XIV Commissione - Resoconto di giovedý 9 ottobre 2008


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ATTI COMUNITARI

Giovedì 9 ottobre 2008. - Presidenza del presidente Mario PESCANTE.

La seduta comincia alle 14.10.

Proposte di regolamenti e di decisione del Consiglio relative alla politica agricola comune (PAC) e alle politiche di sostegno allo sviluppo rurale.
COM(2008)306 def.
(Parere alla XIII Commissione).
(Esame, ai sensi dell'articolo 127, comma 1, del regolamento, e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Luca BELLOTTI (PdL), relatore, osserva che le tre proposte di regolamento e la proposta di decisione - presentate dalla Commissione europea il 20 maggio 2008 e oggi all'esame della XIV Commissione - recano una serie di misure volte ad ammodernare, semplificare e snellire la politica agricola comune, nell'ambito della cosiddetta «valutazione dello stato di salute della PAC».
Si tratta, in particolare, di una proposta di regolamento che stabilisce norme


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comuni relative ai regimi di sostegno diretto agli agricoltori nell'ambito della politica agricola comune e istituisce taluni regimi di sostegno a favore degli agricoltori; di una proposta di regolamento che modifica alcuni regolamenti al fine di adeguare la politica agricola comune; di una proposta di regolamento che modifica il regolamento (CE) n. 1698/2005 sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR); di una proposta di decisione recante modifica della decisione 2006/144/CE relativa agli orientamenti strategici comunitari per lo sviluppo rurale (periodo di programmazione 2007-2013).
Sulle proposte in questione la Commissione agricoltura della Camera ha già avviato l'esame nello scorso luglio, ai sensi dell'articolo 127 del Regolamento, svolgendo alcune audizioni, tra cui, il 1o ottobre quella degli europarlamentari italiani membri della Commissione agricoltura del Parlamento europeo. Ritiene, pertanto, opportuno non concentrarsi nella sua relazione su aspetti di dettaglio o tecnici, che sono già oggetto di un'articolata ed approfondita valutazione presso la Commissione agricoltura.
Richiama invece - dopo una sintetica esposizione del contenuto delle proposte e dello stato del relativo esame presso il Parlamento europeo ed il Consiglio - l'attenzione della XIV Commissione sulle implicazioni politiche più generali che le proposte in esame potrebbero avere per lo sviluppo dell'integrazione europea, con particolare riferimento agli aspetti finanziari e alla connessa ridefinizione delle priorità dell'azione dell'UE.
In estrema sintesi, le proposte in esame prospettano: l'abolizione dell'obbligo per gli agricoltori di lasciare incolto il 10 per cento dei terreni a seminativi (seat-side), al fine di massimizzare il loro potenziale di produzione; l'estinzione graduale delle quote latte con cinque maggiorazioni annuali nella misura dell'1 per cento annuo tra il 2009/10 e il 2013/14 (si ricorda che le quote latte verranno a estinzione nel 2015); l'abolizione dei rimanenti aiuti accoppiati alla produzione e loro integrazione nel regime di pagamento unico (RPU), ad eccezione dei premi per le vacche nutrici, le pecore e le capre, per i quali gli Stati membri possono mantenere gli attuali livelli di aiuto accoppiato; l'abbandono del modello storico per il calcolo degli aiuti e l'autorizzazione agli Stati membri a forfetizzare gli aiuti; la proroga del regime semplificato di pagamento unico per superficie dal 2010 fino al 2013 per i nuovi Stati membri; la semplificazione del sistema di condizionalità e l'aggiunta di nuovi requisiti per salvaguardare i benefici ambientali della messa a riposo e per migliorare la gestione idrica; la flessibilità nella destinazione del 10 per cento, del massimale nazionale relativo ai pagamenti diretti, che gli Stati membri possono utilizzare a favore di misure per le regioni svantaggiate; l'aumento della modulazione (attualmente gli agricoltori che ricevono più di 5 mila euro l'anno di aiuti diretti si vedono detrarre il 5 per cento di tale quota che viene devoluta al bilancio dello sviluppo rurale: tale percentuale dovrebbe aumentare fino al 13 per cento entro il 2012); l'abolizione dell'intervento (l'aiuto destinato a quote di produzione al di sotto di determinate soglie) per il grano duro, il riso, le carni suine e i cereali da foraggio; l'assoggettamento dell'intervento per il frumento panificabile, il burro e il latte scremato in polvere a procedure di gara; l'introduzione di una soglia minima di 250 euro per azienda o di una superficie minima di un ettaro per poter ricevere i pagamenti diretti; l'introduzione del disaccoppiamento in una serie di regimi di sostegno minori come la canapa, i foraggi essiccati, le culture proteiche e la frutta a guscio e, al termine di un periodo transitorio, per il riso, patate da fecola e fibre lunghe di lino; l'abolizione del premio alle colture energetiche.
Per quanto riguarda invece il ruolo della PAC rispetto ai problemi posti dal cambiamento climatico, nella proposta di regolamento relativa al sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, la Commissione europea prefigura una serie di misure che gli Stati membri devono prevedere


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nei loro programmi di sviluppo rurale a partire dal 1o gennaio 2010, in funzione delle priorità relative al cambiamento climatico, alle energie rinnovabili, alla gestione delle acque e alla biodiversità. Nell'allegato II della proposta di regolamento viene prospettata una lista indicativa di misure sulla quale gli Stati membri possono basarsi per le loro scelte.
La Commissione europea, all'atto della presentazione delle proposte, ha auspicato che un accordo politico su tali proposte possa essere raggiunto nel novembre 2008.
La Commissione agricoltura del Parlamento europeo dovrebbe esaminare nella riunione del 7 ottobre 2008 i quattro progetti di relazione predisposti dall'On. Luis Manuel Capoulas Santos (PSE - Po) su ciascuna delle proposte legislative, e i circa 1200 emendamenti presentati. Una volta approvate dalla Commissione agricoltura, le relazioni saranno esaminate dal Parlamento europeo, in seduta plenaria e nell'ambito della procedura di consultazione, il 19 novembre 2008.
Il Consiglio agricoltura ha iniziato un primo esame delle proposte il 15 luglio 2008, ha proseguito il negoziato, da ultimo nella riunione del 30 e 31 settembre 2008, in vista di un accordo politico da raggiungere nella seduta del mese di novembre 2008.
Con riferimento ai profili di più diretta competenza della XIV Commissione, ritiene che vadano considerate con attenzione le implicazioni e le prospettive che le proposte presentano in relazione al futuro della Politica agricola comune e alla imminente revisione del bilancio dell'UE.
Ricorda a questo proposito che le proposte legislative in esame mirano - come sottolineato dalla Commissione europea - ad un primo aggiornamento della PAC piuttosto che una riforma organica della stessa; in particolare, esse intendono consentire all'agricoltura europea di meglio adattarsi ad un ambiente in rapida evoluzione e a rispondere alle sfide cui essa deve far fronte quali il cambiamento climatico, le bioenergie, della gestione delle acque e della biodiversità.
La presentazione delle proposte, in effetti, fa seguito ad un ampio dibattito lanciato dalla Commissione europea con la presentazione, il 20 novembre 2007 della comunicazione «In preparazione della 'valutazione dello stato di salute' della PAC riformata» (COM(2007)722).
La «valutazione dello stato di salute» della PAC è un contributo al dibattito sulle priorità future dell'UE nel settore della politica agricola, anche alla luce del riesame del bilancio comunitario per il quale la Commissione sta definendo il proprio approccio.
A tal fine, la Commissione europea ha già concluso al riguardo un'ampia consultazione ed organizzerà una conferenza nel prossimo mese di novembre in vista della definizione di una strategia di riforma del bilancio dell'UE.
La revisione del bilancio è un passaggio di estrema delicatezza per il futuro stesso dell'UE: non si tratta di definire soltanto l'entità e la composizione delle entrate e delle spese dell'UE ma di stabilire quali sono le priorità dell'azione dell'UE e quindi la sua capacità a fronteggiare le questioni di carattere globale poste dai mutamenti economici, sociali e politici in atto.
Sotto questo profilo, la riforma della PAC costituisce un aspetto decisivo e delicato, costituendo essa tuttora la maggiore voce del bilancio dell'UE unitamente alla coesione.
Indubbiamente negli ultimi anni si è registrata una significativa flessione della incidenza del bilancio della PAC sul bilancio generale dell'UE. Le spese per la PAC, infatti, sono passate dal 65 per cento del bilancio UE nel 1990 alla prospettiva di raggiungere nel 2013 il 35 per cento del bilancio comunitario.
Contestualmente, è stato attuato nell'ultimo quindicennio un significativo mutamento anche sul piano qualitativo, ricalibrando obiettivi, strumenti e modalità della spesa agricola. Si è passati, infatti, nel tentativo di superare i problemi dovuti alla sovrapproduzione esistente in taluni settori, da una agricoltura di sostegno alle produzioni ad una agricoltura più competitiva e maggiormente rivolta al mercato e,


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attraverso il potenziamento allo sviluppo rurale, alla tutela dell'ambiente e del paesaggio rurale.
In quest'ottica le quattro proposte legislative all'esame della Commissione sembrano costituire uno sviluppo coerente di questo nuovo approccio, dando seguito alle riforme della PAC approvate nel 2003-2004 che hanno marcato una nuova fase della politica agricola comune introducendo, da un lato, i pagamenti diretti disaccoppiati dalla produzione tramite il regime di pagamento unico per azienda (RPU) nella maggior parte dei settori e, dall'altro, rafforzando il secondo pilastro relativo allo sviluppo rurale.
Crede che nel prosieguo dell'esame del pacchetto di proposte in oggetto la XIV Commissione possa svolgere una riflessione più articolata sulla loro coerenza con le esigenze di aggiornamento e riforma della PAC e con gli obiettivi che il nostro Paese intende porsi in sede di revisione del bilancio dell'UE.
Aggiunge quindi qualche rilevo personale alla questione, data la sua particolare attenzione verso la materia in oggetto. Evidenzia innanzitutto come l'agricoltura attraversi oggi, in Italia come nel Continente, uno dei momenti di svolta in cui si determineranno gli approcci futuri. Se il Trattato di Lisbona è stato uno dei momenti chiave della costruzione dell'Unione Europea, portando ad un assetto più stabile e strutturato l'architettura istituzionale, è evidente che ci saranno importanti ripercussioni anche nel primario, che costituisce la principale voce di bilancio della stessa Unione. A tal fine è indispensabile che non si continui a procedere a tentoni ma che la Commissione Europea e i singoli Paesi mettano in chiaro degli obiettivi da raggiungere. Obiettivi che poi devono essere oggetto di discussione e di esame, in modo da permettere una dialettica che consenta a governi e parlamenti nazionali di prendere parte alle decisioni. È infatti indubbio che un rafforzamento delle Istituzioni e delle competenze comunitarie deve andare di pari passo con una più incisiva possibilità di determinare le politiche europee. Non possiamo tollerare di subire riforme che, com'è avvenuto nel passato, sono state calate dall'alto, penalizzando i nostri agricoltori.
Purtroppo ad oggi, invece, il primario italiano ha pagato dei prezzi salati sacrificati sull'altare della PAC. Da una parte si sono avute scelte che sono state imposte come mali necessari, salvo poi risultare addirittura dannose per l'insieme del sistema produttivo; dall'altra i piani di finanziamento comuni hanno incentivato a rinunciare ad alcune coltivazioni, creandone poi penuria. Pensa per esempio al caso della riforma del settore bieticolo saccarifero, che ha portato allo smantellamento della maggior parte degli zuccherifici italiani, o agli stanziamenti per gli espianti nel settore ortofrutticolo, dove il deficit prodotto ha costretto a importare derrate alimentari da paesi terzi.
Tali scelte, oltre a denotare una forte carenza di respiro strategico, sono state portate avanti con scarsissimo spirito di dialogo. E, come avviene per decisioni raffazzonate e scarsamente meditate, se ne sono poi pagate le conseguenze sul piano pratico. Così come in questi giorni si assiste alla crisi del sistema finanziario, nonostante migliaia di analisti siano quotidianamente impegnati ad analizzare ed impedire gli eventuali crash di sistema, anche nel settore agricolo non si possono vantare studi particolarmente illuminati. Dopo aver per anni cercato di eliminare le eccedenze e di dare coesione ed uniformità ad un sistema continentale, scopriamo oggi che il problema non è nell'eccesso di produzione, bensì nelle carenze di prodotti alimentari e di commodities. E così per evitare la concorrenza tra diversi Paesi Ue, al fine di rendere omogeneo un sistema produttivo, si è pensato bene di limitare e ripartire le coltivazioni, non puntando su un sistema di scorte da liberare nel mercato nei momenti di crisi. A suo modo di vedere la proposta lanciata dal ministro degli Esteri Frattini in occasione dello scorso vertice Fao di Roma, circa un'istituzione che funzioni come una vera e propria banca dei cereali, è un ragionamento che andrebbe al più presto concretizzato. In effetti, almeno tra tecnici,


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era una possibilità su cui si ragionava da tempo. Ma la poco accorta visione complessiva del fenomeno agricolo ha portato a giocare di rimessa, cercando di tutelare interessi particolari anziché puntare sullo sviluppo del settore.
Pensa per esempio al settore dei biocombustibili in cui si è proceduto tra stop and go continui, cercando di legare il tema alla popolarità che esso poteva godere dal punto di vista elettorale, più che ad una progettualità organica. Un atteggiamento ondivago li ha visti prima come soluzione del problema energetico e poi come sventura universale, senza considerare che una visione più equilibrata avrebbe potuto condurre ad una più illuminante soluzione: la bioenergia è utile per smaltire derrate di scarsa qualità, è una risorsa che apre spazi ai mercati, consentendo di diversificare le produzioni. Certo non è l'unico sostituto possibile al petrolio. Invece si è legato il fenomeno prima all'illusoria convinzione che fosse una fonte di energia inesauribile e ampliabile all'infinito, bruciando in centrali sorte senza un minimo di progettazione territoriale pressoché ogni cosa, per poi risvegliarsi nell'incubo delle carenze e dei conseguenti rialzi di prezzo dei beni alimentari. Un problema che dovrebbe essere analizzato in ottica continentale, per non dire mondiale, e che sarebbe inutile vedere soltanto a livello nazionale.
Ma occorre ricordare altri pesanti deficit della Politica Agricola Comunitaria. Essa, se ha aiutato molti operatori, ha spinto, con una carenza di prospettiva, molti piccoli agricoltori all'abbandono della professione, inducendo a credere che il primario fosse ormai un settore economico legato al passato. Si limitavano le produzioni, si cercavano di ridurre o contingentare i quantitativi di beni prodotti, nello sforzo di rendere l'agricoltura una nicchia protetta in cui era possibile concentrarsi solo su coltivazioni strettamente legate al territorio o che, al massimo, provvedessero soltanto (e in modo insufficiente) al fabbisogno europeo, nella scarsa convinzione che su di essa si potessero costruire nuove potenzialità di sviluppo. Questo, oltre al danno economico, ha portato ad una vera e propria emergenza ambientale. L'agricoltura è la prima rete di sicurezza sociale. Senza agricoltura non esiste paesaggio, senza paesaggio è vano pensare alla tutela del territorio. Senza la manutenzione dei terreni svolta ogni giorno dagli agricoltori è facile vedere come fenomeni di incuria e abbandono possano portare all'incuria e al dissesto dei terreni. Con i rischi idrogeologici o di desertificazione connessi. Per non parlare dei danni che un Paese come l'Italia potrebbe avere nel settore turistico dal deperimento del suo paesaggio. È chiaro a tutti come gli strumenti che sono approntabili sul piano nazionale siano largamente insufficienti per porre un freno a questa situazione, data anche la scarsa capacità della legislazione nazionale di intervenire entro una stretta tenaglia rappresentata da Europa e Regioni.
Se c'è questa forma di limitazione ci si aspetterebbe che l'Unione Europea colmasse le lacune prodotte dalle scarse possibilità nazionali. Il principio di sussidiarietà richiede che l'ente maggiore intervenga solo se riesce ad operare meglio rispetto al minore. È dunque chiaro che in settori come quello della ricerca, ove sono riscontrabili pesanti deficit sul piano nazionale, dovrebbero agire in modo più puntuale le politiche comunitarie. Pensa al settore degli ogm, dove sarebbe possibile collaborare per aprire nuove vie e per accertarci della sicurezza di questi tipi di produzione.
Sottolinea che, in sintesi, ciò che servirebbe alla Pac per funzionare meglio è meno burocrazia e più soldi agli agricoltori.
Segnala a questo proposito che dal 21 al 23 settembre 2008 si è svolta ad Annecy (Francia) una riunione informale del Consiglio agricoltura, volta ad avviare il dibattito sul futuro della politica agricola comune (PAC) dopo il 2013. Per alimentare il dibattito, la Presidenza francese ha redatto un documento di lavoro, secondo il quale l'aumento del valore di alcune materie prime agricole (cereali, semi oleosi, burro, latte in polvere...) a partire


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dal 2006 disegna un nuovo contesto. Dal documento emerge che l'incremento della produttività agricola, unito alla nascita di biocarburanti di seconda generazione, dovrebbe consentire di «allentare le tensioni sui mercati di alcune materie prime». Nel prossimo decennio, tuttavia, sempre secondo quanto evidenziato nel documento, l'agricoltura vivrà probabilmente ancora nell'incertezza circa l'equilibrio finale tra l'offerta e la domanda. Dalle analisi contenute nel documento emerge la possibilità che si verifichi una maggiore instabilità dei prezzi dovuta alla maggiore apertura dei mercati; al cambiamento climatico che aumenterà la frequenza e l'ampiezza dei pericoli naturali; alla recrudescenza delle crisi sanitarie e alle sue ripercussioni sui mercati. Il documento rileva altresì come sia necessario prendere in considerazione le strategie delle altre grandi zone produttive (Stati Uniti, Brasile) e quelle delle grandi zone consumatrici (Cina, India): le decisioni di questi partner importanti influenzeranno i prezzi mondiali sul lungo e medio termine. Alcuni di essi hanno già avviato misure rilevanti, come gli Stati Uniti con il nuovo «Farm Bill» (legge agricola) o il Brasile con la sua politica di biocarburanti. Infine, le modalità produttive europee, o almeno una parte di esse potrebbero essere rimesse in discussione da diversi fenomeni già visibili (riscaldamento del pianeta, concorrenza nell'utilizzo dello spazio, scarsità delle risorse idriche, aumento sostenibile del prezzo dell'energia, sanità pubblica).
In conclusione, si può concordare con la Presidenza francese che l'agricoltura è al centro delle sfide economiche, ecologiche e sociali del futuro, e che la PAC potrà trovare una nuova legittimità se riuscirà a raccogliere le seguenti tre grandi sfide: la sfida alimentare, la sfida ambientale e la sfida territoriale.

Mario PESCANTE, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.25.

SEDE CONSULTIVA

Giovedì 9 ottobre 2008 - Presidenza del presidente Mario PESCANTE.

La seduta comincia alle 14.25.

Sull'ordine dei lavori.

Mario PESCANTE, presidente, tenuto conto degli impegni presso la Commissione Esteri del deputato Pini, relatore sui provvedimenti in sede consultiva, propone di invertire l'ordine del giorno della seduta, nel senso di procedere subito all'esame del decreto-legge 149/2008 recante disposizioni in materia di giochi, sospendendo quindi la seduta e passando all'esame degli atti comunitari, per riprendere quindi l'esame in sede consultiva della legge finanziaria e del bilancio.

La Commissione concorda.

DL 149/2008: Disposizioni urgenti per assicurare adempimenti comunitari in materia di giochi.
C. 1707 Governo.
(Parere alla VI Commissione).
(Seguito esame e conclusione - Parere favorevole).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato nella seduta dell'8 ottobre 2008.

Mario PESCANTE, presidente e relatore, intervenendo in sostituzione del relatore, e tenuto conto del dibattito svoltosi nella seduta di ieri, formula una proposta di parere favorevole.

Antonio RAZZI (IdV) preannuncia il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di parere formulata dal relatore.

Jean Leonard TOUADI (PD), avendo preso atto dei contenuti della sentenza del Consiglio di Stato alla quale il relatore aveva fatto riferimento nella illustrazione


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del provvedimento e valutata l'importanza del decreto-legge in esame anche ai fini del gettito finanziario, preannuncia il voto favorevole sulla proposta di parere formulata dal relatore.

Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole formulata dal relatore.

La seduta, sospesa alle 14.30, è ripresa alle 14.50.

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2009) (C. 1713 Governo).

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2009 e bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011 (C. 1714 Governo).

Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2009 (limitatamente alle parti di competenza).
(Parere alla V Commissione).
(Seguito esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame congiunto dei provvedimenti in oggetto, rinviato nella seduta dell'8 ottobre 2008.

Antonio RAZZI (IdV) osserva che, nell'esaminare i disegni di legge in oggetto, emergono una serie di questioni. Il dato più preoccupante è l'indebolimento delle prospettive di crescita dell'economia italiana che determina un peggioramento dell'avanzo primario di 0,1 punti percentuali del PIL per il periodo 2009-2013 (ad esclusione del 2011 quando il peggioramento risulta pari a 0,3 punti). L'indebitamento peggiora di 0,1 punti percentuali del PIL nel 2009, di 0,2 punti nel 2010 e nel 2011 e di 0,1 punti negli ultimi due anni considerati, per effetto del distorsivo profilo della spesa per interessi.
Ricorda che il deteriorarsi della congiuntura economica, è determinato fondamentalmente da tre fattori: l'accentuarsi della crisi finanziaria mondiale, l'incremento del prezzo della materie prime e le nuove tensioni inflazionistiche.
Ritiene comunque evidente che le politiche di finanza pubblica messe in atto dal Governo fino ad ora non contribuiscono a dare certezza al quadro economico nazionale. Il rischio è quello che, da un lato, le pressioni inflazionistiche permangano su livelli elevati per un periodo più lungo, andando ad erodere la crescita dell'economia reale, e che, dall'altro, l'economia europea ed italiana entrino in una fase recessiva; in tale contesto non si può impostare la manovra di bilancio come fosse un'operazione di routine.
Osserva che, nel complesso, la politica delineata nei documenti di bilancio e nei provvedimenti collegati rappresenta una manovra recessiva. Il Governo applica infatti in maniera rigorista i parametri di Maastricht e vuole accelerare il rientro del deficit e del debito rispettivamente verso zero e sotto il 100 per cento del PIL entro il 2011. A tal fine, il percorso di politica economica per la legislatura tracciato dal Dpef ed attuato in larga parte dal decreto manovra n. 112, delinea un significativo aumento della pressione fiscale per tutta la legislatura e una riduzione delle spese in conto capitale, cioè degli investimenti. A ciò si aggiungono i tagli agli enti territoriali (che di conseguenza ridurranno i servizi ai cittadini), le norme sul mercato del lavoro che moltiplicano le figure del precariato nonché la soppressione dei finanziamenti per la stabilizzazione dei precari delle pubbliche amministrazioni, gli interventi sulla scuola e la sanità. Ritiene che queste scelte siano tante più gravi dopo che, a breve distanza dalla recessione statunitense, è arrivata la recessione anche in Europa.
Considera che tutto ciò determinerà un aggravamento della situazione dal lato della domanda interna già in difficoltà perlomeno da due anni. Osserva che il dibattito intorno alle misure in grado di accrescere i redditi reali da lavoro, tramite la diminuzione del cuneo fiscale oppure una riorganizzazione della strumentazione contrattuale, non ha prodotto finora


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grandi risultati, anche perché nei settori industriali sottoposti alla concorrenza internazionale i nostri «capitani coraggiosi» hanno da tempo trovato spazio e modalità per poter competere sostanzialmente riducendo i costi del lavoro; mentre nel settore dei servizi gli eventuali aumenti retributivi nominali vengono tranquillamente fatti traslare sui prezzi. Il processo di liberalizzazione è risultato, infatti, poco o per nulla efficace, almeno dal punto di vista del consumatore finale.
A suo parere il Governo, proponendo di mantenere invariato il tasso di programmazione all'1,7 per cento nel 2008, non intende adottare misure perequative per alleviare l'impatto negativo sui redditi più bassi; così facendo i costi dell'inflazione sono infatti trasferiti sui redditi fissi, tanto più che gli indici con i quali si misura l'inflazione non tengono conto dei reali consumi dei ceti popolari e che il procedimento di rilevamento dei prezzi da parte dell'Istat presenta carenze più volte denunciate da sindacati e associazioni dei consumatori.
La perdita di potere d'acquisto che ha interessato i redditi da lavoro non è imputabile solo a cause congiunturali ma rispecchia una tendenza di fondo: con un mercato del lavoro sempre più precarizzato ed un mercato dei beni e dei servizi sempre più rigido, difficilmente l'attuale distribuzione dei redditi potrà migliorare.
Ritiene che la manovra peggiori la situazione anche dal lato dell'offerta: sebbene la recente ripresa dell'export segnali una rinnovata vitalità di almeno una parte del sistema produttivo, ciò non si è tradotto in un apprezzabile incremento di prodotto (e produttività). L'insufficiente presenza, in particolare dell'industria nazionale, nei settori caratterizzati da dinamiche della domanda mondiale relativamente più sostenute impedisce alla crescita del prodotto italiano di colmare il gap, in termini di rendimento del capitale investito, che tuttora lo separa dai paesi maggiormente avanzati. Appare difficile che le sole forze di mercato, o le riforme strutturali introdotte nel mercato del lavoro, possano fornire gli incentivi sufficienti ad accrescere la presenza di imprese italiane nelle produzioni più innovative in assenza di una politica industriale fortemente selettiva rispetto agli obiettivi da perseguire.
Osserva che non solo non si intravede una politica industriale, minimamente degna di questo nome (il caso Alitalia è emblematico) ma si mettono in difficoltà anche settori tradizionali come quello delle opere pubbliche, mentre proseguono i tagli agli incentivi a favore delle imprese per l'innovazione, per gli investimenti nel Mezzogiorno, ai finanziamenti per la ricerca e, più in generale, per la formazione.
I dati della crescita, del deficit e del debito contenuti nel DPEF e nei provvedimenti in esame sono tra loro incongruenti: infatti, senza un contestuale rilancio dell'economia attraverso un rafforzamento della domanda pubblica e privata e una successiva nuova politica dell'offerta, ogni taglio di spesa darà un input recessivo che a sua volta potrà innescare un circuito perverso di ulteriore rallentamento della crescita, di una caduta del gettito tributario e quindi di una maggiore difficoltà nelle politiche di risanamento.
Il Governo deve dunque a suo avviso fare chiarezza sugli interventi che dovranno necessariamente essere adottati per stimolare la crescita economica, nonché operare una drastica correzione degli indirizzi di politica economica e sociali, finalizzata alla promozione di una maggiore coesione e equità sociali.
Ritiene che di fronte ad una situazione di tale gravità il Governo dovrebbe porre in essere azioni tese a stimolare la ripresa dei consumi. La crescita della domanda interna non avrebbe effetti particolarmente apprezzabili sull'inflazione, poiché essa dipende in larga parte da fattori esterni e da speculazioni su materie prime in via di esaurimento; stimolare la domanda interna significa dunque agire per aumentare il potere d'acquisto delle famiglie, in particolare di quelle che percepiscono redditi più bassi. Tale crescita verrebbe immediatamente trasformata di acquisti di beni e servizi e quindi diverrebbe un volano per tutta l'economia nazionale


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Il Governo dovrebbe poi instaurare politiche volte a migliorare la produttività delle nostre imprese, specie quelle di piccole e medie dimensioni: ciò si potrebbe ottenere riducendo il costo dei servizi attraverso reali misure di liberalizzazione dei servizi, rivedendo quanto deciso con il decreto 112 che invece «blocca» il mercato lasciandolo di fatto in mano alle società pubbliche controllate dagli enti locali. Dovrebbero essere inoltre riviste le norme della «Robin tax», che non hanno dato alcun risultato, riconvertendo ad esempio la tassazione straordinaria delle imprese energetiche in riduzione del costo dell'energia per le imprese, mediamente superiore del 20 per cento al resto d'Europa. Dovrebbe inoltre essere rivisto il piano dei tagli di spesa, rinviandoli di un anno, con particolare riferimento agli investimenti pubblici sia per strade che per ferrovie, poiché tali opere rappresentano un ulteriore volano per i consumi interni. Il Governo dovrebbe infine intervenire sulla Banca Centrale Europea per ottenere una congrua riduzione del costo del denaro, che, lungi dal determinare spinte inflazionistiche stante la situazione, avrebbe una azione di stimolo per le imprese e ridurrebbe il costo per interessi a carico del bilancio dello Stato.
Per quanto concerne infine i profili di competenza della XIV Commissione rileva con preoccupazione il taglio sul capitolo 7493 relativo al Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie, istituito dall'articolo 5 della legge n. 183/1987 (cosiddetta «legge Fabbri»), dove sono iscritte le risorse nazionali destinate al cofinanziamento degli interventi comunitari nelle aree obiettivo dei Fondi strutturali: a tale fondo, affluiscono, infatti, le disponibilità provenienti sia dal bilancio comunitario sia dal bilancio nazionale.
Alle somme (6.872,286 milioni di euro) da versare al conto corrente infruttifero presso la Tesoreria centrale dello Stato denominato «Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie: finanziamenti nazionali»: si opera una diminuzione di 1.684,714 milioni di euro rispetto alle previsioni assestate 2008, pari a 8.557 milioni.
Ciò rischia a suo avviso di rendere non utilizzabili tutti i Fondi strutturali a disposizioni delle aree sottoutilizzate.
In conclusione, ritenendo che la manovra di finanza pubblica non sia funzionale ed adeguata, né agli obiettivi di ripresa interna, né ad affrontare la crisi in atto, né a mantenere l'Italia al passo con gli standard europei, manifesta sin d'ora, a nome del suo gruppo, un orientamento contrario sui provvedimenti in esame.

Enrico FARINONE (PD) osserva come quella presentata dal Governo appaia una finanziaria prociclica, che tende ad adeguarsi ai macro eventi economici piuttosto che a contrastarli. Come ha rilevato il Presidente della Commissione bilancio, onorevole Giorgetti, il rischio è quello di un arresto della nostra economia, poiché dalla crisi globalizzata finanziaria si rischia di passare alla crisi globalizzata dell'economia reale, né il Governo introduce misure di sostegno in tale ambito. Non si prevedono neanche i finanziamenti per le misure più propagandate dal Governo - ricorda in proposito la social card e gli sgravi fiscali sugli straordinari, o la promessa restituzione dei quasi 2 miliardi per le infrastrutture del Mezzogiorno tagliati per finanziare gli sgravi Ici - e appare palesemente ridicolo l'obiettivo di un inflazione programmata all'1,5 per cento a fronte di un inflazione reale che si attesta al 4 per cento, ciò che determinerà una ulteriore diminuzione del potere di acquisto del ceto medio italiano. Come già avvenuto all'indomani dell'attentato dell'11 settembre alle torri gemelle di New York, anche nell'attuale situazione il ministro Tremonti continua a sostenere che tutto va bene e a non adottare specifiche misure volte a tutelare l'economia nazionale.
In conclusione, la politica economica sin qui seguita dal Governo non appare certamente all'altezza dei problemi del Paese.


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Jean Leonard TOUADI (PD) si sofferma in particolare sugli aspetti di competenza della XIV Commissione, osservando che la legge finanziaria contiene molto poco non solo in generale ma anche con specifico riferimento all'Unione europea, considerando che il grosso ridimensionamento delle risorse, anche ai fini del rispetto degli impegni di medio periodo, assunti con l'Unione europea, nell'ambito del patto di stabilità e crescita, è avvenuto in gran parte con il DL 112/2008. Non sono peraltro previsti in particolare interventi per lo sviluppo che diano coerenza all'azione di governo con il ciclo di governance europea, che tengano conto degli indicatori di performance OCSE che collocano l'Italia in posizione svantaggiata rispetto agli altri paesi europei.
Rileva quindi con preoccupazione la riduzione di 1.684,714 milioni di euro, rispetto alle previsioni assestate nel 2008, relative al Fondo di rotazione per l'attuazione delle politiche comunitarie, in quanto tali risorse sono destinate al cofinanziamento degli interventi comunitari nelle aree obiettivo dei fondi strutturali, uno strumento ritenuto storicamente necessario per lo sviluppo delle aree depresse del nostro paese. Il Dipartimento per le politiche comunitarie è uno dei centri di responsabilità di spesa della Presidenza del Consiglio; in base al Programma 21.3 che fa capo alla missione n. 21 (Organi costituzionali, a rilevanza costituzionale e Presidenza del Consiglio dei Ministri), risulta una diminuzione degli stanziamenti rispetto al 2008 di 344,113 milioni di euro; tuttavia non essendo ancora disponibile il bilancio di previsione per il 2009 della Presidenza del Consiglio, e dunque non potendo conoscersi ancora le ripartizioni delle somme spettanti a ciascun centro di responsabilità, la Commissione XIV non è in grado di valutare la consistenza dell'eventuale ridimensionamento del Dipartimento per le politiche comunitarie, specie con riferimento a possibili ricadute anche sul funzionamento di organi che hanno provato la loro efficienza come il CIACE o la struttura di missione per le procedure di infrazione.
Per tali motivi, manifesta sin d'ora, a nome del suo gruppo, un orientamento contrario sui provvedimenti in esame.

Lucio STANCA (PdL) con riferimento agli interventi dei colleghi dell'opposizione, intende esprimere una diversa valutazione, rilevando innanzitutto come le innovazioni introdotte nell'esame dei documenti di bilancio avvicinino sempre più l'Italia alle grandi democrazie. Innanzitutto, il Parlamento non è più bloccato per mesi nella sessione di bilancio e, così come avviene in Gran Bretagna, ci si concentra sulle tabelle e sui dati contabili. Deve in proposito sottolineare come il problema del debito pubblico in Italia sia riconducibile, in ampia misura, proprio alla struttura e alle procedure relative a tali provvedimenti, che hanno trasferito potere dall'Esecutivo all'Assemblea, lasciando spazio agli interessi particolari e agli interventi microsettoriali e localistici. Bisogna invece ritornare a una tutela dell'interesse generale, che può essere garantito solo attraverso un indirizzo più netto e incisivo da parte del Governo.
Osserva peraltro come non siano i Governi a determinare il cicli negativo dell'economia; quello che tuttavia gli Esecutivi possono fare è ridurre il debito pubblico. Si tratta di un interesse nazionale vitale, che l'Italia deve perseguire anche a prescindere dagli impegni europei se si vuole competere con gli altri paesi liberandosi da un fardello che penalizza enormemente il paese. Obiettivo della manovra è principalmente quello di dare stabilità alla finanza pubblica garantendo, in tal modo, la protezione dei ceti più deboli. In tal senso intende riaffermare la logica, a suo avviso condivisibile, dell'intervento proposto dal Governo.

Nicola FORMICHELLA (PdL) sottolinea la necessità, in Italia, di maggiore decisionismo, come peraltro richiesto dalla maggioranza dei cittadini. Non si può certamente pretendere che sia il Governo a determinare gli equilibri economici in un contesto globale; il Governo deve piuttosto garantire ai cittadini la possibilità di


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affrontare un tale contesto con gli strumenti adeguati.

Enrico FARINONE (PD) evidenzia la differenza del proprio approccio di fondo rispetto a quanto da ultimo dichiarato dai colleghi Stanca e Formichella. È certamente vero che la riduzione del debito pubblico è un obiettivo non rinviabile per l'Italia, ma occorre comprendere - poiché le risorse non sono infinite - quale sia la strada che si intende percorrere per raggiungere questo scopo, individuando priorità e selezionando opportunamente tagli e risparmi. Inoltre, sebbene si registri certamente una esigenza di scelte rapide e decisioni efficaci, deve essere innanzitutto salvaguardato il ruolo del Parlamento, che rappresenta i cittadini e nel quale deve essere garantita l'espressione delle diverse posizioni. L'attuale maggioranza sembra invece interpretare diversamente il ruolo dell'istituzione parlamentare ed è preoccupante sentire parlare di decisionismo, come se lo Stato fosse un'azienda, dell'andamento della quale risponde solo l'amministratore. Registra con preoccupazione una situazione nella quale le decisioni assunte dal Governo vengono in qualche misura imposte al Parlamento attraverso un sistematico ricorso al voto di fiducia e alla decretazione di urgenza e nella quale il compito dei deputati, come rappresentanti dei cittadini, appare svuotato.
Auspica pertanto sul punto - fermo restando la necessità di rendere più efficace ed efficiente il lavoro parlamentare - una riflessione da parte di tutti affinché sia sempre garantito il contraddittorio e la rappresentanza di tutte le posizioni e di tutti gli orientamenti politici.

Mario PESCANTE, presidente, osserva come il richiamo al decisionismo fatto dall'onorevole Formichella prenda spunto da un sentimento diffuso nel paese circa la necessità di uscire dalla «palude» della politica, che sembra non riuscire ad assumere decisioni né ad affrontare con serietà i problemi. Il Governo, peraltro, non impone alcunché, ma sottopone al voto parlamentare le proprie scelte. Condivide comunque, il richiamo alla necessità di una riflessione sul ruolo delle istituzioni e in particolare del Parlamento.

Benedetto Francesco FUCCI (PdL) evidenzia come la politica sia chiamata a dare risposte concrete agli elettori ed in tal senso va interpretato il giusto richiamo al decisionismo del collega Formichella; il Parlamento deve rappresentare il luogo che elabora, il più celermente possibile, soluzioni per i problemi del paese.

Jean Leonard TOUADI (PD), con riferimento alle osservazioni svolte dal deputato Stanca, rileva come sia certamente vero che il ciclo negativo dell'economia non è determinato dal Governo; vi è tuttavia un problema evidente nello scarto tra un'economia che presenta problemi globali e interventi della politica che offrono risposte solo a livello nazionale, se non addirittura regionale. Vi è tuttavia, a suo avviso, qualche margine di intervento per i governi. Si chiede in proposito se il Governo non possa sostenere la domanda interna, ad esempio aiutando i salari attraverso una detassazione del lavoro, o se il Governo non possa aiutare le famiglie e le imprese mediante la riduzione delle imposte, ciò che garantirebbe maggiore competitività alla nostra struttura produttiva; o se, ancora, il Governo non possa usare virtuosamente la leva del controllo della spesa pubblica. In ambito europeo, infine, si può intervenire mediante l'abbassamento del costo del denaro da parte della Banca centrale.

Gianluca PINI (LNP), relatore, prende atto dell'interessante dibattito svoltosi e degli importanti contributi dei colleghi. Desidera precisare come appaia positiva, a suo avviso, la rapidità con la quale il Governo ed in particolare il ministro Tremonti abbiano messo in piedi un provvedimento «tampone», a fronte di possibili crolli finanziari. Sin dal mese di giugno l'impostazione data alla politica finanziaria è stata quella di una riduzione del debito pubblico, poiché come è stato giustamente sottolineato, senza un intervento


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in tal senso appare difficile intervenire in termini di sviluppo.
Con riferimento al tema del decisionismo ritiene che il Governo stia procedendo così come ha fatto il ministro Brunetta in materia di pubblico impiego, che ha inizialmente previsto misure drastiche, al fine di dare una netta sterzata ad una situazione sempre più ingestibile, per poi attenuare la severità dei suoi interventi una volta invertito l'andamento negativo del settore. Analogamente, il Governo è costretto in questa fase ad operare con strumenti di particolare incisività, quali i decreti-legge, per fare fronte ad una situazione molto grave; in un secondo tempo si potrà ritornare a provvedimenti di carattere ordinario, che lascino maggiore spazio all'autonomia parlamentare.
Con riferimento alla questione sollevata dall'onorevole Touadi relativa ai tagli al dipartimento delle politiche comunitarie, deve sottolineare come, sebbene non si sia ancora a conoscenza dei dettagli di tali misure, sembra che vi sia stato un intervento particolarmente accorto e intelligente di riduzione degli sprechi e di risparmio delle risorse, che sembra andare nella direzione di una maggiore efficienza e razionalità di tale struttura.

Mario PESCANTE (PdL) nessun altro chiedendo di intervenire rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.50.

ATTI COMUNITARI

Giovedì 9 ottobre 2008 - Presidenza del presidente Mario PESCANTE.

La seduta comincia alle 14.30.

Libro bianco sullo sport.
COM(2007)391 def.
(Parere alla VII Commissione).
(Esame, ai sensi dell'articolo 127, comma 1, del regolamento, e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento in oggetto.

Mario PESCANTE, presidente e relatore, ricorda che nella seduta odierna la Commissione inizia l'esame del Libro bianco sullo sport (COM(2007)391), presentato dalla Commissione europea l'11 luglio 2007, i cui contenuti auspica possano essere approfonditi anche mediante lo svolgimento di una serie di audizioni che coinvolgano il movimento internazionale olimpico, la FIFA, il CONI oltre che esperti del settore.
Prima di affrontare i contenuti del documento in esame, intende svolgere una considerazione preliminare e metodologica. Ritiene di estrema importanza che la XIV Commissione esamini non solo le proposte di atti normativi dell'Unione europea, ma anche i relativi documenti preparatori: ricorda, infatti, che il «Libro bianco» è un progetto di documento strategico che costituisce, di solito, l'ultimo documento di consultazione proposto dalla Commissione prima dell'elaborazione di un progetto legislativo su una determinata materia. L'esame tempestivo dei Libri bianchi, come pure gli ulteriori ed analoghi strumenti istruttori e preparatori, quali ad esempio i Libri verdi, da parte del Parlamento nazionale, consentirebbe di mettere a fuoco gli indirizzi delle politiche europee nei vari settori di interesse, in modo da anticipare eventuali nodi problematici che potrebbero porsi con la presentazione delle relative proposte normative ed indirizzare quindi già in quella fase il Governo. Si augura pertanto che il Libro bianco sullo sport sia solo il primo di una lunga serie di documenti di questa tipologia che la nostra Commissione vorrà esaminare nel prosieguo dei suoi lavori.
Tornando ora al provvedimento all'esame, ricorda che i trattati vigenti non contengono una specifica base giuridica per l'intervento della Comunità europea in materia di sport. Lo sport, pertanto, è considerato in linea di principio alla stregua di ogni altra attività economica e sociale e, in particolare, è soggetto alle


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regole di concorrenza e a quelle in materia di libera prestazione dei servizi e di libera circolazione dei lavoratori. Le peculiari caratteristiche dello sport, a differenza di quelle relative alla cultura, non sono state quindi prese in considerazione né dal legislatore, né dalla Corte europea di giustizia.
Cita in proposito alcuni esempi particolarmente significativi.
Il primo riguarda la decisione - in ottemperanza alla nota sentenza Bosmann - di imporre la libera circolazione degli atleti professionisti, applicando ad essi il principio della libera circolazione dei lavoratori subordinati. In tal caso si è applicata la norma comunitaria che prevede l'eliminazione di qualsiasi discriminazione basata sulla nazionalità tra lavoratori. Gli effetti conseguenti all'applicazione di questa decisione, che non ha tenuto in alcun conto la peculiarità della figura dell'atleta rispetto alla generica categoria dei lavoratori subordinati e sono stati particolarmente negativi, a suo avviso, per l'organizzazione sportiva. Innanzitutto si è determinato un effetto assai negativo sui clubs amatoriali che in Europa - e particolarmente in Italia, dove la formazione sportiva è affidata a tali società e non alle istituzioni scolastiche - hanno decurtato notevolmente gli investimenti in favore dei settori giovanili, trovando più conveniente acquistare atleti stranieri già affermati piuttosto che impegnare fondi per preparare futuri campioni. In secondo luogo si è in tal modo aperto in Europa un vero e proprio supermercato dello sport, con la partecipazione importante di capitali statunitensi, o provenienti dai paesi arabi.
Un secondo esempio riguarda le decisioni della Corte di giustizia europea che ha anche essa applicato allo sport norme previste a tutele della libera circolazione dei lavoratori. Richiama la sentenza sul caso «Meca Midina» in cui la Corte ha respinto la nozione di «regole puramente sportive» ritenendola irrilevante per la questione dell'applicabilità per il settore sportivo delle norme europee sulla concorrenza.
In tale quadro si colloca anche il Libro bianco sullo sport, che non sembra riconoscere l'autonomia e la specificità dello sport e sottomette l'attività sportiva alle regole europee del libero scambio e della concorrenza.
Peraltro, il ruolo importante dello sport nella società europea e la sua natura specifica sono stati riconosciuti nel dicembre 2000 dalla «Dichiarazione relativa alle caratteristiche specifiche dello sport e alle sue funzioni sociali in Europa di cui tener conto nell'attuazione delle politiche comuni», allegata alle conclusioni del Consiglio europeo di Nizza del 2000 («dichiarazione di Nizza»). La dichiarazione, tra l'altro, riconosce che la Comunità deve tener conto, anche se non dispone di competenze dirette in questo settore, delle funzioni sociali, educative e culturali dello sport, che ne costituiscono la specificità, sottolineando l'importanza che annette all'autonomia delle associazioni sportive e al loro diritto a organizzarsi autonomamente per mezzo di adeguate strutture associative.
Il Trattato di Lisbona, firmato dai Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea il 13 dicembre 2007, e il cui processo di ratifica, come è noto è tuttora in corso, introduce invece una specifica base giuridica nei Trattati comunitari per lo sport, attribuendo all'Unione la competenza a svolgere azioni intese a sostenere, coordinare o completare l'azione degli Stati membri. L'Unione potrà, pertanto, condurre azioni che completano l'azione degli Stati membri, senza tuttavia sostituirsi alla loro competenza. Nella versione consolidata del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE), quale risulterà a seguito delle modifiche introdotte dal trattato di Lisbona, le disposizioni relative allo sport sono contemplate, in particolare, al capo XII, in una sezione intitolata «Istruzione, formazione professionale e sport». Ai sensi del nuovo articolo 165 TFUE, l'Unione «contribuisce alla promozione dei profili europei dello sport, tenendo conto delle sue specificità, delle sue strutture fondate sul volontariato e della sua funzione sociale ed educativa». In base al


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par. 2 dell'articolo in esame, inoltre, l'azione dell'Unione è intesa a sviluppare la dimensione europea dello sport, promuovendo l'equità e l'apertura nelle competizioni sportive e la cooperazione tra gli organismi responsabili dello sport e proteggendo l'integrità fisica e morale degli sportivi, in particolare dei più giovani tra di essi. I suddetti obiettivi sono conseguiti mediante le necessarie misure adottate con la procedura ordinaria (ossia la procedura di codecisione e il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio).
Rimanendo per ora al contesto normativo vigente, sul piano giuridico lo sport ha assunto rilievo non quale oggetto di specifiche misure legislative dell'UE ma piuttosto in relazione all'applicazione di regole e principi fondamentali del trattato ovvero di misure legislative di carattere generale.
In merito all'applicazione del principio di sussidiarietà nel settore ricorda che nella nota sentenza Bosman, la Corte di Giustizia ha statuito che il principio di sussidiarietà, anche nella lata interpretazione secondo cui l'intervento delle autorità comunitarie dovrebbe essere limitato allo stretto necessario nel settore dell'organizzazione delle attività sportive, non può avere l'effetto che l'autonomia di cui godono le associazioni private per adottare normative sportive limiti l'esercizio dei diritti, come quelli di libera circolazione, conferiti ai privati dal Trattato. La Corte di giustizia ha riconosciuto, peraltro, una limitata «specificità» dello sport, distinguendo i profili che ricadono nella definizione di attività economica (ai sensi dell'articolo 2 del trattato CE), da quelli di «interesse puramente sportivo», che possono essere entro certi limiti e caso per caso sottratti alle regole generali del trattato.
Per quanto riguarda più direttamente la preparazione del Libro bianco, la Commissione ha svolto numerose consultazioni con le parti interessate del settore dello sport sulle questioni d'interesse comune. Tra i documenti che hanno fornito un riferimento per il dibattito si segnala, tra l'altro, il «Rapporto indipendente sullo sport in Europa» commissionato dalla Presidenza Britannica di turno dell'UE e finalizzato a studiare il tema e presentare possibili soluzioni pratiche.
Il libro bianco è volto a dare un orientamento strategico sul ruolo dello sport in Europa, incoraggiare il dibattito su alcuni problemi specifici, migliorare la visibilità dello sport nel processo decisionale dell'UE. Il documento della Commissione affronta anche questioni rilevanti, come l'applicazione del diritto dell'UE allo sport, e cerca di definire ulteriori azioni riguardanti lo sport a livello europeo attraverso la definizione di un piano d'azione contenente misure concrete riferite ai temi fondamentali illustrati nel Libro bianco. Il Libro bianco contiene, inoltre, una serie di proposte concrete per l'azione ulteriore dell'UE, che espongono le attività che saranno realizzate o sostenute dalla Commissione e, nel loro insieme, formano un piano d'azione intitolato a Pierre de Coubertin.
Il Libro bianco raggruppa le questioni più rilevanti attorno a tre nuclei: il ruolo sociale dello sport; la dimensione economica; la sua organizzazione in Europa.
Per quanto riguarda il primo punto, la Commissione riconosce che lo sport svolge specifiche funzioni sociali, migliorando la salute pubblica attraverso l'attività fisica, spingendo ad unire le forze per combattere il doping, svolgendo un ruolo educativo di rilievo, promuovendo il volontariato, la cittadinanza attiva, l'inclusione sociale, l'integrazione, le pari opportunità e lo sviluppo sostenibile, rafforzando la prevenzione e la lotta contro il razzismo e la violenza. Infine, lo sport, in virtù della sua dimensione internazionale, consente di condividere i valori europei con le altre parti del mondo.
In merito alla dimensione economica, la Commissione ritiene che lo sport sia un settore in rapida crescita dal punto di vista economico, in grado di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona, in termini di crescita e di creazione di posti di lavoro. In tale contesto, la Commissione ritiene necessario sviluppare una conoscenza approfondita del settore per avviare azioni politiche a livello europeo. La


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Commissione prende atto che una parte crescente del valore economico dello sport è connessa coi diritti di proprietà intellettuale - diritti d'autore, comunicazioni commerciali, marchi registrati e diritti d'immagine e di trasmissione - la cui efficace applicazione è essenziale per la salute dell'economia sportiva, pur mantenendo la possibilità di accedere a distanza alle manifestazioni sportive che si svolgono in un altro paese dell'UE. Peraltro, poiché la maggior parte delle attività sportive si svolge in strutture senza scopo di lucro, è altresì importante definire un quadro giuridico per gli aiuti pubblici, che assicuri sostegno allo sport di base e allo sport per tutti. A tale proposito, la Commissione propone una riflessione, con gli Stati membri, su come mantenere e sviluppare al meglio un modello di finanziamento sostenibile per fornire un sostegno di lungo termine alle organizzazioni sportive. In questo quadro, la Commissione intende produrre uno studio indipendente sul finanziamento pubblico e privato dello sport e mantenere l'attuale quadro normativo a livello comunitario, che consente la possibilità di applicare aliquote IVA ridotte al settore dello sport.
Infine, in ordine all'organizzazione dello sport, la Commissione ritiene che il «modello europeo dello sport», con il suo complesso di valori e tradizioni, debba essere mantenuto e promosso, tenuto conto comunque della diversità e complessità delle strutture sportive europee. A tal proposito, la Commissione intende incoraggiare la condivisione delle buone pratiche nella gestione del settore sportivo, contribuendo a sviluppare un complesso di principi comuni quali trasparenza, democrazia, responsabilità e rappresentanza delle parti interessate.
La Commissione, inoltre, nel riconoscere l'autonomia delle organizzazioni sportive e delle loro strutture rappresentative e nel riconoscere anche che la gestione dello sport è soprattutto di competenza degli enti sportivi preposti e, in una certa misura, degli Stati membri e delle parti sociali, ritiene che la maggior parte delle sfide poste per il futuro possa essere affrontata attraverso un'autoregolamentazione rispettosa dei principi di buona gestione, purché avvengano nell'osservanza del diritto dell'UE. In particolare, la specificità dello sport ad avviso della Commissione deve continuare ad essere riconosciuta, tuttavia, non potrà essere intesa in modo da giustificare un'esenzione generale dall'applicazione del diritto dell'UE al settore sportivo.
Analogamente, la Commissione ritiene di ricondurre nell'alveo dei principi comunitari generali, le questioni relative alla libera circolazione dei lavoratori nell'UE e nazionalità nonchè alla tutela della concorrenza. In ogni caso, in riferimento al tema del trasferimento dei giocatori, la Commissione riconosce che, in assenza di norme sui trasferimenti, la correttezza delle competizioni sportive potrebbe essere compromessa dalle società che hanno maggiori possibilità di reclutare giocatori, in una data stagione, per prevalere sui concorrenti. A tale proposito, la Commissione considera positivamente la collaborazione con le autorità calcistiche che, nel 2001, si sono impegnate a rivedere i regolamenti della FIFA sui trasferimenti internazionali, al fine di assicurare un equilibrio competitivo tra le società sportive e tenere conto delle norme del diritto dell'UE, prevedendo una compensazione per i costi di formazione sostenuti dalle società sportive, l'istituzione di periodi di trasferimento, la tutela dell'istruzione scolastica dei giocatori minorenni e un accesso garantito ai tribunali nazionali. Il trasferimento di giocatori desta anche preoccupazioni, per la Commissione, per quanto riguarda la legalità dei relativi flussi finanziari, rispetto ai quali andrebbe aumentata la trasparenza, attraverso un sistema di informazione e di verifica dei trasferimenti, con funzione di controllo, che potrebbe essere gestito dall'organizzazione europea competente per quel determinato sport, o da sistemi nazionali.
La Commissione intende altresì effettuare una valutazione d'impatto in ordine all'attività degli agenti dei giocatori nell'UE per stabilire se sia necessario intervenire a livello europeo, attraverso un'iniziativa legislativa,


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per contrastare fenomeni collegati a corruzione, riciclaggio di denaro e sfruttamento dei giocatori minorenni, di cui la Commissione ha avuto notizia, o per armonizzare il quadro normativo esistente. Nello stesso tempo, la Commissione intende continuare a sorvegliare la corretta applicazione della legislazione UE, in particolare la direttiva concernente la tutela dei giovani sul luogo di lavoro, nel settore sportivo, proponendo agli Stati membri e alle organizzazioni sportive di cooperare per tutelare l'integrità morale e fisica dei giovani.
Nel libro bianco si legge altresì l'intenzione della Commissione di individuare i punti deboli che consentono alla corruzione di inserirsi nel settore dello sport, impegnandosi ad assistere lo sviluppo di efficaci strategie preventive e repressive atte a contrastare tale forma di corruzione, nonché a sorvegliare l'applicazione delle norme europee anti-riciclaggio, negli Stati membri, anche al settore dello sport.
Infine, in merito ai sistemi di autorizzazione delle società, la Commissione riconosce che tali sistemi, che se affidabili generalmente tendono a garantire che tutte le società rispettino le stesse regole di base sulla gestione finanziaria e sulla trasparenza, devono essere compatibili con le disposizioni relative alla concorrenza e al mercato interno e non devono andare al di là di quanto è necessario per perseguire un obiettivo legittimo concernente l'organizzazione e uno svolgimento adeguato dello sport.
La Commissione raccomanda quindi alle organizzazioni sportive di rivolgere la necessaria attenzione alla creazione e al mantenimento di meccanismi di solidarietà nel settore dei diritti di trasmissione sportiva, poiché i diritti televisivi sono divenuti la fonte primaria di reddito per lo sport professionale in Europa e una rilevante fonte di contenuti per molti operatori del settore delle comunicazioni.
Per quanto riguarda le attività delle altre istituzioni europee, ricorda che il 17 marzo 2008 si è svolta a Lubiana una riunione informale dei ministri dello sport dell'Unione europea intesa principalmente a dare seguito politico alla riunione a livello di direttori generali tenuta nel febbraio 2008, nel corso della quale sono state definite le «priorità di Lubiana», ovvero una serie di priorità di azione, principalmente per ciò che riguarda i principi di cooperazione e dialogo tra le autorità pubbliche e la società civile, in linea con quanto prospettato dal piano d'azione contenuto nel Libro bianco sullo sport della Commissione. I partecipanti all'incontro, unitamente al Commissario europeo responsabile per lo sport, Jan Figel, hanno approvato una dichiarazione congiunta su «significato sociale e dialogo nello sport» che, tra l'altro, riconosce le funzioni educative e sociali dello sport non solo in termini di sviluppo motorio, ma anche per la capacità di promuovere valori sociali e riconosce il ruolo delle organizzazioni sportive nel promuovere e organizzare le proprie attività nel dovuto rispetto della legislazione nazionale e comunitaria.
L'8 maggio 2008 il Parlamento europeo ha approvato una relazione d'iniziativa, estranea cioè ad un procedimento legislativo, sul Libro bianco sullo sport della Commissione, con cui esprime apprezzamento per l'iniziativa della Commissione, richiedendo, tra l'altro, alla Commissione di tenere debitamente conto della specificità dello sport, non adottando un'impostazione caso per caso, ma orientamenti chiari sull'applicabilità delle norme europee agli sport in via generale. Riconosce il ruolo dei club negli sport di squadra a livello professionistico e ritiene che, a causa della grande massa di capitali investita nei trasferimenti di giocatori, le transazioni finanziarie debbano avvenire in modo trasparente. Il Parlamento europeo sottolinea, ancora, l'importanza del volontariato nel settore dello sport. La relazione invita, poi, gli Stati membri a concordare un'impostazione legislativa comune nei confronti del doping, chiedendo lo sviluppo di uno specifico piano d'azione nelle fasi preliminari delle prossime Olimpiadi, ospitate nell'Unione europea (Londra 2012). Nel sottolineare il ruolo che lo sport europeo svolge per l'educazione, l'inclusione


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sociale e per la promozione del dialogo interculturale, il Parlamento europeo invita gli Stati membri ad inserire attività sportive e programmi nelle azioni finanziate dal Fondo sociale europeo. La relazione riconosce, inoltre, il diritto di tutti i mezzi di comunicazione di accedere a manifestazioni sportive di estremo interesse per il pubblico, ma anche quello degli Stati membri di poter adottare misure per garantire un ampio accesso del pubblico alla copertura televisiva di eventi sportivi di particolare rilevanza, come le Olimpiadi, la Coppa del mondo e il Campionato europeo di calcio. Il PE raccomanda il ricorso alla vendita collettiva dei diritti audiovisivi che concorre ad un'equa ridistribuzione del reddito tra le società sportive in modo da evitare una situazione in cui soltanto le grandi società beneficiano dei diritti audiovisivi. Inoltre, per proteggere l'economia dello sport professionistico, il Parlamento sollecita un quadro legislativo più forte in relazione al rispetto dei diritti della proprietà intellettuale, sottolineando altresì la necessità di continuare a prevedere la possibilità di applicare tassi di IVA ridotta alle attività sportive, a motivo del loro importante ruolo sociale e del loro stretto legame con la comunità locale. Il PE sollecita, inoltre, misure che assicurino la protezione dello sport da qualsiasi influenza indebita connessa al mondo delle scommesse e norme che garantiscano la trasparenza del settore delle scommesse sportive nell'UE, impedendo l'abuso e la corruzione.
Dello sport il Parlamento europeo si era già occupato in precedenza, approvando una risoluzione d'iniziativa sul ruolo dello sport nell'educazione. il 13 novembre 2007, e una relazione d'iniziativa sul futuro del calcio professionistico il 29 marzo 2007.

Antonio RAZZI (IdV) esprime la propria piena condivisione sulla relazione svolta dal Presidente Pescante e sul programma di lavoro da questi tracciato.

Mario PESCANTE (PdL) nessun altro chiedendo di intervenire rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 14.50.

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.50 alle 16.

AVVERTENZA

Il seguente punto all'ordine del giorno non è stato stati trattato:

SEDE CONSULTIVA

Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia.
Nuovo testo C. 1441-ter Governo.