Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 747 dell'8/2/2006
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Discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato d'Israele in materia di cooperazione nel campo della sicurezza delle reti, fatto a Roma il 29 settembre 2004 (A.C. 6285 ) (ore 16,40).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato d'Israele in materia di cooperazione nel campo della sicurezza delle reti, fatto a Roma il 29 settembre 2004.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 6285 )

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Selva, ha facoltà di svolgere la relazione.

GUSTAVO SELVA, Relatore. Vorrei rivolgermi, in particolare, a lei, signor Presidente, se ha la bontà di ascoltarmi. Quanto sto per affermare l'ho già detto in un'aula quasi sempre deserta, presenti soltanto il relatore e pochi intimi, in occasione dello svolgimento delle discussioni sulle linee generali di altri disegni di legge di autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali. Ritengo di dover consegnare al resoconto, sperando che almeno quest'ultimo ne conservi una memoria, che ritengo sia quasi «orrendo», lo dico tra virgolette, il modo in cui, quasi sempre, questi provvedimenti sono discussi in Commissione. In quella sede, infatti, è sempre presente il rappresentante di un gruppo parlamentare - che mi consentirete di non nominare - e solo pochissimi altri. Propongo, quindi, che i disegni di legge di ratifica siano approvati nel corso di due o tre sessioni annuali, con dibattiti seri sia in sede di Commissione, sia in Assemblea. Altrimenti, onorevoli colleghi, ci prendiamo letteralmente in giro.
Qui, può «passare» di tutto, assolutamente di tutto, solo che taluno sia alquanto più attivo e presente di tal altro. Con la responsabilità di chi è stato, per cinque anni ormai, presidente della Commissione di merito, lascio questa piccola proposta, un'elementare proposta che tuttavia, a mio giudizio, può rendere utile il lavoro legislativo di ratifica dei trattati internazionali, che deve essere svolto con serietà.
Per quanto riguarda il provvedimento in esame, naturalmente mi richiamo alla relazione da me stesso svolta in sede di Commissione, aggiungendo solo che si tratta di un importante accordo.
Ad ogni modo, data la premessa testé svolta, ben vedete quale sia la valutazione che posso dare delle discussioni in essere e quindi non voglio partecipare se non per ringraziare, insieme, quei pochi intimi che sono presenti in Commissione di merito ed in Assemblea quando si tratta dell'esame di ratifiche di trattati internazionali.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

GIUSEPPE DRAGO, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, il Governo ritiene molto importante questo accordo nel campo della sicurezza delle reti tra il Governo israeliano ed il Governo italiano. Tra l'altro, oltre che a livello istituzionale, questa ratifica è voluta anche da ambienti imprenditoriali, culturali e scientifici; noi, come Governo, le attribuiamo una grande importanza e, pertanto, ne sollecitiamo l'approvazione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.

VALDO SPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è vero che la fine delle legislature si presta al rimpianto dei tempi


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perduti e, quindi, molti colleghi - anche l'onorevole Selva, in questa circostanza - si sono diffusi sul modo nel quale si affronta l'esame delle ratifiche. Peccato che il nostro gruppo, per bocca e per azione dell'onorevole Calzolaio, avesse proposto una riforma sostanziale dell'esame delle ratifiche, la quale avrebbe non poco alleggerito il lavoro della Assemblea a beneficio della sostanza!
Inoltre, noto come, durante i nostri ripetuti interventi in Assemblea su disegni di legge di ratifica, spesso, per così dire, si «rumoreggiava»: venivamo definiti quali ritardatari (o «ritardatori») o, addirittura, ostruzionisti!
Quindi, non credo, sinceramente, che si possa trasmettere l'impressione, ad un cittadino che segua questo dibattito, che da parte nostra sia mancato l'impegno su questo terreno: se vi è stato un gruppo - ma anche altri, naturalmente, si sono impegnati in tal senso - che, con grande assiduità e coerenza, ha cercato di attribuire tutta la dovuta importanza al lavoro legislativo delle ratifiche, questo è stato il gruppo dei Democratici di sinistra aderente all'Ulivo.
Sottolineo la circostanza proprio perché siamo sempre stati consapevoli dell'importanza delle relazioni di politica estera: anche oggi, se in Assemblea stiamo rapidamente approvando le ratifiche, è perché noi abbiamo consentito che così si procedesse pur di mettere il Ministero degli affari esteri nelle condizioni di uscire dalla legislatura avendo ratificato i suoi adempimenti internazionali.
Dunque, delle due, l'una: o si condivide tale impostazione, e allora noi saremo rapidi, efficaci e, ovviamente, sintetici; ma se questa nostra impostazione per facilitare il lavoro dello stesso Governo venisse interpretata come una sorta di scarsa attenzione o di lassismo, le assicuro, signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, che noi siamo pronti ad intervenire su ogni articolo del provvedimento e su ogni disegno di legge di ratifica!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Landi di Chiavenna. Ne ha facoltà.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. Signor Presidente, questo accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel campo della sicurezza delle reti conferma e rafforza le relazioni politiche esistenti fra il nostro paese ed Israele in un momento di particolare tensione nell'ambito mediorientale; in un momento in cui Israele ha la necessità di trovare non solo, evidentemente, partner di carattere economico-commerciale ma anche sponde che rafforzino, dal punto di vista politico-istituzionale, l'affetto e l'amicizia che noi dobbiamo avere nei confronti di questo paese. Un paese da sempre sulla frontiera nella tutela della sicurezza dei propri territori e della propria popolazione.
Quindi, Alleanza Nazionale accoglie, con grande spirito e con l'entusiasmo che deve essere conferito a questo momento, l'accordo in esame e la relativa ratifica, che sancisce, come sottolineavo e come voglio ribadire, un ulteriore senso di amicizia tra il nostro paese ed Israele.
Ciò auspicando che lo Stato di Israele riceva tutta la solidarietà della comunità internazionale in un momento che lo vede, ancora una volta, sottoposto alla violenza dell'estremismo e del radicalismo. Tali fenomeni, purtroppo, minano anche la credibilità di processi democratici in atto nei paesi confinanti e mettono duramente a repentaglio, altresì, la sicurezza internazionale, quella dell'Europa e quella della stessa Italia.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, in occasione dell'esame del presente disegno di legge di ratifica sono stati introdotti due argomenti che non sono strettamente collegati con l'Accordo in oggetto; pertanto, anch'io, come hanno già fatto altri colleghi, interverrò su tali argomenti.


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Ha ragione l'onorevole Valdo Spini quando afferma che l'onorevole Calzolaio ha tentato di far legiferare il Parlamento in materia di ratifica dei trattati internazionali. Vorrei ricordare, peraltro, che la Commissione affari esteri non si è limitata a prendere atto del deposito della sua proposta di legge in materia, ma ha addirittura iniziato l'iter del suo esame.
Bisognerebbe dunque chiarire, per completezza, chi ha bloccato l'iter di tale progetto di legge, che personalmente sostenevo, finalizzato a riformare le procedure con le quali sia il Parlamento, sia lo stesso Governo «trattano» - perdonatemi il gioco di parole! - i trattati internazionali.
Vorrei rilevare come i trattati internazionali (che numerosi colleghi conoscono solo periodicamente, perché nel corso della stessa seduta se ne esaminano di diversi) non siano tutti uguali: alcuni, infatti, sono di ordinaria amministrazione, come quello che ci stiamo accingendo a ratificare.
Si tratta, in altri termini, di accordi di collaborazione tra Stati, che tendono ad intensificare rapporti commerciali, attività culturali o scambi di informazioni. Essi appartengono all'attività quotidiana e tecnica di un Governo, che non può e non deve essere ostacolato nello svolgimento di tale attività.
È altrettanto naturale, dunque, che detti trattati non vengano discussi approfonditamente in sede di Assemblea (se non addirittura presso la Commissione competente), dal momento che la loro ratifica, da parte del Parlamento, rappresenta un atto dovuto.
Vi sono, invece, altri accordi internazionali, che presentano caratteristiche diverse. Essi, infatti, inaugurarono un certo tipo di rapporti con determinati paesi, oppure cambiano profondamente le relazioni internazionali dell'Italia. Si tratta, in altri termini, di veri e propri atti di politica estera.
Mi sembra che tali trattati abbiano sempre meritato una particolare attenzione in sede sia di Commissione, sia di Assemblea: quindi, sarebbe bene non fare di tutta un erba un fascio e non mettere tutti gli accordi internazionali nello stesso «calderone»!
Vi è tuttavia una questione, onorevoli colleghe e colleghi, che intendo denunciare con forza. Vorrei osservare, infatti, che in questo Parlamento, soprattutto nell'attuale legislatura (ma non solo), siamo espropriati, di fatto, dagli atti di indirizzo rivolti al Governo in materia di politica estera, che sono di nostra competenza.
Vorrei segnalare, in altri termini, che siamo chiamati a ratificare accordi che sono stati già stipulati e che siamo sottoposti ad un ricatto politico: o si approvano, o si respingono! La loro mancata ratifica, spesso e volentieri, significherebbe non soltanto la reiezione di un particolare trattato, ma anche una regressione nei rapporti politici fra il nostro paese ed un altro.
Ricordo che, quando si discutono strumenti di indirizzo come mozioni e risoluzioni (anche in sede di Commissione), capita spesso che - e ciò non si è verificato solamente in questa legislatura - il Governo provveda, in buona sostanza - perché è così, di fatto! -, a scrivere lui l'atto di indirizzo politico. Attraverso l'artifizio del parere condizionato ad alcune riformulazioni, infatti, l'esecutivo, anziché esprimere un parere contrario o favorevole su una mozione o su una risoluzione, riscrive esso stesso il dispositivo dell'atto e si attribuisce da sé stesso l'indirizzo politico! Forse non è nemmeno il Parlamento. Forse sono solo alcuni funzionari diplomatici della Farnesina che si danno, da se medesimi, tale indirizzo.
Ho più volte chiesto, sia in Commissione, sia in Assemblea che si ponga termine a tale scempio ed ho proposto a tutti i gruppi, soprattutto a quelli di maggioranza, di provvedere a mantenere fermo il dispositivo e a votarlo anche contro l'opinione del Governo. È già successo nella scorsa e nell'ancor precedente legislatura. In questa legislatura non è mai successo, perché vi è stata una subordinazione totale dei gruppi di maggioranza al Governo, anche in questo caso. Dunque - mi si permetta di dirlo - a poco valgono alcune lamentele


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dell'onorevole Selva, perché egli è stato uno tra i primi «custodi» di questa prassi di svuotamento delle competenze parlamentari rispetto non tanto al Governo, ma all'apparato della Farnesina.
Infine, volevo dire al collega Landi di Chiavenna: se è vero che questo provvedimento, che voterò, regola e razionalizza le relazioni tra il nostro paese e lo Stato di Israele, respingo le motivazioni con le quali egli strumentalmente lo vuole politicizzare, dando a tale trattato un significato che esso non ha. Infatti, se dovessi dare retta alle motivazioni proposte dall'onorevole Landi di Chiavenna, dovrei votare contro questo provvedimento, e non a favore. Non ho mai usato la pratica di «tirare per i capelli» qualsiasi trattato per esporre tesi e votare in una certa direzione; ho utilizzato, in più di un'occasione, l'opportunità di parlare su un trattato, magari votando a favore, per chiarire alcuni aspetti che erano contenuti in tale trattato, o per parlare anche delle relazioni del nostro paese con un altro paese. Affermare che il trattato che ci apprestiamo a ratificare equivale a dare un appoggio - è ciò che ha affermato l'onorevole Landi di Chiavenna - alla politica dell'attuale Governo israeliano, nell'attuale contingenza, è non solo una forzatura, ma un atto scorretto nella discussione in Parlamento e pertanto sono costretto a precisare che voto a favore del provvedimento in esame dando un'altra interpretazione (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Strano. Ne ha facoltà.

NINO STRANO. Signor Presidente, l'artifizio dialettico con il quale il collega che mi ha preceduto giustifica il suo voto ci pone nella condizione - o, almeno, per quanto mi riguarda, mi pone nella condizione - di riflettere sui voti che si danno sui disegni di legge di ratifica. Ad esempio, si può riflettere sul voto dato sull'atto Senato n. 2962 - si consideri la data della stipula del relativo Accordo, ossia il 1998 -, la ratifica che abbiamo votato in ordine all'esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica popolare di Cina. Abbiamo riflettuto per un po' su tale Accordo e poi ci siamo convinti a votare favorevolmente sul disegno di legge di autorizzazione della relativa ratifica. Ciò anche se le motivazioni, non espresse dal presidente Selva, ma che sicuramente erano «bagaglio» del Governo precedente, oggi non ci potrebbero convincere, alla luce dei rapporti che ancora tratteniamo, pur vincolati al «cappio» di motivazioni economiche globalizzanti e di mercato, con un regime liberticida quale quello della Repubblica popolare di Cina verso le cui pratiche in tema di giustizia, anche di recente, alcuni esponenti del Parlamento - non certo del Governo - si sono mostrati favorevoli.
In ordine al trattato che stiamo discutendo, non vi è dubbio, onorevoli colleghi - ed a mio avviso sarebbe inusuale se non fosse così -, che il nostro Ministero degli esteri non ha affidato ad oscuri funzionari, anche se diplomatici, la redazione di un trattato di affitto di una casa.
Il Ministero degli affari esteri ha voluto dare un'impronta ad un trattato concernente la cooperazione nel campo della sicurezza delle reti stipulato con uno Stato che vive un momento drammatico proprio sotto l'aspetto della sua sicurezza interna ed esterna. È un paese assediato, un paese circondato.
Per questo motivo, ancorandomi alle dichiarazioni dell'onorevole Landi di Chiavenna (e non certo per altri motivi, ossia perché bisogna ad ogni costo ratificare un trattato), voteremo a favore del provvedimento in esame. Il nostro è un voto politico, anche alla luce dei fatti che si sono verificati negli ultimi mesi, che ci inducono, signor presidente Selva, ad esprimere un voto ragionato.
Se fossimo meri esecutori di contratti di affitto, ritengo che perderemmo il ruolo politico al quale siamo stati delegati dal popolo italiano. Siamo qui proprio per ratificare posizioni politiche, perché i trattati fra gli Stati non possono che sottintendere


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questo tipo di rapporto, che non è soltanto - lo ripeto - meramente amministrativo, bensì soprattutto politico.
Da queste ragioni discende il mio voto favorevole sul disegno di legge di ratifica in esame.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

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