ad attivarsi per superare una volta per tutte le riserve e l'aperta opposizione che ancora oggi alcuni rappresentanti del Governo, esponenti di importanti aree della maggioranza, esprimono pubblicamente in merito alla realizzazione della tratta alta velocità Torino-Lione, garantendo l'unità di indirizzo politico e amministrativo, la cui responsabilità spetta costituzionalmente al Presidente del Consiglio dei ministri, al quale compete, inoltre, il potere di concordare con i singoli Ministri le pubbliche dichiarazioni che essi intendono rendere e che impegnano la politica generale del Governo;
ad attivarsi per far fronte agli impegni presi, dal momento che si è più volte affermato che questa opera è il perno del futuro sistema logistico italiano, e a concludere positivamente, entro il termine improrogabile del 30 settembre 2007, le procedure autorizzative e di appalto, così da evitare la perdita degli ingenti fondi già stanziati dall'Unione europea in favore del nostro Paese.
ad adottare tutte le iniziative necessarie affinché, nell'ambito dell'imminente riforma dell'organizzazione comune di mercato vitivinicola, non sia introdotta la possibilità di fare ricorso all'impiego dei trucioli di legno, in luogo delle tradizionali tecniche di invecchiamento in botte, ovvero il ricorso a tale pratica sia sempre e comunque indicato in etichetta;
ad intervenire presso tutte le sedi comunitarie affinché vengano privilegiate la qualità e le tipicità del vino italiano e tutelato il lavoro dei produttori vinicoli, scongiurando l'introduzione di sistemi produttivi che abbiano come obiettivo il livellamento dei gusti verso il basso;
a perseguire con decisione una politica di tutela e valorizzazione della specificità, in primo luogo sotto il profilo qualitativo, dei vini italiani, come elemento fondamentale della loro potenzialità di mercato a livello interno e internazionale; a tal fine ad adottare tutte le misure utili a favorire, anche attraverso il reperimento di risorse finanziarie adeguate, la promozione sui mercati esteri dei vini prodotti in Italia;
è stata autorizzata a Brindisi la realizzazione di un rigassificatore, nell'ambito dell'individuazione di fonti energetiche nel nostro Paese da parte del Governo, su conforme parere di comune, provincia e regione;
a seguito di elezioni amministrative e regionali i nuovi vertici di quegli enti hanno manifestato il loro dissenso all'opera in questione, che, nel frattempo, è in corso di avanzato stato di costruzione;
i vertici degli enti locali hanno minacciato le dimissioni nel caso in cui il Governo non blocchi l'iniziativa;
in occasione della Fiera del Levante a Bari il presidente della regione Vendola chiese espressamente al Presidente del Consiglio dei ministri di dichiarare la volontà del Governo sul problema; istanza rimasta senza riscontro nell'intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;
assistiamo ad un balletto di posizioni francamente deprimente tra il Ministro Pecoraro Scanio, per il quale il rigassificatore non si farà a Brindisi, ed il Ministro dello sviluppo economico, per il quale la procedura autorizzativa è regolare e non vi sono ragioni per revocare le autorizzazioni -:
quale sia la posizione del Governo riguardo alla questione di cui in premessa. (3-00249)
(26 settembre 2006)
dalle vicende legate a scandali giudiziari più o meno recenti fino al paventato coinvolgimento dei servizi segreti nella sconcertante vicenda delle intercettazioni illegali Telecom si sta realizzando un vero e proprio attentato alla vita democratica del nostro Paese;
tramite i controlli incrociati che mettono ogni cittadino in condizione di essere intercettato, con palese violazione della propria libertà, e le pubblicazioni dei risultati delle intercettazioni stesse, a causa delle quali molte persone sono state date in pasto all'opinione pubblica ancor prima che ne venisse accertata l'eventuale responsabilità penale, si realizza una gravissima violazione del diritto alla privacy di ogni cittadino, nei fatti praticamente annullato da un uso-abuso dello strumento delle intercettazioni telefoniche, informatiche, telematiche o ambientali;
i principi fondanti di una democrazia debbono avere, da parte della classe politica e del Governo, la giusta attenzione e il giusto controllo, affinché non vengano travalicati e messi in discussione i diritti costituzionali che sono alla base di ogni Stato di diritto;
non si contano più gli interventi del Garante per la protezione dei dati personali, che, pur possedendo mezzi limitati, ha richiamato sia gli editori sia le stesse autorità giudiziarie a non violare la riservatezza, la dignità e l'identità personale, nonché il diritto alla protezione dei dati personali;
vi è ormai un amplissimo consenso trasversale sul provvedimento istitutivo di una commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle intercettazioni illegali approdato all'esame della Commissione giustizia della Camera dei deputati -:
quali misure abbia adottato o intenda adottare al fine di accertare i mille aspetti oscuri di un fenomeno che ha ormai assunto dimensioni preoccupanti e al fine di evitare per il futuro nuove lesioni del diritto alla riservatezza dei cittadini. (3-00250)
(26 settembre 2006)
la società Telecom gestisce e fornisce il cosiddetto servizio universale, i suoi responsabili sono soggetti incaricati di un pubblico servizio; tale particolarità distingue Telecom da tutti gli altri operatori di telefonia presenti sul mercato nazionale;
in un'intervista rilasciata al settimanale l'Espresso nell'agosto 2006, il signor Tavaroli ha dichiarato che il suo settore di competenza in Telecom, ovvero il settore security, è composto da circa 500 collaboratori;
appare sempre più indifferibile intervenire sulla materia delle intercettazioni disciplinata dal codice di procedura penale, ove si registrano dei punti estremamente critici, quali, ad esempio, l'articolo 268, comma 3-bis, del codice di procedura penale che prevede la possibilità di conferire a privati l'incarico di eseguire intercettazioni, norma introdotta in via «eccezionale», ma che è diventata la regola da troppi anni, con tutte le conseguenze che ne sono derivate e che il ministero della giustizia conosce, soprattutto per gli eccessivi costi sostenuti;
in questa esplosiva materia è intervenuto da ultimo il decreto-legge n. 259 del 2006, che prevede la distruzione di materiale relativo al traffico telefonico e telematico illegalmente formato o acquisito;
l'interrogante si chiede quali garanzie possano avere i clienti, i dipendenti e tutti i cittadini se nel settore della security Telecom ci sono ancora persone che hanno avuto fino a pochi giorni fa rapporti diretti ed organici con soggetti attualmente sottoposti ad indagini -:
alla luce di quanto accaduto, se il Ministro interrogato ritenga che, al di là degli accertamenti di competenza della magistratura ordinaria, esista ancora un rischio per la collettività di subire intercettazioni ed ascolti illegali di conversazioni (ovvero conferenza a tre persone all'insaputa dei colloquianti) mirati esclusivamente a scopi informativi, quali iniziative intenda intraprendere il Ministro interrogato a tutela non solo dei clienti Telecom, ma di tutti i cittadini italiani, e se sia intenzione del Ministro interrogato predisporre un tavolo tecnico con il Garante per la protezione dei dati personali, al fine di coordinare tutte le eventuali e necessarie iniziative da adottare in tema di affidabilità e sicurezza dei sofisticati sistemi informatici di Telecom. (3-00251)
(26 settembre 2006)
la legge n. 241 del 2006 in tema di indulto, che ha prodotto già la scarcerazione di oltre 20.000 detenuti, al ritmo di 1.000 al giorno, è stato il risultato di una precisa volontà politica della maggioranza di Governo, determinata dalla volontà di applicare il beneficio ad un ampio ventaglio di persone, più esteso rispetto al passato;
questa legge, che opera per tutti i reati compresi nell'indulto commessi fino al 2 maggio 2006, ha prodotto lo svuotamento delle carceri ed è destinata a produrre effetti sui processi penali in corso, dato che molti di questi, che riguardano reati coperti da indulto, si concluderanno con una sanzione penale poi coperta dall'indulto medesimo;
fin dai primi giorni di applicazione della legge le cronache dei giornali hanno segnalato un alto tasso di reiterazione del reato da parte di coloro che hanno usufruito del provvedimento di clemenza -:
quale sia il numero esatto di coloro che, avendo usufruito del beneficio dell'indulto, hanno nuovamente commesso un reato e se risponda a verità che vi sono moltissimi processi in corso per i reati coperti da indulto, che si concluderanno con una sanzione penale poi coperta dall'indulto medesimo, per cui si vorrebbe evitare di celebrare tali processi e, attraverso un provvedimento di amnistia, azzerare anche questa pletora di procedimenti penali in corso, ripartendo da zero. (3-00252)
(26 settembre 2006)
è sempre più frequente il ripetersi di episodi di violenza fisica e sessuale nei confronti delle persone e, in particolare, delle donne, come da ultimo a Bologna, dove nella giornata del 24 settembre 2006 una studentessa di 26 anni, che aveva passato la serata con un ragazzo che conosceva da tempo, è stata aggredita e picchiata a casa di lui;
una ricerca Istat, pubblicata alla fine del 2004, attesta che ogni giorno in Italia sette donne in media subiscono una violenza sessuale. I dati si riferiscono ovviamente ai casi che vengono denunciati alle autorità; alcuni studi stabiliscono che questi rappresentano soltanto l'8 per cento degli episodi effettivi di violenza sessuale. Il restante 92 per cento delle vittime, dunque, decide per motivi diversi (vergogna o «copertura» del molestatore, soprattutto se all'interno del contesto familiare) di non denunciare la violenza subita alla polizia o ai carabinieri;
nel corso dell'estate 2005, una serie di episodi conosciuti che si sono susseguiti in pochi giorni hanno dato l'impressione che il fenomeno degli stupri sia in crescita;
tale impressione potrebbe avere origine solo da una maggiore attenzione che i media stanno riservando al fenomeno, ma potrebbe anche essere il segnale di un malessere sociale crescente, che si trasforma in violenza ed aggressività;
dalla lettura dei dati riportati nella citata ricerca dell'Istat si scopre che solo nell'8,6 per cento dei casi la violenza sessuale viene praticata in un luogo pubblico. Più spesso gli stupri avvengono nella propria abitazione (31,2 per cento), in automobile (25,4 per cento) o nella casa dell'aggressore (10 per cento). Da tali dati si evince che nella stragrande maggioranza dei casi l'aggressore è una persona ben conosciuta dalla vittima, che può essere il marito o convivente (20,2 per cento dei casi), un amico (23,8 per cento), il fidanzato (17,4 per cento), un conoscente (12,3 per cento); solo il 3,5 per cento dei violentatori non ha mai visto la sua vittima prima dello stupro;
secondo alcuni analisti, tali dati confuterebbero la tesi per la quale l'aumento degli stupri è da collegare alla crescente presenza extracomunitaria nel nostro Paese -:
se il Ministro voglia adottare iniziative urgenti volte ad inasprire sensibilmente tutte le pene previste dal codice penale nei casi di violenza sessuale perpetrata ai danni di persone e, in particolare, nei confronti di minori. (3-00253)
(26 settembre 2006)
il progetto di raddoppio della base statunitense di Vicenza, con la prevista costruzione di una seconda struttura militare presso l'area dell'aeroporto Dal Molin, sta suscitando molteplici interrogativi, tanto in sede locale quanto in sede nazionale;
sono posti in discussione benefici eventuali, costi sicuri, rischi crescenti dell'esposizione della popolazione vicentina all'aumento quantitativo e al mutamento qualitativo dell'occupazione militare statunitense di una più ampia porzione del territorio, destinata a diventare il «cervello» della proiezione bellica in Medio Oriente e, di conseguenza, secondo l'interrogante, anche il bersaglio di una probabile reazione;
esistono peraltro, soprattutto sul terreno militare e politico, ancora numerosi punti, sia di merito che di metodo, oscuri alla pubblica opinione, che non le consentono un'adeguata valutazione dell'impatto che l'attuazione del progetto militare statunitense avrebbe sulla sicurezza del territorio veneto e su quella nazionale;
in particolare, le responsabilità di chi ha partecipato al percorso decisionale e le stesse eventuali decisioni non sono ancora pienamente note;
il sindaco di Vicenza Enrico Hullweck, in una lunga e articolata intervista al quotidiano Il Gazzettino del 23 settembre 2006, ha affermato, tra l'altro, di essere stato convocato al ministero della difesa il 6 luglio 2006 «davanti a militari Usa e italiani», in assenza di qualsiasi esponente civile («neanche un Sottosegretario, un funzionario, solo militari»), i quali avrebbero rifiutato di dirgli sia se il Governo fosse a conoscenza della riunione, sia chi l'avesse organizzata («Sono cose che non possiamo dire»), ribadendo, inoltre, che soltanto essi militari erano i «responsabili» in tema di decisioni concernenti la nuova base militare a Vicenza -:
se la riunione del 6 luglio 2006 abbia avuto effettivamente luogo, con le modalità e i contenuti indicati sotto la sua responsabilità dal sindaco Enrico Hullweck, in caso di risposta affermativa, totale o parziale, se il Governo fosse effettivamente a conoscenza della riunione, chi fossero i militari italiani presenti, e in che veste, chi fossero i militari statunitensi presenti, e in che veste, perché si siano trincerati dietro motivazioni di segretezza incomprensibili ai più, compreso l'interrogante, in particolare che fondamento giuridico e\/o fattuale abbia la pretesa dei suddetti militari di arrogarsi la responsabilità di scelte, che, viceversa, sono prerogativa esclusiva del Governo e del Parlamento, se risulti che si siano esercitate, o si stiano esercitando, sulle autorità civili pressioni di qualsiasi tipo da parte di soggetti militari, italiani o stranieri, al fine di ottenerne l'assenso al progetto di raddoppio della base militare statunitense di Vicenza, e, infine, se, per sgombrare il campo da ogni dubbio o equivoco, il Governo intenda esercitare pienamente le proprie prerogative nei confronti sia delle autorità locali sia delle autorità militari e, assumendo fino in fondo la responsabilità decisionale finale che compete soltanto a esso, deliberare in coerenza con la mobilitazione popolare in corso a Vicenza di respingere un progetto, che, secondo l'interrogante, non corrisponde agli interessi né della popolazione coinvolta, né della sicurezza nazionale, né della pace nel mondo. (3-00254)
(26 settembre 2006)
apprendiamo dal settimanale l'Espresso (n. 38 settembre 2006) che il progetto di costruire a Vicenza presso l'aeroporto Dal Molin una seconda base americana prevederebbe la completa riconversione della strategia e della dislocazione delle forze armate Usa in Europa e che la riunificazione della 173a brigata aerotrasportata triplicherebbe la forza e gli organici di quella ora divisa tra la città veneta e le basi tedesche di Bamberga e Schweinfurt, facendo di Vicenza la sede della più potente base statunitense in Europa;
oltre al rafforzamento dell'organico previsto con l'arrivo di oltre 1.800 militari, la brigata avrebbe come dotazioni: 55 tank M1 Abrams, 85 veicoli corazzati da combattimento, 14 mortai pesanti semoventi, 40 jeep humvee con sistemi elettronici di ricognizione, due nuclei di aerei spia telecomandati Predator, una sezione di intelligence, due batterie di artiglieria con obici semoventi, i lanciarazzi multipli a lungo raggio Mrls;
nel marzo 2005 il generale James L. Jones, comandante delle forze annate Usa in Europa, pronunciò davanti al Senato americano le seguenti parole: «la 173a brigata aerotrasportata sarà ampliata in brigade combat team e rimarrà in Italia, in prossimità della base aerea di Aviano, suo centro di impiego primario. Usareur ha piani per espandere impianti e infrastrutture nell'area di Vicenza, includendo le strutture militari americane all'aeroporto Dal Molin, favorendone la crescita attraverso la ristrutturazione»;
il Governo Berlusconi, insieme alle istituzioni locali, aveva dato il suo benestare all'operazione;
il sindaco di Vicenza, secondo gli interroganti, non ha coinvolto la città chiarendo in modo trasparente la realtà degli accordi intercorsi e, seppur sollecitato dal Governo attuale, si è finora rifiutato di prendere una decisione;
il Governo, più volte interpellato dai parlamentari veneti dell'Unione, attraverso il Presidente del Consiglio dei ministri Prodi e i Ministri Rutelli, Chiti e Parisi, ha ribadito che non sono intercorsi accordi di carattere internazionale, né militare -:
il Ministro interrogato smentisce quanto riportato dal settimanale l'Espresso -:
quale sia l'orientamento del Governo in proposito. (3-00255)
(26 settembre 2006)
sul settimanale l'Espresso del 22 settembre 2006 si legge: «Il pugno di combattimento, come lo chiamano al Pentagono, di un ipotetico conflitto con Teheran. Il cuore e il cervello della risposta bellica di pronto intervento sull'intero scacchiere mediorientale, Iraq e Afghanistan inclusi. Dove? A Vicenza nel cuore della città. Alla caserma Ederle, dove già sono in 6 mila e un'intera nuova base da costruire entro l'area dell'aeroporto Dal Molin»;
sempre secondo le notizie riportate dal settimanale, nascerebbe a Vicenza la prima superbrigata aviotrasportata, che trasformerebbe l'attuale 173a brigata in un brigade combat team, con una forza di fuoco impressionante e la capacità di venire paracadutata in pochi giorni in qualunque zona del Medio Oriente, del Mediterraneo e del Caucaso. La super brigata disporrebbe di quasi cinquemila paracadutisti, oltre 50 carri armati pesanti tank M1 Abrams e 85 veicoli blindati da combattimento, 14 mortai pesanti semimoventi, 40 jeep humvee con sistemi elettronici da ricognizione, due nuclei di aerei spia telecomandati Predator;
si riporta, infine, nell'articolo citato, il discorso pronunciato davanti al Senato americano dal generale James L. Jones, comandante delle forze Usa in Europa nel 2005, in cui anticipava queste linee programmatiche, prevedendo che: «Usareur (U.S. Army Europe) ha piani per espandere impianti ed infrastrutture nell'area di Vicenza, includendo le strutture militari americane all'aeroporto Dal Molin, favorendone la crescita attraverso la ristrutturazione»;
da alcuni mesi nel nostro Paese, in particolare nel territorio vicentino, è controversa la questione relativa alla ipotesi di concessione in uso alle forze armate statunitensi di parte dell'area civile dell'aeroporto Dal Molin;
su tale argomento è stata presentata dall'interrogante, insieme ad altri deputati del gruppo, un'interrogazione (la n. 3-00099), rispetto alla quale il Governo, per il tramite del Ministro Chiti, rispondeva: «Secondo quanto pervenuto dall'amministrazione del ministero della difesa, non vi sono ulteriori elementi rispetto alle motivazioni della richiesta statunitense, oltre a quelle che risiedono nell'esigenza, fatta presente dagli Stati Uniti, di fornire un'idonea sistemazione logistica alla 173a brigata paracadutisti nella sua nuova configurazione e per soddisfare le esigenze collegate di protezione delle forze. Quanto alla preoccupazione legata al tipo di materiali che verrebbero stoccati nell'area richiesta, non risultano previsioni stoccaggio. L'area verrebbe utilizzata per il supporto tecnico delle forze e per la realizzazione di un complesso residenziale ad uso del personale militare e civile americano e delle rispettive famiglie. Tuttavia, ribadisco una precisazione. Da un lato, l'ipotesi di concessione in uso dell'area è stata portata avanti con l'interessamento attivo delle autorità locali, dalle quali non risulta siano stati sollevati particolari elementi ostativi. Dall'altro, attualmente, con gli Stati Uniti non sono stati sottoscritti accordi, ma è stata manifestata una disponibilità di massima per tale concessione (ripeto: disponibilità di massima, non accordi formali)» -:
se le informazioni contenute nell'articolo citato, riguardanti una scelta strategica di tale importanza, che prospetterebbero un avanzato stato del progetto, corrispondano al vero. (3-00256)
(26 settembre 2006)
a quanto si apprende anche da organi di stampa, per il secondo anno consecutivo le statistiche dell'Ocse classificano il sistema d'istruzione e formazione del nostro Paese tra gli ultimi a livello internazionale;
secondo l'interrogante questa è una delle pesanti eredità lasciateci dal precedente Governo di centro-destra;
l'Ocse delinea un sistema inefficiente che necessiterebbe di un'approfondita riforma, al fine di razionalizzare le spese;
il problema - sempre secondo quanto emerge dal rapporto dell'organizzazione internazionale - risulta essere quello di una cattiva gestione delle risorse; infatti, il costo medio per studente è tra i più alti registrati a livello internazionale, mentre per quel che riguarda gli insegnanti, quelli italiani percepiscono salari decisamente più bassi rispetto ai loro colleghi stranieri, rimanendo, però, tra i più anziani in assoluto;
nonostante quanto proclamato dal precedente Governo, scarseggiano anche le postazioni informatiche: circa 77 per ogni scuola, contro una media di 115 nei Paesi Ocse;
l'Ocse sottolinea, inoltre, che, tra i trenta Paesi membri, l'Italia è al penultimo posto per numero di laureati, appena l'11 per cento delle persone tra i 25 e i 64 anni; la situazione non è rosea nemmeno per quanto concerne i diplomati, poiché la media italiana si aggira intorno al 48 per cento, rispetto alla media Ocse, che si attesta intorno al 67 per cento;
appare opportuno tenere presente che trascurare la dimensione sociale dell'istruzione - come da fonti autorevoli è stato più volte ricordato - significa inevitabilmente incorrere nel prossimo futuro in notevoli spese riparative;
in particolare, per il Mezzogiorno lo sviluppo di un sistema formativo adeguato è il presupposto ineludibile per un rilancio strutturale dell'intera area -:
quali provvedimenti intenda assumere il Governo per tentare di riparare la situazione appena descritta, affinché il sistema formativo italiano possa diventare per le giovani generazioni uno strumento fondamentale per la costruzione del proprio futuro. (3-00257)
(26 settembre 2006)
l'alterazione delle dinamiche del commercio internazionale sono, nel caso della Cina e dei Paesi asiatici in generale, frutto delle particolari condizioni socio-economiche in cui operano le imprese coinvolte;
la situazione della Cina è notoriamente drammatica: infatti, oltre al basso costo della manodopera, in particolare di quella minorile, tenuta spesso in condizioni di semischiavitù, le imprese possono sfruttare anche il far west legislativo in campo ambientale e sanitario;
le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali, a partire da quella di religione, che continuano ad essere compiute dal regime comunista cinese, sono state più volte denunciate dal Parlamento europeo, che ha approvato, da ultimo, il rapporto Belder sulle relazioni Unione europea - Cina;
nel corso della recente missione italiana in Cina, secondo gli interroganti, la delegazione governativa ha, di fatto, posposto l'importanza del rispetto dei valori di democrazia e libertà a quelli prettamente economici;
hanno destato, in particolare, sconcerto le dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio dei ministri Prodi in favore della fine dell'embargo delle armi alla Cina ed il suo impegno in sede europea in tal senso, mentre si deve registrare l'assordante silenzio della delegazione nei confronti dei dissidenti cinesi imprigionati nei lager e costretti ai lavori forzati, della violazione della libertà di opinione e di accesso all'informazione, della libertà di procreazione e di quella religiosa;
nel programma dell'Unione si legge che «L'Unione riconosce l'utilità e l'importanza di realizzare l'introduzione di un codice etico nella sottoscrizione degli accordi commerciali dell'Italia, nonché delle imprese italiane con Paesi terzi. Il codice etico è uno strumento che vuole garantire nella sottoscrizione di accordi commerciali il rispetto dei diritti umani, sindacali, la tutela dei minori, la conservazione delle risorse naturali» -:
se ritenga che nelle relazioni con la Cina debbano prevalere gli interessi economici ed affaristici rispetto alla salvaguardia dei diritti umani, civili e religiosi e se non ritenga di intraprendere ogni utile iniziativa in sede europea per far adottare, in tutti i Paesi (e quindi anche in Cina), i principali standard di tutela dei lavoro e dei lavoratori e, più in generale, perché ci si adoperi per assicurare uno sviluppo sostenibile sulla base della reciprocità nel rispetto delle più elementari norme sociali ed ambientali e dei diritti umani. (3-00258)
(26 settembre 2006)
per tutta la durata della missione in Cina, il Governo non ha mai sollevato con forza, nelle sedi competenti, la questione del rispetto dei diritti umani, ritenendo di non dover compromettere le finalità di natura unicamente affaristica perseguite dalla missione;
secondo notizie di stampa, non si evince quanti contratti di natura economico-commerciale siano stati assicurati, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese italiane, a seguito della suddetta missione;
mentre sulla repressione dei diritti umani, civili, religiosi, politici e sociali in Cina si è registrato, anche da parte del Presidente del Consiglio dei ministri, un'assordante silenzio, così, invece, non è stato a proposito della revoca dell'embargo dell'Unione europea sulla vendita di tecnologie militari proposta a Pechino dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri e su cui, come è noto, gli Stati Uniti d'America hanno manifestato, in più occasioni, la loro contrarietà;
la missione in Cina si è, altresì, distinta per l'elevato e, dunque, secondo gli interroganti, eccessivo numero di persone al seguito del Governo, che hanno partecipato, a vario titolo, a tutti gli incontri con le autorità e gli imprenditori cinesi, come dimostra il caso eclatante della regione Lazio, rappresentata da circa cinquanta delegati -:
quali siano gli esatti costi sostenuti dal Governo italiano in ordine alla missione istituzionale compiuta in Cina, quali siano stati i contratti stipulati e le intese economico-commerciali sottoscritte a favore delle piccole e medie imprese italiane e, infine, quali azioni politico-diplomatiche siano state assunte presso il Governo di Pechino per collegare le buone relazioni tra l'Italia e la Cina ad iniziative per la salvaguardia delle libertà fondamentali. (3-00259)
(26 settembre 2006)
premesso che:
da una parte le dichiarazioni del Sottosegretario dell'economia e delle finanze, onorevole Pier Paolo Cento («la Tav non si fa (...) nemmeno con Prodi» e «Questo Governo non farà la Tav »), e quelle del Ministro della solidarietà sociale, onorevole Paolo Ferrero («nel programma sottoscritto da tutta l'Unione la Torino-Lione non è inserita come una priorità»), dall'altra quelle del Ministro delle infrastrutture, onorevole Antonio Di Pietro («Confermo che il Governo intende realizzare la nuova tratta ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione»), hanno messo in evidenza una preoccupante discordanza in seno al Governo in merito alla questione Tav;
contemporaneamente alle esternazioni sopra riportate, è avvenuto di recente lo sgombero di ruspe e scavatrici che avrebbero dovuto effettuare i primi sondaggi per la realizzazione del maxi tunnel di Venaus, in tal modo aumentando non solo i dubbi sull'effettiva attuazione della Tav, ma facendo, altresì, temere per tutte le grandi opere in programma soprattutto nel Nord del Paese;
da un lato il Commissario europeo ai trasporti Jacques Barrot ha ribadito che «la Torino-Lione supera l'interesse di Italia e Francia, è una grande opportunità per tutta l'Europa» e che «non ci sono alternative possibili, ci sono solo benefici a lungo termine per tutta l'Europa, Val Susa e Maurienne comprese», dall'altro il 4 luglio 2006 si è tenuta a Lione la conferenza intergovernativa italo-francese e la Francia sta già sollecitando l'Unione europea a finanziare i suoi grandi progetti infrastrutturali, tra cui anche la Torino-Lione, in modo da anticipare le procedure per l'assegnazione delle risorse del budget europeo per le reti di collegamento transeuropee, che ammonta a 8 miliardi di euro;
il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Romano Prodi, ha dichiarato che avrebbe chiarito la posizione del Governo nel proseguire nella realizzazione dell'opera con il Commissario europeo coordinatore del corridoio 5 Loyola De Palacio e in data 29 giugno 2006 è stato convocato l'annunciato tavolo politico sulla Tav alla presenza dei Ministri competenti e degli esponenti delle realtà locali;
nel documento di programmazione economico-finanziaria 2007-2011 e nelle audizioni in commissione dei Ministri competenti, è stato annunciato che per le procedure autorizzative della ferrovia Torino-Lione non si intendono applicare le normative previste dalla cosiddetta «legge obiettivo» e si intende, invece, tornare alle procedure ordinarie previgenti;
mentre in Italia si convocano ancora dei tavoli di consultazione giustificandoli con la necessità di procedere ad ulteriori approfondimenti, appare sempre più preoccupante e rischioso per l'interesse nazionale un ulteriore ritardo nella realizzazione della tratta ad alta velocità Torino-Lione, sia per la possibile perdita dei finanziamenti europei, sia perché la realizzazione del corridoio Strasburgo-Bratislava costituirebbe un'alternativa al corridoio 5 ed escluderebbe l'Italia dalle grandi linee di collegamento europee;
il completamento della Torino-Lione (la cui capacità di trasporto, lungo l'asse del corridoio 5, è stata valutata in sede europea pari a circa 1/3 dell'intero traffico merci e passeggeri del nostro continente) consentirà di ridurre i costi ed i tempi dei trasporti oggi gravanti sulle imprese italiane, di investire, altresì, in innovazione ed alta tecnologia e, infine, di creare un'imponente massa di posti di lavoro, non solo nella fase di cantiere, ma anche e, soprattutto, a regime, ove soltanto si consideri che sulla futura piattaforma logistica tra Torino, Milano e Genova vengono oggi valutate in 300.000 le unità lavorative che in futuro saranno a vario titolo coinvolte;
identica situazione ed ostacoli procedurali si stanno verificando anche per il progetto del terzo valico ferroviario dell'Appennino ligure-piemontese in Valle Scrivia, destinato a mettere in comunicazione il sistema portuale ligure e tirrenico con il Piemonte e con il centro Europa;
dal 1998 sono fermi i lavori per la costruzione del foro pilota, mentre molte amministrazioni liguri e piemontesi si stanno attivando per dotare il territorio di supporti al progetto logistico legato al predetto terzo valico;
a concludere positivamente, entro il termine improrogabile del 30 settembre 2007, le procedure autorizzative e di appalto, così da evitare la perdita degli ingenti fondi già stanziati dall'Unione europea in favore del nostro Paese;
ad attivarsi per sbloccare tempestivamente i lavori di realizzazione del terzo valico ferroviario dell'Appennino ligure-piemontese citato in premessa.
(1-00017) (Nuova formulazione) «Zanetta, Elio Vito, Stradella, Zacchera».
(27 luglio 2006)
premesso che:
il Commissario europeo ai trasporti Jacques Barrot, in occasione della presentazione della prima relazione sull'attività per la valutazione dello stato di avanzamento di progetti prioritari di reti transeuropee, ha ritenuto «incoraggiante» il lavoro svolto, ma ha definito «cruciale» l'adozione rapida del regolamento che consentirà la programmazione dei finanziamenti (8 miliardi dall'Unione europea) per il periodo 2007-2013;
secondo l'Unione europea l'opposizione di parte della popolazione della Val di Susa alla Tav potrebbe avere ripercussioni sia sul calendario per la realizzazione della tratta e sul suo finanziamento, sia sull'intero corridoio pan-europeo, che collegherà Lione a Budapest;
nel documento di programmazione economico-finanziaria 2007-2011 e nelle audizioni in commissione dei Ministri competenti, è stato annunciato che per le procedure autorizzative della ferrovia Torino-Lione non si intendono applicare le normative previste dalla cosiddetta «legge obiettivo» e si intende, invece, utilizzare la conferenza di servizi;
in un intervento a Radio radicale il Sottosegretario dell'economia e delle finanze, onorevole Paolo Cento, ha affermato che «la Tav non si fa e, se dovesse saltare, sarebbe un fatto positivo, una svolta importante»;
per Bruxelles è un problema che le autorità interessate devono risolvere tempestivamente, dal momento che Loyola De Palacio (coordinatrice per la rete transeuropea Lione - Budapest) aveva proposto un finanziamento dell'Unione europea del 20 per cento del costo della sezione trans-frontaliera tra Francia e Italia, pari per il periodo 2007-2013 a circa un miliardo di euro;
la Commissione europea è in una posizione di attesa, perché dal Governo italiano non sono stati comunicati cambiamenti;
se il Governo non decide in tempi brevi l'Unione europea non potrà iscrivere le somme relative nel bilancio 2007/2013 e, senza finanziamento europeo, l'opera non si fa;
(1-00028)
«Tassone, Oppi, Dionisi, Adolfo, Mereu, Mele, Volonté».
(25 settembre 2006)
premesso che:
negli ultimi venticinque anni i primi 5 Paesi europei esportatori di vino (Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) hanno diminuito la loro quota di mercato sul totale delle esportazioni mondiali dal 76 per cento al 65 per cento (-14,5 per cento), a fronte di una crescita dei volumi esportati del 41 per cento;
le evoluzioni di cui sopra sono state, di fatto, determinate dalla crescente presenza sul mercato dei cosiddetti Paesi nuovi produttori, primi fra tutti gli Usa (dall'1 per cento al 4,5 per cento), il Sudafrica (dallo 0 per cento al 3,2 per cento) ed i Paesi dell'Oceania (dallo 0 per cento al 7,2 per cento) e del Sud America (dall'1 per cento al 7,4 per cento);
sempre con riferimento agli ultimi venticinque anni, i consumi di vino si sono fortemente ridotti nei principali Paesi produttori ed esportatori, in specie in Francia (-28,3 per cento) e Italia (-38,9 per cento), mentre sono cresciuti in modo significativo nei principali Paesi nuovi produttori, in particolare negli Usa (+21,2 per cento), in Australia (+44,8 per cento) e in Cina (+295,3 per cento);
dai dati di cui sopra risulta evidente che per un Paese come l'Italia (che, più di altri, ha ridotto i consumi interni) lo sbocco commerciale rappresentato dalle esportazioni ha assunto rilevanza crescente, cosi come è divenuta crescente la concorrenza da parte dei Paesi nuovi produttori;
nonostante la situazione di crescente concorrenza e difficoltà, cui sono esposti i tradizionali Paesi produttori europei, la Commissione europea, il 10 marzo 2006, ha sottoscritto, a Londra, un accordo bilaterale con gli Usa (ossia con uno dei principali Paesi nuovi produttori e, quindi, principali Paesi concorrenti) per consentire l'importazione nell'Unione europea di vini americani ottenuti con pratiche enologiche non ammesse in Europa, tra le quali l'invecchiamento artificiale attraverso l'impiego di trucioli di legno in loco delle tradizionali botti del tipo barrique;
la Commissione europea, a seguito della sottoscrizione del suddetto accordo, nell'ambito del negoziato attualmente in corso per la revisione dell'organizzazione comune di mercato vitivinicola, ha proposto di estendere l'adozione della stessa pratica enologica anche in Europa e di lasciare agli Stati membri la facoltà di decidere in quale categoria di prodotti autorizzarla, senza tuttavia prevederne, in nessun caso, l'indicazione in etichetta;
la suddetta proposta della Commissione europea è stata approvata dalla maggioranza dei delegati nazionali che compongono il comitato di gestione vini dell'Unione europea e, per quanto riguarda l'Italia, risulta sia stato espresso l'orientamento di consentire l'impiego dei trucioli per i soli vini da tavola;
la situazione di crescente concorrenza nel settore del vino dovrebbe essere affrontata, in specie nei Paesi di maggiore e più consolidata tradizione produttiva, non tanto sul piano della competitività in base ai costi di produzione, quanto sulla qualificazione dei prodotti espressione delle peculiarità produttive dei territori d'origine;
alla luce di quanto sopra, risulta evidente che l'apertura a pratiche enologiche come quella che prevede l'uso dei trucioli di legno in loco dell'invecchiamento in botte è da considerare unicamente ispirata ad una logica di breve periodo, volta a fare fronte a situazioni di competitività contingenti, ma, di fatto, destinata a negare strategie di sviluppo di lungo periodo fondate sulla tutela e sulla valorizzazione delle nostre produzioni vitivinicole;
ad adottare tutte le iniziative necessarie affinché la Commissione europea, nelle sedi dell'Organizzazione mondiale del commercio, richieda che i prodotti vitivinicoli ottenuti con l'impiego di trucioli di legno, e più in genere con pratiche enologiche non ammesse nell'Unione europea, possano accedere sul mercato comunitario solo recando l'indicazione in etichetta di dette pratiche;
ad adottare tutte le iniziative affinché sia presso la Commissione europea, sia nelle sedi dell'Organizzazione mondiale del commercio, sia nell'ambito di accordi bilaterali, siano definite regole precise che prevedano che l'utilizzo di diciture tradizionali o di menzioni di qualità di vini di Paesi terzi, in specie nei soli casi in cui lo stesso è riconosciuto dalla normativa interna del Paese d'origine, non costituisce un caso di concorrenza sleale e non trae in inganno il consumatore riguardo all'origine, alla natura o alla qualità del vino.
(1-00010)
«Maroni, Dozzo, Alessandri, Allasia, Bodega, Bricolo, Brigandì, Caparini, Cota, Dussin, Fava, Filippi, Fugatti, Garavaglia, Gibelli, Giancarlo Giorgetti, Goisis, Grimoldi, Lussana, Montani, Pini, Pottino, Stucchi».
(12 luglio 2006)
premesso che:
l'introduzione nell'Unione europea della nuova pratica enologica, consistente nell'uso di trucioli di legno in alternativa al tradizionale passaggio in barrique, mirata ad acquisire, in tempi rapidi e con notevole abbattimento dei costi di produzione, le caratteristiche tipiche dei vini di qualità, sta per esaurire il prescritto iter procedurale;
la pratica enologica in oggetto, diretta a simulare l'invecchiamento tradizionale e l'affinamento dei vini nelle botti di rovere, era finora vietata ai produttori europei, mentre fra breve - dopo il via libera dell'Unione europea - sarà possibile procurare alcune note aromatiche dei vini di qualità, senza, peraltro, attivare quei processi di micro-ossigenazione naturale derivanti dalla permanenza nelle botti;
inoltre, le proposte di modifica alla normativa comunitaria di dettaglio debbono poter coniugare gli interessi di tutte le categorie, imponendo l'obbligo di evidenziare inequivocabilmente le caratteristiche del prodotto, in modo tale che gli spazi di mercato che ciascuno verrà a ritagliarsi siano il frutto di scelte consapevoli dei consumatori;
occorre, quindi, evitare che regole di mercato, per effetto di un'incerta disciplina che privilegi anche inconsapevolmente il solo criterio del prezzo, danneggino i nostri prodotti, caratterizzati da un forte legame con il territorio e che costituiscono il risultato di un sapiente utilizzo di tradizionali e affinati processi di aromatizzazione e invecchiamento;
le misure tese a stabilire parità di condizioni con i prodotti vinicoli extraeuropei non possono e non debbono favorire il livellamento verso il basso della qualità del prodotto, ma limitarsi a consentire l'introduzione del nuovo sistema, disciplinandone l'etichettatura secondo termini e modalità che non alterino il naturale processo selettivo di vendita dipendente da libere e informate scelte di mercato;
l'elevata qualità dei risultati conseguita nel settore costituisce un patrimonio la cui tutela, sotto il profilo economico e culturale, non può essere affidata alla sola iniziativa degli operatori attraverso un incremento dei costi a difesa dei prodotti di pregio;
il comitato di gestione vini dell'Unione europea, il 3 maggio 2006, ha espresso parere favorevole alla proposta di regolamento CE, già notificata all'Organizzazione mondiale del commercio, e, pertanto, la pressoché certa irreversibilità della procedura in atto suggerisce, quantomeno, che vengano dettate regole precise sul processo di invecchiamento artificiale con truciolati di legno, rese pubbliche attraverso chiare indicazioni da riportare in etichetta;
infatti, mentre la proposta di regolamento prevede dettagliate prescrizioni per l'etichettatura relativa ai vini affinati e invecchiati nei barrique, al contrario risultano del tutto indeterminate le modalità con le quali gli operatori commerciali del settore potrebbero rendere palese in etichetta l'immissione diretta nel vino di trucioli di legno per migliorare il prodotto sotto il profilo del gusto e dell'aroma;
le difficoltà invocate da quanti ritengono eccessivamente onerosa la menzione in etichetta delle prescritte indicazioni nelle varie lingue dei Paesi destinatari debbono ritenersi pretestuose e non meritevoli di alcuna considerazione, posto che l'interesse precipuo deve essere rivolto alla tutela dei consumatori e dei produttori che operano in armonia con i principi di trasparenza e correttezza;
al contrario, fra le varie misure a difesa della qualità dei prodotti, una soluzione idonea è rappresentata, almeno, dalla possibilità che lo Stato si avvalga della facoltà di deroga, autorizzata dalla legislazione comunitaria, disponendo il divieto della pratica in oggetto per i vini di qualità e, dunque, per tutti i vini Doc (denominazione di origine controllata), Docg (denominazione di origine controllata e garantita) e Igt (indicazione geografica tipica);
ad attivarsi per definire, con un'apposita normativa nazionale, regole e restrizioni nell'utilizzo della pratica in oggetto, in relazione alle varie categorie vinicole, assicurando il diritto dei consumatori a non essere ingannati attraverso l'adozione di chiare modalità di etichettatura;
ad adottare iniziative volte a precisare l'esclusione della pratica enologica dei trucioli di legno per i vini classificati Doc, Docg e Igt.
(1-00009)
«Realacci, Franceschini, Lion, Alemanno, Tabacci, Cacciari, Stradella, Sereni, Saglia, Leoluca Orlando, Mariani, Bianco, Stramaccioni, Bressa, Soro, Oliverio, Fundarò».
(12 luglio 2006)
premesso che:
la possibilità di commercializzare vini per i quali è stata utilizzata la pratica di aggiungere trucioli di legno nei mosti presenta profili molto delicati e preoccupanti, in quanto tale pratica enologica permette di riprodurre, con brevi periodi di permanenza del vino in cantina e, di conseguenza, con un rilevante abbattimento dei costi di produzione, note aromatiche e di gusto tipiche dei vini di qualità;
la questione è diventata di stringente attualità a seguito di alcune iniziative assunte dalle istituzioni comunitarie e, specificamente, dalla Commissione europea;
il 10 marzo 2006 l'Unione europea e gli Stati Uniti hanno, infatti, sottoscritto un accordo bilaterale sul commercio del vino, che, nel perseguire la finalità condivisibile di favorire lo sviluppo delle relazioni commerciali e di evitare contenziosi, prevede, peraltro, l'accettazione di pratiche enologiche applicate negli Stati Uniti, anche se finora non ammesse nell'Unione europea;
contestualmente, nell'ambito dell'ordinamento comunitario, il regolamento CE n. 2165 del 20 dicembre 2005 ha introdotto alcune modifiche alla normativa relativa all'organizzazione comune di mercato vitivinicola contenuta nel regolamento CE n. 1493 del 1999, prevedendo, in particolare, tra le pratiche e i trattamenti enologici che possono essere utilizzati, unicamente nell'ambito di condizioni di impiego da determinare, «l'uso di pezzi di legno di quercia nella lavorazione dei vini»;
il comitato di gestione vini, nella seduta del 3 maggio 2006, si è espresso a maggioranza dei componenti in senso favorevole sul progetto di regolamento della Commissione europea, che stabilisce le modalità di applicazione del citato regolamento n. 2165 del 2005, per quanto concerne le condizioni di impiego di pezzi di legno di quercia nella lavorazione dei vini, lasciando agli Stati membri la facoltà di decidere per quale categoria di vini autorizzare tale pratica e, in ogni caso, senza prevedere espressamente che essa sia indicata in etichetta;
in questo contesto, la Commissione agricoltura della Camera dei deputati ha affrontato in modo approfondito i termini del problema, svolgendo un'ampia attività istruttoria, che ha coinvolto tutti i soggetti interessati, e pervenendo all'approvazione unanime di una risoluzione, che indica al Governo precise linee di intervento;
negli ultimi decenni il settore vitivinicolo dell'Unione europea e, in particolare, dei primi cinque Paesi europei esportatori di vino (Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia) è stato caratterizzato da una sensibile riduzione dei consumi e da una diminuzione della quota di mercato rispetto al totale delle esportazioni mondiali, mentre contestualmente sono aumentate le esportazioni dei Paesi nuovi produttori, anche nell'ambito dei mercati europei;
la sempre più forte concorrenza sui mercati internazionali non può essere affrontata in via prioritaria sotto il profilo della riduzione dei costi di produzione, quanto piuttosto attraverso la valorizzazione della qualità del prodotto;
tale considerazione vale, in modo particolare, per la produzione vinicola italiana, che si caratterizza per l'elevata qualità, anche connessa ad un forte legame con l'ambiente, nonché con la cultura e le tradizioni del territorio d'origine e per l'utilizzo di processi di produzione, invecchiamento e affinamento consolidati da una lunga e sapiente tradizione;
sotto questo profilo, l'adozione della pratica di utilizzare trucioli di legno per i vini europei, pur essendo ispirata all'obiettivo di evitare che essi si trovino in situazioni di svantaggio competitivo sui mercati internazionali rispetto ai vini prodotti negli Stati Uniti e negli altri Paesi nuovi produttori, impone l'esigenza di tutelare in modo adeguato i vini di qualità;
nell'ampia attività istruttoria svolta dalla Commissione agricoltura della Camera dei deputati è emersa una posizione, largamente condivisa in particolare dagli esperti e dalle associazioni che operano nel settore della qualità, di contrarietà all'utilizzo della pratica di aggiungere trucioli di legno nel vino;
è in ogni caso riconosciuta da tutti l'esigenza fondamentale di tutelare e valorizzare la specificità dei vini di qualità prodotti in Italia, mantenendo appropriati elementi di distinzione rispetto alle produzioni più commerciali, con particolare riferimento ai processi produttivi, e, di conseguenza, escludendo, per i suddetti vini di qualità, l'adozione di pratiche enologiche, quali l'aggiunta di trucioli di legno;
occorre, altresì, garantire una completa informazione per il consumatore, mediante l'indicazione inequivocabile in etichetta dell'utilizzo di pratiche enologiche diverse da quelle tradizionali, in modo che le quote di mercato che ciascuna tipologia di vino sarà capace di acquisire dipendano unicamente dalla scelta pienamente consapevole del consumatore;
a porre in atto nelle competenti sedi comunitarie tutte le iniziative utili per assicurare che la tutela della qualità rappresenti un obiettivo fondamentale nella definizione della normativa comunitaria e, in primo luogo, della riforma dell'organizzazione comune di mercato del vino;
con specifico riferimento alla pratica enologica dell'aggiunta di trucioli di legno nel vino, ad adottare tutte le iniziative opportune, sia in sede comunitaria sia nell'ambito dell'ordinamento interno, per assicurare:
a) che dall'adozione di tale pratica risultino esclusi i vini Docg (denominazione di origine controllata e garantita), Doc (denominazione di origine controllata) e Igt (indicazione geografica tipica);
b) che tale pratica, qualora sia utilizzata per i vini da tavola, sia rigorosamente disciplinata e sia fornita nell'etichetta un'espressa e chiara indicazione del ricorso ad essa, in modo da garantire la completa informazione del consumatore;
ad adottare iniziative normative rivolte alla riforma della legislazione nazionale in materia di denominazione di origine dei vini, in modo da evidenziare i vini di qualità italiani, anche attraverso un sistema di denominazioni più significativo, in quanto maggiormente indicativo delle caratteristiche effettive dei vini compresi in ciascuna categoria.
(1-00022)
«Lion, Misuraca, Zucchi, Lombardi, Cesini, D'Ulizia, Satta, Baratella, Bezzi, Fiorio, Fogliardi, Froner, Iannarilli, Licastro Scardino, Maderloni, Martinello, Oliverio, Pertoldi, Romele, Servodio, Sperandio, Saglia, Brandolini, Bellotti, Mellano, Bellanova, Fundarò, Marinello, Franci».
(21 settembre 2006)