Allegato B
Seduta n. 747 dell'8/2/2006


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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta scritta:

POLLEDRI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la vicenda dei bond Argentini appare non ancora definitivamente risolta infatti, senza ripercorrere l'intera vicenda che ha coinvolto (è utile ricordarlo) un'ampia fascia di cittadini italiani, vi sono infatti alcuni aspetti ancora da chiarire, soprattutto per quanto riguarda la procedura della capitalizzazione semestrale dei titoli discount Argentina;
il «default Argentina» ha coinvolto, dunque, i nostri cittadini soprattutto quelli appartenenti alla terza età e quindi i risparmi di una vita;
il caso bond argentini ha riguardato 14 miliardi di euro di risparmi (che si aggiungono agli altri crack finanziari di casa nostra), interessando 450 mila italiani;
nel 2001 i bond argentini sono andati in default e solamente nel febbraio del 2005 i titolari di questi titoli hanno aderito all'offerta pubblica di scambio (OPVS);
l'offerta pubblica di scambio volontaria prevede che i sottoscrittori dei titoli devono ricevere la certificazione, da parte degli istituti bancari nazionali, dei valori relativi agli interessi a capitalizzazione semestrale che lo Stato Argentina trasferisce agli aderenti, tramite appunto gli istituto di credito: «... l'ammontare in linea capitale di obbligazioni discount che l'aderente riceverà alla data di scambio, includerà, quindi, l'ammontare in linea capitale originario e gli interessi capitalizzati a tale data ...» pagina 262 e seguenti prospetto informativo OPSV;
tale situazione riguarda, allo stato attuale, circa 100.000 risparmiatori che hanno aderito all'OPSV;
dalle segnalazioni di tali risparmiatori emergono difficoltà nel ricevere, la documentazione attinente, oltre ai valori di capitalizzazione, anche i valori degli interessi;
la ragione, accampata dagli istituti di credito, sarebbe dovuta dal fatto che la finanza internazionale ha impostato tali titoli come Pull Factor e che, pertanto, i conteggi si effettuano partendo dal valore iniziale di con cambio del titolo e non da quello ricapitalizzato;
il dettaglio degli importi a valore e in generale una dettagliata informazione è un principio essenziale per garantire la trasparenza e la bontà delle operazioni a favore di tutti quei risparmiatori già colpiti dalla «vicenda argentina» -:
quali iniziative si intendano adottare per venire incontro alle legittime rivendicazioni dei risparmiatori italiani;


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quando sia prevista la convocazione del CICR avente ad oggetto l'adozione di misure di ristoro in favore dei 450 mila bondisti argentini.
(4-19886)

NESI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la banca francese BNP-Paribas - già presente in Italia in tutte le principali attività bancarie, con un giro di affari di 750 milioni di euro - ha acquistato il controllo della Banca Nazionale del Lavoro;
la stessa banca detiene già il 7 per cento del capitale della Cassa di Risparmio di Firenze;
la stessa banca controlla - insieme alla Cassa di Risparmio di Firenze - la più grande società italiana di credito al consumo, la Findomestic;
la banca francese Crédit Agricole, detiene circa il 18 per cento di Banca Intesa, di cui è il più importante azionista;
un gruppo di soci francesi, guidati da Vincent Bolloré, detiene il 10 per cento del capitale di Mediobanca;
la compagnia francese di assicurazioni AXA detiene il 2 per cento della stessa Mediobanca;
la compagnia francese di assicurazioni «Mutuel» è il solo azionista della Banca Popolare di Milano, che detiene una quota di capitale superiore al 2 per cento;
il maggior gruppo assicurativo italiano «Generali» è presieduto da un esponente della finanza francese, Antoine Bernheim;
a fronte di tale imponente presenza del sistema bancario e finanziario francese nel sistema bancario e finanziario italiano, non vi è alcuna presenza del sistema bancario e finanziario italiano in quello francese;
la banca olandese ABN AMRO detiene circa l'8 per cento del capitale di Banca Capitalia;
la stessa banca detiene circa il 60 per cento del capitale di Banca Antonveneta;
la banca spagnola Santander Central-Hispano detiene circa il 9 per cento della Banca San Paolo Imi;
voci sempre più insistenti fanno ritenere probabile il tentativo di banche straniere di raggiungere posizioni di controllo in quelle banche italiane, nel capitale delle quali detengono già una presenza rilevante. È ciò con particolare riferimento a Banca Intesa, Istituto Bancario San Paolo Imi e Capitalia;
d'altra parte, la possibilità per le suddette banche italiane di aumentare le proprie dimensioni, sarà limitata e condizionata dalla presenza nel loro capitale di banche straniere;
tutto quanto sopra esposto ostacola obiettivamente la formazione di «campioni nazionali» (con la sola eccezione del gruppo Unicredit) in grado, - per dimensione e per capacità di mobilitare mezzi finanziari ingenti - di attuare quegli interventi nel capitale di altre banche europee, che sono necessari per evitare la colonizzazione del settore -:
se non ritenga opportuno convocare con urgenza il Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio, nell'ambito del quale analizzare la situazione che si è venuta a creare nel nostro sistema bancario e studiare le opportune iniziative da sottoporre al Governo e quindi al Parlamento.
(4-19887)