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PRESIDENTE. L'onorevole Stucchi ha facoltà di
GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, signor ministro, la reazione del mondo islamico alle vignette satiriche pubblicate
in Danimarca sembrerebbe cosa dell'altro mondo, quasi da ridere, se invece non si trattasse di una questione maledettamente seria.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, l'Italia segue l'evoluzione dei recenti eventi con profonda preoccupazione ed auspica che si possa giungere a rasserenare il clima di tensione di cui le manifestazioni succedutesi in questi giorni sono la testimonianza.
per il cattolicesimo, per i musulmani, per gli ebrei, eccetera) per una sorta di autocontrollo, che non c'entra con la libertà di stampa, dovrebbe essere esentato da forme di messa alla berlina o grottesche od offensive, come, purtroppo, accade troppe volte anche in Italia per la religione cattolica.
PRESIDENTE. L'onorevole Stucchi ha facoltà di
GIACOMO STUCCHI. Signor ministro, dobbiamo reagire. Non possiamo restare inermi di fronte a quanto accade. Lei ci ha dato alcune informazioni, ma sicuramente bisognerà fare di più.
La libertà di stampa, la libertà di opinione e di espressione sono conquiste storiche ottenute con lotte durissime e dolorose; sono la base della democrazia. Non si può condividere il contenuto di una logica portata avanti dal mondo islamico che, invece, mira alla censura anche in paesi diversi rispetto a quelli in cui il mondo islamico è presente in misura preponderante.
Chiediamo, quindi, al Governo cosa intenda fare al riguardo; soprattutto, chiediamo se intenda condannare ufficialmente questi gravi episodi, formalizzando tale condanna nei confronti dei paesi in cui essi si sono verificati.
La vicenda delle vignette satiriche pubblicate in un giornale danese si inserisce in un quadro regionale già molto complesso e delicato e, in questo ambito, è utilizzata, come già ha sottolineato il ministro Fini, per una pericolosa spirale di integralismo.
L'Unione europea il 6 febbraio ha effettuato un passo presso il viceministro degli affari esteri siriano e analogo passo è stato compiuto a Beirut al fine di rappresentare la costernazione e la preoccupazione per quanto accaduto ad alcune rappresentanze diplomatiche a seguito della pubblicazione dei citati disegni satirici, chiedendo che in futuro siano aumentate e coordinate meglio le misure di sicurezza a protezione delle rappresentanze diplomatiche accreditate, nel pieno rispetto della Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche.
Il Governo segue con attenzione anche la situazione del Libano, che rimane tutt'ora estremamente fluida e complessa. La violenta manifestazione che si è svolta il 5 febbraio nel centro di Beirut e che ha provocato la distruzione dell'immobile in cui si trovavano gli uffici amministrativi dell'ambasciata danese e dell'ambasciata d'Austria, nonché di alcune società private, ha fatto emergere in tutta la sua gravità il livello di insicurezza in cui vive attualmente il paese e le difficoltà a mantenere l'ordine pubblico.
Il fatto che delle 192 persone arrestate ben 77 siano siriani e 35 palestinesi porta a non escludere che quanto accaduto a Beirut sia stato orchestrato grazie a una complicità di elementi filosiriani, tuttora verosimilmente presenti nelle forze dell'ordine e di sicurezza libanesi.
Questa specifica azione, peraltro, si inserisce in un quadro più generale, che vede l'Italia impegnata, anche a livello multilaterale, in attuazione delle iniziative volte al rafforzamento del dialogo con i paesi di religione musulmana. In particolare, stiamo collaborando attivamente all'attuazione delle iniziative promosse dall'attuale Presidenza austriaca nell'ambito della strategia e del piano di azione per la lotta alla radicalizzazione ed al reclutamento del terrorismo, adottate dal Consiglio europeo nel dicembre 2005.
Il Governo sostiene con uguale convinzione l'analoga iniziativa sorta nell'ambito del G8 durante la Presidenza degli Stati Uniti nel 2004, che include, fra l'altro, l'assistenza tecnica a favore dei paesi musulmani che hanno avviato riforme volte a promuovere il dialogo fra le culture e le civiltà, nonché una piena partecipazione della società civile alle stesse.
L'Italia, quale membro di rilievo dell'Unione europea, è pienamente convinta che la sua costante azione di stimolo e di proposta possa contribuire a rafforzare quella massa critica necessaria per dare efficacia in una dimensione europea alle iniziative volte a contrastare la forza dell'estremismo e del terrorismo.
Aggiungo - ma è stato già notato da molti - che l'elemento religioso (ciò vale
Credo che l'appello a non innescare conflitti religiosi sia saggio e vada seguito.
I danesi, ai quali va tutta la nostra solidarietà, non possono assolutamente essere lasciati soli a combattere questa battaglia, che è una battaglia di civiltà e di democrazia, perché viene minata dalle fondamenta la nostra società, che è caratterizzata dalla libertà di pensiero.
Con riferimento a quanto diceva lei nella chiusura del suo intervento, anche io concordo sul fatto che nel nostro paese troppo spesso si siano utilizzati i simboli religiosi per fare della facile satira e della facile ironia di cattivo gusto. Condivido anche la sua opinione: sono simboli che dovrebbero essere esentati da questo tipo di attività.
Però, non possiamo impedirlo. Possiamo solamente non considerarla come un'iniziativa benemerita.
Però, nel nostro paese, quando qualcuno ha messo alla berlina Dio, piuttosto che il Papa, o altri simboli della nostra religione cristiano-cattolica, mai nessuno è andato ad assaltare le redazioni dei periodici che hanno pubblicato tali vignette.
Nessuna violenza può essere tollerata e, soprattutto, nessuna violenza può essere accettata se ha la finalità di censura al di là dei confini geografici dei paesi islamici. Facciano ciò che vogliono! Ogni paese faccia quello che vuole all'interno del suo ordinamento giuridico! Ma nessuno, con azioni di questo tipo, può pretendere di impedire che in altre realtà, soprattutto in quelle occidentali, vi sia la libertà di pensiero, di parola e di espressione.
Questa è la filosofia che sta seguendo il mondo islamico in questo momento. Credo non si debba assolutamente abbassare la guardia di fronte a situazioni di questo tipo perché ne vedremo anche altre. Questi sono i primi campanelli di un allarme che, Dio non voglia, diventerà sicuramente più importante.


