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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, quale componente politica La Rosa nel Pugno del gruppo Misto, voteremo contro la fiducia al Governo. Voteremo contro la fiducia perché riteniamo che tale provvedimento non sia d'urgenza, non sia un provvedimento sul quale vi era la necessità, al contrario di quanto aveva fatto credere il Presidente del Consiglio nelle sue dichiarazioni ed anche nelle confuse discussioni dei giorni e delle settimane scorse, nelle quali sosteneva che bisognava, tutto sommato, fare in modo che questa legislatura non si concludesse il 29 gennaio 2006, avendo bisogno di altre due settimane. Ciò perché la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica dovevano lavorare per poter approvare provvedimenti importanti ed urgenti per il bene del nostro paese.
Il dato vero che abbiamo riscontrato è che il Senato della Repubblica, in cui questo provvedimento è stato approvato con un voto di fiducia nell'arco di quindici giorni, ha avuto moltissime difficoltà ad operare (soltanto nell'ultima settimana è mancato per ben diciannove volte il numero legale). Ora siamo nell'altro ramo del Parlamento a discutere della fiducia su un provvedimento che viene definito «milleproroghe» e che, di fatto, non lo è. Infatti, in esso si può ben verificare la presenza di materie disomogenee, che non hanno nulla a che vedere con il cosiddetto prolungamento dei termini. Si tratta di un provvedimento omnibus, che prevede «di tutto, di più» e che presenta moltissime contraddizioni iniziali per cui erano state inserite alcune scelte di ordine clientelare da parte di parlamentari e di ministri.
Lo stesso ministro Tremonti, responsabile unico del Ministero dell'economia e delle finanze, che, con le sue scelte sbagliate, ha determinato situazioni di grande difficoltà per l'economia del nostro paese, ha affermato che il provvedimento in esame, nella sua prima stesura, configurava un contesto in cui moltissimi topi tentavano di rosicchiare il formaggio. Si cercava, infatti, di aumentare in modo sostanziale la cosiddetta spesa pubblica.
Quindi, la stessa maggioranza al suo interno era ed è tuttora divisa rispetto ad un provvedimento omnibus, che - come dicevo - tratta di tutto e di più in modo estremamente disomogeneo e contraddittorio.
In ordine al disegno di legge di conversione in esame, occorre svolgere considerazioni di merito e di metodo. Al di là
delle considerazioni già espresse al Senato - e che potranno essere svolte anche alla Camera - non si è mai visto che in Parlamento si discuta di un provvedimento di tale importanza senza avere a disposizione una relazione tecnica. Soprattutto, è un provvedimento che, in molte parti, non prevede la copertura finanziaria. Si tratta, quindi, di un decreto-legge che si può ritenere semplicemente di carattere elettorale. Ciò dimostra (se ve ne fosse bisogno) che il prolungamento della legislatura richiesto dal Presidente del Consiglio serve certamente non per l'approvazione di provvedimenti importanti per il paese, ma esclusivamente per ritardare l'entrata in vigore della cosiddetta par condicio. Soprattutto, i tempi aggiuntivi sono utilizzati per approvare norme di carattere propagandistico elettorale, pensando di poter racimolare qualche voto in più.
Signor Presidente, i cittadini italiani lo hanno capito già da molto, moltissimo tempo: non c'è la possibilità di rimediare ai danni commessi negli anni passati nel corso della legislatura.
PRESIDENTE. Onorevole Di Gioia...
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, mi rendo conto che il tempo a mia disposizione è esaurito e la ringrazio per la sua cortesia. Tuttavia, vorrei sottolineare soltanto un dato: il provvedimento in esame prende in giro moltissimi lavoratori come, ad esempio, i lavoratori agricoli per quanto riguarda la cassa integrazione. Questo decreto-legge, recante norme sulla proroga di termini, determina difficoltà soprattutto nella finanza pubblica.
Vorrei concludere il mio intervento, sapendo di avere già abusato del tempo a mia disposizione, confermando con grande determinazione che la componente politica La Rosa nel Pugno del gruppo Misto esprimerà un voto contrario sulla questione di fiducia posta dal Governo. Siamo convinti che il 9 e il 10 aprile anche i cittadini italiani daranno una risposta negativa rispetto all'andamento politico-amministrativo di questo Governo, facendo vincere le elezioni al centrosinistra (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-La Rosa nel Pugno e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Folena. Ne ha facoltà.
PIETRO FOLENA. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista esprimerà un voto contrario, fortemente motivato, sulla questione di fiducia relativa a questo provvedimento. È una vera e propria mostruosità giuridica, che si fonda su cinque aspetti rilevanti in successione, su cinque vere e proprie ferite.
Primo: si tratta di un decreto «mille proroghe», con 40 articoli, già di per sé discutibile rispetto ai requisiti di necessità e di urgenza e all'esigenza di omogeneità più volte sottolineata dalla Corte costituzionale.
Secondo: siamo nella fase conclusiva della legislatura, prolungata di 15 giorni, dopo un braccio di ferro voluto dal Presidente del Consiglio con l'obiettivo quasi esclusivo di bypassare l'attuale normativa sulla par condicio nelle apparizioni televisive.
Terzo: a questo decreto, che era composto di 40 articoli, sono stati aggiunti, con l'approvazione di alcuni emendamenti, altri 50 articoli e commi aggiuntivi. Credo che, se si facese una statistica, saremmo di fronte sicuramente ad un record rispetto alle precedenti legislature.
Quarto: fra gli articoli e i commi aggiuntivi, il Governo ha inteso inserire anche quelli relativi ai decreti di rifinanziamento delle missioni militari all'estero e, in particolare, di quelle che si sono configurate come vere e proprie azioni di guerra, in Afghanistan prima e in Iraq poi.
Infine, sul complesso di questo decreto, il Governo ha posto la questione di fiducia.
Così, colleghi della maggioranza, signori del Governo, voi violate in primo luogo l'articolo 77 della Costituzione, che impone che il giorno stesso della emanazione di un decreto ci si presenti alle Camere, attraverso un atto di imperio, ossia la
richiesta di un voto di fiducia, che è mirato ad evitare il controllo del Parlamento, dovuto secondo la Costituzione, su un testo diverso da quello che è stato approvato dal Consiglio dei ministri.
In secondo luogo, violate l'articolo 72 della Costituzione, che stabilisce che ogni disegno di legge deve essere approvato articolo per articolo e che, precedentemente, deve essere esaminato da parte delle Commissioni di merito.
Infine, violate l'articolo 81 della Costituzione, il quale detta disposizioni molto chiare per quanto riguarda la copertura finanziaria, perché avete ridotto il controllo da parte della Commissione bilancio ad un mero parere consultivo.
Del resto, non siamo di fronte ad una novità assoluta. Proprio ieri, dopo la posizione della questione di fiducia e con la stessa procedura parlamentare che viola norme fondamentali della Costituzione, vi è stata l'approvazione del decreto-legge sulle Olimpiadi di Torino, all'interno del quale è stata collocata una norma volta a punire i consumatori di sostanze stupefacenti e di cannabis, che costituisce nel nostro paese un vero e proprio obbrobrio giuridico.
Intendiamoci: questo «scasso» di fine legislatura è una specie di saldo o di grande liquidazione, che avviene al termine di cinque anni nei quali abbiamo registrato un record in termini di decretazione d'urgenza, di ricorso a leggi delega e decreti delegati e di questioni di fiducia. In modo continuativo e sempre più accentuato, avete mirato ad esautorare il Parlamento del suo potere di controllo e ad indebolire i controlli democratici, concentrando in un solo potere, quello esecutivo, tutte le funzioni e rimettendo in discussione la tradizionale e fondamentale separazione fra i poteri dello Stato.
Tutto questo è il segno di un'arroganza, ma anche di una crisi politica, elettorale e di consenso nei rapporti con il paese.
Vi comportate, appunto, come ad una grande liquidazione, ad un grande discount. Nei decreti-legge mettete tutto insieme, in barba ad ogni norma istituzionale, un po' con lo spirito di accontentare qualcuno per la campagna elettorale, un po' con quello di avvelenare i pozzi, distruggere i ponti, battere la ritirata in vista di una sempre più probabile sconfitta.
Il fatto che la Lega, uno dei partiti più significativi della coalizione di Governo, ieri sera, in televisione, abbia annunciato ufficialmente la formazione di un terzo polo in caso di sconfitta la dice lunga sulla crisi politica, elettorale e di consenso che sta dietro questa confusa e nevrotica decretazione d'urgenza. Noi, in realtà, potremmo anche rallegrarci di questo perché, dopo le elezioni, il compito dell'Unione sarà quello di abrogare, di cambiare, di rimettere le cose al loro posto, di ritrovare una pacatezza istituzionale e democratica ed un rispetto delle istituzioni. Tuttavia, sappiamo bene che occorrerà del tempo per ricostruire un rapporto di fiducia tra i cittadini, soprattutto tra i più deboli - i lavoratori, i giovani, i precari - e le istituzioni, che sempre più sono fatte oggetto di un uso di parte e di atteggiamenti autocratici e prepotenti.
In tale contesto, colleghe e colleghi della maggioranza, avete voluto inserire all'interno di questo decreto-legge anche il rifinanziamento della guerra: di questo la collega Deiana, in sede di discussione sulle linee generali, ha già parlato in modo efficace. Il fatto che abbiate inserito in un decreto-legge «mille proroghe» anche il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan e Iraq, oltre che di altre missioni, è una vera metafora della vostra politica estera e del vostro modo di procedere. Ricordo il Berlusconi che prima della guerra incitava Bush a farla, quel Berlusconi scomparso nei giorni dei bombardamenti e delle azioni militari più feroci e ricomparso il giorno dopo la conquista di Baghdad per festeggiare la propria vittoria.
In realtà, il dopoguerra non c'è stato: la guerra è in corso, e l'Italia vi ha partecipato. È di questi giorni un interrogativo molto pesante e rinnovato attorno alla vera dinamica della battaglia «dei due ponti» a Nassiriya, nella quale le Forze armate italiane, per responsabilità politica
di chi ha voluto che andassero in quei luoghi, sono state utilizzate in vere e proprie azioni belliche offensive.
Di fronte a tale situazione, non avete neanche avuto la dignità di rispettare un'intesa che, l'anno scorso, aveva permesso, almeno, di esaminare la vicenda dell'Iraq in modo autonomo rispetto alle altre vicende militari. Le avete rimesse insieme dimostrando, peraltro, scarsa considerazione per i soldati impegnati nelle missioni militari. Tale procedura impedisce al Parlamento di discutere e decidere missione per missione, come il nostro gruppo ha sempre chiesto. Oggi sarebbe stato necessario, almeno, approfittare di questo decreto-legge per fare un serio bilancio degli effetti di queste politiche.
Un serio bilancio non può eludere le due novità che si sono succedute in questi mesi. La prima novità viene dagli Stati Uniti, viene da una donna coraggiosa, Cindy Sheehan, che abbiamo incontrato nei giorni scorsi, la quale è a capo di un grande movimento per la pace che ormai conta tra le sue fila anche 80 membri del Congresso e molte decine di senatori. Anche nella politica statunitense il convincimento che la guerra è stata sbagliata e che bisogna ritirarsi è molto forte.
La seconda novità è che la nostra previsione, fin da tre anni fa, che terrorismo e guerra si sarebbero alimentati a vicenda, purtroppo, ha avuto conferme drammatiche. È di ieri, ad esempio, la notizia che una folla inferocita ha assaltato, ad Hebron, anche le postazioni dei carabinieri, che finora erano stati considerati per quello che hanno fatto, cioè un'azione di polizia e di servizio rispettata ed apprezzata dalla popolazione palestinese.
Ecco perché bisogna cambiare strada. Contro un Governo che tira il sasso e ritira la mano con questo modo di procedere, noi ritireremo il sasso e cioè le truppe e daremo la mano con una nuova politica estera per il dialogo tra i popoli e tra le religioni nel Mediterraneo e per la pace (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Signor Presidente, egregio signor Primo ministro, annuncio che la Lega Nord voterà a favore della questione di fiducia, perché condivide i contenuti e la necessità di approvazione del provvedimento in esame. In questi ultimi giorni di legislatura, il voto favorevole sulla questione di fiducia assume anche un significato di approvazione complessiva di quanto realizzato in questi cinque anni e, soprattutto, un auspicio a continuare tale lavoro anche per i prossimi cinque.
Approfitto, inoltre, di tale occasione per fare chiarezza sulla questione «temporale» che è stata mistificata ad arte dall'opposizione e dalla quasi totalità dei media. La legislatura avrebbe dovuto avere termine, a legislazione corrente, solo a fine maggio, dopo le elezioni del Presidente della Repubblica, e le elezioni politiche avrebbero dovuto tenersi non il 9 e 10 aprile, ma nel mese di giugno. Solo una male interpretata - e devo dire assolutamente immeritata - cortesia istituzionale, ha fatto così che le Camere vengano sciolte nei prossimi giorni, anticipatamente, e che si debba, di conseguenza, ricorrere anche a strumenti, come la posizione della questione di fiducia che oggi voteremo, per concludere l'iter di provvedimenti utili al paese.
Ricordiamo, a beneficio degli ascoltatori, che il centrosinistra, nella scorsa legislatura, seguì una strada completamente diversa, sfruttando fino al limite tutto il tempo a disposizione e facendo approvare negli ultimissimi giorni la propria riforma costituzionale. Questo fatto, da solo, dà un'indicazione chiara della reale situazione dell'informazione nel nostro paese, al di là della stucchevole conta di presenze e di minuti da una parte e dall'altra.
Confermiamo la fiducia al Governo perché riteniamo estremamente positivo il lavoro svolto in questi anni. Questa legislatura ha lasciato il segno con moltissime e profonde riforme portate a termine.
Ricordo la riforma del mercato del lavoro, la legge n. 30 del 2003, che ha chiarito, semplificato e reso più vicini alle necessità reali del paese i contratti di lavoro. In una situazione economica internazionale estremamente difficile, il nostro paese è passato da una disoccupazione al 10 per cento, lasciataci dal centrosinistra, all'attuale 7 per cento, la più bassa negli ultimi trent'anni e, per la prima volta da sempre, più bassa contemporaneamente della disoccupazione presente sia in Francia sia in Germania. Con quasi 23 milioni di occupati, inoltre, siamo in questo momento al massimo storico del numero di cittadini con un lavoro.
Ricordo la riforma del sistema previdenziale che ha permesso di rendere presentabili i conti pubblici italiani nel consesso internazionale e che permetterà negli anni a venire la sostenibilità del sistema di previdenza pubblica e che offre certezza al futuro delle nuove generazioni di lavoratori. L'introduzione del secondo pilastro, con l'utilizzo del TFR e la totalizzazione del conteggio delle contribuzioni dei cittadini, ha completato la riforma, dando ulteriori certezze e risolvendo una storica situazione di ingiustizia sociale.
Aggiungo la riforma del sistema giudiziario, che ha finalmente introdotto un principio di meritocrazia nelle carriere dei giudici, primo passo verso l'obiettivo finale di avere nel nostro paese una giustizia giusta, rapida, efficiente, che si otterrà comunque solo con l'elezione popolare diretta dei magistrati.
Inoltre, abbiamo approvato l'introduzione del concetto di legittima difesa, provvedimento atteso da moltissimi cittadini che chiarisce definitivamente che lo Stato sta con i più deboli e non con i delinquenti di professione, e la depenalizzazione dei reati d'opinione, che ha eliminato una delle leggi più antidemocratiche del nostro ordinamento giudiziario e che, finalmente, ci avvicina alle democrazie liberali più avanzate del pianeta, e, soprattutto, la riforma costituzionale fortemente voluta dal ministro Bossi e completata dal ministro Calderoli che fornirà, se verrà confermata con il referendum a giugno, l'unica reale possibilità al nostro paese di affrancarsi da un declino economico e sociale altrimenti inevitabile. Il federalismo, con i suoi principi di decentramento, di maggior controllo da parte dei cittadini e, soprattutto, con il concetto di cultura della responsabilità, è infatti l'unica arma che i cittadini italiani avranno per vincere l'arretratezza amministrativa e la cultura burocratica di molte regioni d'Italia ed avviare tutto il paese sulla strada di una nuova rinascita economica.
Infine, ricordo la cosiddetta Bossi-Fini, legge che regolamenta il fenomeno immigratorio, che con quanto sta avvenendo nel mondo è probabilmente la legge più importante e che dovrà assolutamente essere mantenuta e rispettata da tutti, anche in futuro.
Sono tutte leggi, a ben vedere, portate avanti dai ministri della Lega Nord - Castelli, Calderoli, Maroni e soprattutto Bossi - che hanno indiscutibilmente segnato la legislatura.
Si devono però aggiungere la riforma del sistema scolastico, l'adozione di norme più severe nei confronti della diffusione delle droghe ed alcune leggi in campo giudiziario, come l'ex Cirielli, che, in realtà, al di là delle facili ironie, contengono principi giusti nei confronti dei cittadini onesti.
La Casa delle libertà e la Lega hanno, quindi, svolto fino in fondo il proprio dovere, pur nelle enormi difficoltà internazionali di questi anni che tutti ben conosciamo.
Certo, resta qualche rammarico: qualche passaggio politico incomprensibile è stato francamente inutile e ha fatto solo perdere tempo alla coalizione ed al paese.
Qualche altro intervento più deciso e coraggioso la Lega nord lo avrebbe certo voluto nel campo della sicurezza, della tassazione e del costo del lavoro.
Si deve, comunque, essere realisti e concludere che il paese è oggi migliore di quello che ci è stato lasciato. È, soprattutto, migliore del paese che ci ritroveremmo se, a governare in questi anni, vi fosse stato ancora, come dal 1996 al 2001,
il centrosinistra, con le sue idee squinternate, antistoriche, nostalgiche in campo economico e, addirittura, contro natura in campo sociale.
Abbiamo visto in questi giorni - speriamo di vederli ancora spesso nelle prossime settimane in televisione - gli aspiranti nuovi amministratori del paese. Speriamo di vederli spesso, perché sono loro i migliori testimonial a nostro vantaggio. Li abbiamo visti e li abbiamo sentiti.
Vi è Prodi che, balbettando confusamente, promette cinque punti di sgravio fiscale al costo del lavoro nel primo anno di legislatura, dimostrando di avere qualche difficoltà anche con le operazioni aritmetiche più elementari, poiché il 5 per cento di un milione di miliardi sono comunque circa 50 mila miliardi all'anno che ovviamente si è ben guardato dal dirci dove andrà a prendere.
GIORGIO PANATTONI. Diecimila ...! Non sai fare i conti!
DARIO GALLI. Stai zitto, cretino ...! Ma, soprattutto, pensa di parlare ad un'assemblea di pensionati (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo) ...
PRESIDENTE. Onorevole Galli, lei è stato interrotto, ma non deve mancare di riguardo ai colleghi!
DARIO GALLI. Lei non ha sentito cosa ha detto!
PRESIDENTE. Lei ha un vocabolario molto vasto: cerchi di evitare aggettivi che sono diffamatori per gli altri!
DARIO GALLI. Ma, soprattutto, dicevo, pensa di parlare ad un'assemblea di pensionati, ad una casa del popolo emiliana e non agli imprenditori, ai professionisti, agli artigiani che ben si ricordano che proprio da Prodi e dai suoi ministri fu introdotta la percentuale del 5 per cento sul costo del lavoro, ma non in meno, bensì in più, con la famigerata IRAP che ci ha fatto - lo ricordo - entrare nel Guinness dei primati mondiali come unica tassa sul reddito fatta pagare anche a chi il reddito non ce l'ha.
Ma questo sarebbe, forse, il minore dei mali! Alla fine, si tratta solo di soldi. Pensiamo, invece, a quello che dicono i candidati della sinistra sulla famiglia e sulla morale pubblica.
Questi personaggi, che esaltano il messaggio della Chiesa e del Papa, quando fa loro comodo, se ne dimenticano immediatamente quando parlano di famiglia, proponendo i PACS o i matrimoni gay o, peggio ancora, l'adozione dei bambini a coppie omosessuali. Fa venire i brividi solo pensare ad una simile possibilità!
Ovviamente, potremmo parlare a lungo delle loro contraddizioni. Prodi vuole la TAV e Bertinotti no; i liberal vogliono mantenere la legge n. 30 sul lavoro e parte dei Democratici di sinistra e di Rifondazione comunista la vogliono cancellare completamente; Bertinotti e qualcun altro vorrebbero annullare immediatamente la riforma pensionistica, riportare tutti a 57 anni e far saltare così i conti pubblici del paese, le casse dell'INPS e la ragionevole possibilità di avere domani la pensione per i lavoratori di oggi.
Per non parlare dei ministri che, già in passato, hanno procurato danni irreversibili al nostro paese, regolarizzando gli immigrati clandestini solo alla presentazione di un biglietto del tram o alla ricevuta di una pizzeria e che oggi, con tutto quello che sta avvenendo, vorrebbero comunque aprire immediatamente le frontiere a tutti i clandestini del mondo, possibilmente musulmani (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
L'Italia è stata per millenni al centro della storia dello sviluppo culturale; la Padania oggi è una delle regioni a maggior valore aggiunto del mondo ed ecco quello che, invece, vorrebbero fare i «sinistri»: trasformarci economicamente in Argentina e culturalmente in Afghanistan!
Creare una sorta di «Argentina musulmana», sarebbe effettivamente un altro bel primato dell'Unione!
Potremmo continuare a lungo, signor Primo ministro, ma il concetto che volevo esprimere mi sembra sufficientemente chiaro (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
Si è fatto molto in questi anni, ma molto resta ancora da fare. Il paese arretra nelle classifiche economiche ed esempi come Alitalia ed altri certo non fanno onore a nessuno, come non fanno onore le 18 mila assunzioni in un giorno della regione Sicilia, proposte da una giunta di centrodestra, ma immediatamente appoggiate da tutti i partiti del centrosinistra e dai sindacati, a dimostrazione che l'arretratezza di alcune aree del paese non è un problema politico, di destra o di sinistra, ma un problema culturale, di cultura delle libertà individuali, della libertà di impresa, della voglia di essere cittadini, uomini e donne liberi, da tutti i punti di vista. In questo senso, solo una sana riforma federale può risolvere strategicamente i problemi del paese, evitando le tattiche anacronistiche di rendite di posizione, incapaci di vedere il rischio che tali posizioni comportano.
Vi è un paese da rilanciare, un paese da salvare dalla catastrofe nella quale verrebbe gettato dai cattocomunisti. Il nostro voto di fiducia oggi è soprattutto questo: un incentivo a proseguire con più determinazione sulla strada delle riforme, seguendo con più attenzione le precise ed intelligenti indicazioni della Lega nord, facendo comprendere ai cittadini elettori l'importanza del voto politico del 9 e 10 aprile prossimi.
Da una parte, vi è la possibilità di restare un grande paese e di migliorare ulteriormente, anche se con fatica, dall'altra, vi è l'utopia di chi, non essendoci riuscito in passato, ha ancora in mente di distruggere la nostra civiltà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, questo è l'ultimo provvedimento che la Camera è chiamata ad approvare - sarebbe più preciso dire a ratificare - prima del suo scioglimento e riassume, in modo estremamente efficace, il senso dell'intera legislatura...
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, non si faccia distrarre!
Prego, onorevole Castagnetti.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Stavo dicendo che il provvedimento in esame riassume in modo straordinariamente efficace il senso di questa legislatura. Se non vi è stata intenzionalità da parte del Governo, potremmo parlare di un destino beffardo, o forse semplicemente giusto.
Vediamo insieme alcuni caratteri del provvedimento. Innanzitutto, il modo con cui ci viene chiesto di votarlo: un decreto approvato con voto di fiducia, con una totale spoliazione delle prerogative del Parlamento, chiamato ad esprimere un voto conforme. O così, o così, senza la possibilità di alcuna modifica!
Siamo di fronte ad una sorta di anticipazione di uno dei contenuti più controversi ed incostituzionali della riforma, che avete approvato in arrogante solitudine, che per fattispecie analoghe prevede la possibilità che il Capo del Governo possa, in mancanza di voto conforme, sciogliere il Parlamento. In questo caso, lo scioglimento interviene per altra via, in quanto è finita la legislatura.
Ma, si dirà che il Governo è stato costretto a porre la questione di fiducia perché siamo a fine legislatura. Ovviamente, ciò non è vero, in quanto il provvedimento si sarebbe potuto approvare in tempi diversi. La verità è che, nonostante gli elettori vi abbiano conferito una maggioranza parlamentare esorbitante, voi - signori della maggioranza -, evidentemente per difendervi da voi stessi, in questa legislatura avete fatto ricorso 46 volte al voto di fiducia, contro le 29 volte della precedente legislatura, nella quale i margini della maggioranza erano molto più ristretti. Avete cento deputati in più e cinquanta senatori in più e, per 46 volte, vi siete dovuti approvare i provvedimenti con il voto di fiducia!
Dovremmo compiacercene e considerare ciò un buon precedente per il futuro, se saremo noi a governare. Invece, non lo facciamo, perché siamo consapevoli che il ruolo del Parlamento, depositario e gestore della sovranità popolare, viene prima delle mediocri convenienze di una maggioranza politica.
Inoltre, questo provvedimento rivela e conferma la disinvoltura di comportamenti incostituzionali che hanno connotato l'intero cammino della legislatura. In questo caso, vengono infatti violati in modo assolutamente incontrovertibile alcuni pilastri della nostra Carta: gli articoli 72, 77 e 81. Il rispetto di queste prescrizioni costituzionali è garanzia di correttezza del funzionamento istituzionale, ed è dunque sostanza e non forma della qualità della democrazia.
Viene poi violata la legge n. 400 del 1988, secondo la quale i decreti-legge devono avere un contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo. In questo caso, come ha rilevato il collega Zaccaria, siamo in presenza di un genere legislativo totalmente inedito, un intreccio fra i provvedimenti cosiddetti di proroga termini e quelli cosiddetti omnibus, una specie di treno al quale ogni ministro ed ogni partito della maggioranza ha agganciato il proprio vagoncino di interessi clientelari, al di fuori di ogni disegno organico e di ogni certificata compatibilità finanziaria, avendo il Presidente Pera ammesso al voto un testo privo di relazione tecnica di accompagnamento, cioè di documentazione relativa alla copertura finanziaria ex articolo 81 della Costituzione. Sembra che, con questo modo di agire, si voglia far intendere che ci penseranno quelli che vengono dopo a trovare la copertura finanziaria.
State legiferando in questo modo da cinque anni, non facendoci capire se ci fate o ci siete, come si dice a Roma, se cioè siete in cattiva fede o semplicemente privi di cultura di Governo e senso dello Stato. In questi cinque anni, abbiamo assistito ad una violazione sistematica della Costituzione formale e di quella materiale, che ha inevitabilmente prodotto un abbassamento qualitativo e professionale di una pubblica amministrazione che, non tanti decenni fa, insieme a quella francese, ci era invidiata in tutta Europa. Avete piegato alla scorrettezza e alla violazione della Costituzione persino l'amministrazione del nostro paese. Ci penseranno quelli che vengono dopo a ripristinare il rigore: ancora una volta sembra essere questo il vostro motto.
Da ultimo, potrei soffermarmi sulla fantasiosa varietà degli sgangherati contenuti di questo decreto. Si potrebbe persino fare dell'ironia, seppure amara; mi soffermerò tuttavia solo su un tema, quello contenuto nell'articolo 39-quaterdecies, dove si parla di rimborsi elettorali, di finanziamento alla politica, introducendo, come fa questo decreto, tra le altre stravaganze, una inquietante modifica dell'articolo 4 della legge n. 659 del 1981, elevando cioè da 6614 euro a 50 mila euro - ripeto, 50 mila euro - la soglia al di sotto della quale non vi è l'obbligo di dichiarazione congiunta tra chi offre e chi riceve contributi. Una disposizione, questa, che rende invisibile l'86 per cento dei contributi a candidati e partiti; per alcuni partiti la percentuale è addirittura superiore al 90 per cento. Lo studio è stato realizzato da Il Sole 24 Ore. Non sapremo mai da dove vengono i soldi con cui vengono fatte le campagne elettorali!
Vi sembra che in questi tempi, e comunque sempre, sia accettabile introdurre una così estesa opacità dei finanziamenti privati alla politica? Se c'è una cosa che i nostri concittadini ci chiedono, è di essere trasparenti, come avviene in tutte le democrazie del mondo, a partire da quella degli Stati Uniti. Trasparenti, dire, cioè, la verità, dichiarare da dove vengono le risorse, affinché i cittadini possano valutare senza sospetti i nostri comportamenti. Se vuole recuperare la fiducia dei cittadini, la politica non può nascondersi, né nascondere alcunché; se lo fa, è lecito sospettare tutto il male possibile, e questo sarà l'esito del provvedimento.
Cari colleghi, siamo nel mezzo di una campagna elettorale conflittuale come poche altre. In questi giorni, il conduttore Bruno Vespa ha fatto un paragone con le
vecchie tribune politiche politiche, ricordando come, alla fine della serie delle tribune politiche dei segretari dei partiti, arrivava il Presidente del Consiglio per fare la sua nell'ultima serata della campagna elettorale. Mi sembra che il caso sia molto diverso, perché non accadeva che quei Presidenti del Consiglio partecipassero alla campagna elettorale con una esposizione mediatica così totale (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Quei Presidenti del Consiglio - ho in mente Rumor, Moro, Spadolini e Craxi - addirittura, alla fine della loro tribuna elettorale, non rivolgevano, per rispetto del loro ruolo istituzionale, neanche l'appello a votare per il loro partito. Colleghi, provate a paragonare il rispetto delle istituzioni di quella classe politica a quello di un Capo del Governo che invece utilizza il suo ruolo istituzionale per fare propaganda politica; che utilizza i soldi di noi contribuenti per parlare a tutte le famiglie italiane e per pagare gli spot alle sue televisioni e incassare, quindi, i soldi di noi contribuenti per la campagna elettorale della sua parte politica (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
ILARIO FLORESTA. Non dire fesserie! Queste sono calunnie!
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Non c'è esempio di democrazia al mondo in cui ciò avvenga. Siamo nel mezzo di una campagna elettorale conflittuale in cui il Presidente del Consiglio si mostra immemore della sua personale biografia, delle sue numerose incoerenze e dei suoi clamorosi conflitti di interesse. A questo riguardo, sarebbe sufficiente ricordare la polemica che oggi il Presidente del Consiglio, in quanto proprietario di Mediaset, fa con l'authority che lui stesso aveva nominato non coinvolgendo per nulla le opposizioni, semplicemente perché questa authority, di fronte a clamorose violazioni di un minimo di pluralismo informativo, ha ritenuto di comminare all'azienda di sua proprietà una multa indicativa. Se non è questa una dimostrazione di conflitto di interessi!
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, concluda.
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Concludo, Presidente. Un Presidente del Consiglio dei ministri gravato da clamorosi conflitti di interessi e transitato da complesse vicende giudiziarie da cui, come lui stesso ha ricordato, in parte è uscito grazie a leggi ad personam. Ebbene, questo Presidente del Consiglio in prima persona sta versando, dalla mattina alla sera, da tutti i media, fango sugli avversari, organizzando campagne di denigrazione delle forze politiche di opposizione...
PRESIDENTE. Onorevole Castagnetti, comprendo che la chiusura dell'intervento abbia un certo pathos, però occorre che lei concluda!
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Al Presidente del Consiglio si permette di fare di tutto e di più senza che alcuno lo fermi. Ebbene, a lui e a voi, colleghi della maggioranza, chiediamo conto della gravità di una norma che prevede di destinare, in modo anonimo, 100 milioni di vecchie lire a singoli candidati in una campagna elettorale senza preferenze, cioè senza spese individuali. Questa norma non configura un finanziamento politico, ma semplicemente una corruzione politica!
Avrete capito, quindi, le ragioni per cui noi voteremo contro. Noi, infatti, non vogliamo avere nulla a che vedere con un provvedimento iniquo, incostituzionale e dannoso per il paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saia. Ne ha facoltà.
MAURIZIO SAIA. Signor Presidente, dopo aver ascoltato attentamente gli interventi svolti dai colleghi dell'opposizione ritengo di poter affermare che, come già avviene tutti i giorni nel paese e sui mass media, anche in questa sede si ha la nitida
sensazione che chi ha annunciato il voto contrario al provvedimento di cui si discute non l'abbia proprio letto, cioè non sappia di cosa stiamo parlando, e, come al solito, colga questa occasione per infliggere la solita sferzata al Governo. È come se questa settimana ulteriore di lavori parlamentari fosse servita soltanto per far approvare qualche provvedimento ad hoc, magari qualcuno di quelli ad personam tanto citati dall'opposizione.
Non hanno letto il provvedimento, visto che, anche se si tratta di un decreto-legge «mille proroghe», un provvedimento con una natura particolare in quanto non tratta una unica materia, un unico elemento che vada a coniugare tutto il suo articolato, mai come in questo caso il «mille proroghe» è tanto atteso da gran parte del paese, in tanti settori del paese, da tanti enti ed associazioni che da questi provvedimenti traggono poi lo spunto per poter meglio svolgere il lavoro, anche economico ma non solo, nel nostro paese.
Alleanza nazionale voterà la fiducia al Governo su questo provvedimento, al di là di queste abusate - e ne sentiremo sempre di peggio e forse anche sempre più insopportabili - espressioni di demagogia elettorale da parte dei colleghi dell'opposizione. Questo provvedimento, come risulta dall'esito del lavoro parlamentare, è di grande positività. Voglio anticipare, in particolare, uno dei punti di questi 40 articoli sui quali Alleanza nazionale ha convintamente supportato il Governo in questo voto di fiducia. Mi piace sottolineare come sia stata recepita una indicazione del mio partito, come anche di altri settori della maggioranza, sulla proroga del mandato di circa 4 mila magistrati onorari, che sarebbe invece scaduto nel giugno di quest'anno, in pieno clima post-elettorale, con l'estrema difficoltà a varare quella riforma del settore in grado di impedire quello che, invece, puntualmente si verificherebbe in difetto di questa proroga, vale a dire la sottrazione di colpo, senza possibilità di rimedio, di 4 mila magistrati alla già arrancante macchina della giustizia.
Visto che nessuno lo ha fatto, voglio rapidissimamente elencare alcuni dei provvedimenti importanti di questo «mille proroghe» che ci accingiamo a votare. Quello sulla rappresentanza militare nei consigli del COCER; quello sulla proroga per le strutture ricettive del nostro turismo, tanto richiesta dalle associazioni di categoria, riguardante le normative antincendio; quello che permette per un ulteriore anno alle scuole d'infanzia, come voluto dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di iniziare in anticipo la loro attività; quello che consente di fare salvi i bandi emanati dalle nostre università, in maniera tale che molti lavoratori e ricercatori possano poi entrare nelle nostre strutture; quello che riguarda molti studenti e moltissimi operatori dei nostri atenei; quello in materia di finanziamento e di risorse per l'edilizia pubblica a favore del personale impegnato nella lotta alla criminalità; quello relativo al codice della strada per dare la possibilità a molti lavoratori, soprattutto nell'autotrasporto, di sostenere determinate spese diluite nel tempo; quello che consente, a conferma di una scelta precisa di questo Governo, di reclutare altro personale per l'Arma dei carabinieri, che certamente ne ha bisogno, e poi altri provvedimenti relativi ai consorzi agrari e alle attività produttive.
Inoltre, l'opposizione continua a ripetere un refrain quasi stancante quando ricorda che qui c'è anche la prosecuzione della missione militare in Iraq. Evidentemente, non leggono il provvedimento che è, prima di tutto, finalizzato a consentire la prosecuzione della missione umanitaria e della ricostruzione in Iraq, oltre che quella militare. Non dicono che nello stesso provvedimento si assicura la prosecuzione della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace, ossia quelle di aiuto umanitario, la prosecuzione dei programmi di cooperazione delle Forze di polizia italiane in Albania, quelli voluti dal Governo D'Alema, e negli altri paesi dell'area balcanica. Dimenticano che alcuni provvedimenti di questo decreto-legge salvaguardano una serie di situazioni che avrebbero messo in difficoltà moltissimi settori del nostro paese. Perché non
ricordare quelli nell'ambito dello spettacolo? Quante volte abbiamo sentito dire, nelle ultime settimane e negli ultimi mesi, che a causa dei tagli della finanziaria la cultura, lo spettacolo ed il cinema non hanno più supporti in termini finanziari? Perché non ricordiamo che qui andiamo a prorogare anche in questo senso provvedimenti relativi al sostegno finanziario della Banca nazionale del lavoro per la cinematografia oppure altri relativi allo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo? Perché non avete sottolineato e ricordato queste cose? Ormai da mesi siete già in campagna elettorale e state voi dimenticando i problemi del paese, e di questi non avete più intenzione di occuparvi per dare risposte concrete; la vostra variegata opposizione si sta cimentando in una difficile campagna elettorale, forse molto più difficile per voi, dal momento che non avete un collegamento in un quadro comune nella prospettiva futura di Governo, ed in questo senso avete difficoltà a ad occuparvi di tali questioni.
Nell'avviarmi a concludere, dico che qui non c'è stato affatto l'assalto alla diligenza o, come ho sentito dire, al formaggio per i topi, frasi che abbiamo già sentito al Senato, veramente vergognose.
Il Governo si è comportato egregiamente: ha saputo dare priorità, quanto a finanziamenti e proroghe, a ciò che serviva, a ciò che era urgente per il nostro paese, effettuando, al riguardo, una dettagliata, rigorosa e coscienziosa valutazione, che è stata condivisa, sia pure nei tempi ristretti di cui abbiamo potuto disporre, dalla Commissione competente.
Credo che molti settori del paese possano ringraziare anche oggi il Governo, per la peculiare attenzione da esso dimostrata, per la sua sensibilità e, soprattutto, per avere saputo dare, con il provvedimento in esame, le risposte di cui il paese aveva bisogno. Nel rush finale della legislatura, non c'era certo il tempo per annoiarsi ad ascoltare le sterili discussioni di un'opposizione che voleva soltanto rallentare i lavori dell'Assemblea e delle Commissioni (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia - Congratulazioni)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, sono tre le ragioni per le quali i Democratici di sinistra non voteranno la fiducia al Governo.
La prima riguarda il metodo ed investe la procedura che è stata seguita nel predisporre il testo al nostro esame. Sappiamo che il Governo usa la «corsia» del Senato, approfittando di un regolamento più permissivo rispetto alla coerenza dei contenuti dei decreti-legge. Stavolta, la «corsia» non è stata solamente usata, ma di essa si è veramente abusato!
Sotto questo profilo, sono almeno tre le questioni sulle quali occorre riflettere. La prima è che le proroghe non hanno nulla a che vedere con motivi di urgenza: alcune arrivano al 2010 o al 2012; per non parlare di una che addirittura è stata prevista a tempo indeterminato!
La seconda questione è che il Presidente del Senato, con un'interpretazione che, personalmente, ritengo azzardata, ha praticamente spiegato, durante il dibattito in quel ramo del Parlamento, che l'emendamento interamente sostitutivo presentato dal Governo non richiedeva una relazione tecnica. Dinanzi ad un maxiemendamento pieno di contenuti rilevanti per i conti pubblici, il Presidente del Senato ha spiegato che, siccome era stata posta la questione di fiducia, questa assorbiva le altre questioni. Meno male che siamo alla fine della legislatura: altrimenti, il Presidente del Senato avrebbe potuto stabilire che il Governo può chiedere la fiducia senza nemmeno presentare un testo...!
La terza ragione concerne la particolarissima procedura che è stata seguita al Senato. La mattina, è stato presentato un emendamento, in cui erano contenute, però, molte previsioni che hanno destato scandalo persino all'interno della maggioranza. Pertanto, l'emendamento in parola,
presentato la mattina, è stato notevolmente ridimensionato la sera; anzi, la proposta emendativa è stata interamente modificata. Cosa dire? Per quanto riguarda il problema del ricorso alla decretazione d'urgenza, ci troviamo di fronte ad una violazione sistematica e reiterata dell'ordinamento.
Venendo alle altre ragioni, diciamo «no», anzitutto, per quello che nel decreto-legge c'è e non doveva esserci e, inoltre, per quello che doveva esserci e, invece, non c'è.
Cosa c'è e non doveva esserci? In primo luogo, nel decreto-legge sono state inserite, quasi di soppiatto, le disposizioni relative alla proroga delle nostre missioni all'estero. Eppure, sappiamo che ci troviamo, oggi, in una situazione completamente diversa da quella che il ministro Martino ha illustrato, ad esempio, durante i lavori presso le Commissioni competenti. Sappiamo che c'è una situazione di grande difficoltà e che, francamente, diventa paradossale parlare di missione di pace quando in Iraq sono morti 30 mila civili e 2500 militari (altri 16 mila sono i militari feriti): come si può parlare di missione di pace? Come si può rifiutare un dibattito in Parlamento di fronte all'aggravamento della situazione che si sta verificando?
Come si può non discutere e riflettere sulle gravi responsabilità che hanno portato ad adottare queste misure?
Si è compiuta la scelta di intervenire in Iraq, ma ci si è resi complici di una situazione che diventa sempre più pericolosa, incandescente e che ha determinato effetti drammatici (si guardi anche al risultato elettorale in Palestina), che viviamo tutti in questi giorni. Era il momento di discutere, confrontarsi, riflettere e vedere insieme quali azioni potevano essere adottate su un terreno così delicato e difficile: si è preferito oscurare il tutto e non parlare della questione.
Veniamo agli altri argomenti, cioè alle cose che ci sono ma che non dovevano esserci. Capisco che la maggioranza ha un'«allergia» verso i giudici, ma che senso ha, dopo aver approvato una riforma sulla giustizia tributaria a dicembre, rivedere l'organico della magistratura tributaria portandolo da 8000 a 5000 membri? Si prevede una riduzione di organico della magistratura tributaria e, nel contempo, si afferma che bisognerà svolgere un'azione forte, nuova nel contrasto all'evasione fiscale (occorrerà affrontare questi problemi). Come si fa a mettere le dita negli occhi dei giudici tributari, che hanno rivolto a tutti i deputati una protesta perché il Consiglio superiore della magistratura, che scadeva nel 2007 - pensate un po'! -, è stato praticamente prorogato a tempo indeterminato?
Parliamo ora delle altre misure: ci vorrebbe molto più dei dieci minuti che mi sono concessi per elencare le cose che non vanno! Penso alle commissioni che sono prorogate, evidentemente, per continuare ad elergire risorse ai loro componenti, come nel caso dell'Alta commissione sul federalismo fiscale, la cui operatività viene prorogata per la quarta volta.
Come dare un giudizio sulla proroga, la quinta, relativa al passaggio del catasto ai comuni, che è un elemento fondamentale e importantissimo perché vi sia equità fiscale per quanto riguarda la tassazione dell'ICI?
Come è possibile giustificare, dopo tutto ciò che abbiamo sentito, la proroga, ancora per un anno, relativa alla messa in sicurezza degli stadi calcistici? Vediamo ciò che avviene: come si può fare questo rinvio? Certamente, si capisce che c'è una particolare predisposizione di questo Governo a varare norme volte a tutelare il calcio.
Come si può dire che bisogna contrastare la contraffazione, l'invasione nel nostro paese di forme di contraffazione, quando la norma volta ad indicare sull'etichettatura l'origine dei prodotti viene rinviata di un anno?
Insomma, ci troviamo di fronte a decisioni in cui le proroghe vanno nel senso sbagliato! D'altro canto, non ci sono le proroghe che dovrebbero esserci. Come mai non viene prorogata l'indennità di disoccupazione in agricoltura? C'è stato un impegno solenne del ministro Alemanno
in tal senso, che ha accolto una richiesta delle organizzazioni sindacali.
Com'è possibile non applicare la clausola di salvaguardia rispetto al trattamento di fine rapporto?
Com'è possibile prorogare i fondi di previdenza fino al 2008 e non prorogare la deduzione che era stata abbinata all'entrata in funzione dei fondi di previdenza integrativa, trovando una nuova tassa occulta da far pagare ai lavoratori che cambiano lavoro o vanno in pensione? Non sono pochi soldi! Si tratta di due miliardi e mezzo di euro che, con queste mancate proroghe, il Governo ha fatto pagare a molti lavoratori, a più di un milione di lavoratori nel nostro paese!
Insomma, ci troviamo di fronte ad un provvedimento pieno di errori e di contraddizioni, un provvedimento che ha indotto il ministro dell'economia ad affermare di aver salvato i «topi dal formaggio». Non so a quali «topi» si riferisse il ministro dell'economia: non so se si riferisse al ministro della funzione pubblica, che ha minacciato le dimissioni; non so se si riferisse al presidente del collegio sindacale dell'INPS, che sostiene, in maniera pervicace, che gli immobili dell'INPS dove abita sono venduti praticamente a poco più di 1.000 euro al metro quadro.
PRESIDENTE, Onorevole Benvenuto...
GIORGIO BENVENUTO. So che il ministro dell'economia dovrebbe pensare e dovrebbe essere più attento: più attento! È un ministro molto colto, molto preparato, è un ministro che ha scritto sulla Cina e sul pericolo da essa rappresentato. Poi, però, distratto ed occupato a scrivere, dimentica, ad esempio, che soltanto oggi, dopo nove anni, portiamo in Parlamento il disegno di legge di ratifica di un accordo con la Cina relativo ai problemi dell'innovazione e della ricerca.
PRESIDENTE. Onorevole Benvenuto, bisognerebbe che si concentrasse maggiormente...
GIORGIO BENVENUTO. Apprendo che il ministro si sta dedicando alla lettura del Faust di Goethe: qualche elemento di riflessione c'è!
PRESIDENTE. Forse, vuol salvarsi l'anima!
GIORGIO BENVENUTO. Sì, perché la storia insegna che è pericoloso vendersi l'anima al diavolo! Però, io gli suggerirei un'altra lettura: gli consiglierei di leggere la fiaba del pifferaio di Hamelin. Per i topi, ci vuole un pifferaio, come nella prima parte di quella bellissima fiaba. Questi topi, infatti, hanno eliminato il formaggio, hanno saccheggiato e distrutto l'economia pubblica!
Concludo, signor Presidente, ma mi consenta un'ultima battuta. Questo decreto si chiama «mille proroghe»; avevamo iniziato la legislatura con i decreti «cento proroghe» e siamo arrivati a mille! Questa è la dimostrazione, l'autoaccusa, è la confessione di questo Governo, che non è stato capace, in cinque anni, di affrontare e di risolvere i problemi! Chiede «mille proroghe» perché non ha fatto o ha disfatto...
PRESIDENTE. Anche io le ho dato una proroga, onorevole Benvenuto, ma ora bisognerebbe che...
GIORGIO BENVENUTO. Il problema è che le mille proroghe testimoniano l'incapacità del Governo ma, il 9 aprile, questo Governo non avrà alcuna proroga: sarà mandato a casa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo - Applausi polemici del gruppo di Alleanza Nazionale)!
NITTO FRANCESCO PALMA. Come siete spiritosi!
PRESIDENTE. Prima di dare la parola al collega Antonio Leone, porto a conoscenza dei colleghi che in tribuna sono presenti due seconde classi del liceo scientifico di Rieti, che saluto. Colleghi, ascoltate l'onorevole Antonio Leone, che è il «leone» del Parlamento (Applausi)!
Prego, onorevole Antonio Leone, ha facoltà di parlare per dichiarazione di voto.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, non so se io debba ricordare al collega Benvenuto (non mi va neppure di dire: «onorevole Benvenuto», perché potrebbe apparire come un auspicio per il suo ritorno!) che il cosiddetto decreto «mille proroghe» o i cosiddetti decreti omnibus sono stati letteralmente inventati nella scorsa legislatura. Il collega Benvenuto, che era deputato, se lo dovrebbe ricordare, prima di fare battute che apprezzo ma che non rispecchiano la verità (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e Alleanza Nazionale)!
Questo provvedimento dispone numerose proroghe di termini previsti da disposizioni legislative che concernono l'attuazione di una serie di adempimenti della pubblica amministrazione, nonché ulteriori proroghe riguardanti esigenze di ordine sociale, organizzativo e produttivo; sono contenute nel testo, inoltre, le disposizioni relative alle proroghe dei termini del processo civile e quelle riguardanti il finanziamento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas.
L'articolo 1 riguarda la «definizione transattiva delle controversie per opere pubbliche di competenza dell'ex Agensud»; l'articolo 3 concerne termini riguardanti la «privatizzazione, trasformazione e fusione» di enti; quindi, altre norme riguardano gli immobili del Ministero della difesa e le relative infrastrutture. Seguono, poi, disposizioni in campo scolastico ed universitario, in materia di energia e di attività produttive, di catasto, di sviluppo della meccanizzazione agricola e di credito di imposta per i giovani imprenditori agricoli.
Anche per quanto concerne tale provvedimento, sussisteva una ragione in più per il ricorso alla fiducia, ovvero lo scioglimento delle Camere imminente oggi più che mai. E anche questo provvedimento è stato censurato dalle opposizioni, più o meno analogamente a quello, convertito ieri, su droga e Olimpiadi: si è passati dal «carrello della spesa» alla «discarica abusiva», come ha dichiarato qualcuno lamentando che nel decreto vi fosse di tutto e di più. Chi lo ha dichiarato, tra l'altro, è un esperto in materia ambientale: osserverei, al riguardo, che è meglio una discarica abusiva che una fogna a cielo aperto (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Intanto, faccio sommessamente notare che, anche nella propaganda, forse un po' di pudore andrebbe conservato; capisco benissimo che siamo in una campagna elettorale senza esclusioni di colpi ma, nel momento in cui si parla di provvedimento «abusivo», forse qualcuno intende mettere in discussione il Parlamento stesso, che è e resta sovrano nelle scelte e nelle decisioni che assume.
Sappiamo benissimo che sono presenti in questa Assemblea forze politiche senza alcuna cultura e storia di Governo, che impiegano poco per arrivare a mettere in discussione cinquant'anni di storia della nostra Repubblica.
Peraltro, potremmo anche essere d'accordo, se in maniera un po' più bonaria si definisse il provvedimento in esame come un grosso contenitore di altri provvedimenti; infatti, riconosciamo che è vero ma, anche in questo caso, se fossi in voi, cari colleghi delle opposizioni, mi guarderei bene dal fare una propaganda che è fine a se stessa. Inoltre, non ometterei di ricordare i precedenti costituiti - come osservavo dianzi - da numerosissimi provvedimenti omnibus.
Con questo provvedimento, proroghiamo le nostre missioni all'estero come quella di pace in Iraq, dove, tra le altre misure, è previsto un corso di formazione per magistrati e funzionari iracheni curato dall'Italia. Anche ciò è previsto a riprova dello spirito della missione dei nostri soldati, che è stato ed è quello di portare la pace e di contribuire alla riorganizzazione di uno Stato e di un popolo che sta finalmente assaporando, poco alla volta e tra tante difficoltà, la libertà.
Su tale punto vorrei ricordare ancora il riconoscimento venuto dal Presidente della Repubblica Ciampi che, con una dichiarazione
resa qualche settimana fa a proposito del carattere della missione italiana in Iraq, aveva provveduto a «spazzare via» e a spegnere definitivamente mesi e mesi di polemiche pretestuose e laceranti per la politica e per il paese (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Sul fronte della solidarietà, intervengono ancora molte disposizioni; ad esempio, i contributi per le zone terremotate del Belice e per la realizzazione di opere pubbliche e di edilizia privata. Inoltre, è stato riattivato un canale di finanziamento che aiuterà a portare avanti la ricostruzione.
Potrei elencarvi tutti gli altri provvedimenti che caratterizzano la fine di questa legislatura che, a differenza di tante altre che la storia di questo Parlamento ricorda, è fatta di lavoro proficuo ed instancabile a favore del bene di tutti.
Stiamo concludendo una legislatura fieri del lavoro che abbiamo svolto in questi cinque anni; abbiamo voluto una piccola proroga che rinviasse lo scioglimento delle Camere di due settimane e stiamo utilizzando i giorni che ci sono stati concessi per produrre provvedimenti fino all'ultimo minuto, dimostrando così la nostra totale efficienza e buona fede (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo). Invece voi, cari colleghi dell'opposizione, che vi siete stracciati le vesti in questa Assemblea e soprattutto sui media nazionali, avevate dichiarato che il tempo massimo era scaduto e che era un'urgenza democratica chiudere la legislatura il 29 gennaio scorso.
Cosa avete fatto? Non avete fatto altro che un «muro contro muro» per ostacolare l'approvazione di ogni provvedimento rendendo di fatto ancora più giustificato non solo il ricorso alla fiducia ma anche la richiesta stessa di poter lavorare di più, proprio perché sapevamo che il vostro ostruzionismo irresponsabile aveva il solo fine della propaganda elettorale.
Vedete, cari colleghi, abbiamo raccolto la responsabilità di stare al Governo con grande tensione morale e spirito di sacrificio; abbiamo prodotto riforme come nessuna altra legislatura prima di questa e ne abbiamo pagato apparentemente tutto lo scotto in termini di popolarità. Anche perché, come ha rilevato il Presidente del Consiglio, non si può contemporaneamente portare la croce e cantare.
Questa settimana terminiamo dunque il nostro lavoro o, meglio, lo interrompiamo, nella intima e ben supportata speranza di poterlo riprendere dopo il 10 di aprile (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia e di deputati di Alleanza Nazionale).
Ieri qualcuno - anzi, il segretario dei Democratici di sinistra, Piero Fassino - ammoniva il centrodestra, sentenziando che il nostro ciclo si è esaurito, cioè che si è esaurito il ciclo della politica di Silvio Berlusconi. Consiglierei a Fassino ed ai Democratici di sinistra di non peccare troppo di arroganza. Quando, nel 1996, sebbene avessimo avuto più voti dell'Ulivo, accettammo il ruolo di opposizione in Parlamento, abbiamo saputo aspettare il nostro turno - non dimentichiamolo! - assistendo impotenti, eppure rispettosi, all'ignobile «valzer» delle poltrone di Palazzo Chigi, perché sapevamo che i cittadini avevano operato delle scelte in quelle elezioni politiche. Allo stesso modo, Fassino dovrebbe avere un po' più di rispetto per le scelte che gli elettori hanno compiuto nel 2001.
Questo ciclo si esaurisce solo in un modo: quando saranno gli italiani a deciderlo, e non quando lo avranno stabilito Fassino e compagni, che non vedono l'ora di riportare D'Alema alla guida del Governo, nella segreta speranza - che poi è una certezza - che Prodi duri come il batter di un ciglio (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Cari «compagni» (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...
ANTONIO LEONE. Cari «compagni», in questi giorni noi ci ripresentiamo al paese per ciò che siamo e per quanto abbiamo fatto in questi anni. Siamo convinti di poter ottenere, ancora una volta, la fiducia degli elettori, e, quindi, di potervi evitare il «grattacapo» - ribadisco: il
«grattacapo» - della responsabilità di andare al Governo del paese, cosa che è completamente estranea alla vostra forma mentis ed al vostro modo di essere.
Avete cominciato la vostra storia costituendo «Governi-ombra», ed è quello che avete seguitato a fare, senza mai riuscire a maturare politicamente. Allora, preparatevi pure, assieme ai vostri compagni dell'ala più radicale, perché nell'ombra siete stati per tanti anni, a trattare con il Partito comunista sovietico, e nell'ombra resterete! Questa volta, però, isolati dalla storia, Prodi compreso (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale - Congratulazioni - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Onorevoli colleghi, poiché la votazione della questione di fiducia avrà inizio alle 17,35, sospendo la seduta fino a tale ora.
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