Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 747 dell'8/2/2006
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Discussione di un documento ai sensi dell'articolo 68, terzo comma, della Costituzione (ore 12,48).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Domanda di autorizzazione all'utilizzazione


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di intercettazioni di conversazioni del deputato De Luca, ai sensi dell'articolo 6, comma 2, della legge n. 140 del 2003, avanzata dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Salerno, nell'ambito di un procedimento penale.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 6 febbraio 2006.
Avverto altresì che la Giunta propone di negare l'autorizzazione.

(Discussione - Doc. IV, n. 15-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Di Gioia.

LELLO DI GIOIA, Relatore. Signor Presidente, mi consenta di compiere una sintesi della mia relazione, poiché risulta abbastanza corposa; nel contempo, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale della medesima relazione, affinchè sia messa a disposizione di tutti i colleghi.

PRESIDENTE. Onorevole Di Gioia, la Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.

LELLO DI GIOIA, Relatore. La ringrazio, signor Presidente.
Onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto segnalare che si tratta di un procedimento penale a carico di una moltitudine di soggetti, nel quale si indaga per numerosi capi d'imputazione, tra cui l'associazione per delinquere, la truffa, la corruzione, l'abuso edilizio, il falso in atto pubblico, l'abuso d'ufficio, la minaccia a pubblico ufficiale, il riciclaggio ed il falso in bilancio.
Ci si trova dinanzi, in sostanza, ad una vera e propria maxiinchiesta, con cui la magistratura salernitana, di fatto, mette sotto accusa cospicua parte della classe dirigente di tale città ed un periodo lungo - dal 1999 alla fine del 2004 - di scelte politiche e amministrative. Si vedrà, nel prosieguo, se e quanto solido sia l'impianto accusatorio.
Per districarsi in questo atto d'accusa - tanto monumentale quanto, come si vedrà, poco consistente -, occorre tentare una ricostruzione di massima del «filo rosso» che unirebbe questa teoria, lunga ed elaborata, di illeciti penali. Alla base di tutto starebbe la crisi industriale e produttiva della fabbrica Ideal Standard. Attorno alle iniziative di tutela sociale dei dipendenti della fabbrica e ai tentativi di riconversione industriale dell'area su cui insisteva lo stabilimento si sarebbe dipanata una vasta, composita e ripetuta operazione penalmente illecita.
Dapprima amministratori locali, imprenditori, sindacalisti, intermediari di vario genere e politici nazionali si sarebbero adoperati per far sorgere nell'area ex Ideal Standard un parco turistico commerciale marino; poi, tramontata quest'ipotesi, si sarebbero impegnati per la costruzione di un impianto di produzione di energia elettrica.
Si cominci col dire che lo sforzo di attenuare il disagio sociale di maestranze disoccupate rientra nei compiti di qualsiasi persona impegnata nella vita pubblica. Se ciò hanno fatto gli amministratori locali di Salerno, insieme all'onorevole De Luca, francamente altro non avrebbero fatto che il loro dovere. Si aggiunga che, ai sensi dell'articolo 2, primo comma, della legge n. 223 del 1991, la cassa integrazione straordinaria è concessa non dal sindaco o dal deputato del collegio, bensì con decreto del ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Se i presupposti di tale decreto erano falsi, delle due l'una: o il ministro era complice - ma, allora, non si comprende perché non sia indagato anch'egli -, oppure è stato raggirato - ma, allora, dovrebbe essere indicato come parte lesa nel procedimento. Nessuna di queste due circostanze risulta verificata. Ne deriva che l'accusa di truffa è quanto meno dubbia.
Venendo infine, signor Presidente, alle accuse contenute nella terza richiesta di


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misure cautelari (troncone dell'inchiesta relativo alla centrale termoelettrica), si osserva che, per quanto riguarda l'ipotesi di associazione per delinquere, è lo stesso GIP che la ritiene insussistente (basti verificare a pagina 96 dello stampato).
Giungo rapidamente alle conclusioni, signor Presidente, formulando le seguenti considerazioni. Le ipotesi di reato a carico del De Luca appaiono inconsistenti, giacché egli risulta semplicemente ben informato, e talora un coprotagonista, di alcuni passaggi amministrativi delle vicende descritte. Per la verità, risulterebbe strano il contrario, giacché egli è stato sindaco di Salerno per otto anni e, dal maggio 2001, è deputato del collegio Salerno-centro. Se egli non avesse interpretato la sua funzione come quella di interlocutore e referente di scelte amministrative urbanistiche rilevanti per la sua città, probabilmente non avrebbe svolto, fino in fondo, i suoi compiti.
Si consideri peraltro che non solo - come salta agli occhi dalla consultazione degli atti - l'onorevole De Luca non viene accusato di aver tratto alcun personale profitto dalle vicende descritte, ma lo stesso GIP, con riferimento all'attività di pianificazione urbanistica del comune di Salerno, cade in una macroscopica contraddizione. Nell'affermare (a pagina 78 dello stampato) che le varianti al piano regolatore generale di Salerno, volute dall'amministrazione comunale a supporto della realizzazione ora del parco tematico ora della centrale termoelettrica, sarebbero scandite da numerosi episodi illeciti, dichiara che tali illiceità sarebbero, per un verso, state commesse in favore del Grieco, ma dall'altro nell'interesse del comune stesso. Come possa conciliarsi una serie di atti amministrativi asseritamente illegittimi in favore di un privato soggetto con il perseguimento dell'interesse del comune di Salerno è arduo capire. Ancora meno chiaro è, poi, per qual motivo sia indagata la dirigente comunale del settore urbanistico, dottoressa Bianca De Roberto, mentre non è indagato l'assessore Martino che, fino alle sue dimissioni, aveva sottoscritto tutti gli atti asseritamente illegittimi.
Si aggiunga che - sul piano probatorio - le intercettazioni di cui si chiede l'utilizzo non solo sono di numero ridotto, ma totalmente prive di valore indiziante, giacché esse sono tutte successive alle ipotetiche truffe attinenti al progetto Seapark e comunque totalmente irrilevanti e neutre rispetto agli ipotizzati reati connessi alla costruzione della centrale termoelettrica. Se ne trae, quindi, facilmente il quadro di un'iniziativa giudiziaria del tutto precaria.
Per questi motivi, a maggioranza della Giunta, si propone all'Assemblea di deliberare per il diniego dell'autorizzazione richiesta.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

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