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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, recante definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti. Proroga di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che il presidente del gruppo parlamentare della Margherita, DL-L'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Avverto altresì che la I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Palma, ha facoltà di svolgere la relazione.
NITTO FRANCESCO PALMA, Relatore. Signor Presidente, il provvedimento all'esame dell'Assemblea, recante proroga di termini legislativi, risultava originariamente composto di 40 articoli, prima delle rilevanti modifiche introdotte in occasione dell'esame da parte dall'altro ramo del Parlamento.
Con riferimento al testo originario, l'articolo 1 proroga di un anno il termine per la presentazione dell'istanza da parte del creditore finalizzata alla definizione transattiva delle controversie relative ai progetti speciali e alle altre opere di competenza dell'ex Agensud, mentre l'articolo 2 reca un'ulteriore proroga di sei mesi del termine per la gestione transitoria da parte della Banca nazionale del lavoro del nuovo fondo per il sostegno alla cinematografia.
L'articolo 3, oltre a prorogare, al comma 1, il termine per la privatizzazione o la trasformazione di enti pubblici, limitatamente a quelli per i quali non sia intervenuto il prescritto decreto del Presidente del Consiglio, prevede, al comma 2, la proroga del termine per la revisione dello statuto, l'approvazione del regolamento di organizzazione e funzionamento dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, nonché per il rinnovo dei relativi organi statutari. Il comma 2-bis dello stesso articolo 3 estende invece ad un massimo di due anni il termine di proroga
che le regioni possono disporre in materia di trasporto pubblico locale.
L'articolo 4 proroga il mandato dei componenti in carica dei consigli della Rappresentanza Militare, mentre l'articolo 5 dispone l'ulteriore proroga del termine per l'adeguamento alle vigenti regole tecniche di prevenzione incendi previsto per le strutture turistico-alberghiere.
L'articolo 6 reca una proroga per l'anno scolastico 2006-2007 dell'applicazione della disposizione transitoria, contenuta nella cosiddetta legge Moratti, di cui alla legge n. 53 del 2003, in materia di iscrizione al primo anno della scuola dell'infanzia, mentre l'articolo 7 proroga il termine a disposizione dell'Università «Carlo Bo» di Urbino per la definizione di un piano programmatico finalizzato al suo risanamento economico-finanziario.
L'articolo 8 reca una proroga del termine riferito alla determinazione del limite del 90 per cento quale livello massimo di spesa per il personale sul totale dei trasferimenti statali disposti annualmente attraverso il fondo di finanziamento ordinario delle università.
L'articolo 9 autorizza l'Istituto nazionale di documentazione per l'innovazione e la ricerca educativa ad avvalersi di personale assunto a tempo determinato per la realizzazione del programma comunitario Socrates.
L'articolo 10 introduce proroghe per gli adempimenti previsti in materia di misure minime di sicurezza nel trattamento dei dati personali dagli articoli 180 e 181 del Testo unico sulla privacy, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003.
L'articolo 11 proroga taluni dei termini in materia di definizione di illeciti edilizi contenuti nell'Allegato 1 al decreto-legge n. 269 del 2003.
L'articolo 12 estende a tutto il 2006 l'applicazione del «tetto» di incremento del 20 per cento al diritto annuale dovuto alle camere di commercio dalle imprese iscritte o annotate nel registro delle imprese.
L'articolo 13 dispone un'ulteriore proroga di alcuni termini in materia di edilizia residenziale pubblica, in particolare per programmi straordinari a favore dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.
L'articolo 14 estende all'anno 2006 le disposizioni in materia di programmazione e gestione da parte della Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo della quota degli stanziamenti previsti per infrastrutture destinata alla spesa per la tutela e gli interventi a favore dei beni e delle attività culturali.
L'articolo 15 introduce la proroga della disciplina transitoria relativa al calcolo dei canoni per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria.
L'articolo 16 conferma nella carica, fino al 30 aprile 2007, i componenti del Consiglio nazionale degli studenti universitari, oltre a conferire il diritto di voto agli studenti eletti dal detto Consiglio quali rappresentanti nel Consiglio universitario nazionale.
L'articolo 17 reca modifiche ai commi 2-bis e 2-ter dell'articolo 72 del codice della strada, al fine di prorogare il termine entro il quale gli autoveicoli, i rimorchi ed i semirimorchi adibiti al trasporto di cose devono essere equipaggiati con strisce posteriori e laterali retroriflettenti, nonché la data a decorrere dalla quale gli autoveicoli devono essere equipaggiati con dispositivi atti a ridurre la nebulizzazione dell'acqua in caso di precipitazioni.
L'articolo 18 prevede, al comma 1, la proroga al 31 dicembre 2006 dei giudici onorari aggregati di tribunale in scadenza di mandato, oltre a prolungare, al comma 2, al 30 aprile di ciascun anno il termine entro cui è bandito il concorso pubblico per la nomina a consigliere di Stato. Il comma 3 del medesimo articolo 18 reca l'interpretazione autentica di una norma della legge finanziaria 2005 che prevedeva l'assunzione prioritaria di candidati a magistrato del Consiglio di Stato risultati idonei al relativo concorso, mentre il comma 4 aumenta, conseguentemente, di una unità la dotazione organica del Consiglio di Stato.
L'articolo 19 reca la proroga del termine di scadenza per la completa conversione
del sistema televisivo su frequenze terrestri dalla tecnica analogica alla tecnica digitale.
L'articolo 20 dispone, al comma 1, che la proroga del trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale fino ad un periodo di 12 mesi oltre gli ordinari limiti di durata del trattamento medesimo deve essere concessa sulla base di specifici accordi in sede governativa. Per tale finalità, viene elevato il limite complessivo di spesa da 43 a 63 milioni di euro. Il comma 2 proroga la possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità per i lavoratori delle piccole imprese licenziati per giustificato motivo oggettivo connesso a riduzione, trasformazione o cessazione di attività o di lavoro.
L'articolo 21 proroga all'anno 2007 l'autorizzazione a disporre il transito di 149 unità di ufficiali dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica nel ruolo tecnico-logistico dell'Arma dei carabinieri.
L'articolo 22 proroga alcuni termini previsti per l'adeguamento degli impianti esistenti di incenerimento e di coincenerimento.
L'articolo 23, ai commi 1, 2 e 3, proroga il periodo transitorio degli affidamenti e delle concessioni per l'attività di distribuzione del gas naturale in essere al 21 giugno 2000, anche con riferimento alla sussistenza di comprovate e motivate ragioni di pubblico interesse, fatta comunque salva la facoltà di riscatto anticipato del servizio, durante il periodo transitorio, qualora tale facoltà sia stabilita nei relativi atti di affidamento o di concessione. I commi 4, 5 e 5-bis dello stesso articolo 23 prorogano sia i termini della durata delle concessioni e degli affidamenti previsti per la realizzazione delle reti e la gestione della distribuzione di gas naturale nell'ambito del programma di metanizzazione del Mezzogiorno, sia i termini per l'adeguamento alle prescrizioni contenute nei decreti autorizzativi di impianti che generano emissioni in atmosfera, nonché i termini di presentazione delle domande di liquidazione degli interventi destinati alle imprese del settore tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero, ai fini dello sviluppo del commercio elettronico che sono scaduti nel 2005.
L'articolo 24 differisce l'efficacia della disposizione che prevede che l'aliquota del 12,50 per cento, prevista per l'imposta sull'assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli o dei natanti, si applichi anche nel caso in cui con lo stesso contratto siano assicurati anche altri rischi inerenti al veicolo o al natante ovvero ai danni causati dalla loro circolazione.
L'articolo 25 proroga di un anno il termine per il completamento delle procedure di trasferimento delle funzioni in materia di catasto ai comuni.
L'articolo 26 proroga al 31 dicembre 2007 la durata del Fondo per lo sviluppo della meccanizzazione in agricoltura.
L'articolo 27 prevede la rideterminazione della composizione degli organi delle liquidazioni dei consorzi agrari in liquidazione coatta amministrativa o in amministrazione straordinaria e la costituzione di una commissione ad hoc per la valutazione dell'attività dei consorzi agrari.
L'articolo 28 è volto a prorogare talune disposizioni in materia di autorizzazione ad assunzioni di personale nelle pubbliche amministrazioni.
L'articolo 29 proroga il termine per il completamento del processo di trasformazione e soppressione degli enti pubblici. L'articolo 30 estende fino al 2010 l'applicazione del credito d'imposta per i giovani imprenditori agricoli che accedono al premio di primo insediamento.
L'articolo 31 riapre i termini per effettuare le comunicazioni prescritte relativamente alla cessione di partecipazioni che abbiano dato luogo a minusvalenze, oltre a specificare che la destinazione della quota del 5 per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche per finalità di sostegno al volontariato, finanziamento della ricerca o attività sociali, prevista in via sperimentale per il 2006 dalla legge finanziaria per il 2006, s'intende riferita al periodo di imposta 2005.
L'articolo 32 reca disposizioni in materia di invio ai Ministeri competenti e alla
Ragioneria generale dello Stato dei bilanci degli enti sottoposti alla vigilanza governativa.
L'articolo 33 prevede il trasferimento delle risorse destinate alla gestione dell' «Esposizione permanente del design italiano e del made in Italy» ad un'apposita Fondazione istituita presso il Ministero delle attività produttive.
L'articolo 34 autorizza il Centro elaborazione dati del dipartimento per i trasporti terrestri del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a prorogare ulteriormente il contratto vigente fino al 31 dicembre 2006.
L'articolo 35 interviene in materia di procedure di reclutamento dei professori universitari, estendendo la possibilità di bandire le procedure di valutazione comparativa ai sensi della normativa precedente.
L'articolo 36 assimila allo stato di crisi lo stato di insolvenza, ai fini dell'applicazione della disciplina di cui all'articolo 160 della legge fallimentare.
L'articolo 37 estende l'ambito di applicazione degli interventi per la reindustrializzazione e promozione industriale ad alcune aree della regione Puglia, caratterizzate da elevata specializzazione nel settore del «tessile, abbigliamento, calzaturiero».
L'articolo 38 attribuisce nuovi benefici, nel 2006, per le farmacie con un fatturato ridotto.
L'articolo 39 è volto ad introdurre una deroga al principio della conservazione in bilancio delle quote dei limiti di impegno relativi alla legge obiettivo, autorizzati nel 2002 e nel 2003, disponendo che le quote non utilizzate entro il 31 dicembre 2005, che secondo la normativa vigente costituirebbero economie di bilancio, vengano reiscritte nella competenza degli esercizi successivi a quelli terminali dei rispettivi limiti.
Il Senato ha introdotto invece l'articolo 1-bis, che amplia la definizione dei cosiddetti «servizi a domanda individuale», rilevanti ai fini di cui al testo unico dell'ordinamento degli enti locali, l'articolo 4-bis che proroga il termine per l'esercizio della facoltà, attribuita all'amministrazione della difesa, di avvalersi di tecnici liberi professionisti per svolgere le attività inerenti all'accatastamento delle proprie infrastrutture, l'articolo 4-ter, che differisce di un anno il termine per la conclusione dell'attività dell'Alta Commissione di studio per la definizione dei meccanismi strutturali del federalismo fiscale, l'articolo 4-quater, recante l'interpretazione autentica di una disposizione relativa all'individuazione degli immobili non ubicati nelle infrastrutture militari da sottoporre alla procedura di cartolarizzazione.
L'articolo 19-bis consente l'impiego di alcune tecniche di comunicazione a distanza da parte del professionista; l'articolo 20-bis prevede modifiche circa l'ambito di attività e la natura degli enti interessati dalla possibilità di percepire contributi a carico dello Stato previsti dalla legge n. 40 del 1987.
L'articolo 22-bis prevede un diverso termine di conferimento per le discariche di tipo ex 2A e per inerti; l'articolo 23-bis consente la proroga, per una sola volta, delle vigenti convenzioni per la gestione di interventi a favore delle imprese artigiane; l'articolo 23-ter dispone la possibilità di un ulteriore incremento biennale della durata degli incarichi di esperti esterni alla pubblica amministrazione della cui opera può avvalersi l'ufficio che cura l'adempimento dei compiti relativi alla Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione; l'articolo 23-quater proroga il termine per le denunce dei pozzi; l'articolo 23-quinquies reca una serie di disposizioni rivolte alle imprese danneggiate dagli eventi alluvionali del 1994; l'articolo 24-bis differisce l'applicazione di alcune disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari; l'articolo 28-bis differisce il termine per il riconoscimento della cittadinanza italiana agli emigrati dai territori attualmente italiani, già austroungarici, ed ai loro discendenti; l'articolo 31-bis differisce la decorrenza dell'efficacia delle disposizioni
del codice del consumo concernenti l'obbligo di indicare il Paese d'origine su taluni prodotti.
L'articolo 39-bis abroga talune disposizioni in materia di custodia degli animali da pelliccia negli allevamenti. L'articolo 39-ter prevede il differimento alla prossima stagione calcistica (2006-2007) dell'adozione dei nuovi requisiti di sicurezza strutturale degli impianti sportivi. L'articolo 39-quater proroga l'entrata in vigore del complesso delle riforme del processo civile contenute, rispettivamente, nel decreto-legge n. 35 del 2005 e nella legge n. 263 del 2005.
L'articolo 39-quinquies ripristina il contributo a favore dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas posto a carico dei soggetti operanti nel settore, che ne consente il funzionamento.
L'articolo 39-sexies prevede un finanziamento in favore delle attività di formazione nell'esercizio dell'apprendistato anche se svolte oltre il compimento del diciottesimo anno di età. L'articolo 39-septies dispone una validità temporale limitata del documento unico di regolarità contributiva.
L'articolo 39-octies estende i compiti del Fondo centrale di garanzia per le autostrade. L'articolo 39-novies inserisce nel codice civile l'articolo 2645-ter, relativo alla trascrizione di atti di destinazione per la realizzazione di interessi meritevoli di tutela riferibili a persone con disabilità, a pubbliche amministrazioni o ad altri enti o persone fisiche, al fine di rendere opponibile a terzi il relativo vincolo di destinazione.
L'articolo 39-decies dispone in ordine alla concessione della permanenza volontaria in servizio a favore dei dipendenti pubblici riconosciuti perseguitati politici o razziali. L'articolo 39-undecies prevede l'erogazione di un contributo per il completamento degli interventi a carico dello Stato nelle zone del Belice colpite dal terremoto del 1968.
L'articolo 39-duodecies eroga un contributo per il completamento degli interventi di ricostruzione in favore di alcune zone della Sicilia occidentale colpite dagli eventi sismici del 1981. L'articolo 39-terdecies prevede che le somme stanziate nell'esercizio finanziario 2005 nel fondo relativo alla quota dell'8 per mille del gettito IRPEF di pertinenza dello Stato, non utilizzate entro il 31 dicembre 2005, siano conservate in bilancio nel conto dei residui per essere utilizzate nell'esercizio finanziario 2006.
L'articolo 39-quaterdecies reca modifiche alle leggi n. 659 del 1981, n. 157 del 1999 e n. 195 del 1974, concernenti i rimborsi per spese elettorali e il finanziamento dei partiti politici, in particolare elevando da 6.614 euro a 50.000 euro la soglia oltre la quale sorge l'obbligo di dichiarazione congiunta dei finanziamenti privati ai partiti, eliminando la periodica rivalutazione di tale soglia, mentre, con riguardo ai rimborsi per spese elettorali e ai debiti contratti dai partiti o movimenti politici si esclude che il versamento delle quote annuali dei rimborsi si interrompa in caso di scioglimento anticipato delle Camere e si consente la cartolarizzazione e la cessione a terzi delle somme erogate o da erogare a titolo di rimborso e di ogni altro credito, presente o futuro, vantato dai partiti o movimenti politici. Si possono, inoltre, porre i rimborsi elettorali a garanzia dell'esatto adempimento delle obbligazioni assunte dai partiti e movimenti politici, con l'esclusione che la responsabilità patrimoniale possa esser fatta valere dai creditori nei confronti degli amministratori dei partiti o movimenti politici, salvo il caso di dolo o colpa grave, unitamente all'istituzione di un fondo di garanzia per il soddisfacimento dei debiti dei partiti e movimenti politici maturati in epoca pregressa.
L'articolo 39-quinquiesdecies destina un contributo di 8 milioni di euro per l'anno 2006 per gli interventi connessi al programma «Genova capitale europea della cultura 2004», mentre l'articolo 39-sexiesdecies proroga i termini relativi all'impegno dei contribuiti e alla trasmissione della relativa attestazione da parte dei soggetti beneficiari dei finanziamenti per gli interventi rivolti a tutelare l'ambiente e i beni culturali.
L'articolo 39-septiesdecies prevede la rideterminazione delle risorse attribuite agli enti beneficiari dei contributi statali volti alla tutela dell'ambiente e dei beni culturali. L'articolo 39-duodevicies proroga il termine relativo allo stato di emergenza concernente la situazione socio-economica ed ambientale determinatosi nella laguna di Grado e Marano.
L'articolo 39-undevicies amplia la possibilità per il personale appartenente alle Forze armate, al Corpo della Guardia di finanza e alle Forze di polizia ad ordinamento civile di essere assegnatario di case costruite in cooperativa, oltre a recare taluni altri interventi di modifica alla legislazione vigente.
L'articolo 39-vicies determina la conservazione nel conto dei residui, ai fini dell'utilizzo nell'esercizio finanziario 2006, delle somme destinate alle scuole non statali, non impegnate al termine dell'esercizio 2005, mentre l'articolo 39-vicies semel assicura la prosecuzione della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace e d'aiuto umanitario, nonché la prosecuzione dei programmi di cooperazione delle Forze di polizia italiane in Albania e nei paesi dell'area balcanica, oltre a disporre la prosecuzione dello studio epidemiologico per la tutela della salute dei militari impiegati nelle operazioni internazionali.
L'articolo 39-vicies bis è finalizzato a consentire la prosecuzione della missione umanitaria e di ricostruzione in Iraq, e della missione militare collegata, fino al 30 giugno 2006.
L'articolo 39-vicies ter prevede l'intesa preventiva con la regione interessata, ai fini della proroga delle convenzioni stipulate dal Ministero del lavoro direttamente con i comuni per le attività socialmente utili, laddove l'articolo 39-vicies quater interviene sulla formazione del personale autorizzato all'impiego dei defibrillatori in ambiente intra ed extraospedaliero.
Gli articoli 39-vicies quinquies e 39-vicies sexies, rispettivamente volti ad ampliare i requisiti per il conferimento dell'incarico di dirigente amministrativo della Scuola superiore della pubblica amministrazione e ad apportare alcune modifiche alla disciplina delle fondazioni lirico-sinfoniche, recano il contenuto normativo degli articoli 2 e 29 del decreto-legge n. 4 del 2006, in materia di pubblica amministrazione.
L'articolo 39-vicies septies reca disposizioni finalizzate al reperimento di risorse da utilizzare per interventi sui beni culturali, mentre l'articolo 39-duodetricies concerne la durata in carica del presidente della commissione per le adozioni internazionali.
L'articolo 39-undetricies reca modifiche in materia di indennità di trasferta per le Forze di polizia ad ordinamento civile e militare e per le Forze armate, mentre l'articolo 39-tricies sostituisce un riferimento normativo contenuto all'interno del comma 100, quinto periodo, dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2006.
Il Senato ha altresì aggiunto i commi 2 e 3 all'articolo 1 del disegno di legge di conversione, rispettivamente volti a differire al 15 maggio 2006 il termine per il riassetto, con uno o più decreti legislativi, anche in un codice agricolo, delle disposizioni legislative vigenti in materia di agricoltura, pesca e acquacoltura, e a prorogare di due anni il termine per l'adozione di disposizioni correttive ed integrative dei decreti legislativi attuativi della delega prevista dall'articolo 10, comma 4, della legge n. 137 del 2002, in materia di riassetto delle disposizioni legislative vigenti in materia di: beni culturali e ambientali; cinematografia; teatro, musica, danza e altre forme di spettacolo dal vivo; sport; proprietà letteraria e diritto d'autore.
La Commissione, nella seduta odierna, dopo aver preso atto dei pareri espressi dalle Commissioni in sede consultiva, mi ha conferito il mandato di riferire favorevolmente sul provvedimento nel testo approvato dal Senato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, mi associo alle considerazioni svolte dal relatore e mi
riservo di intervenire nel prosieguo del dibattito.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.
ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, vorrei osservare preliminarmente che non ho invidiato il relatore in questo difficile compito di riassumere, riportando soltanto la rubriche degli articoli, un provvedimento che parla da solo; vi riflettevo mentre sentivo elencare tutte le disposizioni in esso contenute.
A mio avviso, i colleghi che - se non questa sera, nei giorni successivi - avranno modo di soffermarsi su questo testo potranno interrogarsi su una questione di fondo.
Infatti, se un decreto-legge concepito come «milleproroghe» - e che, in qualche modo, ha anche dei precedenti nella storia di questo Parlamento - reca un elenco di queste dimensioni, dimostrando che l'amministrazione pubblica (non voglio neanche dire il Governo) avverte l'esigenza non solo di modificare numerosissimi termini (che, in alcuni casi, sono anche recentissimi), ma anche una varietà di norme del tutto eterogenee senza precedente, allora è lecito chiedersi se ciò non rappresenti emblematicamente la sintesi estrema dell'inefficienza dell'azione governativa o amministrativa in questa legislatura.
Credo che raramente si sia giunti ad una situazione del genere. Lo dico con spirito molto costruttivo, ma certamente è difficile non intravedere, in questo modello di decreto-legge, una sorta di singolare incrocio tra i decreti cosiddetti milleproroghe e quelli cosiddetti omnibus; esso comprende, inoltre, disposizioni che incidono anche su materie disciplinate recentemente dall'ultima legge finanziaria, nonché dai provvedimenti collegati e connessi.
Lasciatemi sinceramente dire, allora, che mi sembra che il testo al nostro esame abbia ben poco a che fare con gli schemi normativi previsti dalla nostra Costituzione. Dobbiamo evidenziare da subito tale problema, anche se lo affronteremo meglio in sede di esame della questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità che è stata presentata. Tuttavia, vorrei rilevare che, anche da un riscontro sommario e superficiale del provvedimento, nonché dall'ascolto della relazione testè svolta dal collega Palma, risulta fin troppo evidente che ci troviamo di fronte ad un decreto-legge extra ordinem.
Si tratta, infatti, di una sorta di «treno» destinato ad essere caricato di ogni tipo di merce; forse, è una locomotiva cui sono stati aggiunti, in considerazione della conclusione della legislatura, vagoni supplementari di ogni tipo. È, in altre parole, un veicolo speciale, scelto con cura, per approvare con certezza, prima della fine della legislatura, tutti quegli interventi microsettoriali che non hanno in precedenza trovato una sede opportuna.
Vi è una lunga teoria sui decreti-legge. Ormai, infatti, essi sono classificabili in maniera diversa - milleproroghe, integrativi e correttivi, di anticipazione di progetti di legge -, e tutti (sottolineo «tutti») con un'assai ridotta attinenza con il modello costituzionale. Comunque, come ho già affermato, per l'approfondimento dei profili più strettamente costituzionali rimando all'esame della questione pregiudiziale (che avrà luogo probabilmente nella seduta di domani).
Cercherò adesso di soffermarmi sul merito - o su alcuni aspetti di merito - sia del decreto-legge in esame, sia delle modifiche che ad esso sono state apportate nel corso dell'esame al Senato, nonché sulle problematiche generali che si riscontrano in questa tipologia di provvedimenti.
In via preliminare, non si può non sottolineare come questo nuovo decreto-legge - sono incerto sulla sua denominazione: milleproroghe, omnibus, e via dicendo - vada ad inserirsi in quello che ritengo sia il peggior filone della legislazione di questi ultimi anni. Ricordo che i provvedimenti di proroga di termini sono stati una costante dell'attuale legislatura e trascurano ogni tipo di attenzione nei confronti della tecnica della normazione, nonché del rispetto della chiarezza e della qualità della legislazione. Infatti, basta
ascoltare le intestazioni degli articoli che abbiamo testè ascoltato per comprendere a che livello possa essere ridotta la chiarezza dell'attività normativa.
Vorrei rilevare che, anche nella mia personale e breve esperienza parlamentare, ho potuto riscontrare (quindi, nel giro di poco più di un anno) un continuo e progressivamente crescente utilizzo di tali strumenti, con un drammatico peggioramento. Vorrei infatti sottolineare che il ricorso alle proroghe, attraverso la decretazione d'urgenza - e mi sembra che ciò sia riconosciuto e riconoscibile -, non segnala solo e soltanto l'inefficienza e la disarticolazione dell'azione di governo: infatti, come ho già affermato, in questo caso si mette a nudo l'assoluta inefficienza dell'attività dell'amministrazione pubblica. Il Governo, quindi, si trova costretto a ricorrere alla dilatazione delle scadenze o al loro differimento, ove queste fossero già trascorse, una volta che sia divenuta chiara l'impossibilità del loro rispetto.
Se dovessimo esaminare tale problema dal punto di vista strettamente quantitativo, potremmo affermare che, in un limitato numero di casi, ciò è del tutto fisiologico; tuttavia, quando la dimensione dell'intervento assume queste proporzioni, non credo si possa più parlare di fenomeno fisiologico. Vorrei osservare che, comunque, si va ben oltre il ricorso alla semplice tecnica della proroga dei termini.
La circostanza per cui siamo nell'ultima settimana della legislatura fa sì che vengano trasfusi nel presente decreto-legge - cito solo alcuni casi, ma ve ne sono un'infinità - il contenuto di altri ben quattro decreti-legge in scadenza: dalle regole del processo, al rifinanziamento delle missioni italiane all'estero, al differimento dell'entrata in vigore delle disposizioni della legge sul risparmio, di recente approvazione, a seguito di un travagliatissimo iter parlamentare. Una simile tecnica appare in totale contrasto non solo con il dettato costituzionale - l'ho già rilevato più di una volta -, ma anche con la natura stessa della decretazione d'urgenza e, ancor più, con la funzione della legge di conversione, che ormai - anch'essa -, in questa legislatura, sembra aver perso qualsiasi aggancio con il decreto-legge originario.
Inoltre, come si è ricordato già molte volte in precedenza, tutte queste distorsioni dell'istituto avvengono - naturalmente, anche ciò non è originale sottolinearlo - durante il dibattito in Senato, il cui regolamento, più permissivo in tema di ammissibilità degli emendamenti, fa giungere alla Camera dei deputati un testo stravolto, con decine e decine di argomenti ulteriori che esulano totalmente dall'oggetto originario.
Infine, e ciò non è un elemento secondario, la posizione della questione di fiducia completa l'esautorazione totale del Parlamento, per cui è, da un lato, possibile inserire in sede di conversione qualsiasi tipo di tipologia materiale, ma sono, d'altra parte, precluse le modifiche al testo risultante. Voglio, in merito, brevemente ricordare come, nel concreto, sia stata posta la questione di fiducia in Senato, dalla quale è scaturito il testo che oggi è in discussione. Dal testo del Governo è stata stralciata la gran parte delle disposizioni, a seguito della negativa valutazione della Commissione bilancio, che ha riscontrato enormi problemi di copertura. Anche su tale aspetto è evidente il disorientamento dell'azione del Governo, ma, più in generale, si deve cogliere nitida la necessità di un'inversione di tendenza, che sarà indispensabile nella prossima legislatura, come ha ricordato il senatore Bassanini, nel corso della seduta del Senato del 2 febbraio scorso.
La sistematica posizione della questione di fiducia è, ormai, una costante del dibattito parlamentare, in questi ultimi mesi di legislatura. I confronti che si sono sempre fatti con la legislatura scorsa, e con il Governo Prodi in particolare, non offrono un termine di paragone adeguato, essendo enorme la sproporzione numerica tra maggioranza ed opposizione nelle due diverse esperienze.
In secondo luogo, vi è da considerare come ora si proceda con la posizione della questione di fiducia non solo per i provvedimenti fondamentali per la realizzazione
del programma di Governo, che potrebbero provocare fibrillazione nella coalizione di maggioranza e che pertanto richiedono un forte richiamo al vincolo di coalizione, ma - ciò che più grave - anche per i provvedimenti quale quello in esame, che costituiscono esempi eclatanti di legislazione settoriale, anzi una sublimazione della legislazione settoriale; si realizza così una concezione della questione di fiducia esclusivamente procedurale, sacrificando totalmente il dibattito alla celerità dell'approvazione del provvedimento. Come si può constatare, tale particolare «iter» è da considerarsi «irrispettoso» - uso un eufemismo - delle attribuzioni del Parlamento, esautorato della sua funzione di conversione del decreto-legge e confinato ad una mera posizione formale, di ratifica delle determinazioni adottate all'interno dell'esecutivo, prima in sede di redazione del decreto-legge e, successivamente, del maxiemendamento sul quale si pone la questione di fiducia.
Tale prevaricazione risulta palese, e ciò mi pare particolarmente delicato sottolinearlo, anche nei confronti delle prerogative del Presidente della Repubblica. Infatti, il Capo dello Stato è già intervenuto due volte in questo procedimento, prima all'atto dell'emanazione del decreto-legge e, successivamente, in sede di presentazione alle Camere del relativo disegno di legge di conversione. Sarà nuovamente il Presidente della Repubblica a promulgare la legge, una volta approvata dalle Camere, ma essa risulterà estremamente diversa da quella su cui egli è intervenuto in precedenza, proprio in forza del procedimento ricordato. Non è inutile ricordare, ancora una volta - lo abbiamo fatto in più occasioni -, il monito dello stesso Presidente della Repubblica in sede di rinvio, da ultimo quello della legge sull'ordinamento giudiziario, quand'egli fece riferimento alla complessità ed all'inaccettabilità dei maxiemendamenti, e di un precedente rinvio nel quale sostanzialmente aveva stigmatizzato le modifiche intervenute nel corso dei dibattiti parlamentari ed aveva chiesto alle Presidenze delle Camere ed al Governo di vigilare su tali profili.
Evidentemente, la vigilanza è assai attenuata e, in quest'ultimo caso, sembra quasi inesistente. Attraverso l'iter travagliato sopradescritto si è giunti, dunque, al testo attuale; è un testo illeggibile (lo abbiamo già detto), che inserisce oltre cinquanta articoli e commi aggiuntivi nel testo originario del decreto-legge, che ne comprendeva già quaranta. Si arriva, quindi, a questi complicatissimi esercizi di aritmetica latina (ce ne ha dato una prova eloquente il relatore Nitto Palma) per la sola lettura dell'intestazione degli articoli. Mi domando: cosa diranno gli interpreti, i giuristi, coloro che in qualche modo sono portati ad interpretare le leggi sulla base della volontà del legislatore? Quale volontà potranno ricostruire in dibattiti di questo tipo? Dov'è la volontà del legislatore in questo brusco, repentino, quasi incomprensibile inserimento nell'ordinamento di norme assai confuse, problematiche, del tutto illeggibili sul piano del sistema delle fonti?
Oltre alle considerazioni di forma, esistono perplessità sostanziali, che cercherò rapidamente di esaminare.
Innanzitutto, si operano interventi strutturali attraverso norme con incidenza ordinamentale, che non dovrebbero ritenersi ammissibili in sede di conversione della decretazione d'urgenza. È questo il caso degli articoli 39-vicies sexies e 39-duodetricies, che modificano la composizione numerica, rispettivamente, dei consigli di amministrazione delle fondazioni lirico-sinfoniche e delle commissioni per le adozioni internazionali.
Successivamente, è previsto un intervento attraverso il quale, con la fonte legislativa, si opera il differimento di un termine previsto da un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Mi riferisco, precisamente, all'articolo 39-duodevicies, modificativo del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 maggio 2005, relativo allo stato di emergenza
concernente la situazione socio-economica ed ambientale determinatasi nella laguna di Grado e Marano.
La sovrapposizione, nella stessa disposizione, di parti aventi diverso rango normativo costituisce un pessimo esempio di utilizzo delle fonti normative e rischia, in generale, di creare serie difficoltà agli operatori in sede di interpretazione della disposizione originaria. Nel dettaglio, è evidente che si attua un intervento microsettoriale e localistico, privo del carattere di generalità e di astrattezza che sarebbe proprio dell'atto fonte.
All'articolo 24-bis si interviene per il differimento dell'entrata in vigore di disposizioni contenute nella legge 28 dicembre 2005, n. 262, sulla tutela del risparmio, recentemente approvata dalle Camere (nel provvedimento sono richiamate moltissime leggi recenti). È evidente come anche questa disposizione contribuisca solo a creare caos in sede di applicazione della normativa recentemente novellata.
Si riscontra un limite evidente del Governo e di questa maggioranza, un modo di legiferare - è già stato detto - disorganico, ma vorrei dire anche superficiale e, quindi, caotico, perché vengono chiamate in ballo norme totalmente eterogenee.
Non è possibile approvare in due giorni un provvedimento complesso come il disegno di legge sul risparmio (oltretutto, in un testo estremamente diverso da quello a lungo dibattuto dalle Camere) e poi accorgersi di doverlo modificare, anche solo nella dimensione temporale della sua efficacia, a pochi giorni dalla sua entrata in vigore.
Le questioni della tecnica di intervento normativo sono particolarmente delicate, nonostante il clima di indifferenza che si avverte; in particolare, direi che è inevitabile la responsabilità da parte di questa maggioranza.
Recenti studi sull'attività del Governo nella XIV legislatura promossi dal Centro di ricerca sul cambiamento politico dell'università di Siena - struttura creata nel 1997, di cui fanno parte giuristi, storici, politologi ed economisti - mostrano un calo del volume delle iniziative legislative finalizzate all'implementazione delle politiche governative. In altri termini, il numero di provvedimenti significativi, ovvero quelli che riguardano la messa in opera delle iniziative legislative dell'esecutivo, è progressivamente diminuito: segno evidente di un esaurirsi della capacità innovativa e propositiva del Governo.
A tale rallentamento non è però corrisposta una riduzione del numero dei decreti-legge presentati. Ciò significa che si agisce solo attraverso interventi non strutturati, immediati e non coerenti, rinunciando ad impostare una corretta attività legislativa.
Infatti, è solo attraverso lo strumento del decreto-legge che si conferisce rapidità all'attuazione dell'azione di Governo. Esso diventa il mezzo con cui superare i vincoli dell'arena parlamentare, introducendo un'anomala corsia preferenziale in cui l'attributo stesso di urgenza, ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione, perde ogni rilevanza.
Se questo metodo è l'unica risorsa utilizzata per portare a casa le leggi del Governo, è evidente che questa maggioranza parlamentare non ha acquisito ancora - siamo al termine della legislatura! - capacità di controllo, di mediazione e di indirizzo del cammino legislativo delle iniziative dell'esecutivo, preferendo agire serrando i ranghi e senza obbligo di opposizione.
Credo che questo testo, che approviamo alla fine della legislatura, sia il più drammatico e il più grave monumento costruito all'impotenza di questa maggioranza.
È inutile dire che questo modo di procedere presenta ripercussioni gravissime sulla stessa sostanza della forma di Governo parlamentare: un'anticipazione, forse, della discussa riforma costituzionale?
Concludendo, assistiamo a un abuso enorme della decretazione d'urgenza dal punto di vista qualitativo e quantitativo; a decreti ormai strutturalmente - lo ripeto: strutturalmente - eterogenei; a decreti contenenti sistematicamente norme ordinamentali; a decreti che aggirano spesso la filosofia dei principi di bilancio e della stessa legge finanziaria; a decreti che esautorano
il Parlamento e lo stesso Governo in favore dell'attività normativa dell'amministrazione, che non ha sede nella nostra Costituzione altro che nelle fonti secondarie; a un abbinamento innaturale, ma ormai fisiologico, di decretazione d'urgenza e di questione di fiducia - forse, assisteremo alla posizione di due questioni di fiducia nel corso della stessa settimana -; a un aggiramento vistoso delle prerogative del Capo dello Stato.
È assolutamente impossibile ricondurre questi testi ad uno schema, sia pure lontano, molto lontano, di ordinamento costituzionale. Tutto ciò mi pare molto grave. Fortunatamente, siamo alla fine di questa esperienza (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, vorrei fare una premessa all'intervento che terrò tra breve. Si tratta di una premessa di metodo e di merito, visto che coincidono, soprattutto con questa maggioranza.
Trovo davvero poco edificante, come ha detto poc'anzi il collega Zaccaria, inserire la proroga delle missioni internazionali di pace in un provvedimento denominato «mille proroghe». Non è corretto e non è rispettoso del ruolo delle Forze armate e della funzione legislativa del Parlamento.
Siamo davvero sconcertati di fronte a tutto questo, ma sappiamo che al peggio non c'è mai fine. Credo che anche personalità del centrodestra, come il presidente Ramponi, abbiano difficoltà a discutere la proroga delle missioni internazionali in siffatto contesto.
Vi apprestate, dopo il voto di fiducia di stamane, a chiudere la legislatura con un ulteriore voto di fiducia, il quarantaseiesimo di questa legislatura.
È certo ancora più grave il fatto che in questo decreto sia stato inserito lo stralcio della proroga della missione in Iraq: una missione non condivisa, su cui si è divisa la comunità internazionale e il nostro paese. L'Italia è presente con i suoi militari per assicurare la pace e difendere la sicurezza in missioni importanti all'estero (in Bosnia, in Kosovo, in Albania, in Macedonia, ad Hebron, in Etiopia, in Eritrea, in Sudan ed in Afghanistan). Queste missioni hanno il nostro pieno appoggio.
Vogliamo dire grazie nostri militari per il modo in cui operano, con grande professionalità, con coraggio e con autentico senso di umanità. Sono queste doti che suscitano in noi sentimenti di riconoscenza e di orgoglio per ciò che essi fanno e che provocano all'estero grande apprezzamento nei loro confronti.
L'apprezzamento è indirizzato anche ai nostri servizi di sicurezza. Siamo consapevoli, non da ora, dell'importanza e della delicatezza del loro lavoro per la sicurezza del nostro paese. Noi non abbiamo mai anteposto motivi di parte o esigenze di propaganda al rispetto che si deve nutrire nei loro confronti e alla loro legittimazione. Non può dire lo stesso questa maggioranza.
Sono missioni importanti, a partire da quella in Albania, che ha permesso a quel paese di ritrovare ordine e serenità. Lo sono quelle in Bosnia e in Macedonia, ormai entrate ufficialmente nell'ambito dell'Unione europea. Lo è quella in Kosovo, che ha bloccato una brutale pulizia etnica che aveva allontanato dalle loro case quasi due milioni di persone. Con il contributo determinante dei nostri militari, siamo riusciti a farle ritornare nelle loro abitazioni, evitando che fosse messa in crisi l'Albania.
Signor Presidente, sono preziose ed importanti, nella loro diversa natura, le missioni ad Hebron, in Etiopia ed Eritrea, quella in Sudan, quella in Afghanistan, dove un regime fondamentalista ed intollerante ospitava la principale centrale del terrorismo internazionale e vi si identificava. Si tratta di missioni in cui sono presenti tutti i grandi paesi europei, missioni decise e realizzate in maniera condivisa e realmente multilaterale. In molte di esse è impegnata la NATO, sulla base di decisioni assunte concordemente dai paesi che ne fanno parte. Si tratta, inoltre, di
missioni volte ad interrompere violenze, a difendere i diritti umani, a garantire la pace posta in pericolo.
Questa è la differenza tra le suddette missioni e quella in Iraq, con cui si è voluto partecipare ad un'occupazione militare da parte di altri, dura ed imbarazzante, e che segue una guerra voluta, preventiva, come viene definita. È questo il discrimine tra le missioni decise in maniera condivisa per interrompere la violenza e quelle che coinvolgono, e ne costituiscono approvazione, avventure di guerra decise al di fuori delle alleanze.
Di fronte all'emergenza, purtroppo crescente, del terrorismo internazionale, non si può cancellare né rimuovere la considerazione critica sullo sconsiderato dispendio di risorse politiche, diplomatiche, strategiche, militari e di intelligence che la guerra in Iraq ha distratto dalla vera lotta al terrorismo. La distinzione tra le missioni oggetto di questo provvedimento e quella in Iraq nasce dal senso di responsabilità e da cultura di Governo. Da parte nostra, intendiamo riconfermare senso di responsabilità e cultura di Governo per le missioni di pace in nove paesi diversi, che non comprendono certamente quella irachena.
Non abbiamo bisogno di dimostrare ad alcuno la nostra affidabilità di coalizione di Governo anche perché, guardando gli errori commessi dall'attuale maggioranza in politica estera, non vediamo nessun esempio da seguire. Sull'Iraq, il nostro non può che essere un voto contrario, lo ribadiamo ancora una volta. Altro che ritiro, altro che piano di rientro! Abbiamo assistito in queste ultime settimane ad una strana procedura parlamentare: innanzitutto, il ministro ha rilasciato un'intervista ad un settimanale di costume sul presunto ritiro dall'Iraq di una parte del nostro contingente, e solo il giorno dopo ne ha parlato in Commissione. Ora, il decreto-legge in esame proroga in maniera surrettizia la scadenza. Noi, i nostri soldati in Iraq non li avremmo mai mandati. Basterà chiedervi dove sono le armi di distruzioni di massa che erano alla base delle argomentazioni portate per giustificare l'intervento militare. Quella guerra continua a portare conseguenze nefaste in tutto il Medio Oriente, come è sotto gli occhi di tutti.
Certo, non c'è che dire: chiudete la legislatura in bellezza, apprestandovi a porre l'ennesima questione di fiducia. È l'ultima volta che potete chiederla, perché fuori il paese la fiducia ve l'ha già tolta, e ve ne accorgerete il 9 aprile (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, tra poche settimane ci sarà il voto per il rinnovo del Parlamento ed il Governo si presenterà di fronte al giudizio degli elettori. Tale giudizio non potrà non essere critico verso un'azione di Governo ed un operare che nel corso di questa legislatura non è stato davvero edificante, per le scelte di merito e per il rapporto distorto che il Governo ha inteso costruire con il Parlamento. Ne risponderete di fronte agli elettori.
Il finale di questa legislatura è particolarmente triste e non degno di istituzioni serie ed autorevoli - così dovrebbero essere preservate - come sono il Governo ed il Parlamento. L'impressione che la maggioranza sta dando è quella di un armata in rotta, che avvelena i pozzi dietro le proprie spalle e fa razzia di ogni cosa che incontra per strada.
Arraffare il più possibile finché si è in tempo: questa appare la filosofia delle ultime settimane di lavoro parlamentare che, con tanta pervicacia, il Presidente del Consiglio ha preteso.
Ci troviamo di fronte, con il provvedimento in esame, a numerose proroghe di termini di legge, che sono - lo ha detto bene il collega Zaccaria - la dimostrazione del fallimento del Governo e dell'amministrazione, che o ha fatto previsioni illusorie quando ha dettato certi termini in leggi
approvate, oppure dimostra la sua incapacità a corrispondere a quei termini di legge.
Fra i casi più clamorosi presenti in questi numerosi articoli vi è la sicurezza per gli impianti sportivi. I cittadini ricordano con quanto clamore il Governo fece propaganda a provvedimenti che riguardavano norme di sicurezza per gli impianti sportivi. Nel provvedimento in esame si afferma che ciò che si pensava dovesse valere per il campionato di calcio in corso avrà valore per il prossimo campionato. Ciò significa che o si fecero previsioni del tutto astratte, perché propagandistiche, oppure si ammette oggi che non si è stati in grado di corrispondere a quegli obblighi di legge.
Abbiamo assistito ad un susseguirsi della combinazione tra decreti-legge e richiesta di voti di fiducia (della posizione della questione di fiducia se ne parla anche a proposito della norma in esame). La metafora giusta è stata già usata dal collega Zaccaria, quella di treni ai quali ogni partito della maggioranza, ogni gruppo interno alla maggioranza, aggiunge il vagone del proprio interesse, producendo il massimo di eterogeneità possibile all'interno di strumenti legislativi che dovrebbero avere, invece, una certa coerenza interna.
La sceneggiatura è sempre la stessa: il Governo prepara un testo, che viene inviato al Senato, il quale lo «arricchisce» di altri contenuti ed altri articoli per giungere alla Camera che, «imbavagliata» dalla posizione della questione di fiducia, non può che «prendere o lasciare» quanto proviene dal Senato.
Il caso più clamoroso lo abbiamo discusso in questa giornata. Sono stati messi insieme provvedimenti per la sicurezza per lo svolgimento delle prossime Olimpiadi invernali di Torino con una normativa assurda sulla punibilità del consumo delle sostanze stupefacenti.
Qualcosa di analogo - si dice - potrebbe avvenire nel destino del decreto-legge sulla pubblica amministrazione, attorno al quale vi sono state divisioni clamorose, non solo in Commissione e nelle aule parlamentari, ma addirittura pubbliche, sulla stampa. Il ministro Baccini (che, peraltro, è uno dei numerosissimi candidati del centrodestra a sindaco per il comune di Roma, a testimonianza di una divisione interna alla Casa delle libertà ormai insanabile) ha minacciato le dimissioni qualora non fossero state accolte misure di proprio radicale interesse a proposito della pubblica amministrazione.
La maggioranza, temendo di non fare in tempo ad approvare anche il decreto-legge sulla pubblica amministrazione, si è chiesta se inserirlo nel cosiddetto decreto proroga termini. Ma era troppo tardi, ed infatti il testo in esame non giunge con i contenuti previsti nel decreto-legge sulla pubblica amministrazione. L'ultima «voce» che circola concerne l'ipotesi di trasferimento di alcuni di quei contenuti niente meno che in un decreto-legge sull'agricoltura, in discussione al Senato. Se ciò avverrà, assisteremo ad un'altra prova di confusione e di eterogeneità dei decreti-legge.
Ora, abbiamo un decreto «proroga termini» con diverse decine di articoli, più consistenti nel numero di quelli originariamente previsti nel decreto-legge emanato dal Governo.
I temi sono i più disparati: dal trasporto pubblico locale alla proroga dei COCER, dal personale universitario al codice della strada, dall'esposizione permanente del design italiano e del made in Italy alle missioni militari all'estero, compresa la missione in Iraq.
Ha fatto bene il collega Molinari poco fa a dire che la scelta di inserire la proroga delle missioni all'estero, compresa quella in Iraq, tra le mille proroghe è anche irrispettosa nei confronti dei militari impegnati in queste operazioni. È una delle tante proroghe, ma la richiesta di proroga della missione in Iraq doveva costituire l'occasione per un confronto in Parlamento, perché quella missione, nonché l'intervento in Iraq hanno incendiato il Medio Oriente ed il mondo arabo.
Ciò che sta accadendo in queste ore nel mondo arabo richiederebbe una riflessione
nel Parlamento che, tuttavia, non ci sarà, perché la missione in Iraq - missione del tutto fallimentare -, oltre che sbagliata e grave, è parte di una crescente attenzione che ha prodotto, peraltro, anche la vittoria di Hamas in Palestina.
Non si vuole, tuttavia, svolgere questa discussione e, pertanto, anche la missione in Iraq è una delle tante proroghe!
Eppure, l'omogeneità della materia dei decreti-legge è un principio costituzionale al quale spesso la Corte costituzionale ed il Presidente del Repubblica hanno richiamato il Parlamento. È del tutto evidente che l'obbligatorio criterio di necessità ed urgenza, previsto dalla Costituzione, non si sposa affatto con questa smodata eterogeneità.
Inoltre, combinare decreto-legge e voto di fiducia confligge con la filosofia di diversi articoli della Costituzione e mi riferisco agli articoli 72, 77 e 81.
L'articolo 77 della Costituzione risulta del seguente tenore: il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità ed urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere, e via seguitando.
Perché questo modo di combinare decreto-legge e voto di fiducia confligge con tale articolo? Perché il Governo, che può utilizzare lo strumento straordinario del decreto-legge (è diventata, purtroppo, una prassi ordinaria nella legislatura del Governo Berlusconi), non può, tuttavia, sottrarsi al confronto ed anche al controllo del Parlamento al momento della conversione, ma può sostituire, peraltro, al testo del decreto-legge un altro testo, come avviene con la presentazione di un maxiemendamento, sul quale si impone un voto bloccato.
Questo modo di procedere confligge, inoltre, con l'articolo 72 della Costituzione, secondo il quale ogni disegno di legge presentato ad una Camera è esaminato dalla Commissione e poi dalla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale.
È evidente che la votazione articolo per articolo (anche in questo caso, il Presidente della Repubblica ci ha richiamato più volte al rispetto di tale norma) viene a saltare, quando si approva, con voto di fiducia, un decreto-legge.
Contrasta, inoltre, con l'articolo 81 della Costituzione, perché, anche in questo caso, il vaglio della Commissione bilancio è meramente consultivo.
Noi potremmo anche gioire di questo vostro comportamento, perché, in questo modo, vi presenterete al voto di aprile senza più alcuna credibilità istituzionale. Tuttavia, le ferite alla Costituzione non ci piacciono mai, perché creano precedenti pericolosi e sappiamo che, nella vita parlamentare, la prassi tende a cristallizzarsi, a riproporsi e ad essere reiterata.
A noi che sfidiamo la maggioranza, la Casa delle libertà nelle prossime elezioni e ci candidiamo a governare l'Italia, spetta un compito.
A noi spetta il compito, non solo di predisporre un programma di Governo alternativo a quello che è stato seguito nel corso di questi cinque anni, ma anche l'onere di presentare agli italiani un altro modo di governare. Un modo di governare che, al contrario di quello che ha posto in essere la Casa delle libertà, sia effettivamente democratico perché rigorosamente rispettoso del dettato costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Benvenuto. Ne ha facoltà.
GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, sono tre le ragioni per le quali i Democratici di sinistra esprimono un voto contrario sulla conversione di questo decreto-legge. La prima ragione è riferita al metodo e alla procedura che è stata seguita.
Quello in esame è un decreto-legge che finisce per comprenderne anche altri, è un decreto-legge che contiene delle norme che
poco hanno a che fare con il significato e con il rispetto della Costituzione. Ci sono delle proroghe che addirittura arrivano al 2010 o al 2012 ed è un provvedimento che, già nel corso del dibattito al Senato, si è prestato a forti rilievi di incostituzionalità. Mi riferisco al fatto che è ormai radicata l'abitudine del Governo di utilizzare la corsia del Senato per le differenze esistenti tra i due regolamenti, però questa volta si è esagerato; infatti, il decreto-legge è stato, in occasione del voto di fiducia, profondamente modificato con un emendamento interamente sostitutivo, privo di una relazione tecnica. Leggendo i resoconti del Senato si apprende che il Presidente, con un'interpretazione sicuramente azzardata, ha affermato che non esiste il vincolo di una relazione tecnica per gli emendamenti che vengono presentati quando viene posta la questione di fiducia. Questa è un'interpretazione azzardata perché, andando di questo passo - meno male che siamo alla fine della legislatura e ci battiamo perché ci sia un cambio di maggioranza - il Presidente del Senato arriverà a sostenere che il Governo può chiedere la fiducia non soltanto senza la relazione tecnica, ma anche senza il testo.
I rilievi non sono solo questi, ma sono anche riferiti alla procedura singolare che è stata seguita al Senato: è stato presentato un maxiemendamento, che è stato profondamente modificato nella fase finale; infatti, a seguito delle denunce e dei rilievi dell'opposizione che hanno portato ad una riconsiderazione da parte della maggioranza e ad una attivazione del ministro dell'economia e delle finanze che, evidentemente, si era «distratto» rispetto a quanto aveva sostenuto il ministro Giovanardi, sono stati espunte molte misure che erano assolutamente cervellotiche o prive di copertura.
Di queste ne segnalo due perché la mia preoccupazione è che, in questa fase convulsa di fine legislatura, tali misure, uscite dalla porta, rientrino dalla finestra, inserite in qualche altro dei provvedimenti che stiamo ancora discutendo. In particolare, mi riferisco ad un emendamento riguardante la giustizia tributaria.
Comprendo che vi sia in alcuni settori della maggioranza una particolare allergia nei confronti dei giudici, ma a me pare estremamente errato che la giustizia tributaria - che funziona veramente e che aveva subito una modifica recentemente, con un decreto-legge convertito all'inizio del mese di dicembre scorso - sia assoggettata ad una nuova modifica che riduca di un terzo il numero dei giudici tributari; e ciò, nonostante sappiamo tutti benissimo che è fondamentale per svolgere una forte azione di contrasto all'evasione e all'elusione fiscale non intaccare e indebolire la giustizia tributaria che rappresenta, lo ricordo, un settore di eccellenza proprio perché riesce ad ottenere una ragionevole durata dei processi tributari. Pertanto, mi auguro che questa norma, bocciata e poi ritirata, non sia più ripresentata.
Desidero segnalare un'altra questione che ritengo francamente incomprensibile. Faccio riferimento all'emendamento presentato dal ministro Giovanardi, e poi ritirato in serata, concernente un provvedimento riferito alla cartolarizzazione del patrimonio dell'INPS. Come ricorderete, il Governo era stato costretto, su denuncia dell'opposizione, ad intervenire su una procedura del tutto singolare che era stata seguita nella vendita di un immobile situato a Colle Oppio, di fronte al Colosseo. Quell'immobile era stato considerato non di pregio sulla base di una perizia effettuata non dall'agenzia del territorio, ma effettuata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in base alla quale quell'immobile poteva essere venduto a poco più di mille euro al metro quadro. Tale procedura, contenuta in una precedente disposizione legislativa, è stata annullata; essa era inserita, come detto, nell'emendamento presentato dal ministro Giovanardi. Trovo singolare l'accanimento verso questa procedura allo scopo di varare una misura di favore che rappresenta una telenovela della serie «Anche i ricchi piangono». In quell'immobile, guarda caso, risiedono un consigliere di Stato e un noto fustigatore di costumi e dei pensionati (il presidente del collegio dell'INPS) che insistono affinché tale immobile sia
praticamente svenduto. L'emendamento, come detto, è stato ritirato, ma non vorrei che quella previsione la ritrovassimo in uno dei prossimi decreti-legge che saranno esaminati dall'Assemblea.
Il provvedimento in esame, a mio avviso, non è condivisibile sia perché non dispone la proroga di alcune misure che, a nostro avviso, dovevano essere prorogate, sia perché altre misure, che invece non meritavano di essere prorogate, sono state al contrario prorogate. Quali sono le misure che non sono state prorogate nonostante gli impegni assunti dal Governo? Mi limito a indicarne alcune.
In primo luogo, la proroga dei termini per l'erogazione del sussidio di disoccupazione nel settore agricolo. In secondo luogo, la proroga dell'applicazione della clausola di salvaguardia ai trattamenti di fine rapporto. In terzo luogo, la proroga dei termini in ordine alla deduzione forfettaria.
Nonostante l'attuale Governo si proponga continuamente di ridurre le tasse, nel paese si è registrato un aumento della tassazione dal 18 al 23 per cento sul trattamento di fine rapporto proprio perché non è stata applicata la clausola di salvaguardia; a questo proposito, ricordo che un provvedimento che riguardava questa tematica, approvato dalla Camera, è stato insabbiato al Senato. La mancata proroga ha comportato per più di un milione di lavoratori, andati in pensione o che hanno cambiato lavoro, il pagamento di due miliardi di euro in termini di maggiore tassazione. Tuttavia, evidentemente, il Governo è insaziabile!
A gennaio, è scaduta un'altra deduzione che si applicava al trattamento di fine rapporto e che era legata all'entrata in funzione dei fondi di previdenza integrativa. Nonostante il parere favorevole del ministro del welfare, Maroni, e nonostante una risoluzione che è stata approvata all'unanimità dalla Commissione finanze, i fondi pensione sono slittati al 2008, mentre nel 2006 e nel 2007 il trattamento di fine rapporto, già abbondantemente tassato, subirà un ulteriore salasso, per il venir meno di questa deduzione.
In questo provvedimento è poi prevista la quinta proroga per il passaggio del catasto ai comuni; e sappiamo come questo passaggio sia necessario e fondamentale. Sappiamo altresì come vi siano delle indagini e delle richieste da parte dell'ANCI, così come sappiamo che esiste una collaborazione ed anche un notevole miglioramento da parte dell'Agenzia del territorio; tuttavia non si riesce a capire perché il Governo, in cinque anni, non abbia trovato il tempo e la possibilità di affrontare il problema del passaggio del catasto ai comuni. Si tratta peraltro di un problema fondamentale per affrontare la questione dell'ICI, per rimodulare questa imposta e per trovare un meccanismo che corrisponda a valutazioni più eque dei fabbricati.
Aggiungo un'altra questione complicata - non sappiamo infatti come muoverci -, quella relativa alla legge sul risparmio. Vi è al riguardo un altro decreto-legge, di cui non si sa però quale sarà l'esito, perché nei giorni pari rimane in vita, mentre nei giorni dispari viene assorbito da questo decreto «mille proroghe». Anche in questo caso vi è una contraddizione.
La Consob ha chiarito infatti che non è in grado di rispettare i tempi per la redazione dei regolamenti stabiliti nella legge sul risparmio. È stato quindi presentato un decreto-legge che prevede dei tempi più ampi, ma nel decreto che stiamo esaminando questi tempi sono stati accorciati. Nello stesso tempo, non si è trovato né il momento, né il tempo, né l'occasione per affrontare la richiesta, che è unanime da parte di tutte le forze politiche e da parte delle autorità, volta ad eliminare la norma, che è stata inserita nella legge sul risparmio, che prevede che l'elezione nei consigli di amministrazione avvenga con voto segreto, essendo questo un meccanismo che praticamente vanifica quella trasparenza e quella necessità di mancanza di opacità che sono invece fondamentali per quanto riguarda il funzionamento del risparmio.
Aggiungo che resta in piedi l'incredibile disposizione che prevede l'istituzione di un comitato ad hoc presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, che si costituisce per tutelare i risparmiatori, ma che non vede una loro presenza al suo interno. Mi riferisco, in particolare, ai risparmiatori che hanno investito in bond argentini, i quali prima sono stati raggirati ed ora vengono presi in giro, perché non c'è nessuna misura da parte del Governo, né a livello internazionale, né a livello operativo, che metta in moto un meccanismo teso a trovare una soluzione che tenga conto delle pronunce, ormai diffuse e sostanzialmente univoche, della magistratura a favore dei risparmiatori che sono stati truffati, e che tenga conto anche del fatto che le sanzioni irrogate dalla Consob sono state confermate in tutti i gradi da parte delle autorità competenti. Cosa fa il Governo? Non riunisce il CICR: rinvia e non prende una posizione a questo riguardo.
Ancora, cito altre due questioni. È stata tolta la possibilità al Parlamento di esprimere un parere su come verrà attribuita la percentuale del 5 per cento alle organizzazioni non-profit della ricerca, del volontariato e dalle fondazioni. Il meccanismo adottato è estremamente farraginoso, perché molto diverso da quello dell'8 per mille. Saggiamente, era stato previsto nella legge finanziaria che si sarebbero sentite le Commissioni parlamentari, ma questo decreto-legge «mille proroghe» cancella la possibilità per il Parlamento di dare un proprio parere ed un proprio contributo.
Quante volte abbiamo sentito dire in quest'aula che vi è la necessità di difendere il made in Italy? Quante volte abbiamo sentito dire dai colleghi della Lega, di Alleanza Nazionale e di Forza Italia che è fondamentale far fronte a questo rischio che viene dalla concorrenza e della contraffazione? Ebbene, anche qui c'è una nota amara ad umoristica, perché la previsione dell'obbligo di etichettatura nella vendita dei prodotti per quanto riguarda l'indicazione del paese d'origine è stata anch'essa prorogata di un anno. Questo fa il paio con quanto avverrà domani, o dopodomani, perché un accordo di cooperazione con la Cina sulla innovazione, la ricerca ed il mercato, che era stato stipulato nel 1998, viene sottoposto alla ratifica del Parlamento dopo otto anni. Evidentemente, il ministro dell'economia e delle finanze, occupato nello scrivere libri sul pericolo rappresentato dalla Cina, si è dimenticato di fare quello che, saggiamente, doveva essere realizzato per difendere il made in Italy o per aprire un discorso serio con la Cina per quanto riguarda le politiche commerciali e di innovazione.
Cosa troviamo, invece, in questo provvedimento? Ancora misure come quella che proroga ulteriormente l'Alta commissione che dovrebbe fornire al Parlamento i dati su come ha funzionato o dovrebbe funzionare il federalismo fiscale e su come si sono articolate le tassazioni a livello centrale e periferico. Doveva essere operativa dal 2003 e, di proroga in proroga, non si vede la fine dei lavori di tale commissione. Segnalo ancora le nuove misure che sono state adottate per i rimborsi elettorali, che finiscono per avvantaggiare determinate forze politiche e determinati candidati.
Segnalo, in conclusione, un'altra norma che raggiunge veramente l'incredibile. Si è adottata una misura in base alla quale l'organico del Consiglio di Stato è stato aumentato di una unità per consentire, con una norma legislativa, che il primo in graduatoria di un concorso, dichiarato idoneo ma non vincitore, e, potesse trasformare l'idoneità in assunzione presso il Consiglio di Stato. Siamo di fronte a norme che sono sempre di più ad personam e che indicano uno spezzettamento della politica economica e della politica sociale.
Per concludere, non parlerò delle questioni che sono state già evidenziate dai colleghi e non aggiungerò nulla a quanto detto dall'onorevole Leoni riguardo alla proroga relativa alle missioni internazionali o ad altre misure che sono state già sottolineate: abbiamo sentito il lunghissimo elenco fatto dal relatore. Commentando il provvedimento e, soprattutto, il
fatto che, rispetto al testo iniziale, sono intervenute molte modifiche e molti ridimensionamenti, il ministro dell'economia e delle finanze ha dichiarato: abbiamo sconfitto i topi che volevano appropriarsi del formaggio!
Non so a chi si riferisse il ministro. Si riferiva a suoi colleghi, ad esempio al ministro per la funzione pubblica, il quale ha addirittura minacciato le dimissioni, pensando, probabilmente, a soluzioni come quelle contenute nel provvedimento sulla pubblica amministrazione, oppure si riferiva al presidente del collegio sindacale dell'INPS? Non so a chi si riferisse Tremonti. Quello che so è che, purtroppo, non c'è formaggio, ma una situazione economica ed una situazione del bilancio dello Stato precarie e difficili.
So che le misure che ci accingiamo ad esaminare e le altre che ci impegneranno nei prossimi giorni denotano irresponsabilità in chi non ha saputo gestire i conti dello Stato, in chi si presenta al paese con una gestione fallimentare tanto sul versante delle entrate, quanto su quello delle uscite.
Toccherà agli elettori cambiare una realtà cruda e amara, che imporrà modifiche profonde e, soprattutto, il ripristino della certezza del diritto, il ripristino della coerenza delle misure da adottare, il ripristino della legalità nel modo di gestire la politica economica e finanziaria (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Pinotti. Ne ha facoltà.
ROBERTA PINOTTI. Signor Presidente, mi ricollego alla parte dell'intervento dell'onorevole Leoni in cui il collega, dopo avere indicato gli elementi di contrarietà al provvedimento in esame (evidenziati, peraltro, in tutti i nostri interventi), ha sottolineato quanto grave sia stata la decisione di utilizzare il cosiddetto decreto milleproroghe (in cui c'è, appunto, di tutto e di più ...) per inserirvi le disposizioni concernenti la prosecuzione della missione in Iraq e delle altre missioni internazionali: affrontiamo la relativa discussione, che era già cominciata in Commissione e che abbiamo già svolto più volte in questo Parlamento, in un contesto internazionale che è diventato, oggi, particolarmente esplosivo.
Quanto sta avvenendo preoccupa tutti noi. Abbiamo visto i disordini che si stanno verificando nei paesi islamici: oggi, una postazione militare italiana è stata attaccata a colpi di arma da fuoco a Kabul; a Herat, numerosi manifestanti hanno lanciato sassi contro la sede del comando provinciale italiano per la ricostruzione; quattro manifestanti afgani sono morti a Maimana (una folla inferocita aveva caricato le postazioni dei paesi occidentali e, in particolare, aveva attaccato alcuni soldati norvegesi che fanno parte della missione ISAF, della quale, appunto, decidiamo di occuparci tra mille altri argomenti); a Kabul vi sono stati incidenti davanti alla sede dell'ambasciata danese.
Questi episodi gravissimi, che si stanno moltiplicando, denunciano uno stato di malessere profondo, che meriterebbe un'attenta riflessione nel momento in cui ci accingiamo a prendere una decisione corretta e giusta. Stasera, il Segretario generale della NATO ha confermato che, nonostante i disordini, la missione deve andare avanti. Noi condividiamo: la missione ISAF deve proseguire, ma affrontiamo la discussione di lasciare in quel territorio i nostri soldati con un ruolo importante.
Ad agosto, abbiamo avuto anche un ruolo di comando in questa missione, ora passato ad un altro contingente. Affrontiamo la decisione di far permanere la missione nell'ambito dell'esame di mille altri provvedimenti senza pensare, in questo contesto, alle novità, alle attenzioni, alle azioni da mettere in campo in quello che è ormai uno scenario internazionale esplosivo.
Ovviamente, non poteva esservi contezza di ciò che sta avvenendo oggi nel momento in cui abbiamo ascoltato, in sede di audizione, il ministro Martino, il 19
gennaio scorso, quando egli ha annunciato alle Commissioni riunite esteri e difesa che sarebbe cominciata una strategia di rientro dei nostri militari dall'Iraq. Certamente, allora non si poteva avere idea di ciò che sarebbe successo a seguito delle vignette, con lo scatenarsi di un vero e proprio odio antioccidentale che sta dilagando in tutto l'Islam. In questo senso, può essere utile rileggere oggi la descrizione della situazione fatta dal ministro Martino, una descrizione piana, soddisfatta, come se tutto fosse assolutamente sotto controllo, come se tutto stesse procedendo nel migliore dei modi possibili.
Ricordo che, nel corso di quella audizione, il ministro aveva sottolineato più volte il successo della missione italiana - utilizzando ripetutamente tale termine - ed aveva proceduto, con meticolosa precisione, nello scadenzare il calendario: passaggio alla sovranità del Governo interinale nel giugno 2004, elezioni politiche fissate per il gennaio 2005, varo della Costituzione nell'agosto 2005, elezioni politiche definitive per il 15 dicembre. Insomma, l'illustrazione di un processo di stabilizzazione democratica (che, ovviamente, guardiamo con favore).
Però, in quella audizione, nella descrizione di questo processo, non ricordo alcun accenno ai 2500 militari morti e ai 35 mila morti iracheni (questi sono i dati); non ricordo alcun accenno al fatto che, l'8 dicembre, le principali autorità civili, religiose e politiche in Iraq avevano sottoscritto un patto d'onore, in cui chiedevano, al primo punto, che vi fosse un ritiro delle truppe militari (anzi, si cominciava ad affermare che non sarebbero state accettate basi militari successivamente al ritiro); non ricordo alcun accenno alle bombe che drammaticamente continuano a scoppiare nei mercati, davanti alle stazioni di polizia, nelle file davanti ai negozi.
Nella sua relazione, il ministro ha poi fatto un'affermazione in particolare, secondo cui avremmo fatto «una scelta di campo fra democrazia e terrorismo». In realtà, continuiamo a ribadire che la scelta della guerra all'Iraq è stata unilaterale, non legale, fuori dal diritto internazionale!
Ricordo che, in svariate audizioni volte a discutere di tale missione, ho sentito affermare - così anche in alcune trasmissioni televisive - che l'Italia avrebbe deciso di inviare i soldati dopo la risoluzione dell'ONU: questo non è vero! L'Italia lo ha deciso prima. I soldati sono arrivati in Iraq quando la risoluzione dell'ONU era stata emanata ma, da un punto di vista temporale, l'Italia ha deciso il loro invio prima. Mi preme sottolineare questo dato al fine di una veritiera ricostruzione dei fatti, altrimenti, come per tante altre situazioni, si manipola la realtà.
Quindi, riteniamo che, in uno scenario come quello che abbiamo di fronte, dove il rischio di scontro fra civiltà - l'odio addirittura dell'una per l'altra - è quanto mai evidente, palpabile e preoccupante, una strategia come quella utilizzata in Iraq non solo non abbia diminuito il terrorismo, ma, al contrario, lo abbia aumentato, facendo dell'Iraq un grande campo di addestramento per i terroristi.
Dal punto di vista del rischio di un conflitto fra due mondi, questa strategia della forza prepotente, questa strategia della forza unilaterale sicuramente è una ricetta sbagliata, e credo sia anche una delle cause di certi episodi a cui oggi stiamo assistendo, episodi che non giustifico, episodi terribili di violenza e di intolleranza. Ne ricordo solo uno, quello che maggiormente mi ha scioccato. Tra i vari filmati che sono stati trasmessi dai telegiornali in questi giorni, ne ricordo uno che mostrava una maestra che portava i bambini fuori dalla classe perché potessero bruciare una bandiera danese: ebbene, fra tutti i gesti violenti che visto, ho ritenuto questo il più violento, perché penso sia terribile che una maestra insegni questo ai bambini.
Siamo di fronte ad uno scenario internazionale davvero preoccupante, rispetto al quale dovremo fare richiamo a tutta la nostra attenzione politica e diplomatica per capire come muoverci. Come ripeto, abbiamo prorogato di 15 giorni l'attività
del Parlamento, rispetto all'ipotesi iniziale che era stata formulata, probabilmente per interessi che sono al di fuori di ciò che si fa in questo Parlamento. Tuttavia, dal momento che abbiamo deciso di prolungare l'attività parlamentare, forse valeva la pena che il Parlamento italiano discutesse di questo argomento con attenzione.
Rispetto alla situazione che stiamo affrontando, si potrebbero trovare anche nell'analisi delle altre missioni internazionali alcuni suggerimenti utili per capire come operare. Tra queste missioni, ne ricordo alcune, soprattutto le missioni nei Balcani e la missione disarmata dell'Unione europea in Palestina, che era stata richiesta dall'Autorità palestinese prima della vittoria elettorale di Hamas, che ho ritenuto particolarmente importante. Quanto all'azione che si sta svolgendo nei Balcani, essa dura ormai da molti anni. Come abbiamo detto, pensavamo che quel processo di pacificazione fosse più rapido. Tuttavia, è certo che in Kosovo, per esempio, dal 1999 la progressione, seppur lenta, è evidente. Si tratta di un processo che va avanti e di un'azione molto importante. Allo stesso modo sono importanti le missioni che sono diventate dell'Unione europea, sempre nei Balcani.
È un percorso che noi osserviamo svolgersi a tappe lente, nel quale l'elemento militare, adesso, lentamente sta lasciando spazio all'elemento civile, cioè a chi ricostruisce i codici di giustizia, a chi insegna ai poliziotti ed ai carabinieri come devono lavorare, attraverso una serie di strumenti di Stato e democratici assai importanti. Credo che questa esperienza avrebbe potuto essere utile, se confrontata e messa in relazione con un'altra importante nostra missione, la missione ISAF in Afghanistan. Sarebbe stato interessante svolgere questa discussione con particolare attenzione, perché anche quest'ultima missione, a prescindere dagli ultimi episodi drammatici di queste ore, sappiamo che sta procedendo. Infatti, non riguarda più soltanto Kabul ma, andando verso sud, vi sono nuovi territori che devono entrare sotto il suo controllo. Sappiamo che la situazione è ancora drammaticamente difficile.
Ricordo che, nel corso dell'audizione del ministro Martino, il senatore Andreotti ha chiesto se stessimo analizzando il fatto che la produzione di oppio è aumentata notevolmente rispetto all'epoca in cui c'era il regime dei talebani.
Allora, che cosa sta accadendo? Quale tipo di controllo stiamo effettuando e come riusciamo a seguire la situazione? Certamente, i momenti elettorali sono stati importanti e li abbiamo seguiti con passione e con partecipazione. Tuttavia, ci sono altri passaggi che non possono sfuggire e che dovrebbero trovare un luogo di discussione approfondita e non burocratica in una sede così importante come quella del Parlamento. Infatti, ciò che mi ha lasciato sempre un po' di amaro in bocca riguardo alle relazioni che sono state esposte dal ministro Martino o dai suoi sottosegretari è l'idea di calendario, di scadenzario, non vorrei dire di lista della spesa, perché il termine è un po' offensivo. In qualche modo, si trattava di una classificazione, senza una analisi ed un contributo in termini di strategia.
Ciò rappresenta un problema, così come lo è stato - lo ribadisco - il non aver fatto ricorso alla politica ed alla diplomazia nel caso dell'Iraq e l'aver deciso, invece, di intervenire contro armi di distruzione di massa che si sono rivelate inesistenti; si è poi sostenuto, alla fine, che si voleva abbattere un dittatore (ma lo si è fatto creando una situazione come quella descritta).
Da tale punto di vista, anche considerando lo scenario iraniano - e quindi le preoccupazioni che stanno emergendo da quel fronte -, ritengo che dovremmo avere maggiore attenzione strategica, anche nell'utilizzo e nell'invio dei nostri militari. Noi abbiamo circa 12 mila militari impegnati in varie missioni. Si tratta di un numero assai consistente: siamo il terzo paese per invio di contingenti militari. Peraltro, se aveste modo di colloquiare o con la «truppa» o con i generali, prendereste atto di come sia avvertita una preoccupazione fortissima; infatti, con i tagli apportati al bilancio della Difesa dall'ultima legge finanziaria - siamo allo
0,86 per cento -, costoro riferiscono di non sapere se si riuscirà a far fronte agli oneri relativi alla formazione, alla predisposizione delle attrezzature e a quant'altro sia necessario per riuscire a sostenere situazioni di pericolo. Va anche considerato che le missioni militari necessitano di ricambi di sei mesi in sei mesi e che, a tale riguardo, si pone l'esigenza di avere sempre l'attrezzatura e l'equipaggiamento al massimo dell'efficienza perché si tratta, appunto, di situazioni rischiose. Quindi, anche su tale versante, andrebbe condotta una valutazione; stiamo chiedendo molto alle nostre Forze armate, mentre abbiamo dato loro pochissimo.
Ma, con maggiore strategia, si dovrebbe anche riflettere su quali debbano essere gli scenari nei quali intervenire; tra questi, sicuramente i Balcani e l'area del Mediterraneo: o forse pensiamo di seguire «onde» o «richiami» che vengono fatti anche in modo assolutamente improprio?
Concludo il mio riferimento alla questione irachena osservando che, forse - anche se, certamente, con i «se» e con i «ma» non si può scrivere la storia -, se l'Italia non fosse stata la promotrice o la sostenitrice di quel documento degli otto paesi che ha spaccato l'Europa, gli Stati Uniti avrebbero potuto riflettere un po' di più prima di decidere un attacco ed una guerra che ritengo rappresentino una delle situazioni che sta creando questa instabilità generalizzata - nel mondo orientale in particolare - e, soprattutto, questo scenario quasi da scontro di civiltà.
Dunque, da tale punto di vista, ritengo che oggi siano molto importanti i temi relativi alla sicurezza; sappiamo che non si può più discutere della sicurezza nazionale senza fare riferimento a scenari internazionali, a forze multilaterali e ad una possibile governance del mondo, che deve certamente mettere in moto strumenti di legalità internazionale. Occorrono, peraltro, tanta più attenzione e delicatezza nell'affrontare le questioni quanto più ci accorgiamo che i problemi, oggi, si stanno ingigantendo fino ad esplodere.
Di tali questioni certamente non è divertente parlare in un'aula semivuota - peraltro, ringrazio i colleghi che sono rimasti ad ascoltare il dibattito -, intervenendo su un decreto che contiene un po' di tutto. Ritengo che anche questa situazione rappresenti un esempio dello spregio, in sostanza, fattosi di questo Parlamento in tutta la legislatura; nonostante la riforma costituzionale non sia stata ancora promulgata, ritengo che già si sia cominciato ad attivare il modello di Stato contenuto in quella riforma. Infatti, vi invito a riflettere sulla circostanza che le ultime tre leggi finanziarie sono «passate» tutte con un voto di fiducia; l'ultima, addirittura, ha riscritto completamente il lavoro che era stato svolto in Commissione di merito (che invece era stato fatto salvo nel caso della precedente legge finanziaria).
Abbiamo deciso l'inserimento della nuova normativa sulla droga in un decreto che tratta delle Olimpiadi, mentre nel provvedimento in esame, come hanno osservato i colleghi, è contenuto di tutto e di più. Ritengo che ciò rappresenti - e concludo il mio intervento - uno spregio al Parlamento e ritengo, altresì, di dover evidenziare la poca attenzione ed il poco rispetto nei confronti dei militari impegnati nelle missioni internazionali i quali, forse, non meritavano di essere considerati in un «provvedimento-arlecchino». Forse, anzi, potevano sentirsi rivolgere altro, anziché le solite «pacche sulle spalle» frequentemente sottintese nell'espressione «i nostri ragazzi»; espressione che sento assai soventemente dai colleghi della destra quando parlano dei nostri militari, i quali, invece, spesso sono uomini e donne ben cresciuti, che nulla più hanno dei «ragazzi».
Rispetto a tale questione, credo che una maggiore solidarietà ed una maggiore attenzione nei loro confronti avrebbero potuto essere dimostrate dal mondo politico. Infatti, di fronte ad una situazione rischiosa e pericolosa - come quella in cui, oggettivamente, si trovano oggi i nostri militari impegnati, ad esempio, in Iraq o in Afghanistan -, avremmo dovuto svolgere una discussione seria ed approfondita.
Forse avremmo dovuto riconfermare gli stessi obiettivi, ma avrebbero dovuto comunque essere calibrati da una strategia. Tuttavia, mi riferisco ad una strategia di cui, in questi cinque anni di legislatura, non ho mai sentito parlare né il Governo (ministri o sottosegretari), né, purtroppo, i colleghi della maggioranza.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Mazzarello. Ne ha facoltà.
GRAZIANO MAZZARELLO. Signor Presidente, il Presidente del Consiglio ha voluto «prorogare» la legislatura, motivando tale scelta con il fatto che era necessario un impegno del Parlamento per approvare moltissimi provvedimenti importanti e fondamentali per il paese e per i cittadini.
Il decreto-legge in esame (gran parte del quale poteva essere esaminato, per la sua natura, a Camere sciolte) rappresenta la dimostrazione della strumentalità di quella posizione: ormai è chiaro a tutti, infatti, che essa è stata usata e perseguita per riempire della presenza del Presidente del Consiglio i nostri mezzi televisivi.
Noi, invece, siamo testardamente qui, e proviamo ancora a vedere se riusciamo davvero a realizzare, in questa fine legislatura, qualcosa di utile per i problemi dei cittadini e per la condizione economica del nostro paese.
Intendo trattare, allora, una questione che meriterebbe di essere affrontata. Infatti, nell'ambito del grande comparto dei trasporti e della logistica (dal sistema ferroviario al trasporto aereo, dal sistema dei porti agli aeroporti), sarebbe necessario disporre la proroga di alcuni provvedimenti e, in alcuni casi, il blocco delle misure sbagliate e negative adottate da questo Governo.
Vorrei ricordare che, nella seduta di ieri, in quest'aula è accaduto un fatto gravissimo. Infatti, di fronte al disagio pesantissimo subito da migliaia di pendolari, si voleva svolgere una discussione al fine di impegnare il Governo ad assumere misure volte a superare l'emergenza in atto nel trasporto ferroviario del paese. Il Governo, tuttavia, di fronte alle interpellanze urgenti presentate (firmate, in qualche caso, dai presidenti dei maggiori gruppi di opposizione), non si è presentato. Il rappresentante dell'esecutivo ha poi trovato un ripiego leggendo, dopo qualche minuto di confusione, un fax fattosi rapidamente spedire dalle Ferrovie dello Stato.
Ciò dimostra la gravità dei fatti che accadono. Se possiamo ricorrere ad una battuta, si proroga l'assenza e la cattiva volontà del Governo nell'affrontare una grave emergenza, che affligge tanti cittadini del nostro paese.
Come stavo dicendo, le questioni che riguardano il grande comparto dei trasporti e della logistica avrebbero bisogno di proroghe di provvedimenti; al contempo, occorrerebbe bloccare le misure sbagliate adottate da questo esecutivo.
Vorrei rilevare che il decreto-legge in esame avrebbe potuto essere usato a tale scopo; anzi, ricordo che, al Senato, qualche esponente del Governo ci ha persino provato, tentando di compiere un'operazione propagandistica (salvo poi eliminare qualsiasi misura di questo genere dal provvedimento che, alla fine, è stato votato). Mi riferisco al grande disastro in atto, come dicevo, nel settore dei trasporti e della logistica del nostro paese, ed in particolare per tutta la parte che riguarda l'economia del mare. Si tratta di un disastro che avviene in settori che pure rappresentano un'opportunità per il nostro paese, e mi riferisco alla flotta, alla cantieristica ed ai porti. Si tratta di settori che perdono colpi perché sarebbero necessarie alcune misure importanti; penso, lo ribadisco, alla cantieristica ed alla flotta. Sarebbe necessario - in questo campo, sì - prorogare una serie di misure positive che i Governi precedenti avevano assunto, di sostegno alla cantieristica ed alla flotta del nostro paese.
Onorevoli colleghi, ieri si è assistito ad una presa di posizione del presidente di Confitarma - e non credo che quest'ultimo possa essere accusato di essere un «comunista», come spesso si usa dire da parte del Presidente del Consiglio per
combattere coloro che lo criticano -, il quale ha fatto un'affermazione pesantissima, da non prendere «sotto gamba», ossia che questo Governo non ha una cultura di una politica del mare. È, ripeto, un'affermazione pesantissima, se si considera che il nostro è un paese circondato dal mare, che ha una grande opportunità di sviluppo economico in questi settori.
Dunque, flotta, cantieri e cabotaggio meriterebbero una proroga di alcuni provvedimenti che questo Governo non è stato in grado di portare avanti rispetto all'azione del Governo precedente. Perché non si prorogano tali provvedimenti? Perché non si impegnano risorse, anziché in qualche misura di sottogoverno - come avviene con questo decreto-legge -, in settori talmente fondamentali per la nostra economia e per il nostro paese, quali i porti? Noi abbiamo addirittura votato all'unanimità, su nostra proposta, degli ordini del giorno che impegnavano il Governo a revocare - occorrerebbe non prorogare più tale misura - il «famigerato» blocco al 2 per cento degli investimenti nei porti, una misura che non solo ostacola i finanziamenti alla portualità italiana, ma impedisce persino che i porti italiani impegnino le risorse che sono già a loro disposizione.
Si tratta di un grande settore che potrebbe produrre sviluppo, far crescere l'economia e l'occupazione del nostro paese; anche in tale caso si assiste, invece, ad una crescita zero. Mentre raddoppiano i traffici nel Mediterraneo ed i porti della Spagna registrano una crescita del 10 per cento e quelli francesi quasi altrettanto, i porti italiani hanno avuto una percentuale di crescita pari - lo ripeto - allo zero per cento! Ciò perché? Perché, da due anni ormai, il Governo blocca la possibilità di investimento nei nostri scafi. In materia, sarebbe necessaria l'adozione di una misura appropriata, ed insisteremo su tale aspetto, perché venga adottata una misura che blocchi la scelta sbagliata compiuta con la legge finanziaria di due anni fa, proprio per dare al sistema complesso dei trasporti e della logistica, che, come ho detto, potrebbe rappresentare una grande opportunità per l'Italia, un po' di respiro, una possibilità di crescita e di sfruttare le occasioni che abbiamo di fronte.
Abbiamo ascoltato il ministro Tremonti fare una affermazione gravissima, che non sta né in cielo né in terra, ossia che è meglio non finanziare i porti perché in tal modo impediremmo ai prodotti cinesi di arrivare nel nostro paese. È troppo facile, ovviamente, dire che si perde una grande occasione di lavoro, che proprio i rapporti con la Cina, in questo caso, ci offrono. Favoriamo gli scali che sono in competizione con i nostri e, quindi, queste merci, da e per il grande Oriente, passeranno per i porti vicini a noi. Ciò denota, davvero, una profonda mancanza di cultura, come sostengono gli addetti ai lavori, i protagonisti, gli operatori del settore.
Noi vorremmo che in questo provvedimento, così carente e confuso, fossero almeno contemplate alcune misure. Non muovo critiche per quanto è stato previsto, anche se lo hanno già fatto molti miei colleghi; muovo critiche per ciò che avrebbe potuto esserci, per affrontare davvero, a fine legislatura, i problemi seri del nostro paese, quelli di fronte ai quali si trovano i cittadini italiani nella loro vita quotidiana. Al riguardo, questo Governo per ora non ci ascolta; noi, comunque, lo ripeto, siamo qui ad insistere con tenacia e testardaggine. Visto che questa legislatura è stata prolungata, come si diceva, strumentalmente, per affrontare i problemi dei cittadini italiani, noi vogliamo provare a farlo; intendiamo costringervi a confrontarvi sui veri temi che sono alla base del nostro sviluppo, della nostra economia e della condizione dei cittadini nel nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Pisa. Ne ha facoltà.
SILVANA PISA. Signor Presidente, cercherò di svolgere un intervento il più breve possibile.
Le missioni internazionali, ossia le questioni riguardanti la pace e la guerra, che,
quindi, rivestono una certa rilevanza, sono trattate all'articolo 39-vicies bis del cosiddetto provvedimento «mille proroghe». Ciò dimostra, anche formalmente, un'idea di banalizzazione della guerra - vicies bis! -, che la dice lunga sull'idea del mondo concepita da questo Governo.
Si scippa al Parlamento la possibilità di discutere nel merito anche del rinnovo della missione irachena. Infatti, la prosecuzione della missione è stata autorizzata senza una valutazione dei fatti e delle nuove tensioni che si stanno producendo in Medio Oriente: mi riferisco alla vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi, mi riferisco al Libano ed alle turbolenze che in questi mesi lo attraversano, nonché alla vicenda dell'arricchimento dell'uranio in Iran (peraltro, vorrei dire sommessamente, tra parentesi, che la condanna delle armi nucleari, per essere credibile, dovrebbe valere per tutti, anche per Israele e per il Pakistan, per non parlare dei paesi limitrofi).
Si dispone pertanto la prosecuzione della missione in Iraq senza uno sguardo che comprenda, nella sua ampia panoramica, il sempre più stringente posizionarsi di due blocchi (per semplificare: Occidente ed Oriente) attorno alle aree ricche di risorse energetiche. Questo è il tema! A tal proposito, leggiamo con favore la proposta di Rumsfeld di mirare ad abbandonare gli interessi energetici all'estero.
Si tratta di un rinnovo che ignora completamente il tumultuoso vento integralista e fondamentalista - ne hanno parlato i colleghi - che in questi giorni soffia in sempre più numerosi paesi del Medio Oriente, che è strettamente collegato - e sottolineo: strettamente collegato - con quanto accaduto in Iraq. È collegato e dipendente rispetto a quanto successo in Iraq.
In questo complesso quadro sono iscritte le vere ragioni dell'occupazione irachena, ed esso costituisce lo scenario in cui si svolge quella che il Governo ha definito la «transizione» irachena, e che noi chiamiamo la «tragedia» irachena. È una tragedia procurata da soggetti precisi (Bush, Blair, i cosiddetti willings). Né il ministro Martino, né i sottosegretari Boniver e Cicu, nel corso della loro audizione, hanno fatto cenno a tutto ciò, come se nel mondo non succedesse nulla. Si sono limitati a leggere un compitino idilliaco, autocelebrativo, autoassolutorio e autoreferenziale: tutto va bene, è stato un successo, come siamo stati bravi! Tutto ciò, guardandosi bene dal rispondere, nel corso dell'audizione in Commissione, alle tante ragioni ed alle tante domande dell'opposizione.
Peraltro, nemmeno vi informate di ciò che sta succedendo oggi negli Stati Uniti e di come la pensano oggi rispetto alla vicenda irachena.
Il teorico neocon Pipes afferma che l'Iraq rappresenta il punto di crisi dell'egemonia americana nel mondo e che l'ideologia dell'esportazione della democrazia - udite! Udite! - forse va ripensata e che comunque ritiene che i tempi saranno lunghi e che serva un altro approccio.
Il capo di stato maggiore degli Stati Uniti, il generale Peter Pace, in un'intervista a Fox News, che è il canale di Murdock, afferma che gli iracheni si augurano che le forze della coalizione lascino il paese al più presto.
Non solo: l'ispettore generale per la ricostruzione, Stewart Bowen, nel suo rapporto al Congresso degli Stati Uniti, denuncia il fallimento della ricostruzione, dicendo che, per quanto riguarda il petrolio e l'elettricità, la situazione è peggiorata rispetto a prima della guerra, nella misura che solo il 30 per cento della rete elettrica funziona, mentre prima della guerra funzionava il 50 per cento.
La massima parte - dice Bowen - delle spese destinate alla ricostruzione è stata stornata per la sicurezza. È una guerriglia continua, infatti, e ci sono incendi, contractors, costruzione di prigioni, eccetera. Anche nel sud del paese, dove la situazione è più tranquilla e, quindi, i problemi di sicurezza sono minori, la ricostruzione non marcia.
Allora, per cosa sono stati impiegati questi fondi? Sono stati usati per la costruzione di basi militari, come si sa utilissime ai cittadini iracheni!
Insomma, vi è il chiaro riconoscimento del fallimento di una strategia dal punto di vista politico, militare e civile. L'America, che credo sia una grande democrazia, è capace, a volte, di raccontarsi i suoi limiti.
Nulla di tutto questo è presente nelle parole del Governo e dei relatori. Si citano sempre le risoluzioni dell'ONU, senza mai accennare al fatto che sono state identificate nel loro punto fondamentale, ossia quel Comando unificato della Forza multinazionale, che, pur in un'impresa sciagurata come quella irachena, avrebbe dato pari dignità agli alleati.
Invece, il Comando unificato non c'è mai stato e solo così si può spiegare, non giustificare - lo sottolineo -, la reticenza degli Stati Uniti sull'uccisione del dottor Calipari. Solo così si può spiegare anche la mancanza di notizie agli alleati sui bombardamenti al fosforo su Falluja.
Ricordo che il sottosegretario Berselli, qui in aula, ci ha detto: se lo avessimo saputo, non avremmo esitato a prendere iniziative sul piano internazionale e diplomatico. Ma perché non lo sapevano? La nostra intelligence opera a Baghdad oppure no? Non esiste tra noi e il Comando degli Stati Uniti almeno un'elevata collaborazione di Comandi, come ha citato il sottosegretario?
La realtà è che, in pratica, abbiamo rinunciato alla nostra sovranità. Questo Governo ha portato i nostri soldati in una catena di Comando che ci vede sudditi, in un'impresa fallimentare di cui è totalmente responsabile, senza aver mai riconosciuto i propri errori e la propria connivenza. Ne hanno parlato i colleghi e, in particolare, benissimo la collega Pinotti e non voglio ripetermi.
Voglio ricordare solo che dopo tre anni non vi è nessun serio bilancio che dica finalmente ciò che noi chiediamo continuamente: perché, per chi e per cosa siamo andati in Iraq. Anche un autorevole rappresentante, come il presidente Andreotti, durante le audizioni ha detto: perché c'è stata l'occupazione dell'Iraq? È la stessa domanda che ci siamo posti anche noi.
Non si può discutere della proroga di una missione - ha detto sempre il senatore Andreotti - senza pagare questo debito nei confronti della storia. Io direi: anche nei confronti del paese e dei nostri militari.
È stata una delle più gravi rotture della comunità internazionale che si è determinata senza ragione, con prove false e menzogne, e ha provocato conseguenze che stanno incendiando il mondo. Di questo avremmo dovuto parlare.
Invece, il ministro Martino ha prospettato una riduzione del contingente militare e ha auspicato l'evoluzione progressiva della missione militare in missione mista, militare e civile, sulla falsariga dei piani di ricostruzione afgani.
La nuova missione si dovrebbe chiamare Nuova Babilonia, in sostanziale continuità con Antica Babilonia, e dovrebbe occuparsi essenzialmente di ricostruzione. Anche in questo caso la contraddizione è evidente: si parla della provincia di Nassiriya come di un territorio tranquillo in tutta la relazione. Allora, se si tratta di curare i bambini non servono i carabinieri, ma i pediatri; se si tratta di costruire case, pozzi, scuole ed ospedali servono ingegneri e non militari. In realtà, per come è stata prospettata, si tratterebbe di un'occupazione militare camuffata e non costituirebbe alcuna discontinuità. Non solo: in questi mesi abbiamo addestrato Forze di polizia e forze militari irachene ed i compiti di sicurezza dovrebbero spettare a loro. La contraddizione maggiore è che questa prospettiva riguarderebbe, comunque, il periodo successivo alla proroga in discussione, cioè da giugno in poi, e sarà di competenza del nuovo Governo e del nuovo Parlamento che, ci auguriamo, sarà portatore di un progetto di pace.
Signor Presidente, concludo perché mi rendo conto che è tardi. Credo che questa missione, per come è stata presentata - il ministro Martino ha parlato di strategia del successo - non solo consista in una rimozione delle responsabilità, ma dimostri anche un cinismo sorprendente, naturalmente si tratta della mia opinione.
Ricordo all'Assemblea che la guerra e l'occupazione irachena sono costate la morte di più di 30 mila civili, tra cui bambini, vecchi e donne, di 2.500 soldati, per lo più giovani uomini, e tantissimi feriti, più di 16 mila solo quelli americani. Dunque, trattarla come strategia di successo significa non aver capito il patto che le varie componenti politiche fecero a dicembre che, come primo punto, prevedeva il rientro di tutti i militari stranieri da quel paese. Finché ci sono le truppe straniere non ci sarà pacificazione dell'Iraq. Prima i militari tornano tutti, meglio è per quell'area e per il resto del mondo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
GUSTAVO SELVA. Non dicono così i dirigenti iracheni!
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, è quasi noioso ritornare sulle questioni di metodo e di merito relative alle missioni militari. Tuttavia, è doveroso farlo non solo in generale per rispetto di questo Parlamento, ma soprattutto di fronte alla grave e cinica offesa recata al Parlamento, al paese ed alle Forze armate con la scelta di inserire la questione delle missioni all'interno del decreto-legge «mille proroghe» (il nome è già un programma). Con tale inserimento credo si sia arrivati - scegliete voi - o al paradosso del ridicolo più assoluto, o alla banalità del male, come avrebbe detto Hannah Arendt e come ricordava prima anche la collega Pisa. Si tratta dell'indifferenza più totale nei confronti di una scelta politica e militare che andrebbe analizzata con altri strumenti.
Credo molto più semplicemente che, ancora una volta, con una scelta di questo genere sia stata violata la più elementare dialettica democratica del Parlamento. Nessuno di voi, infatti, ed il Governo in particolare, può ignorare che una parte importante dell'opposizione ha sempre chiesto che l'intera materia delle missioni venisse discussa in maniera adeguata, tale da permettere al Parlamento un dibattito nel merito di ogni missione e la possibilità di votare secondo un giudizio di merito che può essere differente proprio in ragione della specifica natura delle missioni in esame.
Il gruppo di Rifondazione comunista ha sottolineato sempre questa necessità, in relazione a tutte le missioni, ed abbiamo reclamato il nostro diritto di voto specifico. L'opposizione nel suo complesso, poi, ne ha fatto richiesta in particolare per la partecipazione del nostro paese alla guerra in Iraq per evidenti ragioni di dissenso politico, tanto è vero che, da un certo punto in poi, l'Iraq è stato materia di un provvedimento a sé stante.
Oggi, invece, con il decreto-legge «mille proroghe» siamo arrivati all'indifferenziato più totale. Le missioni sono state «affastellate» in un unico maxiemendamento, stranamente numerato e collocato in una posizione del tutto casuale, a sua volta inserito in un provvedimento che comprende tutto, dentro una logica di fine legislatura di distribuzione di concessioni, regalie, «contentini» e quant'altro, funzionali appunto ad esigenze del tutto elettoralistiche.
Non intendo tornare su un aspetto che ho più volte sottolineato nei dibattiti parlamentari, cioè cosa significhi «affastellare» missioni così differenti, come sono in realtà quelle catalogate sotto titoli unificanti, cosa significhi una tale scelta in termini di dignità e sovranità del Parlamento, né voglio aggiungere altro a quanto già detto dai colleghi sulla natura del decreto-legge in esame, contrario alle norme costituzionali e alla normazione regolamentare di materie simili.
Intendo aggiungere che la questione della sovranità e della dignità del Parlamento non sembra toccarvi affatto, visto che la riduzione del Parlamento ad ufficio di ratifica dei dispositivi, degli ordini dell'Esecutivo è un punto strategico della vostra presenza all'interno delle istituzioni democratiche del paese.
Mi soffermerò, invece, su un altro aspetto di stretta attinenza con il merito dell'emendamento relativo alle missioni militari. Ritengo che a fine legislatura, dopo quanto sta avvenendo in Medio Oriente (su cui il Parlamento non è stato in grado, finora, di fare la benché minima riflessione), un altro senso di responsabilità politica ed istituzionale avrebbe dovuto obbligarvi ad affrontare in maniera totalmente diversa il bilancio di tre anni di partecipazione all'«avventura» in Iraq, avrebbe dovuto obbligarvi a rendere conto al Parlamento ed al paese dei guasti che la vostra scelta ha provocato all'immagine dell'Italia nella storia del nostro paese, oppure a rivendicare ciò che avete fatto, non in termini autoesaltativi ed autoassolutori (come avete fatto fino ad ora) ma in termini di merito delle situazioni, spiegando a cosa sia servito «impantanare» il nostro paese nella vicenda della guerra in Iraq e a cosa serva, ora, continuare a rimanervi, fingendo di lavorare ad una strategia di uscita, che appare sempre più evidentemente subalterna alle esigenze politiche e militari degli Stati Uniti e prigioniera di una escalation di violenza che sta trasformando il Medio Oriente nel laboratorio avanzato di un vero e proprio scontro di civiltà.
Mi chiedo se non vi sarebbe da riflettere sulla connessione tra la guerra in Iraq, la vittoria delle forze fondamentaliste in Iran e in Palestina, la reazione a catena che si sta sviluppando in Medio Oriente, nei paesi arabi, nello scontro e nella connessione tra due dinamiche di radicalizzazione dei fondamentalismi, da un parte quello islamico e dall'altro quello identitario americano ed occidentale. Si tratta di una radicalizzazione che sta producendo un micidiale bipolarismo culturale che sostituisce l'antica divisione del mondo in blocchi politici.
Oggi il mondo è diviso in blocchi culturali, in una escalation terrificante, come i fatti recenti di questi giorni stanno a dimostrare, all'interno della quale sicuramente un ruolo di primo piano è ricoperto dalla strategia di guerra permanente e costituente, messa in atto dall'amministrazione Bush.
Credo che di tutto ciò, un paese importante come il nostro, perlomeno nello scenario europeo, con la storia, le connessioni, i legami che ha con il mondo arabo, dovrebbe discutere con estrema serietà, dal momento che la relazione tra tutti questi fatti esiste (si sta dimostrando in tutta la sua portata devastante) e nessuna ridicola propaganda sull'esportazione della democrazia può nasconderla in nessun modo.
La democrazia non si esporta con la guerra, ricordava prima, giustamente, la collega Pisa e lo stanno ricordando analisti e strateghi di parte americana (non qualche no-global nostrano); aggiungo che la democrazia non si riduce al passaggio nella cabina elettorale.
Ciò che sta avvenendo ancora una volta in quei paesi dovrebbe indurci ad una seria riflessione, ad un serio ripensamento sul concetto di democrazia nel nostro paese e su ciò che in altre parti del mondo gli assomiglia.
Sicuramente non credo che elezioni teleguidate dagli americani possano essere etichettate come via maestra per la democrazia. Penso che la democrazia non possa essere ridotta allo scimmiottamento eterodiretto di regole da noi imposte e lontanissime dalla cultura, dalle dinamiche, dalla percezione, dai legami, dalle strutture sociali, nonché dalle strutture culturali di popoli che hanno una storia molto diversa dalla nostra.
Non si sta realizzando alcuna stabilizzazione in Iraq; ancora una volta, in ordine a tale aspetto, strateghi, generali e giornalisti degli Stati Uniti d'America affermano cose di una evidenza trasparente, su cui non voglio assolutamente intervenire.
Credo che lo dimostrino i fatti: giorno dopo giorno, giungono notizie di bombe, attentati, agguati e violenze in tutto il triangolo sunnita, ma non solo. Anche oggi vi sono stati attentati alla linea elettrica di Nassyria e la situazione del sud del paese continua ad essere tutt'altro che definitivamente pacificata.
D'altra parte, la stessa situazione di instabilità è presente in Afghanistan. La reazione di significativi gruppi di afgani di fronte alla vicenda delle vignette satiriche pubblicate da un giornale danese, la violenza degli episodi che ha contraddistinto le mobilitazioni nelle città afgane, dimostrano come basti un episodio, apparentemente così lontano, per mettere in movimento una reazione a catena che è evidentemente connessa e motivata da ben altre complesse ragioni (non si tratta solo della questione delle vignette). La guerra, ripeto, per il modo in cui è stata affrontata e per come sono state instaurate le relazioni in quella parte del mondo, ha giocato un ruolo essenziale.
Un'ultima considerazione. In questi giorni abbiamo appreso che la procura militare di Roma ha iscritto nel registro degli indagati un militare italiano coinvolto nella sparatoria contro un'ambulanza a Nassiriya. Quella sparatoria è stata un atto di guerra, così come un'azione di guerra è stata l'intera battaglia cosiddetta dei tre ponti: guerra, voglio sottolinearlo, che ha reso colpevoli le nostre Forze armate di azioni che hanno violato la ragione di fondo della loro stessa esistenza, cioè la fedeltà all'articolo 11 della Costituzione. L'esistenza delle Forze armate italiane è, infatti, legata strettamente a quell'articolo, il quale vieta sia la guerra, se non per ragioni di difesa, sia l'occupazione di altri paesi, sia l'invio, per ragioni di ostilità, di nostri militari, in altri paesi. Ovviamente, le nostre Forze armate non hanno alcuna responsabilità politica, ma sono strettamente legate alle disposizioni che giungono dal potere politico. Per la guerra in Iraq, la responsabilità è tutta e solo del Governo e della sua maggioranza.
L'iniziativa intrapresa, come detto, dalla procura militare di Roma assume una forte rilevanza politica e istituzionale, che avrebbe dovuto far comprendere al Governo l'opportunità di affrontare in maniera completamente diversa il bilancio di tre anni di guerra e la leggerezza estrema con cui essa è stata affrontata, sia nelle aule parlamentari sia nei dibattiti pubblici. Siamo, infatti, convinti che il ritiro delle nostre truppe dall'Iraq sia un atto necessario e dovuto, ma ormai assolutamente insufficiente per operare quella rottura della linea di condotta seguita finora. Per fare ciò, occorrerà ben altra capacità politica, soprattutto nel rapportarsi sulle questioni che interessano il Medio Oriente e gli USA. Senza una politica di indipendenza e di autonomia, non si romperà la tragedia della subordinazione. La guerra è tragica, ma è frutto di una tragedia politica, cioè di un'incapacità di essere autonomi e indipendenti dalla logica di guerra degli Stati Uniti (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
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