I Commissione - Resoconto di mercoledý 8 ottobre 2008


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SEDE CONSULTIVA

Mercoledì 8 ottobre 2008. - Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'interno Nitto Francesco Palma.

La seduta comincia alle 14.25.

Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2009).
C. 1713 Governo.

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2009 e bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011.
C. 1714 Governo.


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Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2009 (limitatamente alle parti di competenza).

Tabella n. 8: Stato di previsione del Ministero dell'interno per l'anno finanziario 2009.
(Relazione alla V Commissione).
(Seguito dell'esame congiunto e conclusione - Relazioni favorevoli).

La Commissione prosegue l'esame congiunto dei provvedimenti, rinviato nella seduta del 7 ottobre 2008.

Donato BRUNO, presidente, avverte che sono stati presentati emendamenti al disegno di legge finanziaria per il 2009 (vedi allegato 1) e al disegno di legge di bilancio (vedi allegato 2). Avverte quindi che l'emendamento Amici 1713/I/2.2 al disegno di legge finanziaria è inammissibile per estraneità al contenuto proprio della legge finanziaria, in quanto recante norma che comporta un aumento di spesa; parimenti, sono inammissibili gli emendamenti Amici 1714/I/TAB.8.1, 1714/I/TAB.8.2, 1714/I/TAB.8.3, 1714/I/TAB.8.4, 1714/I/TAB.8.5 e 1714/I/TAB.8.6 al disegno di legge di bilancio in quanto prevedono una compensazione a valere su un'unità previsionale di base recante spese di carattere discrezionale interamente vincolate e appartenente a una missione diversa.

Manuela DAL LAGO (LNP), relatore, esprime parere contrario sull'emendamento Amici 1713/I/2.1 al disegno di legge finanziaria. Ne ritiene infatti condivisibile la finalità, ma non la copertura, in quanto la soppressione del comma 8 dell'articolo 2 del disegno di legge finanziaria incide negativamente su un settore, quello dell'agricoltura, che ha bisogno anch'esso di essere sostenuto.

Il sottosegretario Nitto Francesco PALMA esprime parere conforme a quello del relatore.

Roberto ZACCARIA (PD), intervenendo sull'emendamento Amici 1713/I/2.1, di cui è cofirmatario, segnala l'esigenza di acquisire dati certi sull'andamento dei finanziamenti alle forze dell'ordine negli ultimi anni, almeno a partire dal 2000, in modo da porre le premesse per una seria riflessione comune su questo punto.

Mario TASSONE (UdC), preso atto che la relatrice condivide la finalità dell'emendamento Amici 1713/I/2.1 e che la sua contrarietà si limita alla parte compensativa, la invita a valutare la possibilità di far proprio l'emendamento, individuando, eventualmente con l'ausilio del rappresentante del Governo, una copertura idonea.

Michele BORDO (PD) concorda sull'inopportunità di attingere a risorse del comparto agricolo, ma ritiene anche che, se la I Commissione non ha mezzi neppure per proporre un maggior finanziamento alle forze dell'ordine, allora non si comprende quale possa essere il suo ruolo. Fa presente che la gran parte delle maggiori risorse attribuite al Ministero dell'interno dal disegno di legge di bilancio è assorbita dai trasferimenti ai comuni a compensazione delle minori entrate ICI e che il decreto-legge n. 112 del 2008 ha tagliato al comparto dell'ordine pubblico e della sicurezza oltre un miliardo di euro; questo quando si è già costretti a chiudere i commissariati e le autopattuglie restano in rimessa perché manca la benzina. Si dichiara quindi d'accordo con il deputato Tassone nel ritenere che, se l'emendamento è corretto nella finalità, la Commissione debba reperire una compensazione finanziaria idonea.

Manlio CONTENTO (PdL) ritiene che la Commissione si debba esprimere sull'emendamento Amici 1713/I/2.1 così come formulato dai presentatori, spettando a questi ultimi individuare eventualmente una diversa compensazione in vista della ripresentazione dell'emendamento alla Commissione Bilancio. Invita inoltre a riflettere che, nel quadro di una manovra di finanza pubblica improntata alla riduzione della spesa pubblica, l'attribuzione di maggiori risorse alle forze di polizia


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prevista dal comma 28 dell'articolo 2 rappresenta comunque un segnale importante, nonché sul fatto che non si può pensare di incrementare le dotazioni per le forze dell'ordine a scapito della piccola proprietà contadina.

Donato BRUNO, presidente, concorda sull'inopportunità di approvare un emendamento che incide negativamente su un settore di competenza di altra Commissione.

La Commissione respinge l'emendamento Amici 1713/I/2.1.

Manuela DAL LAGO (LNP), relatore, formula una proposta di relazione favorevole sulla Tabella n. 2, limitatamente alle parti di competenza, e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria (vedi allegato 3).

Sesa AMICI (PD) e Mario TASSONE (UdC) dichiarano l'astensione dei rispettivi gruppi dalla votazione.

La Commissione approva la proposta di relazione del relatore.

Manuela DAL LAGO (LNP), relatore, formula una proposta di relazione favorevole sulla Tabella n. 8 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria (vedi allegato 4).

Sesa AMICI (PD) dichiara il voto contrario del proprio gruppo sulla proposta di relazione del relatore.
In proposito, fa presente che la propria contrarietà non si basa soltanto sulla riduzione generalizzata delle risorse contenute negli Stati di previsione in esame, ma anche sul complessivo modo di procedere del Governo in tema di politica economica dall'inizio della legislatura, che non condivide.
Si sofferma quindi sul tema della riduzione delle risorse finanziarie a disposizione delle forze di polizia. Al riguardo reputa del tutto inadeguata la proposta di relazione, che si fonda su una serie di auspici e che non affronta il nodo del problema, rappresentato dal perseguimento di adeguate politiche per la sicurezza. Il Governo, con queste scelte, dimostra di non comprendere le questioni di fondo, riducendo il tema della sicurezza al contrasto all'immigrazione clandestina.

Mario TASSONE (UdC), dopo aver ringraziato la relatrice per il lavoro svolto, fa presente che la questione delle risorse attribuite alle Forze di polizia assume un rilievo di natura politica. Non si tratta soltanto di garantire adeguati stanziamenti finanziari per la loro operatività, ma anche e soprattutto di razionalizzare le spese per il loro funzionamento. Si tratta cioè di evitare forme di diseconomia per assicurare un efficace funzionamento delle strutture adibite alla sicurezza pubblica. La posizione assunta dalla maggioranza, che nella scorsa legislatura si era battuta a fianco del proprio gruppo nelle vesti di opposizione per assicurare adeguate risorse alle forze di polizia, assume in questo modo un evidente carattere contraddittorio. Invita pertanto il relatore a rivedere la propria proposta di relazione, sottolineando l'inopportunità dei numerosi auspici in essa contenuti e la necessità di trasformali in proposte concrete.

Jole SANTELLI (PdL) dichiara il voto favorevole del proprio gruppo sulla proposta di relazione favorevole. Al riguardo sottolinea l'opportunità degli auspici formulati dal relatore, finalizzati ad assicurare che, una volta disponibili, vengano destinate alle forze dell'ordine impegnate nel mantenimento della sicurezza pubblica adeguate risorse finanziarie.

La Commissione approva la proposta di relazione del relatore.

La seduta termina alle 14.55.


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SEDE REFERENTE

Mercoledì 8 ottobre 2008. - Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Interviene il ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Aldo Brancher.

La seduta comincia alle 14.55.

Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia.
C. 22 Zeller, C. 646 Cicu, C. 1070 Palomba, C. 1449 Gozi, C. 1491 Bocchino, C. 1507 Soro e C. 1692 Lo Monte.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato da ultimo, nella seduta del 2 ottobre 2008.

Doris LO MORO (PD) osserva preliminarmente che lo svolgimento dell'esame del provvedimento in oggetto è stato approfondito e che sembra emersa la possibilità di un serio confronto finalizzato ad approvare una legge efficace.
Le diverse questioni di fondo in esame non dovrebbero però essere approfondite singolarmente, in quanto sono collegate tra loro. Una questione che però assume importanza prevalente è quella della dimensione delle circoscrizioni, in quanto dalla sua definizione derivano conseguenze significative anche su altri aspetti, in primo luogo sul voto di preferenza. In proposito ritiene che la finalità da perseguire dovrebbe essere quella di coinvolgere l'elettorato nella scelta della sua rappresentanza, avvicinandolo alle istituzioni comunitarie: in quest'ottica, una circoscrizione elettorale di dimensioni contenute potrebbe bilanciare l'assenza del voto di preferenza, consentendo comunque all'elettorato di sentirsi adeguatamente rappresentato.
La legge elettorale vigente per l'elezione dei membri italiani del Parlamento europeo presenta aspetti obsoleti. È una legge che andrebbe interamente ripensata, essendo collegata ad una realtà, quale è quella europea, profondamente mutata rispetto al 1979, anno di entrata in vigore della legge stessa. L'Europa è cambiata rispetto al allora: in particolare è cresciuto il ruolo ed il peso assunto nei procedimenti decisionali comunitari dal Parlamento europeo, che oggi richiede una adeguata rappresentanza nazionale, qualificata e consapevole delle proprie responsabilità. Questo tipo di rappresentanza può essere ottenuta solo a patto di prevedere una soglia di sbarramento non eccessivamente elevata o circoscrizioni elettorali di dimensioni contenute. Si tratta di problematiche che emergono anche dalla lettura della relazione introduttiva del relatore, che a proprio avviso ha dimostrato di possedere consapevolezza al riguardo.
Con specifico riferimento al tema del voto di preferenza, osserva che anche a livello comunitario sembra maturare una linea di tendenza ad esso favorevole: in proposito dichiara di condividere gli interventi svolti dai rappresentanti dell'UDC. Il voto di preferenza, sul quale tuttavia dichiara di non avere una posizione predefinita, avrebbe senza dubbio il merito di riavvicinare gli elettori alla politica, rendendoli parte attiva nella selezione della classe dirigente.

Angelo CERA (UdC), rileva le proposte di legge in esame propongono le seguenti principali modifiche: l'abolizione della preferenza; l'introduzione di una soglia di sbarramento; l'aumento del numero delle circoscrizioni elettorali; e l'introduzione di meccanismi intesi a riequilibrare il rapporto tra i generi nella rappresentanza parlamentare.
Quanto al voto di preferenza, due delle proposte in discussione (a prima firma Zeller e Bocchino) ne propongono l'abolizione, con l'introduzione di liste bloccate sul modello di quelle previste dall'attuale legge elettorale per il Parlamento. A suo avviso, si finisce però in questo modo per attribuire alle segreterie dei partiti un vero


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e proprio potere di scelta dei parlamentari, togliendolo ai cittadini-elettori, come già successo per le elezioni dell'ultimo Parlamento. È stato detto che il sistema è previsto in altri Paesi membri dell'Unione europea. In quei Paesi, tuttavia, il sistema dei partiti non ha conosciuto la torsione leaderistica e plebiscitaria che si è avuta in Italia dopo il 1992-1994. Abolire il voto di preferenza senza contestualmente garantire trasparenza e democraticità nella scelta dei candidati da parte dei partiti servirebbe solo a rafforzare la tendenza - questa sì senza riscontro in Europa - a trasformarli sempre più in strutture di potere al servizio di ristrette oligarchie, quando non di singoli leader.
Quanto, poi, all'argomento che il voto di preferenza costituirebbe un fattore di crescita delle spese elettorali, osserva che l'obiettivo di ridurle può essere altrettanto ed anzi più efficacemente perseguito con altri strumenti, ad esempio prevedendo un tetto alle spese da parte di ogni candidato.
Ricorda che il Parlamento europeo ha deciso di predisporre una relazione sulle modalità della propria elezione. Il relatore, il liberal-democratico Andrew Duff, lo scorso 18 gennaio ha presentato un documento in cui tra l'altro figura la proposta di raccomandare agli Stati membri l'adozione di leggi elettorali che consentano il voto di preferenza.
Ritiene che eliminare la preferenza equivarrebbe a mettere il bavaglio al popolo, proprio nel momento in cui la qualità della politica scende inesorabilmente di livello e il Parlamento si è ridotto a un caravanserraglio in cui tanti cortigiani ubbidiscono allo schiocco di pochi padroni. Di questo passo, il Parlamento verrà svuotato sempre di più delle sue competenze, la qualità della politica si assottiglierà ancora, la vita democratica andrà verso un pauroso e inesorabile dirupo. Per evitare tutto ciò, bisogna tornare a far scegliere i cittadini, che continuano a disaffezionarsi dalla politica e ad alimentare l'antipolitica.
In relazione alla soglia di sbarramento, osserva che la sua ratio è di garantire la «governabilità» nei sistemi in cui esiste un rapporto di fiducia tra l'Esecutivo e il Parlamento. L'introduzione di una soglia di sbarramento per l'elezione del Parlamento europeo, dunque, è inopportuna in quanto sacrifica la rappresentatività dell'organo senza giovare alla governance del sistema europeo.
Quanto al numero delle circoscrizioni elettorali ed alle pari opportunità, chiarisce che non vi si soffermerà per ragioni di tempo. Per l'Unione di Centro, il punto essenziale è il ritorno alle preferenze: solo tornando a far scegliere i cittadini, infatti, si potranno garantire la reale efficienza del sistema dei collegi e le vere pari opportunità per le donne, che si assicurano affidando ai cittadini la scelta delle donne più presenti sul territorio, più capaci e attente alle loro esigenze, e non inserendo le donne in Parlamento sulla base di criteri di preferenza discrezionali.
Conclude affermando che la soglia di sbarramento non spaventa l'Unione di centro, che può contare su una forte basse territoriale e che intende condurre la sua battaglia con la stessa tenacia e determinazione che le ha fatto scegliere, nelle scorse elezioni, di non adeguarsi al bipartitismo forzato.

Anna Maria BERNINI BOVICELLI (PdL), premesso che si soffermerà soltanto sul tema delle pari opportunità tra donne e uomini, che le sta particolarmente a cuore, dichiara innanzitutto di non essere mai stata particolarmente favorevole alla soluzione delle quote riservate come strumento per assicurare la parità dei generi nella rappresentanza. Peraltro, se è vero che le pari opportunità certamente non sono garantite dalle preferenze, probabilmente non lo sono neanche dal sistema delle liste bloccate proposto nel progetto di legge di cui è cofirmataria. Ricorda che il principio delle pari opportunità tra uomini è donne ha fondamento negli articoli 3 e 51, ma anche 48, a suo avviso, della Costituzione, nei trattati comunitari e nella Carta dei diritti dell'Unione europea. A fronte dell'ampia enunciazione del principio, la presenza delle donne nella politica è cresciuta negli ultimi dieci anni in Europa in modo fortemente disomogeneo


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da Paese a Paese, senza contare che spesso, anche dove elette, le donne hanno finito col rivestire ruoli marginali. In ogni caso, dall'esame delle legislazioni degli altri Stati dell'Unione europea in materia di pari opportunità nella rappresentanza politica emerge che tre sono le vie possibili per perseguire l'obiettivo: la prima è quella di prevedere un certo numero di seggi riservati alle donne nel Parlamento, il che obbliga i partiti a comportarsi di conseguenza nella formazione delle liste elettorali; la seconda è quella di prevedere l'obbligo di strutturare le liste riservando in esse una determinata quota alle donne e alternando uomini e donne con una frequenza commisurata alla quota riservata; la terza soluzione è quella che vede il problema delle pari opportunità affrontato direttamente a livello di statuti dei partiti. Personalmente, preferisce la terza soluzione, in quanto è la meno invasiva e la più rispettosa dell'autonomia organizzativa dei partiti, nonché la più efficace sul lungo periodo. Ritiene tuttavia che, in vista dell'affermazione della cultura delle pari opportunità e della sua diffusione anche all'interno dei partiti, sia in un primo momento opportuno un qualche obbligo di legge. A suo avviso, la soluzione migliore, nel contesto italiano, è quella dell'alternanza di uomini e donne nelle liste, a condizione però di stabilire una efficace sanzione nei confronti dei partiti che violino l'obbligo di alternanza. Di regola, la sanzione ha carattere pecuniario, consistendo nella riduzione del rimborso elettorale spettante al partito che viola l'obbligo di alternanza. Alcuni Paesi, tuttavia, hanno stabilito sanzioni più drastiche: dalla nullità delle candidature maschili eccedenti rispetto all'ordine di alternanza fino alla irricevibilità delle liste che violano l'obbligo di alternanza. A suo avviso, la prima soluzione deve ritenersi preferibile in quanto prevede effetti meno drastici in caso di inottemperanza ed è dunque adatta a fungere da misura provvisoria di accompagnamento in vista di una futura auspicabile autoregolamentazione dei partiti sulla materia. Preannuncia quindi la presentazione di emendamenti in tal senso.

Amedeo CICCANTI (UdC), ritenendo che la maggioranza abbia già fatto le sue scelte, intende soltanto lasciare alle cronache parlamentari la sua testimonianza a denuncia di un percorso involutivo della democrazia italiana. A suo avviso, la riforma della legge elettorale europea dovrebbe mirare al consolidamento del sentimento di appartenenza europea nei cittadini e alla garanzia della qualità della democrazia. Da sempre i costituenti europei hanno pensato non a un'Europa dei mercati, ma a un'Europa dei popoli, puntando ad approfondire nella cultura e nella coscienza degli europei i valori unificanti della nuova realtà politica che si andava a costruire. L'elezione diretta del Parlamento europeo con un sistema proporzionale - un sistema che garantisce la rappresentanza e quindi la diversità - è una scelta di campo ben precisa in tal senso. La rappresentanza è quindi un valore da sostenere ed esaltare in vista dell'unità europea. C'è bisogno di più Europa nelle coscienze degli europei, e non di meno Europa.
Ciò premesso, avverte che si limiterà ad approfondire le questioni relative alla soglia di sbarramento e alla soppressione della preferenza, trattando sinteticamente le altre questioni. Quanto all'accesso alle candidature, si tratta a suo avviso di una questione democratica: impedire significa restringere il rapporto elettorale; favorire, però, significa anche violare l'uguaglianza tra i competitori.
Condivide le perplessità del relatore su alcune fattispecie di incandidabilità. L'incandidabilità non esiste, oggi, per il Parlamento nazionale, ma solo per regioni ed enti locali. Anche nella legge elettorale europea la carenza di requisiti essenziali ai fini dell'elettorato passivo rientra piuttosto nella fattispecie dell'ineleggibilità. La stessa giurisprudenza amministrativa e della Corte costituzionale ha stabilito tra ineleggibilità e incompatibilità una linea di demarcazione assai flebile. È meglio quindi attenersi alla legislazione elettorale


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europea in materia di incompatibilità, implementandola solo sul lato delle fattispecie relative ai responsabili di reati particolarmente gravi contro la pubblica Amministrazione e inerenti al la malavita organizzata.
Altra questione su cui occorre soffermarsi, a suo avviso, è la rappresentanza di genere. Il tempo è maturo per fare passi avanti garantendo la pari opportunità a uomini e donne, meglio se consentendo all'elettore un doppio voto di genere. Il sistema delle penalizzazioni nei rimborsi elettorali è un valido strumento di condizionamento, ma poco decisivo per l'ottenimento dei risultati attesi e i dati lo confermano.
Venendo alla questione relativa alle circoscrizioni elettorali, l'innalzamento del numero, nella finalità di recuperare lo squilibrio territoriale, è condivisibile. Però con la proposta di legge C. 1491 lo squilibrio rimane. È invece molto più equilibrata territorialmente la proposta di legge C. 1507, che raggiunge lo scopo senza mantenere anche le attuali alterazioni della vigente legislazione. Inoltre, la proposta di legge C. 1507 consente pari opportunità a tutte le liste che superano il 5 per cento ovvero maggiori opportunità di eleggere in ogni circoscrizione propri rappresentanti, in ragione del maggior numero di candidati da eleggere. Il suo gruppo condivide quindi la proposta di legge C. 1507 e l'idea generale del Collegio unico nazionale.
Quanto alla soglia di sbarramento al 5 per cento, il relatore ha sottolineato che lo scopo di essa è di ridurre la frammentazione del sistema politico, anche al fine di capitalizzare la semplificazione della rappresentanza elettorale conseguente alle elezioni per il Parlamento nazionale dello scorso 14 aprile. Tuttavia la semplificazione si è avuta sopratutto per via politica sulla base di una soglia di sbarramento al 4 per cento. Quindi, il processo di semplificazione si può avere dal basso.
Fa inoltre osservare al relatore che nessuno dei due grandi partiti - Popolo della libertà e Partito democratico - affermatisi nel Parlamento nazionale fa parte delle grandi famiglie europee del Partito popolare europeo o del Partito socialista europeo. Quelle grandi opzioni culturali e politiche europee sono invece rappresentate dall'Unione di centro e dal Partito socialista italiano, che con la soglia di sbarramento al 5 per cento sono fortemente messe a rischio. Lo stesso discorso vale per la destra radicale e la sinistra radicale, che in Italia sono fuori dal Parlamento nazionale, ma sono presenti nel Parlamento europeo, sia pure in forma minoritaria. Certamente non è la soglia di sbarramento a determinare la democraticità di una legge elettorale, ma sicuramente ne verifica il tasso.
Il relatore ha poi argomentato a favore delle liste bloccate e dell'abolizione delle preferenze sulla base di affermazioni apodittiche, esprimendo più convincimenti di carattere etico e ideologico che ragionamenti sulla qualità democratica della sua proposta. Tutti i suoi argomenti potrebbero essere ribaltati: infatti non si può negare che la preferenza sia un'opportunità in più per l'elettore, che oltre a scegliere il programma del partito, sceglie anche quali uomini sono più in grado di attuarlo nelle sedi istituzionali; né si può sostenere che l'elettore non sia in grado di scegliere gli individui tecnicamente preparati se poi è in grado di scegliere programmi e liste. Quanto al costo delle compagne elettorali, esso è sostenuto normalmente dal partito di riferimento della lista.
Per quanto riguarda poi il rapporto clientelare del candidato con l'elettore e la degenerazione correntizia, chiarisce innanzitutto che il suo gruppo sostiene non le preferenze plurime ma la preferenza unica, secondo la scelta fatta dagli italiani con il referendum del 1993. Detto questo, segnala che la critica del relatore è riferita ad un passato di equilibri istituzionali che non ci sono più ovvero non hanno niente a che vedere con una elezione europea. Con la modifica dell'articolo 117 della Costituzione, infatti, tutti i diritti ed i rapporti economici e sociali passano dallo Stato alle regioni e agli enti locali. Allo Stato rimangono solo poteri limitati, nell'esercizio


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dei quali non può esserci clientela e corruzione individuale. Se clientela e corruzione c'è, è a livello di sistema, cioè di partiti e gruppi parlamentari, ma non di singoli parlamentari. Se questo è vero per il Parlamento nazionale a maggior ragione lo è per il Parlamento europeo, che non ha neanche il potere legislativo.
Rimangono invece tutte valide le argomentazioni contro le liste bloccate, che hanno portato a un Parlamento nazionale costruito su parentele e legami personali di ogni genere. Né è vero quel che sostiene il relatore, ossia che le liste bloccate sarebbero usate da tutti i più grandi Paesi europei. Dall'esame delle legislazioni straniere emerge infatti che il sistema delle liste bloccate e dei candidati nominati riguarda una ristrettissima cerchia di nazioni.
In conclusione, per queste e altre ragioni che saranno spiegate agli italiani, preannuncia che l'opposizione alla proposta di riforma della maggioranza da parte del gruppo UDC sarà convinta e determinata.

Karl ZELLER (Misto-Min.ling.) fa presente che l'abolizione delle preferenze e l'introduzione di una soglia di sbarramento costituirebbero ostacoli invalicabili per le minoranze politiche come la forza alla quale appartiene, tanto più che l'attuale legge elettorale europea prevede che gli esponenti delle minoranze linguistiche possano candidarsi esclusivamente in collegamento con altra lista. Si tratta di un meccanismo che pone le minoranze linguistiche in difficoltà, in quanto le costringe a chiedere ad altre formazioni politiche di accettare il collegamento, il quale costituisce un peso per la lista collegata, in quanto implica la potenziale perdita di un seggio. Inoltre, il collegamento impone alle minoranze linguistiche di schierarsi per una parte politica piuttosto che per l'altra, mentre esse sono piuttosto composite al proprio interno, accogliendo orientamenti politici diversi. Auspica pertanto che si possa addivenire ad una soluzione condivisa del problema da lui segnalato, in modo da non impedire alle minoranze linguistiche una rappresentanza nel Parlamento europeo.

Calogero MANNINO (UdC) dichiara che la sua parte politica aveva sperato nella presentazione di un disegno di legge del Governo, in quanto l'originaria posizione del ministro Calderoli e del suo partito sembrava contenere un'apertura alle minoranze sui temi in discussione; soprattutto, sembrava orientata al mantenimento di un sistema proporzionale correttamente inteso, vale a dire un sistema che favorisse, sì, la semplificazione politica, ma senza imporre la riduzione del panorama politico ad uno o due partiti, come invece fa la proposta di legge della maggioranza, che tende di fatto ad imporre al Paese un assetto bipartitico: una scelta che il suo gruppo non condivide e che contrasterà in ogni modo. Ad avviso del suo gruppo, infatti, all'Italia serve un sistema politico efficiente, ma non costruito contro la sua tradizione, che è fatta di diversi filoni ideali, ciascuno con una precisa identità, i quali costituiscono le linee guida per l'aggregazione delle forze politiche. Ricorda incidentalmente al relatore, il quale proviene dalle file dei radicali, che senza la preferenza e con lo sbarramento, il suo partito d'origine non sarebbe mai entrato in Parlamento. È quindi sbagliato tentare di ridurre forzosamente lo schema politico a due soli partiti. La speranza era che la Lega Nord, per la sua origine anomala ed esogena rispetto al sistema dei partiti formatisi nel dopoguerra, non intendesse partecipare a questo tentativo di semplificare con la forza il sistema politico.
Ritiene, comunque, che il tema principale non sia quello della soglia di sbarramento, ma quello delle preferenze. Ricorda come l'esistenza delle preferenze abbia permesso alla Democrazia cristiana di evitare la concentrazione oligarchica e come la preferenza permetta all'elettore di incidere nella vita interna dei partiti. Invita inoltre a riflettere sul fatto che alla lunga può risultare dannoso al Paese un sistema elettorale funzionale al modello di partito creato dal Presidente del Consiglio: infatti la genialità politica di quest'ultimo,


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che egli è pronto a riconoscere, ha un carattere del tutto eccezionale, mentre per costruire qualcosa di duraturo occorre tenere presente la normalità. Invita altresì a riflettere sul fatto che i sistemi elettorali devono assicurare il carattere essenziale della democrazia, che è la rappresentanza delle minoranze e delle tradizioni culturali e ideali e sul fatto che la preferenza è uno strumento indispensabile anche per garantire la parità di genere.

Alessandro NACCARATO (PD) ricorda che la legge elettorale dovrebbe essere lo strumento per garantire la rappresentanza dei cittadini e non per risolvere i problemi politici della maggioranza che la approva. Dalla relazione del deputato Calderisi traspare invece chiaramente la volontà di servirsi della riforma della legge elettorale europea come di un mezzo per favorire la nascita del Partito della libertà: la soppressione delle preferenze eviterà infatti le conte interne alle due componenti del partito da costituire, agevolandone la fusione.
Non condivide poi per nulla la tesi del relatore secondo cui occorrerebbe perseguire un modello di partito ipercentralistico, imperniato sul suo leader. Si tratta di un modello che pone fondamentali questioni di democrazia. Quanto poi alla tesi sostenuta dal relatore secondo cui le preferenze indebolirebbero i partiti, fa presente che il sistema elettorale proporzionale con voto di preferenza è quello che, dopo l'esperienza del fascismo, ha assicurato al Paese una straordinaria rinascita democratica, avvicinando agli ideali di libertà e democrazia generazioni che avevano conosciuto la dittatura e che rischiavano pericolose derive qualunquiste.
Per quanto riguarda poi la misura della soglia di sbarramento proposta dalla maggioranza, vale a dire quella del 5 per cento, ritiene che questa dovrebbe essere motivata. Diversamente è fondato il sospetto che tale scelta sia meramente funzionale all'obiettivo di impedire alle forze politiche sgradite l'accesso anche al Parlamento europeo. Si tratta tuttavia di forze che hanno un profondo radicamento e un ampio consenso nel Paese, e che rischiano, se estromesse dalla rappresentanza democratica, di dar vita a derive antisistemiche. Né, ancora, ritiene corretta la tesi del relatore secondo cui le preferenze sarebbero uno strumento di lobby trasversali. Si tratta di una tesi smentita dai fatti, dal momento che il passaggio al sistema elettorale maggioritario o addirittura all'elezione diretta - di sindaci o presidenti di provincia o regione - non ha ridotto i fenomeni di corruzione. La verità, a suo parere, è che il lobbismo prescinde dal sistema elettorale ed è un fenomeno separato. Si dice convinto che l'eliminazione della preferenza accrescerà la distanza tra gli elettori e le istituzioni, indebolendo ulteriormente la rappresentanza politica dei partiti.
Per quanto riguarda, infine, il tema dell'ineleggibilità, ritiene opportuno riflettere sull'ipotesi di trasformare in incandidabilità alcune delle attuali ineleggibilità, in quanto servirebbe ad evitare le candidature di bandiera, le quali generano disaffezione o ostilità nell'elettore, svuotando di senso la sua scelta. In conclusione, si augura che si possa addivenire a una legge elettorale il più possibile condivisa.

David FAVIA (IdV) si sofferma sui principali nodi problematici del provvedimento in esame.
Al riguardo dichiara di non condividere la previsione di alcuna soglia di sbarramento, che assumerebbe caratteri punitivi nei confronti delle formazioni politiche che comunque godono di una loro rappresentanza. Sarebbe invece preferibile prevedere una formula proporzionale pura.
Per quanto concerne il numero delle circoscrizioni elettorali, ritiene opportuna una loro ridefinizione in termini congrui ed omogenei, ritenendo inadeguato sia l'attuale numero di cinque, sia la prospettata riforma volta ad aumentarlo a quindici.
Si sofferma quindi sul tema del voto di preferenza, non condividendo al riguardo la tesi secondo cui esso favorirebbe


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l'azione di lobbies delinquenziali, che potrebbero rivolgere la loro azione tanto nei confronti dell'elettorato quanto nei confronti dei partiti all'atto della scelta delle candidature.
Conclude affermando che il proprio gruppo ritiene imprescindibile prevedere una ipotesi espressa di incandidabilità per quei soggetti che abbiano riportato condanne per gravi reati.

Donato BRUNO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 17.05.

ATTI DEL GOVERNO

Mercoledì 8 ottobre 2008. - Presidenza del presidente Donato BRUNO. - Interviene il ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli.

La seduta comincia alle 17.05.

Schema di regolamento di organizzazione del Ministero dello sviluppo economico.
Atto n. 25.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 30 settembre 2008.

Donato BRUNO, presidente, avverte che la IX Commissione ha chiesto alla Presidenza della Camera di essere autorizzata ad esprimere rilievi sull'atto in titolo. Quindi, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Schema di regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del ministro dello sviluppo economico.
Atto n. 26.
(Seguito dell'esame e rinvio).

La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato nella seduta del 30 settembre 2008.

Donato BRUNO, presidente, avverte che la IX Commissione ha chiesto alla Presidenza della Camera di essere autorizzata ad esprimere rilievi sull'atto in titolo. Quindi, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

Schema di regolamento di organizzazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca
Atto n. 27.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Annagrazia CALABRIA (PdL), relatore, ricorda che lo schema di regolamento n. 27 definisce l'organizzazione del nuovo Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nato dall'accorpamento dell'ex Ministero della pubblica istruzione con l'ex Ministero dell'università e della ricerca scientifica, accorpamento disposto dal decreto-legge n. 85 del 2008.
Riepiloga quindi brevemente la vicenda del Ministero. Nel quadro dell'ampia riforma dell'organizzazione del Governo prevista dal decreto legislativo n. 300 del 1999, i due preesistenti dicasteri della Pubblica istruzione e dell'Università e delle ricerca scientifica e tecnologica sono stati unificati, a partire dalla XIV legislatura, in un'unica struttura ministeriale: il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Successivamente, all'avvio della XV legislatura, è intervenuto il decreto legge 18 maggio 2006, n. 181, che, nell'ambito di un riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei Ministeri (il cosiddetto «spacchettamento»), ha nuovamente ripartito le funzioni in materia di istruzione, università e ricerca, provvedendo a ripristinare due distinti dicasteri per la pubblica istruzione e per l'università e la ricerca. La legge finanziaria per il 2008


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(legge 24 dicembre 2007, n. 244) ha poi previsto che, a partire dal Governo successivo a quello in carica alla data di entrata in vigore della legge medesima, il numero dei ministeri tornasse ad essere quello stabilito dal citato decreto legislativo n. 300 del 1999, nel testo originario, il quale prevedeva dodici ministeri, tra cui, appunto, quello dell'istruzione, dell'università e della ricerca. All'avvio della XVI legislatura, il decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, nel dare attuazione a questo nuovo assetto del Governo, ha pertanto nuovamente istituito, tra gli altri, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, trasferendogli le funzioni dei due Ministeri accorpati, nonché le relative risorse finanziarie, strumentali e di personale. Il decreto-legge ha inoltre rimesso a regolamenti di delegificazione la nuova definizione degli assetti organizzativi e del numero massimo delle strutture di primo livello di questo come degli altri Ministeri. La ridefinizione è sottoposta ad un vincolo finanziario, in quanto il decreto-legge richiede che - fermi restando i processi di riallocazione e mobilità del personale - al termine del processo di riorganizzazione nelle nuove strutture sia ridotta almeno del 20 per cento la somma delle spese strumentali e di funzionamento previste per i Ministeri di origine e i Ministeri di destinazione.
Venendo quindi allo schema di regolamento in esame, ricorda che esso dispone che il Ministero sia articolato in tre dipartimenti: dipartimento per l'istruzione; dipartimento per l'università, l'alta formazione artistica, musicale e coreutica e per la ricerca; dipartimento per la programmazione e la gestione della risorse umane, finanziarie e strumentali e per la comunicazione. All'interno dei dipartimenti operano le direzioni generali, nel numero di quattro per ciascun dipartimento. Il regolamento disciplina le funzioni dei Capi dipartimento e le attribuzioni dei singoli dipartimenti e delle direzioni generali; inoltre predetermina il numero degli uffici dirigenziali non generali, i cui compiti sono individuati con successivo decreto ministeriale di natura non regolamentare. Il regolamento determina altresì la dotazione organica del nuovo Ministero, tenendo conto delle riduzioni degli assetti organizzativi stabiliti dall'articolo 74 del decreto-legge n. 112 del 2008. Per quanto riguarda l'amministrazione periferica, il provvedimento conferma l'organizzazione fondata sugli uffici scolastici regionali, che hanno sede in ciascun capoluogo di regione e costituiscono autonomi centri di responsabilità amministrativa. Tali uffici si articolano per funzioni e sul territorio, a livello provinciale, in uffici scolastici provinciali, ai quali è preposto un dirigente di livello dirigenziale non generale.

Donato BRUNO, presidente, avverte che il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta.

Schema di regolamento di organizzazione degli uffici di diretta collaborazione del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
Atto n. 28.
(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

Annagrazia CALABRIA (PdL), relatore, ricorda che lo schema di regolamento n. 28 disciplina la nuova organizzazione degli uffici di diretta collaborazione con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, resasi necessaria a seguito dell'accorpamento dei due Ministeri - quello della pubblica istruzione e quello dell'università e della ricerca - di cui ho avuto modo di dire in relazione all'altro schema di regolamento all'esame della Commissione (atto n. 27). Infatti, a seguito dello «spacchettamento» disposto con il decreto-legge n. 181 del 2006, che aveva distinto il Ministero della pubblica istruzione e il Ministero dell'università e della ricerca, erano stati adottati due distinti regolamenti anche per l'organizzazione degli uffici di staff dei rispettivi Ministri. In base allo schema in esame, gli uffici di diretta collaborazione sono i seguenti: l'ufficio


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di gabinetto, nel cui ambito opera il Consigliere diplomatico del Ministro; la segreteria del Ministro e il segretario particolare del Ministro; l'ufficio legislativo; l'ufficio stampa; il servizio di controllo interno; la segreteria tecnica del Ministro; e le segreterie dei Sottosegretari di Stato. Il limite del contingente di personale degli uffici di diretta collaborazione è stabilito in 236 unità, di cui un dirigente di livello generale e 15 dirigenti di livello non generale, scelti prioritariamente tra i dipendenti del Ministero o di altre amministrazioni pubbliche. Oltre al contingente così determinato, il Ministro può assumere collaboratori estranei all'amministrazione, con contratto a tempo determinato, in numero massimo di 20 unità, nonché esperti o consulenti con incarichi di collaborazione coordinata e continuativa, in numero non superiore a 15 unità. Il contingente complessivo è stato determinato tenendo conto dell'applicazione dei vincoli finanziari previsti dall'articolo 1, comma 17, del decreto-legge n. 85 del 2008. Il provvedimento contiene, infine, disposizioni in merito al trattamento economico del personale dell'area della diretta collaborazione.

Donato BRUNO, presidente, avverte che il seguito dell'esame è rinviato ad altra seduta.

La seduta termina alle 17.10.

AVVERTENZA

Il seguente punto all'ordine del giorno non è stato trattato:

ATTI COMUNITARI

Proposta di direttiva del Consiglio recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale COM(2008)426 def.