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SANTINO ADAMO LODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, illustro il mio ordine del giorno che impegna il Governo a potenziare gli organici della polizia aerea e della polizia ferroviaria e nei porti navali nel contrasto alla diffusione e al traffico di sostanze stupefacenti.
Il traffico e il racket della droga non si combattono carcerando i disgraziati mentre con i tagli operati dalla cassa finanziaria vengono ridotti i poliziotti in servizio davanti alle scuole. Altro che poliziotti di quartiere! Parlate con i sindacati delle forze di polizia e con i Cocer dei carabinieri e della Guardia di finanza e fate ammenda di ciò che non avete saputo fare nel contrasto dei grandi traffici e dei grandi trafficanti che vedono il nostro paese piattaforma logistica del Mediterraneo. Dove sono gli accordi internazionali per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti? In Afghanistan si continua a produrre oppio, in Colombia il narcotraffico non è contrastato come si dovrebbe e la comunità internazionale e l'Unione europea potrebbero fare di più. È mancata in questi anni un'iniziativa del Governo Berlusconi, che si è completamente disinteressato di questi temi e va in tv a enunciare percentuali in maniera inconsapevole.
All'articolo 4-bis del decreto-legge viene punito, con le pene da sei a venti anni, chi detiene illecitamente sostanze stupefacenti o psicotrope che per quantità, in particolare se superiore ai limiti massimi indicati con decreto del ministro della salute, emanato di concerto con il ministro della giustizia, sentita la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento nazionale per le politiche antidroga, appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale. In questo modo la definizione di una fattispecie tipica di un reato, punito con una pena fino a venti anni, avviene attraverso l'emanazione di un decreto ministeriale tutto da definire e comunque in maniera arbitraria, in palese violazione dei principi generali, e in particolare dell'articolo 25 della Costituzione e del principio di legalità della pena, laddove al ministro si assegna la potestà discrezionale di definire il fondamento dell'apparato sanzionatorio. Inoltre il testo della legge non
discrimina nella previsione della pena edittale tra le diverse tipologie e quantità, violando in maniera assolutamente irrazionale i principi di adeguatezza e proporzionalità e oltretutto ignorando totalmente le stesse indicazioni della Organizzazione mondiale della sanità circa la necessaria distinzione tra uso, abuso, consumo problematico e dipendenza dei vari tipi di stupefacenti. Nel predisporre una sola tabella in cui vengono incluse tutte le sostanze stupefacenti, leggere e pesanti, e definendo le pene su questa tabella, che è parificabile alla vecchia tabella delle droghe pesanti, la pena minima per tutti i detentori di quantità che superano la dose minima giornaliera è innalzata a sei anni, mentre attualmente per le droghe leggere è di quattro anni. Il carcere viene individuato come la soluzione ma il Governo ignora quale sia oggi la situazione nei penitenziari italiani. Secondo il Ministero della giustizia i detenuti tossicodipendenti sarebbero i1 28 per cento della popolazione carceraria, ma è un dato sottostimato. Oggi i detenuti tossicodipendenti sono più del 40 per cento, con punte del 70 per cento in città come Genova, Roma, Milano e Bari. Questo Governo poi porta il vanto di aver applicato la riforma della sanità penitenziaria e di aver tagliato del 30 per cento le risorse. Meno cure, meno guardie mediche, meno recupero. In questi anni è stata indebolita la funzione pubblica dei SERT e dei consultori e il taglio al Fondo sanitario nazionale e al Fondo per le politiche sociali - per cui le regioni non hanno ricevuto, nel solo 2005, il 50 per cento del miliardo di euro stanziato, cosa che si reitera anche per il 2006 - ha aggravato il problema lasciando sole le persone e le famiglie. Eppure mentre ai SERT e ai consultori pubblici si lesinano le risorse, nella legge finanziaria, al comma 556, è stato stabilito che al fine di prevenire fenomeni di disagio giovanile legato all'uso di sostanze stupefacenti, è istituito presso il Dipartimento nazionale per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, l'«Osservatorio per il disagio giovanile legato alle tossicodipendenze». Presso il Dipartimento di cui al presente comma è altresì istituito il «Fondo nazionale per le comunità giovanili» per favorire le attività dei giovani in materia di sensibilizzazione e prevenzione del fenomeno delle tossicodipendenze. La dotazione finanziaria del Fondo per l'anno 2006 è fissata in 5 milioni di euro che, nella misura del 5 per cento, è destinata ad attività di comunicazione, informazione e monitoraggio relativamente al rapporto tra giovani e tossicodipendenza con particolare riguardo a nuove forme di associazionismo giovanile, svolte dall'Osservatorio per il disagio giovanile legato alle tossicodipendenze; il restante 95 per cento del Fondo viene destinato alle comunità giovanili individuate con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Con tale decreto, di natura non regolamentare, vengono determinati anche i criteri per l'accesso al Fondo e le modalità di presentazione delle istanze. È evidente che si tratta di un provvedimento fotografia come questo Governo è abituato a fare. Sono le tipiche leggi ad personam e «ad partitum».
Noi chiediamo che venga rilanciato il sistema pubblico di prevenzione ma anche un potenziamento delle forze dell'ordine in contrasto ai traffici di droga interni e internazionali. Una forte azione di intelligence e di internazionalizzazione delle attività di polizia. Per farle ci vogliono risorse che voi non avete messo in questi anni e i nostri operatori di sicurezza lo sanno benissimo.
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