta di parere, il rappresentante del Governo nel proprio intervento ha ridimensionato il ruolo delle istituzioni dell'Unione europea e la preoccupazione che dovrebbe essere suscitata dal rischio di una procedura di infrazione per violazione della normativa comunitaria in materia di concorrenza. In conclusione esprime una valutazione


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nettamente contraria sulla proposta di parere.

Il sottosegretario Alberto GIORGETTI, in relazione ai rilievi del deputato Cambursano, sottolinea che è intenzione del Governo trovare una soluzione che anche in sede comunitaria possa essere considerata compatibile con la normativa in materia di concorrenza.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, in relazione agli interventi effettuati nel corso del dibattito, ribadisce in ogni caso l'obbligo da parte del Governo di predisporre la relazione tecnica sui provvedimenti e sugli emendamenti che determinano conseguenze di carattere finanziario. Pone quindi in votazione la proposta di parere.

La Commissione approva la proposta di parere.

Delega al Governo in materia di lavori usuranti e di riorganizzazione di enti, misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro.
C. 1441-quater-A.
(Parere all'Assemblea).
(Parere su emendamenti).

La Commissione inizia l'esame delle proposte emendative trasmesse dall'Assemblea.

Rocco GIRLANDA (PdL), relatore, avverte che l'Assemblea ha trasmesso l'emendamento 39-bis.215 della Commissione. In proposito, ricorda che l'articolo 39-bis prevede il riconoscimento della specificità, ai fini della tutela economica, pensionistica e previdenziale, delle forze armate e delle forze di polizia. L'emendamento interviene sul comma 1 dell'articolo prevedendo che il riconoscimento della specificità coinvolga anche il Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Viene poi inserito un comma 1-bis in base al quale alla definizione della disciplina attuativa dei principi e degli indirizzi del comma 1 dell'articolo 39-bis si provvede con successivi provvedimenti legislativi con i quali si provvede anche a stanziare le occorrenti risorse finanziarie. Al riguardo, rileva che, alla luce del disposto del comma 1-bis dell'emendamento 39-bis.215, il comma 1 dell'articolo 39-bis sembra doversi intendere alla stregua di una norma di principio la cui concreta attuazione sarà rinviata a successivi provvedimenti legislativi, con i quali dovrebbe essere anche individuata la necessaria copertura finanziaria. In tal senso, la disposizione del comma 1 dell'articolo 39-bis non risulterebbe suscettibile di determinare immediati effetti concreti e pertanto potrebbe risultare finanziariamente neutrale. In tal senso, rileva che l'emendamento 39-bis.215 rafforza, rispetto al testo iniziale dell'emendamento, tale interpretazione e pertanto fornisce garanzie adeguate in merito al fatto che dall'articolo 39-bis non derivino conseguenze negative a carico della finanza pubblica. Sul punto risulta comunque necessario acquisire l'avviso del Governo. Conclusivamente osserva che l'emendamento 39-bis.215 comporta che non risultino più riferibili i subemendamenti riferiti al testo iniziale dell'emendamento 39-bis.210, contenuti nel fascicolo degli emendamenti.

Il sottosegretario Giuseppe VEGAS rileva che l'emendamento 39-bis.215 non pone profili problematici in quanto chiarisce che all'attuazione delle disposizioni dell'articolo 39-bis si provvederà con appositi e successivi provvedimenti legislativi che dovranno ovviamente essere provvisti della necessaria copertura finanziaria.

Antonio MISIANI (PD) rileva la singolarità della tecnica legislatura adottata dall'emendamento 39-bis.215 che rinvia a successivi provvedimenti legislativi l'individuazione della copertura dell'attuazione delle misure previste dall'articolo.

Antonio BORGHESI (IdV) osserva che la soluzione adottata, per quanto finanziariamente ineccepibile, contribuirà ad


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aumentare la distanza tra cittadini e istituzioni in quanto da un lato si promettono misure di sostegno a settori importanti e dall'altro si sostiene che all'individuazione delle necessarie risorse si penserà successivamente.

Giulio CALVISI (PD) constata le divisioni interne alla maggioranza sull'articolo 39-bis, che sono all'origine del travagliato iter di tale disposizione, e fa presente che riconoscere la specificità delle forze armate, delle forze di polizia e del Corpo dei vigili del fuoco senza stanziare le necessarie risorse è assurdo.

Gaspare GIUDICE (PdL) ricorda che la soluzione adottata ha precedenti. In particolare, ricorda che la stabilizzazione dei precari nella legge finanziaria per il 2008 usava a copertura il fondo di 5 milioni di euro che risultava del tutto insufficiente e per di più per la sua attivazione risultava necessario un DPCM poi mai adottato.

Rocco GIRLANDA (PdL), relatore, segnala che l'Assemblea ha inoltre trasmesso i subemendamenti 0.39-quinquies.0100.202 e 0.39-quinquies.0100.203 in una nuova formulazione della Commissione, nonché la riformulazione del subemendamento 0.39-quinquies.0100.201 della Commissione. In ordine a tali proposte, ritiene opportuno acquisire l'avviso del Governo.
Ricorda che il subemendamento 0.39-quinquies.0100.202 riduce da 70 a 65 anni l'età dei genitori o del coniuge dell'assistito richiesta perché i permessi possano essere fruiti da parenti o affini entro il terzo grado. In proposito si rileva che il subemendamento appare suscettibile di determinare un ampliamento della platea dei beneficiari dei permessi. Ritiene pertanto opportuno che il Governo si pronunci circa le eventuali conseguenze dell'ampliamento vale a dire se esso sia suscettibile di determinare un incremento delle spese, tenuto conto che comunque la riformulazione del comma 3 dell'articolo 33 della legge n. 104 del 1992 operata dall'articolo aggiuntivo 39-quinquies.0100 sembra diretta a realizzare dei risparmi di spesa. Ricorda peraltro che, nella seduta del 15 ottobre scorso, aveva proposto di esprimere un parere contrario sull'emendamento 0.39-quinquies.0100.3 che riduceva l'età da 70 a 60 anni; la proposta di parere tuttavia non è stata posta in votazione nella seduta. La riformulazione del subemendamento 0.39-quinquies.0100.201 della Commissione prevede che i parenti e gli affini entro il terzo grado hanno diritto di fruire dei permessi non solo quando i genitori o il coniuge della persona con handicap grave abbiano i 70 anni o siano affetti da patologie invalidanti, ma anche quando questi siano deceduti o mancanti. In proposito, ricorda che sulla precedente formulazione del subemendamento 0.39-quinquies.0100.201, che faceva solo riferimento alla fattispecie del decesso dei genitori, nella medesima seduta del 15 ottobre, aveva proposto di esprimere un parere di nulla osta, valutando che l'ipotesi del decesso dei genitori potesse ritenersi già inclusa, in una logica sistematica, nella disciplina della materia. Osserva infine che il subemendamento 0.39-quinquies.0100.203, nella nuova formulazione sopprime il comma 2 dell'articolo aggiuntivo, che sancisce il divieto di fruire dei permessi per più di un lavoratore dipendente per assistenza allo stesso figlio con handicap grave, prevedendo invece che tale diritto sia riconosciuto ad entrambi i genitori anche adottivi, che possono fruirne in via alternativa. In proposito ricorda che, nella seduta del 15 ottobre sopra richiamata, aveva rilevato che, con riferimento al subemendamento 0.39-quinquies.0100.11, il quale interveniva sulla medesima materia, doveva presupporsi che l'avverbio «alternativamente» fosse inteso nel senso che, fermo restando il numero massimo dei giorni di permesso che spettano al lavoratore che assiste il disabile, i genitori possono fruire, a turno, dei giorni di permesso. Rileva che la formulazione del subemendamento appare coerente con tale presupposto.

Il sottosegretario Giuseppe VEGAS rileva che, in assenza di elementi certi di valutazione dei risparmi complessivamente


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derivanti dall'articolo aggiuntivo, il Governo deve comunque prudenzialmente esprimere un parere contrario sui subemendamenti.

Giulio CALVISI (PD) rileva che la nuova normativa dei permessi introdotta dall'articolo aggiuntivo del Governo potrebbe comportare un aggravio della spesa sanitaria ospedaliera, in considerazione del fatto che le famiglie, a causa della disciplina restrittiva sui permessi, tenderanno a a fare maggiore ricorso ai ricoveri ospedalieri. Sottolinea che la nuova linea del Governo si pone in netto contrasto con le politiche della salute degli ultimi dieci anni, volte ad una riduzione dei casi di ospedalizzazione, ad una responsabilizzazione delle famiglie e ad un rafforzamento della rete di assistenza domiciliare, con il rischio che i risparmi sulla spesa per l'assistenza siano vanificati dall'aumento della spesa sanitaria ospedaliera. Rileva infine la necessità di una relazione tecnica sugli effetti della norma.

Massimo VANNUCCI (PD) condivide il parere del relatore. Ricorda che i risparmi derivanti dalla modifica della legge n. 104 del 1992 non risultano scontati.

Giuliano CAZZOLA (PdL) ricorda che la modifica della legge 104 deriva dall'articolo aggiuntivo 35-quinquies.0100, del quale gli effetti di risparmio non risultano quantificati e utilizzati a copertura di altre misure. In proposito ricorda che la legge n. 104 non distingueva nella fruizione dei permessi tra parenti di secondo e di terzo grado e che il governo ha valutato che limitando la fruizione dei permessi ai parenti di terzo grado si sarebbero potuti eliminare gli abusi verificatisi. Osserva poi che la Commissione ha peraltro risolto il problema posto dalla collega Turco su possibilità per i genitori di fruire alternativamente permessi.

Lino DUILIO (PD) sottolineando la particolare delicatezza della tematica affrontata, ricorda che il Ministro ha dichiarato in Assemblea che la finalità dell'articolo aggiuntivo proposto dal Governo non è di migliorare la qualità della vita dei portatori di handicap e dei loro familiari ma di perseguire eventuali abusi da parte di chi fruisce dei permessi. Rileva che il sottosegretario Vegas ha accettato la tesi per la quale la mancata quantificazione degli effetti dell'articolo aggiuntivo non consente di esprimere un parere contrario sui relativi subemendamenti e ritiene conseguentemente che, alla luce di questo criterio, dovrebbero essere riconsiderati tutti i subemendamenti che non comportano un mutamento radicale del testo del Governo.
Dichiara di condividere nel merito la proposta di abbassare da 70 a 65 anni l'età dei genitori che consente ad altri parenti di fruire dei permessi per l'assistenza ai portatori di handicap. Rileva infine che la rilevanza, anche etica, della materia imporrebbe di non intervenire con un provvedimento di urgenza, senza il coinvolgimento dei soggetti e delle associazioni interessare.

Giuseppe Francesco Maria MARINELLO (PdL) pur apprezzando l'intervento del collega Duilio segnala l'esigenza di mantenere l'esame sui profili di competenza della Commissione.

Giuliano CAZZOLA (PdL) ricorda che la legge 104 ha trentasette articoli mentre il provvedimento interviene su un solo articolo. Ribadisce che l'articolo aggiuntivo 39-quinquies.0100 sostanzialmente interviene unicamente limitando la possibilità di accesso ai permessi ai parenti di terzo grado, in quanto il governo ha ritenuto che in questo modo si evitassero abusi.

Il sottosegretario Giuseppe VEGAS, in risposta alle osservazioni del deputato Calvisi, rileva che potrebbe risultare opportuno invitare l'Assemblea a valutare i rischi di aumento della spesa ospedaliera derivanti dalla limitazione della possibilità di fruizione dei permessi per assistenza ai familiari disabili.

Giulio CALVISI (PD) ricorda che il ricorso per le famiglie all'ospedalizzazione


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non costituisce un comportamento elusivo, ma una via ordinaria per la risoluzione di problemi concreti. Contrasta dunque l'introduzione del principio in base al quale la concessione dei permessi avviene non in base alla gravità ma in base al ricovero presso una struttura ospedaliera.

Rocco GIRLANDA (PdL), relatore, alla luce del dibattito svolto, formula la seguente proposta di parere:
«La V Commissione,
preso atto dei chiarimenti del Governo per cui, con riferimento ai subemendamenti 0.39-quinquies.0100.11 e 0.39-quinquies.0100.203 (nuova formulazione), resta chiaro che l'avverbio «alternativamente» deve essere inteso nel senso che, fermo restando il numero massimo dei giorni di permesso che spettano al lavoratore che assiste il disabile, i genitori possono fruire, a turno, dei giorni di permesso. Occorre inoltre rilevare che tali subemendamenti non si prestano ad abusi in quanto riguardano l'assistenza da parte dei soli genitori, e quindi un ambito soggettivo ridotto, differentemente dal subemendamento 0.39-quinquies.0100.5.
analoghe considerazioni valgono per il subemendamento 0.39-quinquies.0100.202 in relazione al fatto che l'abbassamento dell'età da settanta a sessantacinque anni non sembra tale da pregiudicare gli effetti di risparmio complessivamente derivanti dall'emendamento 39-quinquies.0100;
considerato che l'emendamento 39-bis.215 prevede esplicitamente che le disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 39-bis hanno esclusivamente carattere di normativa di principio, la cui attuazione è demandata a successivi provvedimenti legislativi con i quali si provvederà anche a stanziare le occorrenti risorse finanziarie;
nel presupposto che la riformulazione della disciplina vigente prospettata dall'emendamento 0.39-quinquies.100 non determini, sia pure indirettamente, un incremento del ricorso all'assistenza ospedaliera e un conseguente aumento della spesa sanitaria;
esprime
sull'articolo 39-bis

NULLA OSTA

con la condizione, volta a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma della Costituzione che sia approvato l'emendamento 39-bis.215;
sulle proposte emendative in oggetto

PARERE CONTRARIO

sui subemendamenti 0.39-quinquies. 0100.2, 0.39-quinquies.0100.3, 0.39-quinquies.0100.4, 0.39-quinquies.0100.5, 0.39-quinquies.0100.8, 0.39-quinquies.0100.9, 0.39-quinquies.0100.10, 0.39-quinquies. 0100.12, 0.39-quinquies.0100.18, 0.39-quinquies.0100.22, 0.39-quinquies.0100.24, 0.39-quinquies.0100.25, 0.39-quinquies. 0100.26, in quanto suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura;

NULLA OSTA

sulle restanti proposte emendative in oggetto.

Conseguentemente, si intendono revocati la condizione ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione sull'articolo 39-bis, di cui al parere espresso in data 15 ottobre 2008.».

Lino DUILIO (PD) rileva che la motivazione con cui sui subemendamenti si propone di esprimere il parere contrario, la quale fa riferimento all'insorgenza di nuovi e maggiori non quantificati né coperti non risulta pertinente nel caso specifico in quanto come è stato rilevato dall'articolo aggiuntivo 39-quinquies.0100 non deriveranno risparmi scontati.


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Pier Paolo BARETTA (PD) rileva che esula dalla competenza della Commissione Bilancio fornire un'interpretazione autentica delle disposizioni, fermo restando che l'alternatività nella concessione dei permessi esclude la possibilità di cumulare i periodi in cui si fruisce dei permessi medesimi. Dichiara una disponibilità dell'opposizione per un parere di nulla osta e ribadisce la richiesta del collega Duilio di una riconsiderazione di tutti i subemendamenti presentati.

Antonio BORGHESI (IdV) rileva di concordare sull'articolo 39-bis per quel che concerne gli aspetti di competenza della Commissione, rileva però di non condividere la proposta nel merito in quanto la soluzione prospettata risulta assurda. Chiede comunque di votare il parere per parti separate, distinguendo tra la votazione relativa al parere sull'articolo 39-bis e la votazione relativa ai subemendamenti sull'articolo aggiuntivo 39-quinquies.0100.

Pier Paolo BARETTA (PD) chiede al rappresentante del Governo di rispondere alle richieste di chiarimento avanzate dal collega Duilio.

Il sottosegretario Giuseppe VEGAS pur comprendendo il ragionamento alla base delle richieste dell'onorevole Duilio, rileva che, anche alla luce delle particolare situazione economica, appare preferibile mantenere, sia pure in via cautelativa, il parere contrario sui subemendamenti già esaminati.

Pier Paolo BARETTA (PD) sottolinea la delicatezza della questione ed invita a perseguire una soluzione che consenta anche al suo gruppo di votare il parere.

Lino DUILIO (PD) ribadisce nuovamente la delicatezza della tematica dell'handicap, che avrebbe meritato di essere complessivamente affrontata dalla commissione competente per materia con un provvedimento organico ed il coinvolgimento dei soggetti interessati e non con un intervento governativo nell'ambito di un provvedimento di urgenza. Avanzando nuovamente la richiesta di esprimere un parere di nulla osta su tutti i subemendamenti, rileva quantomeno l'opportunità di espungere dal testo del parere il riferimento al fatto che i subemendamenti su cui la Commissione esprime parere contrario determinano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, ritiene che gli effetti finanziari dei subemendamenti debbano essere valutati rispetto alla disciplina vigente. Rileva peraltro che può risultare difficile quantificare gli oneri che deriverebbero dall'approvazione di più subemendamenti volti a modificare l'emendamento della 39-quinquies.0100 del Governo nel senso di ampliare la platea dei beneficiari.

Il Sottosegretario Giuseppe VEGAS condivide le considerazioni del Presidente e per questo ritiene opportuno un atteggiamento di cautela nella valutazione dei subemendamenti.

Antonio BORGHESI (IdV) ricorda che comunque il Governo può esprimere, nel corso dei lavori dell'Assemblea, un parere contrario sul merito dei singoli subemendamenti, senza che, in assenza di cogenti ragioni finanziarie, su tali subemendamenti debba esprimere una valutazione contraria la Commissione bilancio.

Pier Paolo BARETTA (PD) rileva che un atteggiamento ispirato a cautela dovrebbe essere assunto nei confronti dell'intero provvedimento, anziché esclusivamente sui subemendamenti.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, osserva che, nella premessa del parere, potrebbe forse essere precisato che non è stata espressa una valutazione negativa sugli emendamenti che, pur estendendo la platea dei beneficiari rispetto all'emendamento 39-quinquies.0100 del Governo, tuttavia non comportano un aggravio degli


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oneri finanziari rispetto alla disciplina vigente.

Lino DUILIO (PD) ritiene che la Commissione debba valutare ciascuno dei subemendamenti in relazione agli effetti che si determinano rispetto alla disciplina vigente. Altrimenti, coerentemente alle valutazioni del rappresentante del Governo che non ha espresso parere contrario sul subemendamento 0.39-quinquies.202 della Commissione, in quanto incide su un emendamento di cui non è stata valutata la portata finanziaria, dovrebbe essere espresso nulla osta anche su tutti i subemendamenti riferiti all'emendamento 39-quinquies.0100.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, fa presente che nella predisposizione del parere non si è tenuto conto soltanto delle modifiche che i subemendamenti determinerebbero rispetto all'emendamento 39-quinquies.0100 del Governo, ma anche di quelle che determinerebbero rispetto alla legislazione vigente.

Rocco GIRLANDA (PdL), relatore, alla luce del dibattito svolto, ritiene che la proposta di parere possa essere modificata nel senso di sopprimere la premessa che faceva riferimento all'alternatività nella fruizione dei permessi, come indicato dal collega Baretta, e di inserire un presupposto in ordine alla necessità di evitare riflessi negativi sulla spesa ospedaliera. Riformula quindi la propria proposta di parere nei termini seguenti:

«La V Commissione,
considerato, con riferimento al subemendamento 0.39-quinquies.0100.202, che l'abbassamento dell'età da settanta a sessantacinque anni non sembra tale da pregiudicare gli effetti di risparmio complessivamente derivanti dall'emendamento 39-quinquies.0100;
considerato che l'emendamento 39-bis.215 prevede esplicitamente che le disposizioni di cui al comma 1 dell'articolo 39-bis hanno esclusivamente carattere di normativa di principio, la cui attuazione è demandata a successivi provvedimenti legislativi con i quali si provvederà anche a stanziare le occorrenti risorse finanziarie;
nel presupposto che la riformulazione della disciplina vigente prospettata dall'emendamento 0.39-quinquies.100 non determini, sia pure indirettamente, un incremento del ricorso all'assistenza ospedaliera e un conseguente aumento della spesa sanitaria;
esprime
sull'articolo 39-bis

NULLA OSTA

con la condizione, volta a garantire il rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, che sia approvato l'emendamento 39-bis.215;
sulle proposte emendative in oggetto

PARERE CONTRARIO

sui subemendamenti 0.39-quinquies.0100.2, 0.39-quinquies.0100.3, 0.39-quinquies.0100.4, 0.39-quinquies.0100.5, 0.39-quinquies.0100.8, 0.39-quinquies.0100.9, 0.39-quinquies.0100.10, 0.39-quinquies.0100.12, 0.39-quinquies.0100.18, 0.39-quinquies.0100.22, 0.39-quinquies.0100.24, 0.39-quinquies.0100.25, 0.39-quinquies.0100.26, in quanto suscettibili di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica privi di idonea quantificazione e copertura;

NULLA OSTA

sulle restanti proposte emendative in oggetto.

Conseguentemente, si intende revocata la condizione ai sensi dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione sull'articolo 39-bis, di cui al parere espresso in data 15 ottobre 2008».

Giancarlo GIORGETTI, presidente, avverte che, come richiesto, si procederà alla votazione della proposta per parti separate.


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Pone quindi in votazione la parte della proposta di parere relativa all'articolo 39-bis.

La Commissione approva la parte della proposta di parere relativa all'articolo 39-bis come da ultimo riformulata dal relatore.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, pone quindi in votazione la parte della proposta di parere relativa all'articolo 39-quinquies.0100 e ai subemendamenti riferiti a tale articolo aggiuntivo.

La Commissione approva la parte della proposta di parere relativa all'articolo 39-quinquies.0100 e ai subemendamenti riferiti a tale articolo aggiuntivo, come da ultimo riformulata dal relatore.

Sull'ordine dei lavori.

Antonio BORGHESI (IdV) chiede chiarimenti su come svilupperanno i lavori della Commissione.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, avverte che, dopo una breve sospensione, la Commissione proseguirà i suoi lavori, procedendo, se non vi sono obiezioni, all'integrazione dell'ordine del giorno dei lavori della Commissione con l'esame, ai fini dell'espressione del parere all'Assemblea sul documento XXII n. 1/A; successivamente riprenderà l'esame preliminare dei disegni di legge finanziaria e di bilancio.

La Commissione concorda.

La seduta, sospesa alle 12, riprende alle 12.20.

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali.
(Doc. XXII, nn. 1-2-4/A).
(Parere all'Assemblea).
(Esame e conclusione).

Giancarlo GIORGETTI, presidente relatore, ricorda che l'Assemblea ha trasmesso il Doc. XXII, n. 1/A concernente l'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali. Il testo, composto da sei articoli, prevede, in particolare, che la Commissione - istituita per la durata della XVI legislatura e composta da ventuno deputati nominati dal Presidente della Camera - presenti all'Assemblea della Camera una relazione ogni qualvolta vi siano casi di particolare gravità e urgenza che lo rendano necessario e comunque al termine dei suoi lavori. Fra i compiti della Commissione indicati all'articolo 3, oltre a quelli di indagare sulla quantità e sulla gravità degli errori sanitari verificatisi nelle strutture sanitarie pubbliche e private, sui fenomeni di cattiva gestione - individuando gli eventuali correttivi da apportare utili al miglioramento della qualità del sistema sanitario nazionale - vi è quello di verificare l'entità delle risorse finanziarie destinate dalle strutture sanitarie pubbliche e private a interventi per la riduzione degli errori sanitari. Segnala inoltre che la Commissione ha il compito di verificare la sostenibilità finanziaria e l'adeguatezza delle politiche relative al personale e la congruità delle misure di rientro dalla situazione debitoria contenute negli accordi stipulati con lo Stato dalle regioni in disavanzo ai sensi dell'articolo 1, comma 180, della legge n. 311 del 2004. In proposito, rileva che su tale specifico aspetto già la normativa vigente prevede l'attivazione, in sede governativa, di procedure specificamente finalizzate a verificare l'entità dei disavanzi e di porvi rimedio.
Con riferimento ai profili di interesse della Commissione bilancio, segnala che l'articolo 6, comma 6, prevede che le spese per il funzionamento della Commissione sono stabilite nel limite massimo di 40.000 euro per l'anno 2008 e di 100.000 euro per ciascuno degli anni successivi e sono poste


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a carico del bilancio interno della Camera dei deputati. Il Presidente della Camera dei deputati può autorizzare un incremento delle predette spese in misura non superiore al 30 per cento, a seguito di richiesta formulata dal Presidente della Commissione per motivate esigenze connesse allo svolgimento dell'inchiesta. L'inserimento di un limite massimo di spesa merita senza dubbio una valutazione positiva in quanto appare diretto ad introdurre un elemento di cautela nella conduzione finanziaria delle Commissioni, pienamente riconducibile a quell'obiettivo di contenimento delle spese cui deve ispirarsi una sana e prudente gestione della finanza pubblica. Tale previsione risulta coerente con la prassi più recente adottata anche nella precedente legislatura: ricordo in proposito la legge n. 271 del 2006 istitutiva della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, e le leggi n. 277 del 2006 e n. 132 del 2008 istitutive della Commissione bicamerale antimafia.
Formula dunque la seguente proposta di parere:
«La V Commissione,
esaminate le proposte in oggetto;
rilevato che l'inserimento, all'articolo 6, comma 6, di un limite massimo di spesa per il funzionamento della Commissione d'inchiesta merita pieno apprezzamento in quanto riconducibile all'obiettivo di una prudente gestione della finanza pubblica mediante il contenimento delle spese;
esprime

NULLA OSTA

non ravvisandosi effetti diretti sul bilancio dello Stato e la finanza pubblica.».

Il sottosegretario Giuseppe VEGAS condivide la proposta di parere.

La Commissione approva la proposta di parere.

La seduta termina alle 12.25.

SEDE REFERENTE

Giovedì 23 ottobre 2008. - Presidenza del presidente Giancarlo GIORGETTI. - Intervengono i sottosegretari di Stato per l'economia e le finanze Giuseppe Vegas e Daniele Molgora.

La seduta comincia alle 12.25.

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2009).
C. 1713 Governo.

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2009 e bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011.
C. 1714 Governo.

(Seguito dell'esame congiunto e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame dei provvedimenti, rinviato nella seduta del 22 ottobre 2008.

Gaspare GIUDICE (PdL), relatore per il disegno di legge finanziaria, ricordando che nel suo precedente intervento sul disegno di legge finanziaria si era limitato a chiedere al Governo alcuni chiarimenti di ordine tecnico, ritiene necessario soffermarsi sulla questione delle politiche per il Mezzogiorno, che risulta assolutamente fondamentale per il rilancio del Paese. Osserva che nelle precedenti sessioni di bilancio è stato sempre riservato uno spazio volto ad affrontare le problematiche del Mezzogiorno, con l'intervento dei ministri competenti e rileva l'opportunità di procedere in tal senso anche nel corso dell'attuale sessione.
Ricorda che nel corso della XIV legislatura, sotto il Governo Berlusconi, la politica per il Mezzogiorno era gestita integralmente dal Ministero dell'economia e che nella legislatura successiva, con il Governo Prodi, le competenze in materia sono state smembrate, di modo che, allo stato attuale, la gestione di cassa spetta al Ministero dell'economia, la gestione del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) compete al Ministero dello sviluppo economico


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e l'assegnazione delle risorse risulta invece di competenza della Presidenza del Consiglio attraverso il CIPE. Nella consapevolezza della delicatezza della situazione in cui versa il Paese, a causa della pesante crisi finanziaria, ritiene di dover comunque segnalare alcune questioni estremamente importanti relative al Mezzogiorno e in particolare: l'assenza di una strategia politica in materia; l'assoluta discrezionalità nell'utilizzo delle risorse del FAS, usate per coprire provvedimenti che non interessano in alcun modo le regioni dell'obiettivo 1; l'esigenza di sfruttare appieno le possibilità offerte dal Quadro strategico nazionale 2007-2013, che rappresenta l'ultima occasione per il Mezzogiorno, atteso che è presumibile, a partire dal 2013, uno spostamento delle risorse comunitarie a vantaggio dei nuovi paesi dell'Unione.
Ricorda inoltre che la legge finanziaria per il 2003 (legge n. 289 del 2002) ha concentrato le risorse destinate agli interventi nelle aree sottoutilizzate del Paese in un unico fondo di carattere generale, il FAS, attualmente iscritto nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico, cui sono state trasferite, ai sensi del decreto-legge n. 181 del 2006, le funzioni in materia di politiche di sviluppo e di coesione in precedenza di competenza del Ministero dell'economia e delle finanze. Nel predetto fondo risultano iscritte tutte le risorse finanziarie aggiuntive nazionali destinate a finalità di riequilibrio economico e sociale, nonché a incentivi ed investimenti pubblici; l'articolo 60, comma 1, della legge finanziaria per il 2003 attribuisce al CIPE la facoltà di ripartire, con proprie deliberazioni, la dotazione del fondo tra gli interventi in esso compresi, destinandone l'85 per cento alle Sud ed il 15 per cento al Centro-nord.
Chiede in proposito chiarimenti al Governo circa il rispetto delle citate disposizioni di legge e ricorda una serie di interventi che hanno di fatto distolto le risorse del FAS dalla finalità alle quali erano preordinate per legge, sottolineando come le coperture sul FAS valgono nel rapporto di 3 a 1, nel senso che, ad esempio, per una copertura di spese per 100 milioni occorre ridurre il fondo di 300 milioni. Ricorda, in particolare, che sotto il Governo Prodi, nel corso dell'esame parlamentare del disegno di legge finanziaria per il 2007, le risorse del FAS sono state utilizzate per le finalità più disparate, quali l'assunzione di ispettori del lavoro, le modifiche alla normativa sugli apprendisti, l'incremento del Fondo per la non autosufficienza, la progettazione della linea ferroviaria Parma-La Spezia (cosiddetta Pontremolese), gli interventi per il terremoto nel Molise, il potenziamento dei servizi per l'impiego, la realizzazione di infrastrutture del Ministero dell'interno e financo il finanziamento del Museo MAXXI.
Osserva inoltre che successivamente ulteriori interventi quali la copertura dell'abolizione dell'ICI sulla prima casa sono stati realizzati con risorse destinate a regioni del Mezzogiorno, riducendo gli stanziamenti per la realizzazione di strade in Calabria e Sicilia e per gli incentivi alla viticoltura in Sicilia. Nel complesso nei primi mesi della legislatura, le risorse per il Mezzogiorno hanno subito una riduzione pari a circa 3,6 miliardi di euro per finalità del tutto avulse dalla politica per il Sud, tra cui rientra anche il finanziamento di Roma capitale.
Ribadisce come resti aperta la questione della programmazione 2007-2013, che ha ad oggetto non risorse pienamente spendibili, ma risorse che l'Europa rimborsa solo dopo la documentazione delle spese; ne deriva che la riduzione delle risorse del FAS determina anche una riduzione del cofinanziamento, rendendo così più difficile la programmazione della spesa.
Rileva inoltre con preoccupazione, anche alla luce di recenti trasmissioni televisive, che il dibattito tra maggioranza ed opposizione sembra aver lasciato il posto ad un confronto tra interessi del nord ed interessi del sud, contribuendo a formare l'immagine di un Paese spaccato in due. Ritiene che il Parlamento e, in particolare, la Commissione bilancio costituiscano la sede naturale per affrontare i problemi


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posti e sottolinea l'esigenza di un intervento in materia del Ministro per lo sviluppo economico. Conclude ribadendo come l'attuazione del Quadro strategico nazionale 2007-2013 costituisca in sostanza l'ultima opportunità per spendere nel migliore dei modi le risorse per il rilancio del Mezzogiorno, sottolineando altresì che si tratta anche di un'occasione per l'introduzione di norme di rigore volte a favorire il miglioramento della qualità della spesa.

Renato CAMBURSANO (IdV) ritiene che il collega Giudice abbia sollevato un problema effettivo e rilevante di cui bisognerebbe tener conto quando si parla di federalismo fiscale. Osserva che in una situazione di grave crisi economica e finanziaria non erano assolutamente opportuni interventi a favore dei ceti più ricchi, come l'abolizione dell'ICI sulla prima casa, mentre si operano drastiche riduzioni sulle risorse destinate a spese di valenza essenziale, come quelle destinate all'assistenza alle persone non autosufficienti, alle infrastrutture, alla formazione. Segnala anche che le misure comunemente indicate come «Robin Hood tax» non hanno prodotto alcun vantaggio a favore dei consumatori. Al tempo stesso il Governo non ha adottato alcun intervento di riduzione della pressione fiscale. Ritiene pertanto che si possa affermare che le politiche poste in essere dal Governo hanno prodotto effetti recessivi. Passando quindi ad esaminare i contenuti del disegno di legge finanziaria, si chiede quali effetti tale provvedimento possa produrre in termini di crescita. Esprime disaccordo sulle modalità di individuazione delle risorse per finanziare le agevolazioni fiscali. Ritiene altresì grave, per quanto attiene ai rinnovi contrattuali del pubblico impiego, che il Governo si attribuisca la facoltà di concedere aumenti in forma unilaterale fuori dalla contrattazione. Evidenzia i pesanti tagli effettuati nelle tabelle allegate al disegno di legge finanziaria. Cita in particolare la riduzione dei finanziamenti relativi alla protezione civile, agli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, al fondo di rotazione per le politiche comunitarie. Ritiene che sia evidente l'incapacità del Governo di condurre una politica di rigore e al tempo stesso di sostegno allo sviluppo. Sottolinea in particolare la riduzione dei finanziamenti per infrastrutture e per la mobilità. Al riguardo evidenzia che l'Italia, come segnalato dagli organismi internazionali e dallo stesso Governatore della Banca d'Italia, si trovi sull'orlo di una profonda recessione. Di fronte a questa situazione si chiede quali misure intenda adottare il Governo per agevolare il superamento della crisi. In proposito suggerisce l'opportunità di affidare alla Cassa depositi e prestiti il compito di fornire le risorse per il finanziamento delle imprese. Per quanto riguarda le famiglie, segnala che, come evidenziato dai dati riportati anche su organi di stampa, la diseguaglianza si è ridotta negli anni di governo del centro-sinistra e si è accentuata negli anni di governo del centro-destra, per effetto dei condoni, del cosiddetto «scudo fiscale» e di un'evasione sostanzialmente tollerata. Preannuncia da parte del proprio gruppo la presentazione di emendamenti rivolti in primo luogo a recuperare risorse per gli ammortizzatori sociali e per interventi a sostegno delle famiglie. Al tempo stesso ritiene che dovrebbe essere restituito ai lavoratori dipendenti e ai pensionati il drenaggio fiscale. In conclusione sottolinea che è responsabilità di Parlamento e Governo recuperare le risorse e individuare gli interventi che permettano al Paese di affrontare la grave crisi in atto.

Massimo VANNUCCI (PD) ricorda che le relazioni delle altre Commissioni sui documenti di sono pervenute a metà ottobre, mentre le risposte del Governo sono state estremamente sintetiche e nel corso dell'esame preliminare è intervenuto il solo ministro Saccani unicamente sul disegno di legge di bilancio. Chiede pertanto di recuperare spazi per l'esame anche per dimostrare che Commissione e Parlamento hanno piena consapevolezza dell'importanza cruciale del momento attuale per la vita economica nazionale ed internazionale.


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Osserva poi che il quadro di riferimento macroeconomico è profondamente mutato anche rispetto alla nota di aggiornamento sul DPEF che ancora prevedeva per il prossimo anno una crescita positiva del PIL, mentre attualmente si profila una grave recessione. Ricorda che se l'Italia appare meno coinvolta dalla crisi del sistema bancario internazionale questo è merito delle forze di sinistra che si sono opposte all'eccessiva deregolamentazione e agli attacchi di alcuni esponenti del centrodestra alle autorità di vigilanza del settore come la Banca d'Italia. In questo quadro giudica ora con preoccupazione le dichiarazioni del presidente del Consiglio sulla necessità di entrare nel capitale delle banche, che dimostra una forte voglia di statalismo da parte di «convertiti recenti» a tale orientamento di politica, come appunto il presidente del Consiglio, mentre a suo giudizio l'impostazione corretta è quella di considerare il mercato come un mezzo e non un fine in sé, cercando il giusto equilibrio tra Stato e mercato. Rileva peraltro che se invece la situazione delle banche italiane fosse diversa da quanto fin qui dichiarato e più simile a quella degli altri paesi, l'Italia, per il suo debito pubblico, non avrebbe spazi per adottare misure di sostegno al settore come quelle degli altri paesi. Richiamando poi i dati sui risultati positivi del rapporto tra deficit e PIL per il 2007, che è all'1,7 per cento, invita ad avviare una riflessione su quale margine di flessibilità possa essere dato a patto di stabilità europeo anche alla luce di indicazioni delle situazioni europee pur continuando la rigorosa revisione della spesa. Ricorda infatti che se la situazione attuale fosse stata conosciuta in estate le decisioni di politica economica sarebbero ben diverse. A suo giudizio dovrebbero essere avviate detassazioni dei salari e delle pensioni, a partire dalla tredicesima a dicembre. Invita quindi a guardare con preoccupazione alla situazione della piccola e media impresa, mentre non ritiene sufficienti le misure di rottamazione sulle auto e sugli elettrodomestici. Segnala ad esempio di aver presentato emendamenti di sostegno del settore del mobile, attraverso la previsione di un credito di imposta per le spese compiute dalle giovani coppie per l'acquisto di mobili, ovvero attraverso l'inclusione delle spese per l'acquisto di mobili nel plafond delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie. In terzo luogo, ritiene infatti far ripartire la spesa per investimenti, andando oltre le generiche dichiarazioni del ministro Matteoli. Ritiene necessario pertanto il dibattito generale sulla politica economica.

Gabriele TOCCAFONDI (PdL) ritiene necessario svolgere alcune osservazioni in materia di istruzione scolastica. Sottolinea che la riduzione della relativa spesa risulta determinante per conseguire gli obiettivi di riduzione del debito pubblico assunti in sede europea anche dal precedente Governo, senza ricorrere ad un aumento della pressione fiscale. Sottolinea che la strada in questo senso appare obbligata, ricordando che il debito pubblico nazionale ammonta a 1.600 miliardi di euro, con una spesa per interessi pari a circa 82 miliardi di euro annui, corrispondete ad una spesa pro capite annua di circa 350 euro. Rileva che nel bilancio dello Stato per il 2009 tutte le missioni registrano una riduzione dei relativi stanziamenti, rispetto al bilancio assestato per il 2008, ad eccezione della missione «Competitività e sviluppo delle imprese» che segna un incremento del 7,8 per cento e della missione «Istruzione scolastica» che registra un incremento dell'1,4 per cento.
Osserva in particolare che, nell'ambito della missione «Istruzione scolastica», gli stanziamenti per le istituzioni scolastiche non statali registrano per il 2009 una riduzione, rispetto al bilancio assestato 2008, di 133 milioni di euro, corrispondenti al 25 per cento delle risorse; ulteriori riduzioni riguardano gli anni 2010 e 2011, determinando una diminuzione complessiva degli stanziamenti tra il 2008 ed il 2011 di circa il 40 per cento. Evidenzia che, al contrario, risulta un aumento delle risorse da destinare alle istituzioni scolastiche statali, in modo tale che la missione «Istruzione scolastica» registra nel suo


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complesso un incremento pari a 656 milioni di euro. Sottolinea altresì il rilievo dei dati riportati, anche alla luce delle proteste e delle manifestazioni di piazza contro la politica del Governo in materia di istruzione.
Osserva nuovamente che, alla luce dei dati del disegno di legge di bilancio, l'unico settore interessato da pesanti riduzioni è quello della scuola non statale, con un conseguente aumento dei costi per le famiglie e rischi di chiusura per molti istituti. Chiede pertanto un intervento del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per fornire alla Commissione bilancio i necessari chiarimenti sul punto.

Antonio BORGHESI (IdV) in primo luogo evidenzia che il conseguimento degli obiettivi economico-finanziari fissati dal Governo appare irrealistico. Passa quindi ad un esame delle previsioni di bilancio, sottolineando che da esse riduzioni per 8 miliardi di euro nel 2009 e per importi superiori negli anni successivi. Ricorda altresì che nel 2009 si aggiunge la trasformazione degli accantonamenti in diminuzione degli stanziamenti per oltre 4 miliardi di euro. Ritiene che, rispetto a tagli di tali dimensioni, la possibilità di effettuare rimodulazioni non sia sufficiente, anche in considerazione del fatto che tali rimodulazioni si riducono a recuperare risorse laddove sono disponibili. Da un esame analitico delle previsioni di bilancio risulta che le riduzioni hanno colpito lo sviluppo economico, l'istruzione, gli interni, le infrastrutture, i beni e le attività culturali. Se si prendono in considerazione le singole missioni, risultano evidenti consistenti riduzioni delle risorse destinate alla mobilità, alle infrastrutture, agli interventi di sostegno delle piccole e medie imprese, all'agricoltura e alla pesca, all'istruzione scolastica, alla ricerca e innovazione, all'istruzione universitaria, al riequilibrio territoriale. Ritiene che in queste condizioni risulti di fatto impraticabile qualunque ipotesi di federalismo fiscale che comporti un riequilibrio della distribuzione delle risorse tra le varie parti del territorio nazionale e che al tempo stesso non si traduca in un aumento della pressione fiscale. Sottolinea che la maggior parte delle riduzioni di spesa riguarda gli stanziamenti di conto capitale, che vengono ridotti di un quarto. Osserva in proposito che non si può pensare di affidare alla finanza di progetto la realizzazione di infrastrutture di rilevanza nazionale. Sottolinea altresì la diminuzione degli stanziamenti di spesa relativi ai redditi da lavoro dipendente e ai trasferimenti alle imprese e famiglie. Per quanto riguarda il dato che evidenzia un aumento dei trasferimenti agli enti locali, segnala che tale dato deve porsi in relazione all'abolizione dell'ICI sulla prima casa e che comunque le risorse stanziate risultano inadeguate rispetto alla perdita di gettito che si è determinata per i comuni. Sul lato delle entrate, segnala una riduzione delle previsioni relative all'IVA e all'imposta sui redditi delle imprese. Ciò si connette al livello molto elevato di evasione, che il Governo ha incoraggiato attraverso l'eliminazione degli strumenti di tracciabilità dei pagamenti. Ribadisce la gravità, in una prospettiva di medio e lungo periodo, della riduzione degli stanziamenti di conto capitale, che pregiudica le prospettive di sviluppo del Paese. In conclusione, precisa che i rilievi avanzati si riferiscono alle differenze rispetto alla legislazione vigente. Ancor più marcate sono le riduzioni di spesa rispetto agli stanziamenti del bilancio per il 2008. Rispetto a tale bilancio è significativo che risultino in aumento soltanto gli stanziamenti per i servizi generali alle amministrazioni pubbliche. Ritiene in definitiva che le scelte del Governo prefigurino un quadro molto preoccupante. Si tratta di tagli indiscriminati, che non tengono conto delle voci che sostengono lo sviluppo. In particolare ritiene che dovrebbero essere definiti interventi mirati per le imprese e per le famiglie.

La seduta, sospesa alle 14, riprende alle 14.30.

Maino MARCHI (PD) rileva che l'esame del disegno di legge finanziaria rischia di


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essere questo anno per un verso virtuale e per l'altro sfilacciato. Concordando con il collega Vannucci, richiama in primo luogo il mutamento del quadro macroeconomico rispetto alla nota di aggiornamento del DPEF, con una crisi grave che dal sistema finanziario va a coinvolgere l'economia reale. Ricorda che il Governo aveva dichiarato che proprio la crisi imponeva una manovra anticipata triennale in estate; tuttavia risulta necessario interrogarsi su l'efficace scelta compiuta e sulla scelta da compiere per affrontare una nuova situazione. Con riferimento al primo aspetto, osserva che la soppressione dell'ICI sulla prima casa non è servita a far ripartire i consumi e la domanda né a far crescere i salari reali Anche la disposizione sui mutui mediante l'accordo con le banche non è servito ad affrontare il problema delle famiglie con mutui a tasso variabile. In proposito sottolinea l'esigenza di sostituire ad euribor il tasso BCE di riferimento per i mutui in quanto la recente riduzione dei tassi non si sta riflettendo su tassi dei mutui. Constata infine che anche della Robin Hood tax hanno pagato gli effetti consumatori. Con riferimento al secondo aspetto rileva che i lavoratori e i pensionati rischiano di passare per effetto dell'inflazione ad aliquote più alte sena recupero del fiscal drag. Inoltre la previsione della riduzione dell'IVA contrasta con la previsione del DPEF di un aumento del PIL nominale e dimostra si sta registrando una ripresa di evasione e di elusione.
Constata poi la riduzione, a differenza da quanto rilevato dal collega Toccafondi, di dotazione di bilancio per l'istruzione statale. Inoltre è criticabile la consistente riduzione della spesa in conto capitale. Osserva poi che, oltre che criticabile, la manovra è insufficiente. In proposito ricorda che autentica emergenza è la ripresa della domanda interna, mentre le esportazioni hanno registrato un miglioramento. Sul punto chiede misure di detrazioni sui redditi da lavoro dipendente più bassi e su quelli da pensione.
Ritiene inoltre necessario, di fronte ad una situazione di stretta creditizia, il sostegno alle piccole e medie imprese. Pure necessario è un programma di investimenti nelle infrastrutture in quanto esse non possono essere realizzate in base al project financing. Più in generale ritiene indispensabile avviare una riflessione su come dare flessibilità al patto di stabilità europeo. Si interroga poi se effettivamente i diversi provvedimenti della manovra di finanza pubblica rientrino nella logica di uscire dalla deregulation, come la crisi richiede. Ritiene che ad esempio il ddl 1441-quater vada in tutt'altra direzione. Chiede conclusivamente come si intenda utilizzare l'esame del disegno di legge finanziaria per affrontare la crisi economica. Rileva poi il rischio di un esame sfilacciato in quanto al fianco del disegno di legge finanziaria si stanno affastellando decreti-legge in maniera confusa, come quelli in materia creditizia o quello sugli enti locali. Con riferimento a tale ultimo aspetto rileva le diverse problematicità del patto di stabilità interno contenuto nel decreto-legge n. 112. In proposito osserva che negli scorsi anni il disegno di legge finanziaria presentava molto criticità, però aveva il pregio di fornire un quadro intero della politica economica.

Antonio MISIANI (PD) esordisce sottolineando il carattere straordinario del contesto in cui svolge il dibattito sui documenti di finanza pubblica, caratterizzato dal crollo dei mercati finanziari, da un'instabilità destinata a durare, da una situazione generale che oramai può essere definita come una vera e propria recessione. Rileva che la sostanziale arretratezza dell'Italia nel campo della finanza innovativa ha reso il Paese più solido nella tenuta del sistema bancario, a causa del peso più limitato rispetto agli altri paesi europei degli strumenti derivati. Sottolinea d'altra parte che l'Italia si rivela molto più debole nel campo dell'economia reale: i dati del Fondo monetario internazionale stimano un valore negativo dello 0,1 per cento del PIL nel 2008 ed un valore negativo dello 0,2 per cento nel 2009, a fronte di una previsione per i paesi dell'Unione europea di una crescita dell'1,3 per cento nell'anno in corso e dello 0,2 per


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cento nel 2009. Rileva pertanto che, nell'attuale fase di generale rallentamento dell'economia europea, l'Italia è il paese che si trova nella condizione peggiore, seconda solo all'Irlanda. Sottolinea altresì che il rapporto dell'OCSE sulle disuguaglianze sociali vede il nostro Paese agli ultimi posti per le disuguaglianze nella distribuzione del reddito e rileva che negli ultimi 10 anni l'Italia è il paese in cui sono maggiormente aumentate le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza.
Dichiara di condividere il piano approntato dai governi europei per la stabilizzazione dei mercati finanziari e preannuncia l'appoggio dell'opposizione alla declinazione nazionale di quel piano, anche se con alcuni correttivi, quali la richiesta di una maggior coinvolgimento del Parlamento.
Sottolinea nuovamente come il problema principale resti quello dell'economia reale, a fronte del quale i disegni di legge finanziaria e di bilancio si limitano a confermare le scelte della manovra varata prima dell'estate con il decreto-legge n. 112, che ha aumentato le pressione fiscale rispetto al livello tendenziale, ha tagliato drasticamente gli investimenti pubblici (-11,5 per cento secondo stime recentemente diffuse) e ha previsto misure di contenimento della spesa che, pur condivisibili nelle finalità, risultano fortemente criticabili per le modalità con cui sono state attuate. Rileva che, ponendo a raffronto le previsioni per il 2011 sulla base della legislazione precedente alla manovra del decreto n. 112 e sulla base delle nuove risultanze del disegno di legge di bilancio, le riduzioni di spesa più consistenti riguardano settori particolarmente delicati, cruciali per il futuro del Paese, quali 'Competitività e sviluppo delle imprese' (-28,4 per cento), 'Diritto alla mobilità' (-21,5 per cento), 'Infrastrutture pubbliche e logistica' (-43,1 per cento), 'Istruzione scolastica' (-8,9 per cento) e 'Sviluppo e riequilibrio territoriale' (-41,5 per cento).
Alla luce delle considerazioni svolte, sottolinea l'assoluta necessità di una svolta nella politica economica del Paese, attraverso una manovra anticiclica volta a ridare fiducia all'apparato produttivo e a tutti i cittadini, anche per dimostrare che gli interventi pubblici, realizzati a spese dei contribuenti, non servono solo a salvare le banche ma anche a sostenere le famiglie. Rileva altresì che la politica di risanamento dei conti pubblici portata avanti negli ultimi anni consente di praticare l'auspicata svolta, anche in considerazione del fatto che l'Unione europea e l'ECOFIN hanno aperta la strada per un allentamento dei vincoli imposti dal patto di stabilità e crescita.
Sottolinea che gli interventi non dovrebbero riguardare aiuti di Stato alle imprese, atteso che i mercati italiani hanno al contrario bisogno di essere liberalizzati: la liberalizzazione del settore bancario costituirebbe in proposito una riforma a costo zero che fornirebbe un nuovo impulso alla crescita economica. Gli interventi dovrebbero riguardare, in secondo luogo, gli investimenti pubblici, anche se gli effetti non sarebbero immediati, a causa dei lunghezza dei tempi necessari per la realizzazione delle opere. Ritiene infine necessaria l'adozione di misure per il sostegno della domanda interna e dei consumi e ricorda la proposta dell'opposizione di detassare i redditi fissi, a cominciare, a fine d'anno, dalla tredicesima. Rileva inoltre l'opportunità, in via temporanea ed in funzione anticiclica, di rifinanziare la social card, introdotta dal decreto-legge n. 112, e di ampliare la platea dei beneficiari della medesima. Solleva inoltre il problema di un'estensione degli ammortizzatori sociali, anche in tal caso in via transitoria ed emergenziale, alla luce della situazione di crescente difficoltà in cui versano molte piccole e medie imprese.
Fa presente altresì la necessità di aiuti per le famiglie con mutuo a tasso variabile, in considerazione del sostanziale fallimento della misura della rinegoziazione, indicando quale strada da seguire la portabilità dei mutui, tanto osteggiata dal sistema bancario, nonché di strumenti, quali ad esempio l'istituzione di un fondo interbancario, volti a migliorare l'accessibilità


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al credito delle piccole e medie imprese, in sofferenza per l'attuale situazione dei mercati creditizi.
Conclude ribadendo l'esigenza di aprire in sede parlamentare una discussione vera ed aperta sulle scelte fondamentali di politica economica.

Francesco BOCCIA (PD) pone preliminarmente alcuni quesiti al rappresentante del Governo. In primo luogo ricorda che il centro-destra ha basato la sua politica economica sul sostegno alla crescita. Nel 2001-2006 i risultati furono scarsi e l'alibi fu la crisi determinata dai fatti dell'11 settembre; tra il 2006 e il 2008 l'opposizione rimproverò al Governo di non aiutare la crescita. Ora il centrodestra tornato al Governo, sembra aver dimenticato la crescita a vantaggio di un approccio ragioneristico e di una riduzione inaspettata di spesa per investimenti. Chiede quindi quale sia la politica economica del Governo e chiede chiarimenti sui saldi. In particolare ritiene necessario sapere se le entrate sono state stimate con certezza per evitare la necessita di ricorre a misure straordinarie come i condoni. Invita inoltre a considerare il peso delle diverse oscillazioni dei tassi d'interesse. Chiede poi se vi siano misure contro la stagnazione. Al riguardo, si sofferma nello specifico sulla situazione del Mezzogiorno, che si sta spopolando di giovani mentre la popolazione anziana aumenta con conseguente necessità di aumento della spesa per il welfare. Con riferimento alle osservazioni del collega Giudice sull'utilizzo del fondo per le aree sottoutilizzate, che in gran parte condivide, constata che non si possono però giustificare l'utilizzo di risorse del fondo per il dissesto del comune di Catania. Ricorda in proposito che già nel febbraio 2008 che la Ragioneria generale dello Stato ha fatto pervenire alla Presidenza del Consiglio una documentazione che dichiarava come Catania fosse in dissesto. Ritiene infatti che bisognava aiutare Catania, però dichiarando formalmente la situazione di dissesto e attivando la Corte dei Conti. Invece la procedura scelta dal Governo è poco trasparente e non risulterà sufficiente in quanto alla fine i debiti superanno il miliardo di euro. Constata poi l'assenza di qualsiasi intervento sui salari che risulta invece necessario per sostenere la domanda interna. Si sofferma poi sulla vicenda del fondo alimentato dai conti dormienti con riferimento al quale le somme finora accertate risultano notevolmente inferiori a quelle previste e annuncia sul punto la presentazione di un'interrogazione in Assemblea. Annuncia infine la presentazione di un emendamento che ripristina l'automatismo del credito d'imposta per il Sud e auspica che i colleghi della maggioranza possano convergere su tale obiettivo.

Gaspare GIUDICE (PdL), relatore per il disegno di legge finanziaria, nel sottolineare la rilevanza del dibattito sul disegno di legge finanziaria, ritiene che un esame approfondito degli emendamenti permetterà di valutare a fondo le singole questioni. Evidenzia la sintonia di giudizio con il collega Boccia sui finanziamenti per le aree sottoutilizzate, nonché, in modo specifico, sugli interventi che hanno riguardato Catania e Roma. Pur riconoscendo la gravità della crisi che il Paese è chiamato ad affrontare, ritiene che essa rappresenti anche l'occasione per una ridefinizione complessiva del sistema. Auspica pertanto che il lavoro della Commissione si concentri sui contenuti e si svolga in modo realistico e costruttivo.

Chiara MORONI (PdL), relatore per il disegno di legge di bilancio, ritiene che la novità rappresentata dai disegni di legge di bilancio e finanziaria comporti la definizione di un nuovo ruolo del Parlamento. Anche il contesto in cui l'esame si colloca ha una forte incidenza sulle modalità di esame. Condivide l'osservazione che una certa arretratezza del sistema creditizio e finanziario italiano ha limitato gli effetti della crisi sul Paese. Al riguardo rigetta l'accusa al centro-destra di condurre una politica invasiva; ritiene invece che il centro-destra persegua una politica di corretta individuazione del ruolo dello Stato come soggetto che stabilisce le regole. Per


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quanto concerne il disegno di legge di bilancio, ritiene che le regole previste dal decreto-legge n. 112 garantiscano una maggiore flessibilità e al tempo stesso riconoscano al Parlamento la capacità di effettuare scelte politicamente significative. Osserva altresì che il sistema del welfare può essere mantenuto solo se viene riformato e le risorse disponibili, comunque limitate, possono essere sufficienti, se utilizzate in modo appropriato, per rispondere alle esigenze della cittadinanza. Evidenzia che si è dimostrato assolutamente opportuno anticipare la manovra correttiva e impostarla su base triennale. Auspica infine che anche l'opposizione assuma un atteggiamento costruttivo, valutando le questioni nel merito.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, avverte che la replica del rappresentante del Governo avrà luogo nella seduta che sarà prevista martedì alle ore 9.30; alla replica faranno seguito la dichiarazione di ammissibilità e la votazione sugli emendamenti.

Pier Paolo BARETTA (PD) ribadisce comunque la richiesta di una chiara separazione tra i lavori della Commissione e i lavori dell'Assemblea.

Giancarlo GIORGETTI, presidente, rinvia quindi il seguito dell'esame ad una successiva seduta.

La seduta termina alle 15.40.