Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 746 del 7/2/2006
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Si riprende la discussione.

(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 6297 )

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame degli ordini del giorno.
L'onorevole Iannuzzi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/63.

TINO IANNUZZI. Stiamo affrontando la conversione in legge di un decreto estremamente delicato, il decreto-legge n. 272 del 30 dicembre 2005, che è stato completamente stravolto rispetto alla sua formulazione originaria. Sono state affiancate ed unite in questo decreto una pluralità incredibile di disposizioni, accanto a quelle concernenti la sicurezza e i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali e la funzionalità dell'amministrazione del Ministero dell'interno.
In particolare, è stato inserito tutto il pacchetto di disposizioni - che giaceva da tempo, senza alcun significativo progresso parlamentare nelle nostre aule - relativo al recupero dei tossicodipendenti recidivi. Vogliamo sottolineare come ancora una volta siamo di fronte all'imposizione da parte del Governo della questione di fiducia, che non consente alcuna discussione nel merito delle disposizioni che sono state introdotte dal Senato in un terreno così delicato, importante e nevralgico per l'intera comunità, per tante famiglie e per tante persone: mi riferisco alla normativa concernente il trattamento penale riservato ai tossicodipendenti recidivi e a tutte le diverse attività e fattispecie che si legano a questa delicatissima questione.
Siamo quindi di fronte ad una tecnica legislativa, ad una scelta di politica legislativa, assolutamente negativa e perversa, che introduce a fine legislatura, in un decreto-legge, disposizioni così delicate e che poi le blinda con il ricorso al voto di fiducia. Sostanzialmente, viene impedito al Parlamento qualsiasi esame di merito e qualsiasi possibilità di discutere e di intervenire con integrazioni, modifiche e con rilevanti innovazioni al testo introdotto dal Senato.
Vogliamo anche sottolineare, al di là di questo aspetto metodologico, che già è gravissimo in una materia così delicata e che di per sé connota e giustifica l'atteggiamento totalmente negativo da parte del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo e dei gruppi di opposizione, come non ci convinca, anzi siamo decisamente contrari, la logica ispiratrice delle disposizioni legislative concernenti il cosiddetto pacchetto droga che sono state inserite nel decreto-legge. Si tratta di una logica ispiratrice che è assolutamente vecchia e superata, che è pericolosa e che soprattutto non è legata ad una visione generale e di insieme, profonda, capace di investire la problematica della diffusione della droga e della tossicodipendenza che è estremamente complessa e delicata, ha grandissima rilevanza sociale ed investe la vita, le preoccupazioni, le angosce e i travagli di tante


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famiglie e di tante persone. È una questione di grande rilevanza e delicatezza che, proprio perché ha una natura estremamente articolata, complessa e ricca di aspetti che debbono essere tutti tenuti assieme in una efficace politica legislativa, in una efficace azione di Governo ed in una efficace attività delle pubbliche istituzioni, non va trattata con una risposta di stampo metodologico, per così dire, unilaterale, ispirata soltanto ad una impostazione fortemente ed aspramente repressiva.
C'è invece l'esigenza di una risposta ampia, equilibrata e complessiva che investa i tanti tasselli e i tanti aspetti che questa tematica inevitabilmente involge.
Invece, il pacchetto droga introdotto al Senato è ispirato ad una logica di mera repressione penale, con una risposta sanzionatoria aspra, di tipo indistinto e indiscriminato, che sostanzialmente colloca sullo stesso piano, sulla stessa qualificazione di condotta illecita, comportamenti e fattispecie profondamente ed assolutamente differenti, dalla detenzione finalizzata al consumo personale di stupefacenti, allo spaccio, al traffico di stupefacenti. L'unica parola d'ordine di questo pacchetto legislativo è quella di accentuare, inasprire ed aggravare la sanzione penale, di aggravare la risposta sanzionatoria in maniera indistinta e generalizzata con norme, tra l'altro confuse, contraddittorie e pasticciate, che creeranno enormi problemi nella concreta applicazione e quindi nella vita che avranno.
Vogliamo sottolineare come in questo pacchetto droga, che il Vicepresidente del Consiglio, il Governo e la sua maggioranza, con tanta pervicacia ed ostinazione hanno voluto in coda di legislatura, manchi ogni traccia di una adeguata e seria politica di prevenzione diretta al recupero attivo e completo delle persone soggette al terribile dramma della droga e della tossicodipendenza. Manca ogni misura di sostegno alle famiglie e non si tiene conto che questo provvedimento ha suscitato un coro forte, complessivo ed estremamente significativo di giudizi negativi ed ostili, che vanno dalle regioni, alle associazioni del volontariato, ai tanti operatori pubblici e privati del settore, a tanti studiosi e farmacologi. È un provvedimento che si illude di poter risolvere le questioni con una sorta di messaggio focalizzato sull'aspetto dell'aggravamento e dell'inasprimento in maniera indistinta e indifferenziata delle sanzioni penali, che confondono in una medesima ottica situazioni e comportamenti che invece vanno considerati dall'ordinamento giuridico in maniera differenziata. Non c'è traccia di una politica seria, vera, effettiva ed organica di prevenzione, di rafforzamento del recupero, di potenziamento di tutti gli strumenti a sostegno delle famiglie, delle comunità di recupero, dei tanti operatori del settore per poter organizzare una risposta complessiva di fronte ad una questione di tanta delicatezza e rilevanza che è illusorio, gravissimo e profondamente sbagliato pensare di affrontare soltanto con l'inasprimento e l'aggravamento della risposta repressiva di natura penale. Manca invece un'analisi seria di un fenomeno così grave e complicato e, quindi, una risposta che deve essere capace di intrecciare e di integrare il complesso delle politiche pubbliche e che esige un rafforzamento degli interventi in favore delle famiglie, delle comunità di recupero, del reinserimento attivo delle persone tossicodipendenti, ma anche un rafforzamento delle politiche di prevenzione, capace di stroncare in nuce e in radice i traffici, i commerci e la diffusione di sostanze stupefacenti.
Ancora una volta, in questa parte finale della legislatura, il Governo e la maggioranza si preoccupano di dare una risposta che è solo slogan, solo linguaggio simbolico: il messaggio è che lo Stato rafforza le sanzioni, il versante della repressione penale, in maniera indistinta, indifferenziata, sbagliata e confusa. Al contrario, il problema della tossicodipendenza esigerebbe quelle risposte politiche che, in questi cinque anni, sono state del tutto assenti. Con quest'ultimo provvedimento, pervicacemente inserito durante l'esame al Senato, finite per collocare la questione della tossicodipendenza in una condizione ancora più negativa.


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Non è questo il modo, non sono queste le norme legislative, non sono queste le politiche atte ad organizzare un'efficace politica di prevenzione del fenomeno della droga, di recupero dei tossicodipendenti e di aiuto alle famiglie ed alle comunità, ed idonee a farci superare una situazione così grave e drammatica dal punto di vista sociale. Ancora una volta, su questo terreno, il Governo e la sua maggioranza falliscono in pieno (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. L'onorevole Bottino ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/65.

ANGELO BOTTINO. Signor Presidente, gli ordini del giorno che stiamo illustrando suggeriscono, per così dire, un ampliamento del disegno di legge di conversione in esame, recentemente approvato dal Senato, che, com'è stato rimarcato dai colleghi che mi hanno preceduto, reca misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali, nonché la funzionalità dell'amministrazione dell'interno e, ancora, disposizioni per favorire il recupero dei tossicodipendenti recidivi.
Quello che è stato espresso oggi su un provvedimento che ha ad oggetto diverse materie, tutte importanti, è l'ennesimo voto di fiducia - e non sarà l'ultimo - di una lunga serie. Il testo si apre con un articolo in materia di Olimpiadi invernali, al quale si aggiungono altri 23 articoli demagogici, controproducenti e, in alcuni punti, dal contenuto molto delicato. Già il Capo dello Stato e la Consulta hanno posto in luce i possibili profili di incostituzionalità dei decreti-legge. Per i due poteri citati, i decreti-legge devono avere contenuto omogeneo e trovano giustificazione in casi di straordinaria necessità ed urgenza.
Venendo al tema di cui si occupa il mio ordine del giorno, la tossicodipendenza, va osservato che, sebbene giacciano in Parlamento, da diversi anni, numerosi progetti di legge sui temi delicati della tossicodipendenza e dello spaccio di droga, questi argomenti non erano mai stati affrontati. Si tratta di temi molto delicati, che richiederebbero un approfondito confronto ed approfondite valutazioni, non un simile colpo di mano.
V'è chi parla - forse, straparla - di svolta storica: si tratta di una sopravvalutazione, di una valutazione opposta a quella che sarebbe utile. Premesso che nel decreto-legge è previsto il carcere da 6 a 20 anni sia per chi spaccia sia per chi detiene la droga per uso personale, va detto che la disciplina sulla base della quale si dovrà distinguere tra uso personale e spaccio dovrà essere elaborata dal ministero. Pertanto, mancherà una verifica parlamentare: sarà un decreto ministeriale a definire chi è spacciatore e chi consumatore.
È particolarmente negativo prevedere il carcere per il consumatore, ignorando che le politiche repressive contro i consumatori, contro i tossicodipendenti, hanno provocato una doppia dipendenza: dalla droga e dalla criminalità. In tale ottica, credo servano politiche di prevenzione e di corretta informazione. In questi casi, le politiche repressive producono danni maggiori e si rivelano controproducenti.
È necessario riprendere la discussione ed il confronto costruttivo su un tema che è attuale e delicato. Sicuramente ciò avverrà nella prossima legislatura; in essa si dovranno concordare diversamente le valutazioni espresse in questo decreto.
Per questo, con l'ordine del giorno che ho presentato, aggiungo e suggerisco che spero sia valutata positivamente anche una campagna istituzionale a carattere informativo ed esplicativo, in collaborazione con gli enti territoriali, in relazione alle profonde innovazioni introdotte nel nostro sistema (nuovi illeciti penali e amministrativi), che vanno ad incidere su comportamenti sociali diffusi. Questo ordine del giorno mi auguro che incontri il vostro favore.

PRESIDENTE. L'onorevole Carbonella ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/67.


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GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volge all'epilogo una tormentata legislatura. Il paese ne esce stressato, mortificato, impoverito e, alla fine, alle prese con una grave sindrome, che può definirsi paura del futuro.
Avete ridotto il nostro paese ad un corpo senza anima, un fiume pietrificato, un bosco inaridito. Nella coscienza della grande maggioranza degli italiani aleggia un profondo senso di frustrazione, di smarrimento, in ragione di provvedimenti che, nel corso di questi anni, hanno leso sentimenti di libertà e socialità, cancellando un patrimonio di valori su cui si fondava la prospettiva di milioni di giovani, famiglie, anziani e lavoratori.
Avete ridotto il Parlamento ad una sede notarile nella quale, in virtù dei numeri, si votano atti di fiducia senza confronto né discussione. Non è per nulla gratificante, ad esempio, partecipare oggi ad un dibattito su un provvedimento le cui implicazioni rischiano di segnare profondamente la sorte di tantissimi giovani, che anziché essere aiutati e compresi, vengono annegati nella più difficile e drammatica condizione di marginalità, in cui sprofondano.
Come non vedere che quanti oggi vivono la tragica condizione della tossicodipendenza devono trovare nella coscienza di chi legifera ragioni di equilibrio umano e sociale e la necessaria lucidità nel ricercare soluzioni adeguate per prevenire, curare e reprimere tale tragico fenomeno?
La droga è un animale feroce, che colpisce di più chi è debole, indifeso, disarmato. Di fronte ad una dimensione così complessa, difficile quale quella della società contemporanea, quante famiglie distrutte, quanti giovani piegati ed umiliati nella loro dignità a causa di intrinseche e diffuse debolezze?
Ebbene, di fronte ad un siffatto problema di carattere sociale, voi Governo, voi maggioranza, non trovate di meglio che inserire un maxiemendamento che contiene di tutto e di più: un provvedimento sulla tossicodipendenza che, sul piano tecnico-legislativo, rappresenta una palese violazione delle regole e delle procedure, oltre che una visibile lesione di carattere costituzionale. Diciamolo francamente: si tratta dell'ennesimo spot elettorale di fine legislatura, voluto soprattutto da Alleanza nazionale, più che di un razionale ed equilibrato provvedimento atto a regolare una materia tanto sofferta, quanto delicata.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, di fronte a tante mamme che piangono figli perduti, a tanti giovani segnati profondamente da così tragiche esperienze, di tutto avremmo bisogno - cioè prevenzione, cura e repressione - ma, giammai, di spicciola propaganda elettorale, a danno di tante sofferenze umane che coinvolgono migliaia di famiglie nel nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Fanfani ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/66.

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, intervengo su questo ordine del giorno e, segnatamente, sull'aspetto sanzionatorio del provvedimento in esame perché ritengo che vi siano non poche censure da sollevare.
Al di là del metodo, veramente deprecabile, che connota questo provvedimento, a causa di alcuni suoi aspetti si corre il rischio di far ritornare la disciplina di questa materia indietro nel tempo, all'epoca in cui esisteva la dose media giornaliera, all'epoca in cui il criterio quantitativo era la scriminante tra detenzione illecita e detenzione lecita.
Mi riferivo alla questione di metodo poiché ritengo sia davvero scarsamente rispettoso della dignità di questa Assemblea e del ruolo che il Parlamento svolge l'inserimento di una materia così delicata in un provvedimento da approvare con un voto di fiducia.
Attorno al fenomeno della tossicodipendenza si è sviluppato, da anni, un dibattito a volte acceso, a volte accorato, e sempre profondo. Infatti, tutti gli attori di questo dibattito erano direttamente rappresentanti delle miserie umane che sottostanno al fenomeno, dello sfruttamento


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criminale che esso induce e della necessità, da tutti riconosciuta, di considerare il tossicodipendente non come un criminale ma come una vittima, se non da tutelare, certamente da considerare tale.
Nella mia esperienza professionale ho avuto modo di conoscere tantissimi ragazzi e potrei garantire in prima persona, in base ad una esperienza che credo pochissimi altri in quest'Assemblea abbiano maturato, che quand'anche essi abbiano commesso alcuni reati nessuno era intrinsecamente pericoloso. Invece ho conosciuto tantissime altre persone che tali erano pur non avendo mai commesso reati. Ho difeso moltissimi di questi ragazzi e posso assicurare a questa Assemblea che la conoscenza del fenomeno avrebbe dovuto indurre ad un atteggiamento completamente diverso.
È sciocco pretendere di ritenere per decreto o per provvedimento legislativo che gli effetti devastanti sulla psiche dei tossicodipendenti siano gli stessi, sia che essi fumino spinelli, sia che essi «si facciano» con l'eroina. Ho visto ragazzi che fumavano spinelli (chissà quanti!) ma ho visto anche ragazzi che «si facevano» con l'eroina, li ho visti morire, li ho visti finire in comunità, li ho visti consumarsi il cervello (perché gli oppiacei così riducono i ragazzi!), li ho visti ammalarsi distruggendosi il fegato, li ho visti morire di malattia, li ho visti ridursi nelle condizioni umane peggiori, ed ho visto ragazze prostituirsi per una dose; credetemi, ne ho viste di tutti i colori!
Di fronte ad un problema di questo tipo, di questa complessità umana, si pretende di negare la discussione a questa Assemblea? Di fronte ad un problema che dovrebbe coinvolgere, prima di tutto, la coscienza di ciascuno di noi, assieme alla ragione individuale, ci si impone un voto di fiducia che altro non vuol dire se non estrapolare il giudizio che possiamo dare su questo provvedimento, per esprimerlo in funzione di un Governo il quale chiede ai propri parlamentari un atto di disponibilità alla prosecuzione della sua opera, alla prosecuzione di una esistenza ormai logora, ormai finita?
Credo che tutto si possa fare, credo che un atto di prepotenza di questo tipo lo si potesse compiere nei confronti di tante materie; ma non lo si può compiere su materie che coinvolgono la coscienza individuale di ciascuno di noi. Ciascuno di noi potrebbe avere, domani, un figlio o un nipote o un altro parente coinvolto in queste vicende, e ciascuno di noi dovrebbe avere la possibilità di raccontare in questa Assemblea la propria esperienza personale, di comunicarla ai colleghi e di farli ragionare, soprattutto coloro che sbagliano.
Capisco che siamo prossimi alle elezioni e che l'epopea dell'ordine pubblico impone anche scelte «disgraziate», quali quella della legittima difesa o della tossicodipendenza, in un mercato di scambio veramente, talvolta, difficile finanche da comprendere, pur da parte di quanti sono «consumati» nell'arte della politica. Faccio, però, osservare come, dinanzi ad un provvedimento di questo tipo, non sia possibile non ritenere che, anche nel merito, quanto si sta operando debba essere riconsiderato il prima possibile, per evitare che danni enormi si producano anche in futuro.
Un'ultima considerazione con riferimento alla perequazione di sostanze stupefacenti in funzione dell'illiceità e della pena. Ebbene, non riesco a comprendere come si sia potuta adottare una soluzione di questo tipo. A mio avviso, pochi hanno capito esattamente la portata dell'articolo; è vero che si creano le condizioni per una equiparazione tra droghe leggere e pesanti ma, almeno in funzione della pena, una distinzione di questo tipo andava fatta. Avete sbagliato ad equiparare questi due tipi di sostanze stupefacenti, ma almeno dovevate attribuire maggiore discrezionalità al giudice.
Guardate che nessuno si può vantare di aver aumentato le pene, perché le droghe pesanti - ovvero gli oppiacei, quelli di cui alla tabella II, sezione C - erano tutt'oggi punite con la reclusione da otto a venti anni. Che senso ha lasciare il massimo della pena a vent'anni e spostare il minimo a sei anni, condanna che, pur con tutti i possibili benefici, comporta l'espiazione di


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una pena conclusiva, nella migliore delle ipotesi, di tre anni, ovvero ben superiore alla soglia di applicazione della sospensione condizionale? Ciò, in ipotesi, per un ragazzo che ha sbagliato la prima volta perché ha ceduto uno o due spinelli ad un «collega»! Questa è la normativa. Tale ipotesi era punita così anche prima, ma dianzi si verteva nell'ipotesi del quinto comma dell'articolo 4-bis ed il giudice poteva comminare una pena ridottissima, mostrando comprensione verso chi aveva sbagliato una volta. Non è così adesso: un minimo edittale di sei anni, signori, ha una certa consistenza dal punto di vista penale! Anche perché non è detto che un giudice parta dal minimo edittale.
Inoltre, la comminazione del minimo edittale con le attenuanti generiche e con la diminuente del rito comporta sempre una pena superiore a tre anni di reclusione. E guardate che, per «cessione», si intende anche il fumo di gruppo, perché così si è espressa la giurisprudenza: se detengo alcuni spinelli e li faccio fumare una sera collettivamente in casa mia ai miei ospiti, commetto questo reato.
Allora, prudenza! L'invito alla prudenza ed alla riflessione che ho rivolto non è peregrino; nasce dalla mia esperienza personale, dall'avere frequentato per molto tempo i servizi sociali. Nasce dal fatto che io molto spesso ho visitato le comunità: quanti in questa Assemblea sono stati nelle comunità per vedere i tossicodipendenti? E quanti possono dire qual è la percentuale di tossicodipendenti che sono anche delinquenti?
Un approfondimento sotto tale profilo certamente andrebbe fatto e l'occasione che ci si offre, purtroppo, non riceve lo strumento idoneo - che è quello della discussione e del confronto - per affrontare una materia così seria e delicata. Sono profondamente rammaricato, ma lo sono non per la misura legislativa «brutta» che stiamo partorendo, sibbene per la mortificazione che, ancora una volta, subisce il Parlamento della Repubblica italiana (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Merlo, che aveva chiesto di parlare per illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/68: si intende che vi abbia rinunziato.
L'onorevole Zaccaria ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/69.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, vorrei ricollegarmi alle considerazioni testè formulate dall'onorevole Fanfani. Stiamo svolgendo una serie di interventi che, molto chiaramente, vanno molto al di là dell'illustrazione degli ordini del giorno presentati e che, in altre circostanze, si sarebbero potuti anche evitare.
Credo che da tutto questo dibattito - che avviene in modo un po' surreale - emerga, molto chiaramente, la protesta dell'opposizione nei confronti di un modo di procedere che, ahimè, è piuttosto frequente da diversi mesi a questa parte e che, in questo scorcio finale di legislatura, è diventato ancora più acuto.
Infatti, di fronte ad una comunicazione all'esterno dello stesso Presidente del Consiglio, il quale ha enfatizzato la necessità di far lavorare il Parlamento per portare a compimento progetti di legge ritenuti rilevanti, assistiamo, al contrario, alla sublimazione della rottura dell'ordinamento costituzionale dal punto di vista dello svolgimento di un equilibrato dibattito, su provvedimenti importanti, tra maggioranza ed opposizione.
Ricordo che ho già manifestato, in sede di esame delle questioni pregiudiziali presentate dall'opposizione, tutte le mie contrarietà sia di principio, sia di merito nei confronti del presente decreto-legge. Esso, infatti, tratta contemporaneamente delle Olimpiadi invernali e del tema della droga: si tratta di una vera e propria aberrazione dal punto di vista giuridico e costituzionale.
Vorrei osservare, tuttavia, che questa vicenda è ulteriormente aggravata dal fatto che la normativa sulle tossicodipendenze (che giaceva, sostanzialmente, presso la competente Commissione del Senato e non era mai giunta all'esame dell'Assemblea) è stata introdotta nel testo in esame attraverso


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una duplice forzatura istituzionale. Da un lato, infatti, è stata inserita all'interno di un decreto-legge inappropriato; dall'altro, è stata posta la questione di fiducia sulla sua approvazione.
Pertanto, attraverso i nostri interventi per l'illustrazione degli ordini del giorno presentati, stiamo cercando - vorrei dire «disperatamente» - di riaprire un dibattito su questioni di fondamentale importanza, poiché riguardano la convivenza civile e sociale nel nostro paese, che invece vengono affrontate con diktat sommari, accompagnati per di più dalla posizione della questione di fiducia.
Se, dopo i numeri già citati dai colleghi (45 o 46 fiducie), verrà posta la questione di fiducia anche sul decreto cosiddetto milleproroghe, allora assisteremo alla richiesta di due fiducie al Governo nell'arco di una stessa settimana: anche ciò, quindi, la dice molto lunga sul modo in cui si concepisce il Parlamento.
Ricordo che, con l'articolo 4-bis del provvedimento in esame, si introduce una nuova ipotesi di reato; la determinazione della dose minima per uso personale, peraltro, viene rimandata alla valutazione discrezionale del ministro della salute. Naturalmente, è stato già detto e ripetuto anche nella seduta odierna, da diversi colleghi, che tale impostazione, oltre ad essere grave dal punto di vista sostanziale, configura una clamorosa violazione dell'articolo 25 della Costituzione, nonché del principio costituzionale di tassatività delle pene.
Vorrei altresì osservare che non è prestata alcuna attenzione nei confronti di aspetti fondamentali in tale settore, quali la prevenzione del fenomeno della tossicodipendenza. Tutto ciò risulta in netta controtendenza, come è stato pure ricordato, con la disciplina in vigore in altri paesi europei, mentre non vi è alcuna intenzione di considerare la situazione del tossicodipendente in relazione al contesto sociale. Ciascuna storia di dipendenza, infatti, va valutata di per sé, considerando soprattutto l'ambiente socioculturale di riferimento ed i disagi reali vissuti da ciascun soggetto.
Una normativa come questa impedisce qualsiasi analisi di più ampio spettro.
Alla luce di queste considerazioni - è un tentativo un po' «disperato», naturalmente, di fronte a questa impostazione -, con il mio ordine del giorno n. 9/6297/69, intendo chiedere al Governo un impegno preciso affinché si realizzi almeno un programma specifico di monitoraggio. Anche ciò è stato richiesto da più di un collega, ma considerata l'impossibilità di una valutazione ex ante del fenomeno, a causa della «rapidità» - usiamo un eufemismo - con cui si è discusso questo provvedimento, sembra necessaria, quanto meno, una verifica localizzata ex post delle norme volute dal Governo: anche in merito parliamo, in astratto, di ciò che dovrebbe avvenire in un sistema ordinato. Infatti, solo un controllo costante e mirato delle conseguenze della disciplina adottata può permettere di valorizzare una prospettiva di sistema, che in questa materia è quanto mai indispensabile, con uno spirito di coordinamento e di collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti in questi delicati compiti: da chi interviene sul piano della prevenzione, dal magistrato, da chi in qualche modo si occupa dei problemi del recupero dei tossicodipendenti, ciò credo debba essere rilevato.
Dicevo che, nell'ottica «minimalista» nella quale siamo costretti ad inserirci, un ruolo importante può essere svolto dalle regioni, in virtù di quel principio di sussidiarietà del quale spesso si parla e che raramente si applica. Vorrei solo citare un dato: in Lombardia è stato stimato che, nel 2005, il numero dei tossicodipendenti reclusi sia aumentato di oltre il 20 per cento rispetto all'anno precedente. Naturalmente, su tutti questi dati nessuno si è preso cura di darci informazioni ed elementi, perché naturalmente in questo vuoto ed inutile rituale si riteneva che si potesse andare avanti «a colpi di fiducia» e che il dibattito fosse del tutto opzionale.
Comunque, gli interventi che ho menzionato sono urgenti per risolvere un problema individuale e sociale quale quello della tossicodipendenza, che richiede campagne di sensibilizzazione su più vasta


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scala finalizzate ad individuare, ad esempio - è stato ricordato dalla collega Zanella -, i cambiamenti nelle sostanze utilizzate, negli stili di vita e nei comportamenti dei consumatori; ma non so se sia il caso di proseguire ancora su questo piano.
Tutti gli aspetti ricordati appartengono a ciò che avrebbe dovuto essere. Tutto ciò lo abbiamo richiesto, a più voci, ma manca, e clamorosamente. Pertanto, mi auguro almeno che possa essere accettato questo ordine del giorno, che ha il valore di una petizione di principio e che vuol dire che noi non ci rassegniamo ad una vicenda di questo genere (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Tanoni, che aveva chiesto di parlare per illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/44: s'intende che vi abbia rinunziato.
L'onorevole Zanotti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/134.

KATIA ZANOTTI. Signor Presidente, prima di illustrare il mio ordine del giorno n. 9/6297/134, voglio svolgere una considerazione.
Credo, infatti, che almeno su un punto, in quest'aula, seppur divisi profondamente e radicalmente su questo provvedimento, possiamo essere d'accordo, ossia sul fatto che la lotta alla droga è un problema sociale molto serio e delicato che impone un rigore molto forte, necessario per definire percorsi utili ed adeguati sul terreno della prevenzione - su tale aspetto altri colleghi sono già intervenuti -, da un lato, e dall'altro, sul terreno del recupero e del reinserimento dei tossicodipendenti nella vita sociale e nelle loro attività lavorative.
Stiamo parlando, quindi, di una partita estremamente seria. Lo hanno già rilevato altri colleghi e voglio ripeterlo anch'io: è davvero vergognoso che non sia stato possibile discutere, trattare, affrontare e approfondire in Parlamento un tema così delicato, per tutta la problematicità, appunto, che esso evoca, in ragione delle questioni delicatissime cui fa riferimento.
È una seria mortificazione al lavoro parlamentare, e non è la prima. Concludiamo i nostri lavori - ahimè - dovendo denunciare, ancora una volta, questa seria mortificazione, perché si parla di persone che hanno alle spalle difficili percorsi di disagio, di sofferenza e di emarginazione; persone che avrebbero bisogno di sostegno, di politiche e di interventi molto precisi. Invece, non è così; con questo provvedimento si fa esattamente il contrario!
Come legislatori, si prova mortificazione per quelle persone che soffrono di disagi; e si prova profonda mortificazione anche per quegli operatori seri e rigorosi che operano nel territorio, resistendo spesso a situazioni molto difficili.
Ancora una volta, non è inutile ricordare il disinvestimento che il Governo ha operato in questi anni nei confronti delle politiche e dei servizi per la tossicodipendenza. È inutile ricordare le leggi finanziarie che si sono susseguite. Ancora una volta, lo denunciamo; ancora una volta, diciamo che si disinveste, e si dissipa anche il serio e cospicuo lavoro svolto in questo paese.
È pur vero che con il provvedimento in esame si persegue la linea di questo Governo: c'è un filo conduttore nella linea seguita dal Governo, che può indicarsi con alcune parole d'ordine, molto riassuntive e persino simboliche ed esemplificative del modo di legiferare su questioni che attengono le persone, i loro diritti, le loro libertà, i loro sostegni e, persino, la rimozione degli ostacoli quando si presentano disagi o percorsi esistenziali più difficili. Il filo comune della legislazione del centrodestra si può indicare con le parole d'ordine «reprimere e punire». Anche con questo provvedimento si reprime e si punisce: questa è la strada scelta.
Cosa propone questo provvedimento, se non l'enorme criminalizzazione di massa, senza distinzione alcuna, tra le diverse categorie di consumatori di sostanze stupefacenti? Lo abbiamo detto troppe volte, fino a sgolarci inutilmente: è un provvedimento


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che finisce per equiparare il consumatore occasionale addirittura allo spacciatore professionale! Lo abbiamo affermato e non sappiamo più come dirlo: è una questione che meriterebbe di essere ripresa con grande serietà e saggezza. Purtroppo, con il voto di fiducia, altro che riprendere la questione! Si va avanti a voti di maggioranza.
Con questo provvedimento - lo abbiamo già detto nel corso della discussione sulle linee generali e anche in Commissione - state intervenendo in modo profondamente sbagliato, e non soltanto sulla legislazione in materia di stupefacenti. State intervenendo in modo profondamente sbagliato sulla vita e sul futuro di gran parte dei giovani di questo paese. State intervenendo in modo sbagliato - insisto - deprimendo le professionalità e le competenze degli operatori che in questi anni hanno resistito, nonostante le vostre politiche. State deprimendo esperienze di recupero e state dissipando patrimoni molto importanti concernenti il sostegno, la prevenzione e il rapporto con le famiglie: è una grande vergogna! L'unica prospettiva che proponete è la più disperata, la più cupa, la più definitiva, quella che non sembra offrire vie di uscita ad alcun tunnel; e il tunnel porta direttamente in carcere.
A proposito del tema trattato nel mio ordine del giorno, nella tabella che fa riferimento alle sostanze di cui sono proibite l'assunzione e il consumo, viene indicato il principio attivo della cannabis indica. Vorrei ricordare che questo Parlamento ha depositato alcune proposte di legge per un uso terapeutico del principio attivo della cannabis indica.
Voglio altresì ricordare che, nonostante le reiterate sollecitazioni, in questa legislatura non siamo mai riusciti ad aprire una discussione. Almeno dateci la possibilità di un confronto al riguardo! Ciò non è stato possibile.
Voglio fare presente, con questo ordine del giorno, che tutta la comunità scientifica internazionale converge nel considerare i derivati della cannabis quali potenti ausili terapeutici in molte gravi patologie: ad esempio, il contrasto della nausea per i malati terminali di tumore o, ancora, il controllo del vomito per i pazienti sottoposti a chemioterapia. Peraltro, si è scoperto che il principio attivo della cannabis indica aiuta molto e diventa un importante stimolante persino dell'appetito nella sindrome da deperimento causata dall'AIDS.
Dicevo, quindi, che c'è una scienza internazionale al riguardo. Ci sono state sperimentazioni e si sono favorevolmente pronunciati l'International Control Board dell'ONU e numerosi Governi stranieri. Ci sono persino regioni italiane che sono intervenute con ordini del giorno a favore dell'uso terapeutico della cannabis e dei suoi principi attivi.
Il tentativo di questo ordine del giorno è quello di mantenere una porta aperta per verificare le possibili iniziative per avviare una stretta e approfondita collaborazione con i centri di ricerca internazionale, al fine di assumere, finalmente, un provvedimento che preveda l'uso terapeutico della cannabis anche in questo paese.
È un tentativo contenuto in un ordine del giorno perché c'è stata sottratta qualsiasi possibilità di confronto.
Davvero mi auguro - come hanno già fatto altri colleghi - che, chiusa questa legislatura e svolte le elezioni politiche (auspico, ovviamente, che vinca la coalizione di centrosinistra, che si candida a governare), questo vergognoso provvedimento sulle tossicodipendenze, inserito nel provvedimento d'urgenza sulle Olimpiadi - un atto vergognoso! -, sia completamente azzerato, per riprendere una seria discussione nella nuova legislatura e per dare davvero una risposta, anche culturale, molto più seria al tema della prevenzione della tossicodipendenza (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti Italiani).

PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Agostini n. 9/6297/97, di cui è cofirmatario.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, ho sottoscritto e vorrei sostenere l'ordine


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del giorno Agostini n. 9/6297/97, perché esso cerca di dare qualche implementazione e qualche concretezza ad una delle tante norme inserite a sorpresa dal Senato in questo decreto-legge, ossia quella che riguarda la lotta contro la contraffazione dei prodotti.
Vorrei dedicare qualche parola, tuttavia, anche al nocciolo centrale di questo decreto-legge, che, com'è noto, ormai ha a che fare per puro caso con le Olimpiadi, mentre la sostanza è rappresentata da questo dono elettorale fatto essenzialmente ad Alleanza nazionale, così come, a suo tempo, era stato fatto alla Lega per quanto riguardava le loro referenze e loro presunte competenze in materia di federalismo. Qui il dono viene fatto ad Alleanza nazionale in materia di cultura securitaria, di autoritarismo e di disprezzo delle libertà e dei diritti dei singoli.
È già stato sottolineato da parte di altri colleghi che basta guardare questo testo, introdotto dal Senato, per capire che siamo di fronte ad un vero e proprio capovolgimento del diritto dal punto di vista generale. In luogo dell'accertamento dei fatti, si spinge il magistrato ad agire in base ad una semplice apparenza. Può sembrare strano uno stravolgimento di questo genere. Può perfino sembrare una cosa impossibile ad un comune cittadino.
Eppure, una sua logica, per quanto perversa, esso ce l'ha. Infatti, è connaturato alle logiche di tipo proibizionista non punire il reato, ma l'intenzione di compierlo. Se guardiamo la storia dell'esperienza del proibizionismo, di questo si tratta: creare un clima di intolleranza generale entro il quale qualunque presunzione di reato è lecita e, in quanto tale, perseguibile. Siamo di fronte ad un testo che intende farci retrocedere, dal punto di vista della cultura giuridica, non solo sulla questione, in sé delicatissima, della lotta alla dedizione agli stupefacenti, ma assai più in generale.
D'altro canto - come è già stato osservato da molte colleghe e da molti colleghi - la cura nei confronti dei tossicodipendenti non riguarda semplicemente il corpo, ma l'equilibrio psicofisico della persona. Non può, quindi, che essere una cura personalizzata che mal sopporta orientamenti generici, divieti di carattere generale, assemblaggi tra dipendenze da droghe pesanti e da droghe leggere.
La maggioranza al Senato, che è stata la foglia di fico della volontà del Governo, è andata al di là dell'immaginabile. Non so se i colleghi hanno letto bene il testo introdotto al Senato. Vorrei chiedere al sottosegretario come egli interpreti, ad esempio, l'articolo 4-vicies-ter, comma 3, lettera a), punto 4), laddove, nell'elenco dei divieti, si parla di «ogni altra sostanza che produca effetti sul sistema nervoso centrale ed abbia capacità di determinare dipendenza fisica o psichica (...)». In base ad una norma così genericamente formulata, per estensione, si può intendere l'alcol, il caffè, od altre cose. Oppure, nella tabella, tra le sostanze stupefacenti, si potrà riscontrare la presenza di erbe che rientrano nella cucina comune e sono vendute da normali fruttivendoli, come la salvia divinorum pianta (che troviamo a pagina 169). Siamo, cioè, di fronte alla criminalizzazione di tutte le produzioni naturali che possono contenere in sé un principio eccitante e modificativo dello stato della persona, per un breve o per un lungo periodo.
Si tratta di una logica che si contrappone a quella che è stata nel suo complesso la storia dell'umanità. Se volessimo dare retta agli estensori di questo decreto-legge dovremmo considerare la storia dell'alimentazione umana, per intero, come una storia di perversione e di cedimento a varie forme, più o meno sofisticate, di dipendenza dagli stupefacenti. Il droghiere, negoziante ormai superato dalla grande distribuzione, così si chiama perché vende droghe, le quali, in alcuni periodi della storia, hanno avuto un'importanza pari a quella dell'oro per quanto riguarda l'essere pilastro nelle transazioni monetarie: il pepe, ad esempio, lo è stato, come il caffè.
Ricordo tra le cantate del «divino» Bach, una tra quelle profane, forse la più famosa, detta la Cantata del Caffè, nella quale due voci, una maschile ed una


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femminile, si inseguono. Quella maschile è il padre che cerca di convincere la figlia a non essere dipendente da questa nuova e, per allora, solo da poco conosciuta sostanza e, in cambio, le promette «mari e monti» e l'intera eredità.
Posso anche ricordare come uno studioso dell'alimentazione scomparso di recente, un grande etnologo come Piero Camporesi, affermava che le frequenti apparizioni di Madonne, santi e Trinità al completo, nelle storie rurali nei secoli scorsi, fossero da ascriversi a pancia vuota di alimentazione sostanziosa e riempita dal normale coriandolo, che ancora si usa nella haute cuisine moderna.
L'elenco potrebbe continuare. Sottosegretario Mantovano, vogliamo scherzare con questo lungo elenco di tabelle? Non credo che si tratti semplicemente di qualche errore; si tratta di essere prigionieri di una logica di tipo proibizionista, che porta le intenzioni del legislatore molto più in là di dove quelle già negative avrebbero voluto arrivare, molto più in là di quanto avrebbero voluto effettivamente fare.
Ecco le ragioni della nostra totale contrapposizione al provvedimento. Mi auguro, anche se purtroppo so che non sarà così, che la norma in esame non possa avere corso. Basterebbe che chi avrà il compito di promulgarla tenesse conto della totale disomogeneità delle materie comprese, che «fanno a pugni» con i principi contenuti nell'articolo 77 della Costituzione in materia di decretazione d'urgenza, oltre che «fare a pugni» con il buon senso e la leggibilità per il comune cittadino delle leggi promulgate dal Presidente della Repubblica e legiferate dal Parlamento.
Siamo di fronte ad un obbrobrio che ha evidenti ragioni elettorali, di fronte ad un compito che si impone alle forze dell'Unione, qualora - come mi auguro - vincessero le elezioni del 9 aprile, e che, come è stato osservato anche dai colleghi della destra in Assemblea, è certamente gravoso, cioè abrogare oltre alla legge n. 30 del 2003, alle cosiddette leggi Moratti e Bossi-Fini, anche quest'ultima mostruosità in materia non di lotta ai pusher (che persino penetrano nei meandri dei ministeri di questo Governo, portando la loro merce), ma di lotta contro ragazzi, persone che in un momento di debolezza assumono dipendenza da uno od altro stupefacente, che hanno bisogno di una cultura della solidarietà, di attenzione alle problematiche dei singoli, di un'estensione dei principi di una vita comunitaria, che non trovano risposta in una logica puramente repressiva, poliziesca e del tutto incongrua rispetto al fine, qui, proclamato (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. L'onorevole Valpiana ha facoltà di illustrare l'ordine del giorno Pisapia n. 9/6297/221, di cui è cofirmataria.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione del Governo sull'ordine del giorno Pisapia n. 9/6297/221, da me sottoscritto, perché, a differenza di qualcun altro dei duecentoventi ordini del giorno presentati, non è di carattere ostruzionistico, nascendo anzi, su suggerimento del presidente Pecorella, da un emendamento da noi presentato durante l'esame in sede di Commissioni riunite II e XII, per raccomandare al Governo l'adozione e la prosecuzione delle politiche di riduzione del danno. Il presidente Pecorella, in quella sede, si è trovato d'accordo sul merito dell'emendamento e ci ha quindi suggerito - considerata la facilità con cui il Governo avrebbe posto la questione di fiducia - di ritirarlo e di trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno. È ciò che abbiamo fatto con tale ordine del giorno, che impegna il Governo in ordine a questioni molto semplici e che si basa su una serie di considerazioni che vorrei svolgere brevemente.
Prima di tutto, vorrei richiamare ancora una volta (è stato fatto molte volte in quest'aula, ma credo sia importante) il referendum popolare del 1993, contro cui il provvedimento in esame si pone in maniera netta, reintroducendo la sanzione del carcere anche per chi detiene sostanze


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stupefacenti ad uso personale (la quantità minima necessaria sarà definita in un secondo momento attraverso un decreto ministeriale).
Il fatto di proporre una sanzione detentiva anche per i consumatori impedirà a molte strutture socio-sanitarie, che lavorano già per contrastare la tossicodipendenza, di aiutare i tossicodipendenti, soprattutto nell'opera di disintossicazione, contribuendo sicuramente ad aumentare l'emarginazione, nonché il numero dei morti per droga e dei detenuti tossicodipendenti.
Sono circa 17 mila i detenuti tossicodipendenti presenti nelle nostre carceri sovraffollate; in tali strutture, la situazione dell'assistenza sanitaria è tristissima, dal momento che non se ne occupa più il Ministero della giustizia e nemmeno, come dovrebbe, il Ministero della sanità (al riguardo, una riforma era stata avviata dal centrosinistra, ma è stata lasciata a metà del guado dal centrodestra). In una situazione così drammatica, aumenterà in maniera esponenziale il numero dei detenuti tossicodipendenti.
A tale proposito, vorrei richiamare - sono contenta che sia presente il Presidente della Camera - una cosa spiacevole che si è verificata in questa legislatura.
Le Commissioni giustizia e affari sociali, su istanza delle opposizioni, hanno iniziato e portato avanti un'indagine conoscitiva sulla salute penitenziaria. Vi è stato un lavoro di due anni, che si è arenato, senza la produzione di una relazione finale o l'approvazione di un documento conclusivo. Vorrei stigmatizzare questo fatto, dal momento che altre indagini conoscitive, iniziate negli ultimi 29 giorni di legislatura, non solo si sono concluse con una relazione, ma hanno ricevuto grande attenzione da parte del paese per il can-can che si è manifestato in ordine alla legge n. 194 del 1978. Evidentemente, la salute dei 60 mila detenuti e dei 17 mila tossicodipendenti presenti nelle carceri interessa meno rispetto alla propaganda che si è diffusa contro l'autodeterminazione delle donne ed il lavoro svolto nei consultori familiari in questi anni.
Tornando sulla questione, molti altri paesi europei hanno spostato il centro delle politiche di controllo delle droghe dal penale al sociale, e lo hanno fatto investendo proprio sulla riduzione del danno.
A Vienna, al summit delle Nazioni Unite sulle droghe, nell'aprile 2003, i rappresentanti dei Governi di Regno Unito, Francia, Germania, Portogallo, Belgio, Olanda, Irlanda e Svizzera hanno affermato di seguire la politica della riduzione del danno. Hanno così depenalizzato completamente la detenzione per uso personale, distinguendo nettamente tra droghe cosiddette leggere e droghe cosiddette pesanti. È esattamente il contrario di ciò che ci si propone di fare con il provvedimento in esame, che intende unificare tutte le sostanze, senza tenere conto della diversità dei vari circuiti, accomunando il consumatore personale con lo spacciatore e con altri soggetti.
Per quanto riguarda l'Italia, si sono svolte ben tre conferenze governative sulle droghe, quella di Palermo del 1993, quella di Napoli del 1997 e quella di Genova del 2000, che hanno investito sulle politiche di riduzione del danno.
In merito a tali politiche, potremmo prevedere misure già sperimentate ed altre innovative: per esempio, l'analisi gratuita delle sostanze, affinché i consumatori sappiano cosa viene loro venduto, al fine di evitare l'assunzione di sostanze letali, nonché luoghi igienicamente idonei per l'assunzione di sostanze, magari sotto controllo medico e con distribuzione gratuita di siringhe, per evitare la trasmissione di malattie tra consumatori tossicodipendenti. Con queste politiche, non solo diminuirebbero le morti per overdose o malattie correlate, ma soprattutto si potrebbe creare un rapporto di fiducia tra i consumatori e gli operatori, in modo da dare a queste persone un supporto complessivo di carattere sociale, sanitario e psicologico.
L'impegno che noi chiediamo al Governo con questo ordine del giorno - sul


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quale sicuramente il Governo non potrà che esprimere un parere favorevole, perché già di fatto in Commissione si è presentata questa situazione - è di sostenere politiche attive di riduzione del danno, nel solco della normativa europea, e di rafforzare i budget pubblici per le tossicodipendenze, rivedendo l'impianto del testo unico - quindi, modificandolo completamente rispetto a quello che ci proponete con questo decreto - in direzione di politiche di riduzione del danno, in modo da intraprendere azioni in favore dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone tossicodipendenti, in virtù - come scriviamo nel nostro ordine del giorno - della universalità dei diritti umani.

PRESIDENTE. La prego di concludere, onorevole Valpiana.

TIZIANA VALPIANA. Vorrei rubare ancora un minuto ed approfitto della presenza del Presidente della Camera per fare una battuta. Sono convinta che il Presidente Casini capirà che non voglio mancargli di rispetto e, soprattutto, che faccio questa battuta per la stima che ha saputo guadagnarsi in questi cinque anni di Presidenza.
Nella discussione sulle linee generali di questo provvedimento, un collega ha fatto cenno ad una sua dichiarazione, con la quale egli ha ammesso di essersi fatto uno spinello quando aveva 16 anni. Signor Presidente, io non ho mai avuto esperienze di questo tipo, ma non mi sembra che quell'esperienza l'abbia resa una persona pericolosa, debole o nociva per la società. Mi sembra però che, se questa legge fosse stata in vigore quando lei aveva 16 anni, la sua vita sarebbe diventata un percorso ad ostacoli: le sarebbe stata ritirata la patente, avrebbe dovuto firmare prima e dopo l'ingresso a scuola, le sarebbe stato tolto il passaporto; cioè, avrebbe iniziato un percorso di vita ad ostacoli e di criminalizzazione, che forse non l'avrebbe portata dove si trova oggi e dove noi abbiamo il piacere che lei si trovi oggi.
Per tutti i ragazzi che hanno 16 anni oggi, chiedo sia a lei sia al Governo di riflettere profondamente prima di varare un simile provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. L'onorevole Grillini ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/174.

FRANCO GRILLINI. Signor Presidente, intervengo per illustrare il mio ordine del giorno n. 9/6297/174, in cui si evidenzia la possibilità - che tra l'altro si è già verificata, purtroppo, in molte situazioni - che ragazzi e ragazze entrino nel circuito penale perché, come hanno sottolineato altri colleghi, questa legge criminalizza in modo grave un comportamento che è considerato normale da milioni di persone (non soltanto da qualcuno). È considerato così normale che ha prodotto un tipo di subcultura giovanile consistente nel farsi lo spinello, nel farsi la canna, che ha prodotto un linguaggio legato a questo comportamento che, il più delle volte, è un comportamento di socializzazione.
Come affermano tutti i lavori scientifici, nella misura in cui questo comportamento non è eccessivo, non produce alcun danno o, perlomeno, non ne produce più di quanto non sia l'eccedere nel cibo o in altri comportamenti.
Nel momento in cui un comportamento di massa viene fatto rientrare in un circuito penale, in un circuito di criminalizzazione, si corre, dal punto di vista psicologico, un rischio fortissimo, soprattutto per i giovani e i giovanissimi. E questo rischio fortissimo va prevenuto. Proprio per tale motivo, ho presentato un ordine del giorno. Al fine di prevenire questo rischio, il Governo deve impegnarsi, attraverso le strutture preposte, a porre un'attenzione particolare affinché ciò che oggi è considerato normale, ma che quando il provvedimento in esame sarà approvato diventerà oggetto della legge penale, non si trasformi in una tragedia. Ciò è già successo e credo accadrà nuovamente, tenuto conto che con la legge vigente il consumo di qualche spinello è sanzionato solo amministrativamente, mentre con la nuova


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legge sarà quasi sempre sanzionato penalmente.
A questo proposito, desidero evidenziare che non è dato sapere qual è la quantità che farà ricadere nel penale quello che oggi ha rilevanza amministrativa. Difatti, il provvedimento in esame non indica la quantità. È, pertanto, bizzarro che si approvi una legge la cui applicazione dipende interamente da una questione di quantità e quest'ultima non venga indicata. La quantità, infatti, la deciderà un ministro attraverso un decreto ministeriale di cui non si conoscono, perché la legge non li indicherà, i criteri. Conseguentemente, tale quantità potrebbe oscillare, ad esempio, da 0,00 grammi ad un chilogrammo. Potrebbe, quindi, avvenire che il ministro in questione decida che tale quantità ammonti, ad esempio, ad un chilogrammo. Sarebbe sufficiente ciò a qualificare il testo di questo provvedimento e, conseguentemente, a sconsigliarne la sua improvvida, per quanto rapida, approvazione.
Presidente Casini, conoscendo la sua indole, che la porta ad essere particolarmente sensibile a questi argomenti, desidero sottoporre alla sua attenzione e a quella dell'Assemblea alcune storie drammatiche che sono successe, e che purtroppo potrebbero accadere nuovamente, con effetti ancora maggiori, se il provvedimento in esame sarà approvato.
Faccio riferimento, in particolare, al seguente articolo pubblicato da il manifesto: «Pantelleria 24 marzo 2005. I carabinieri gli piombano in casa, trovano alcuni vasetti di marijuana appena germogliata e fanno scattare subito le manette. Il giorno dopo Giuseppe legge il suo nome sui giornali, assieme a quelli di altri ragazzi arrestati per qualche pasticca di ecstasy, e di altri ancora, che abitano in un'altra città, al di là del Canale di Sicilia, che con lui hanno in comune solo l'età. L'impatto è micidiale. I genitori, anziani coltivatori, sono sconvolti. Il figlio è un "drogato". A Giuseppe crolla il mondo addosso. Prende una corda, la lega forte al soffitto e si lascia andare. Così muore un giovane di 23 anni. Così muore un ragazzo normale, con un diploma di geometra in tasca e una vita tutta ancora da vivere. Sette vasetti di marijuana coltivati in casa e una legge che crea tossicodipendenti e accomuna consumatori a trafficanti lo hanno ucciso. Giuseppe non ha retto all'onta, si è impiccato, soffocato dalla morale proibizionista che trasforma ragazzi normali in mostri, che li sbatte sui giornali, accanto a mafiosi e criminali. Il corpo di Giuseppe è stato trovato domenica dal fratello, un ragazzino di appena 18 anni che probabilmente non si libererà facilmente di quell'immagine di morte».

PRESIDENTE. Onorevole Grillini, concluda.

FRANCO GRILLINI. Ho già finito il tempo? Che strano, quando si parla di certi argomenti il tempo vola. Di casi come quello appena raccontato ne volevo citare diversi, ma, dato che il tempo a mia disposizione è esaurito, mi limito a quello citato.
L'articolo prosegue: «Chiuso in casa, dov'era agli arresti domiciliari, è stato stritolato da un macigno di infamità e, quando i carabinieri gli hanno comunicato che il giorno dopo sarebbe stato condotto a Trapani per il processo per direttissima, ha pensato di farla finita. Chissà cosa gli sarà passato per la testa. È uscito di casa, al bar ha incontrato alcuni amici, un modo per dare l'ultimo saluto, è rientrato in tempo per pranzare con gli anziani genitori. Poi, nel silenzio e nella solitudine il gesto estremo. Non si può morire a 23 anni per alcune piantine di marijuana, dice un suo amico (...)».
Signor Presidente, sono tra coloro che condividono da sempre l'idea di un diritto penale mite. La legge penale dovrebbe intervenire il meno possibile nella vita delle persone. Con questo provvedimento, essa interviene nella vita di milioni di persone, delle loro famiglie e dei loro genitori, e pone tutte le condizioni per rovinargliela. Vi chiederei pertanto di fermarvi e di ripensarci. Ma, se proprio non potete, predisponete perlomeno strutture di aiuto psicologico per i ragazzini che


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cadranno purtroppo nelle maglie di questa legge, che ha tutte le caratteristiche per stritolarli.

PRESIDENTE. Sono così conclusi gli interventi per l'illustrazione degli ordini del giorno.
Qual è il parere del Governo sugli ordini del giorno presentati?

ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo accetta l'ordine del giorno Pecorella n. 9/6297/1 nonché l'ordine del giorno Giachetti n. 9/6297/2, quest'ultimo a condizione che sia riformulato nel senso di sopprimere le parole «attraverso l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri di un Dipartimento per tutte le politiche giovanili,».
Il Governo accetta l'ordine del giorno Tuccillo n. 9/6297/3, mentre non accetta gli ordini del giorno Rocchi n. 9/6297/4 e Fioroni n. 9/6297/5. Si invita al ritiro dell'ordine del giorno Mosella n. 9/6297/6, altrimenti il parere è contrario; ciò in quanto già esiste un codice di autoregolamentazione delle discoteche, stilato in collaborazione con il Ministero dell'interno. Si invita al ritiro anche dell'ordine del giorno Volpini n. 9/6297/7, perché già esiste quanto da esso richiesto.
Inoltre, il Governo non accetta gli ordini del giorno Lusetti n. 9/6297/8, Bimbi n. 9/6297/9 e Burtone n. 9/6297/10, mentre invita al ritiro dell'ordine del giorno Milana n. 9/6297/11, in quanto ciò che è previsto dall'ordine del giorno è già desumibile dalla normativa in vigore in materia di violenza negli stadi, in collaborazione con associazioni ed enti. Per le stesse ragioni, il Governo invita al ritiro, altrimenti il parere è contrario, degli ordini del giorno Carra n. 9/6297/12 e Rusconi n. 9/6297/13.
Il Governo accetta l'ordine del giorno Dorina Bianchi n. 9/6297/14, non accetta l'ordine del giorno Villari n. 9/6297/15, accetta l'ordine del giorno Squeglia n. 9/6297/16, non accetta l'ordine del giorno Mantini n. 9/6297/17, accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Sinisi n. 9/6297/18, non accetta l'ordine del giorno Duilio n. 9/6297/19, accoglie come raccomandazione gli ordini del giorno da Rosato n. 9/6297/20 a Delbono n. 9/6297/27 (in quanto il Governo ha già assunto degli impegni in questa direzione), non accetta gli ordini del giorno Stradiotto n. 9/6297/28 e Camo n. 9/6297/29, accetta gli ordini del giorno Giovanni Bianchi n. 9/6297/30 e Marcora n. 9/6297/31, accoglie come raccomandazione gli ordini del giorno Vernetti n. 9/6297/32 e Mattarella n. 9/6297/33, accetta l'ordine del giorno Tonino Loddo n. 9/6297/34.
Il Governo non accetta gli ordini del giorno da Pinza n. 9/6297/35 a Diliberto n. 9/6297/79, nella maggior parte dei casi perché non si condividono le premesse. Il Governo inoltre accetta l'ordine del giorno Armando Cossutta n. 9/6297/80, accoglie come raccomandazione gli ordini del giorno Maura Cossutta n. 9/6297/81 e Bellillo n. 9/6297/82, invita al ritiro dell'ordine del giorno Sciacca n. 9/6297/83 (perché esiste già un codice di autoregolamentazione). Si invita inoltre al ritiro, altrimenti il parere è contrario, dell'ordine del giorno Pistone n. 9/6297/84, in quanto già sussiste quanto da esso richiesto.
Il Governo non accetta l'ordine del giorno Galante n. 9/6297/85 ed invita al ritiro (altrimenti il parere è contrario) dell'ordine del giorno Vertone n. 9/6297/86, perché l'assistenza sanitaria è comunque garantita ai soggetti menzionati in questo ordine del giorno. Inoltre, il Governo non accetta gli ordini del giorno da Franci n. 9/6297/87 a Pecoraro Scanio n. 9/6297/90, accetta gli ordini del giorno Lion n. 9/6297/91 e Cima n. 9/6297/92, non accetta gli ordini del giorno Bulgarelli n. 9/6297/93 e Boato n. 9/6297/94.
Il Governo accetta gli ordini del giorno Abbondanzieri n. 9/6297/95, Adduce n. 9/6297/96, Agostini n. 9/6297/97, Albonetti n. 9/6297/98 e Angioni n. 9/6297/99.
Sugli ordini del giorno da Amici n. 9/6297/100 a Cennamo n. 9/6297/121 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, dal momento che quanto viene richiesto in questi ordini del giorno interessa


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tutte le Forze di polizia, non può essere frazionato regione per regione o per Corpi di polizia.
Il Governo non accetta gli ordini del giorno da Chianale n. 9/6297/122 a Grillini n. 9/6297/174.
Gli ordini del giorno Nannicini n. 9/6297/175 e Nieddu n. 9/6297/176 sono accolti come raccomandazione. Il Governo non accoglie gli ordini del giorno da Nigra n. 9/6297/177 a Trupia n. 9/6297/213.
Infine, gli ordini del giorno Turco n. 9/6297/214, Michele Ventura n. 9/6297/215, Vianello n. 9/6297/216 e Visco n. 9/6297/219 sono accolti come raccomandazione, mentre il Governo non accetta gli ordini del giorno Vigni n. 9/6297/217, Violante n. 9/6297/218, Zunino n. 9/6297/220 e Pisapia n. 9/6297/221.

PRESIDENTE. Prendo atto che non vi sono richieste di intervento per dichiarazioni di voto sul complesso degli ordini del giorno.
Il seguito dell'esame del provvedimento proseguirà nella giornata di domani, direttamente con la votazione degli ordini del giorno.

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