Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 738 del 26/1/2006
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 6258 )

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, il gruppo dei Verdi voterà contro questo provvedimento per le ragioni che ho cercato di esporre in relazione agli emendamenti presentati. Tali emendamenti sono stati tutti respinti, non solo i miei, ma anche la maggior parte di quelli, presentati dal gruppo di Rifondazione comunista, a fronte, invece, della necessità, a mio giudizio, di rivolgere particolare attenzione, precisione e rigore nel recepire la direttiva


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europea e, per quanto possibile, nel ridiscutere profondamente l'intera disciplina.
La richiesta di rivedere queste disposizioni, d'altronde, è stata formalizzata dallo stesso Parlamento europeo, come ho ricordato prima, nella risoluzione sui brevetti relativi alle invenzioni biotecnologiche del 26 ottobre 2005.
Vorrei sottolineare alcuni degli aspetti presenti in tale risoluzione, che tanto eco ha avuto anche a livello internazionale, mediatico, e di dibattito scientifico.
Uno dei «considerando» ricorda che il 2 febbraio 2005, quindi meno di un anno fa, l'Ufficio europeo dei brevetti ha concesso un brevetto - l'EP 1257168 - che comprende un metodo per la selezione di cellule germinali umane e delle cellule germinali stesse. Su questo, il Parlamento europeo chiede alla Commissione europea di presentare opposizione.
In un altro «considerando» viene affermato che l'Ufficio europeo dei brevetti ha concesso anche brevetti europei, due per la precisione, riguardanti cellule germinali umane. Un altro brevetto - l'EP 1121015 - riguarda gli embrioni umani congelati. Mi pare che questo Parlamento, sugli embrioni umani congelati, da tutelare o da evitare, si sia espresso ampiamente con la famosa legge n. 40 del 2004. Però, non ci si preoccupa del fatto che è già operante un brevetto sugli embrioni umani congelati. Non ve ne preoccupate! Così, l'Ufficio europeo dei brevetti ha la possibilità, in base alla direttiva, di brevettare il DNA umano, se pure in relazione ad una funzione, ma non è chiaro per nulla se il campo di applicazione del brevetto si limiti solo a detta funzione o se possa estendersi ad altre.
Inoltre, secondo la prima relazione presentata a norma dell'articolo 16, lettera c), della direttiva, la questione da esaminare è quella di stabilire se i brevetti su sequenze di DNA debbano essere autorizzati secondo il modello classico della richiesta di brevetto, in virtù del quale il primo inventore può rivendicare un'invenzione che copre possibili impieghi futuri di tale sequenza, oppure se il brevetto vada ristretto, in modo che possa essere rivendicato unicamente l'uso dichiarato nella richiesta di brevetto, cioè la tutela basata sugli scopi.
La direttiva - afferma nel dispositivo il Parlamento europeo - fornisce un quadro di riferimento adeguato nella maggior parte dei casi, ma lascia insolute - insolute: capite, colleghi? - talune questioni importanti, come quella della brevettabilità del DNA umano. Si osserva ancora che le cellule germinali non sono brevettabili in quanto parte del corpo umano e non sono certamente inventate. Tuttavia, il brevetto che ho citato prima - l'EP 1257168 - costituisce già una violazione alla direttiva stessa. La Commissione europea, come dicevo prima, chiede che vi sia rapidamente un'opposizione a tale brevetto ed invita l'Ufficio europeo dei brevetti e le autorità competenti degli Stati a collaborare con il Parlamento europeo per confermare che la direttiva esclude la brevettabilità di ogni forma di clonazione umana. Tuttavia, se questa è la preoccupazione del Parlamento, significa che la direttiva che recepiamo, seppure con questo tipo di indicazione, di per sé non è così chiara.
Questa risoluzione sollecita l'Ufficio europeo dei brevetti, in considerazione della delicatezza dell'argomento, a costituire un servizio incaricato di verificare i brevetti sensibili dal punto di vista etico, prima che vengano rilasciati.
Sono tutte preoccupazioni che dovrebbero essere nostre, e ne rivendichiamo la primogenitura. Il rispetto della vita e della dignità umana, infatti, non può che tradursi nel contrasto a qualunque utilizzo del vivente contrario a questo principio fondamentale e ad un utilizzo dello strumento dei brevetti finalizzato a costituire proprietà esclusiva, monopolio su caratteristiche genetiche e sui farmaci indispensabili alla sopravvivenza, come ho già detto in precedenza.
Vi è un altro aspetto che vorrei sottolineare: la concessione di brevetti sul materiale vegetale può condurre alla formazione di posizioni dominanti sul mercato delle sementi, con le conseguenti compromissioni nell'accesso per gli agricoltori a


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condizioni accettabili, a vantaggio, ovviamente, del profitto di poche multinazionali che si stanno già da anni arricchendo in questo ambito.
Vi è anche un'altra preoccupazione che non va sottovalutata e che intendo sottolineare, cioè che con questo tipo di provvedimenti si faciliti, si promuova la diffusione nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, che sappiamo - indipendentemente da quanto dicono alcuni colleghi - essere causa di maggiori rischi, a tutt'oggi ancora troppo poco prevedibili e conosciuti, sia per la salute sia per l'ambiente, con modificazioni radicali degli equilibri naturali, creatisi nei millenni, ma anche per l'economia e per i rapporti socioculturali nel mondo. Sappiamo che la scelta di alcune - poche - specie di maggior rendimento è l'obiettivo sempre perseguito dalle industrie che detengono i brevetti, con conseguente pericolo per la biodiversità. In questo modo, inoltre, saranno penalizzati i paesi più poveri, le società che cercano di superare impossibilità di mantenere la propria sovranità alimentare.
Questi sono gli argomenti che ci inducono a dichiarare il voto contrario. Non ho tempo per sottolineare - ma sono resi espliciti nel testo degli emendamenti presentati - gli aspetti che ineriscono al mondo animale, che - come noto - ci preoccupa in maniera analoga a quello dell'ambiente ed a quello umano (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione e Misto-Popolari-UDEUR).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cialente. Ne ha facoltà.

MASSIMO CIALENTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, ci apprestiamo a votare a favore della conversione di questo decreto-legge, giunto alla Camera l'11 gennaio scorso. Abbiamo lavorato nelle Commissioni, direi, con l'acqua alla gola, esaminando il provvedimento in pochissime sedute, in minuti più che in ore.
Tutto ciò perché, come dice lo stesso Governo, il 16 giugno la Corte di giustizia ha condannato l'Italia in quanto non aveva provveduto al recepimento della direttiva 98/44/CE, rimanendo in compagnia soltanto della Lituania e della Lettonia e, avendo la Commissione notificato, il 19 dicembre 2005, la messa in mora, ci erano rimasti 60 giorni (oggi solo 23) per evitare l'applicazione di una penalità molto severa, dell'ordine di centinaia di milioni di euro.
Signor Presidente, signor ministro, colleghi, ritengo che la vicenda delle proprietà intellettuali e delle biotecnologie costituisca la prova provata della sciatteria con la quale il Governo ha affrontato tutte le questioni serie, gli impegni comunitari e - nell'assoluta mancanza di una qualsiasi idea di politica industriale - le vicende che si legano alla promozione della ricerca, dell'innovazione industriale e più in generale della competitività.
Mi spiace che il ministro sia occupato al telefono, ma occorre ricordare anche il caso delle invenzioni nei centri di ricerca pubblici e nelle università, caso nel quale il ministro scrive il piano dell'occupazione e dell'innovazione, senza figurare in ordine agli aspetti dei brevetti.
È chiaro che le biotecnologie rappresenteranno in questo secolo un settore fondamentale di sviluppo, assicurando le maggiori crescite del PIL. D'altra parte, non è un caso che l'Unione europea, sia nel VI sia nel VII programma quadro, abbia indicato proprio questo settore come quello destinato alla maggior quantità-proporzione di investimenti. È noto, inoltre, che una giusta e corretta legislazione del diritto di proprietà intellettuale può favorire la ricerca, la crescita delle imprese e, quindi, la competitività.
Il problema relativo alla proprietà intellettuale nel settore delle biotecnologie è molto complesso, in quanto pone grandi interrogativi che più volte abbiamo sentito echeggiare in quest'aula. In tale settore, anche gli aspetti etici, politici ed economici sono strettamente legati al problema delle differenze di legislazione.
Vorrei ricordare che la legislazione statunitense, quella giapponese e quella canadese in tema di biotecnologie sono particolarmente


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permissive ed elastiche, e ciò fa sì che nei nostri mercati acquistiamo prodotti tutelati da brevetti molto lontani dai principi etici e dai valori che ci appartengono. Il fatto che l'Europa non avesse una legislazione chiara in tale materia e che lo stesso ufficio brevetti di Monaco fosse arrivato a brevettare le cellule del cordone ombelicale - che non costituiscono un'invenzione, ma una semplice scoperta - ha spinto l'Unione europea a dotarsi di una legislazione comune; nasce così la direttiva del 1998.
Una volta adottata la suddetta direttiva, molti paesi europei dichiararono che non l'avrebbero recepita; in Italia, addirittura, entrambi i rami del Parlamento impegnarono il Governo ad opporsi all'approvazione della stessa. Successivamente, insieme all'Olanda, presentammo ricorso alla Corte di giustizia europea, a cui conseguì la nostra messa in mora.
Dunque, nel 1999, il Governo D'Alema presentò un primo testo di legge delega che, già dopo la prima seduta, si arenò al Senato, in quanto tutti i gruppi parlamentari avevano palesato grandi perplessità. Poi, nel gennaio 2002, il Governo Berlusconi, all'interno dell'articolo 6 di un provvedimento sulla concorrenza e sulla competitività delle imprese, ripropose l'identico testo presentato tre anni prima dal precedente Governo.
Fu allora che l'opposizione, in particolare il gruppo dei Democratici di sinistra, proprio alla luce del tormentato iter della direttiva in Europa e in Italia e del grande dibattito sviluppatosi in tutto il mondo, anche nell'ottica di un potenziamento della nostra industria e ricerca, chiese lo stralcio dell'articolo 6, che divenne così una proposta di legge autonoma.
Noi ci assumemmo una responsabilità, ritenendo che il Parlamento avesse più che il diritto, direi il dovere di avviare, comunque e finalmente, una riflessione seria, un dibattito approfondito su tale materia per giungere ad una sintesi positiva. In questo modo, signor ministro - la vedo occupato, ma non importa -, saremmo stati i primi in Europa a procedere alla modifica di alcune impostazioni di fondo della direttiva che giudicavamo profondamente ingiuste e sbagliate; tra l'altro, avremmo operato in modo trasversale, coinvolgendo sia la maggioranza sia la minoranza di questa Assemblea.
A questo progetto lavorammo molto, profondendo un impegno scrupoloso e procedendo anche a diverse consultazioni cosicché, nel giro di pochi mesi, il 26 settembre 2002, approvammo, pressoché all'unanimità, il primo testo, sul quale si registrarono solamente 15 voti contrari.
Signor ministro, si trattò di un risultato politico importante, poiché l'Italia risultò il primo dei grandi paesi europei - si ricorda, infatti, che paesi come la Francia e la Germania erano bloccati e non intendevano approvare il provvedimento? - a riconoscersi in una proposta legislativa avanzata concernente una problematica molto complessa; tutto ciò, tra l'altro, avveniva nel bel mezzo di un grande ed originale dibattito internazionale. Attraverso quel testo, si modificava il contenuto della direttiva, sempre ritenuto un tabù, conferendo particolare attenzione ad alcuni aspetti di fondo, oggetto dell'ampio dibattito in corso in tutto il mondo: questa era la questione.
Si trattava di una serie di proposte - adesso non posso ricordarle tutte per motivi di tempo - concernenti, ad esempio, la non brevettabilità del DNA, il brevetto di finalità e di scopo - che si contrapponeva al brevetto classico -, il recepimento degli obblighi assunti con la Convenzione di Rio de Janeiro, il consenso informato al prelievo e all'utilizzazione dei risultati da parte dei cittadini, il problema dei brevetti di sbarramento, la tutela della biodiversità. Quindi, non credo si sia trattato di un puro caso che il Senato abbia approvato il testo rapidamente e con poche modifiche legate, soprattutto, alla vicenda delle varietà autoctone vegetali del nostro paese.
Signor ministro, il testo venne sottoposto di nuovo all'esame di questa Assemblea e noi, in maniera rapida, lo trasmettemmo all'altro ramo del Parlamento poiché, il 26 giugno 2006, esso - lo ripeto - venne approvato quasi all'unanimità ed approdò


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al Senato, che lo sottopose all'esame della competente Commissione. Tutto questo per dire che al Senato, due anni e mezzo fa, sarebbe bastata una seduta di un'ora - era stato, infatti, presentato un solo ordine del giorno in Commissione - per dare la possibilità al Governo di esercitare la delega. Ciò vuol dire che, nel dicembre 2003, l'Italia avrebbe potuto recepire la delega o, al più - come sa anche il collega Gamba -, l'avrebbe potuta inserire all'interno del codice sulle proprietà intellettuali del febbraio 2004.
Signor ministro, perché non lo avete fatto? Questo è il grande mistero! Avete lasciato che il provvedimento «dormisse» per due anni e mezzo, ed oggi ce lo presentate sotto forma di un decreto identico a quello già approvato, con l'aggiunta dell'articolo 8 che noi, fortunatamente, abbiamo modificato; infatti, forse a causa della fretta, non ci si è accorti del fatto che l'articolo 8, ricopiando gli articoli 8 e 9 della direttiva, andava contro quello che noi avevamo fatto.
Dov'è l'occasione persa, signor ministro? Adesso la figuraccia si ripara: il decreto fra poco verrà presentato al Senato e, per fortuna, non pagheremo la multa. In ogni caso, siamo in presenza di un danno oggettivo - si sono persi due anni e mezzo - arrecato alla nostra industria e alla nostra ricerca. Tra l'altro, la cosa più grave è che siamo rimasti tagliati fuori da un grande dibattito sviluppatosi in Europa che, successivamente alla nostra scelta, ha portato la Germania e la Francia ad approdare allo stesso nostro risultato. In questo momento, lei dovrebbe saperlo signor ministro, la stessa Commissione europea, alla luce della legislazione di Francia e Germania, ha aperto il capitolo del brevetto di finalità per il DNA. Anche il Parlamento europeo si sta ponendo i problemi e le domande che ci eravamo posti noi relativamente alla questione concernente la brevettabilità del corpo umano e dello stesso DNA.
Colleghi, tutto ciò per dire che nel 2003 avevamo lavorato bene e che potevamo essere i primi in Europa a portare delle positive novità.
Concludo il mio intervento dichiarando che il mio gruppo si asterrà dal voto perché, pur apprezzando il lavoro che è stato portato avanti e che noi rivendichiamo, riteniamo che vi siano ancora dei punti oscuri.
In ogni caso, per i Democratici di sinistra la scelta di astensione rappresenta un impegno a fare in modo che il prossimo Governo partecipi in modo più coinvolgente al dibattito in Europa, come, peraltro, avrebbe dovuto fare questo Governo, affinché il problema della brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche venga risolto secondo i valori propri dell'Europa, che costituiscono il tessuto connettivo che tiene insieme i paesi membri dell'Unione europea (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Agrò. Ne ha facoltà.

LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ricordo che nella seduta del 26 settembre del 2002 fui io a svolgere la dichiarazione di voto su questo stesso provvedimento a nome dell'UDC. Il collega Cialente ha richiamato l'iter del provvedimento ed ha accusato il Governo di sciatteria, facendo riferimento al tempo improvvidamente trascorso da allora fino ad oggi. Ha ritenuto inoltre che oggi ci troviamo di fronte ad un decreto che in qualche modo ricalca pedissequamente quanto avevamo deciso di votare già allora. Credo che la sciatteria in questo campo appartenga un po' a tutti, alla maggioranza ed all'opposizione, perché, se ricordo bene, il provvedimento avrebbe dovuto essere approvato entro l'anno 2000, pena la sanzione a livello europeo: non credo che fino al 2000 vi sia una qualche responsabilità imputabile a questa maggioranza! Probabilmente, ha ragione Cialente laddove dice che sarebbe stato opportuno che il Senato provvedesse ad incardinare il provvedimento, evitando che trascorresse tanto tempo fino ad arrivare oggi alla presentazione di un decreto che


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presenta i caratteri dell'urgenza e della necessità e comporta per noi il problema di doverlo approvare obbligatoriamente.
Tra gli interventi svolti sul complesso degli emendamenti ve ne è stato uno che mi è parso estremamente interessante. In quell'intervento è stato sottolineato che su questo tema la politica ha dimostrato la propria incapacità o, meglio ancora, la propria inattività e che, in qualche modo, il problema del rapporto tra scienza e società è un problema difficile, e la politica, che dovrebbe governare questo processo, molte volte si sente quasi imbavagliata dalle lobby e, comunque, da una persecuzione di mancata conoscenza che alla fine avviluppa il tutto ad una situazione di non decisione. In effetti, ciò potrebbe essere vero; ho verificato infatti che in questo campo il Parlamento ha sempre trovato qualche difficoltà ad esprimersi, realizzando un percorso contorto nel decidere. Certamente ci troviamo di fronte ad un provvedimento che presentava e presenta problemi di carattere morale ed etico, problemi di cultura, anche rispetto alle diversità delle interpretazioni e delle sensibilità che vengono espresse dai soggetti che qui devono decidere.
In qualche modo, però, avevamo visto che il percorso, grazie ad un coinvolgimento di tutte le componenti, anche scientifiche, della comunità italiana aveva trovato un suo perfezionamento, e dispiace che l'onorevole Cialente oggi, a distanza di tempo, pur avendo maturato perfettamente la convinzione che quel lavoro era stato fatto in maniera egregia, preannunci un voto di astensione. Ricordo infatti che tutto l'iter, compresa la possibilità di estraniare dal provvedimento della concorrenza l'articolo 6, aveva individuato la necessità di un approfondimento serio, poi avvenuto, che aveva trovato le forze politiche concordi nel procedere, ma anche nel definire organicamente la norma.
Dobbiamo stare attenti, perché in questi anni abbiamo subito una inferiorità commerciale in questo ambito. Sappiamo perfettamente che il tema delle biotecnologie sarà il tema del futuro. Ambiente e vita saranno grandi temi che determineranno il grande cambiamento della società internazionale e planetaria. Rimanere tagliati fuori da queste prospettive per il nostro paese significa l'impossibilità di compiere uno scatto in avanti; uno scatto che in questa sede continuiamo ad evocare ma che purtroppo proprio ieri ci è stato ribadito non riusciamo a fare se non nel calcio o nella cucina.
Sono pertanto molto preoccupato dei tempi lunghi impiegati per decidere su questi problemi pur sapendo perfettamente che l'embrione, la clonazione e le stesse varietà di vegetali, una volte brevettate, fanno sorgere un grande problema di carattere etico.
Di fronte alle «esplosioni» avvenute in altre parti del mondo - faccio riferimento, in modo particolare, agli Stati Uniti, al Giappone e alla Cina -, osservare un'Europa così chiusa e ferma e il nostro paese, a distanza di anni, avviluppato ancora nella condizione di dover procedere per decreto-legge e non invece in via ordinaria in modo da recepire le riflessioni emerse dal grande dibattito culturale che in tale materia si è svolto, mi fa riflettere sul sistema decisionale che, in questa sede, seguiamo.
Non dobbiamo avere paura del rapporto scienza-etica, così come non dobbiamo avere paura del rapporto scienza-commerciabilità brevettuale. Noi sappiamo perfettamente che il nostro è il paese in cui ogni anno si registrano meno brevetti in Europa. E sappiamo perfettamente che i brevetti costituiscono uno strumento che consente di attirare capitali e risorse umane.
Arrivati a questo punto, tenuto conto del grande dibattito svolto e del fatto che nel preambolo al provvedimento sono riportati gli indirizzi assunti con le Convenzioni di Oviedo, di Parigi e quant'altro, che prevedono la tutela della brevettabilità delle cosiddette logiche che attengono ai temi dell'etica, credo che uno scatto in avanti vada fatto. Conseguentemente, se già a suo tempo avevamo deciso insieme di concedere fiducia al provvedimento che avevamo confezionato, oggi, per stato di necessità, lo facciamo a maggiore ragione,


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non mancando però di evidenziare l'imprudenza per avere fatto passare tutto questo tempo.
Dichiaro, quindi, a nome del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (CCD-CDU)).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, il gruppo della Lega Nord esprimerà, sulla scia delle molte dichiarazioni che a questo riguardo abbiamo già rilasciato, un voto favorevole sul provvedimento in esame.
Ricordo che il provvedimento che ci accingiamo ad approvare è frutto di un lavoro che, come ricordava giustamente il collega Cialente, è stato portato avanti da tutto il Parlamento; un lavoro, quindi, che tutto sommato possiamo considerare bipartisan. Non mi preoccupa, pertanto, più di tanto il voto di astensione annunciato da alcuni, anche perché il lavoro, lo ripeto, è stato solitamente in gran parte condiviso.
Colleghi, molto spesso abbiamo parlato di innovazione tecnologica e, quindi, anche del futuro del paese. E nel futuro dell'Italia ci sarà molto delle biotecnologie rispetto alle quali non si possono lanciare dei proclami e poi non agire concretamente.
Le biotecnologie avranno un futuro sia industriale sia umano. Parlando di biotecnologie, noi avvertiamo un sentimento di ottimismo. Siamo convinti, anche per la nostra tradizione cristiana, che l'uomo creato a immagine e somiglianza di Dio possa controllare - insieme alla natura - la natura stessa e migliorare, addirittura, l'inizio della creazione. Da altre parti, invece, riecheggiano preoccupazioni; sollevate, in particolare, dall'onorevole Zanella e dalla collega di Rifondazione comunista, per via di una visione secondo la quale l'uomo è visto come un elemento di disturbo dell'equilibrio naturale. In pratica, come se la modernità fosse da guardare con sospetto e l'uomo stesso fosse un elemento di turbamento dell'equilibrio.
Pertanto, bisognerebbe bloccare lo sviluppo e tornare indietro.
In questa visione culturale si può scorgere l'influenza del manicheismo, secondo il quale tutto ciò che è carne, tutto ciò che è impegno, è male. In questo senso, tutte le biotecnologie, tutti gli impegni a migliorare in qualche modo la natura (con i vincoli fondamentali che pure abbiamo posto), sarebbero un male. Tuttavia, va ricordato che tale concezione, alla quale può essere ascritto un ecologismo difficilmente sostenibile, ha portato il manicheismo alla dottrina estrema del catarismo (che predicava addirittura il suicidio), ad una cultura della morte, perché l'uomo doveva essere soltanto spirito (perciò, per dirla volgarmente, si doveva togliere dai piedi).
Alla luce di tale cultura si possono leggere altre propagande, quali l'incentivazione dell'interruzione di gravidanza, considerata un diritto e non un dramma, l'eutanasia, la selezione eugenetica.
Avendo riguardo a queste culture, ci sentiamo di dire che la lotta condotta da questo Parlamento, il ragionamento che ci ha portati a riconoscere la possibilità di brevettare le biotecnologie, si inserisce in un filone culturale di profonda fiducia nell'uomo, di profonda fiducia in un rapporto etico e costruttivo con la natura.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giulio Conti. Ne ha facoltà.

GIULIO CONTI. Signor Presidente, prendo lo spunto da quanto ho appena udito non soltanto per condividere, essenzialmente, il contenuto delle affermazioni del collega, ma anche per segnalare che il «bel» provvedimento che ci accingiamo ad approvare sarà licenziato con un ritardo che non risale al 2003, perché eravamo chiamati a recepire la direttiva europea 98/44/CE già nel 2000.
Ciò premesso, ho una preoccupazione: come faremo a proteggere i brevetti che


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abbiamo imposto per legge sulle biotecnologie dagli Stati canaglia, da quegli Stati che copieranno tutte le biotecnologie che scoprirà l'Europa, le diffonderanno in tutto il mondo, le strumentalizzeranno e le sfrutteranno commercialmente in ogni sito, in ogni dove?
Sotto questo profilo, ritengo che il Governo - al quale rivolgo un invito al riguardo, anche se il rappresentante del Governo non mi ascolta molto ... - debba farsi promotore di iniziative a livello europeo, affinché venga apprestata idonea protezione al brevetto. Mi rendo conto che è difficile, perché ci sono Stati che ci copiano tutto (ci copiano le scarpe; ci copieranno anche le biotecnologie). Tuttavia, si tratta di un dato, di un impegno che un Governo, e soprattutto l'Europa, deve sicuramente assumersi.
Dietro le biotecnologie ed i relativi brevetti si nascondono affari miliardari, multimiliardari. Anche per questo è in pericolo il rispetto dei principi e della natura umana (che il provvedimento impone). La clonazione degli animali ed il fatto che si cerchi di realizzarla anche per l'uomo, tentando di farla passare per progresso scientifico, ne sono un esempio. Sono queste le mie preoccupazioni.
Come ricordava il collega della Lega, anche i problemi eugenetici ci inducono ad essere molto attenti in relazione a tale procedura. Ritengo che sia un pericolo anche questo, ma dal tentativo di rifare l'uomo a nostra immagine e somiglianza, dal tentativo di riprodurre le cellule staminali con un procedimento di brevettazione biotecnologico, nasce la possibilità di fare altre sperimentazioni - se n'è parlato a lungo - per risolvere il problema di alcune malattie. Ritengo che questo sia un motivo per giustificare tutto. Però, dobbiamo stare attenti a questo passaggio, che aprirebbe possibilità molto pericolose.
Il mio appello non è volto a modificare il provvedimento, del quale accetto soprattutto lo spirito. Giudico importante il riconoscimento, anche da parte del collega dei DS, di un intento, della volontà comune di approvare una saggia legge e, soprattutto, di difendere i principi cardine che sono stati alla base della sua elaborazione (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, l'India, il Brasile e la Thailandia, tre Stati martoriati dall'AIDS, nel 2001 sono stati fatti oggetto dell'accusa di avere violato le leggi sui brevetti: tentavano di autoprodurre a basso costo farmaci anti-AIDS che sul mercato ufficiale avevano prezzi inaccessibili. Nello stesso periodo, la Repubblica Sudafricana era quasi processata per aver osato stilare una legge, l'ormai famosa legge Mandela, che autorizzava il proprio Governo ad acquistare farmaci anti-AIDS da questi paesi.
Perché questo accanimento? Chi aveva interesse a schierarsi contro la produzione di medicinali necessari a quei paesi per combattere una tremenda epidemia? Chi c'era dietro quelle accuse? C'erano la statunitense Bristol-Mayers Squibb, la britannica Glaxo-Smith-Kline e la tedesca Boehringer-Ingelheim, tre grandi multinazionali che tenevano sotto brevetto quei farmaci; tre grandi multinazionali che, fino ad allora, li avevano venduti ai governi di quegli stessi paesi ad un prezzo dieci volte maggiore; tre multinazionali che riconoscevano, in quell'episodio, un pericoloso precedente che metteva in discussione il loro monopolio.
Ecco una dimostrazione lampante delle aberrazioni cui possono portare le norme sui brevetti e di come queste sono state sfruttate per ricavare il massimo profitto, finanche da farmaci di importanza vitale per una popolazione.
Come si vede, quindi, il provvedimento sul quale, oggi, siamo chiamati a pronunciarci riveste una importanza fondamentale non solo per la vita di ciascun cittadino del nostro paese ma per l'intera umanità. La brevettabilità della materia vivente rappresenta l'ultima frontiera della privatizzazione generalizzata delle risorse,


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messa in campo dalle istituzioni favorevoli alla globalizzazione neoliberista, volta a garantire i profitti e le posizioni di monopolio delle industrie biotecnologiche dei paesi più ricchi e disposta, a tal fine, allo sfruttamento ed alla commerciabilità dello stesso genoma umano. Tutto questo, a danno della sicurezza della salute e dell'alimentazione e del patrimonio di biodiversità che noi consideriamo un patrimonio indisponibile dell'umanità. Neppure si può dimenticare che i paesi del sud del mondo, attualmente, detengono l'80 per cento della biodiversità del pianeta, ma solo l'1 per cento dei brevetti biotecnologici. È lungi da noi sostenere un riequilibrio in termini di brevettazione; piuttosto, decisioni tanto cruciali per l'equilibrio dell'intero pianeta non possono essere guidate dai principi del massimo profitto e della privatizzazione del sapere e delle sue applicazioni.
L'argomento più frequentemente utilizzato per sostenere la necessità della protezione intellettuale delle scoperte scientifiche, anche oggi, in questa Assemblea, è quello dell'impossibilità altrimenti di reperire gli investimenti necessari allo sviluppo della ricerca. Invece, noi siamo convinti che siano proprio i brevetti e, quindi, l'impossibilità di utilizzare liberamente scoperte che non possono essere ascritte a singoli ma devono essere inserite, piuttosto, nel quadro più generale del sapere e del controllo pubblico e collettivo, a costituire uno sbarramento decisivo per la ricerca orientata alla soluzione di problemi di carattere universale, quale la messa a punto di nuovi farmaci per combattere le malattie più diffuse a costi accettabili anche nei paesi più poveri.
Per questo, insieme a milioni di persone in tutto il mondo, facciamo parte di quei movimenti che chiedono la definizione di un diritto di proprietà intellettuale collettivo che deve essere riconosciuto alle comunità, tanto più se si tratta di materie viventi. Il sapere non può essere considerato frutto dell'ingegno di un individuo o di un'impresa ma è un fenomeno collettivo, il cui obiettivo è il miglioramento delle condizioni di vita dell'umanità intera e non solo di quella minima parte in grado di affrontare i costi dell'innovazione.
In questa direzione va il Trattato di protezione delle risorse fito-genetiche, sottoscritto anche dal nostro paese, in sede FAO, che voi non avete voluto inserire in questo decreto-legge e che prevede, per la prima volta, la tutela dei paesi detentori delle biodiversità genetiche ed il principio di una equa condivisione dei benefici derivanti dall'utilizzazione scientifica di tale patrimonio, nonché la protezione dallo sfruttamento commerciale del genoma per un elenco prioritario di piante indispensabili per l'alimentazione umana.
Durante la lunga discussione che ha preceduto il dibattito di oggi, sono state spesso sollevate questioni etiche in relazione alla brevettabilità del vivente.
La partita che si sta giocando su questo provvedimento è di enorme portata, come dimostrano gli sforzi enormi compiuti dalle industrie biotecnologiche europee per giungere alla sua approvazione. Il mercato delle biotecnologie rappresenta oggi il settore in massima espansione nei paesi più avanzati; si calcola che nel 2005 il volume di affari generato dalle biotecnologie sia stato di circa 250 miliardi di euro ed esso si basa sulla costante espropriazione delle risorse genetiche di intere popolazioni.
Non mi soffermerò a lungo su numerosi casi di brevettazione di specie vegetali esistenti e utilizzate da secoli dal sapere indigeno, ma vorrei sottolineare come la ricerca nel settore delle biotecnologie non comporti mai sviluppo e miglioramento nelle condizioni di vita dei popoli nativi ma solo ricadute economiche per i detentori dei brevetti.
Per il genere umano e per il pianeta, quindi, si tratta solo di un esproprio il cui valore è incalcolabile; coerentemente con questo obiettivo, il provvedimento oggi in discussione non tutela la brevettabilità nemmeno del corpo umano. Infatti, avalla tutte le forme possibili di privatizzazione e sfruttamento del vivente, consentendo la


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brevettabilità anche di elementi del corpo umano in funzione di applicazioni industriali.
È per tale ragione che esprimeremo convintamente un voto contrario su questo provvedimento; infatti, noi riteniamo che quell'altro mondo, l'altra Europa possibile che vogliamo costruire, non dovrebbe consentire che le scoperte e le menzogne di pubblica utilità possano venire sfruttate da chi intende utilizzarle per il proprio utile personale e privato.
Alla fine della legislatura, vogliamo fare un regalo a tutti i colleghi; abbiamo quindi predisposto un modulo, a partire dalla campagna della rivista Azione Nonviolenta, per la brevettabilità. Ogni collega potrà brevettare se stesso riconoscendo in piena responsabilità di essere in possesso delle caratteristiche richieste per ottenere l'iscrizione all'ufficio brevetti, ai sensi del decreto che state per convertire, di poter avere una sicura utilizzazione industriale - alla quale siamo così contrari da volerci assicurare il brevetto, ciascuno per se stesso - e di avere, peraltro, un valore commerciale - così noi riteniamo, come persone - incommensurabile. Infatti, abbiamo, ciascuno di noi, parti assolutamente uniche, originali, che compongono il nostro essere, di incalcolabile valore.
Vi regaliamo, quindi, cari colleghi, alla fine di questa legislatura, la possibilità di brevettare voi stessi prima che qualcun altro ponga le mani sui vostri geni (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, desidero rivolgere un saluto alla V classe dell'istituto tecnico commerciale Raffaele Mattioli di San Salvo, presente in tribuna (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale un po' come testimone dell'impegno profuso in questi anni dalla X Commissione, ai cui lavori partecipo ed ho partecipato. Posso osservare che la Margherita, come tutti gli altri gruppi, ha certamente concorso al miglioramento del testo; abbiamo però soprattutto portato avanti alcuni valori e principi, la maggior parte dei quali condivisi anche con gli amici della sinistra democratica.
Abbiamo limitato i danni di chi voleva andare oltre, di chi non aveva capito che le problematiche attinenti a questo settore sono sempre delicatissime e che, nella fattispecie, si introduceva il tema della brevettabilità e, quindi, dell'esclusività dell'utilizzo dei risultati della ricerca. Tale scelta non è condivisibile.
Posso infatti dire alla collega Valpiana che in gran parte sono d'accordo con le considerazioni da lei svolte; se la ricerca è su questi temi, se i brevetti riguardano soltanto piccoli gruppi e i risultati non sono estendibili alla collettività, e se i tempi ed i modi per l'utilizzo di tali risultati sono monopolio di alcune élite, la Margherita non può essere d'accordo, e certamente non posso esserlo io personalmente.
Il nostro partito ritiene - e concludo, signor Presidente - che il lavoro svolto sia stato utile, soprattutto perché il centrosinistra ha limitato i danni ed ha cercato, peraltro, di accelerare la soluzione di una questione che da tempo era necessaria e la cui individuazione è stata rallentata da questo Governo. Pertanto, noi ci asterremo dal voto sul provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Stagno d'Alcontres. Ne ha facoltà.

FRANCESCO STAGNO d'ALCONTRES. Signor Presidente, intervengo a conclusione della disamina parlamentare svolta su questo provvedimento, che ormai ci occupa da parecchi anni. È stata una disamina attenta e accurata: se noi volessimo considerare effettivamente da quanto tempo il Parlamento sta lavorando su questa materia, basterebbe pensare che questo è il quarto passaggio tra le due Camere e che ci si appresta ad affrontare il quinto, al Senato.
Si tratta di un provvedimento che presenta profondi risvolti etici, che i colleghi


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hanno peraltro messo in evidenza. Vi sono posizioni molto integraliste che si rifanno a dogmi di estraneità naturale dell'uomo e che, dal mio punto di vista, sono richiami che vanno considerati e accolti come riflessioni. Tuttavia, dobbiamo dire che la scienza va avanti; peraltro la lentezza con cui siamo arrivati all'approvazione di questo provvedimento non è dovuta a un Governo di sinistra o a un Governo di destra. Infatti, nelle more dell'approvazione al Senato della legge delega, si è parlato di fecondazione assistita, di embrioni, di tanti problemi etici che hanno imposto uno stop a determinati provvedimenti che riguardavano questo settore.
Del resto, anche l'Europa, recentemente, ha dovuto fare marcia indietro. L'Ufficio europeo dei brevetti ha infatti rilasciato un brevetto sull'utilizzo di alcune cellule germinali: questo brevetto ha comportato una risoluzione europea che ha costretto l'Unione europea a fare marcia indietro per cercare di revocare quella decisione.
Come vedete, quando si parla di DNA, di genoma, di scienza e società, la politica, indubbiamente, incontra difficoltà a comprendere l'evoluzione e il progresso della scienza.
Quando si parla di brevetti, dobbiamo pensare che questi nascono dalla ricerca.
Vorrei ricordare una esperienza personale, all'epoca in cui lavoravo in un grande centro per ustionati del meridione e, per primi, ci siamo impegnati, insieme ad un istituto di Genova, nelle colture di cheratinociti, con degli americani, il professor Haronson e il professor Gallico. Ebbene, ogni coltura che ci consentiva di ottenere una porzione di pelle di 10 per 10 ci costava circa 20 milioni di lire. Di fronte alla vita di un ustionato, ci ponevamo chiaramente qualche quesito sulla liceità di andare avanti, ma alla fine abbiamo ottenuto i fondi per portare avanti questa ricerca e oggi, con la produzione di cute industriale, in 15 giorni riusciamo ad ottenere cute artificiale per ricoprire vaste perdite di sostanza cutanea. Pensate che questo è un prodotto del brevetto, della ricerca e del progresso!
Questo Parlamento, con responsabilità, sta adeguando il paese ad una normativa importante. La stiamo armonizzando nei confronti degli altri paesi europei che hanno colto l'importanza e la portata di questo provvedimento. Ebbene, io penso che, al di là delle divisioni ideologiche, noi dobbiamo riflettere. Quando mi si consegna un modulo per brevettare se stessi, io dico: allora, blocchiamo la produzione di insulina! Cosa facciamo? Quanti diabetici, quante persone malate oggi subirebbero un grave danno da questa provocazione? Ebbene, io dico soltanto che dobbiamo eliminare quei fenomeni che io definisco grettezze di carattere sociale.
Dobbiamo andare a guardare ciò che può veramente tornare utile a quel cittadino che crede in noi, che ci vota e che noi rappresentiamo in quest'aula. Dobbiamo essere leali con noi stessi e non assumere posizioni pregiudiziali nei confronti della scienza e del progresso.
Dobbiamo essere critici attenti, e dobbiamo valutare tali questioni. Per realizzare questo, sono necessari degli organi, e vorrei ricordare che, all'interno del provvedimento in esame, sono contemplati organismi deputati al controllo ed alla concessione dei brevetti relativi alle invenzioni biotecnologiche. Vorrei sottolineare che si tratta di organi importanti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale). Abbiamo previsto, inoltre, limiti al rilascio di tali brevetti, nonché alcuni casi di esclusione.
Dobbiamo soltanto rivendicare, dunque, di star approvando un provvedimento importante non solo per i nostri cittadini, ma anche per l'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia). Il nostro paese, infatti, potrà presentarsi in Europa con una legislazione moderna, che tuttavia dovrà essere necessariamente aggiornata tra qualche anno (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raisi. Ne ha facoltà.


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ENZO RAISI. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale sul provvedimento in esame che reca una normativa la cui istruttoria è durata due anni.
Ritengo questo provvedimento importante per il nostro paese, poiché consentirà alle imprese italiane di rimanere competitive a livello europeo in un settore importante, quale le biotecnologie. Vorrei altresì ricordare che, nel corso di questo dibattito, sono stati trattati temi difficili, come gli embrioni o i cosiddetti TRIPS; questi ultimi, peraltro, sono tuttora in discussione in sedi importanti, come il WTO.
In conclusione, ribadisco che oggi il Parlamento consegna al paese una legislazione importante a favore della competitività delle nostre industrie in Italia, in Europa e nel mondo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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