Delega al Governo per la revisione della disciplina relativa alla titolarità ed al mercato dei diritti di trasmissione, comunicazione e messa a disposizione al pubblico, in sede radiotelevisiva e su altre reti di comunicazione elettronica, degli eventi sportivi dei campionati di calcio e delle altre competizioni calcistiche professionistiche organizzate a livello nazionale. (1496)
pochi giorni fa il Santo Padre Benedetto XVI in un suo discorso in Germania ha affrontato un tema di elevato spessore teologico;
le sue affermazioni, subito chiarite in varie sedi, sono state fraintese e stigmatizzate da alcuni Paesi islamici con reazioni clamorose, che hanno anche provocato, da notizie di stampa, l'uccisione di suor Leonella, un'italiana impegnata in Somalia come operatrice di pace;
questo gruppo parlamentare non intende chiedere una difesa del Governo a favore del Papa, ma intervenire per la salvaguardia di un diritto costituzionalmente garantito, quello della libertà di espressione -:
se il Governo, al di là di semplici dichiarazioni di alcuni suoi esponenti, non intenda prendere una posizione ufficiale sull'accaduto, esprimendo una dura condanna verso una reazione violenta, come risposta ad un sacrosanto diritto che il nostro Paese ha conquistato nei secoli, quale la libertà, compresa quella religiosa.
(3-00224)
(19 settembre 2006)
alcuni passaggi del recente intervento di Sua Santità Benedetto XVI all'università di Ratisbona hanno determinato non soltanto viva irritazione negli ambienti prossimi all'Islam politico radicale ed al mondo del jihadismo, ma, altresì, la reazione ufficiale di un vasto complesso di autorità politiche e religiose del mondo islamico, che vantano un seguito significativo tra i fedeli musulmani;
sono apparsi sul web proclami e messaggi che invitano apertamente ad attaccare il Vaticano e la persona del Papa, al fine di «conquistare Roma»;
al contesto delle reazioni al discorso di Benedetto XVI può essere ricondotto anche l'assassinio a sangue freddo compiuto il 17 settembre 2006 ai danni di una religiosa italiana operante in Somalia;
malgrado le parole distensive e concilianti pronunciate il medesimo 17 settembre 2006 dal Papa in occasione dell'angelus recitato a Castel Gandolfo, continuano ad udirsi voci nel mondo dell'estremismo islamico - e non solo - che invocano ulteriori scuse e spiegazioni, minacciando reazioni in caso contrario -:
quali provvedimenti il Governo abbia assunto ed intenda assumere per proteggere il Santo Padre, la Santa Sede ed i luoghi di culto considerabili come particolarmente esposti alla minaccia che si sta profilando, a Roma e nel resto del Paese; altresì, se si intenda o meno rafforzare almeno l'azione di monitoraggio e vigilanza sulle moschee ed i centri sospettati di ospitare cellule affiliate a movimenti islamici radicali o apertamente jihadisti.
(3-00225)
(19 settembre 2006)
ai violenti attacchi subiti dal Papa a seguito del suo intervento all'università di Ratisbona, che hanno destato un manifesto sconcerto e condanna di gran parte dell'opinione pubblica mondiale, sono seguiti gli attentati che hanno colpito le chiese cristiane di Nablus, in Cisgiordania, oltre a numerosi altri episodi di violenza in molti Paesi a maggioranza musulmana;
su internet sono comparse nuove minacce legate al discorso del Papa da parte del consiglio dei mujahedin, in cui, «come promesso dal Profeta», si annuncia la prossima conquista di Roma, facendo paventare fortissimi rischi di attentati da parte dei fondamentalisti islamici;
le reazioni al discorso del Papa sono state stigmatizzate dall'Unione europea, considerate «sproporzionate ed inaccettabili» dal portavoce del Presidente Barroso;
si registra l'assoluto silenzio del Governo rispetto a tale vicenda, ad eccezione del Ministro Di Pietro, che sabato 16 settembre 2006 ha addirittura auspicato le scuse di Benedetto XVI -:
quali atti intenda adottare nei confronti di quei Paesi che maggiormente hanno consentito lo svolgersi di manifestazioni apertamente intimidatorie nei confronti del Papa e come giustifichi il silenzio del Governo di una nazione che nel cattolicesimo e nel cristianesimo trova uno degli elementi fondamentali della propria civiltà.
(3-00226)
(19 settembre 2006)
interpretazioni del discorso di Ratisbona di Papa Benedetto XVI hanno dato luogo ad attacchi e minacce del tutto ingiustificate da parte di estremisti islamici nei confronti della persona del Papa, della città di Roma e dei cristiani in genere;
critiche sono arrivate anche da alcuni Governi di Stati con popolazioni a prevalenza mussulmana;
non sembra che il Governo ed in particolare il Presidente del Consiglio dei ministri, abbiano fino ad oggi preso un'adeguata posizione su questa delicata vicenda -:
quali siano le ragioni che sono alla base di questa eccessiva prudenza e timidezza del Governo e se non si ritenga opportuno, oltre che doveroso, svolgere un'azione a livello diplomatico su questi fatti.
(3-00227)
(19 settembre 2006)
il Movimento per le autonomie ha organizzato il 19 settembre 2006 una marcia a Roma per manifestare contro la posizione, emersa dalle dichiarazioni ufficiali e dal programma, del nuovo Governo di centro-sinistra di accantonare il progetto di realizzazione del ponte sullo stretto di Messina;
la grande opera, infatti, non è ritenuta prioritaria dall'attuale Governo, secondo il quale occorre piuttosto mettere in campo un programma straordinario per la realizzazione di infrastrutture nel Mezzogiorno;
con tale atteggiamento, secondo gli interroganti, il Governo ha inteso invertire una linea di tendenza politica e mettere così la parola fine ad anni di sperperi in nome di un progetto faraonico, come quello appunto del ponte sullo stretto, frutto di una dissennata propaganda mediatica ordita dal precedente Governo Berlusconi e di scelte governative imposte ai cittadini italiani, che prevedono in tutta Italia la realizzazione, senza alcuna seria analisi degli impatti ambientali e del calcolo costi/benefici per la comunità, di oltre 250 interventi, sfruttando quei meccanismi antidemocratici di semplificazione ed accelerazione delle procedure previste dalla cosiddetta «legge obiettivo»;
è volontà del Governo Prodi che i fondi economici necessari all'opera siano dirottati in altre opere di maggior rilievo per il bene comune, tra cui, ad esempio, il completamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, o che, come ha precisato l'attuale Ministro dei trasporti, le risorse umane e finanziarie destinate alla realizzazione del ponte vadano convertite per la realizzazione di infrastrutture utili nell'area, cioè in Calabria ed in Sicilia, in particolare per l'ammodernamento e potenziamento delle reti ferroviarie ed autostradali siciliani;
di fronte a due regioni, la Calabria e la Sicilia, piegate dalla carenza di infrastrutture, il centrodestra si è ostinato per ben cinque anni ad impegnarsi su di un progetto-simbolo, la cui realizzazione avrebbe arrecato solo danni all'ambiente, oltre che all'economia del Paese. La realizzazione del ponte, infatti, avrebbe distratto risorse a quelle infrastrutture di cui la Sicilia e la Calabria necessitano per incrementare la produttività economica delle imprese, soprattutto quelle del turismo;
secondo l'opinione degli interroganti, altro motivo per frenare l'avvio di un'assurda opera dalla sola valenza simbolica di struttura dall'alto profilo ingegneristico, sono i dubbi e le incertezze tecniche legate alla fattibilità dell'opera, che allo stato attuale permangono tra gli esperti. Infatti, oltre all'esito negativo delle valutazioni di impatto sociale e ambientale, bastano gli appelli e le relazioni dei numerosi esperti, che intendono difendere la ricchezza paesaggistica, ambientale e naturalistica del mare e delle terre tra Calabria e Sicilia da interventi il cui impatto sarebbe irreversibile, per capire l'insensatezza di un'opera che si vuole costruire in una zona ad elevato rischio sismico e dai precari equilibri urbanistici e territoriali;
anche la posizione dell'Unione europea è stata oggetto di mistificazione. Infatti, la stessa Unione europea, circa il carattere di priorità dell'opera, l'ha menzionata soltanto al 17o posto tra le infrastrutture da realizzare per lo sviluppo del Meridione;
inoltre, non sono certamente da sottovalutare le reiterate segnalazioni che la Direzione nazionale antimafia, gli organi investigativi e lo stesso ministero dell'interno hanno più volte avanzato in merito al grande interesse della 'ndrangheta e delle organizzazioni mafiose siciliane per l'enorme «affare» rappresentato dal ponte sullo stretto di Messina. Il ponte sullo stretto di Messina, infatti, rientra tra gli interessi delle tradizionali organizzazioni mafiose, in considerazione dei notevoli flussi economici attivati, al punto da poter ipotizzare forme di intesa tra «cosa nostra» e 'ndrangheta;
a tal fine è stato stipulato un protocollo tra il comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza delle grandi opere e la società Stretto di Messina spa, che ha affidato alla Direzione nazionale antimafia un ruolo centrale nella complessa attività di controllo sulla realizzazione dell'opera, accordo che punta a monitorare, ai fini della prevenzione delle infiltrazioni mafiose, anche il sistema della provvista finanziaria dell'opera e a stabilire procedure utili alla «tracciabilità» dei relativi flussi finanziari che intercorrono tra tutti i soggetti che parteciperanno alla realizzazione del ponte, progetto che punta a cogliere in anticipo le eventuali anomalie dei flussi finanziari, favorendo, contemporaneamente, l'avvio di mirate e penetranti attività di indagine;
la società Stretto di Messina ed Impregilo, il 29 marzo 2006, in piena campagna elettorale, hanno firmato il contratto per l'affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva del ponte del valore di 3,9 miliardi di euro;
con tale contratto viene confermato che saranno le risorse pubbliche a rendere possibile la realizzazione dell'opera e che il rischio di gestione dei capitali privati verrà garantito da un onerosissimo canone pagato dalle Ferrovie dello Stato e da un intervento finale da parte dello Stato. Infatti, il vero motivo per cui la realizzazione e gestione del progetto non è affidata a soggetti privati sta proprio nella difficile affidabilità delle stime dei costi dell'opera, ma soprattutto dei flussi. L'esperienza dell'Eurotunnel ha fatto scuola: le stime sbagliate e le sovrastimate previsioni di traffico hanno prodotto per il tunnel sotto la Manica un debito di 9 miliardi di euro ed una gestione catastrofica, tanto da far dichiarare al direttore generale, Richard Schirrefs, l'8 febbraio 2006: «Se l'avessimo saputo, non l'avremmo costruito»;
inoltre, vi è la diffidenza degli istituti di credito, che si fonda sull'analisi dei pochissimi dati messi a disposizione dalla Stretto di Messina, le cui cifre principali sono le previsioni di crescita del prodotto interno lordo meridionale e le previsioni sui flussi di traffico;
quanto a queste ultime, lo studio degli advisor nominati dal ministero dei lavori pubblici nel 2000 per valutare il progetto evidenzia come il ponte avrà una forte sottoutilizzazione stradale, perché «non attrae in misura significativa nuovo traffico a media e lunga distanza, né lo sottrae al mare e all'aereo». Lo stesso studio, inoltre, sottolinea come «le tendenze di traffico esistenti non verranno significativamente modificate dalla disponibilità del ponte come itinerario alternativo: è questa la principale ragione per cui l'utilizzo del ponte rimane modesta»;
alla luce di quanto premesso, non si capisce come e perché la società Stretto di Messina continui a spendere ed a sprecare denaro, affidando incarichi per consulenze e pubblicizzazioni, con avvisi sui media locali e nazionali, sottraendolo ad investimenti assai più urgenti nel Meridione d'Italia;
da quanto emerso, infatti, da un recente articolo apparso il 31 agosto 2006 sul settimanale l'Espresso, a firma di Luca Domenichini, la società Stretto di Messina, concessionaria del ministero dell'economia e delle finanze, ha sborsato tra il 2002 ed il 2005 quattro milioni e mezzo di euro per emolumenti e gettoni di presenza degli amministratori e tre milioni di euro volatilizzatisi per cadeaux, pubblicità e libri di propaganda. Nei quattro anni di sogno ingegneristico, i dipendenti, dai 29 impiegati e 7 dirigenti del 2002, sono passati agli 85 del 2005, di cui 13 manager, e nel solo 2005 il salario medio è arrivato a sfiorare i 5000 euro al mese;
si pone il problema, stante la decisione del Governo di accantonare sine die la realizzazione del ponte sullo stretto, di quale destino toccherà alla società Stretto di Messina, controllata da Fintecna, Rete ferroviaria italiana, Anas, regione Calabria e regione Sicilia, i cui bilanci nel futuro prossimo continuerebbero inevitabilmente a lievitare, con seria compromissione per le casse dello Stato -:
quali siano le ragioni che a tutt'oggi giustificano l'esistenza della suddetta società e, conseguentemente, quali siano gli orientamenti del Governo in ordine alla sua eventuale riconversione per finalità di riqualificazione dell'area interessata al vecchio progetto.
(3-00228)
(19 settembre 2006)
il settimanale l'Espresso ha pubblicato un reportage del giornalista Fabrizio Gatti, che, fingendosi un immigrato, ha lavorato nel mese di agosto 2006 a fianco dei lavoratori immigrati nelle campagne della provincia di Foggia;
il reportage rivela particolari drammatici di una situazione peraltro nota, ma che spesso viene derubricata a sfruttamento del lavoro nero e «giustificata» con le necessità dell'agricoltura (non solo quella della capitanata) di abbassare i costi, nel quadro della competizione nel settore con le agricolture di altri Paesi;
la situazione, invece, per come emerge dal reportage, è quella di una vera riduzione in schiavitù, alla quale non si può far fronte con banali misure per favorire l'emersione, che, in questi anni, si sono rivelate fallimentari;
in particolare, si sottolinea come gli immigrati siano vittime di violenze, privi di assistenza sanitaria, vittime del caporalato e in certi casi di abusi sessuali e che spesso le denunce alle autorità di polizia giudiziaria si risolvano nell'espulsione o nella reclusione dell'immigrato denunciante, piuttosto che nella punizione del denunciato -:
quali misure, legislative e non, intenda adottare il Governo per sradicare la schiavitù dalle campagne della capitanata e del Mezzogiorno e per assicurare agli immigrati, anche irregolari, gli elementari diritti giuridici e sociali.
(3-00229)
(19 settembre 2006)
da una recente inchiesta de l'Espresso, pubblicata la scorsa settimana, viene alla luce un gravissimo problema, che da anni si presenta soprattutto in Puglia. Infatti, in questa regione vive una parte notevole di immigrati sfruttati e sottopagati che lavorano i campi e vengono usati per la raccolta stagionale di pomodori, alloggiati in posti luridi, massacrati di botte se protestano;
negli ultimi tempi si sono verificate anche sparizioni di immigrati e non sono valse a nulla le ricerche per sapere dove e come siano finiti nel nulla;
la situazione degradata in cui vivono questi lavoratori è una vera piaga sociale, che va risolta al più presto, ed è indegno di un Paese civile sfruttare in questo modo esseri umani, che lavorano onestamente, ma che è doveroso che abbiano condizioni di lavoro e di vita dignitose -:
se il Governo abbia già predisposto delle concrete soluzioni a questa piaga sociale o cosa ritenga di fare con la massima urgenza per fronteggiare questo fenomeno negativo ed aberrante.
(3-00230)
(19 settembre 2006)
dal 12 al 17 agosto 2006, in provincia di Pavia, nel territorio compreso fra i comuni di Cava Manara, Sommo e Bressana Bottarone, si è svolto un rave party di natura del tutto illegale, che ha coinvolto oltre 13 mila persone provenienti dall'Italia e dall'estero;
seppur trattandosi di casi isolati, si sono verificate aggressioni ai danni di pubblici ufficiali e cittadini (fra cui una troupe della redazione regionale della Rai), oltre ad altri fenomeni di violenza e violazioni della legge n. 110 del 1975, che regola la detenzione di armi;
sono state danneggiate proprietà pubbliche e private nei comuni di Sommo e Cava Manara;
è stata gravemente disturbata la quiete pubblica, con la diffusione continua e ininterrotta di musica a migliaia di watt;
è stato documentato un diffuso fenomeno di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti;
la viabilità e la stessa accessibilità viabilistica all'Oltrepò pavese è stata pregiudicata dal blocco della statale dei Giovi a causa di questo avvenimento e, in particolare, dall'abbandono delle auto dei partecipanti lungo il ponte sul Po tra Bressana e Cava Manara;
gravi risultano essere i danni ambientali arrecati al territorio e significative le spese che le amministrazioni locali stanno affrontando per il ripristino della zona;
risultano presentate molte denunce da parte dei cittadini a causa dei danni subiti -:
quali provvedimenti il Governo intenda assumere al fine di porre rimedio a quanto descritto dalla presente interrogazione, con particolare riferimento a ciò che concerne l'accertamento delle responsabilità di un mancato intervento di corretta prevenzione dagli atti di devastazione volti contro immobili e a danno dei cittadini, e, nel caso ravvisata tale omissione, come il Governo intenda aiutare le amministrazioni comunali colpite da questo prolungato atto vandalico, che in nessun modo può e deve essere tollerato.
(3-00231)
(19 settembre 2006)
il potenziamento e lo sviluppo della rete ferroviaria e la realizzazione della rete dell'Alta velocità-Alta capacità ferroviaria (Tav) sono di straordinario rilievo per il sistema di mobilità e delle comunicazioni e per i processi di sviluppo economico e produttivo dell'intero Paese;
opere di così grande valenza strategica - che inevitabilmente suscitano rilevanti problemi e forti ripercussioni in territori intensamente antropizzati ed urbanizzati, come succede in tante aree del nostro Paese - vanno progettate e realizzate ricercando il massimo coinvolgimento ed il più ampio accordo possibile con le comunità locali interessate;
rilevanti, pertanto, sono l'ammodernamento e la messa in sicurezza della rete ferroviaria, nonché l'estensione della rete Tav nel Mezzogiorno da Napoli verso Salerno, Battipaglia, Reggio Calabria e fino alla Sicilia, anche quale parte integrante ed essenziale del corridoio europeo 1 «Berlino-Milano-Bologna-Napoli-Palermo»;
in questa prospettiva occorre - anche alla luce delle opere previste nel piano decennale dei trasporti e della logistica approvato alla fine della XIV legislatura - un programma generale ed organico di interventi sulle infrastrutture ferroviarie meridionali nel loro complesso;
infatti, è fondamentale la modernizzazione della rete ferroviaria nel Mezzogiorno e in Sicilia, il cui potenziamento ed adeguamento tecnologico e velocizzazione sono obiettivi irrinunciabili;
in questo contesto strategico è il progetto di quadruplicamento della linea «Salerno-Battipaglia», quale primo segmento del progetto di prolungamento della rete Tav nel Mezzogiorno -:
quale sia la volontà del Governo rispetto al progetto di estensione della rete dell'Alta velocità/Alta capacità ferroviaria dal nodo napoletano di Afragola verso Salerno-Battipaglia-Reggio Calabria-Catania-Palermo, nonché rispetto all'obiettivo strategico irrinunciabile del potenziamento, della messa in sicurezza e dello sviluppo della rete ferroviaria nel Mezzogiorno ed in Sicilia.
(3-00232)
(19 settembre 2006)
nel mese di luglio 2006 il Parlamento ha approvato, non senza perplessità, il provvedimento di indulto, motivato principalmente sulla base del sovraffollamento dei nostri istituti penitenziari;
a quanto si apprende, il numero dei beneficiari di questo provvedimento di clemenza sarebbe di gran lunga superiore alle 12.000 unità in un primo momento previste;
questo dato di per sé giustifica la legittima preoccupazione di una recrudescenza dei reati nel nostro Paese;
allo stato attuale delle cose non pare che siano iniziate le procedure necessarie per la costruzione di nuovi e più adeguati istituti penitenziari, in mancanza dei quali il problema del loro sovraffollamento si riproporrà inevitabilmente quanto prima -:
in quali tempi il Governo intenda procedere alla predisposizione e alla presentazione di una riforma strutturale del procedimento penale, finalizzata, tra le altre cose, ad evitare che si riproducano le condizioni di sovraffollamento carcerario, che - nelle parole dei sostenitori del provvedimento clemenziale - hanno rappresentato una delle motivazioni fondamentali della sua adozione.
(3-00233)
(19 settembre 2006)
il 12 agosto 2006 l'Italia intera veniva turbata dalla terribile notizia del rinvenimento del corpo della giovane pakistana Saleem Hina, barbaramente sgozzata dai suoi stessi familiari e sepolta nel giardino della sua casa di Sarezzo (Brescia), per il solo fatto di aver scelto per se stessa una vita «all'occidentale»;
Hina aveva 21 anni, viveva da tempo nel nostro Paese ed era fidanzata con un ragazzo italiano. Come hanno raccontato i «vicini di casa» agli organi di stampa, da diverso tempo i rapporti tra lei e la sua famiglia si erano incrinati, poiché da loro, specialmente dal padre, era considerata una «ribelle», accusata di voler vivere una vita diversa da quella impostale dal «clan familiare». Per quest'ultimo, infatti, vestiva «troppo» all'occidentale, lavorava in una pizzeria e, soprattutto, desiderava sposare un italiano. La famiglia, invece, aveva già deciso il futuro sentimentale della ragazza, promettendola in sposa ad un cugino in Pakistan;
secondo le testimonianze del fidanzato, delle colleghe e dei «vicini di casa», la giovane non voleva sposare una persona diversa dall'uomo che amava, né, tanto meno, voleva tornare in Pakistan: voleva solo vivere la vita normale che desiderava;
i vigili del fuoco hanno lavorato diverse ore per riesumare il corpo della giovane, segnato da diverse coltellate, avvolto in alcuni sacchetti di plastica e sepolto ad oltre un metro di profondità nel giardino della casa dove viveva con i propri familiari. Dai rilievi della polizia scientifica risulta, peraltro, che la giovane ha tentato, invano, di difendersi: ovunque, infatti, sono state rinvenute tracce di sangue, soprattutto nel sottotetto, ossia la cameretta di Hina, luogo scelto per il suo sacrificio;
prima dell'efferato crimine compiuto dal padre di lei, i dissapori con i familiari erano sfociati in percosse, secondo la denuncia alle forze di polizia. Denuncia che poi, ella stessa, fu costretta a ritirare sotto le minacce dei familiari;
i carabinieri hanno fermato il padre della giovane Hina, il cognato e lo zio, con l'accusa di omicidio premeditato ed occultamento di cadavere;
la madre, ascoltata dagli inquirenti, ha dichiarato che il marito ha fatto giustizia, esprimendo parole di accusa non per il marito omicida, bensì per la figlia, sentenziando che «non era una buona pakistana» ;
proprio la madre, il 24 agosto 2006, ha presentato richiesta formale perché il cadavere della figlia fosse trasferito in Pakistan e lì seppellito. Successivamente a questa istanza, ne è stata presentata un'altra, con cui la difesa del fidanzato chiedeva che la salma venisse seppellita in Italia perché sono in corso le relative indagini giudiziarie. La procura di Brescia ha respinto l'istanza della madre, disponendo che la salma restasse in Italia -:
quali siano le ragioni che, a tutt'oggi, ostano ad un funerale - così come richiesto dal fidanzato con il quale conviveva - che renda pubblico omaggio alla memoria della giovane innocente trucidata in modo barbaro, funerale ancor più necessario per riparare all'assordante silenzio di troppe coscienze in altre occasioni pronte a mobilitarsi, e se non ritenga di adottare iniziative, anche normative, volte ad evitare - in questo come in casi simili - il pericolo che il corpo della vittima di un omicidio venga riconsegnato proprio ai familiari che lo hanno commesso o che ne hanno condiviso le ragioni.
(3-00234)
(19 settembre 2006)