Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 747 dell'8/2/2006
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 6297 )

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Oricchio. Ne ha facoltà.

ANTONIO ORICCHIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel discutere, ieri, sulla questione di fiducia posta dal Governo ho rilevato, a nome del gruppo dei Popolari-UDEUR, i motivi di contrarietà al provvedimento in esame, contrarietà di merito e di metodo. Di metodo, per il modo improprio ed asistematico con cui si discute di tossicodipendenze nell'ambito di un decreto-legge adottato per dettare provvedimenti in materia di organizzazione e svolgimento delle Olimpiadi di Torino.
Si tratta di un modo improvvido di procedere, che si è contraddistinto anche per la circostanza di avere approvato, nell'altro ramo del Parlamento, un maxiemendamento (ciò è consentito dal regolamento del Senato) che stravolge del tutto lo spirito originario del provvedimento oggi al nostro esame per la conversione in legge.
I motivi della nostra contrarietà erano e sono anche di merito; non perché la nostra forza politica non sia favorevole ad una lotta alla droga e non perché, da parte nostra, non ci si ponga il problema di una regressione della tossicodipendenza, fenomeno sempre più diffuso fra i giovani del nostro paese. Tuttavia, riteniamo che ciò si sarebbe dovuto fare con un provvedimento ad hoc e non con un maxiemendamento pasticciato; si sarebbe dovuto fare con una legge che contemperasse tutti gli interessi sottesi alla lotta alle tossicodipendenze e non attraverso una normazione asistematica e disorganica.
Nulla di tutto ciò è contenuto nel decreto-legge in esame: siamo di fronte ad uno spot elettorale. Nelle città alcuni partiti della Casa della libertà hanno già affisso manifesti che inneggiano alla loro lotta contro la droga. Noi siamo convinti che, con il maxiemendamento inserito nel provvedimento, non si faccia nulla di serio per combattere effettivamente il grande traffico di droga, per venire incontro alle esigenze di recupero dei giovani tossicodipendenti, per offrire una disciplina compiuta ed aggiornata rispetto all'esigenza di una lotta efficace ed effettiva al fenomeno della tossicodipendenza nel nostro paese.


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Per questi motivi di merito, per l'inopportunità di questo provvedimento e per il metodo con cui è stato portato avanti, i Popolari-UDEUR preannunciano il loro voto contrario.
Siamo convinti che, nel corso della prossima legislatura, sicuramente, si dovrà porre mano ad una nuova normativa organica, che sappia offrire a questo paese una diversa disciplina in materia di tossicodipendenze, che possa essere rigorosa nei confronti degli spacciatori a livello internazionale, nonché idonea al recupero dei tossicodipendenti e all'allontanamento delle nuove generazioni da questo fenomeno che distrugge la vita.
Per questi motivi, esprimeremo un voto contrario sul provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, il cosiddetto disegno di legge Fini sulla droga è stato usato, fin dall'inizio, nel corso di tutta la legislatura, in senso propagandistico. Abbiamo visto manifesti affissi sui muri di molte città italiane in cui veniva annunciata la «tolleranza zero» nei confronti di tutte le droghe. Proprio questa mattina, sui muri di Roma, un altro manifesto esposto alla pubblica visibilità si pronunciava in questo senso. Ciò a dimostrare che l'uso propagandistico di questo argomento, così delicato e complesso, è stato portato avanti fino in fondo: tolleranza zero per tutte le droghe, senza alcuna distinzione.
Tuttavia, ricordo che il disegno di legge in esame è approdato al Senato solo nel maggio 2004.
Nel frattempo, vorrei ricordare che qualche scandalo legato all'uso o allo spaccio di cocaina aveva toccato anche la compagine governativa.
L'iter al Senato è proceduto con le audizioni, seppur compresse nel tempo, con un dibattito che svela la distanza incolmabile tra la maggioranza e l'unità convinta dell'opposizione di fronte a un disegno di legge giuridicamente pericoloso, confuso e ascientifico, ossia non fondato su base scientifica. Esso avrà conseguenze drammatiche per i tossicodipendenti, ma anche per i fruitori non abituali ed occasionali di sostanze poco pericolose e poco tossiche, come appunto la cannabis e i suoi derivati. Questo provvedimento è pericoloso per tutto quel mondo di operatori e gestori di realtà che davvero costituiscono il fronte reale di contrasto alla droga, di solidarietà, di aiuto e di effettiva realizzazione di una politica sulle tossicodipendenze.
Dopo la conferenza di Palermo - una specie di sceneggiata organizzata fuori tempo massimo e contestata da enti locali, comunità terapeutiche e dalla comunità scientifica del settore, riunitisi in una contro-conferenza -, cosa fa il ministro Giovanardi? Con un blitz degno di tutta la storia di questa maggioranza - che spero veramente sia alla fine -, inserisce uno stralcio (il peggiore, tra l'altro) del progetto Fini nel provvedimento riguardante le Olimpiadi, sul quale chiede un voto di fiducia, prima al Senato e poi alla Camera.
Non era possibile, evidentemente, concluderlo e approvarlo entro i tempi della campagna elettorale, dati i contrasti all'interno della maggioranza rispetto al disegno di legge Fini, senza contare il problema non secondario della copertura finanziaria.
Il provvedimento arriva alla Camera. Questo disegno di legge, come abbiamo illustrato nel corso del dibattito, contiene profili decisi ed evidenti di incostituzionalità. Nel corso di tutto il dibattito e dell'illustrazione degli ordini del giorno, abbiamo sottolineato gli aspetti di evidente incostituzionalità e il carattere criminogeno di questo provvedimento, che rivela l'incapacità di affrontare una politica seria sulle tossicodipendenze.
Si tratta di un vero e proprio insulto alla democrazia, al buon senso e alla scienza medica, sociale e giuridica. L'ennesimo voto di fiducia toglie la possibilità di un confronto serio e di un dibattito adeguato su una materia - lo ripeto - così complessa e delicata, che coinvolge migliaia di cittadini, tantissime persone, giovani,


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famiglie che soffrono, operatori che, tra mille difficoltà, affrontano quotidianamente la battaglia per il contrasto alla tossicodipendenza, per il recupero e l'aiuto concreto di situazioni esistenziali estreme.
È una vergogna piegare alla logica del mercato elettorale la disciplina di questa materia.
Nel 1993, com'è stato più volte ricordato, il popolo italiano si era espresso a larghissima maggioranza nel senso della non punibilità dell'uso personale degli stupefacenti.
L'ordinamento ha dovuto discriminare, giustamente e nettamente, la figura dello spacciatore da chi acquista per uso personale. Sappiamo - e su tale punto dobbiamo essere onesti anche noi dell'opposizione - che il percorso dal penale al sociale è tutt'altro che concluso. Sono da anni depositate una proposta di legge per la legalizzazione delle droghe leggere, a firma di molti deputati qui presenti, e non solo dell'opposizione, ed un'altra molto importante sull'uso terapeutico della cannabis. Anche tale uso è tagliato fuori da questo provvedimento e l'ordine del giorno da me presentato, che cercava di dare indicazioni al Governo per salvare alcune sperimentazioni attive che hanno prodotto risultati importanti in molte ASL, non è stato accettato.
Questo provvedimento - uso le parole della collega Moroni - non colpisce le organizzazioni criminali (non c'è una riga su questo), non aiuta i tossicodipendenti ed aggredisce anche il sistema attuale, faticosamente costruito, di integrazione tra i servizi di diversa soglia e di integrazione tra il pubblico ed il privato: anche per questo il provvedimento è assolutamente pericoloso. Inoltre, è assolutamente sottovalutato il problema del rinvio al ministro, all'autorità amministrativa, della definizione della soglia oltre la quale gli utenti sono penalmente perseguibili.
Per tutto quanto detto finora, molti colleghi dell'opposizione, ma con voci importanti anche della maggioranza, si trovano uniti in una battaglia politica e culturale. Possiamo dire con grande convinzione che nei primi mesi di lavoro della futura compagine governativa, della futura maggioranza, si deve porre mano a questo provvedimento sicuramente pericoloso. L'opinione pubblica ed i cittadini giovani, quando avranno capito di cosa si tratta, sicuramente daranno ragione a chi di noi ha alzato in questa sede un grido di allarme e ha denunciato la pericolosità ed il carattere criminogeno e liberticida del provvedimento.
Con grande convinzione, come diciamo «no» oggi a questo decreto-legge, a questo stralcio del disegno Fini dalle caratteristiche così destrutturanti della possibilità di fare una vera politica sulle tossicodipendenze, coerentemente dobbiamo impegnarci per riformare tutta la disciplina e realizzare una normativa che si apra al nuovo e sia in grado di tenere distinti lo spacciatore dall'utente abituale o saltuario. Bisogna distinguere anche la figura del tossicodipendente dall'utente non abituale: si tratta di aspetti fondamentali dal punto di vista scientifico per costruire una politica degna di questo nome e realizzare servizi in grado di affrontare davvero il problema in tutte le sue articolazioni ed aspetti.

PRESIDENTE. Onorevole Zanella...

LUANA ZANELLA. La prevenzione, il recupero - e concludo - la riabilitazione ed una politica giovanile che sia davvero...

PRESIDENTE. Onorevole Zanella, ha terminato il tempo a sua disposizione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.

CESARE ERCOLE. Signor Presidente, l'approvazione del provvedimento in esame segna il raggiungimento di un importante traguardo politico ed ideologico per la Casa delle libertà in generale e, nel suo ambito, anche per la Lega Nord. La lotta alla droga ed il recupero della tossicodipendenza rappresentano, infatti, una responsabilità sociale che un moderno sistema di welfare State non può ignorare o delegare alla libera scelta personale.


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Il consumo di droga incide, infatti, su quell'eccezione della tutela della salute quale fondamentale interesse della collettività, oltre che come diritto individuale, che la nostra Costituzione ha chiaramente incluso tra i suoi principi fondamentali. In questo senso, la severità e la rigorosità nella lotta al consumo di stupefacenti non possono essere intese come misure liberticide, nelle dimensioni in cui in un moderno ordinamento di welfare la nozione di libertà personale deve conciliarsi con gli altrettanto importanti principi di solidarietà e responsabilità sociale. È, insomma, l'esigenza di promuovere nei cittadini quella che potremmo definire come presenza sociale che legittima e, anzi, rende improrogabile un intervento di severa condanna nei confronti dell'uso di sostanze stupefacenti.
Ovviamente, oltre a questo obiettivo di carattere sociale prima ancora che politico, il provvedimento in esame persegue anche più specifiche finalità di lotta allo spaccio ed al traffico di stupefacenti, che non solo rappresentano alcune tra le attività criminali più redditizie ma che, oltre tutto, mettono a repentaglio uno dei diritti fondamentali dell'individuo, quello della salute.
Muovendo da queste consapevolezze di fondo il provvedimento in esame fonda il suo intervento anche su un'analisi estremamente attenta e dettagliata delle nuove mode sociali in tema di consumo di droga. I dati statistici, infatti, confermano che ogni anno nell'Unione europea muoiono novemila giovani a causa della droga, circa duemila in più rispetto a dieci anni fa. Secondo il rapporto 2003, pubblicato nel mese di ottobre dall'Osservatorio europeo per le droghe, cala il consumo di eroina ed altri oppiacei ma aumenta, soprattutto tra i giovani ed i giovanissimi, l'abuso di cannabis, di cocaina, di droghe sintetiche e di sostanze inalanti o solventi.
L'aspetto più drammatico è rappresentato proprio dalla crescente diffusione delle sostanze inalanti, solventi, colla ed aerosol che, spesso, non sono contemplate dai programmi di prevenzione, ma che tuttavia producono sempre più decessi all'anno. Tra il 1993 e il 2000 in Gran Bretagna, si sono registrati 1.700 decessi connessi all'uso di queste sostanze.
Un'analisi consapevole ed attenta di questi dati statistici dimostra che la tradizionale distinzione tra droghe leggere e pesanti non trova più alcun riscontro nella realtà dei fatti e che sul tema della droga è necessario promuovere un nuovo approccio culturale e sociale, ispirato ad una più profonda consapevolezza delle conseguenze non solo individuali ma anche collettive che l'uso di stupefacenti produce.
Nel dibattito che si è sviluppato sul tema in esame nell'ambito delle Commissioni in sede referente, più volte è stato espressa dall'opposizione l'obiezione che tale rinnovata consapevolezza su pericoli connessi all'uso di droga dovrebbe essere promossa non tanto attraverso il ricorso a misure repressive, ma come insieme di tanti interventi di sostegno alle famiglie e di educazione nelle scuole.
Tale affermazione mi sembra condivisibile solo a metà. Da un lato, infatti, gli interventi di sensibilizzazione e di informazione sociale volti a dissuadere soprattutto i giovani dal consumo di droga rappresentano un elemento fondamentale ed irrinunciabile per qualsiasi normativa che intenda perseguire, come suo scopo, la lotta alla droga. Dall'altra, tuttavia, è sufficientemente evidente che tali interventi educativi, da soli, non bastano ad allontanare i giovani e i non giovani dal consumo di droga, quando la legislazione continua a qualificare l'uso di stupefacenti come comportamento pienamente legittimo sotto il profilo amministrativo e penale.
In questo senso si può affermare che le due prospettive di intervento, quelle educative e di sostegno e quella più propriamente repressiva, vanno integrate ed adeguatamente bilanciate in una sapiente ponderazione di pesi e contrappesi.
Non si può peraltro tralasciare di evidenziare che il livello di repressione, che risulta auspicabile in un provvedimento finalizzato alla lotta alla droga, non è un livello assoluto e totale che si concretizza esclusivamente nella sanzione del carcere.


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Adottare un approccio repressivo nei confronti del consumo di droga significa infatti essenzialmente indicare che quel comportamento non è responsabile e non è auspicabile né in una prospettiva individuale né in una prospettiva collettiva, fermo restando che la sanzione potrà variare a seconda dei casi e delle esigenze contingenti.
In tale prospettiva appare particolarmente importante il fatto che con questo provvedimento si sia finalmente valorizzato il ruolo istituzionale dei centri di recupero pubblici e privati, quali sedi autentiche di riabilitazione dalle tossicodipendenze e di reinserimento sociale.
È evidente, infatti, che la principale sanzione per un tossicodipendente coincide proprio con l'impegno a superare la dipendenza dalla droga e ad assumere una rinnovata consapevolezza e presenza sociale. Per altro verso, la scelta di incentivare l'accesso ai programmi di recupero ha quale conseguenza quella di legittimare, riconoscere e promuovere una realtà assistenziale ormai molto diffusa sul territorio nazionale, ma non ancora adeguatamente valorizzata nelle sue potenzialità di sostegno e supporto a chi è in difficoltà.
In conclusione, con l'approvazione del presente provvedimento, l'Italia si schiera nettamente tra i paesi che, come la Finlandia e la Svezia, rifiutano la pratica della riduzione del danno, sancendo un orientamento verso il principio dell'astinenza dall'uso di ogni droga e il raggiungimento di una società nella quale le droghe non siano tollerate.
Nella convinzione che una politica della riduzione del danno sia di per sé essenzialmente incoerente e contraddittoria e nell'auspicio che la comune condivisione dell'obiettivo della lotta alla droga possa, almeno nel lungo periodo, recuperare consensi a favore di questo intervento, preannuncio il voto favorevole del gruppo della Lega Nord sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisapia. Ne ha facoltà.

GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista esprimerà un voto contrario sul presente provvedimento non solo per il metodo antidemocratico che ha impedito con il voto di fiducia ogni confronto parlamentare, ma anche, se non soprattutto, per il merito del provvedimento che avversiamo profondamente e che riteniamo non solo errato, ma anche controproducente e in alcune parti criminogeno.
Come già argomentato nel corso dell'esame della pregiudiziale di costituzionalità, è inaccettabile, dal punto di vista del rispetto delle regole democratiche, che in un decreto-legge relativo alla sicurezza e ai finanziamenti per le prossime Olimpiadi, siano stati illegittimamente inseriti ben 23 articoli che affrontano temi delicatissimi, quali quelli del contrasto al traffico di stupefacenti e del trattamento della tossicodipendenza.
Temi rispetto ai quali, con una vera e propria truffa istituzionale, il Parlamento è stato totalmente espropriato delle proprie prerogative, fra le quali rientra quel doveroso confronto tra tesi, proposte e opzioni differenti di cui indubbiamente il centrodestra temeva l'esito, considerata l'irragionevolezza oltre che l'incostituzionalità del contenuto complessivo del provvedimento al nostro esame.
È inaccettabile, anche dal punto di vista di un corretto rapporto istituzionale, inserire in un decreto-legge norme tra loro profondamente disomogenee, oltre che in gran parte inefficaci rispetto alle problematiche affrontate. Basti pensare che, da un lato, si prevede una riduzione delle pene per gli spacciatori e, dall'altro, si pongono sullo stesso piano, a livello di sanzione penale, i trafficanti, i tossicodipendenti e i consumatori di sostanze stupefacenti. Tutto ciò in aperto contrasto con la volontà espressa dagli italiani in un referendum popolare che aveva condotto all'abrogazione proprio di quelle norme che prevedevano il carcere per chi deteneva


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droga per uso esclusivamente personale.
Invece di prendere atto del fallimento delle politiche repressive nei confronti di chi assume sostanze stupefacenti e di respingere la scientifica equiparazione tra le cosiddette droghe leggere e le sostanze che possono portare alla morte o creare danni psicofisici anche irreversibili, l'arroganza di questo Governo ha ritenuto di poter risolvere con la minaccia e con la pena del carcere un problema così delicato, quale quello relativo all'uso e all'abuso di sostanze stupefacenti, che non può essere risolto con la sanzione penale proprio per i risvolti medici, psicologici, giuridici e sociali che lo caratterizzano.
È stata posta la questione di fiducia su un maxiemendamento quantomeno schizofrenico, in quanto, come detto, nel momento stesso in cui si diminuiscono le pene per i narcotrafficanti, si criminalizzano i consumatori, per i quali si prevede la reclusione da sei a venti anni e da uno a sei anni nei casi di lieve entità. È pur vero che si offrono alternative al carcere per i tossicodipendenti, tuttavia, così come sono formulate, esse saranno del tutto inefficaci. Il tutto con una disposizione che contrasta pericolosamente con il principio di tassatività della norma penale, in quanto per essere considerati spacciatori è sufficiente che la sostanza detenuta «appaia destinata ad un uso non esclusivamente personale»: cioè in dubio contra reum, violando così uno dei principi fondamentali del nostro sistema giuridico.
Per l'ennesima volta la cosiddetta Casa delle libertà dimostra il suo volto illiberale, che prevede impunità per i potenti e il massimo di severità per i soggetti più deboli, per gli emarginati e, nel caso specifico, per i tossicodipendenti. Da parte nostra, tuttavia, non ci siamo limitati, come del resto sempre abbiamo fatto in questa legislatura, ad opporci a questa logica e a contrastare una legge irrazionale ed irragionevole, ma abbiamo anche presentato proposte concrete, finalizzate ad invertire la rotta nel contrasto alla diffusione della droga, anche nell'ottica della riduzione del danno. Come ha ben spiegato ieri l'onorevole Valpiana, la politica di riduzione del danno, prevista in un nostro emendamento trasformato poi in un ordine del giorno, aveva, del resto, trovato convinta adesione nella Conferenza governativa di Palermo del 1993, in quella di Napoli del 1997 e in quella di Genova del 2000. Proposte elaborate sulla base di studi approfonditi e, soprattutto, dei risultati di varie esperienze, che in molti paesi, tra i quali la Svizzera e l'Inghilterra, hanno dato esiti estremamente positivi. È significativo a tale proposito che, mentre inizialmente in Svizzera solo una minoranza era favorevole alla sperimentazione di una strategia tesa alla riduzione del danno che prevedeva anche la somministrazione di sostanze stupefacenti a tossicomani sotto stretto controllo medico e con supporti di carattere psicologico e sociale, negli anni successivi, proprio sulla base dei risultati ottenuti, due referendum popolari ne hanno confermato la validità, tanto da convertire, con un consenso quasi unanime, la sperimentazione in norma giuridica. Del resto, come poteva essere diversamente, quando, in meno di due anni, mentre da noi aumentavano le morti per droga, i malati di AIDS, i reati connessi all'uso di stupefacenti, in Svizzera, sul totale dei partecipanti al programma sperimentale, che evidentemente non prevedeva il carcere per i consumatori, oltre la metà non faceva più uso di eroina ed il 20 per cento neanche di sostanze sostitutive, il 90 per cento aveva una normale vita sociale e lavorativa, i reati da strada commessi da tossicomani erano diminuiti di circa l'80 per cento e tra i soggetti sottoposti alla sperimentazione non si sono più riscontrati casi di trasmissione di HIV?
Ecco perché diciamo con forza, confortati anche dalle autorità sanitarie e statali svizzere, che chi desidera e intende smettere deve trovare tutte le istituzioni disponibili ad aiutarlo ad abbandonare l'uso della droga, così come chi non riesce a smettere deve trovare tutte le istituzioni disponibili ad aiutarlo a sopravvivere, il che di certo e purtroppo non avverrà con questa legge. Avverrà invece che le principali


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istituzioni che si dovranno occupare di consumatori e tossicomani saranno quella giudiziaria e quella penitenziaria, con tutte le intuibili conseguenze negative, dalle morti per overdose ai suicidi in carcere, che hanno caratterizzato il periodo precedente al referendum che ha abrogato il carcere per i consumatori.
Il Governo, ancora una volta, strumentalizza un tema così delicato per finalità elettoralistiche, pur nella consapevolezza che non è possibile risolvere il problema criminalizzando i consumatori e incarcerando i tossicodipendenti, soggetti deboli e malati e, quindi, bisognosi di cure ed assistenza, non certo pericolosi delinquenti meritevoli di punizioni pari a quella prevista per i trafficanti di morte, ed equiparando irresponsabilmente, da un lato, vittime e carnefici, e, dall'altro, mettendo sullo stesso piano sostanze che fanno meno danni del tabacco e dell'alcol, e che in molti casi e in molte nazioni sono state ufficialmente riconosciute come curative, e droghe che provocano morte e danni psicofisici anche irreversibili. Parificando le pene per le droghe leggere e per quelle pesanti agli spacciatori converrà quindi vendere queste ultime in quanto sarà più remunerativo vendere un grammo di eroina invece di un grammo di marijuana (un grammo di marijuana costa circa dieci euro, mentre un grammo di eroina costa circa cento euro).
Ognuno può trarne le intuibili conseguenze negative, tra le quali l'arricchimento e il potenziamento delle organizzazioni criminali.
Con il voto di oggi il centrodestra, consapevole del fallimento della sua politica proibizionista e discriminatoria, sempre e solo a discapito dei soggetti meno protetti, lascerà in eredità al paese l'ennesima legge che, salvo rari e disinteressati consensi, trova l'opposizione della stragrande maggioranza delle comunità terapeutiche ed ha suscitato le critiche e le grida di allarme di medici, psicologi, operatori del diritto e sociali nonché della comunità scientifica e di coloro che sono quotidianamente a contatto con il pianeta droga e con il pianeta carcere.
Una risposta adeguata alle tematiche in questione avrebbe dovuto comportare il massimo di severità per chi specula e si arricchisce sfruttando le condizioni di chi non è più in grado di autodeterminarsi e, nel contempo, il massimo di attenzione per politiche di prevenzione, di riduzione del danno e di una corretta informazione, soprattutto nei confronti dei più giovani.
Con le norme che voi, e solo voi, approverete non solo aumenterà la sofferenza di chi oggi, ma forse non domani, non riesce a fare a meno della droga e usa ogni mezzo per procurarsela; aumenteranno, inoltre, quei reati, scippi, rapine ed estorsioni, di cui i tossicomani si rendono responsabili, costretti a farsi criminali per acquistare la dose giornaliera di cui, loro malgrado, non riescono e non possono fare a meno. La criminalità che vive e specula sulla droga non verrà né sconfitta né scalfita ma, anzi, aumenterà i suoi già ingenti guadagni e la sua forza intimidatrice. Sempre più numerosi saranno quei ragazzi, oggi consumatori saltuari di hashish e marijuana, a cui il mercato illegale offrirà eroina, cocaina, ecstasy e droghe sintetiche creando le condizioni per una dipendenza dagli spacciatori fino a rischiare di immetterli in un circuito criminale dal quale non sarà facile liberarsi.
Infine, come non considerare che, in contrasto con un principio fino ad oggi comunemente accettato dalla nostra cultura giuridica, le norme su cui è stata posta la fiducia sanzionano penalmente una condotta che non incide sui diritti dei terzi ma esclusivamente sulla propria sfera individuale. A tanto non era neppure arrivato il codice penale fascista, che si era attenuto ad un principio ben diverso, se non opposto, tant'è vero che il codice Rocco non puniva l'uso di stupefacenti o la detenzione per uso personale ma l'istigazione all'uso, l'agevolazione dolosa ed il commercio clandestino.
Da parte nostra continueremo con fermezza la nostra lotta contro gli spacciatori e la criminalità organizzata e, contemporaneamente, continueremo ad impegnarci per dare al paese una maggioranza parlamentare


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che sappia invertire la rotta nel rapporto con i consumatori di sostanze stupefacenti privilegiando, in un rapporto di reciproco rispetto e non certo di repressione, la prevenzione e una corretta informazione e creando così i presupposti affinché il rapporto, con chi dalla droga è dipendente, sia caratterizzato dal rafforzamento delle strutture, innanzitutto pubbliche, in grado di fornire le cure e il supporto psicologico e sociale indispensabile per chi non ha certo bisogno di carcere ma di aiuto e di assistenza.
Per tutti questi motivi e per altri sui quali non abbiamo avuto la possibilità di soffermarci, voteremo con convinzione contro questo provvedimento, ennesimo scempio, giuridico e politico, di un Governo che non ha realizzato nessuna riforma nell'interesse del paese e che ha oggi imposto al Parlamento e all'Italia un ulteriore vulnus delle regole democratiche (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Saluto, anche a nome di tutta l'Assemblea, gli studenti e i docenti del Liceo ginnasio statale Pietro Giannone di Benevento e dell'Istituto tecnico commerciale statale Cesare Pavese di Caserta presenti sulle tribune del pubblico, che partecipano all'iniziativa «Giornata di formazione a Montecitorio » (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucchese. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il decreto-legge n. 272 del 30 dicembre 2005 affronta varie tematiche.
Il provvedimento in esame, in particolare, reca misure urgenti per garantire la sicurezza (con l'assunzione di personale nella Polizia di Stato), destina finanziamenti al fondo per la prevenzione dell'usura, detta misure urgenti per il contrasto al terrorismo internazionale, per la funzionalità dell'amministrazione civile dell'interno, prevede finanziamenti per le Olimpiadi invernali e, infine, reca disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi. Sui problemi della tossicodipendenza tra il cosiddetto proibizionismo e il libero uso delle droghe questo provvedimento affronta in modo corretto la vera problematica che sta alla base del fenomeno. Giorgio Torresetti, presidente della cooperativa sociale Pars di Civitanova Marche, dice che la droga è come una epidemia devastante. Eppure, l'indifferenza davanti a questo fenomeno dilagante è ancora troppa.
Un punto qualificante della legge riguarda un maggior accesso alle misure alternative al carcere per le persone tossicodipendenti che hanno commesso reati. Un altro punto importante riguarda la definizione di un sistema dove il privato sociale che lo ritiene utile può accreditarsi per poter certificare lo stato di tossicodipendenza e predisporre un piano terapeutico di recupero, in collaborazione tra pubblico e privato e, quindi, con una equiparazione tra gli enti pubblici, i SERT, e le associazioni private che si occupano del recupero dei tossicodipendenti. Dice don Piero Gelmini che non c'è la droga leggera o quella pesante: esiste la droga e basta. Infatti, la legge non fa più distinzione tra i vari tipi di droga e con essa sarà possibile distinguere nettamente il possesso di sostanze finalizzate allo spaccio da quello ritenuto per uso personale. Per chi spaccia sono previste sanzioni penali severe e per il semplice consumatore vittima soltanto sanzioni amministrative graduate. La filosofia del provvedimento è proprio quella di distinguere nettamente il consumatore dallo spacciatore. È giusto, dice don Gelmini, punire con pene chi vende la droga; lo spaccio è un attentato alla vita e va condannato come tale. Infatti, come dice don Benzi, lo spacciatore distrugge la vita a un innocente ed è giusto condannarlo e mandarlo in carcere. La droga è un far west che va impedito: finiamola con il buonismo gratuito e dilagante; i nostri ragazzi devono capire che ci sono cose che si possono fare ed altre invece proibite. Ed io aggiungo: è giusto o sbagliato regolamentare i limiti di velocità sulle strade? È giusto o sbagliato


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non consentire a tutti il possesso di un'arma da fuoco? Pertanto, è chiaro che il consumatore non sarà denunciato penalmente perché gli è stato trovato in tasca qualche spinello. Con un successivo provvedimento ministeriale sarà fissata per ogni sostanza la soglia sopra la quale si presume che si tratti di spaccio.
Don Antonio Mazzi dice che questa è una legge che non c'entra niente con la realtà; che i problemi dei tossici sono altri; che si vuole dare una sola risposta, quella punitiva, ad un problema complesso e pieno di implicazioni diversissime. È vero, il problema della droga nei giovani e non giovani è molto complesso e richiama prepotentemente molti aspetti del cosiddetto disagio giovanile, del vissuto di ognuno di noi, nell'ambito del lavoro, della scuola, della famiglia, dei rapporti interpersonali, dell'etica e della morale. Sono d'accordo con don Mazzi quando propone l'istituzione di un ministero che si occupi di politiche giovanili. In questo Parlamento ed in uno dei Governi Andreotti era stato costituito un sottosegretariato e una Commissione speciale alla Camera dei deputati per le politiche giovanili. In questa legislatura il nostro gruppo si è fatto promotore della costituzione di una Commissione speciale delle politiche giovanili ed io, personalmente, assieme al mio gruppo, ho anche presentato una proposta di legge per affrontare i problemi legati ai giovani. Inoltre, sono stato relatore di una proposta di legge presentata dal mio gruppo per il riconoscimento del valore sociale degli oratori per combattere il disagio giovanile.
La legge che ci accingiamo a votare non risolverà certamente tutti i problemi dei giovani, ma ha il grande merito di affrontare in modo chiaro e coraggioso, nel rispetto della dignità della persona umana e per la tutela della integrità fisica e psichica, il grave problema umano e sociale della tossicodipendenza. Per tutti questi motivi, il gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro esprimerà un voto favorevole sul provvedimento [Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (CCD-CDU)].

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.

ENRICO BUEMI. Signor Presidente, i socialisti de La Rosa nel Pugno voteranno contro questo provvedimento per una serie di motivi. In primo luogo, perché abbiamo dovuto affrontare una discussione su un provvedimento legislativo che, mentre voleva affrontare i problemi legati alle Olimpiadi invernali, nella sostanza poi proponeva un provvedimento di nuova regolamentazione in materia di tossicodipendenza.
È un modo sui generis di legiferare! Non si tratta di una novità per questa maggioranza e per questo Governo, che, in questi anni, si sono esercitati ad affrontare le tematiche legislative con tecniche, diciamo così, assolutamente innovative e certamente non tra le più felici.
Voteremo contro il provvedimento in esame perché esso affronta il problema della droga senza porsi la questione di ciò che è stato fatto in questi anni nel settore, dei risultati positivi o negativi (a seconda delle iniziative assunte) e, di conseguenza, dell'effettiva portata delle misure repressive introdotte con il decreto-legge. In particolare, le misure repressive hanno l'obiettivo di rassicurare l'opinione pubblica, che è preoccupata, senza porsi il problema dei risultati effettivi.
Avere messo sullo stesso piano tutte le droghe, dalla cannabis alla cocaina, dall'eroina alle droghe sintetiche, è un errore che tutti quelli che hanno operato nel campo in questi anni hanno evidenziato con particolare forza. Inoltre, avere lasciato ad un provvedimento ministeriale la determinazione delle quantità che debbono essere considerate di uso personale rispetto a quelle che fanno considerare la detenzione di droga finalizzata allo spaccio provocherà all'interno della popolazione giovanile, ma anche dei cittadini in generale, una distorsione che porterà a


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colpire, molto spesso, atteggiamenti non criminali, sia pure dovuti ad un cedimento individuale rispetto all'uso della droga.
Come ho detto poc'anzi, avere messo sullo stesso piano le sostanze ed avere assunto come linea di demarcazione un provvedimento ministeriale infrange anche un principio applicato in tutti i paesi democratici, secondo il quale spetta al Parlamento tracciare il discrimine tra la condotta non punibile e la condotta criminale, che deve essere sanzionata mediante una pena. Avere lasciato al ministro una tale discrezionalità determinerà una deriva che non condividiamo. Sarebbe necessario riportare il potere in parola nell'ambito della responsabilità parlamentare, perché le leggi penali, nei paesi democratici, sono di competenza del Parlamento e non del Governo!
Signor Presidente, il 30 per cento dei detenuti nelle carceri italiane è in stato di restrizione per ragioni di tossicodipendenza o comunque per fatti ad essa collegati. Moltissimi detenuti si trovano a scontare pene per fatti di microcriminalità e per aggressioni al patrimonio (o anche a persone) avvenuti sotto l'influsso di sostanze tossiche.
Ebbene, pensiamo di affrontare il problema incrementando l'azione repressiva e rifiutando di cogliere il problema a monte: la verità è che la nostra società non è in grado di attrezzare adeguatamente l'individuo che cresce rispetto alle problematiche della vita. Le famiglie sono alle prese con difficoltà di carattere economico e sociale e, molto spesso, non hanno le capacità di cogliere gli elementi di debolezza che si manifestano nei giovani. Dal canto suo, la scuola, afflitta da gravi carenze, nonostante l'impegno che mette nell'affrontare i nuovi problemi di carattere culturale, etnico e religioso, ha difficoltà ad assumere iniziative positive volte a far maturare le personalità in maniera adeguata.
Noi rispondiamo, invece, aumentando l'azione repressiva, aumentando e caricando l'apparato dello Stato con azioni che, certamente, non avranno un effetto risolutivo ma tenderanno ad incrementare il fenomeno. Infatti, considerare quasi alla stessa stregua colui che consuma e colui che spaccia, così come di fatto avviene con questa legge, significa non considerare che chi spaccia molto spesso è anche colui che consuma, essendo quindi ricattato dalla sua condizione di tossicodipendenza. Sicuramente l'approccio proposto andrà ad incrementare la problematica criminale del nostro paese ed, in particolare, non raggiungerà alcuna delle finalità che in apparenza questo provvedimento vorrebbe centrare, cioè, un contrasto vero al fenomeno della droga, che giorno per giorno coinvolge nuove fasce della popolazione.
Tutto ciò avviene mentre le grandi organizzazioni criminali aumentano il loro patrimonio e le loro ricchezze illegali, attraverso le quali controllano vasti settori dell'economia e ampie porzioni di territorio, addirittura sottraendo al controllo dello Stato regioni importanti del nostro paese. Le notizie che ci arrivano dalla Commissione parlamentare antimafia sono allarmanti: capitali illegali che crescono a dismisura ogni anno e che sono in grado di condizionare non soltanto piccole realtà di provincia ma interi pezzi di economia.
Rispetto a questo fenomeno, rispondiamo con un provvedimento che, di fatto, è in controtendenza rispetto alle grandi esperienze nord europee, rispetto alle soluzioni trovate in quei paesi che sono passati attraverso il grave fenomeno della droga ma hanno imboccato la strada della massima riduzione del danno, l'unica strada per incidere in qualche misura su un fenomeno di carattere culturale e più ancora sociale.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 11,30)

ENRICO BUEMI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi riteniamo che questa legge vada nella direzione opposta rispetto a suoi propositi. Questa legge produrrà nuovi danni tra la popolazione giovanile e farà passare attraverso le forche caudine della repressione giovani che potrebbero avere delle debolezze, ma che


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certamente non hanno un atteggiamento criminale di rivolta verso lo Stato, né di consapevolezza rispetto alla portata dell'atto che commettono.
Allora, più che aumentare i poliziotti da mettere sotto ogni lampione del nostro paese, dovremmo aumentare gli insegnanti in ogni scuola da destinare alla preparazione della personalità dell'individuo che cresce; dovremmo dare alle famiglie nuovi strumenti di conoscenza e anche di azione in modo tale che esse possano comprendere le difficoltà della condizione giovanile. Dobbiamo però anche indicare nuovi modelli culturali, nuovi obiettivi ed ideali che siano in grado di dare alla popolazione giovanile e alla gioventù del nostro paese rinnovate ambizioni, obiettivi e grandi ideali, recuperandoli dalla storia del passato ma modificandoli alle esigenze dell'avvenire.
Il lavoro, lo studio, la democrazia sono elementi che possono portare i giovani ad interessarsi nuovamente della loro condizione, evitando così che essi si perdano nelle illusioni derivanti dall'uso di queste sostanze.
Non è certo con la repressione bensì con la comprensione che potremo imboccare la strada giusta da percorrere per affrontare seriamente il problema (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-La Rosa nel Pugno e Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, la maggioranza ha affrontato una questione sociale importante e delicata facendo ricorso, ancora una volta, alla posizione della questione di fiducia. Dopo avere espresso la nostra contrarietà, attraverso l'intervento, particolarmente argomentato, pronunciato dalla collega Rosy Bindi, intendiamo ora ribadire, come gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo, il nostro voto contrario ad un provvedimento che abbiamo considerato e continuiamo a ritenere sbagliato.
Vorrei dire, in premessa, che abbiamo trovato inaccettabile il fatto che, su una normativa contenuta in un progetto di legge presentato al Senato nel 2003, la Camera dei deputati non abbia avuto la possibilità di svolgere un approfondimento anche minimo; segnalo addirittura che le Commissioni riunite (Giustizia ed Affari sociali) non sono state poste nella condizione temporale più idonea per valutare le singole proposte emendative.
Tutto ciò va ricondotto ad una precisa volontà, vale a dire ad una compiuta scelta dal Governo e dalla maggioranza: portare a termine il provvedimento comunque, nel giro di pochi giorni, per avere la possibilità, con riferimento alla lotta alla droga, di lanciare slogan ed affiggere qualche manifesto!
Ciò per ricucirsi, dopo l'approvazione della cosiddetta ex Cirielli, della legge Cirami e delle leggi ad personam, le vesti di partiti che hanno a cuore l'ordine e la disciplina. Questa, ancora una volta, è quindi un'occasione perduta: infatti, si sarebbe potuto compiere un necessario approfondimento della questione, al fine di definire politiche di comprensione delle scelte e degli stili di vita che, a volte, conducono al disagio ed alla devianza giovanile.
È da considerare miope l'approccio esclusivamente punitivo alla base delle norme in esame, le quali rischiano di criminalizzare, in maniera irreversibile, molti giovani, impedendo, di fatto, di effettuare un intervento tempestivo attraverso strategie articolate. Non si tiene nella dovuta considerazione, inoltre, l'entità del dramma, nonché la delicatezza di un problema che tocca numerosi giovani.
La scelta adottata dal Governo è stata quella di focalizzare tutto intorno all'oggetto «droga», riscoprendo uno schema antico e superato: proibizionismo o antiproibizionismo. La linea dettata dall'asse Fini-Giovanardi, condivisa dalla maggioranza, è quella della «tolleranza zero» verso chi entra nel tunnel della droga. Si tratta di una linea esasperatamente piena di limiti, paletti, sanzioni, obblighi di fare e di non fare.
Vorrei rilevare come sia una linea per nulla coerente con le esperienze condotte


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nei paesi europei. Voglio ricordare, infatti, che, nell'Unione europea, i principali pilastri del contrasto al fenomeno delle droghe sono la lotta al narcotraffico, la prevenzione, la cura e la riabilitazione dei tossicodipendenti.
Chi parla è stato sempre e rimane tuttora contrario alla legalizzazione della droga, tuttavia le scelte ipocritamente rigorose ed ingiuste della maggioranza devono essere respinte ed avversate. Ciò perché, in primo luogo, non sono scientificamente corrette: basti leggere, a tale proposito, qualsiasi libro di farmacologia per smentire quello che il Governo sta compiendo.
Vorrei aggiungere, altresì, che la scelta di omogeneizzare tutto finirà per condurre ad una sottovalutazione dell'espansione pericolosa dell'utilizzo delle droghe sintetiche e «da sballo», specie tra i giovanissimi. La scelta del Governo porterà a sottovalutare la diffusione, socialmente pericolosa, che sta avendo la cocaina, vale a dire la cosiddetta droga dei ricchi.
Vorremmo analizzare più specificatamente due scelte, contenute all'interno del decreto-legge in esame, che consideriamo assai gravi. La prima riguarda l'articolo 4-bis, introdotto dal Senato, il quale prevede la punizione da sei a venti anni di reclusione per chi detiene illecitamente sostanze stupefacenti e psicotrope in quantità superiori ai limiti massimi, che saranno stabiliti da un successivo decreto del ministro della salute.
In altri termini, con tale norma si affida al Governo la possibilità di definire una fattispecie criminosa, che prevede una pena fino a vent'anni di carcere, senza che vi sia stata la discussione e l'approvazione di una legge da parte Parlamento.
Questa è una scelta, una rottura di tutti i principi possibili ed immaginabili correlati ad una democrazia parlamentare, ed anche di quelli correlati alla certezza del diritto e alla certezza della pena.
La seconda questione riguarda le strutture private di prevenzione, che dovrebbero essere strutture in cui i giovani possono fare una propria esperienza di disintossicazione, di recupero, in maniera alternativa al regime carcerario. Ho voluto, tuttavia, utilizzare il condizionale, perché non si capisce bene di cosa si tratti, è una definizione eccessivamente equivoca: saranno le attuali comunità terapeutiche, le comunità di recupero, che dovranno essere trasformate, accreditate, burocratizzate secondo queste nuove funzioni, o, come pensiamo, invece, all'interno del Governo e della maggioranza vi sono coloro i quali vogliano inventare qualcosa da mettere tra i SERT e le comunità? Forse pensate a nuovi affari, alla privatizzazione del dramma della tossicodipendenza?
La tossicodipendenza è una questione complessa, che riguarda la vita degli uomini. Non esiste una sola motivazione od una sola causa del fenomeno. Vi sono molte motivazioni e molte cause, che sono in continua evoluzione. Nella lotta alla tossicodipendenza va adottata la scelta che considera, in primo luogo, il soggetto-persona e non l'oggetto-droga. Attorno a tale dramma, e per combatterlo, deve essere alimentata la cultura del dialogo, del ragionamento sulle analisi e sui risultati, ponendo al centro della questione le nuove sperimentazioni. Consideriamo estremamente grave la spettacolarizzazione della tossicodipendenza e la sua criminalizzazione, che stanno portando avanti la maggioranza ed il Governo. I molti giovani usciti dal tunnel e che tornano alla vita testimoniano che è possibile «venire fuori» dalla droga e che i medesimi non possono - e non debbono - essere criminalizzati.
Ecco perché noi abbiamo indicato - ed indichiamo - una strategia globale, l'impegno per la prevenzione, per la cura, per la riabilitazione e per il reinserimento dei giovani. Quando parliamo di prevenzione, parliamo di una questione complessa, che non può essere portata avanti solo con alcuni slogan. Pensiamo ai temi che riguardano la famiglia, la comunità, le istituzioni, alla mancanza di valori di riferimento, alla violenza del consumismo. Quando parliamo di cura, parliamo dell'impegno a sostenere i servizi pubblici, ad andare avanti sulla strada della sperimentazione della strategia della riduzione del


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danno, non perché vogliamo sanitarizzare tutto, non perché vogliamo rinunciare, ma perché siamo convinti che vi sia una fotografia oggettiva anche di una tossicodipendenza, che mostra la «terra di nessuno» di molti che non sono in grado di uscire dal tunnel, che rischiano di più e che, comunque, hanno l'esigenza di avere interventi a bassa soglia, di operatori di strada, di coloro i quali possono evitare la morte di questi giovani.
Sappiamo che la strategia globale passa attraverso la lotta al narcotraffico ed alla mafia. Su ciò, ministro Giovanardi, avreste dovuto avere «tolleranza zero» e pensare ai «santuari finanziari» in cui sono depositate le risorse di chi specula sulla morte dei tossicodipendenti. Su tali tematiche avremmo voluto che si svolgesse il dibattito. Il Governo lo ha impedito, perché ha avuto un solo obiettivo: una legge oscurantista, che vuole criminalizzare, quando, invece, tutto il mondo va avanti con esperienze non sanzionatorie, quando nelle altre parti d'Europa si tenta la scelta del recupero. È, dunque, un provvedimento che dimostra la natura reazionaria di questa maggioranza, che gli italiani, tuttavia, democraticamente manderanno a casa (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Congratulazioni)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Meroi. Ne ha facoltà.

MARCELLO MEROI. Signor Presidente, Alleanza nazionale esprime il suo convinto voto favorevole alla conversione del decreto-legge in esame, che contiene lo stralcio di alcune norme fondamentali della cosiddetta legge Fini in materia di recupero dei tossicodipendenti.
Tre sono pilastri su cui si fonda tale nuova disciplina: una seria ed attenta azione di prevenzione, attraverso una collaborazione con molte strutture di supporto, pubbliche e private, che agiscono sul territorio; una reale politica di sostegno per i troppi giovani vittime della droga; una decisa azione di repressione contro piccoli e grandi spacciatori.
Dai tre cardini del provvedimento deriva anche un giudizio netto di valore ed una conseguente necessità: la droga - tutta la droga - fa male, e lo Stato non può assumere atteggiamenti agnostici o colpevolmente passivi davanti ad un problema di così grande portata.
Il valore della vita, quello relativo all'integrità della persona nella propria comunità, non può essere ignorato. Rivendichiamo, dunque, con convinzione e decisione, il principio per cui le istituzioni non possono passivamente assistere a fenomeni di disgregazione della società, ma debbano, al contrario, intervenire per prevenirli, supportando tutti coloro che si oppongono ad essi e reprimendone i responsabili.
Ci siamo assunti, così, il grande compito di dare un giudizio di valore relativamente al problema delle tossicodipendenze, di assumere chiare scelte istituzionali in ordine a comportamenti da tenere e ad iniziative da assumere. Non lo abbiamo fatto in solitudine, esprimendo soltanto le nostre valutazioni culturali e politiche, ma dibattendo da molto tempo (da ultimo, nella Conferenza di Palermo) con tanti soggetti, con gli esperti, con i medici, con le comunità, con le associazioni. Lo abbiamo fatto discutendo, essendo capaci di ascoltare, ma soprattutto di recepire le tante cose buone che ci sono state trasmesse in queste occasioni.
Chi non ha voluto partecipare al dialogo, respingendolo a priori o - peggio - cercando di impedirlo, ha dato unicamente la dimostrazione di voler non solo rifiutare un confronto su un grande tema che coinvolge, in modo particolare, i giovani, ma di essere del tutto incapace di avanzare serie e concrete proposte alternative, limitandosi a propagandare il solito diritto alla propria autodeterminazione.
Con questo provvedimento - contrariamente a quanto vuol far credere la solita campagna di disinformazione, orchestrata da una sinistra che ha gravissime colpe storiche per l'espansione di questo fenomeno - non si arresteranno i piccoli


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consumatori, né ci si accanirà contro chi ha, invece, bisogno di aiuto. Il massimo della severità - come qualcuno stamani ha affermato - non verrà applicato contro di loro. Nessuna criminalizzazione; al contrario, si andranno ad ampliare, aumentandoli di due anni, i termini per la conversione della detenzione in affidamento a comunità e strutture terapeutiche di diversa ispirazione e fondamento, e si prevederanno sanzioni di natura amministrativa per i comportamenti illeciti di lieve entità. Basta leggere il testo per sapere che questa - e solo questa - è la verità.
Si fisserà - lo ribadiamo con grande soddisfazione - il principio di una decisa repressione per coloro che diffondono uno strumento di morte per farne fonte di guadagno: aumento di pene, sanzioni accessorie, mano ferma con gli spacciatori, con coloro che vedono un giovane, magari di dieci o undici anni, come un possibile cliente da fornire e coltivare nel prosieguo degli anni.
Con l'approvazione di questo testo cesseranno, poi, anche quelle pronunce di giudici, per così dire, disattenti in materia (e sappiamo quanti ultimamente ve ne siano), con le quali vengono ancora oggi assolti coloro che siano in possesso di duecento dosi preconfezionate (è notizia di due giorni fa) di un chilogrammo di cocaina, con la giustificazione che il reddito del tossicodipendente può far presupporre che questi ne abbia fatto una buona scorta che lo soddisfi per i mesi a venire.
Con la normativa in esame si inverte l'onere della prova. La detenzione di un quantitativo rilevante sarà considerata come condizione di punibilità, sottraendo così a cervellotiche valutazioni la scelta penale, rimettendola a determinazioni medico-scientifiche fondate sulla quantificazione dei principi attivi presenti nella sostanza. Da ciò la necessità di un intervento chiaro, motivato, non minimalista.
Signor Presidente, non siamo mai stati favorevoli alla teoria della riduzione del danno. Non siamo mai stati entusiasti del mero compito di distributori di metadone che, troppe volte, i SERT hanno svolto sul territorio. Riteniamo, infatti, che la battaglia contro la droga non si vinca soltanto attraverso soluzioni terapeutiche, ma soprattutto combattendola per il recupero dell'uomo, della sua personalità, del suo essere, della sua voglia di rinascita.
In questi anni di dibattito sul fenomeno della droga abbiamo ascoltato tante opinioni: alcune, certamente, rispettabili ed altre degne, comunque, di considerazione; ma tante - troppe! - prive di riscontri scientifici, di un'esatta conoscenza del problema nei suoi molteplici aspetti, frutto solo di pregiudizi ideologici e di un presunto rispetto di false libertà, come se essere liberi volesse significare potersi annullare nel fisico ed annientarsi nella mente.
A questi nostri interlocutori - che anche ieri, nel corso di una manifestazione tenutasi davanti a questo Palazzo, sapevano solo insultarci (d'altra parte, a ciò siamo ormai abituati) ritenendoci responsabili di aver leso il loro diritto di consumatori - ci permettiamo di dare un semplice consiglio, certamente utile e, soprattutto, di grande coinvolgimento. Andate nelle comunità, parlate con quei ragazzi, prestate attenzione alle loro esperienze di vita. Fatevi raccontare dai loro genitori i drammi di madri e padri le cui famiglie sono state devastate da esperienze mai più cancellate. Chiedete loro cosa pensino delle droghe, quali ritengono buone ed utili e quali cattive e dannose. Domandate a coloro che vivono una speranza di normalità, dopo essere stati schiavi e zombie per anni, se tornerebbero indietro e, magari, se consiglierebbero ai propri figli di ripetere una loro prima esperienza artificiale.
Se vi risponderanno affermativamente, vorrà dire che avremmo avuto torto a varare un provvedimento del genere. Se, al contrario, come crediamo, dovessero condividerlo, abbiate il buon senso e l'umiltà di farvi un esame di coscienza e di capire che un uomo è veramente libero solo quando ha la capacità di conservare il rispetto verso gli altri e, soprattutto, verso se stesso.


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Per questi motivi, con la convinzione di essere oggi a fianco di tanti giovani, come nel passato, delle loro famiglie, delle comunità e delle strutture pubbliche di supporto, per aiutarli a vincere una battaglia per la vita, votiamo con grande soddisfazione questo provvedimento, che Alleanza nazionale ha fortemente voluto quale uno degli impegni prioritari di questa legislatura (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà.

LUIGI GIACCO. Signor Presidente, i deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo voteranno contro questo provvedimento, non solo per il metodo con cui è stata predisposto, ma soprattutto per il merito dei contenuti.
Ancora una volta, in un decreto sono inserite materie disomogenee, che vanno dal contributo per le Olimpiadi ad un intervento per la tossicodipendenza. Per l'ennesima volta, si è richiesta la fiducia, senza che il Parlamento abbia potuto dare il suo contributo nella modifica del provvedimento stesso.
Inoltre, occorre sottolineare la motivazione politica della maggioranza di far approvare questa legge, così da accontentare Alleanza nazionale, dopo avere in qualche maniera pagato dei prezzi alla Lega con la devolution e a Forza Italia con leggi ad personam.
Questa legge conferma l'impostazione repressiva e punitiva che ha caratterizzato la strategia del Governo. Pensiamo alla legge sull'immigrazione, alla modifica del tribunale per i minorenni e al tentativo di modificare la legge n. 180 per quanto riguarda i malati psichiatrici.
In queste norme non c'è nessun percorso per il recupero e la riabilitazione e per la riduzione del danno. Non si affronta la complessità del fenomeno della droga. Si tratta di una legge mediatica, consumata ai danni delle famiglie e dei giovani con lo slogan «tolleranza zero».
È sbagliato abolire la distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere e mettere sullo stesso piano eroina e cannabis, consumo occasionale e consumo ripetuto e scientificamente scorretto. Non si tiene presente la distinzione effettuata dell'Organizzazione mondiale della sanità tra uso, abuso e un consumo problematico e dipendente.
Non si può scambiare la prevenzione con la punizione. Per prevenire è necessario un intervento delle politiche sociali e giovanili che possano sostenere un'azione di prevenzione e di contrasto alla droga, con percorsi di integrazione e di riabilitazione.
Al tossicodipendente si prospetta ora la galera o la cura coatta. Nel contempo, si fa una distinzione tra servizi pubblici e privati. Dal mio punto di vista, non ci sono comunità affidabili o inaffidabili e servizi pubblici inefficienti. C'è un mondo ricco di competenze, di sapere e di cultura. Rivolgo un grazie agli operatori e ai volontari, che in questi anni hanno lavorato silenziosamente per recuperare tanti giovani.
Con questo provvedimento ci sarà un aggravio dell'attività degli uffici giudiziari, che già lamentano una carenza di personale. Nel contempo, ci sarà un ulteriore sovraffollamento delle carceri.
Da questo punto di vista, il Governo ha tagliato ancora del 30 per cento le risorse per la sanità penitenziaria. Non c'è alcun riferimento alla lotta al narcotraffico, mentre è previsto un aggravio delle pene per i tossicodipendenti. Da questo punto di vista, come Democratici di sinistra, riteniamo che questo provvedimento sia solo un proclama elettorale, un manifesto di propaganda utile da esibire nei comizi e nei programmi televisivi.
Per tali motivazioni, ribadisco il voto contrario dei Democratici di sinistra (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Massidda. Ne ha facoltà.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per sintesi, condivido


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tutte le valutazioni espresse dai colleghi del centrodestra e, naturalmente, non sono assolutamente d'accordo con certe critiche ingiuste, come spiegherò tra poco, nei confronti di questa legge venute da parte del centrosinistra. L'unica cosa che mi dispiace è che questo provvedimento arrivi solo adesso, prima della campagna elettorale. Infatti, sono sicuro che anche i colleghi del centrosinistra avrebbero condiviso molte di queste iniziative, dal momento che alcuni di essi hanno elaborato la legge n. 309 del 1990 - che non per niente si chiama Vassalli-Jervolino -, che è alla base del provvedimento in esame. Quest'ultimo, anzi, può essere considerato una «manutenzione» di una legge superata.
Da parte vostra sono state espresse critiche che vorrei prendere in considerazione. Si dice che questo provvedimento sia eccessivamente repressivo (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)... Signor Presidente...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego... Prendete posto, per cortesia.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, come lei sa, per essere sintetico, sto parlando a braccio. Per questo chiedo ai colleghi di fare un po' di silenzio, altrimenti è difficile concentrarsi.
Ricordo che di questo provvedimento si discute dal novembre 2003: da tutti i banchi, compresi quelli del centrosinistra, si è detto che la «manutenzione» di una legge di 16 anni fa è necessaria perché si avverte, da una parte, un eccessivo lassismo e, dall'altra, un'eccessiva rigorosità nella stessa. Mi spiego meglio: si parla di lassismo perché sembra che in alcuni ambienti della nostra nazione drogarsi sia qualcosa di accettato e legato alla libertà, quella di drogarsi. Credo che la libertà sia tutt'altra: mi piace dirlo in quanto rappresentante della Casa della libertà e, per parlare di ciò che intendiamo per libertà, userò quanto ebbe a dire la Jervolino, che mi pare non sia di centrodestra. A proposito della legge che si stava votando nel 1990, ella disse che tale legge non concepiva la libertà come libertà di autodistruggersi; non è libertà essere nelle mani degli spacciatori di droga, pedina inerme dei noti traffici e dei loro immensi guadagni. Libertà significa, invece, diritto di realizzarsi al massimo in tutte le proprie potenzialità; significa poter pensare, costruire, criticare; significa sottrarsi al dominio di altri e, quindi, al dominio di una sostanza: è esattamente il contrario di ciò che accade oggi a chi usa la droga.
Tra il tema della libertà e quello della droga vi è, quindi, una sostanziale antitesi. Noi abbiamo scelto la libertà per tutti, la libertà anche di quella società che ha diritto di essere tutelata rispetto a scelte sbagliate. Abbiamo scelto la libertà di quei cittadini che sono caduti nella droga in maniera drammatica e che stiamo lasciando con troppo disinteresse in mano agli spacciatori. Ecco perché siamo intervenuti.
Dite che il provvedimento in esame è eccessivamente rigoroso, ma vi faccio un solo esempio. In questo momento, con la legge vigente, anche i giovani che in una comunità si riabilitano e diventano educatori, se con il sommarsi delle denunce hanno superato i 4 anni, rientreranno in carcere. Allora, dov'è la legge rigorosa?
In sintesi, avremmo tanto da dire a favore del provvedimento in esame. Peraltro, non capisco questo odio-amore, quando vi fa comodo, verso le comunità. Abbiamo grande stima dei SERT, di cui riconosciamo il ruolo, ma anche voi avete riconosciuto che in alcuni SERT, dove oggi vi è l'unica possibilità di autorizzare un percorso, si dà una risposta non dopo ore, ma dopo giorni e mesi. È evidente che una persona con un'instabilità psicologica non può attendere mesi. Se vi è stata una grande selezione dei centri di riabilitazione, perché non affidare loro, come prevede la norma in esame, la possibilità di decidere?
Allora, dov'è la capacità repressiva della norma? È quella di «mettere i puntini sulle i»? Quando fate riferimento ai libri scientifici contro le droghe leggere, vi chiedo di rinnovarli. Avrete letto che una sostanza che voi ritenete «stupida», la


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cannabis, sino a qualche anno fa aveva un principio attivo dello 0,5 per cento ed oggi raggiunge il 25 per cento; ciò significa che è una droga pesante.
Potrei proseguire ma mi fermo qui, annunciando, per i motivi ora illustrati, il voto favorevole del gruppo di Forza Italia.

GIULIO CONTI, Relatore per la XII Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Giulio Conti, non vorrà fare un altro intervento...

GIULIO CONTI, Relatore per la XII Commissione. Signor Presidente, ho seguito per ventiquattro ore la discussione e penso di poter aggiungere qualcosa in qualità di relatore per la XII Commissione.
Ritengo che quello al nostro esame sia un provvedimento serio, cosciente e severo, che esprime la volontà dello Stato di non abbandonare i giovani nelle mani né degli spacciatori né dei trafficanti né delle sostanze, siano esse naturali o chimiche.
Ho ascoltato un «inno» alla liberalizzazione delle droghe, alla depenalizzazione del consumo delle stesse; ritengo che ciò non sia un buon viatico per i giovani che si sono avvicinati all'uso della cannabis. La cannabis, infatti, non porta necessariamente all'utilizzo di sostanze più dure, ma è certo che i consumatori di cocaina e di eroina hanno tutti usato, prima, la cannabis. Questo è un dato che avete nascosto.
Avete anche illuso ed ingannato i giovani, affermando che con la cannabis si curano malattie. Potrebbe anche essere vero, ma in Italia non sono state fatte sperimentazioni in tal senso e voi non dovete incitare i giovani in tal senso, perché sarebbero puniti dalla legge. Non ritengo sia questo un modo per volere bene ai giovani che si stanno avvicinando alle sostanze stupefacenti.
Non dobbiamo rivolgere un appello soltanto contro le anfetamine, contro il crack, contro la cocaina, ma anche contro l'uso della canapa indiana. Il discorso di fondo è che lo Stato non vuole abbandonare i giovani né le famiglie, mentre voi, in alternativa, avete proposto soltanto disubbidienza civile, depenalizzazione, liberalizzazione.
Nessuno di voi, sia del centrosinistra sia della sinistra, ha detto che bisogna evitare anche l'uso della canapa indiana. Ritengo che in questo modo si ingannino i ragazzi e si operi una strumentalizzazione. I 150 esponenti dei gruppi di centrosinistra intervenuti hanno soltanto ripetuto il «ritornello» di essere favorevoli all'uso di sostanze definite leggere, ma il provvedimento in esame non distingue più tra droghe leggere e pesanti. Ritengo che questo sia un passo in avanti, che spinge il giovane a discutere e confrontarsi con se stesso.
Vorrei, inoltre, affrontare la questione dello spacciatore e del trafficante. Secondo voi, lo spacciatore o il trafficante preferisce una legge permissiva o una legge repressiva e dura? Ritengo che, com'è ovvio e logico, preferisca una legge permissiva, perché aumenterebbe il consumo delle droghe e quindi i suoi guadagni. Lo Stato non può permettere ciò. Lo Stato deve dare un segnale forte, un segnale che sta dando.
Quanto alla questione della durezza della norma, essa è dura perché vuole indurre i giovani, e soprattutto coloro che già fanno uso di queste sostanze, a seguire un percorso di recupero, superando al riguardo la cosiddetta legge Cirielli e inducendo i giovani a seguire percorsi di recupero affidati alle comunità, ma anche ai SERT. Ma quale privatizzazione della tossicodipendenza! Mi pare che anche questo sia un modo strumentale e sbagliato di presentarsi di fronte ai giovani.
Per quanto riguarda l'uso personale, la quantità che sarà considerata ai fini dell'uso personale verrà stabilita, sostanza per sostanza (non per tutte insieme, seguendo la stessa logica), dal Ministero della salute, di concerto con il Ministero della giustizia, sentita la Presidenza del Consiglio dei ministri. Credo che ciò sia giusto, così come è giusta la sanzione amministrativa. Non posso pensare che un


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giovane «fatto» di hashish o marijuana possa guidare un pulmino per accompagnare a scuola i bambini la mattina! Ritengo che questa sia un'ipocrisia, che volete vendere come un fatto di democrazia e di libertà. Non è così!
Vorrei, inoltre, rivolgermi all'onorevole Bindi che, nel 1997, votò a favore di una mozione che prevedeva tutto ciò, così come la cosiddetta legge Jervolino-Vassalli. Questa legge ha recepito il buono che c'era, condannando il male presente nella legge attuale. È un grande vantaggio per la democrazia e per i giovani, un segnale forte dello Stato, una presa di coscienza, perché noi vogliamo dare una mano ai ragazzi con forza e volontà.
Infine, consentitemi una nota polemica. Ieri, si è svolta una manifestazione con fumo di canapa indiana pompata di fronte al Parlamento. Credo si sia trattato non di una buona manifestazione (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista), ma di un inganno nei confronti di chi mandava il fumo.
Agli «spinellari» vorrei, inoltre, dire una cosa: è stato detto loro che questa sostanza serve per risolvere i problemi dei disordini femminili, della gotta, dei reumatismi, della malaria e della stipsi. Sono fandonie ed ipocrisie! Non ho mai visto un malato di cancro in fase terminale fumare uno spinello. Voi avete raccontato anche queste stupidaggini e le avete fatte passare come un grande progresso della scienza (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanotti, con la sua straordinaria e abituale sintesi... Ne ha facoltà.

KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, parlerò con straordinaria sintesi se gli onorevoli colleghi mi consentiranno di intervenire su questioni così delicate con rigore e capacità di ascolto.
Anche durante l'intervento dell'onorevole Giulio Conti è stato evidente l'atteggiamento di quest'aula nei confronti di un tema che meriterebbe molto rigore, molta delicatezza e molta attenzione. Ancora una volta, a conclusione di questa discussione, si conferma che sul tema delle tossicodipendenze, sulla prevenzione ed il sostegno nelle situazioni di disagio, siamo stati costretti ad una mortificazione inaccettabile sia nella discussione in quest'aula sia nel paese, in cui sono presenti varie realtà che hanno operato in termini di lotta alla tossicodipendenza e di prevenzione con grande serietà e rigore.
Tutti gli operatori, fuori da quest'aula, stanno assistendo a questa discussione e credo si vergognino di come si è svolta nelle Commissioni ed in Assemblea. Ancora una volta, siete così superficiali e così vergognosamente sciatti!
Ho ascoltato, da ultimo, l'argomentare dell'onorevole Giulio Conti; non riuscite neppure a fare i conti in modo apprezzabile con il lavoro della comunità scientifica internazionale, ad esempio, sul tema dell'uso terapeutico della cannabis! Lo dico e lo ripeto perché, in questa sede, non siamo mai riusciti a parlarne e perché vi è una comunità scientifica internazionale che, quanto meno, meriterebbe rispetto e attenzione; ma a me sembra che in questa sede si lavori solo per disprezzare, senza considerare le questioni con rigore.
Abbiamo già affermato che siamo fermamente contrari a tale provvedimento, perché persegue le linea seguita da questo Governo, il quale, su temi così delicati, continua ad agire attraverso parole d'ordine: proibire, punire e reprimere! Non vi sono politiche di sostegno, ma politiche repressive che conducono verso un unico tunnel.
Questo è il segnale che date ai giovani di questo paese: ponete sullo stesso piano i consumatori straordinari, eccentrici, e quelli abituali, e addirittura gli spacciatori, offrendo ai giovani un unico tunnel, la cui conclusione è il carcere.
Questa logica punitiva e repressiva non è accettabile. Avremmo voluto un reale intervento in termini di politiche, di servizi, di orientamento al sostegno di tali situazioni, per lavorare sulla prevenzione.


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Non avete mai voluto sentir parlare di riduzione del danno, nonostante vi sia una realtà europea che su ciò ha prodotto risultati positivi; tuttavia, questo non vi interessa, in quanto il vostro unico interesse è quello di fornire un segnale simbolico, tutto elettorale, su un tema che invece meriterebbe grande rispetto.
Pertanto, mi auguro che con il nuovo Governo questo provvedimento, inserito vergognosamente all'interno del decreto-legge sulle Olimpiadi invernali, venga definitivamente abrogato. Infatti, ci troviamo a consegnare al paese, quale ultimo atto della legislatura, un testo vergognoso persino dal punto di vista culturale. Si realizza un arretramento inaccettabile e, per tale ragione, esprimeremo un voto contrario sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazione di voto sul complesso del provvedimento.

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