I Commissione - Resoconto di giovedý 16 ottobre 2008


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SEDE REFERENTE

Giovedì 16 ottobre 2008. - Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Intervengono il ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Aldo Brancher.

La seduta comincia alle 9.05.

Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia.
C. 22 Zeller, C. 646 Cicu, C. 1070 Palomba, C. 1449 Gozi, C. 1491 Bocchino, C. 1507 Soro e C. 1692 Lo Monte.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo, nella seduta del 15 ottobre 2008.

Donato BRUNO, presidente, ricorda che nella seduta di martedì 14 ottobre si sono svolti gli interventi sul complesso degli emendamenti e che in quella di ieri, mercoledì 15 ottobre, è iniziato l'esame degli emendamenti.

Pino PISICCHIO (IdV) illustra il proprio emendamento 1.2, volto a prevedere l'incandidabilità di coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva per un delitto non colposo.

Gaetano PECORELLA (PdL), intervenendo sull'emendamento Pisicchio 1.2, ritiene che la sua formulazione debba essere oggetto di approfondimento. Esso pone infatti un problema serio, quale è quello della selezione dei candidati per l'accesso alle cariche pubbliche sulla base del criterio della dignità personale. In proposito esprime apprezzamento per il fatto che l'emendamento condiziona l'incandidabilità alla condanna con sentenza definitiva, e non alla mera iscrizione nel registro degli indagati o ad altre circostanze analoghe, soluzione ventilata in altre occasioni.
Ritiene, inoltre, che limitare l'incandidabilità ai soli delitti non colposi non tiene in considerazione il fatto che tra i delitti colposi ne rientrano alcuni nei quali la colpa assume un carattere di antisocialità più grave che in alcuni delitti dolosi: si riferisce in particolare a certune responsabilità per infortuni sul lavoro o per incidenti stradali.
Al contrario esistono delitti di natura dolosa che a proprio avviso non meritano di costituire una causa ostativa alla presentazione della candidatura: si riferisce in particolare al reato di diffamazione per i giornalisti.
Non ritenendo pertanto opportuno tentare una elencazione dei reati per i quali debba prevedersi l'incandidabilità, ritiene che sia sufficiente l'attuale disciplina relativa all'interdizione ai pubblici uffici, già prevista per i reati di significativa gravità, mentre invita la Commissione a valutare l'opportunità di prevedere l'obbligo per i candidati di dichiarare i procedimenti penali a loro carico: in questo modo si consentirebbe all'elettore di operare una scelta consapevole.

Mario TASSONE (UdC) osserva preliminarmente che il tema dell'incandidabilità è stato oggetto di dibattito da parte di questa Commissione nell'ambito dell'esame dei provvedimenti recanti l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari. L'incandidabilità costituisce una fattispecie che assume rilevanza soprattutto in considerazione del fatto che il testo base non prevede più il voto di preferenza. Propone, tuttavia, di accantonare l'emendamento Pisicchio 1.2 al fine di poterne riconsiderare la formulazione in termini ancora più efficaci.

Luca VOLONTÈ (UdC), richiamandosi alle considerazioni svolte dal deputato Pecorella,


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si associa alla richiesta di accantonamento testé formulata dal deputato Tassone.

Giuseppe CALDERISI (PdL), relatore, dichiara di non condividere la richiesta di accantonamento e ribadisce il proprio parere contrario sull'emendamento Pisicchio. 1.2.

La Commissione respinge l'emendamento Pisicchio 1.2.

Jole SANTELLI (PdL) ritira il proprio emendamento 1.3.

Sesa AMICI (PD), intervenendo sull'ordine dei lavori, fa presente l'opportunità di accantonare l'esame di tutti gli emendamenti riferiti alla lettera a) del comma 1 al fine di riesaminarli dopo che la Commissione avrà definito il tema delle circoscrizioni elettorali. Ribadisce, quindi, il proprio disappunto per l'atteggiamento di chiusura del relatore rispetto alle proposte dell'opposizione.

Giuseppe CALDERISI (PdL), relatore, non si dichiara contrario all'ipotesi di accantonare gli emendamenti riferiti alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 1.

Donato BRUNO, presidente, in base alla richiesta del deputato Amici ed alla disponibilità in tal senso mostrata dal relatore, propone l'accantonamento di tutti gli emendamenti riferiti alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 1, contenuti da pagina 6 a pagina 63 del fascicolo in distribuzione.

La Commissione consente.

Mario TASSONE (UdC) illustra l'emendamento Casini 1.116, del quale raccomanda l'approvazione.

La Commissione respinge l'emendamento Casini 1.116.

Salvatore VASSALLO (PD), intervenendo sull'ordine dei lavori, propone l'accantonamento degli emendamenti volti a disciplinare le «quote di genere». Si tratta di una tematica che potrebbe essere meglio approfondita dopo che la Commissione avrà definito la disciplina relativa al voto di preferenza ed alle candidature multiple.

Giuseppe CALDERISI (PdL), relatore, e il ministro Roberto CALDEROLI si dichiarano contrari all'ipotesi di accantonamento avanzata dal deputato Vassallo.

Sesa AMICI (PD), intervenendo sul suo emendamento 1.13, chiarisce che esso, come anche i successivi 1.14, 1.15 e 1.16, tende a stabilire una sanzione effettiva per le liste che non rispettino la proporzione tra i generi. Ricorda che l'articolo 51 della Costituzione, revisionato a seguito della sentenza con cui nel 2003 la Corte costituzionale ha stabilito l'illegittimità costituzionale di norme che prevedano quote di riserva a favore di un sesso, impone oggi al legislatore di provvedere in concreto per assicurare le pari opportunità di donne e uomini. Aggiunge che l'assenza delle donne dalla politica non è solo contro la Costituzione, ma contro l'interesse del Paese, che da una maggiore presenza femminile non potrebbe che trarre vantaggio. Invita pertanto tutti i gruppi a un'assunzione comune di responsabilità sul punto.

Mario TASSONE (UdC), pur sottolineando di essere sempre stato contrario a soluzioni come le quote riservate, che giudica forzature, riconosce che il problema è serio e che riguarda tutte le forze politiche. Per questo ritiene opportuno, a meno che il testo del relatore sia immodificabile, accantonare il punto per discuterlo più approfonditamente in un secondo momento.

Pino PISICCHIO (IdV) ricorda che, quando il corpo elettorale esprimeva le preferenze, la presenza delle donne nel Parlamento nazionale era intorno al 14 per cento, mentre è scesa all'8 per cento nel periodo di vigenza della legge Mattarella, quando era rimesso ai partiti di


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bilanciare la presenza dei sessi nelle candidature per i collegi uninominali e per le quote proporzionali. Pertanto, qualora si decida di abbandonare le preferenze anche nel sistema elettorale europeo, occorrerà individuare misure particolarmente forti per assicurare la presenza femminile nella rappresentanza. Condivide quindi l'emendamento Amici 1.13, che si muove precisamente in questa direzione.

Isabella BERTOLINI (PdL), premesso di intervenire a titolo personale, preannuncia che voterà a favore dell'emendamento Amici 1.13. Rileva infatti che l'emendamento Bernini 1.17 (nuova formulazione), sul quale il relatore e il Governo si sono espressi favorevolmente, pur introducendo alcune garanzie per le donne, non appare sufficiente ad assicurare la soluzione del problema delle pari opportunità. Ritiene pertanto necessaria una riflessione più approfondita sul tema, eventualmente anche in vista di una riformulazione da introdurre nel corso della discussione in Assemblea.

Luca VOLONTÈ (UdC) ritiene che il relatore dovrebbe prendere atto che gli emendamenti del gruppo del Partito democratico propongono una soluzione ragionevole sul problema del riequilibrio della rappresentanza dei generi. Concorda inoltre con quanti hanno sostenuto che il punto andrebbe discusso dopo quello delle preferenze, atteso che la soluzione del problema è diversa a seconda della posizione assunta in merito alle preferenze. In conclusione, auspica una maggiore disponibilità e apertura da parte della maggioranza, anche al fine di evitare di costringere i gruppi di opposizione alla misura estrema di intervenire lungamente su ciascun singolo emendamento.

Donato BRUNO, presidente, ricorda che il calendario dei lavori del provvedimento in oggetto è già stato definito dall'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, che tuttavia si riunirà nuovamente nel corso della giornata odierna per valutare l'opportunità di riorganizzare i tempi di discussione. Fa presente che non è sua intenzione soffocare il dibattito, ma invita i deputati a svolgere interventi contenuti al fine di potere compiutamente esaminare i diversi aspetti del provvedimento senza dover giungere a stabilire limiti di tempo per gli interventi.

Sandro GOZI (PD) dichiara di non capire per quale ragione il relatore non accolga l'emendamento del suo gruppo, che pure tende ad un riequilibrio della rappresentanza dei generi al fine di migliorare la qualità della rappresentanza: questo è infatti l'obiettivo che il relatore dichiarava di voler perseguire. Aggiunge che si tratta di un problema di credibilità dei partiti, i quali non possono continuamente sollevare il problema delle pari opportunità senza però poi fare nulla in concreto per risolverlo.

Giuseppe CALDERISI (PdL), relatore, fa presente che il sistema proposto dall'emendamento Bernini 1.17 (nuova formulazione) pone a garanzia delle pari opportunità un vincolo valido in ciascuna circoscrizione, ed è quindi assai più efficace e favorevole alle donne di quello proposto dai deputati del Partito democratico, il quale pone il vincolo solo a livello nazionale. Ricorda inoltre che le ultime elezioni per il Parlamento europeo si sono svolte con il voto di preferenza, senza che questo abbia garantito una maggiore presenza delle donne.

Anna Maria BERNINI BOVICELLI (PdL) osserva che dal confronto con altri ordinamenti stranieri emerge che il sistema delle quote riservate o delle liste bloccate con alternanza tra i generi determina una presenza anche significativa delle donne negli organi elettivi, ma non necessariamente una loro presenza significativa negli incarichi di rilievo. A suo avviso occorre pertanto avviare un processo di sensibilizzazione interna ai partiti sull'importanza delle donne in politica, nelle more del quale, tuttavia, è utile introdurre anche obblighi di legge. Il suo emendamento tende per l'appunto a stabilire


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un obbligo di legge in capo ai partiti nella compilazione delle liste elettorali, prevedendo, in caso di inottemperanza, una sanzione pecuniaria: la sanzione pecuniaria rappresenta infatti, a suo parere, il giusto equilibrio, mentre appare eccessiva la sanzione della espulsione del candidato che non rispetti l'alternanza o addirittura quella dell'inammissibilità della lista stessa.

Alessandro NACCARATO (PD) esprime il timore che, mentre a parole tutti si dicono d'accordo per introdurre misure per il riequilibrio della rappresentanza di genere, nei fatti poi non si faccia nulla di concreto. Ricorda che un meccanismo sanzionatorio pecuniario è già oggi previsto per il mancato rispetto delle quote nella formazione delle liste elettorali per il Parlamento europeo, ma nella scorsa legislatura fu avviato l'esame di una proposta di legge sostanzialmente volta a consentire ai gruppi che non avevano rispettato l'obbligo di eludere la sanzione. La proposta di legge non completò il suo iter solo a causa dell'interruzione anticipata della legislatura.

Salvatore VASSALLO (PD) prende atto che la maggioranza non è disposta a discutere nemmeno sui dettagli del testo del relatore, il che contraddice le enunciazioni iniziali del relatore stesso, il quale aveva assicurato che su un provvedimento come questo, che attiene alle regole del gioco, si sarebbe proceduto con l'accordo più ampio possibile. Aggiunge che è assurdo voler seguire nel dibattito l'ordine dell'articolato, anziché, come sarebbe più ragionevole, l'ordine logico delle questioni. Fa infatti presente che, se fosse già stata affrontata la questione delle preferenze e fosse già stato decisa in via definitiva l'abolizione di queste ultime, il suo gruppo avrebbe ritirato gli emendamenti in esame, accedendo alla soluzione proposta nell'emendamento Bernini 1.17 (nuova formulazione), in quanto intende portare avanti un confronto costruttivo sulle questioni aperte e non fare ostruzionismo.

La Commissione respinge l'emendamento Amici 1.13.

Donato BRUNO, presidente, essendo imminente l'inizio della chiama dei deputati nella prima riunione odierna del Parlamento in seduta comune, rinvia il seguito dell'esame al termine della chiama stessa.

Luca VOLONTÈ (UdC) esprime l'auspicio che alla ripresa dei lavori il relatore risponda sulle richieste che gli sono state rivolte.

Donato BRUNO, presidente, sospende la seduta.

La seduta, sospesa alle 10.05, riprende alle 11.40.

Giuseppe CALDERISI (PdL), relatore, al fine di venire incontro alle richieste formulate dai gruppi di opposizione nella precedente seduta, propone di accantonare tutti gli emendamenti non ancora votati fino a quelli riferiti alla lettera d), riguardante il tema delle preferenze, di accantonare quindi gli emendamenti riferiti alle lettere e), f), g), h), i), l) e m) e di proseguire con l'esame di quelli riferiti alla lettera n), che riguarda le circoscrizioni, per riprendere solo allora, secondo l'ordine dell'articolato, l'esame degli emendamenti accantonati.

Sesa AMICI (PD), Mario TASSONE (UdC), Luciano DUSSIN (LNP) e Siegfried BRUGGER (Misto-Min.ling.) concordano con la proposta del relatore.

Il ministro Roberto CALDEROLI concorda con la proposta del relatore.

Donato BRUNO, presidente, avverte che l'esame riprenderà quindi dall'emendamento Casini 1.139, intendendosi pertanto accantonati tutti gli emendamenti precedenti non ancora votati.

Mario TASSONE (UdC) richiama gli argomenti già svolti dal proprio gruppo nel


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corso dell'esame preliminare per ribadire ancora una volta l'importanza delle preferenze al fine di consentire ai cittadini la scelta dei propri rappresentanti. Auspica pertanto una maggiore apertura del relatore e del Governo al fine di evitare scelte che spingano il sistema verso al logica del Parlamento dei tecnocrati.

Michele BORDO (PD) ritiene che a questo punto la priorità politica sia quella di capire quali margini di dialogo esistano con la maggioranza. Nel ricordare che il relatore aveva dichiarato ampia disponibilità al confronto in vista del raggiungimento del più ampio consenso possibile su una riforma che, come questa, riguarda le regole della democrazia, si rammarica di dover constatare che, nondimeno, l'atteggiamento della maggioranza è stato fin qui di pressoché totale chiusura.
Premesso poi di non credere che le preferenze siano indispensabili alla democrazia, ritiene però preferibile che siano gli elettori, anziché i leader di partito, a scegliere i rappresentanti politici, anche perché il sistema della designazione partitica della classe politica introdotto nella legge elettorale nazionale ha innegabilmente distrutto il rapporto dei rappresentanti con il territorio.
A quanti hanno poi fatto presente che l'abolizione delle preferenze fu introdotta dalla sua parte politica nella legge regionale per l'elezione del consiglio regionale della Toscana ricorda che quella legge consente però agli elettori di selezionare i candidati attraverso consultazioni primarie. A quanti invece hanno sostenuto che anche nel sistema uninominale sarebbero i partiti a selezionare i candidati risponde che si tratta di un argomento indifendibile dal momento che, con quel sistema, gli elettori potevano scegliere tra più candidati di diverse liste, mentre con l'attuale legge elettorale nazionale la loro possibilità di scelta è molto ridotta. È infine falso che con il referendum del 1991 i cittadini italiani abbiano inteso abolire la preferenza: il referendum stabilì, semmai, il principio della preferenza unica in luogo di quella multipla. Conclude dicendosi convinto che eliminare anche la preferenza unica sarebbe un segnale negativo di chiusura nei confronti del corpo elettorale.

Lino DUILIO (PD) ribadisce che l'abolizione del voto di preferenza comporta che la designazione dei parlamentari si sostituisce alla loro elezione, secondo una logica che già oggi, applicata nella legge elettorale interna, ha prodotto un Parlamento nazionale composto di soggetti che perseguono non gli interessi del popolo ma quelli di chi li ha nominati. Si tratta, a suo parere, di un regresso inaccettabile; tanto più inaccettabile in quanto non esiste in Italia un sistema di garanzia della democrazia interna dei partiti. Trova però non solo umiliante che i parlamentari debbano obbedire alle indicazioni del capo del partito, ma anche contrario alla democrazia, in quanto non appartiene alla logica democratica attribuire a un singolo il potere di decidere tutto, compreso chi debbano essere i rappresentanti del popolo. Aggiunge che, non esprimendo il Parlamento europeo un Governo, nulla impedisce che la rappresentanza europea si costituisca su criteri proporzionali. Contesta infine la tesi che si va diffondendo secondo cui da una parte occorrerebbe selezionare per il Parlamento europeo i candidati più competenti sotto il profilo della preparazione tecnica e dall'altra parte i più indicati per tale selezione sarebbero i partiti e le preferenze sarebbero addirittura ostative rispetto a questo fine: evidentemente si ritiene che il corpo elettorale non sia in grado di scegliere per il meglio e che il rapporto con il territorio non sia un bene ma anzi un ostacolo allo svolgimento del mandato parlamentare.

Donato BRUNO, presidente, invita i deputati a contenere la durata dei propri interventi al fine di consentire alla Commissione di esaminare in modo compiuto le diverse problematiche contenute nel provvedimento in oggetto e di trasmettere all'Assemblea un testo che rappresenti il frutto di un esame approfondito.

Enrico LA LOGGIA (PdL) ritiene che il problema fondamentale sia quello di decidere


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quale tipo di partito si voglia avere in Italia. Ricorda quindi come, nei sessant'anni di vita della Repubblica, nonostante la democrazia italiana nasca proporzionalistica e dunque fondata sulla mediazione dei partiti, non si sia mai addivenuti a una disciplina dei partiti, pur nella successione dei diversi sistemi elettorali. Premesso poi che sta lavorando ad un progetto di legge in materia di disciplina dei partiti, invita i gruppi di opposizione a riflettere sul fatto che il referendum sulle preferenze del 1991 nasceva dall'esigenza, oltre che di limitare il fenomeno della disgregazione correntizia dei partiti, di contrastare i condizionamenti clientelari del voto, che nella preferenze avevano il loro strumento. A suo avviso, quindi, se esiste un sia pur limitato timore che le preferenze possano essere utilizzate come strumento di corruzione, occorre scegliere di abolirle.

Alessandro NACCARATO (PD) chiede ai deputati della Lega Nord Padania di chiarire la propria posizione sulle preferenze, ricordando come la Lega abbia sempre sostenuto l'importanza del collegamento della rappresentanza con la base e con il territorio e sia sempre stata contraria all'Europa dei tecnocrati, ossia al tipo di Europa verso cui spinge la riforma proposta dal relatore. Pur sicuro che la mancanza di collegamento col territorio non riguarderà i deputati della Lega, la quale ha sempre curato questo aspetto come preminente, la invita a chiarire se non ritenga che sussista un rischio, in caso di abolizione delle preferenze, per la rappresentanza italiana nel suo complesso.

Siegfried BRUGGER (Misto-Min.ling.), dopo aver ricordato come la Südtiroler Volkspartei sia sempre stata a favore della preferenza a tutti i livelli, come la legge elettorale per la provincia di Bolzano preveda un sistema proporzionale con quattro preferenze e come un sistema analogo sia previsto anche per le elezioni comunali, sottolinea come a tali elezioni l'affluenza al voto sia molto più alta di quella che si è registrata nelle ultime elezioni per il Parlamento nazionale. Aggiunge che l'elettorato del suo collegio sostiene apertamente che una causa della decrescente affluenza alle elezioni politiche nazionali sta proprio nella mancanza della preferenza.

Pino PISICCHIO (IdV) ricorda che all'origine della democrazia italiana c'è un sistema di partiti nei quali sia i candidati alle elezioni sia i dirigenti erano selezionati dal basso, laddove l'attuale forma di partito è indubitabilmente non democratica e priva di controllo in quanto fondata sul principio della delega di ogni decisione al leader. Ritiene pertanto che senza una previa regolazione giuridica della vita interna dei partiti sia impensabile introdurre il sistema della lista bloccata.

Luca VOLONTÈ (UdC) fa presente che negli ultimi quattordici anni, nonostante il venir meno della preferenza, la corruzione non è affatto diminuita. Ritiene quindi scorretto associare la preferenza alla corruzione in un rapporto di causa ed effetto, senza contare che, se davvero la preferenza fosse veicolo di corruzione, allora la si dovrebbe eliminare da tutti i sistemi elettorali, a qualunque livello di governo. Ribadisce inoltre che non può ritenersi democratico un ordinamento basato sulla integrale delega delle decisioni ad un limitato numero di persone, senza contare che un tale sistema rischia di produrre danni incalcolabili nel momento in cui i leader di partito non saranno più gli attuali ma altri della cui integrità morale non si può essere certi. Si dice pertanto convinto che l'abolizione completa della preferenza dal sistema elettorale non si possa perseguire senza contemporaneamente portare avanti una legge sulla democrazia interna dei partiti.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Casini 1.139 e Zeller 1.25.

Mario TASSONE (UdC), intervenendo sull'emendamento Casini 1.138, di cui è


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cofirmatario torna a chiedere alla maggioranza e al Governo le ragioni della loro insistenza sull'abolizione della preferenza. Al deputato La Loggia fa poi notare che non è ragionevole rinunciare a uno strumento solo perché, oltre all'uso legittimo, se ne può fare un uso distorto: certamente, infatti, il deputato La Loggia, che è siciliano, non rinuncerebbe all'investimento di fondi per opere pubbliche nel meridione nonostante sappia quanto grande sia il rischio di infiltrazione mafiosa negli appalti.

La Commissione respinge l'emendamento Casini 1.138.

Salvatore VASSALLO (PD), intervenendo sull'emendamento Amici 1.26, di cui è cofirmatario, sottolinea come tra i fautori del mantenimento della preferenza esistano posizioni diverse, che non devono essere sottaciute: alcuni infatti ritengono che le preferenze siano indispensabili alla qualificazione di un ordinamento come democratico; altri, tra i quali lui, ritengono che le preferenze non siano un bene in assoluto ma siano comunque opportune nel particolare momento storico che l'Italia sta vivendo, il quale è caratterizzato da una legge elettorale nazionale che ha ingenerato nel corpo elettorale il convincimento che la classe politica sia chiusa in se stessa e formata mediante sistemi di cooptazione. Esiste pertanto, in questo momento, una comprensibile richiesta da parte dell'elettorato di non eliminare quelle residue possibilità di scelta che ancora esistono nel sistema.
Ritiene poi sorprendente che la Lega Nord Padania non prenda posizione sul punto, considerato che, con l'abolizione delle preferenze, ne va del rapporto tra la rappresentanza e il territorio, ossia di un valore che la Lega ha sempre ritenuto fondamentale.
Ritiene poi che le preferenze siano preferibili alle liste bloccate anche in vista della garanzia delle pari opportunità tra i sessi, considerato che un meccanismo di garanzia basato sulle liste bloccate pone in capo ai partiti l'obbligo di realizzare il bilanciamento tra i generi, laddove un meccanismo basato sulla preferenza rimette il bilanciamento al corpo elettorale. Quanto poi alla proposta del relatore di cui all'emendamento Bernini 1.17 (nuova formulazione), osserva che essa è solo apparentemente efficace: nel momento, infatti, in cui si stabilisce un vincolo di alternanza tra i generi in rapporto di due a uno e le liste sono di undici candidati al massimo, in Lombardia, ma più spesso di sei o sette candidati e ciascun partito elegge in ogni circoscrizione non più di due o tre parlamentari, è facilmente preventivabile che su settantadue seggi al Parlamento non saranno elette più di sette donne, a meno che i candidati donna siano posti in cima alla lista. L'emendamento proposto dal suo gruppo è quindi assai più efficace oltre che più rispettoso dell'elettorato.

Paolo FONTANELLI (PD) ritiene che, oggi, la prima preoccupazione debba essere quella della ricostituzione del rapporto di fiducia tra i cittadini e la politica, che negli ultimi anni è stato fortemente compromesso soprattutto tra le generazioni più giovani. A suo avviso, le liste bloccate sono il sistema peggiore per recuperare un sano rapporto con l'elettorato, senza contare che per qualificare la rappresentanza occorre un sistema che ponga i candidati in competizione tra di loro in modo da costringere i partiti a selezionare, nella formulazione delle liste, i migliori.

Luca VOLONTÈ (UdC) esprime condivisione per l'emendamento in esame, che a suo avviso fornisce una soluzione intelligente ai diversi problemi segnalati dalle parti. Auspica poi che il problema interno al Popolo della Libertà, rappresentato dalla conta interna delle preferenze, a seguito della quale Alleanza Nazionale potrebbe acquisire un peso maggiore nel partito grazie alla sua migliore organizzazione territoriale, non sia risolto a danno di tutti gli italiani mediante una legge che abolisca la preferenza anche per le elezioni del Parlamento europeo.


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La Commissione respinge l'emendamento Amici 1.26.

Sandro GOZI (PD), illustrando il suo emendamento 1.27, sottolinea come il combinato disposto tra l'abolizione delle preferenze e il mantenimento di circoscrizioni estremamente ampie non permetta di risolvere nessuno dei problemi che la Commissione intendeva risolvere quando ha messo mano alla riforma della legge elettorale europea, e soprattutto non permette di risolvere il problema della distanza tra i cittadini e il Parlamento europeo.

Pino PISICCHIO (IdV) condivide le osservazioni svolte da altri rappresentanti dell'opposizione, secondo cui la celere approvazione del provvedimento senza il voto di preferenza servirebbe a superare i problemi interni del nuovo soggetto politico, da poco costituitosi.

Mario TASSONE (UdC) sottoscrive l'emendamento 1.29 Commercio e lo ritira.

Giuseppe CALDERISI (PdL), relatore, chiede la votazione per parti separate dell'emendamento 1.27 Gozi, nel senso di votare prima la parte relativa alla sostituzione della lettera d) e, successivamente, quella consequenziale.

Donato BRUNO, presidente, pone in votazione la prima parte dell'emendamento 1.27 Gozi, relativa alla sostituzione della lettera d).

La Commissione respinge la prima parte dell'emendamento 1.27 Gozi, relativa alla sostituzione della lettera d).

Donato BRUNO, presidente, avverte che la parte conseguenziale dell'emendamento 1.27 Gozi è preclusa, come pure i successivi emendamenti 1.28 Amici e 1.30 Pisicchio. Avverte inoltre che, a seguito di quanto precedentemente convenuto, la Commissione passa all'esame degli emendamenti riferiti alla lettera n) del comma 1.

Mario TASSONE (UdC) illustra l'emendamento Casini 1.307 di cui è cofirmatario. In proposito, osserva che la soppressione della lettera n) è finalizzata a riconsiderare per intero la questione relativa al numero ed alla composizione delle circoscrizioni. Nel ribadire quindi l'invito, rivolto al relatore ed alla maggioranza, a valutare i suggerimenti dell'opposizione, sottolinea l'importanza di assicurare che tutti i territori siano rappresentati al Parlamento europeo.

Donato BRUNO, presidente, fa presente che la proposta di legge Bocchino C. 1491 prevedeva quindici circoscrizioni, mentre il testo base del relatore ha ridotto il numero a dieci. Si tratta di una soluzione che si avvicina alle richieste contenute in alcuni emendamenti del deputato Tassone.

Salvatore VASSALLO (PD) ritiene che l'abolizione del voto di preferenza potrebbe essere contemperato dalla previsione di circoscrizioni elettorali di modeste dimensioni, all'interno delle quali la presenza di liste molto ridotte di candidati consentirebbe all'elettorato di comprendere consapevolmente la scelta che compie con l'espressione del voto. Deve altresì trattarsi di candidati che poi accettano di svolgere per intero il mandato di parlamentare europeo.
La proposta originaria del proprio gruppo prevedeva il voto di preferenza unitamente a circoscrizioni di medie dimensioni. Venuto meno il voto di preferenza, ritiene necessario che le circoscrizione abbiano dimensioni più contenute proprio per consentire la presentazione di liste ridotte di candidati. Al riguardo ritiene che basterebbe utilizzare le circoscrizioni relative alla parte proporzionale contenute nella «legge Mattarella»: in questo modo ogni circoscrizione eleggerebbe da uno a cinque candidati.

Giuseppe CALDERISI (PdL), relatore, si sofferma sul tema delle circoscrizioni elettorali. In proposito fa presente che la scelta di prevedere dieci circoscrizioni è finalizzata a conferire armonia ed uniformità


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al complessivo sistema elettorale. Esprime quindi di le proprie perplessità sull'istanza testè formulata dal deputato Vassallo il quale, nel suo documento che conteneva una proposta di riforma del sistema elettorale nazionale, prevedeva circoscrizioni più ampie.
Il provvedimento in esame, d'altronde, è il frutto di un lungo e serio approfondimento e le soluzioni rinvenute rappresentano l'esito di attenti bilanciamenti e valutazioni.
Fa tuttavia presente che, ove da parte dell'opposizione dovessero essere formulate proposte alternative che non alterino l'equilibrio raggiunto sul punto in esame all'interno del testo base, si dichiara disponibile a prenderle in considerazione.

Sesa AMICI (PD) fa presente che il proprio gruppo ha presentato più di una proposta in relazione al numero delle circoscrizioni, sulle quali ritiene che esistano margini per una seria discussione: si riferisce, in particolare, all'emendamento 1.59, da lei presentato, volto a prevedere sedici circoscrizioni.

Sandro GOZI (PD) ritiene che la dimensione delle circoscrizioni dovrebbe avere carattere regionale.

La Commissione respinge, con distinte votazioni, gli emendamenti 1.307 Casini, 1.308 Volontè e 1.309 Volontè.

Mario TASSONE (UdC) fa presente che sarebbe stato preferibile accantonare tutti gli emendamenti riferiti alla tabella A.

Donato BRUNO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame alla seduta già convocata al termine della seconda chiama dei deputati nella riunione del Parlamento in seduta comune per l'elezione di un giudice della Corte costituzionale, convocata per le ore 15.

La seduta termina alle 14.

ATTI DEL GOVERNO

Giovedì 16 ottobre 2008. - Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Interviene il sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico Ugo Martinat.

La seduta comincia alle 14.05.

Schema di regolamento di organizzazione del Ministero dello sviluppo economico.
Atto n. 25.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo, nella seduta del 15 ottobre 2008.

Donato BRUNO, presidente, avverte che sono pervenuti i rilievi formulati dalla Commissione bilancio e dalla Commissione trasporti sullo schema in esame.

Sesa AMICI (PD) osserva che il tema in esame è particolarmente complesso e che meritano particolare approfondimento i riflessi che la riorganizzazione avrà sull'attività di controllo sull'utilizzo dei fondi comunitari a livello regionale. Si tratta di una attività che non può essere indebolita con un ridimensionamento delle strutture e delle dotazioni attraverso le quali essa viene svolta.

Andrea ORSINI (PdL), relatore, dichiara preliminarmente di condividere l'intervento svolto dal deputato Amici, riservandosi di tenerne conto nella proposta di parere che presenterà alla Commissione.
Si sofferma quindi sui temi che reputa di primaria importanza: si tratta delle vicende contrattuali del personale e della lotta alla contraffazione che, a seguito della soppressione dell'Alto Commissario, assume una importanza strategica che, per questa ragione, dovrebbe essere ricondotta all'interno della direzione generale.
Si sofferma quindi sui rilievi espressi dalla IX Commissione sullo schema in


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esame che ha evidenziato l'opportunità di valutare di non inquadrare la direzione generale relativa agli affari generali ed alle risorse umane nell'ambito di alcun dipartimento.
Conclude riservandosi di presentare una proposta di parere nel corso del seguito dell'esame.

Mario TASSONE (UdC) ritiene che i problemi principali da affrontare nel corso dell'esame del provvedimento in oggetto siano costituiti dalle funzioni relative al commercio con l'estero, dalla lotta alla contraffazione ed al turismo, sulle cui attribuzioni ritiene che il rappresentante del Governo dovrebbe fornire chiarimenti.

Il sottosegretario Ugo MARTINAT fa presente preliminarmente che l'assetto dei dicasteri e l'attribuzione delle relative funzioni dipende dalle riforme varate nel corso della precedente legislatura. Per quanto concerne lo schema in esame fa presente di condividere l'importanza della lotta alla contraffazione, sulla quale si impegna, unitamente alle altre questioni, a fornire alla Commissione i chiarimenti opportuni nel corso del seguito dell'esame.

Donato BRUNO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

Schema di regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del ministro dello sviluppo economico.
Atto n. 26.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo, nella seduta del 15 ottobre 2008.

Donato BRUNO, presidente, avverte che sono pervenuti i rilievi formulati dalla Commissione bilancio e dalla Commissione trasporti sullo schema in esame. Quindi, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Schema di regolamento di organizzazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
Atto n. 27.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo, nella seduta del 15 ottobre 2008.

Donato BRUNO, presidente, avverte che sono pervenuti i rilievi formulati dalla Commissione bilancio e dalla Commissione cultura sullo schema in esame. Quindi, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Schema di regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
Atto n. 28.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo, nella seduta del 15 ottobre 2008.

Donato BRUNO, presidente, avverte che sono pervenuti i rilievi formulati dalla Commissione bilancio sullo schema in esame. Quindi, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Schema di regolamento di organizzazione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.
Atto n. 30.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo, nella seduta del 15 ottobre 2008.

Donato BRUNO, presidente, avverte che sono pervenuti i rilievi formulati dalla Commissione bilancio sullo schema in esame.


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Raffaele VOLPI (LNP), relatore, si riserva di presentare una proposta di parere sullo schema in esame, auspicando che su di esso possa avere luogo un proficuo dibattito.

Donato BRUNO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Schema di regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
Atto n. 31.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo, nella seduta del 15 ottobre 2008.

Donato BRUNO, presidente, avverte che sono pervenuti i rilievi formulati dalla Commissione bilancio e dalla Commissione trasporti sullo schema in esame. Quindi, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.25.

COMITATO PERMANENTE PER I PARERI

Giovedì 16 ottobre 2008. - Presidenza del presidente Isabella BERTOLINI.

La seduta comincia alle 14.25.

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali.
Testo unificato Doc. XXII, n. 1 Livia Turco, Doc. XXII, n. 2 Barani e Doc. XXII, n. 4 Laura Molteni.

(Parere alla XII Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

Anna Maria BERNINI BOVICELLI (PdL), relatore, illustra brevemente il provvedimento in esame. Rilevato, quindi, che esso non presenta profili problematici per quanto attiene alle competenze della Commissione, formula una proposta di parere favorevole (vedi allegato 1).

Nessun altro chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore.

DL 134/08: Disposizioni urgenti in materia di ristrutturazione di grandi imprese in crisi.
Nuovo testo C. 1742 Governo.

(Parere alle Commissioni riunite IX e X).
(Esame e conclusione - Parere favorevole con una condizione e una osservazione).

Isabella BERTOLINI, presidente e relatore, illustra il provvedimento in esame. Dopo aver rilevato che le disposizioni da esso recate sono riconducibili alle materie che l'articolo 117 della Costituzione attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, si sofferma sulla disposizione recata dal primo periodo del comma 1 dell'articolo 3. In proposito osserva che essa prevede che, in relazione ai comportamenti, atti e provvedimenti che siano stati posti in essere dal 18 luglio 2007 fino alla data di entrata in vigore del decreto in esame al fine di garantire la continuità aziendale di Alitalia-Linee aeree italiane S.p.A., nonché di Alitalia Servizi S.p.A. e delle società da queste controllate, in considerazione del preminente interesse pubblico alla necessità di assicurare il servizio pubblico di trasporto aereo passeggeri e merci in Italia, in particolare nei collegamenti con le aree periferiche, la responsabilità per i relativi fatti commessi dagli amministratori, dai componenti del collegio sindacale, dal dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, è posta a carico esclusivamente delle predette società. Rileva, quindi, che sempre secondo la medesima norma, negli stessi limiti è esclusa la responsabilità amministrativa-contabile dei citati soggetti, dei pubblici dipendenti e dei soggetti comunque titolari di incarichi pubblici.
Osserva, in proposito, che tale norma non interviene sulla disciplina sostanziale


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di carattere generale in materia di responsabilità, ma introduce una disciplina speciale che trova applicazione solo con riferimento a fatti, atti e comportamenti posti in essere da determinati soggetti, in un periodo di tempo determinato e qualificati da un particolare orientamento finalistico. Ritiene che si tratta di una disciplina che deroga al principio generale, identificato dalla giurisprudenza costituzionale, della responsabilità di ciascuno per gli atti compiuti in violazione di diritti altrui, «regola che discende dallo stesso principio di legalità e di giustiziabilità dei diritti, e che per i pubblici funzionari è espressamente ribadita dall'articolo 28 della Costituzione, col rinvio alle "leggi penali, civili e amministrative" caso per caso applicabili», come affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 154 del 2004.
Osserva, inoltre, che la disposizione non specifica a quali tipologie di responsabilità si riferisca la deroga e, in particolare, se essa faccia riferimento anche alla responsabilità penale e ritiene pertanto necessario precisare espressamente che la deroga non si estende alla responsabilità penale. In proposito, osserva che la giurisprudenza sulle fattispecie relative a norme derogatorie in materia di responsabilità, la Corte ha costantemente affermato che nella struttura della norma derogatoria deve rinvenirsi una specifica causa giustificatrice che, secondo i criteri di ragionevolezza desumibili dal principio di uguaglianza, evidenzi, sul piano costituzionale, le ragioni poste a base della deroga da essa prevista.
Propone pertanto l'espressione di un parere favorevole con una condizione, volta a precisare che la deroga contenuta nel primo periodo del comma 1 dell'articolo 3 non si estende alla responsabilità penale, e con una osservazione, volta a considerare l'opportunità di precisare, al primo periodo del comma 1 dell'articolo 3, la specifica causa giustificatrice che, secondo i criteri di ragionevolezza desumibili dal principio di uguaglianza, evidenzia, sul piano costituzionale, le ragioni poste a base della deroga da esso prevista (vedi allegato 2).

Nessun altro chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore.

DL 149/08: Disposizioni urgenti per assicurare adempimenti comunitari in materia di giochi.
Nuovo testo C. 1707 Governo.

(Parere alla VI Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole).

Souad SBAI (PdL), relatore, illustra brevemente il provvedimento in esame. Rilevato, quindi, che esso non presenta profili problematici per quanto attiene alle competenze della Commissione, formula una proposta di parere favorevole (vedi allegato 3).

Nessun altro chiedendo di intervenire, il Comitato approva la proposta di parere del relatore.

La seduta termina alle 14.35.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

Giovedì 16 ottobre 2008.

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 14.50 alle 15.

SEDE REFERENTE

Giovedì 16 ottobre 2008. - Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Intervengono il ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Aldo Brancher.

La seduta comincia alle 17.05.


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Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia.
C. 22 Zeller, C. 646 Cicu, C. 1070 Palomba, C. 1449 Gozi, C. 1491 Bocchino, C. 1507 Soro e C. 1692 Lo Monte.

(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo, nella seduta antimeridiana di oggi.

Donato BRUNO, presidente, avverte che, nella riunione odierna, l'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha stabilito per il provvedimento in esame la seguente organizzazione dei lavori: oggi fino alle ore 18; lunedì 20 ottobre dalle ore 14 alle ore 21, salve le interruzioni per la chiama dei deputati nelle votazioni del Parlamento in seduta comune; martedì 21 ottobre dalle ore 9 alle ore 21, salve le interruzioni per i lavori dell'Assemblea e per la chiama dei deputati nelle votazioni del Parlamento in seduta comune. Pertanto, non oltre le ore 21 di martedì si concluderà l'esame degli emendamenti e il testo risultante sarà inviato alle Commissioni competenti in sede consultiva, le quali esprimeranno il parere mercoledì 22 ottobre; giovedì 23 ottobre, infine, la Commissione, previo esame dei pareri, conferirà il mandato al relatore. Chiede quindi al relatore se sia in grado di rispondere sulla questione posta prima della sospensione dei lavori.

Giuseppe CALDERISI (PdL), relatore, premesso di aver svolto le necessarie verifiche assieme al ministro Calderoli, conferma la proposta di 10 circoscrizioni formulata nel testo base, ritenendola la più idonea ed equilibrata: essa prevede infatti circoscrizioni con una media di sette seggi, nelle quali un singolo partito può sperare di ottenere al massimo tre o quattro seggi, ossia un numero comunque contenuto. Ritiene invece inopportuno suddividere ulteriormente le circoscrizioni, anche per evitare dinamiche di tipo localistico. Si rimette tuttavia alla Commissione per quanto riguarda la possibilità di spostare il Molise dalla circoscrizione n. 6, che nel testo base comprende attualmente Lazio, Umbria e Molise, alla circoscrizione n. 7, che comprende attualmente la sola Campania: si costituirebbero in questo modo due circoscrizioni omogenee per numero di seggi e per composizione socio-culturale.

Il ministro Roberto CALDEROLI si rimette, per quanto riguarda la proposta del relatore, alla Commissione.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Volontè 1.310, 1.311, 1.312, 1.313, 1.314, 1.315, 1.316, 1.317, 1.318, e 1.319.

Mario TASSONE (UdC), nel raccomandare l'approvazione dell'emendamento Volontè 1.320, ne evidenzia l'elemento innovativo, rispetto all'attuale disciplina, consistente dalla previsione del settimo collegio Basilicata-Calabria, in linea con le proposte avanzate in tal senso dai deputati Zeller e Cicu. Tale proposta emendativa, come anche la proposta avanzata in merito al collegio cinque Abruzzo-Molise-Campania, risponde all'esigenza di rendere più omogenea la definizione delle circoscrizioni riferite ai predetti territori.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Volontè 1.320 e 1.321.

Mario TASSONE (UdC) raccomanda l'approvazione dell'emendamento 1.322, a sua firma, volto a far emergere la specificità della regione Puglia nel quadro delle circoscrizioni elettorali.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Volontè 1.322, 1.323 e 1.324, Amici 1.60, Gozi 1.61, Amici 1.59, Volontè 1.325, 1.327, 1.328 e 1.329.

Mario TASSONE (UdC), intervenendo in ordine all'emendamento Volontè 1.330, osserva che tale proposta emendativa, come le altre da lui presentate, tende in


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particolare a perseguire un maggiore equilibrio ed una più visibile omogeneità territoriale nella individuazione delle circoscrizioni.

La Commissione respinge l'emendamento Volonté 1.330.

Salvatore VASSALLO (PD), intervenendo sull'emendamento Amici 1.58, di cui è cofirmatario, deplora il sostanziale rifiuto mostrato dalla maggioranza a confrontarsi apertamente sulle proposte avanzate dai gruppi di opposizione. Ritiene strumentale l'atteggiamento tenuto dal relatore che, in un primo tempo, ha dichiarato di condividere un'articolazione di quindici circoscrizioni per accedere alle richieste dei gruppi di opposizione, mentre in un secondo tempo ha invece rigettato ogni diversa proposta dei gruppi di opposizione.

Il ministro Roberto CALDEROLI, pur condividendo nel merito talune osservazioni formulate dal deputato Vassallo, ritiene non compatibile con i tempi ristretti di approvazione del testo in esame le modifiche alle circoscrizioni da questi prospettate.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Amici 1.58, Volontè 1.326 e 1.331.

Giuseppe CALDERISI (PdL), relatore, con riferimento all'emendamento Santelli 1.62, chiede quale sia l'orientamento dei gruppi rispetto alla proposta di accorpare il Molise alla Campania.

Luca VOLONTÈ (UdC) dichiara che dinanzi all'assoluta mancanza di disponibilità dimostrata dal relatore su tutti le proposte emendative in esame non abbia senso procedere ora alla revisione della Tabella A nel senso proposto dall'emendamento 1.62 Santelli.

Donato BRUNO, presidente, ricorda che sull'emendamento Santelli 1.62 il relatore ha formulato un invito al ritiro.

Jole SANTELLI (PdL) ritira il proprio emendamento 1.62.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli emendamenti Volonté 1.332, 1.333, 1.334, 1.335, 1.336, 1.337, 1.338, 1.339, 1.340, 1.341, 1.342, 1.343, 1.344, 1.345, 1.346, 1.347, 1.348, 1.349, 1.350, 1.351, 1.352, 1.353, 1.354, 1.355, 1.356, 1.357, 1.358, 1.359, 1.360, 1361, 1.362, 1.363, 1.364, 1.365, 1.366 e 1.367.

Donato BRUNO, presidente, avverte che si passa ora all'esame dell'emendamento Bianconi 1.6, precedentemente accantonato.

Giuseppe CALDERISI (PdL), relatore, chiede che l'emendamento Bianconi sia posto in votazione per parti separate, nel senso di votare ora solo la parte consequenziale, in quanto contenente un emendamento alla Tabella A.

La Commissione respinge l'emendamento Bianconi 1.6, limitatamente alla parte consequenziale.

Giuseppe CALDERISI (PdL) ritiene che si possa a questo punto riprendere l'esame degli emendamenti secondo l'ordine dell'articolato.

Donato BRUNO, presidente, avverte che si passa quindi all'esame degli identici emendamenti Giovanelli 1.4 e Casini 1.66, precedentemente accantonati.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli identici emendamenti Giovanelli 1.4 e Casini 1.66.

Donato BRUNO, presidente, essendo ormai quasi le ore 18, propone di interrompere i lavori, come convenuto, per riprenderli lunedì dall'emendamento Stracquadanio 1.5.
Avverte quindi che il relatore intende formulare una proposta di ulteriore riformulazione degli emendamenti Santelli 1.9 e Luciano Dussin 1.11, in materia di esenzione dalla raccolta delle firme.


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Giuseppe CALDERISI (PdL) illustrando le ragioni della riformulazione da lui proposta, tesa a favorire entrambe le minoranze linguistiche nella fase di raccolta delle firme per la presentazione delle candidature, fa presente che essa è volta a prevedere che nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare all'inizio della legislatura in corso al momento della convocazione dei comizi in entrambe le Camere, o che nell'ultima elezione abbiano presentato candidature con proprio contrassegno e abbiano ottenuto complessivamente almeno dieci seggi nelle due Camere, ovvero che nell'ultima elezione abbiano presentato candidature con proprio contrassegno ed abbiano ottenuto almeno tre seggi al Parlamento europeo. Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o gruppi politici rappresentativi di minoranze linguistiche riconosciute dalla Costituzione che abbiano conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per la Camera dei deputati o per il Senato della Repubblica.

Jole SANTELLI (PdL) riformula il proprio emendamento 1.9 nei termini suggeriti dal relatore (vedi allegato 4).

Luciano DUSSIN (LNP) si riserva di valutare la proposta di riformulare il proprio emendamento 1.11 nei termini suggeriti dal relatore.

Roberto Rolando NICCO (Misto-Min.ling.) dichiara di condividere la proposta di riformulazione avanzata dal relatore, che ringrazia.

Sesa AMICI (PD) valuta negativamente l'atteggiamento di chiusura che la maggioranza manifesta nei confronti dell'opposizione e da cui si evince che si stia compiendo una inaccettabile forzatura nell'esame della proposta di legge al fine di utilizzare strumentalmente il provvedimento in esame per incidere surrettiziamente sull'assetto dei partiti. Fa notare che non vi è stata alcuna preclusione di merito né alcuna forma di ostruzionismo sul testo in esame da parte del suo gruppo; sottolinea altresì di non aver condiviso l'eccessiva enfasi dai più mostrata sulla dibattuta questione dell'abolizione o del mantenimento del sistema delle preferenze. Conclude evidenziando che la maggioranza avrebbe sicuramente fornito una prova di maturità politica accogliendo la richiesta di dialogo e di confronto avanzata dai gruppi di opposizione ed a cui è stata data invece una risposta del tutto negativa.

Luca VOLONTÈ (UdC) invita il relatore e la maggioranza a procedere all'esame del provvedimento con spirito di autentico confronto e adottando un metodo diverso che possa favorire una sintesi dei temi in esito ad un serrato ma aperto confronto di proposte. Esprime disappunto per la circostanza che sono stati, invece, finora disattesi gli auspici comuni che sulle regole e sulle leggi elettorali in particolare si procedesse a riforme condivise, scevre da pregiudiziali e rigidità di posizione. Pur ritenendo legittimo l'atteggiamento della maggioranza di far valere i numeri nell'esame del provvedimento, ritiene politicamente debole tale opzione, che non può che condurre ad un logoramento del dialogo e ad una sterile contrapposizione tra maggioranza ed opposizione.

Donato BRUNO, presidente, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 18.

ERRATA CORRIGE

Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 75 del 14 ottobre 2008, a pagina 25, seconda colonna, tredicesima riga, deve leggersi «1.17 Bernini Bovicelli, Bertolini Sbai, Calabria, De Girolamo, Santelli, Stasi,» in luogo di «1.117 Bernini».