Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 746 del 7/2/2006
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Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta si è svolta la votazione per appello nominale sull'articolo unico del disegno di legge di conversione n. 6297, sulla cui approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, il Governo ha posto la questione di fiducia.
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 6297 )

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C. 6297 sezione 1).
Avverto che, dopo l'illustrazione degli ordini del giorno, il parere del Governo su di essi e la manifestazione da parte dei presentatori della loro volontà di insistere o meno per la votazione, avranno luogo le dichiarazioni di voto sul complesso degli ordini del giorno da porre in votazione, cui seguiranno infine le votazioni.
L'onorevole Giachetti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/2.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, in realtà vedo che nel fascicolo degli ordini del giorno il mio è il secondo, mentre il primo è firmato dai colleghi Pecorella, Cola, Mazzoni e Perlini. Forse, sarebbe stato utile che il presidente Pecorella avesse illustrato il contenuto del suo ordine del giorno, e magari avesse espresso anche un'opinione sul merito di quanto abbiamo esaminato e sottoposto al voto di fiducia, consapevoli che gli ordini del giorno possono, almeno in parte, porre rimedio all'aberrazione che ci siamo trovati a votare oggi.
Sarei curioso di conoscere l'opinione dell'onorevole Pecorella, che pure stimo, su diverse questioni e mi interesserebbe anche sapere da tanti esponenti del centrodestra, che si sono spesi nel corso degli anni per cercare di delineare una visione illuminata del pensiero del centrodestra, cosa ne pensano del fatto che ci troviamo ad esaminare degli ordini del giorno relativi ad un provvedimento che, da un lato, tratta il tema delle Olimpiadi invernali, come molti hanno ricordato anche oggi nel dibattito che ha preceduto il voto di fiducia, e, dall'altro, introduce misure in modo barbaro all'interno di un decreto-legge che riguarda tutt'altra materia. Sappiamo il perché e ci ritorneremo. Mi piacerebbe davvero sapere, tuttavia, quale è l'opinione di tanti colleghi su queste misure. Forse, non la conosceremo mai, anche perché la ragione per la quale è stata posta la questione di fiducia, che non sfugge a nessuno, non è certo quella di contrastare un ostruzionismo che non è mai stato proposto rispetto a questo decreto-legge, ma è collegata all'evidente timore, anche all'interno della maggioranza, che il voto sull'introduzione di queste norme avrebbe potuto riservare qualche sorpresa.
In realtà, ci troviamo di fronte all'ennesimo decreto-legge che, forse mai in modo così plateale ed evidente, mette insieme incomprensibilmente materie diverse, che non hanno nulla a che vedere l'una con l'altra. La ragione politica di questa decisione è nota, ed io spero possa avere massima diffusione nel nostro paese.
Nella sarabanda dei ricatti interni alla maggioranza e dei prezzi da pagare per far finta di stare insieme in questi ultimi mesi (dopo che, per anni, ci si è presi a schiaffi continuamente!), si doveva concedere ad Alleanza nazionale questo scampolo,


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questo brandello di trattativa sulle norme concernenti le tossicodipendenze e, sostanzialmente, la persecuzione dei tossicodipendenti. Qualche settimana fa, del resto, è andata in scena l'altra rappresentazione riguardante la legge sulla legittima difesa. C'è da augurarsi che questa legislatura si chiuda rapidamente, prima che anche l'UDC o - perché no? - gli amici della nuova Democrazia Cristiana abbiano qualcosa di utile da proporre al paese e da sventolare a mo' di vessillo nella prossima campagna elettorale!
Signor Presidente, ci troviamo in una situazione paradossale: oggi si consuma il desiderio, in particolare di alcuni leader della maggioranza, mai sopito e sempre vivo, di scaricare le loro frustrazioni sulla povera gente! Già tante volte siamo stati costretti ad evidenziare che gran parte dell'attività legislativa di questo Governo e della maggioranza è sempre stata diretta a tutelare gli interessi dei potenti, dei forti. Ebbene, il Presidente del Consiglio, non soddisfatto delle false promesse della campagna elettorale del 2001 riguardo alle pensioni minime (tutti i titolari di pensioni minime dovevano vederle aumentate; quelli che conoscono bene la situazione avranno modo di premiarlo o meno ...), annuncia dai microfoni di una radio che, non essendo riuscito ad aumentarle a 400 euro, le porterà, dopo le elezioni, addirittura nei primi cento giorni di attività ...

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti...

ROBERTO GIACHETTI. ... del suo Governo - che ci auguriamo non venga mai - a 800 euro!
Signor Presidente, avremo la possibilità di illustrare ulteriormente le nostre posizioni, ma è già chiaro che è stata messa in campo una proposta che procurerà tanti danni alla società, ai nostri giovani e, come ha ben ricordato l'onorevole Bindi stamani, anche al sistema carcerario. Dovrete renderne conto, in occasione delle prossime elezioni, a coloro che hanno riposto in voi tutte le speranze che state tradendo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Tuccillo ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/3.

DOMENICO TUCCILLO. Signor Presidente, come ricordava il collega Giachetti, siamo in presenza, ancora una volta, di una procedura che altera il normale e fisiologico iter parlamentare. Volendo ricorrere ad una metafora, potremmo dire che quello che stiamo vivendo è un autunno parlamentare. Infatti, si è proceduto all'approvazione di provvedimenti che sono andati avanti o per decreto o perché è stata posta la questione di fiducia. In sostanza, è stata alterata la fisiologia della procedura parlamentare.
La discussione dei provvedimenti dovrebbe fornire l'occasione per un confronto, anche per uno scontro di posizioni, dovrebbe dare la possibilità di spiegare la filosofia dei provvedimenti ed i motivi per i quali essa non viene condivisa, nonché di trovare, ove possibile, punti di incontro che consentano di superare le contrapposizioni e di migliorare i provvedimenti medesimi, a maggior ragione quando vengono in rilievo tematiche di estrema delicatezza come quella al nostro esame. Invece, si arriva alla situazione grottesca creata dal disegno di legge in esame: alla posizione della questione di fiducia si assommano contenuti assolutamente eterogenei, del tutto estranei l'uno all'altro, a causa dell'inesistenza di qualsivoglia punto di collegamento o di sutura!
Quindi, il Parlamento viene ridotto ad un «votificio» sterile, e chissà se non sia arrivato il momento di fare una riflessione su quelli che dovrebbero essere i principali compiti, funzioni e poteri del Parlamento piuttosto che operare un'accentuazione costante dei poteri e compiti del Governo e del Presidente del Consiglio.
Ad ogni modo, per entrare nel merito dell'ordine del giorno proposto, che riguarda il provvedimento in relazione alla questione delle droghe e della relativa disciplina in questa materia, sottolineo che esso è volto ad impegnare il Governo «ad adottare le opportune iniziative volte a rafforzare l'integrazione e la sinergia, in


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pari dignità, fra servizi pubblici, comunità terapeutiche e privato sociale a livello di territorio, evitando un rapporto basato solo su funzioni di controllo e supervisione».
In sostanza, si tratta di cercare di porre in qualche modo riparo ad uno dei due punti deboli - dal punto di vista strutturale - di questo provvedimento, così come enunciati ed evidenziati in modo molto efficace e con chiarezza di esposizione questa mattina dalla collega Rosy Bindi.
I due punti sostanziali di debolezza del provvedimento attengono, da un lato, al valore e alla filosofia della persona, che emerge dalla modalità con cui viene strutturato il medesimo, dall'altro, al rapporto tra pubblico e privato, così come viene disciplinato ed organizzato con riguardo agli interventi resi possibili dalle strutture pubbliche o private in fase di recupero dei tossicodipendenti. Il primo punto, come ha ricordato in modo molto efficace la collega Bindi questa mattina, consiste in un'interpretazione, una lettura molto strumentale di ciò che dovrebbe essere, invece, il valore principe da salvaguardare in un provvedimento di questa natura (per la materia trattata e la sua disciplina), cioè il valore della persona.
In sostanza, il provvedimento oscilla fra un'impostazione fortemente repressiva, per cui da una parte c'è la galera e la criminalizzazione di chi vive il dramma della tossicodipendenza e, dall'altro, c'è l'obbligo della imposizione della cura (altro aspetto che non permette di costruire un percorso di aiuto alla persona, impedendo alla stessa di sottrarsi alla condizione drammatica della tossicodipendenza).
Il secondo punto cui fa riferimento l'ordine del giorno riguarda il rapporto tra pubblico e privato, cioè l'idea di una contrapposizione in questo senso, laddove, da una parte, vi sarebbero coloro che svolgono in modo positivo, virtuoso ed efficace questo tipo di azione (sono i privati), dall'altra, vi sarebbe invece un pubblico ridotto soltanto ad una funzione generica di controllo. Ciò significa operare secondo una logica manichea all'interno dello spettro di intervento possibile, che deve essere invece organizzato in modo sinergico e integrato.
Per questo motivo, così come sollecitava molto opportunamente l'onorevole Bindi questa mattina, andrebbe recuperata la condizione schizofrenica di intervento e contrapposizione all'interno delle strutture che poi devono svolgere questa funzione.
L'ordine del giorno che abbiamo presentato va in questa direzione: impegnare il Governo a costruire condizioni di sinergia, molto più di quanto non preveda il testo normativo.

PRESIDENTE. L'onorevole Rocchi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/4.

CARLA ROCCHI. Desidero illustrare un ordine del giorno che, rispetto al provvedimento al nostro esame, concentra l'attenzione in particolare su quella parte di provvedimento che, con una dicitura francamente stravagante, recita: «Disposizioni per favorire il recupero dei tossicodipendenti recidivi».
Se c'è qualcosa che questo provvedimento certamente non fa e non si pone come obiettivo è recuperare alcunché. Questo provvedimento è animato da un'altra ratio, una ratio che, con ogni evidenza, è espressione della maggioranza che lo propone, la quale, probabilmente, si gioverebbe, per motivi estetici, prima ancora che etici, di un maggiore accostamento alla realtà. Questo è un provvedimento punitivo, un provvedimento che considera come un valore un intervento pesante nei confronti di chi è tossicodipendente e, a maggior ragione, nei confronti di chi, in quanto tossicodipendente, si trova a reiterare ciò che da questa legge è considerato un reato. Forse, chiamare le cose con il loro nome aiuterebbe a comprendere la ratio di un provvedimento che noi non condividiamo ma che, evidentemente, è nelle corde di chi lo ha proposto. Il solo fatto che si proponga nel titolo un mascheramento di questo genere rievoca l'immagine di Ezechiele Lupo che bussava alla porta dei tre porcellini i quali, dal buco


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della serratura, lo vedevano travestito in modo da apparire come la nonna di Cappuccetto rosso.
Che cosa pensiamo di ottenere con gli ordini del giorno - evidentemente, non soltanto il mio ma anche gli altri - presentati dall'opposizione con l'intendimento di intervenire in qualche maniera per contemperare gli effetti negativi del provvedimento? Pensiamo che sarebbe opportuno ed anche efficace considerare tutte quelle possibilità di sostegno e di intervento positivo in un campo così delicato e così difficile come quello delle tossicodipendenze. Atteso che ogni parere scientifico ed ogni esperienza nel settore (ciò è dimostrato dalle posizioni tenute con convinzione dalla gran parte degli operatori che in tale ambito intervengono) ci dicono che, a fronte delle tossicodipendenze, è il sostegno ad una volontà espressa che aiuta ad uscire dal problema, noi vorremmo determinare, per quanto possibile, le condizioni affinché questa volontà si esprima e questi interventi siano espletati. Che cosa chiede, in dettaglio, l'ordine del giorno n. 9/6297/4 che propongo all'attenzione dei colleghi parlamentari? Chiede che siano adottate le iniziative volte a dare piena attuazione alla legge 18 febbraio 1999, n. 45, conosciuta da chi opera nel settore, ed a migliorare l'atto che seguì l'entrata in vigore di quella legge, cioè l'atto di intesa del 5 agosto 1999 che si occupava di servizi pubblici e di strutture del privato sociale e del volontariato e che aveva come obiettivo la creazione di un sistema di servizi a rete con interventi terapeutici multidisciplinari, di comunità terapeutiche, residenziali e semiresidenziali, per la riduzione del danno e il reinserimento lavorativo dei tossicodipendenti che decidano di percorrere questo cammino. Naturalmente, a valle di una operazione così faticosa, si rendeva e si renderà necessaria anche una verifica dei risultati ottenuti in termini qualitativi e quantitativi, nonché un utilizzo ottimale dei fondi preposti a questa iniziativa. Perché tutto questo è affidato ad un ordine del giorno quando, per la loro stessa natura, la legge e l'accordo stipulato successivamente ne pretenderebbero l'attuazione? Perché, nel momento in cui sarebbe stata necessaria la massima accelerazione, vuoi sulla legge, vuoi sull'accordo, ci siamo trovati di fronte ad una gestione del problema, passata nelle mani dell'attuale maggioranza e dell'attuale Governo, che di tutto ha tenuto conto tranne che delle conseguenze di quelle premesse giuridiche e dell'accordo.

PRESIDENTE. Onorevole Rocchi...

CARLA ROCCHI. Con l'ordine del giorno che ho presentato richiamo all'attenzione, non tanto dei parlamentari dell'opposizione quanto piuttosto dei parlamentari della maggioranza, le leggi dello Stato, gli accordi stipulati, la necessità di essere conseguenti e la necessità di accompagnare una legge, tanto ingiusta quanto inutile, con provvedimenti che facciano balenare una prospettiva per i tossicodipendenti (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Constato l'assenza degli onorevoli Fioroni e Mosella, che avevano chiesto di parlare per illustrare i rispettivi ordini del giorno n. 9/6297/5 e n. 9/6297/6: s'intende che vi abbiano rinunziato.
L'onorevole Volpini ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/7.

DOMENICO VOLPINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo nuovamente dinanzi ad un «decretone omnibus» che, insieme alla disciplina di una congerie di oggetti vari, reca modifiche a leggi molto delicati e mi riferisco, in particolare, alla cosiddetta legge Jervolino-Vassalli sulla droga.
Un tale modo di procedere si è peraltro seguito anche in occasione del recente esame di un altro «decretone» il cui testo contiene, insieme, la normativa sull'ordinamento scolastico (varata con due anni e mezzo di ritardo) e la disciplina di altre materie che non hanno alcun collegamento con la prima.
Ebbene, a nostro avviso, tale modo di procedere, praticamente, non permette


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una discussione seria ed approfondita intorno alla disciplina recata da leggi molto delicate e importanti quali quella sulla droga.
Il mio ordine del giorno tende a porre rimedio alla situazione, veramente grave, del diffondersi della droga nelle scuole tra i giovanissimi, in una situazione di pericolosità che diventa vieppiù grave. Sappiamo che addirittura taluni pusher, vale a dire taluni spacciatori, operano oramai persino davanti alle scuole elementari, cercando di indurre i bambini ad assumere droghe con l'offerta di caramelle o di altri oggetti del genere; la situazione è, perciò, veramente grave.
Noi pensiamo che l'azione repressiva, purché sensata e calibrata, possa certamente giovare ma riteniamo, altresì, che assolutamente non possa risolvere tutti i problemi; è dunque indispensabile, ma non risolutiva.
Siamo dell'avviso che sia molto importante, invece, l'azione informativa ed educativa condotta nelle scuole; nell'educazione scolastica, devono assolutamente fare ingresso, in modo serio, l'informazione e l'insegnamento agli studenti su come prevenire, capire ed interpretare il problema della droga; tale attività deve rivolgersi anche ai bambini, perché purtroppo vengono messi in pericolo anche i bambini delle scuole elementari.
Per tali motivi, con il mio ordine del giorno chiedo al Governo di predisporre un protocollo d'intesa tra Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e Ministero dell'interno al fine di promuovere una campagna informativa nelle scuole sulla pericolosità delle droghe. Deve però promuoversi una campagna alquanto più approfondita e coinvolgente di come finora si è fatto, puntando soprattutto sull'informazione e su una seria educazione, specialmente per i bambini più piccoli, purtroppo - ripeto - divenuti anch'essi target degli spacciatori.
Spero che il Governo voglia accettare pienamente l'impegno di questo ordine del giorno il cui oggetto mi sembra davvero molto importante; lo affermo anche in qualità di nonno assai preoccupato per la propria nipotina che va a scuola e per le sue compagne...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Volpini.
Constato l'assenza dell'onorevole Lusetti, che aveva chiesto di parlare per illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/8: s'intende che vi abbia rinunziato.
L'onorevole Bimbi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/9.

FRANCA BIMBI. Signor Presidente, vorrei osservare che torniamo periodicamente, come avviene quasi sempre nelle epoche di transizione, a scontrarci sulla pelle e sulla vita dei giovani. Vorrei ricordare, a tale riguardo, Pel di carota, Tom Sawyer, Oliver Twist, Pinocchio e perfino David Copperfield: tutti ragazzi a rischio!
In questi capolavori - che non sono opere per l'infanzia, ma capolavori sulla vita adulta, sulle responsabilità degli adulti nei confronti dei giovani e sulla crescita della persona -, i nostri piccoli eroi si scontrano e si incontrano sempre con figure di adulti che scambiano la punizione con l'autorevolezza, nonché la repressione con la relazione educativa.
Noi vediamo, in tali parabole della nostra crescita e della trasformazione della società, che, alla fine (poiché tali libri sono tutti a lieto fine), sono l'amore e l'intelligenza a trionfare non solo nella testa del ragazzo e degli adulti realmente significativi che incontra ma, soprattutto, nella relazione tra adolescenti ed adulti.
Purtroppo, nella vita reale non è sempre così: quanti Pel di carota, Tom Sawyer, Oliver Twist, Pinocchio e David Copperfield, invece, finiscono poi nella coazione a ripetere? Si va dalla dipendenza dalle sostanze tossiche a quella dal crimine, fino a trovare quale unico legame sociale significativo quello della gang (prima la «banda dei pari», poi la criminalità organizzata).
Si tratta dei due modelli educativi, della vita adulta e dell'adolescenza, che si scontrano nei secoli e, come un pendolo, si torna periodicamente allo stesso punto.


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Infatti, stiamo ritornando ai manicomi ed al carcere di cui ci parla, tratteggiandolo così mirabilmente, Tolstoj in Resurrezione, dove non c'è più alcuno spazio tra la punizione e la disumanizzazione.
Torniamo a volere che alcune istituzioni, come i servizi sociali e sanitari, siano nuovamente votate a sorvegliare, punire, segregare e separare.
Ritorniamo a considerare l'anomia e la devianza colpe individuali, e quindi, con questo tipo di misure, paradossalmente si deresponsabilizzano i giovani, ponendoli di fronte ad un aut aut che non è tra permissività e responsabilità, bensì tra morire implicitamente «dentro» o morire per davvero!
Attraverso l'ordine del giorno che ho presentato, pertanto, con il quale si propone di restituire riconoscimento, spazio e dignità agli operatori...

PRESIDENTE. Onorevole Bimbi...

FRANCA BIMBI. ... della riduzione del danno, non chiediamo affatto una via facile alle sostanze tossiche: tutt'altro!

PRESIDENTE. Onorevole Bimbi, si avvii a concludere!

FRANCA BIMBI. Infatti, domandiamo di ripristinare, nell'ambito delle relazioni di cura nelle carceri e nei servizi, il dialogo, la professionalità e l'attenzione verso i giovani.

PRESIDENTE. L'onorevole Burtone ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/10.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, vogliamo sottolineare con amarezza che, a seguito delle scelte del Governo, valutiamo l'iter di questo provvedimento e di questo stesso dibattito parlamentare un'occasione mancata. Non vi è stato un confronto serio su una questione che ha aspetti, a volte, drammatici. Non vi è stata vera disponibilità a discutere apertamente, per capire le condizioni più complessive del disagio giovanile. La linea del Governo è stata quella di una pseudo-tolleranza zero verso chi entra nel tunnel della droga, verso i più deboli.
La maggioranza ha fatto la peggiore semplificazione, ha riproposto una logica antica, ossia proibizionismo-antiproibizionismo, ha posto al centro del problema, ancora una volta, l'oggetto droga. La tossicodipendenza è, invece, una questione complessa che riguarda la vita degli uomini. Non esiste una sola motivazione o una sola causa del fenomeno. Vi sono, infatti, molte motivazioni e molte cause che appaiono in continua evoluzione, sia per l'età, sia per le fasce di consumatori e per le novità nell'uso di alcune sostanze stupefacenti.
Noi, per quanto riguarda la lotta alla tossicodipendenza, pensiamo che debba essere adottata una strategia che consideri il soggetto-persona. Intorno al dramma dei tossicodipendenti deve essere alimentata una cultura del dialogo, di ragionamento sulle analisi e sui risultati. Va posta al centro dell'attenzione la sperimentazione continua di nuove strade per tentare di portare fuori dal tunnel della droga i giovani. Consideriamo, quindi, estremamente negativa, grave, la spettacolarizzazione della tossicodipendenza e la sua criminalizzazione che la maggioranza vuole compiere.
I molti giovani che sono tornati alla vita testimoniano che è possibile lavorare per venire fuori dalla droga e, soprattutto, che i giovani che consumano droga non devono essere criminalizzati. Ecco perché pensiamo ad una scelta di campo che deve essere la strategia globale, avere un impegno serio verso la prevenzione, verso la cura e la riabilitazione, per il reinserimento dei soggetti colpiti. Avremmo voluto, quindi, una diversa iniziativa politica, capace di reprimere lo spaccio ed il traffico, ma con l'occhio rivolto al recupero dei giovani.
In tema di prevenzione sappiamo che bisogna fare di più e per la cura bisogna avere a cuore tutte le possibilità che debbono essere messe in campo. Sappiamo che vi sono strutture territoriali che


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debbono essere potenziate. Bisogna fare di più per sostenere l'opera dei volontari, di coloro i quali si sono messi in gioco con le comunità terapeutiche.
Con il mio ordine del giorno n. 9/6297/10, intendiamo porre l'attenzione anche sulla strategia della riduzione del danno. Noi riteniamo che non si possa trascurare una fotografia oggettiva della tossicodipendenza, che mostra che, a volte, vi è una «terra di nessuno», di molti giovani che non sono in grado di uscire subito dal tunnel negativo della droga: sono quelli che rischiano di più, e che devono essere aiutati con gli interventi a bassa soglia, con gli operatori di strada. Ecco perché andiamo alla ricerca anche di una strategia che non deve far mancare il proprio apporto ed il proprio aiuto verso i più deboli. Riteniamo, quindi, che si debba riflettere in merito.
Noi ci opporremo fortemente, con questo dibattito parlamentare, alla decisione di varare questo provvedimento.
È stata votata la questione di fiducia posta dal Governo. Continueremo una battaglia, sapendo che questo Governo e questa maggioranza hanno scelto la strada peggiore, ossia la criminalizzazione dei giovani (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Mattarella ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/33.

SERGIO MATTARELLA. Signor Presidente, il mio ordine del giorno n. 9/6297/33 chiede al Governo un più netto atteggiamento nei confronti dell'Afghanistan in tema di lotta alla droga.
Siamo stati favorevoli alla missione che si sta compiendo in Afghanistan; l'abbiamo condivisa, perché in quel paese si era annidata la centrale di Al Qaeda; esso era divenuto la base del terrorismo internazionale. Sappiamo, naturalmente, che il terrorismo non è l'unico pericolo per la comunità internazionale, per la convivenza civile ed ordinata. La droga è un pericolo non secondario e, al riguardo, occorre fare qualcosa di concreto. L'Afghanistan - come noto - è il principale paese produttore di oppio al mondo. Da quella produzione si sviluppano traffici, commercio e consumo.
Dopo la guerra, nel 2004, le superfici coltivate ad oppio in Afghanistan hanno raggiunto la cifra record di 134 mila ettari; nel 2001 erano 7.600. Con la guerra, le coltivazioni di oppio avevano registrato un crollo; nel 2004 hanno superato la cifra record che era stata raggiunta nel 1999, con il regime talebano, sotto il quale la coltivazione dell'oppio si era sviluppata ampiamente. Infatti, nel 1999 - anno record - le piantagioni di oppio si estendevano per 90 mila ettari; dal 2004 esse coprono una superficie di 131 mila ettari, il che fa, di nuovo, dell'Afghanistan il principale produttore ed esportatore di oppio; e, quindi, una base del commercio della droga.
Secondo il rapporto dell'ONU del 2005, questi dati sono inequivoci. Il Governo afgano sostiene che, nel 2005, la superficie coltivata ad oppio è diminuita del 40 per cento. Il rapporto dell'ONU dichiara che questo è vero, ma che, ciò nonostante, la produzione è diminuita soltanto del 2,4 per cento. Tale condizione fa sì che l'Afghanistan continui a produrre l'85 per cento dell'oppio che si produce nel mondo.
Allora, signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio ordine del giorno si rivolge al Governo chiedendo che vi sia una maggiore pressione su quel paese, affinché si conduca una seria lotta alla produzione di oppio. Di recente, la Conferenza internazionale sull'Afghanistan, che raccoglie anche gli Stati che contribuiscono alla ricostruzione di tale paese, ha previsto un finanziamento di circa due miliardi di dollari (tanti: sostanzialmente, due miliardi di euro) per l'Afghanistan in cambio di una seria lotta contro la produzione di oppio. Non basta: occorre qualcosa di più.
Occorre subordinare tutti i contributi al serio impegno di rimuovere le coltivazioni di oppio in Afghanistan. Ciò va fatto non soltanto per la tranquillità della comunità internazionale, ma anche per amicizia reale nei confronti dell'Afghanistan, perché una produzione di oppio così


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estesa è di ostacolo allo sviluppo economico vero, sano, stabile e duraturo di quel paese.
Per questo motivo, non basta avere rimosso in Afghanistan il regime che ospitava la centrale terroristica; non basta aver fatto la nuova Costituzione, e non basta aver indetto le elezioni. Occorre che vi sia una seria lotta alla produzione di oppio e, per questo motivo, chiediamo al Governo di fare qualcosa di più. Il nostro è il settimo paese contributore e, da alcuni anni, l'intervento italiano in Afghanistan oscilla tra i 40 e i 50 milioni di euro all'anno. Non è moltissimo, ma sono somme impegnative: condizioniamole al fatto che il Governo afgano conduca una seria lotta contro la produzione di oppio. Ritengo sia un invito che il Governo non possa disattendere (Applausi dei deputati del gruppo Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Constato l'assenza degli onorevoli Milana e Carra, che avevano chiesto di parlare per illustrare i rispettivi ordini del giorno n. 9/6297/11 e n. 9/6297/12: s'intende che vi abbiano rinunziato.
L'onorevole Rusconi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/13.

ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, purtroppo, con poca sorpresa, siamo di fronte all'ennesimo provvedimento su cui viene posta la questione di fiducia rispetto ad un tema di estrema delicatezza, quale quello delle risposte alle tossicodipendenze, senza alcun dialogo e confronto con chi quotidianamente si occupa di questo dramma (penso al ruolo svolto quotidianamente non solo da tante comunità, ma anche dai SERT a livello istituzionale).
Vi è un dato incomprensibile, ovvero l'associazione di questo tema con le Olimpiadi di Torino. Se non vogliamo che questa associazione sia superficiale e ironica, ossia tra la «neve» e la droga, ritengo che l'unico legame serio possa essere quello della confusione, che tuttora permane, a tre giorni dall'inizio dei Giochi olimpici, tra le norme antidoping previste dalla legge italiana e quelle stabilite dal Comitato olimpico internazionale.
Tale fatto è stato denunciato alcuni mesi fa. Anche nella giornata di ieri vi sono state delle dichiarazioni del sottosegretario Pescante in merito. In realtà, in quattro o cinque mesi, non si è riusciti a fare assoluta chiarezza.
Si è approvata la devolution per la Lega, bisognava fare qualcosa di clientelare che interessasse Alleanza Nazionale, con qualche piccolo peccato all'interno dei suoi maggiori esponenti: peccati di gioventù!
Di fatto, a fronte di una scelta demagogica in senso repressivo, in cui sono confuse sullo stesso livello droghe leggere e droghe pesanti, nulla viene detto per quanto riguarda la delicatezza del tema del doping nello sport. Tale problema non investe solo il campo dei professionisti, dove è sempre più difficile dividere il confine tra medicina e doping. Non si fa nulla per il fatto che all'interno delle diverse federazioni italiane vi sono sanzioni estremamente diversificate. Basterebbe ricordare che, negli stessi giorni, pochi anni fa, per aver assunto un prodotto analogo, uno dei nostri migliori esponenti dell'atletica leggera, Longo, è stato squalificato per due anni, mentre due calciatori professionisti, Stam e Guardiola, sono stati squalificati per quattro mesi.
Non si dice nulla, inoltre, sul doping nel mondo dilettantistico, dove vi sono controlli assai carenti. Penso agli episodi drammatici denunciati dai genitori rispetto ad uno sport stupendo come il ciclismo. Tali genitori hanno tolto i loro figli dall'attività dilettantistica, perché per andare avanti occorreva fare ricorso a certi prodotti. Penso, inoltre, all'uso diffuso e superficiale dei cosiddetti integratori.
Quindi, rimango deluso da questo provvedimento, mentre, lo condanno per quanto riguarda le sanzioni a carico dei giovani che consumano alcune sostanze.
Penso, infine, a un dato di informazione e di monitoraggio, che sarebbe estremamente importante, rispetto alle società


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sportive dilettantistiche. Approvando questo ordine del giorno, si verrebbe incontro non tanto ad un mio desiderio, quanto ad una necessità, che penso non sia solo propria dello sport professionistico, ma anche dello sport dilettantistico. Soprattutto, si verrebbe incontro ai desideri di tanti genitori e di tante persone che hanno a cuore questo mondo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Dorina Bianchi, che aveva chiesto di parlare per illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/14: s'intende che vi abbia rinunziato.
L'onorevole Villari ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/15.

RICCARDO VILLARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio ordine del giorno impegna il Governo a stabilire, in maniera perentoria, che la sostanza somministrata come terapia debba essere il solo metadone e che tale servizio debba essere organizzato esclusivamente presso le strutture sanitarie pubbliche e sempre supportato da interventi di natura psicologica a sostegno degli utenti.
Prima di entrare nel merito, non posso non sottolineare, signor Presidente, come ancora una volta il Governo abusi dello strumento della questione di fiducia, e lo faccia su argomenti particolarmente delicati.
Per essere proposti come soluzione essi meriterebbero il confronto aperto ed un'accoglienza maggiore anche in ordine al trasferimento, all'interno di tali provvedimenti, delle esperienze, delle sensibilità e dei percorsi di cui ciascuno di noi è portatore nel proprio quotidiano. Solo così le proposte di un Governo possono arricchirsi in maniera propositiva del contributo dell'opposizione. Quello che più amareggia è che in questo modo si nega la centralità del Parlamento non già per uno scontro sui contenuti, bensì per motivi esclusivamente politici. Infatti, la situazione interna alla maggioranza comporta una fuga dal confronto perché si rischia di minare un equilibrio già precario. Dunque, ricorriamo all'ordine del giorno come espediente - mi si passi il termine - per poter dare alla discussione un contributo altrimenti negatoci dalla procedura adottata dal Governo.
Per quanto riguarda il merito, sottolineo anch'io - come hanno fatto i colleghi che mi hanno preceduto - l'assoluta incongruenza che tiene insieme le misure per le Olimpiadi invernali e le disposizioni per favorire il recupero dei tossicodipendenti recidivi. Stamattina è stato illustrato in maniera esauriente, in sede di dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia, dalla collega Bindi come le norme relative ai tossicodipendenti recidivi, negando la centralità della persona, dimostrino tutta la debolezza del provvedimento e ne esaltino l'impianto repressivo.
Sappiamo che, allorquando il tossicodipendente manifesta la propria volontà di uscita dalla sua condizione, devono essere più fattori insieme a sostenere tale volontà affinché il tossicodipendente sia recuperato e torni a vivere da cittadino normale. Per fare questo, il percorso è lungo e vi è bisogno di accoglienza da parte delle strutture pubbliche e della concomitante azione di più trattamenti: oltre a quelli farmacologici sono necessari anche quelli psicologici che si basano su terapie individuali o di gruppo.
A tale proposito vi è molta ignoranza: essendo il metadone un oppiaceo sintetico, per molti viene erroneamente qualificato come droga di Stato (si dice, infatti, che si sostituisce l'eroina, un oppiaceo anch'esso, con il metadone). È bene sottolineare che il trattamento con metadone è molto diffuso per il recupero perché, anche attraverso una certa flessibilità nel dosaggio, è consentito utilizzare tale oppiaceo per lunghi periodi di tempo. Inoltre, il metadone, a differenza degli altri oppiacei, non comporta i sintomi di astinenza che determinano anche disturbi psichici del paziente. Il metadone, opportunamente usato all'interno di strutture pubbliche, può sostenere l'uscita del tossicodipendente dalla droga, anche perché tale trattamento farmacologico è conciliabile con le attività normali del cittadino. I sintomi di astinenza, infatti,


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possono essere minimizzati riducendo il dosaggio del farmaco. Per tale flessibilità, dunque, il metadone deve essere, a nostro avviso, il farmaco di elezione da usare esclusivamente per l'uscita dei tossicodipendenti recidivi dal percorso della droga. Devono essere le strutture pubbliche - e questo chiediamo al Governo - ad effettuare tali terapie, che devono essere accompagnate dal sostegno psicologico, individuale o di gruppo, a cui il tossicodipendente non deve rinunciare e che lo Stato ha l'obbligo di garantire (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Squeglia ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/16.

PIETRO SQUEGLIA. Signor Presidente, il mio ordine del giorno vuole impegnare il Governo ad adottare le opportune iniziative volte ad incrementare le risorse per rafforzare sul territorio la rete dei servizi, dei SERT e delle comunità terapeutiche, per realizzare una rete articolata di opportunità, che consentano la definizione di progetti di recupero e reinserimento personalizzati, per intensificare l'azione di prevenzione ed infine per il sostegno alle famiglie nelle loro responsabilità educative.
Il mio ordine del giorno nasce dalla considerazione che non possiamo pensare di risolvere il problema della tossicodipendenza, allontanando i tossicodipendenti e rinchiudendoli da qualche parte. La tossicodipendenza è una malattia complessa e, di fronte alla complessità e alla molteplicità degli aspetti che la costituiscono, il trattamento deve necessariamente essere articolato e complesso.
Decenni di ricerca scientifica e di esperienza clinica hanno individuato numerosi e diversi trattamenti efficaci. Ciò non significa che ogni trattamento sia egualmente efficace, come non autorizza neppure a definire una gerarchia di trattamenti o, peggio ancora, la messa al bando di qualcuno di essi.
Ogni trattamento ha la propria razionalità e serve in un determinato momento e per un determinato obiettivo terapeutico. È sciocco schierarsi per un trattamento piuttosto che per un altro. Insomma, in parole povere, metadone e comunità terapeutiche non sono in contraddizione, ma sono utili per obiettivi diversi. Perché abbia successo, è il trattamento che deve adattarsi alla motivazione della persona e non viceversa.
Allora occorrono servizi che assicurino risposte differenziate e personalizzate nel rispetto del diritto alla salute e della libertà di cura dei cittadini. Occorre insistere sulla strada dell'integrazione pubblico-privato e non sulla contrapposizione tra SERT e privato sociale, tra strategie di riduzione del danno e percorsi in comunità. Occorre sviluppare un sistema di risposte di servizi a rete, in cui il pubblico e il privato, SERT, comunità, unità di strada, servizi di recupero e di reinserimento lavorino ed agiscano insieme, per offrire risposte e progetti di recupero flessibili e personalizzati.
Non esiste una risposta unica, un solo rimedio per la tossicodipendenza. Non è possibile ritenere che quello delle comunità sia l'unico modello valido di intervento. A parte ogni altra considerazione, bisogna tenere conto che, attualmente, in Italia, sono circa 140 mila i tossicodipendenti assistiti dai SERT, mentre solo 19 mila quelli assistiti dalle comunità terapeutiche. Deve esservi un motivo. Probabilmente i tanto bistrattati operatori dei SERT riescono a risolvere qualche problema, a dare risposte concrete a qualche bisogno.
Ma anche se, per avventura, volessimo accettare l'idea di portare tutti nelle comunità, ci rendiamo conto di cosa potrebbe accadere? Intanto, dovremmo attrezzare le comunità terapeutiche per accogliere 140 mila persone. Inoltre, cosa dovremmo fare di coloro che non intendano accettare il percorso comunitario? Li mandiamo in galera? E, d'altra parte, le comunità a loro volta saranno disposte ad accogliere senza selezione gli stranieri temporaneamente presenti, i senza fissa dimora, gli ammalati di AIDS, i sieropositivi in trattamento, i tossicodipendenti


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con problemi psichiatrici? Come la mettiamo con i tossicodipendenti attivi, i padri di famiglia, quelli che, pur «bucandosi», cercano, in qualche modo, di tirare avanti e di sostenere la propria famiglia?
Crediamo che questa non sia la soluzione opportuna e ragionevole al problema.
Riteniamo che, quando si cerca di affossare le politiche di riduzione del danno, quando si vuole imporre un limite all'uso del metadone, quando si vuole mettere sotto sorveglianza il lavoro dei SERT, quando si ritiene che l'unica soluzione sia quella della comunità, lo si faccia più per affermare un concetto ideologico o per tutelare interessi particolari che per fornire una risposta certa, concreta e realistica al fenomeno della tossicodipendenza (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Mantini, che aveva chiesto di parlare per illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/17: s'intende che vi abbia rinunziato.
L'onorevole Sinisi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/18.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento in esame introduce gravi elementi di confusione tra il sistema della prevenzione criminale e quello della repressione del crimine; un elemento di confusione sul quale, negli anni, si era fatta una doverosa chiarezza, evitando, in qualsiasi occasione, che gli interventi di tipo repressivo sconfinassero in quella che è una materia, invece, devoluta più puntualmente alla scienza medica ed alla scienza sociale, in accompagnamento a tutte quelle attività amministrative che, insieme, potevano prefigurare un sistema criminale soltanto residuale rispetto a tali interventi.
In questo caso, prevenzione e repressione si sommano in una illusione che è figlia di una visione massimalista e superficiale del rapporto fra cittadini e Stato e che fonda le sue pretese sulla velleitaria, ma modestissima, presunta intuizione che la previsione o l'aggravamento di una sanzione penale di per sé produca effetti pedagogici, effetti tali da modificare i comportamenti devianti o persino i condizionamenti psicologici, o financo chimici, derivanti dall'uso delle sostanze stupefacenti.
Si trascura che la proibizione, in sé giusta e necessaria, produce un mercato illegale e criminale, dal quale scaturiscono profitti immensi per la criminalità organizzata. Si dimentica che l'assunzione delle sostanze stupefacenti, immesse in grandi quantità sul mercato da soggetti che accettano largamente il rischio di qualsiasi sanzione penale, raggiunge così larghe fasce di popolazione, sempre più esposte al pericolo dell'assunzione di queste sostanze. Sempre più spesso si tratta di personalità deboli, incapaci di affrontare a testa alta le difficoltà della vita quotidiana. Tante altre volte, invece, si tratta di soggetti che hanno completamente perso i valori di riferimento e si muovono nella vita senza orientamento, in ambienti opulenti e sazi.
Questi disagi sociali, talvolta, si accompagnano ad autentici fenomeni culturali devianti, che riguardano gruppi di persone e ne condizionano le stesse abitudini di vita.
A tutto ciò, si cerca di rispondere da parte del Governo con disposizioni meramente penali, secondo una retorica della pena come misura di prevenzione generale che non convince più nessuno studioso, ma, soprattutto, non convince più la stessa società, oggi molto più matura di ieri e molto più provata dall'atroce esperienza di intere generazioni, sconvolte dall'uso delle droghe, in particolare dall'eroina.
Si sono aperte cliniche, centri terapeutici, case di accoglienza, esperienze di comunità, di famiglie e di volontari, ma tutto ciò viene cancellato per tornare ad una retorica superata dall'esperienza dei fatti, dallo scadente sapore elettorale e senza nessun appiglio nella scienza e nella società che, in questi anni, hanno compiuto molti passi avanti.
Anche l'ordine del giorno che ho proposto, signor Presidente ed onorevoli colleghi,


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pur non toccando i temi generali che ho indicato, si prefigge quanto meno di cogliere un aspetto dell'esperienza che porta tanti giovani e meno giovani in condizioni disperate nei luoghi delle terapie di urgenza dei nostri ospedali a chiedere un soccorso terapeutico, quando non hanno più la forza di commettere neppure un furto in famiglia per trovare il denaro necessario per acquistare la droga di cui hanno bisogno. Tutta la forza che riescono ad accumulare si scaglia contro i medici di guardia, contro gli infermieri, contro coloro che, in mancanza di strutture idonee, costituiscono il front desk di tutti i disagi cronici per i quali lo Stato non ha adottato alcun rimedio. Quella violenza, che si scatena senza controllo, li trova molto spesso sguarniti di ogni difesa e anche la carità si dissolve di fronte alla follia di chi ti aggredisce senza una ragione o, meglio, con una ragione tanto forte da andare oltre la volontà di chi la esprime.
Rispetto a ciò, vi è sempre stata molta improvvisazione: dalla domanda di intervento alla pubblica sicurezza nell'immediatezza dei fatti, all'organizzazione di una vigilanza più assidua per i presidi più esposti, all'istituzione di posti di polizia in modo del tutto disorganico e senza la predisposizione di turni concepiti secondo le reali esigenze.
Questo ordine del giorno propone una risposta non episodica e strutturata rispetto a tali croniche emergenze, affidandole ad intese tra istituzioni - principalmente il Ministero dell'interno e il Ministero della salute - e regioni competenti.
Rispondo alla cortese disponibilità del rappresentante del Governo con altrettanta disponibilità: credo che la situazione meriti la perentorietà di una risposta, ma si tratta di trovare un'intesa garante, che costituisca un impegno serio. Dico subito che non mi interessa la formula né la vittoria di un testo da spendere in campagna elettorale. Mi preme la soluzione del problema e la salvaguardia degli operatori, che ritrovo quali buoni samaritani pronti ad affrontare ogni rischio.
Mi auguro, pertanto, che vi sia la volontà e l'impegno del Governo di fornire una risposta, anche originale e diversa da quella che ho proposto, a questa istanza (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Giacomelli ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/52.

ANTONELLO GIACOMELLI. Signor Presidente, contestiamo un approccio riduttivo, limitato e distorto del decreto-legge in esame rispetto alla complessità e alla gravità del problema.
Il senso complessivo degli ordini del giorno che proponiamo è quello di un tentativo responsabile di correggere tale impostazione, di recuperare alla decisione dell'Assemblea elementi di ragionevolezza e di verità.
In particolare, il mio ordine del giorno propone che, di concerto con la regione Toscana, si promuova l'istituzione e il finanziamento di un osservatorio per la lotta alla droga, allo scopo di realizzare progetti specifici che aiutino la famiglia e la scuola nel difficile compito di educazione e di contrasto positivo alla tossicodipendenza.
Non ci convince, signor Presidente, l'idea, propria del decreto-legge, secondo la quale, ampliando l'ambito della funzione repressiva, si affronta più efficacemente un problema dalle radici così complesse. Non ci convince l'idea che problemi complessi e difficili possano essere affrontati attraverso risposte semplici, con uno slogan o con uno spot. Non ci convince l'idea che alzando la voce, mostrando i muscoli, soprattutto verso i soggetti più deboli, si imbocchi la strada più giusta, più efficace.
Giovanni Guareschi, indimenticato grande narratore del nostro dopoguerra, racconta di un padre che, di fronte ad una persistente febbre del figlio, spezza il termometro, come illudendosi di poter cancellare la malattia. Il Governo, come in tante altre occasioni dall'approvazione della cosiddetta legge Bossi-Fini in poi, ripropone l'immagine di quel padre. Sembra coltivare l'illusione che si possano


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coprire le inquietudini e le difficoltà con parole d'ordine come, ad esempio, tolleranza zero; come se questo alzare la voce potesse cancellare la complessità del problema e le inquietudini di una generazione.
Noi proponiamo questi ordini del giorno, che anticipano quella che sarà la linea di azione di Governo che tra pochi mesi svilupperemo, per tentare di correggere l'impostazione del provvedimento in esame ed anche perché rimanga, su una problematica così drammatica, la distinzione netta, tra noi e voi, di posizioni e di responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Duilio ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/19.

LINO DUILIO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per manifestare il mio dissenso sul provvedimento in esame che disciplina una materia che avrebbe richiesto ben altro che non un voto di fiducia. Altri colleghi si sono già soffermati a stigmatizzare il comportamento del Governo e della maggioranza, che finisce per deprimere e mortificare il ruolo del Parlamento. Ma è mai possibile che la politica debba sempre essere il regno delle occasioni sprecate e che non si riesca mai a cogliere un'occasione per confrontarsi su una materia così delicata, complessa e decisiva per il futuro delle giovani generazioni!
Manifesto il mio dissenso su un provvedimento che, a mio avviso, ha sostanzialmente natura poliziesca e che, ancora una volta, concepisce, quale soluzione dei problemi, il ricorso semplicistico a misure di natura repressiva. Mi verrebbe da dire che le radici non si cancellano. Come ha sostenuto la collega Rosy Bindi, questa pedagogia della destra è una costante che accompagna la storia di quella posizione politica che affida alla repressione la soluzione dei problemi.
Noi siamo per un doppio no all'uso delle droghe, sia leggere sia pesanti; sappiamo anche che l'uso delle droghe leggere è spesso il viatico per giungere al consumo di droghe pesanti, ma equiparare le droghe leggere a quelle pesanti non aiuta certo i giovani né tanto meno le famiglie a comprendere sul serio la pericolosità del fenomeno. Il carcere non è e non può essere la soluzione né la prospettiva per affrontare efficacemente il problema. Il nostro carcere, peraltro, lo si può definire, senza paura di esagerare, come una palestra per allevare nuova criminalità.
La risoluzione dei problemi giovanili di oggi non va affidata a soluzioni che si riferiscono ad un contesto che, forse, era quello di venti anni fa. Un provvedimento del genere poteva andare bene quando la via d'uscita sembravano essere i SERT o le comunità. Oggi, come tutti sappiamo, il problema è rappresentato dal mix di alcol e di droghe. E si tratta di un problema, come hanno documentato tutte le organizzazioni che si occupano della questione, molto più complicato rispetto al passato. La vera soluzione, quindi, non può che essere la prevenzione. Prevenzione da intendere non come un semplice concetto o come magia, ma come un obiettivo inserito all'interno di politiche giovanili coerenti con il suo raggiungimento. Diventa, invece, una pseudo-soluzione, ovvero una soluzione vecchia, quella che voi oggi proponete con questo provvedimento, fra l'altro in un modo che non consente di affrontare seriamente il problema. Al contrario, occorre agire organicamente adottando politiche che riguardino la scuola, la famiglia e il tempo libero nella consapevolezza che il fenomeno è, come dicevo, complesso ed ampio.
Il provvedimento in esame è, in primo luogo, sbagliato perché affronta la problematica come se si trattasse di una questione sanitaria, mentre sappiamo che non è così. Sarebbe più opportuno che, anziché pensare al carcere, si pensasse, ad esempio, ad un sottosegretariato alle politiche giovanili da collocare al di fuori del Ministero della giustizia.
Il provvedimento in esame è, in secondo luogo, del tutto sfasato; si tratta del classico rimedio che, alla fine, si rivela peggiore del male stesso. Si potrebbe anche


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sostenere che non interessano né i SERT né le comunità, qualora si rilevassero più utili i centri giovanili nell'intrattenere e rendere protagonisti i giovani allo scopo di allontanarli da quelle strade che offrono solamente illusione e perdizione.
Che ci importa, potremmo dire, delle equipes sanitarie dentro le comunità, quando il vero problema non è sanitario, come ho detto prima, il vero problema è il disagio giovanile di oggi?
Riteniamo che ci vorrebbero mezzi più adeguati (come ha detto bene la collega che ha parlato prima), culturalmente e legislativamente, per affrontare tale disagio nell'ottica di una vera prevenzione.
Ci troviamo di fronte, è bene che lo sappiano quelli che ci ascoltano, ad un provvedimento che sostanzialmente, ancora una volta, si colloca sull'altare della propaganda elettorale; si tratta solo, ancora una volta, ripeto, di propaganda elettorale. Non siete stati capaci di affrontare la questione organicamente in cinque anni, e adesso ce la sottoponete con misure superate, costringendoci ad una azione che verrà presentata semplicemente come ostruzionismo, mentre è un'azione che, se fosse tenuta in debito conto, forse potrebbe sul serio aiutare ad impostare la soluzione di un problema che riguarda tutte le società moderne (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Santino Adamo Loddo ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/22.

SANTINO ADAMO LODDO. Onorevoli colleghi, illustro il mio ordine del giorno che impegna il Governo a potenziare gli organici della polizia negli aeroporti, della polizia ferroviaria e di quella che opera nei porti, a fini di contrasto alla diffusione e al traffico di sostanze stupefacenti.
Il traffico e il racket della droga non si combattono carcerando dei disgraziati, mentre con i tagli della finanziaria vengono ridotti i poliziotti in servizio davanti alle scuole. Altro che poliziotti di quartiere! Parlate con i sindacati delle Forze di polizia e con i COCER dei Carabinieri e della Guardia di finanza, e fate ammenda di ciò che non avete saputo fare nel contrasto dei grandi traffici e dei grandi trafficanti, i quali usano il nostro paese come piattaforma logistica nel Mediterraneo!
Dove sono gli accordi internazionali per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti? In Afghanistan si continua a produrre oppio (bene ha detto in proposito l'illustre collega ed ex ministro Mattarella); in Colombia il narcotraffico non è contrastato come si dovrebbe. La comunità internazionale e la UE potrebbero fare di più.
È mancata in questi anni un'iniziativa del Governo Berlusconi. Egli si è completamente disinteressato di questi temi, mentre va in televisione ad enunciare percentuali senza averne consapevolezza.
All'articolo 4-bis del decreto-legge si legge che viene punito, con la pena da sei a venti anni, chi detiene illecitamente sostanze stupefacenti o psicotrope che, per quantità (in particolare se superiore ai limiti massimi indicati con decreto del ministro della salute, emanato di concerto col ministro della giustizia, sentita la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento nazionale per le politiche antidroga), appaiono destinate ad uso non esclusivamente personale.
In questo modo la definizione di una fattispecie tipica di un reato, punito con una pena fino a vent'anni, avviene attraverso l'emanazione di un decreto ministeriale tutto da definire, e comunque in maniera arbitraria, in palese violazione dei principi generali, e in particolare dell'articolo 25 della Costituzione e del principio di legalità della pena, laddove al ministro si assegna la potestà discrezionale di definire il fondamento dell'apparato sanzionatorio.
Inoltre il testo della legge non discrimina, nella previsione della pena edittale, tra le diverse tipologie e quantità, violando in maniera assolutamente irrazionale i principi di adeguatezza e proporzionalità, e oltretutto ignorando totalmente le stesse indicazioni della Organizzazione mondiale della sanità circa la necessaria distinzione


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tra uso, abuso, consumo problematico e dipendenza dei vari tipi di stupefacenti.
Nel predisporre una sola tabella in cui vengono incluse tutte le sostanze stupefacenti, leggere e pesanti, e definendo le pene sulla base di questa tabella (che è parificabile alla vecchia tabella delle droghe pesanti), la pena minima per tutti i detentori di quantità che superano la dose minima giornaliera è innalzata a 6 anni, mentre attualmente per le droghe leggere essa è di quattro anni.
Il carcere viene individuato come la soluzione, ma il Governo ignora quale sia oggi la situazione nei penitenziari italiani. Secondo il ministro della giustizia, i detenuti tossicodipendenti sarebbero il 28 per cento della popolazione carceraria, ma si tratta di un dato sottostimato. Oggi i detenuti tossicodipendenti sono più del 40 per cento, con punte del 70 per cento in città come Genova, Roma, Milano e Bari.
Questo Governo poi porta il vanto di aver applicato una riforma della sanità carceraria tagliando del 30 per cento le risorse. Quindi, meno cure, meno guardie mediche, meno recupero.
In questi anni è stata indebolita la funzione pubblica dei SERT e dei consultori, oltre che della legge n. 194 del 1978. Per effetto dei tagli al fondo sanitario nazionale e al fondo per le politiche sociali, nel 2005 le regioni non hanno ricevuto il 50 per cento del miliardo di euro stanziato, il che si ripete anche per il 2006, aggravando il problema e lasciando sempre più sole le persone e le famiglie.
Eppure, mentre ai SERT e ai consultori pubblici si lesinano le risorse, nel comma 556 della legge finanziaria viene stabilito che, al fine di prevenire fenomeni di disagio giovanile legato all'uso di sostanze stupefacenti, è istituito, presso il Dipartimento nazionale per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, l'Osservatorio per il disagio giovanile legato alle tossicodipendenze, nonché il fondo nazionale per le comunità giovanili, al fine di favorire le attività dei giovani in materia di sensibilizzazione e prevenzione del fenomeno delle tossicodipendenze. La dotazione finanziaria del fondo per l'anno 2006 è fissata in 5 milioni di euro.
Concludo, chiedendo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo integrale del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente, sulla base dei criteri costantemente seguiti.
L'onorevole Reduzzi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/26.

GIULIANA REDUZZI. Signor Presidente, prendo volentieri la parola per svolgere alcune riflessioni sul complesso fenomeno della droga ed illustrare, nel contempo, l'ordine del giorno da me presentato sull'argomento.
Come tutti sappiamo, la droga costituisce uno dei problemi più gravi del nostro tempo sia per i danni che produce alla salute fisica e mentale di chi ne fa uso, sia per gli enormi utili che il traffico di droga consegna alla criminalità organizzata. Non c'è dunque dubbio che è doveroso ed urgente combattere il drammatico fenomeno dei tossicodipendenti.
Vale la pena ricordare che già nel 2001 dal Governo in carica era stata annunciata una legge contro la droga; in realtà, un provvedimento in materia arriva solo adesso, dopo circa cinque anni ed in modo ancora una volta demagogico. Infatti, va sottolineato che tali disposizioni ci vengono proposte insieme alle norme riguardanti le Olimpiadi invernali. Peraltro, per le controverse valutazioni che esso provoca anche all'interno della stessa maggioranza, su un provvedimento così delicato ed importante è stata posta la questione di fiducia. In questo modo viene mortificata, anzi annullata, una qualsiasi discussione parlamentare. All'Assemblea viene tolta la possibilità di contribuire a migliorare il provvedimento, che meriterebbe di essere adeguatamente discusso ed emendato.
Il testo proposto, infatti, contiene prevalentemente un indirizzo repressivo, predilige forme punitive, con l'inasprimento


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delle pene, senza tener conto dei principi di adeguatezza e di proporzionalità, senza alcuna distinzione tra uso, abuso, consumo problematico e dipendente. Il tossicodipendente non è considerato una persona che ha bisogno di aiuto: è un colpevole, un recidivo e basta. Sicuramente, servono misure punitive per arginare il grave fenomeno dell'assunzione e dello spaccio di droghe, ma si sa che il problema non si risolve solo con la punizione.
Una legge che ha come finalità la tutela della vita e della dignità umana deve mettere in campo soprattutto efficaci azioni di prevenzione, che vanno dal controllo del narcotraffico all'assistenza sociosanitaria delle vittime della droga, a forme sempre nuove di educazione, ad interventi di sostegno alle famiglie e ai giovani più esposti, a servizi garantiti, personalizzati, idonei al recupero e al reinserimento nella società, alle strategie di riduzione del danno. Perciò, con il mio ordine del giorno chiediamo al Governo di sviluppare un'azione di prevenzione primaria che intensifichi l'impegno contro il disagio giovanile, potenziando le politiche di sostegno alla famiglia per metterla in grado di svolgere in modo pieno il proprio insostituibile ruolo educativo, utilizzando anche l'esperienza e l'apporto delle associazioni delle famiglie, sostenendo, in alternativa, la diffusione di tutte le esperienze di accoglienza di tipo familiare.
Ritengo che tale ordine del giorno, che è di buon senso, meriti attenzione e mi auguro che esso venga accolto (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Stradiotto ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/28.

MARCO STRADIOTTO. Signor Presidente, il decreto-legge in esame, sul quale è stata posta la questione di fiducia, contiene misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali, nonché disposizioni per favorire il recupero dei tossicodipendenti.
In modo particolare, l'articolo 1 prevede l'assunzione di 1.115 nuovi agenti ausiliari della Polizia di Stato, proprio per dare risposta alle esigenze di pubblica sicurezza in occasione dei Giochi olimpici. La previsione in parola ci induce a qualche riflessione in merito alla questione della pubblica sicurezza nel nostro paese.
Non contestiamo le nuove assunzioni - anzi, riteniamo che, probabilmente, ne servirebbero molte di più -, ma rimarchiamo che, spesso e volentieri, le nostre Forze dell'ordine non vengono messe in condizione di operare al meglio. Infatti, da una parte, si prevedono nuove assunzioni e, dall'altra, si tagliano i fondi che dovrebbero garantire a tale personale di svolgere al meglio la propria funzione. Le stesse forze che saranno impegnate a garantire la sicurezza delle prossime Olimpiadi invernali non sono dotate tutte del vestiario occorrente per sopportare le rigide temperature di quelle zone.
In questi anni - il discorso non riguarda, dunque, soltanto la situazione contingente -, le Forze di polizia e l'Arma dei carabinieri hanno spesso lamentato la carenza di attrezzature, di vestiario, di mezzi operativi, di carburante e addirittura della carta per raccogliere le denunce dei cittadini. Anche la legge finanziaria per il 2006 contiene ulteriori tagli alle Forze dell'ordine. Noi riteniamo che sia assolutamente necessario assumere nuovo personale, nuovi agenti ausiliari, ma, nel contempo, crediamo che costoro, per poter svolgere al meglio le loro funzioni, debbano essere muniti della dotazione necessaria.
Desidero citare alcuni dati contenuti nella legge finanziaria in vigore: per quanto riguarda la Polizia di Stato, il capitolo 2671, destinato alle spese per il funzionamento della Direzione investigativa antimafia, passa da 22 milioni di euro a 18 milioni di euro, subendo un taglio pari al 20,4 per cento; per manutenzione, noleggio, gestione di automezzi, natanti e officine per gli automezzi della Polizia di Stato, si passa da 73 milioni e 900 mila euro a 50 milioni e 660 mila euro, con un taglio del 31,52 per cento; per quanto


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riguarda l'Arma dei carabinieri, le spese generali vengono tagliate del 37 per cento (corrispondenti a 5 milioni di euro di minori stanziamenti); lo stesso dicasi per il capitolo 4853 (risorse per viveri, assegni, vitto e buoni pasto), tagliato di 23 milioni. Gli esempi potrebbero continuare. Tra le altre, le spese generali di polizia giudiziaria vengono tagliate del 40 per cento; le spese per manutenzione, riparazione e conservazione di armi e munizioni vengono tagliate del 28 per cento.
Ebbene, in questi anni, avete costruito tanti slogan sulla sicurezza, alcuni anche efficaci, ma, alla fine, i provvedimenti adottati non hanno prodotto effetti. Pensiamo a quello sul poliziotto di quartiere, che non vediamo; pensiamo a quello in favore di una maggiore sicurezza, quando, invece, quest'ultima viene messa ogni giorno in discussione dai tanti fatti che avvengono nelle nostre città e periferie.
Rispetto a tutto questo, si chiede che vi siano più risorse, innanzitutto per assumere nuovo personale ma, soprattutto, per permettere al personale esistente di poter operare al meglio e in sicurezza. Cito solo un esempio. L'anno scorso due agenti di polizia sono stati trucidati a Verona. Pochi giorni dopo, la questura cui appartenevano quegli stessi colleghi che sono morti dopo la sparatoria, si è occupata di una raccolta di fondi per acquistare giubbotti antiproiettile che permettessero agli agenti di utilizzarli anche alla guida dell'auto. Oggi, infatti, i giubbotti antiproiettile in dotazione sono tali da potere essere utilizzati solo quando si scende dall'auto. Capite tutti che in questa situazione non si può assolutamente garantire la sicurezza di coloro che sono preposti al servizio di pubblica sicurezza.
Ritengo che sia importante considerare gli emendamenti e gli ordini del giorno che abbiamo presentato in questo senso. Con essi, in particolare, chiediamo che vi siano più fondi per le dotazioni e il personale delle Forze dell'ordine.

PRESIDENTE. L'onorevole Giovanni Bianchi ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/30.

GIOVANNI BIANCHI. Questo mal posto provvedimento modifica la legge Jervolino-Vassalli e pone due ordini di problemi: uno concernente l'orizzonte legislativo; l'altro relativo al contrasto sul campo del flagello rappresentato dalla droga.
Già la legge Jervolino-Vassalli lasciava alle spalle un movimento di opinione favorevole alla droga medesima. Ricordiamo le illusioni letterarie della beat generation che pure hanno prodotto un grande romanzo come quello di Burroughs, The naked lunch. Tuttavia, si teneva conto - è l'aspetto che non va lasciato alle spalle - di un altro movimento - ispirato al principio «educare, non punire» - che raccordando momenti istituzionali e larghi spezzoni della società civile, riusciva, con la leadership di personalità impegnate contro la droga, quali, ad esempio, Don Gigi Ciotti, a tenere insieme linea terapeutica e linea amministrativa, lavorando sul territorio.
Ebbene, in questo quadro, l'ordine del giorno presentato impegna il Governo a promuovere in sede ONU una mozione di condanna nei confronti dei paesi che concentrano le maggiori produzioni di sostanze stupefacenti, naturali e sintetiche.
Tutti sappiamo del caso dell'Afghanistan, più volte richiamato e, con puntualità quasi esaustiva, affrontato dal collega Sergio Mattarella. Il commercio di droga, di esseri umani ed armi è fra le attività più redditizie e, al tempo stesso, degradanti la dignità dell'uomo.
Interi paesi sottosviluppati vivono sul commercio di sostanze stupefacenti sia per arricchire le casse dello Stato e le feroci mafie locali, sia per motivazioni ideologiche, per indebolire l'Occidente metropolitano e consumatore, quasi restituendo l'orrore - il «favore» - della guerra dell'oppio dell'Ottocento.
Il vasto commercio è alimentato da un'offerta illimitata di stupefacenti e da fortissima e, purtroppo, crescente domanda proveniente dai paesi ricchi che vivono una logica consumistica.
Non si può lasciare campo libero alle mafie che attuano accumulazione capitalistica con la droga, per cui occorre


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un'azione di contrasto a questo traffico distruttivo nei singoli paesi attraverso un adeguato coordinamento internazionale.
È necessario colpire la produzione degli stupefacenti nei paesi produttori in cui operano i cartelli dei narcotrafficanti e dissuadere i Governi che li sostengono.
Ciò può essere realizzato efficacemente attraverso una pressione morale da parte dell'ONU, che condanni questi Governi di fronte al mondo intero. Una condanna dell'ONU ha sicuramente una incidenza notevole e contribuisce a creare una cultura contro la droga. Non si tratta soltanto di un contrasto sul campo o, meglio, si tratta di un contrasto sul campo supportato da una azione nei confronti dell'opinione pubblica. Ovviamente, la condanna deve essere accompagnata da una azione incisiva di cooperazione volta a sostenere produzioni alternative per non affamare i contadini poveri delle zone di produzione. Ecco il senso dell'ordine del giorno.
Naturalmente, gli stupefacenti non sono gli unici prodotti ricavabili da quelle coltivazioni: non solo la pianta della marijuana ma, a certe condizioni, anche quella della coca sono utilizzabili per la creazione di sostanze medicinali o, comunque, per prodotti non riconducibili alla fattispecie delle droghe naturali o sintetiche. Tuttavia, possiamo ben rilevare come i paesi che, a tutt'oggi, concentrano le maggiori produzioni di piante da cui si possono estrarre o sintetizzare sostanze stupefacenti sono perfettamente integrati in quel sistema di economia criminale globale nel quale detengono un ruolo di primo piano le forze della criminalità organizzata, a partire da Cosa nostra.

PRESIDENTE. Onorevole Giovanni Bianchi...

GIOVANNI BIANCHI. Concludo, signor Presidente.
Da qui la necessità di incidere; da qui la necessità di coordinare: e l'ONU è la sede per ottenere entrambi i risultati (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Molinari ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/37.

GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, il Governo ha posto la questione di fiducia per la quarantacinquesima volta dall'inizio della legislatura. Non è ancora l'ultima volta, perché prima della scadenza ne sarà posta ancora un'altra sull'approvazione del decreto cosiddetto mille proroghe. È un record negativo che dimostra la scarsa coesione che questo Governo ha nel Parlamento e nel paese.
Avete deciso, così, di strozzare il dibattito su un provvedimento di tale rilevanza e noi facciamo ostruzionismo perché non è giusto che non vi sia stato un confronto in Parlamento sulle tossicodipendenze. Volevate uno «scalpo elettorale» e lo avete preso, come al solito, con la forza e l'arroganza. Il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia su un decreto-legge che avrebbe dovuto riguardare soltanto le Olimpiadi di Torino; invece, ci ha agganciato in corsa lo stralcio del disegno di legge sulle tossicodipendenze che porta la firma di Fini, cioè l'atto Senato n. 2953, la cui presentazione è avvenuta in data 10 maggio 2004, ossia 21 mesi fa. In 21 mesi, nell'altro ramo del Parlamento questo provvedimento non è riuscito a superare neppure l'esame nella Commissione di merito. Si sono svolte articolate audizioni e l'orientamento prevalente e ampiamente maggioritario era di netta contrarietà al provvedimento.
Evidentemente, neppure la maggioranza era d'accordo, considerato che il disegno di legge era «dormiente». Poi, dopo la devolution e le leggi sull'inappellabilità delle sentenze, la «ex Cirielli» e quella sulla legittima difesa, Fini ed Alleanza nazionale si sono accorti che la destra non poteva vantare alcun risultato propagandistico, nonostante i manifesti e le gigantografie sulla droga che avevano tappezzato le nostre città. Pertanto, in dieci giorni hanno inteso realizzare ciò che in cinque anni non sono stati in grado di fare approvare con procedure ordinarie: norme pericolose e gravi previste in un


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provvedimento estraneo che solo un regolamento meno rigido di quello della Camera ha consentito potessero essere inserite in questo decreto-legge, un decreto lontano dalla realtà e dalle persone.
Lo affermano anche gli operatori sociali e associazioni cattoliche come le ACLI, la AGESCI, la CISL ed Exodus, che hanno criticato, in una nota congiunta, i contenuti e le modalità con cui si sta portando a compimento il disegno di legge Fini sulle tossicodipendenze. Cattolici né più né meno di don Gelmini. Infatti, quella punitiva non può essere l'unica risposta a fronte di un problema come quello della droga, poiché ignora le complessità e le diversissime implicazioni di un tema come questo.
Le politiche di inclusione, familiari, di promozione sociale sono in grave crisi, anche a causa dei pesantissimi tagli alla spesa sociale degli ultimi anni, mentre sarebbe invece necessario investire in prevenzione, in conciliazione dei tempi di vita, in socializzazione, in costruzione della rete e in coinvolgimento di tutti gli attori sociali. La risposta del Governo, dinanzi a tutto ciò, è un decreto che parla di punizione, di ampliamento delle risposte di tipo carcerario, affermando che «tutte le droghe sono uguali e che tutti i ragazzi che detengono droghe sono uguali».
Un decreto che ignora il fatto che le regioni e la grande maggioranza di operatori pubblici e privati, volontari, sindacalisti, studiosi, farmacologi si sono opposti a questa impostazione e abbiano chiesto di aprire un dibattito più aperto e profondo.
All'articolo 4-bis del decreto-legge si legge che viene punito, con pene da sei a venti anni, chi detiene illecitamente sostanze stupefacenti o psicotrope che per quantità, in particolare se superiore ai limiti massimi indicati con decreto del Ministro della salute, emanato di concerto con il Ministro della giustizia, sentita la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento nazionale per le politiche antidroga, appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale. In questo modo la definizione di una fattispecie tipica di un reato, punito con una pena fino a venti anni, avviene attraverso l'emanazione di un decreto ministeriale tutto da definire e comunque in maniera arbitraria, in palese violazione dei principi generali, e in particolare dell'articolo 25 della Costituzione e del principio di legalità della pena.
Inoltre il testo della legge viola in maniera assolutamente irrazionale i principi di adeguatezza e proporzionalità e, oltretutto, ignora totalmente le stesse indicazioni della Organizzazione mondiale della sanità circa la necessaria distinzione tra uso, abuso, consumo problematico e dipendenza dei vari tipi di stupefacenti.
In questi anni è stata indebolita la funzione pubblica dei SERT e dei consultori; i tagli al fondo sanitario nazionale e al fondo per le politiche sociali hanno comportato che le regioni non hanno ricevuto, nel solo 2005, il 50 per cento del miliardo di euro stanziato - disposizione reiterata anche per il 2006 - ed hanno pertanto aggravato il problema, lasciando sole le persone e le famiglie.
Eppure, mentre ai SERT ed ai consultori pubblici si lesinano le risorse, al comma 556 dell'articolo unico della legge finanziaria è stato stabilito che «al fine di prevenire fenomeni di disagio giovanile legato all'uso di sostanze stupefacenti, è istituito presso il Dipartimento nazionale per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, l'Osservatorio per il disagio giovanile legato alle tossicodipendenze», con un finanziamento di 5 milioni di euro.
È evidente che si tratta di un «provvedimento-fotografia» di quelli che questo Governo è abituato a varare; si tratta delle tipiche leggi ad personam e ad «partitum»!
Il traffico ed il racket della droga non si contrastano carcerando i disgraziati, mentre con i tagli operati dalla legge finanziaria vengono ridotti i poliziotti in servizio davanti alle scuole. Altro che poliziotti di quartiere! Parlate con i sindacati delle Forze di polizia e con i COCER dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza e fate ammenda di


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quanto non avete saputo fare nel contrasto dei grandi traffici e dei grandi trafficanti, che vedono il nostro paese piattaforma logistica del Mediterraneo. Dove sono gli accordi internazionali per contrastare il traffico di sostanze stupefacenti?
Noi siamo convinti che si debba trovare una soluzione alternativa alla detenzione; è questo l'obiettivo dell'ordine del giorno in esame che reca la mia firma. Bisogna monitorare questa ennesima «legge-vergogna» e provvedere a risolvere i tanti problemi che creerà (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Ruggeri ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno 9/6297/39.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, ancora una volta ci troviamo dinanzi ad una grande delusione; ancora una volta, questo Governo - oggi nella persona dell'onorevole Fini - crea attese e aspettative che delude, nel mondo carcerario, nel mondo della droga, del volontariato e delle comunità. Infatti, se qualche comunità è d'accordo sul provvedimento, la maggior parte di quelle che assistono i ragazzi tossicodipendenti sono contrarie.
Come già è stato osservato, la cultura sottostante questa disciplina è quella della condanna. Il reato, la punizione, la condanna: questa è repressione. È punizione; certamente, non è prevenzione e recupero.
Vorrei ricordare che vi era anche un'altra aspettativa. Dopo un periodo di preparazione e di prova, infatti, si attendeva, finalmente, il riordino della medicina penitenziaria. Anche ciò ha rappresentato un grande fallimento del centrodestra: attendevamo che, finalmente, venisse completata la riforma e fosse deciso a chi spettasse l'assistenza sanitaria nelle carceri, ma a tutt'oggi non lo sappiamo. Ciò è molto grave, perché, alla fine, nessuno rende conto e nessuno risponde, mentre mancano i servizi all'interno delle carceri!
Vorrei osservare che anche l'intero personale impiegato in tale settore dell'assistenza sanitaria si trova in grande difficoltà e prova un notevole disagio, poiché ignora quale sarà il proprio futuro: è questo che noi tocchiamo con mano!
L'altro elemento che ci induce ad esprimere il nostro voto contrario al provvedimento in esame riguarda un ulteriore fallimento del Governo. In questo caso, vorrei osservare che il ministro Fini porta una responsabilità. Mi riferisco non solo alla cosiddetta legge Bossi-Fini, ma anche alla cosiddetta legge Fini nella parte concernente i tossicodipendenti stranieri.
Infatti, se in carcere i tossicodipendenti italiani soffrono di problemi oggettivi, a causa della carenza sia di farmaci, sia di attenzione, la situazione per quelli stranieri è ancora peggiore.
Desidero rilevare, inoltre, un altro grande fallimento: nel mondo delle carceri, infatti, non viene prestata attenzione alla persona, poiché queste leggi hanno inferto un ulteriore vulnus! Infatti, il centrodestra ha approvato la legge ex Cirielli, con la quale sono state inasprite tutte le recidive. Per questi tossicodipendenti - che sono persone che vanno curate -, allora, la risposta è una sola: la recidiva significa un inasprimento della pena!
Che dire, poi, dei suicidi o dei tentati suicidi nelle carceri? Qual è stata la risposta a tali problemi?

PRESIDENTE. Onorevole Ruggeri, si avvii a concludere!

RUGGERO RUGGERI. Qual è stata la risposta? È stata quella che oggi volete far passare!
Il mio ordine del giorno, dunque, avanza alcune proposte, tra le quali desidero evidenziare l'obiettivo di assicurare almeno uno standard di cure uniforme sia per i cittadini detenuti, sia per coloro che non lo sono (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Annunziata ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/40.

ANDREA ANNUNZIATA. Signor Presidente, onorevoli colleghi - specialmente quelli assenti -, il mio ordine del giorno


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chiede al Governo di effettuare un costante monitoraggio sull'applicazione del decreto-legge in esame, anche ai fini dell'eventuale emanazione di provvedimenti normativi volti a rivedere complessivamente il sistema sanzionatorio in tema di tossicodipendenza, nonché a mitigare le misure amministrative afflittive contemplate e ad introdurre un'estensione applicativa dell'istituto della messa alla prova nei confronti di soggetti che intendano intraprendere un programma riabilitativo dalla dipendenza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo tutti affermato che la tossicodipendenza è una grave malattia. Le norme al nostro esame, tuttavia, non contemplano alcun tipo di recupero, non compiono nessuna differenza sostanziale tra droghe leggere e droghe pericolose e prevedono solamente la condanna per un particolare fenomeno sociale.
Viene fatta solo demagogia e si mostra poca responsabilità (anzi, alcuna), poiché ricordo che si tratta di drammi familiari. L'obiettivo è solo fare un po' di propaganda elettorale, ma stavolta (come spesso è avvenuto) non a basso costo. In economia è stato così; per la giustizia e per il senso delle istituzioni, è stato ancora peggio!
Avete voluto ignorare le differenze tra dipendenza e spaccio, e punite dove conviene; inoltre, avete abrogato diverse tipologie di reato secondo il vostro tornaconto. Pensate che un dramma del genere non possa capitare anche ad un nostro figlio? Avete compiuto tutto ciò solo per il tentativo di carpire qualche consenso in più! Non sarà così: gli elettori vi puniranno anche per questo!
Non è stato lanciato alcun segnale serio per colpire il narcotraffico, non è stata varata nessuna politica per i giovani e per le loro famiglie e non è stata prevista, altresì, alcuna strategia di prevenzione.
In questo senso, avete fatto «terra bruciata», avete narcotizzato anche le ultime speranze. Cancelleremo tutto quanto di negativo avete compiuto in questi anni, compreso questo provvedimento. Bisogna prevenire, punire gli spacciatori con pene sempre più severe; bisogna presidiare i molti luoghi nei nostri territori in cui gli spacciatori, alla luce del giorno, tentano e rovinano i nostri giovani. Avete fatto mancare la sicurezza nelle nostre città, con «tagli» alle Forze dell'ordine, assegnando loro sempre meno mezzi. Quale senso ha il ritiro della patente di guida a chi è sano sul piano psicofisico solo per aver fumato uno spinello? Sostegni psicologici, recuperi in casi più gravi e meno gravi, buoni maestri ed una nuova e vera tensione morale rappresenterebbero un buon esempio per chi spesso si sente abbandonato e molto spesso è senza lavoro e drammaticamente senza speranza.
Per questo, non siete stati buoni maestri. Avete spesso dato cattivi esempi anche in questo campo: predicate bene e razzolate male (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. L'onorevole Zanella ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/88.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, illustro il mio ordine del giorno n. 9/6297/88, che riguarda un profilo forse non centrale, ma per taluni aspetti assolutamente determinante del provvedimento in esame. In effetti, questo provvedimento, su cui si è espressa anche la maggioranza con il voto di fiducia, contempla la cannabis tra le sostanze che non trovano alcun impiego terapeutico e la inserisce nella tabella I tra le sostanze vietate per fini terapeutici.
Esaminiamo la situazione internazionale: esistono almeno quattro importanti rapporti internazionali relativi agli effetti terapeutici della cannabis che giungono a conclusioni completamente opposte. Il primo di tali rapporti è quello della Camera dei Lords inglese sulla marijuana ad uso terapeutico, del 1998. Tale rapporto è stato confermato nuovamente nel 2002 dall'organismo di consulenza scientifica del Governo inglese. Il secondo è il rapporto «Nolin», della commissione speciale sulle droghe del Senato del Canada. Il terzo è il cosiddetto «Cannabis Report»,


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redatto da una task force di scienziati nominati dai Ministeri della sanità di Olanda, Germania, Svizzera e Belgio. Il quarto è il cosiddetto «Rapporto Roques», voluto dal ministro della sanità francese e redatto da una commissione di esperti.
Tutti questi rapporti, redatti da governi e da enti che si riferiscono ad istituzioni centrali di molti Stati, convergono nell'affermare che la canapa indiana è molto meno rischiosa di altre sostanze psicoattive, compresi l'alcool, il tabacco ed i barbiturici, e ne consigliano la declassificazione dalla classe intermedia B a quella C, ossia quella delle sostanze a minor rischio, ciò che successivamente i rispettivi parlamenti hanno fatto. A questi paesi occorre, poi, aggiungere quelli scandinavi e, più recentemente, la Spagna nel novero di quelli che considerano la cannabis molto meno pericolosa e nociva di altre sostanze.
Praticamente, tutta la comunità scientifica internazionale sostiene che i derivati della cannabis hanno un potenziale terapeutico da esplorare.
Sappiamo che la cannabis non soltanto entrava nel prontuario farmaceutico di vecchia memoria, ma è al centro di sperimentazioni attuate anche in Italia e anche da alcune delle nostre ASL per affrontare una serie di patologie, di malattie terminali, e così via.
Sull'uso medico dei cannabinoidi si sono pronunciati l'International Control Board dell'ONU, i Governi israeliano, inglese, tedesco, australiano, olandese, svizzero, belga, sudafricano, canadese e spagnolo, e in molti di questi paesi sono in commercio preparati a base di derivati della canapa.
Chiediamo al Governo di non escludere la possibilità di sperimentazione e di adottare, quindi, tutte le iniziative volte a consolidare la sperimentazione della cannabis e dei suoi derivati, per valutare in maniera oggettiva, sobria e scientifica la loro efficacia terapeutica.
Ricordo che molti di noi, parlamentari appartenenti alla maggioranza e all'opposizione, hanno sottoscritto insieme una proposta di legge - che, purtroppo, non è stata mai calendarizzata - che andava in questa direzione.
Ora, con questo sciagurato provvedimento, veramente liberticida, criminogeno e assolutamente confuso per tantissimi aspetti, si comprime la libertà di ricerca e si inibisce ai malati di esercitare pienamente il proprio diritto costituzionale alla salute (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Zara ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/42.

STEFANO ZARA. Signor Presidente, il provvedimento che ci accingiamo ad approvare è il risultato di un triplice atto di furbizia. Con un linguaggio più idoneo e più appropriato alla materia, così com'è stata trattata, si dovrebbe dire che è il risultato di una triplice furbata.
Il primo atto di furbizia, o furbata, è costituito dall'inserimento, nel decreto-legge recante misure urgenti riguardanti le prossime Olimpiadi invernali, di una normativa sulla tossicodipendenza pasticciata, sgangherata e pericolosa. È chiaro a tutti che questo inserimento altro non è che un espediente volto ad utilizzare un veicolo veloce, una corsia preferenziale per assicurare un rapido approdo - prima della conclusione della legislatura - ad una legge di contenuto meramente elettorale.
Senonché, non si poteva trovare un accostamento più paradossale ed infelice come quello tra Olimpiadi e tossicodipendenza, soprattutto per i contenuti eminentemente repressivi della normativa sulla tossicodipendenza inserita in questo provvedimento. Dunque, repressione coniugata con una festa dello sport, occasione di leale competizione, manifestazione per eccellenza di gioventù, di pace e di libertà e, quindi, straordinaria passerella internazionale per il nostro paese.
È difficile pensare ad un accostamento più obbrobrioso di quello tra sport e repressione; come dire che educazione e persecuzione camminano insieme.


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Il secondo atto di furbizia, o furbata, è costituito dalla volontà di inserire in modo frettoloso questo provvedimento nella fase conclusiva della legislatura. Ciò non solo, come ho già detto, con un intento di propaganda elettorale, volto a sollecitare, peraltro, preoccupazioni diffuse e ad enfatizzare paure spesso riconducibili a scarsa informazione e conoscenza; ma anche con l'obiettivo evidente - da parte del partito che ha proposto tale provvedimento e del suo leader, onorevole Fini - di riequilibrare atteggiamenti più liberal già assunti in precedenza, ad esempio, a proposito di voto agli immigrati oppure di fecondazione assistita e, persino, di quote rosa. Senonché - ciò è sotto gli occhi di tutti -, non solo vi è l'inanità e la vacuità degli impegni su questi aspetti (e, quindi, il loro contenuto meramente propagandistico), sui quali, infatti, non si è approdato ad alcun provvedimento concreto e positivo (quindi, anch'essi sono strumentali): vi è anche il cinismo sotteso a questo scambio, che chiama in causa una piaga tragica e dolente come la tossicodipendenza.
Il terzo atto di furbizia, o furbata - a questo siamo abituati -, è costituito dal ricorso al voto di fiducia. La singolarità di questo voto di fiducia è che esso avviene a quattro giorni dallo scioglimento delle Camere. Credo che questo fatto sia unico e veramente paradossale.
Il ricorso al voto di fiducia sottrae all'esame del Parlamento una materia particolarmente delicata e complessa, che richiederebbe ben altri approfondimenti. Senonché, è sempre possibile dare una risposta semplice ad un problema complesso. In genere, essa è sbagliata ma, in questo caso, è tragicamente sbagliata.
In conclusione, si tratta di una triplice furbata che produce l'ennesimo frutto avvelenato, servito, peraltro, a tante famiglie che già soffrono e ai tanti operatori che si impegnano per alleviare le sofferenze di queste famiglie. Almeno per loro, chiedo all'Assemblea di approvare il mio ordine del giorno, che si propone di impegnare il Governo ancora di più nella prevenzione della tossicodipendenza - come questo decreto-legge, di fatto, non fa: questo territorio è totalmente scoperto -, dando conto, in modo sistematico, degli effetti dei provvedimenti adottati oggi sulla diffusione e sul consumo della droga.
Questo è l'obiettivo del mio ordine del giorno e mi auguro che esso venga accolto (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. L'onorevole Lettieri ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/43.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, devo innanzitutto esternare il mio sconcerto. Quando ho visto che nel decreto relativo alle Olimpiadi di Torino era stata inserita una materia così delicata, sulla quale non vi sono certezze, ma solo dubbi, e in maniera autoritaria, non ho potuto e non posso che provare sconcerto.
Questo decreto-legge ci fa arrossire ed indignare, perché offende la sensibilità, l'intelligenza e il buonsenso non solo nostri, ma dei cittadini tutti.
Ci troviamo dinanzi ad una soluzione che, ancora una volta, rivela come questo Governo e questa maggioranza - mi auguro non tutti i loro esponenti e che qualcuno abbia dei ripensamenti -, anche con tale provvedimento, dimostrino di essere forti con i deboli e deboli con i forti; deboli con gli speculatori e con gli evasori; deboli con i falsificatori dei bilanci; deboli con gli esportatori di capitali; fortissimi verso i tanti giovani, che sono i più buoni e che sono coloro che non hanno trovato ancora un riferimento forte nella loro esistenza, cadendo facilmente preda dell'illusione della droga.
Dinanzi a questa situazione, occorreva coinvolgere gli esperti, per individuare le soluzioni più idonee, non certamente quella del ricorso al carcere. Badate bene: il carcere può essere la tomba definitiva per i giovani che vengono coinvolti dal fenomeno della droga.
Lo dico con franchezza: la settimana scorsa e nei mesi passati, alcuni problemi del nostro Presidente del Consiglio sono stati risolti non in sede giudiziaria, ma in


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quella parlamentare. Voi i problemi dei tossicodipendenti volete risolverli per via carceraria. Il buon senso, il dovere di una legislazione più attenta ed adeguata dovrebbe riguardare tutti quanti noi: la vostra soluzione è del tutto scellerata ed offende il buon senso, la logica e le esigenze vere delle decine di migliaia di vittime del fenomeno droga.
Certo, c'è l'esigenza del carcere, ma per i grandi trafficanti e per gli spacciatori, non per coloro che sono emarginati, vivono uno stato di disagio e non vedono altra soluzione - illusoria, ovviamente - se non il ricorso agli stupefacenti. Al disagio, alla mancanza di lavoro, alla mancanza di sicurezza occorre rispondere con altri provvedimenti. Anzitutto, con una politica sociale ed occupazionale che stimoli gli interessi veri, la necessità di aumentare la propria cultura, l'amore per la vita.
Un tema così delicato non può essere affrontato con soluzioni di tipo carcerario che, oltretutto, aggraveranno una situazione pesantissima. Gli ultimi dati, come emerso nel corso di altre discussioni in materia di giustizia, rivelano una situazione intollerabile all'interno delle carceri, dove in gran parte vi sono tossicodipendenti, anche stranieri, ai quali il nostro paese non è riuscito ad offrire riferimenti stabili e poi li costringe a vivere in una cella.
Sono davvero sconcertato - mi sia consentito ribadirlo - e sono convinto che occorra agire su più fronti. Vi sono molti medici tra i banchi della Camera dei deputati: avrebbero dovuto dare qualche consiglio e, allo stesso tempo, lavorare in sede internazionale perché nei paesi produttori (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Lettieri.
L'onorevole Frigato ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/70.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dico subito che siamo costretti ad intervenire perché possiamo farlo soltanto in questa fase, visto che il Governo ha posto la questione di fiducia anche su questo provvedimento.
Voglio subito rilevare - come hanno sottolineato molti colleghi - che il decreto-legge in esame, dal mio punto di vista, non assolve ai dettami della nostra Costituzione perché manca chiaramente di omogeneità nei contenuti. Voi avete messo insieme le materie più diverse: il tema delle Olimpiadi, il tema della droga ed una serie di altri interventi che vanno a premiare questa o quell'area del paese, questa o quella forza politica. Il Presidente della Repubblica, come ha fatto con rigore in questi sette anni, saprà sicuramente leggere anche questo provvedimento e svolgere le giuste considerazioni.
In premessa, e limitandomi al tema delle tossicodipendenze, voglio esprimere una profonda gratitudine, da parte del gruppo della Margherita, a tutti coloro, siano essi pubblici o privati, che operano con passione e determinazione nelle diverse strutture e nelle comunità per offrire percorsi di risalita alle persone, generalmente giovani, imbrigliate nel dramma della tossicodipendenza.
Sappiamo che le persone e le comunità in questi anni hanno dovuto lavorare senza particolari attenzioni da parte del Governo, che anzi ha fatto una graduatoria tra le diverse associazioni, ha diviso le diverse comunità, preferendone alcune rispetto ad altre. Sappiamo che vi sono interventi, modalità ed opinioni diverse ma riteniamo che lo Stato, il Governo abbia il dovere di rispettare ogni buona volontà in riferimento a questi percorsi di risalita.
Voglio affrontare un terzo argomento come giudizio complessivo sull'atteggiamento con cui affrontate i grandi problemi del paese. La tossicodipendenza è un problema complesso e grande e voi cosa fate? Voi pensate, signor sottosegretario, di dare risposte semplici a problemi complessi, ma sappiamo che questo atteggiamento rappresenta soltanto una scorciatoia, l'illusione che, come al solito, passerà sulla pelle delle persone, in questo caso delle persone giovani e dei più deboli.


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Ma non è solo in questo caso che il Governo si illude di dare risposte semplici a problemi complessi. Farò alcuni esempi. Sul tema della sicurezza, altra questione complessa, vi siete limitati a proporre ed a votare la legge sulla legittima difesa. Sul tema della natalità, il Presidente del Consiglio ha inviato una lettera ai neonati scrivendo che avrebbero ottenuto mille euro: questa è la soluzione, secondo il Governo, del grave problema delle denatalità nel nostro paese!
Rispetto al debito pubblico, grande problema, avete immaginato che fosse sufficiente vendere i beni immobili dello Stato. Infine, in riferimento al carovita (chiudiamo con questa specie di barzelletta) il Governo, nella persona del Presidente del Consiglio, si è limitato a dire che bisogna imparare a fare la spesa, aggiungendo, senza la minima vergogna, che la propria mamma la sa ancora fare molto bene...
Colleghi, nella vostra cultura e in quella di questo Governo e della maggioranza berlusconiana vi è - ripeto - l'illusione, che purtroppo paga il paese, di dare risposte semplici a problemi complessi. Sappiamo, invece, che non è così.
Si diceva e si dice ancora...

PRESIDENTE. Onorevole Frigato, ha terminato il tempo a sua disposizione.
Constato l'assenza dell'onorevole Morgando, che aveva chiesto di parlare per illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/47; si intende che vi abbia rinunziato.
L'onorevole Banti ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/49.

EGIDIO BANTI. Signor Presidente, il mio ordine del giorno si riferisce ad una situazione particolare nel nostro paese, quella della Liguria, la mia regione, in cui il problema della droga, fin dal suo apparire come fenomeno di massa, ormai diversi decenni or sono, è stato avvertito in modo particolarmente forte con grandi difficoltà da parte delle famiglie e delle comunità civili.
La Liguria è una regione portuale dove il traffico di droga transita, naturalmente in maniera illegale, ma lascia - diciamo così - tracce sul territorio. Il confine orientale, inoltre, con l'area della Versilia e quello occidentale con la Costa Azzurra sono stati ugualmente occasione di diffusione di tossicodipendenza e, quindi, di grandi coinvolgimenti delle nuove generazioni che si sono succedute. Abbiamo ormai soggetti dipendenti di età abbastanza avanzata.
In questo contesto non facile, il sistema sanitario regionale, già dagli anni Ottanta, si è attrezzato in maniera efficace - naturalmente con tutti i limiti di qualunque sistema sanitario nel nostro paese, per ragioni che non attengono alla responsabilità degli operatori - con l'istituzione dei SERT, dei sevizi territoriali e con la presenza di numerose comunità di recupero e di impegno.
Il fenomeno è stato quanto meno contenuto, anche in seguito alle varie trasformazioni che si sono succedute per l'uso di una certa sostanza e la sua relativa diffusione.
I provvedimenti che, in maniera improvvida e del tutto singolare (è un eufemismo, come i miei colleghi che sono intervenuti prima di me hanno avuto modo di mettere in risalto), sono stati adottati, come questo alla nostra attenzione, rischiano di far arretrare un sistema che ha cercato faticosamente in questi anni di venire incontro alle esigenze di strati sempre più larghi di popolazione (mi riferisco anche agli immigrati e agli extracomunitari).
I SERT operano con difficoltà, per la limitatezza dei mezzi a loro disposizione, ma con grande generosità di tutti gli operatori (medici, paramedici e volontari), anche all'interno delle carceri liguri.
Il loro lavoro, che, fra l'altro, è anche poco riconosciuto dal punto di vista del sistema sanitario, normativo e retributivo (esistono situazioni di precariato anche all'interno dei SERT), rischia di trovarsi ulteriormente in forte difficoltà per l'aggravamento del sistema di punizione, quale unica strada che la nuova normativa, voluta dal gruppo di Alleanza nazionale, cerca di imporre.


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Il centrosinistra si propone di vincere le prossime elezioni, di governare il paese e di cambiare, fra le tante leggi, anche il provvedimento in esame, arrivato all'ultimo giro di boa della legislatura, senza neppure avere il pudore di dotarlo di un titolo di legge; si può parlare, infatti, di un sottotitolo rispetto alle Olimpiadi, che non c'entrano nulla - come è stato affermato anche prima - con la problematica, pur seria, delle tossicodipendenze.
È anche poco educativo - mi si permetta, signor Presidente e signor rappresentante del Governo - nascondere, perché di ciò si tratta qualunque sia la motivazione, il fatto di voler legiferare in ordine ad un problema così delicato ed importante, all'ombra (è un'ombra importante) della Mole Antonelliana, delle Olimpiadi di Torino...!
Cosa c'entrano questi argomenti con il fatto che un Governo, assumendosi le sue responsabilità e, a nostro avviso, sbagliando, intende affrontare in questo modo la questione? Allora, proponga un disegno di legge, senza porre la questione di fiducia, senza mortificare il Parlamento, che non è neppure in grado di migliorare, nemmeno di poco, un testo che, invece, dovrebbe essere non solo migliorato, ma stravolto e modificato profondamente!
Pertanto, il messaggio che vogliamo lanciare a tutti coloro che operano in questo delicato settore è il seguente: questi soggetti non saranno dimenticati da coloro che si propongono di andare al Governo.
In campagna elettorale, riproporremo queste tematiche e diremo che, ancora una volta, bisognerà modificare il modo di risolvere la questione, con la prevenzione, l'impegno di recupero, l'apertura di spazi sociali nuovi! Queste devono essere le strade da seguire, non certamente quella della punizione e dell'ingolfamento delle carceri (in Liguria la situazione rischia di essere drammatica da questo punto di vista)!
Desideriamo impegnarci al riguardo. Questi nostri interventi hanno, al di là del fatto che, purtroppo, incidono poco sulla decisione già presa...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Banti.
L'onorevole Ruggieri ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/53.

ORLANDO RUGGIERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, avverto un profondo senso di disagio nell'accingermi a partecipare ad un dibattito su un provvedimento che rischia di incidere, con il sigillo dell'ingiustizia, nel vissuto di tanti giovani, i quali già sperimentano situazioni di precarietà e di marginalità.
Credo che il rispetto che si deve ad ogni persona umana ed ai suoi diritti fondamentali dovrebbe diventare un obbligo di conoscenza, allorché ci si occupa degli ultimi della nostra società. Chi oggi è soggetto alla tossicodipendenza non è un vizioso che sperpera i beni di famiglia, inseguendo il fiume dei paradisi ufficiali. Oggi, la droga ha un volto feroce e per nulla poetico: umilia la dignità, distrugge le famiglie ed uccide prima l'anima e poi il corpo!
Spesso (lo dicono anche le ricerche più specializzate) a cadere nella ragnatela della droga sono i giovani più disarmati, poveri di denaro, di istruzione e di speranze.
Nel decidere cosa fare, in che modo affrontare e vincere questa piaga, non ci si può ridurre a varare un provvedimento inutilmente repressivo, direi, anzi, stupidamente repressivo, per di più infilandolo di soppiatto all'interno di un altro provvedimento, piuttosto sbrigativo, che riguarda la costosa kermesse delle Olimpiadi invernali di Torino.
Questa sì è una faccenda che vede un'azione di Governo lacunosa ed inadempiente, con un Esecutivo che si trasforma in biscazziere per mettere una toppa ad una incapacità di gestire un evento che, in confronto ad altri eventi che recentemente hanno avuto luogo nel nostro paese (penso al Giubileo, durato 12 mesi), sono una passeggiata!
Ebbene, di fronte ad un'Olimpiade che prevede un sistema organizzativo collaudato e planetario, questo Governo ha dimostrato la propria incapacità. È comunque


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lampante - ed è ormai ben noto anche ai cittadini più distratti - l'uso strumentale che l'Esecutivo sta facendo di questi ultimi giorni di legislatura; quindi, nessuno si scandalizza.
Questa discussione riguarda un provvedimento grave, che rappresenta una violazione palese delle normali procedure di tecnica legislativa e di rispetto costituzionale. Un decreto nel quale vi è un abuso della considerazione del termine «urgenza», avendo per oggetto norme che non hanno nulla di urgente. Soltanto la presenza di un regolamento meno rigido rispetto a quello della Camera ha consentito che al Senato fosse presentato un maxiemendamento contenente lo stralcio del disegno di legge Fini sulle tossicodipendenze; questa è la verità!
Evidentemente, ad Alleanza nazionale occorre uno «scalpo elettorale» di cui fare bella mostra presso la sua base. Considerando che la Lega può sbandierare davanti ai suoi sostenitori di aver portato a casa la devolution e la legge sulla legittima difesa, al partito dell'onorevole Fini occorreva poter rivendicare il varo di qualche misura forte, sulla quale magari incentrare la propria campagna elettorale.
Così è maturata una scelta che avrebbe dovuto essere motivata dalla preoccupazione per la sorte di chi fa uso di droghe e non dalla necessità di rinsaldare i consensi presso il proprio elettorato più incline all'autoritarismo. Una scelta operata in barba ad ogni provvedimento morale di approfondimento, ad ogni possibilità di dialogo con chi quotidianamente si occupa di tossicodipendenze; mi riferisco ai SERT, alle associazioni, alle comunità di recupero, dove molti rappresentanti del Governo sfilano, stringono mani, baciano ed abbracciano.
Il Governo, dunque, tenta un blitz preelettorale, celando le norme antidroga nel decreto sulle Olimpiadi di Torino. A parte il colore e una dizione gergale ormai comune, non comprendiamo e non comprenderemo cosa vi sia di coerente, anche dal punto di vista legislativo, nel mettere insieme la neve e la droga.
Ricorrere alla fiducia, sottraendosi al confronto, costituisce per il Governo e per questa maggioranza una sconfitta. Addirittura, l'atto Senato n. 2953 sulle tossicodipendenze, ci ricorda che esso è stato presentato il 10 maggio del 2004, ossia 21 mesi fa, ma in tutto questo tempo il Governo e la maggioranza non hanno avuto la forza e la capacità di portare avanti un disegno di legge così importante, così oggi sono costretti a ricorrere alla decretazione d'urgenza, tra l'altro nascondendo un provvedimento così delicato e complesso all'interno di un decreto avente per oggetto tutt'altra materia.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 18)

ORLANDO RUGGIERI. Qualche ulteriore riflessione in proposito si impone. In questi 21 mesi sono stati varati provvedimenti fondamentali per il Governo e per la destra; penso alla ex Cirielli, all'inappellabilità delle sentenze, alla devolution ed a tutti quei provvedimenti portati avanti per accontentare le componenti della maggioranza, ad esclusione di Alleanza nazionale che oggi è qui a raccogliere il proprio risultato. Eppure, Alleanza nazionale ha tappezzato le grandi città con manifesti riproducenti il messaggio della tolleranza zero verso la droga, senza peraltro avere la forza di approvare un disegno di legge con la firma del suo presidente.
Ci chiediamo, allora: come mai si è verificato tutto ciò? È mancata forse la capacità di persuasione? O forse anche gli alleati riconoscono che questo provvedimento è impostato secondo una pericolosa logica poliziesca volta a punire piuttosto che aiutare i deboli, le vittime dello smercio di droga?
Tutte queste riflessioni mi hanno portato a proporre il mio ordine del giorno n. 9/6297/53, che impegna il Governo a prevedere, con un successivo intervento legislativo, di concerto con la regione Marche, l'istituzione e il finanziamento di un Osservatorio per la lotta alla droga, allo scopo di promuovere programmi specifici


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di informazione e sostegno alle famiglie e alle istituzioni scolastiche nelle aree giovanili a rischio.

PRESIDENTE. Constato l'assenza degli onorevoli Gambale e Ria, che avevano chiesto di parlare per illustrare i rispettivi ordini del giorno n. 9/6297/57 e 9/6297/59: si intende che vi abbiano rinunziato.
L'onorevole Meduri ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/6297/60... Decade...

LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Presidente, se decado prima di parlare...!

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Meduri. Non auguro a nessuno la decadenza, soprattutto in questo periodo...
Prego, onorevole Meduri, ha facoltà di parlare.

LUIGI GIUSEPPE MEDURI. Presidente, il mio ordine del giorno impegna il Governo a prevedere, con un successivo intervento legislativo, di concerto con la mia regione, la Calabria, l'istituzione e il finanziamento di un Osservatorio per la lotta alla droga, allo scopo di promuovere programmi specifici d'informazione e di sostegno alle famiglie ed alle istituzioni scolastiche nelle aree giovanili a rischio.
La Calabria è, purtroppo, nota come regione in cui prolifera il traffico di stupefacenti, che è l'attività più redditizia della criminalità organizzata. Il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia su un provvedimento che doveva riguardare soltanto le Olimpiadi di Torino; invece, lo stesso ha «agganciato» in corsa lo stralcio del disegno di legge, che reca la firma del ministro Fini, sulle tossicodipendenze.
L'atto Senato n. 2953 testimonia la presentazione del provvedimento in esame in data 10 maggio 2004, ossia 21 mesi fa. Nell'altro ramo del Parlamento il provvedimento in 21 mesi non è riuscito a passare neppure l'esame nella Commissione di merito. Per esso si sono svolte articolate audizioni e l'orientamento prevalente, quello ampiamente maggioritario, era di netta contrarietà.
Dopo la devolution, l'inappellabilità, la ex Cirielli e la legge sulla legittima difesa, Fini ed Alleanza Nazionale si sono accorti che la destra non poteva vantare nessun risultato propagandistico. Pertanto, in dieci giorni hanno inteso fare ciò che in cinque anni non erano stati in grado di fare in via ordinaria, fare approvare cioè delle norme, che noi riteniamo pericolose e gravi, che solo un regolamento meno rigido di quello della Camera ha consentito che potessero essere inserite in un provvedimento del tutto estraneo.
Quella punitiva, a nostro avviso, non può essere l'unica risposta al problema della droga perché ignora la complessità e le diversissime implicazioni della problematica in questione. Le politiche di inclusione familiare e di promozione sociale sono in grave crisi, anche a causa dei pesantissimi tagli operati alla spesa sociale nel corso di questi ultimi anni. Sarebbe, pertanto, necessario, come sostengono le associazioni cattoliche, investire in prevenzione e in socializzazione prevedendo il coinvolgimento di tutti gli attori sociali.
Occorrerebbe, inoltre, che consumatori e negazionisti riflettessero sulla tematica. Il provvedimento in esame ignora il fatto che le regioni e la grande maggioranza degli operatori, pubblici e privati, volontari, sindacalisti, studiosi, farmacologi, si sono opposti all'impostazione data con questo provvedimento ed hanno chiesto che si aprisse un dibattito più aperto e profondo per discutere su tale problematica.
All'articolo 4-bis del provvedimento in esame si prevede, tra l'altro, che viene punito, con una pena che va da sei a venti anni, chi detiene illecitamente sostanze stupefacenti che per quantità, in particolare se superiori ai limiti massimi indicati con decreto del ministro della salute emanato di concerto con il ministro della giustizia e sentita la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento nazionale per le politiche antidroga, appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale. In questo modo, la definizione di una fattispecie tipica di un reato, punito con una pena fino a venti anni, avviene


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attraverso l'emanazione di un decreto ministeriale tutto da definire e, comunque, in maniera arbitraria e in palese violazione dei principi generali e, in particolare, dell'articolo 25 della Costituzione, e del principio di legalità della pena, laddove al ministro si assegna la potestà discrezionale di definire il fondamento dell'apparato sanzionatorio.
Inoltre, il testo del provvedimento non discrimina, nella previsione della pena edittale, tra le diverse tipologie e quantità di stupefacenti violando, in maniera assolutamente irrazionale, i principi di adeguatezza e proporzionalità; ignorando, altresì, totalmente le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità circa la necessaria distinzione tra uso, abuso, consumo problematico e dipendenza da vari tipi di stupefacenti.
Ho presentato questo ordine del giorno perché vi sia da parte del Governo una particolare attenzione per la Calabria, viste le difficoltà esistenti in quel territorio; difficoltà che, in questi anni di Governo di centrodestra, sia alla regione sia a livello nazionale, si sono accentuati (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

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