Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 747 dell'8/2/2006
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Seguito della discussione del disegno di legge: S. 3717 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti. Proroga di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative (Approvato dal Senato) (A.C. 6323 ) (ore 13,30).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti. Proroga di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame di questioni pregiudiziali - A.C. 6323 )

PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 40, comma 2, del regolamento, sono state presentate le questioni pregiudiziali Michele Ventura ed altri n. 1 e Zaccaria ed altri n. 2. Avverto altresì che la questione pregiudiziale Michele Ventura ed altri n. 1 è stata sottoscritta anche dall'onorevole Maurandi (vedi l'allegato A - A.C. 6323 sezione 1).
A norma dei commi 3 e 4 dell'articolo 40 del regolamento, nel concorso di più questioni pregiudiziali ha luogo un'unica discussione, nella quale potrà intervenire, oltre ad uno dei proponenti (purché appartenenti a gruppi diversi), per illustrare ciascuno degli strumenti presentati per non più di dieci minuti, un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti. Chiusa la discussione, l'Assemblea deciderà con unica votazione sulle questioni pregiudiziali presentate.
L'onorevole Maurandi ha facoltà di illustrare la questione pregiudiziale Michele Ventura ed altri n. 1, di cui è cofirmatario.

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, siamo di fronte ad un altro decreto-legge omnibus, su cui viaggiano tanti decreti diversi, con i quali il Governo e la maggioranza tentano di chiudere partite e situazioni che non sono riusciti a chiudere nel corso della legislatura, nonostante l'ampia maggioranza di cui dispongono.
Ovviamente, queste situazioni vengono chiuse malamente. Anzitutto, con il ricorso ai voti di fiducia, come sembra avverrà anche per questo decreto-legge, che limitano doppiamente il lavoro del Parlamento, perché si sommano alle limitazioni che derivano dalla natura stessa dei decreti-legge; in secondo luogo, perché queste situazioni vengono affrontate con misure manifesto e di mera propaganda, con una copertura finanziaria inesistente. Insomma, previsioni di spesa senza soldi, in contrasto con l'articolo 81 della Costituzione.
Nella nostra questione pregiudiziale di costituzionalità abbiamo individuato tre norme palesemente in contrasto con l'articolo 81 della Costituzione e abbiamo sottolineato i casi che ci sembrano particolarmente chiari ed evidenti.
L'articolo 1-bis, al comma 2, inserisce fra i servizi a domanda individuale anche i servizi inerenti ai collegamenti con le


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centrali operative della polizia locale, di impianti di allarme collocati presso abitazioni private o presso attività produttive. Questa disposizione presenta evidenti problemi di copertura, perché le norme in vigore prevedono che i costi dei servizi di questo tipo, a domanda individuale, debbano essere sostenuti dai comuni che li erogano o con proprie risorse o attraverso la contribuzione dei cittadini.
Le norme del testo unico sugli enti locali, inoltre, prevedono che gli enti locali strutturalmente deficitari o dissestati devono coprire tali costi con i proventi tariffari e con contribuzioni finalizzate, in misura non inferiore al 36 per cento del totale. Sulla base di tale norma, pertanto, non è possibile per un comune varare iniziative, molto sentite e richieste dalla popolazione, che implicano per i cittadini una contribuzione di circa il 36 per cento; inoltre, non appare verosimile che tali costi possano essere posti totalmente a carico dell'utenza. In questo modo, proprio perché la domanda sociale di interventi è molto diffusa, si finirebbe per esercitare forti pressioni sulle finanze dei comuni. Di qui, se ne deduce che gli oneri finanziari complessivi non sono sostenibili dai comuni; conseguentemente, tali oneri risulterebbero essere anche non coperti finanziariamente.
La politica per la sicurezza di questo Governo si è rivelata un fallimento: nel periodo compreso fra il 2001 e il 2005, sono stati commessi 700 mila reati in più. Altro che maggiore sicurezza! Per togliersi dall'imbarazzo, ancora una volta, il Governo fa uno spot sulla sicurezza dei cittadini, chiedendo ai comuni di farsi carico delle spese e non prevedendo interventi di copertura da parte dello Stato; scaricando, pertanto, sui comuni oneri finanziari non sostenibili e non coperti.
Ancora, l'articolo 39-sexies estende al 2006 i benefici relativi all'apprendistato per coloro che hanno superato il diciottesimo anno di età, prevedendo un ulteriore finanziamento di 100 milioni di euro. Tale finanziamento è posto a carico del fondo per l'occupazione, che è dotato nel suo complesso di 300 milioni di euro; di questi, 100 milioni dovrebbero essere destinati all'apprendistato per gli ultradiciottenni. Sennonché, lo stanziamento complessivo del fondo per l'occupazione per l'anno 2006 è stato già decurtato di 78 milioni di euro, rispetto allo stanziamento previsto per l'anno 2005, con un taglio di risorse molto vicino, in termini di ammontare, al costo che comporterà l'applicazione della disposizione contenuta nell'articolo 39-sexies. Pertanto, anche tale disposizione, in larga misura, rappresenta una norma-manifesto che non troverà adeguate risorse per la sua attuazione.
Infine, l'articolo 39-undetricies presenta evidenti problemi di copertura finanziaria. Ricordo che la legge finanziaria per il 2006 aveva soppresso le indennità di trasferta per le Forze di polizia e per le Forze armate. Una soppressione che rappresentava un evidente errore, una sciocchezza. Per correggere questo errore, il Governo con tale provvedimento vuole reintrodurre quelle indennità, che necessitano, come è ovvio, di un'adeguata copertura, che manca nel disegno di legge di conversione in esame. Da ciò se ne deduce che anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una violazione dell'articolo 81 della Costituzione.
Inoltre, il comma 2 dell'articolo 39-undetricies esenta dall'applicazione delle disposizioni di cui al comma 213 della legge finanziaria le Forze armate e di polizia e ripristina, o meglio vorrebbe ripristinare, per queste categorie sia le indennità di trasferta derivanti dal recepimento di accordi sindacali, sia le indennità di trasferta previste dalle leggi che erano state soppresse dal citato comma 213. A questo proposito, desidero far rilevare che la legge finanziaria per l'anno 2006, che, lo ripeto, contiene il comma 213, ha previsto che la soppressione delle indennità di trasferta per le Forze armate e di polizia avrebbe comportato per il bilancio dello Stato un risparmio di 7 milioni di euro all'anno (questo diceva la relazione tecnica predisposta dal Governo). Se ne deduce che dalla disposizione di questo articolo, che vorrebbe reintrodurre l'indennità di trasferta per queste categorie,


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derivano nuovi e maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Ebbene, questi nuovi e maggiori oneri non sono calcolati e non sono coperti.
Insomma, signor Presidente, noi siamo di fronte a palesi violazioni dell'articolo 81 della Costituzione e si è ormai diffusa, in questo scorcio di legislatura, l'abitudine da parte del Governo a non fornire più, quando ci sono situazioni dubbie e rilevanti, giustificazioni, dati, nè calcoli sugli oneri dei provvedimenti e sulle coperture necessarie, oppure, ad indicare coperture che fanno acqua da tutte le parti o semplicemente a non indicare alcuna copertura. È come se l'ultimo scorcio della legislatura consentisse una sorta di licenza di disinvoltura nella gestione della finanza pubblica, che peraltro si aggiunge alla disinvoltura normalmente e largamente praticata nel corso del legislatura, come si evince, del resto, dallo stato disastroso della finanza pubblica, che non abbiamo mancato di denunciare anche in questi mesi e che è davanti agli occhi di tutti.
Ebbene, signor Presidente, neanche alla fine della legislatura è consentito di violare l'articolo 81 della Costituzione. Per questo, noi sollecitiamo un voto a favore della nostra questione pregiudiziale, a salvaguardia della corretta amministrazione della finanza pubblica (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. L'onorevole Zaccaria ha facoltà di illustrare la sua questione pregiudiziale n. 2.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, ancora una volta intervengo su una questione pregiudiziale di costituzionalità riferita, questa volta, al disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 273 del 2005.
Vorrei dire che non siamo noi che abusiamo delle questioni pregiudiziali, ma mi pare che sia questa maggioranza che abusa con provvedimenti legislativi spesso in palese contrasto con la Costituzione. Dirò due cose molto sintetiche per far capire lo spessore del problema che abbiamo davanti. Il testo originario del decreto-legge risulta ampiamente modificato dopo l'iter al Senato: erano 40 articoli e ne sono stati aggiunti oltre 43; quindi, è diventato un provvedimento di dimensioni enormi. Basta dire - e questo almeno credo che sia un precedente nei precedenti negativi - che ha inglobato dentro di sé ben altri cinque decreti-legge, sostanzialmente, fagocitandone il contenuto, e creando così un vero e proprio mostro giuridico. Poiché molti non avranno voglia di andarsi a leggere le raffinate considerazioni contenute nel rapporto sullo stato della legislazione - che tuttavia sarebbero utili per chi volesse fare il bilancio di questa legislatura -, consiglio una lettura molto più sintetica, che forse può essere più facile scorrere mentre discutiamo questi provvedimenti. Consiglio la lettura de Il Sole 24 ore di oggi, che, a pagina 14, sintetizza in maniera molto chiara le deviazioni che stiamo percorrendo. Dico rapidamente quali sono i riferimenti costituzionali di queste violazioni che ora intendo sottolineare. Innanzitutto, il mancato rispetto dell'articolo 77 della Costituzione - viene da sé, visto che parliamo di decreti-legge e, quindi, questa è la norma di riferimento - e, naturalmente, di tutto ciò che su questo argomento ha previsto la legge n. 400 del 1988, che ha specificato ciò che i decreti-legge possono o meno disciplinare. A volte, leggendo la tipologia dei decreti-legge, sembra quasi che questa norma sia stata letta dalla maggioranza al contrario: tutto ciò che non si può fare viene sistematicamente fatto! Sarà forse il caso di interrogarsi su tali questioni, che non sono marginali per chi siede in Parlamento.
Mi riferirò all'articolo 70 della Costituzione, che attribuisce al Parlamento la funzione legislativa, e all'articolo 87, che attribuisce prerogative rilevanti, nella materia de qua, al Capo dello Stato, senza soffermarmi più di tanto su questioni che, a giudicare dai comportamenti reiterati, non suscitano più di tanto le emozioni di quest'Assemblea.


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Nei decreti-legge non si possono inserire norme di carattere ordinamentale. Premesso che, molto spesso, ho presentato, con riferimento a decreti-legge, proposte emendative che sono state considerate inammissibili dalla Presidenza, basta andare a leggere l'articolo 39 del provvedimento in esame, nelle sue varie declinazioni, per trovare molteplici disposizioni di carattere ordinamentale. Tenendo a mente le considerazioni espresse nel suo parere dal Comitato della legislazione, va altresì sottolineato che sono contemplate proroghe di termini per l'esercizio di deleghe legislative, che è altamente disdicevole, diciamo così, introdurre mediante decreto-legge (peraltro, la legge n. 400 del 1988 lo vieta in maniera categorica).
Venendo alle considerazioni riguardanti questa infornata di decreti-legge all'interno del decreto-legge al nostro esame (un decreto-legge «balena», che mangia altri decreti-legge), vengono in rilievo ben cinque decreti-legge - il n. 271 del 2005 ed i nn. 4, 6, 9 e 10 del 2006 - all'interno dei quali sono contenuti gli oggetti più diversi. Ieri, durante la discussione sulle linee generali, alcuni valenti colleghi hanno posto in risalto che tutte le disposizioni che prevedono il rifinanziamento delle missioni internazionali, compresa quella in Iraq, sono contenute in un decreto recante, formalmente, proroga di termini. Cosa c'entrino le missioni internazionali non lo sa nessuno!
Di più non posso dire al riguardo, perché il tempo a mia disposizione non me lo consente, ma nel vibrante parere del Comitato per la legislazione (che potrebbe appartenere al novero delle gride manzoniane) viene detto, all'inizio, in maniera eufemistica, che il provvedimento risulta «arricchito» dopo l'intervento del Senato. Non so se sia stato arricchito o impoverito, ma certamente il provvedimento è stato stravolto per effetto dell'introduzione dei maxiemendamenti al Senato. Con riferimento a questa particolare tecnica, nuova, con la quale vengono inglobati altri decreti-legge, si legge nel parere del Comitato per la legislazione: «tale confluenza in un unico testo di più articolati attualmente vigenti» - i decreti-legge sono, ovviamente, già vigenti - «produce una sostanziale alterazione della procedura parlamentare di esame dei disegni di legge di conversione come definita a livello costituzionale e specificata negli stessi regolamenti parlamentari».
Immaginate voi la difficoltà dell'interprete davanti ad un decreto-legge modificato, in sede di conversione, per effetto dell'approvazione di emendamenti che recepiscono il contenuto di decreti-legge già in vigore (com'è noto gli emendamenti ai decreti legge hanno efficacia da un momento successivo a quello dell'entrata in vigore del decreto-legge): sarà veramente difficile, dal punto di vista interpretativo, dipanare la matassa!
Desidero dire anche qualcos'altro. Abbiamo assistito a procedure di conversione di decreti-legge di vario tipo. I cosiddetti «milleproroghe» li ha fatti anche il centrosinistra, è vero, ma non come quello in esame. Abbiamo visto, poi, decreti-legge cosiddetti omnibus, dei quali ha parlato un collega in precedenza, che contengono di tutto e di più e violentano il criterio dell'omogeneità. Abbiamo visto anche decreti-legge integrativi e correttivi di carattere speciale, che anticipavano gli effetti di altri disegni o progetti di legge.
Vi sembrerà strano ma, se studiate il testo in esame, constaterete che esso è una sorta di compendio di tutte le predette deviazioni costituzionali. Avete aspettato la fine della legislatura per mettere in un solo testo tutta la peggiore tipologia di deviazioni che si poteva immaginare!
Signor Presidente, credo che, al di là delle considerazioni di natura costituzionale, il provvedimento al nostro esame resterà come un vero e proprio monumento, un certificato all'impotenza della maggioranza.
Si vanno a mettere all'interno un provvedimento tali e tante deviazioni - omnibus, milleproroghe, decreti di anticipazione di testi normativi in vigore, altri decreti - aspettando poi di «condire» il tutto con la fiducia. Suggerisco a tutti di leggere la tesi riportata da Il Sole 24Ore secondo cui non vi è solo un confronto tra


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centrosinistra e centrodestra (nel primo caso si contano 36 fiducie poste, nel secondo ben 45 senza contare le tre ulteriori che si annunciano, sullo stesso decreto del quale stiamo parlando, di qui a poco). Perché tutte queste fiducie alla fine della legislatura, perché prima dello scioglimento? Evidentemente perché i decreti si potrebbero fare anche dopo, ma sarebbe impossibile porre la fiducia: si tratta di fiducie in extremis!
Proviamo, però, a pensare che cosa significhi, dal punto di vista costituzionale, di fronte ad un provvedimento normativo come il decreto-legge, che è un atto tipicamente duale - Governo e Parlamento - coniugare insieme la fiducia al decreto-legge. Ciò significa, praticamente, fare saltare totalmente questa impostazione costituzionale. Per questa strada si arriva al contrasto secco con l'articolo 70 e l'articolo 77 della Costituzione. In altre parole, la fiducia equivale a prendere o lasciare e se prima essa veniva posta per garantire la realizzazione del programma di Governo, oggi, invece, essa viene utilizzata per provvedimenti di natura settoriale o microsettoriale (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). Mi rendo conto che può dar fastidio ascoltare certe cose! Comunque, mi avvio a concludere il mio intervento.
Permettetemi solo di elencare in maniera molto sbrigativa le violazioni che sono state compiute in questo contesto con questa serie di decreti recenti. In sintesi: un abuso enorme della decretazione d'urgenza; decreti ormai strutturalmente eterogenei; decreti contenenti sistematicamente norme di ordinamento o proroghe di deleghe; decreti che aggirano l'intreccio dei principi in tema di bilancio e di finanziaria; decreti che esautorano il Parlamento e lo stesso Governo; sostanziale e sistematica attività normativa dell'amministrazione; un abbinamento innaturale tra decretazione e fiducia; un aggiramento vistoso delle prerogative del Capo dello Stato, il quale firma un decreto, autorizza la presentazione del relativo disegno di legge alla Camera, ma si trova poi per la promulgazione della legge di conversione di fronte ad un testo radicalmente diverso. E qui c'è una violazione dell'articolo 87 della Costituzione. È impossibile ricondurre tutta questa prassi alla Costituzione!

PRESIDENTE. La invito a concludere (Applausi ironici dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!

ROBERTO ZACCARIA. Concludo sul vostro applauso, con l'unica soddisfazione che presto tutto questo finirà (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Unione).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulle questioni pregiudiziali Ventura ed altri n. 1 e Zaccaria ed altri n. 2.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 364
Votanti 363
Astenuti 1
(Presenti e votanti 182
Maggioranza 139
Hanno votato
139
Hanno votato
no 224).

Il seguito del dibattito è rinviato al prosieguo della seduta.

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