Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 754 del 23/2/2006
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(Dichiarazioni di voto - Doc. IV, n. 16-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, come ha riferito il presidente della Giunta, onorevole Siniscalchi, abbiamo esaminato con molta attenzione e scrupolo il caso al nostro esame, relativo all'onorevole Di Giandomenico. Si tratta di un caso molto complesso, perché, dall'esame del voluminoso fascicolo, è emerso un quadro di reati molto preoccupante.
Il procedimento penale è a carico di diversi soggetti e si indaga per i reati di violazione della legge sull'aborto (legge n. 194 del 1978 sull'interruzione volontaria della gravidanza), di corruzione propria continuata e aggravata, di concorso in abuso di atti di ufficio e concussione, di violazione delle norme contro il riciclaggio e di concorso nella violazione delle disposizioni sull'immigrazione.
Si tratta di un complesso di reati che vede al centro la dottoressa Patrizia Di Palma, moglie del deputato di Giandomenico (Commenti).

NITTO FRANCESCO PALMA. Ma lascia perdere! Vergognatevi!

PIERLUIGI MANTINI. In verità, essa è stata già condannata con sentenza passata in giudicato nel passato e attualmente si trova in custodia cautelare con un provvedimento confermato in sede di riesame.
Il quadro che emerge dagli atti è davvero preoccupante; tuttavia, abbiamo la necessità di soffermarci sulla richiesta di custodia cautelare, in ordine alla quale dobbiamo esprimerci.
Per il vero, il ruolo del collega Di Giandomenico è evocato in più punti negli atti per una partecipazione che, forse, non è solo limitata al ruolo di consorte della principale imputata, ma va anche oltre. Posso ricordare che nella molteplicità degli episodi emergono molti aspetti: ad esempio, i viaggi e le regalie nei confronti della De Palma, pagati dalla Formedical, sono stati in qualche modo usufruiti anche dal collega Di Giandomenico; vi è un ruolo in molte vicende che riguardano gli appalti, e così via. Tuttavia, senza scendere nel dettaglio, siamo convinti che la misura cautelare, quindi l'arresto di un parlamentare, debba essere basata su un quadro di elementi probatori chiaro e motivato.
In questo caso vanno considerate alcune circostanze rilevanti: in primo luogo, il quadro criminoso è riferito ad un periodo temporale di alcuni anni fa (i fatti si sono svolti entro il 2004) e, quindi, le esigenze di custodia cautelare appaiono attenuate. Inoltre, lo stesso collega Di Giandomenico si è dimesso dalla carica di sindaco, sia pure per consentire la sua eventuale relazione: quindi, viene meno un elemento di possibile pressione o inquinamento delle prove nella logica della custodia cautelare. Considerando che la misura dell'arresto di un parlamentare costituisce, perlomeno in modo semiautomatico, un vulnus della pienezza del plenum dell'Assemblea parlamentare e, quindi, può essere autorizzata solo in presenza di un quadro motivazionale chiaro e ben argomentato, abbiamo ritenuto che tali circostanze non sussistano nel caso di specie.
Naturalmente, il quadro dei reati oggetto del procedimento penale andrà chiarito nelle sedi processuali proprie. Il processo, quindi, continuerà, ma abbiamo espresso l'orientamento di non aderire alla richiesta di autorizzazione a procedere della misura cautelare. Tale orientamento, doverosamente, riferiamo all'Assemblea, che, naturalmente, è libera di esprimersi, come sempre accade in queste materie, nell'autonomia dei singoli parlamentari. Tuttavia, riteniamo che non sussistano quegli elementi gravi, circostanziati e motivati tali da indurre alla concessione dell'autorizzazione all'esecuzione della custodia cautelare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

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