Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 738 del 26/1/2006
Back Index Forward

Pag. 4


...
Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 3, recante attuazione della direttiva 98/44/CE in materia di protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche (A.C. 6258 ) (ore 10,51).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 3, recante attuazione della direttiva 98/44/CE in materia di protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche.
Ricordo che nella seduta del 23 gennaio 2006 si è conclusa la discussione sulle linee generali.
Avverto che prima della seduta è stato ritirato dal presentatore l'emendamento Didonè 4.10.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 6258 )

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (vedi l'allegato A - A.C. 6258 sezione 4).
Ricordo che le proposte emendative presentate sono riferite agli articoli del decreto-legge (vedi l'allegato A - A.C. 6258 sezione 5).
Avverto che non sono state presentate proposte emendative riferite all'articolo unico del disegno di legge di conversione.
Avverto, altresì, che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (vedi l'allegato A - A.C. 6258 sezioni 2 e 3).
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibile, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 96-bis, comma 7, del regolamento, l'articolo aggiuntivo Rosato 12.010, non previamente presentato in Commissione, volto a differire il termine entro il quale devono essere concluse le procedure transattive in materia di danno ambientale al fine di non applicare le disposizioni di cui ai commi da 439 a 441 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2006, in quanto non strettamente attinente alla materia oggetto del decreto-legge (vedi l'allegato A - A.C. 6258 sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Bogi. Ne ha facoltà.

GIORGIO BOGI. Signor Presidente, il provvedimento all'esame si presenta, per un certo verso, come obbligato. Lo scopo più diretto è evitare una sanzione finanziaria allo Stato italiano per il largo superamento dei termini di recepimento della direttiva 98/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio riguardante la protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche.


Pag. 5


Colpisce il fatto che il rischio di una sanzione finanziaria, ancorché rilevante, abbia avuto ragione delle cause che hanno portato ad un iter parlamentare lungo, tormentato ed inconcludente. La direttiva è del luglio 1998; il termine di recepimento era il luglio 2000. Oggi concludiamo con questo decreto-legge un iter certamente inconcludente fino a questo momento. A nulla era valsa una procedura di infrazione contro l'Italia ed una condanna, il 16 giugno 2005, da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea. A nulla era valso anche il disagio e la grave difficoltà che coinvolsero il mondo della ricerca e dell'impresa in tutta Italia per il ritardo. Allo stesso modo, a nulla valse il fatto che il nostro paese veniva esposto a condizioni di inferiorità commerciale rispetto a paesi concorrenti nei quali la protezione brevettuale in questo settore era molto forte.
E tutto ciò mentre si continuava a parlare di investire in ricerca scientifica e tecnologica, dell'esigenza di promuovere prodotti che per il contenuto innovativo fossero sottratti alla semplice concorrenza di prezzo. Subivamo, invece, il gioco di pregiudizi culturali e, soprattutto, di interessi particolari, politici ed economici, contro la ricerca e l'applicazione di biotecnologie che l'Unione europea intendeva, come intende, tutelare nel rispetto della sicurezza.
La questione della brevettazione di materiale biologico è certamente delicata e richiede punti di riferimento ben definiti. Si tratta di campioni biologici che contengono informazioni genetiche autoriproducibili o capaci di riprodursi in un sistema biologico e, quindi, il loro trattamento può interferire con i diritti fondamentali propri della dignità ed integrità della persona e dell'ambiente. Come sappiamo, la questione dei diritti fondamentali in questo ambito è tuttora aperta ad un confronto.
Nella vicenda una questione politicamente rilevante è il perché questo iter parlamentare, finora appunto inconcludente, si sia potuto verificare attraverso due legislature a diversa maggioranza parlamentare. Credo abbia senso cercare di capire quali siano le cause che ci hanno portato a tanto, perché non sono eliminate dal provvedimento in esame e, quindi, agiranno ancora in ambiti simili a quello in oggetto.
Emergono elementi che, per un certo verso, illuminano aspetti della condizione politica del nostro paese. Sullo sfondo, come un «brodo di coltura», negli ultimi anni ha giocato un ruolo rilevante il rapporto non buono, almeno quanto sarebbe opportuno, fra scienza e società. I motivi sono diversi e non è opportuno descriverli ora, ma ciò che è rilevante è che la maggior parte delle dirigenze politiche non ha ritenuto utile migliorare questo rapporto, cioè non sono intervenute.
Sulla scorta del fatto che nel sistema politico italiano i principali schieramenti possono essere condizionati anche da consensi fortemente minoritari ma ben accorpati, è nata una sorta di «rendita identitaria» astratta, incapace di governare la modernità ma con un rapporto emotivo con la popolazione, che ha potuto carpire un consenso certamente minoritario, ma tale da condizionare negativamente ogni tentativo di governo della situazione indipendentemente dallo schieramento di appartenenza. Un atteggiamento, nella sostanza, concretamente antiscientifico che ha condizionato, da parte di gruppi minoritari, il comportamento dei due schieramenti.
Un simile risultato è ottenibile, come è stato, anche dalla tutela di comparti produttivi, in specie in agricoltura, non estesi ma capaci di controllare una quantità di consenso elettorale incidente, per i motivi indicati prima, sul comportamento di uno schieramento. Sono attivi interessi economici particolari che si sentono minacciati dall'evoluzione scientifica e tecnologica e che sono in grado di aprire e mantenere un contenzioso e di influenzare la comunicazione.
Ha avuto peso la condizione oggettiva di insufficienza della comunicazione sui fenomeni scientifici e sulle applicazioni degli esiti della ricerca. A dimostrazione di ciò, vi cito rapidamente un episodio. Un grande quotidiano nazionale, riferendosi ad un documento, esito di una ricerca


Pag. 6

commissionata dal Ministero dell'ambiente britannico ad un autorevole centro di studi, titolava: «Da un OGM l'erbaccia immortale». La ricerca voleva accertare la contaminazione in campo aperto di piante selvatiche da piante modificate OGM. L'incidenza di contaminazione fu di 21 centomillesimi di punto percentuale, di gran lunga al di sotto di qualsiasi soglia di tolleranza si possa immaginare, tanto che il ministro britannico, riferendosi a giornali inglesi, parlò di notizie gravemente irresponsabili. Ma il titolo di un nostro grande quotidiano nazionale giocava sull'emozione suscitabile nella popolazione.
Emergeva inoltre un ultimo elemento - ultimo non certo per importanza -, vale a dire un forte pregiudizio culturale rispetto alla scienza ed all'applicazione degli esiti della ricerca che coinvolge non raramente le autorità religiose.
Questo complessivo atteggiamento fu ed è foriero di ritardi nell'evoluzione produttiva, ma anche civile, ed è causa indiretta, ma importante, di tensione sociale, per non saper o non aver mezzi per rispondere alla domanda sociale nella modernità.
Il governo dell'applicazione degli esiti della ricerca scientifica - che costituisce questione delicata e complessa per motivi etici, economici e civili -, non può quindi essere affidato all'autonomia del mondo accademico né ad enti che abbiano pregiudizi culturali nei confronti della scienza, comprese le autorità religiose.
La politica ha la responsabilità di questo governo nei suoi aspetti, appunto, etici, economici, civili e di tolleranza sociale nell'applicazione degli esiti della ricerca. Nel caso in questione la politica è risultata inattiva, con un meccanismo di condizionamento che ha attraversato entrambi gli schieramenti.
Pertanto, non basta accettare una soluzione dovuta ad una pressione esterna e non ad una volontà espressa sul merito del problema, tuttavia non è certo opportuno ostacolarla, nel caso particolare del decreto in discussione.
Queste condizioni di fondo si sono ripercosse sulla struttura concreta del provvedimento, giungendo in qualche caso a definizioni più restrittive della direttiva. In particolare, l'articolo 4 prevede che è esclusa dalla brevettabilità ogni utilizzazione di embrioni umani, ivi incluse le linee di cellule staminali embrionali umane. Personalmente, non condivido il testo, ma vorrei far notare che una espressione di questo genere vieta addirittura la ricerca e la brevettazione anche su linee staminali embrionali umane oggi nella disponibilità dei nostri laboratori, anche di quelli cattolici. L'articolo 5 stabilisce poi che, in relazione a richieste di brevetto, il Ministero si esprime sentite le associazioni dei produttori. Questo parere può contrastare le attività innovative, non condivise dalle associazioni non tanto per considerazioni oggettive, quanto per interessi particolari.
In conclusione, intendo sottolineare che gli squilibri che certamente la modernità induce non sono correggibili senza un buongoverno della ricerca scientifica e un atteggiamento responsabile nella applicazione degli esiti della ricerca. Solo la modernità tiene in equilibrio la modernità e non atteggiamenti insulsamente conservatori, come quelli determinatisi nell'ambito di entrambi gli schieramenti parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento ricordando l'iter lungo e complesso che ha caratterizzato il recepimento della direttiva 98/44/CE. Tuttavia, si è trattato di un'occasione formidabile per approfondire tutti quegli aspetti che non inquietano soltanto gli insulsi o le insulse presenti in questo Parlamento, ma anche il Parlamento europeo, la scienza, la Commissione europea e che hanno sicuramente inquietato noi che, per diversi anni, abbiamo discusso e migliorato il testo originario contenuto nel disegno di legge - nato dallo stralcio dell'articolo 6, in materia di iniziativa privata e sviluppo della concorrenza,


Pag. 7

contenuto nel collegato alla legge finanziaria per il 2002 - relativo alla delega al Governo in materia di protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche.
Nel testo sottoposto alla nostra attenzione sono state recepite molte importanti proposte emendative che noi abbiamo presentato in Commissione ed anche in Assemblea. Quindi, non possiamo certo non sottolineare questo aspetto: sia a livello nazionale sia a livello europeo le profonde preoccupazioni e convinzioni dei Verdi, degli ambientalisti ed anche degli esponenti di quel movimento che si batte contro la proprietà e l'appropriazione del vivente hanno trovato riscontri sempre più significativi ed importanti.
La direttiva in oggetto è la stessa contro cui l'Olanda presentò ricorso nell'ottobre del 1998, chiedendone l'annullamento; tale ricorso fu appoggiato nel 1999 anche dall'Italia ma, come è noto, fu respinto dalla Corte di giustizia europea. Quindi, grande cautela e riflessione hanno accompagnato fin dall'inizio un provvedimento di portata davvero cruciale e storica.
Personalmente, desidererei che, quando si affronta il problema dato dai prodotti geneticamente modificati, non si confondesse il dibattito sugli OGM con il tema relativo alla brevettazione: si tratta di due ambiti che si incrociano, ma che sono anche differenti.
Questa direttiva consente di conseguire il brevetto, quindi la proprietà industriale, su materiale vivente, inclusi elementi isolati del corpo umano. Colleghi e colleghe, vengono elencate tutta una serie di disposizioni, non sempre molto chiare, che stabiliscono ciò che può essere oggetto di brevetto e ciò che, invece, non può esserlo. Vedete, questa ambiguità diventa davvero problematica se consideriamo che il provvedimento deve essere letto in combinato disposto con quanto forma oggetto di altri trattati internazionali. Inoltre, vi è anche la fortissima tendenza a ridurre a merce, facendone occasione di business, i beni comuni come l'acqua, i saperi tradizionali e persino ciò che si pensava essere indisponibile ad ogni forma di alienazione mercantile o di possibile espropriazione: mi riferisco alle parti o ai prodotti del corpo umano di genere maschile o femminile.
La questione maggiormente rilevante è che la direttiva offre una protezione giuridica - il diritto di proprietà - agli inventori di biotecnologie creando delle posizioni dominanti, un diritto di esclusiva. In questo modo, riguardo ad una materia strategica come questa, si crea un monopolio sull'invenzione: ciò, comporta dipendenza dal punto di vista dell'approvvigionamento stesso delle materie prime elementari. Si producono impoverimenti genetici, danni alla biodiversità e conflitti, che ricadono, soprattutto, sui paesi del sud del mondo che, come è noto, hanno conservato per millenni - pensiamo alle aree tropicali e subtropicali - il patrimonio genetico fondamentale per lo sviluppo della vita e, in questo momento, della ricerca.
Nella recente risoluzione del Parlamento europeo sui brevetti relativi alle invenzioni biotecnologiche, approvata nell'ottobre dello scorso anno, vi è un riferimento sul punto della brevettabilità e della ricerca, laddove al considerando, indicato con la lettera l), si sottolinea proprio questo, ossia che una concessione eccessivamente generosa di brevetti può bloccare e soffocare l'innovazione. Andiamo, quindi, cauti. Riteniamo, e non siamo i soli, che sia indispensabile ripensare proprio il regime del brevetto in quanto tale, anche rispetto alla distinzione, davvero problematica, che viene pur fatta dalla direttiva, tra invenzione e scoperta. Anche alla luce della dottrina e del contenzioso più recente vediamo quanto sia difficile in realtà operare questa distinzione, in materia biotecnologica, tra il momento dell'invenzione e quello della scoperta e come, in realtà, ciò che determina il quid novi sia l'applicabilità di tale scoperta al processo industriale. Che la scoperta si possa definire, in realtà, come invenzione è dovuto al fatto che entra nel circuito, nella filiera del processo industriale.
Se con la brevettabilità i ricercatori trarranno beneficio dalla loro attività di


Pag. 8

ricerca, con la possibilità di sfruttamento dei risultati della ricerca stessa è del tutto realistico pensare - abbiamo visto, i farmaci ne sono un esempio - che i costi elevati legati ai diritti fissati dai brevetti finiranno per scaricarsi in modo negativo sui cittadini e sui sistemi sanitari dei diversi paesi, riducendo, peraltro, la possibilità di investire in altri settori della ricerca. È evidente il peso che le biotecnologie avranno nei prossimi anni; noi non lo neghiamo, anzi vediamo i risvolti estremamente positivi da tantissimi punti di vista, in quanto, tra l'altro, possono essere utilizzate anche per conservare il patrimonio e la ricchezza genetica.
Noi, comunque, crediamo che, per quanto riguarda soprattutto l'ambito della sanità e l'ambito della farmaceutica, dobbiamo veramente stare in guardia. Abbiamo già visto quanto sia stato perverso l'effetto che ha avuto il brevetto sui farmaci anti-AIDS e quante ingiustizie continuino a produrre le royalty sul farmaco, proprio a fronte della drammatica situazione delle popolazioni affette da AIDS; ciò non può che avere un risvolto estremamente negativo sulla nostra stessa realtà sociale ed economica. Non voglio ricordare qui tutti i nostri impegni rispetto al problema dell'aiuto alle aree povere afflitte da questo dramma.
Noi riteniamo che, nel consentire la brevettazione di piante, di animali, di parti del corpo umano - su questo punto siamo d'accordo anche con la Chiesa - si rischia di consegnare il patrimonio genetico nelle mani di poche industrie, con l'effetto che la ricerca scientifica risulterà non finalizzata al benessere collettivo, ma sottoposta al criterio, al principio e alla finalità del profitto, al mero sfruttamento economico e commerciale.
Ricordo che già il 19 novembre 2000 Greenpeace diffuse la notizia sull'identificazione di un brevetto, sconosciuto ma valido, su embrioni contenenti cellule umane e animali concesso nel 1999 dall'Ufficio brevetti europeo ad una compagnia australiana. Proprio per tale motivo, dobbiamo essere più attenti a quanto accade in quell'ufficio! Ad essere preoccupati non siamo soltanto noi, ma tale preoccupazione, oltre ad essere presa in considerazione nella risoluzione poc'anzi citata, è emersa anche nel corso di un dibattito svoltosi al Parlamento europeo. Di tale preoccupazione si tiene conto - non lo nego - nel provvedimento in esame, ma la questione va ben oltre e richiede che su di essa si apra un dibattito a diversi e più alti livelli.
Noi ribadiamo, in particolare, l'esigenza che nel trattare di questa materia si tenga anche conto di altri atti importantissimi, citati dai relatori, quali, ad esempio, la Convenzione sulle biodiversità, ratificata dall'Italia nel 1994, che pone in rilievo alcuni aspetti importantissimi. Faccio riferimento, in primo luogo, al fatto che si addivenga ad una giusta ed equa ripartizione dei benefici economici derivanti dall'utilizzazione delle risorse genetiche, da realizzarsi sia attraverso un accesso alle risorse stesse sia con un trasferimento di tecnologie, anche di quelle sottoposte a brevetto. In secondo luogo, tale Convenzione ribadisce con forza che gli Stati hanno diritti sovrani sulle loro risorse biologiche. Tale sovranità, lo ricordo, è stata poi ribadita con una risoluzione approvata in Belgio dall'Assemblea congiunta, Unione europea e ACP (riunisce 71 paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico). Ancora, ricordo il trattato ratificato dall'Italia sulle risorse fitogenetiche per l'alimentazione e l'agricoltura, che è stato poi adottato nel 2001 dalla Conferenza della FAO.
La problematica presenta, quindi, molti aspetti e molte sfaccettature che ovviamente non si possono esaurire con il semplice recepimento della direttiva 98/44/CE. Una direttiva, lo sottolineo, che noi abbiamo fortemente ostacolato e contrastato e sulla quale esprimiamo tutte le nostre perplessità e contrarietà.

PRESIDENTE. Onorevole Zanella, concluda.

LUANA ZANELLA. Concludo, Presidente. Nonostante ciò, crediamo che in futuro i tempi saranno migliori per affrontare


Pag. 9

e riportare su giusti binari la problematica: gli ultimi atti compiuti dal Parlamento europeo sembrano darci ragione perché vanno proprio nella direzione da noi auspicata (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Provera. Ne ha facoltà.

MARILDE PROVERA. Signor Presidente, ho sentito richiamare l'irresponsabilità nei confronti di gruppi parlamentari o di persone perché affetti da troppi dubbi in ordine a quelle che sono, così dicono, le stupende prospettive che l'evoluzione scientifica e tecnologica possono offrire.
Ricordo che, nonostante quella di cui si discuta sia una materia estremamente delicata, il provvedimento che di essa si occupa viene riproposto in Assemblea proprio negli ultimi giorni della legislatura. Noi, invece, avremmo trovato più opportuno che su tale materia si fosse potuto svolgere un ulteriore e più approfondito esame.
Il fatto che esso si sia perso per troppo tempo nei meandri del Senato non ci ha consentito di affrontare con maggiore tranquillità la materia. Più specificamente, la discussione si è concentrata, purtroppo, sulle possibilità di sperimentazione delle cellule staminali, anziché approfondire l'insieme delle problematiche che il provvedimento tocca, tutte profondamente preoccupanti proprio per il peso che potranno avere sulla vita umana, su quella vegetale e su quella animale la proprietà ed il possesso di chi deterrà i brevetti su parti modificate di esse.
Così come si prefigura, il testo in esame è inutile e, per alcuni versi, anche dannoso. Gli emendamenti presentati - ne abbiamo presentati anche noi - cercano di limitare i danni. Il testo nasce con difficoltà e male, perché la stessa direttiva europea 98/44/CE è contestabile. Infatti, la direttiva è stata contestata, anche se la risposta, come ha ricordato la collega Zanella, non è stata favorevole alle nazioni che l'hanno impugnata. Purtroppo, dalle azioni intraprese da Olanda e Norvegia non sono sortiti effetti positivi.
Bisogna sapere che la direttiva europea consente di brevettare piante, animali, parti del corpo e che essa sta sollevando nel mondo intero forti dissensi. Essa riguarda anche la brevettabilità di organismi geneticamente manipolati o modificati nell'ambiente, ma non si è ancora visto un reale beneficio recato da tale diffusione, a fronte, invece, dei gravi rischi per l'ambiente e per la salute delle persone e di tutti gli esseri viventi, nonché del danno che si arreca alle economie dei paesi più poveri. La materia vivente deve rimanere patrimonio collettivo dell'umanità. In questo modo, invece, essa diventa privatizzatabile e privatizzata.
I brevetti sulle piante alimentari, concessi con l'alibi di una modifica genetica, attribuiscono a poche industrie il controllo sulla produzione alimentare del mondo intero, mentre i brevetti sui geni umani costituiscono, dal momento in cui questi ultimi vengono brevettati, appunto, un ostacolo per la ricerca scientifica e per la scoperta di nuove cure ed aprono la strada anche alla possibilità di modifiche della specie umana.
Il testo in esame recepisce gran parte del contenuto della direttiva, comprese alcune ambiguità, contraddizioni ed ipocrisie. Vorrei richiamare, a titolo puramente esemplificativo, l'esclusione dalla brevettabilità prevista dall'articolo 53, lettera b), della Convenzione sul brevetto europeo: per le varietà di piante, l'esclusione si applica indipendentemente dal modo come esse sono state prodotte. Perciò varietà di piante contenenti geni introdotti in una pianta ancestrale mediante la tecnologia di ricombinazione genica sono escluse dalla brevettabilità. Questo «piccolo» punto sarà di difficilissima applicazione e darà molto lavoro ad avvocati e tribunali.
In parole un po' più grezze - utilizzo un esempio proposto da altri, facendolo mio - la disposizione non appare più ragionevole di una legge che proibisca la bigamia, ma ammetta la poligamia ...! Essa contiene l'affermazione e la negazione dello stesso fatto!


Pag. 10


Vorrei sottolineare, ancora, che la direttiva prevede la possibilità di brevettare geni, cellule e tessuti OGM in base alla medesima ottica che si può avere per una qualsiasi altra invenzione. Invece, brevettare materiale biologico e organismi non significa inventare; accettarne la brevettabilità significa che abbiamo la presunzione di assurgere a inventori della vita, cosa che è palesemente falsa. Gli organismi non sono né macchine, né oggetti inventati; però, è proprio la loro equiparazione a «utensili» che permette una loro brevettazione e una loro più vasta mercificazione. In questa mercificazione di cose, di beni, di parti umane e della natura sta il vero concetto che attraversa l'insieme di questa legge, consentendone il possesso. Le industrie affermano che gli organismi transgenici - nei quali, cioè, è stato inserito un gene estraneo - si possono brevettare perché sono stati dotati di elementi innovativi. Tuttavia, aggiungere all'informazione complessiva del DNA di un organismo l'informazione di un gene di un'altra specie equivale a modificare solo una piccola parte, quasi come modificare una sola nota nello spartito di una canzone. A questo punto, pretendere i diritti d'autore sull'insieme del testo modificato, francamente, ci pare molto, troppo! I geni sono brevettati solo se isolati dall'organismo - dicono le imprese - e se si indica una loro applicazione industriale. Tuttavia, i geni devono per forza essere isolati da un organismo per essere usati, e le industrie del settore biotecnologico, che sono solite chiedere il brevetto, lo chiedono indicando una lunga serie di possibili applicazioni, che non hanno ancora verificato. In tal modo, però, le multinazionali che stanno brevettando si riservano, sia in agricoltura sia in medicina, la possibilità di coinvolgere i popoli come oggetto di sperimentazione e di sfruttamento.
La norma che prevede la brevettabilità determina anche una chiusura, come ricordavo all'inizio, un ostacolo alla ricerca scientifica perché, in realtà, il diritto brevettuale sottrae alla ricerca sia il gene brevettato, sia il prototipo in cui è inserito. Per contrapposto, si rischia anche di alimentare la pirateria nel mondo biotecnologico poiché, in tal modo, chiunque potrà cercare di apportare modifiche ad un prodotto, nel momento in cui ne è commercializzata anche solo una piccola parte, senza porsi il problema delle effettive conseguenze di quella piccola modifica su una ricerca non seguita, non effettuata e non completamente disponibile a tutto il mondo.
Opporre a queste considerazioni il fatto che, senza brevetto, ci sarebbe il segreto industriale, non ha alcun senso: infatti, qualunque testo di diritto brevettuale spiega che il segreto industriale costituisce una forma di tutela piuttosto evanescente, proprio per le ragioni appena esposte. Infatti, una volta commercializzato, il prodotto potrà essere studiato e copiato da concorrenti presenti sul mercato, mentre il brevetto continuerà a rimanere, e rimane, lo strumento più utile non solo per proteggere un'invenzione, ma anche per combattere la concorrenza. Vorrei illustrare un esempio: è stata la forte lobby delle multinazionali a imporre il brevetto biotecnologico. La società Monsanto, che sta per perdere, per scadenza di termini, il brevetto sull'erbicida Roundup, ha brevettato piante resistenti a tale erbicida, detenendo in tal modo il monopolio sia sui diserbanti sia sulle piante di interesse agricolo. Se si vuole difendere il diritto di chi vuole produrre nuove varietà di piante, non occorre un brevetto sui geni ma bastano le norme UPOV, quelle dell'Unione per i diritti dei costitutori, del 1961, che limitano il diritto dei costruttori di novità vegetali e garantiscono all'autore di una nuova varietà vegetale, o costitutore, il diritto di concederla a chi intende utilizzarla per scopi commerciali, dietro il pagamento di un compenso ma che esclude limitazioni per altri usi, come la ricerca, e non permette la biopirateria di cui ho detto.
Deve essere ricordato che, a differenza degli oggetti, gli organismi viventi si riproducono sicché, con il brevetto, sono oggetto di monopolio anche tutti i discendenti del seme acquistato, in tal modo vanificando il fondamentale diritto degli


Pag. 11

agricoltori di riproporre ed utilizzare le sementi ed affamando le popolazioni non detentrici dei brevetti di origine. A volte, peraltro, si tratta di prodotti che distruggono le realtà locali sulle quali si mantiene la possibilità alimentare e di commercio delle popolazioni stanziali.
Oggetto di monopolio con il brevetto, tali organismi arricchiscono quanti detengono il brevetto ed impoveriscono l'insieme delle popolazioni; inoltre, se veramente si ritiene giusto brevettarli quasi fossero invenzioni - e ribadisco che non lo sono -, perché non si vuole che tali organismi ed i loro prodotti siano etichettati? Perché non si sottopongono al principio di responsabilità le aziende che ottengono quei brevetti affinché rispondano dei danni eventualmente provocati? Ciò non viene previsto ma, al riguardo vorrei richiamare i danni che, in campo medicale, causò il talidomide: ancora oggi, esistono persone colpite dalle relative conseguenze le quali non sanno come vivere perché non è loro riconosciuta alcuna possibilità di risarcimento né da parte delle aziende né, in concorrenza, da parte degli Stati che non hanno attentamente vigilato.
Vorrei ricordare anch'io, come ha già fatto la collega Zanella, come, invece, per contro, le royality sui prodotti per combattere l'AIDS in campo medicale siano all'origine della morte di migliaia di persone in Africa; infatti, quei medicamenti continuano a costare troppo e, dunque, non sono applicati. Ma le aziende, che potrebbero porre rimedio ai danni che, provocati dalle loro scoperte, non siano stati attentamente definiti nel momento del loro varo, non risultano - e con questo tipo di leggi non risulteranno - responsabili di quanto hanno provocato.
Il testo in esame, mentre letteralmente ribadisce il rispetto di convenzioni internazionali, quali quella sulla biodiversità firmata a Rio de Janeiro e quella sui diritti e la dignità dell'essere umano siglata ad Oviedo, in realtà non sostiene con forza i principi da esse affermati.
Le uniche modifiche migliorative rispetto alla direttiva europea - e ciò, ne conveniamo, rappresenta comunque un passo avanti - sono l'obbligo del consenso informato, la possibilità di porre un limite a quanti detengono il brevetto (e quindi la possibilità anche per altri ricercatori di potere accedere in qualche misura, seppur con molti vincoli), il consenso del Ministero delle politiche agricole e forestali per i casi protetti da DOP ed IGP.
Non è molto; si tenta di apportare qualche elemento correttivo. Qualche modifica correttiva è contenuta nelle nostre proposte emendative tra le quali richiamo....

PRESIDENTE. Onorevole Provera...

MARILDE PROVERA. Concludo, signor Presidente. Non dovremo affrontare questo tipo di provvedimento con l'ottica puramente economica ed industriale, anche se ben sappiamo quanto in positivo peserà - lo speriamo, almeno (ma non è detto che ciò avvenga) - per le nostre imprese tale questione. Ebbene, con il mio emendamento 6.10, ad esempio, cerchiamo di spostare l'attenzione dal principio economico a quello «sanitario e sociale»: anche se respinto dalla Commissione, speriamo che l'Assemblea possa almeno compiere un piccolo sforzo ed approvarlo (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sul complesso degli emendamenti, invito il relatore ad esprimere il parere delle Commissioni.

FRANCESCO STAGNO d'ALCONTRES, Relatore per la XII Commissione. Signor Presidente, il parere delle Commissioni è favorevole sull'emendamento Didoné 1.10, mentre sugli emendamenti Valpiana 1.11 e 1.12 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario. Sugli emendamenti Zanella 3.10, 3.1 e 3.2, nonché sugli identici emendamenti Zanella 3.12 e Valpiana 3.15 il parere è contrario; inoltre, sugli identici emendamenti Zanella 3.11 e Valpiana 3.13 nonché sull'emendamento Valpiana 3.14 vi è un invito al ritiro, altrimenti


Pag. 12

il parere è contrario, mentre sull'emendamento Valpiana 3.16 il parere è favorevole.
Sugli identici emendamenti Zanella 4.14 e Valpiana 4.16, nonché sugli emendamenti Valpiana 4.17, 4.20 e 4.21, D'Agrò 4.12 e Didoné 4.13 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario; sugli emendamenti Valpiana 4.18, 4.22 e 4.23, nonché Zanella 4.1 e 4.15 il parere è contrario, mentre sull'emendamento Valpiana 4.19 il parere è favorevole.
Sugli emendamenti D'Agrò 5.10, 5.11, Zanella 5.14, 5.16 e 5.17, Didonè. 5.13, Provera 5.18 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario; sull'emendamento Zanella 5.15 il parere è contrario, mentre sull'emendamento Rava 5.12 il parere è favorevole.
Sull'emendamento Provera 6.10 il parere è favorevole se il presentatore accoglie la riformulazione che propongo: dopo la parola «economico» aggiungere «ovvero sanitario o sociale». Sull'emendamento Rava 8.10 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
Le Commissioni raccomandano l'approvazione dei loro emendamenti 8.50, 10.50 e 10.51, mentre sull'emendamento Valpiana 9.10 esprimono parere contrario. Sull'emendamento Provera 10.10 vi è un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.
Infine, sull'emendamento Valpiana 11.10 il parere è contrario, mentre sull'emendamento 12.50, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo esprime un parere conforme a quello del relatore.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Didoné 1.10.
Nessuno chiedendo di parlare, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Didoné 1.10, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 365
Votanti 364
Astenuti 1
Maggioranza 183
Hanno votato
sì 363
Hanno votato
no 1).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Valpiana 1.11.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore.

TIZIANA VALPIANA. No Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, il relatore ci ha invitati a ritirare questo emendamento, ma noi, evidentemente, non accederemo al ritiro di questo, come di tutti i successivi emendamenti. Tuttavia, ancora prima di entrare nella ratio di questo nostro emendamento, credo che ci sia da sottolineare il fatto che per quasi tutti gli emendamenti da noi presentati a questo decreto-legge è stato rivolto un invito al ritiro: quindi, non un parere contrario tout court, ma un invito di tipo dialogante. Questo vuol dire che, in realtà, il tempo necessario - e già tanto, come ha detto il collega Bogi, ne abbiamo impiegato - per affrontare un tema così profondo, ma soprattutto così controverso, dovrebbe essere molto di più. Credo anche che l'essere arrivati all'ultima settimana di legislatura, anzi, direi oltre l'ultima settimana di legislatura, per discutere un tema così straordinario come quello della brevettazione delle invenzioni biotecnologiche, come anche questo stesso invito al ritiro, consigli di riesaminare la materia nella prossima legislatura e di farlo con maggior ponderatezza.
Entrando nel merito del mio emendamento, sul quale è stato formulato un invito al ritiro, vorrei che i colleghi prestassero


Pag. 13

particolare attenzione al fatto che non chiediamo altro se non di menzionare, nell'articolo 1 del decreto-legge in esame (che si propone di stabilire norme in materia di protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche), anche il Trattato di Amsterdam.
Si tratta, evidentemente, di un Trattato cui anche il nostro paese ha aderito e che prevede semplicemente che, nel momento in cui si interviene su temi così innovativi, quali le invenzioni biotecnologiche e gli organismi geneticamente modificati, è necessario osservare il principio di precauzione. Infatti, è un principio cui credo dovrebbe fare riferimento tutta la nostra legislazione nel momento in cui si affrontano temi come quello in discussione.
Non riesco pertanto a comprendere il motivo di questa contrarietà a ricordare, nel testo di legge in esame, il principio di precauzione recato dal Trattato di Amsterdam (che ricordo essere stato sottoscritto anche dal nostro paese), che deve rappresentare il cardine nella disciplina di materie come le invenzioni biotecnologiche, in ordine alle quali si sa da dove si parte, ma si ignora dove si arriverà.
Non accedo, quindi, alla richiesta di ritiro, ed invito invece gli onorevoli relatori a rivedere il loro parere. Invito altresì l'intera Assemblea a votare a favore dell'inserimento, nel testo del decreto-legge in esame, dell'osservanza del principio di precauzione, che deve sottostare ad ogni nostra scelta nel campo della salute dei cittadini e del rispetto dell'ambiente.

MASSIMO POLLEDRI, Relatore per la X Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, vorrei ricordare che il principio di precauzione ha già ispirato l'azione del Parlamento in quattro anni. Onorevole Valpiana, lei sa bene che non giungiamo solamente oggi a discutere della brevettabilità delle biotecnologie.
Infatti, un provvedimento in tale materia, come è stato già ricordato anche da alcuni colleghi dell'opposizione con cui abbiamo collaborato strettamente, anche questi giorni, ha già avuto tre passaggi parlamentari dopo che vi è stato lo svolgimento di un'indagine conoscitiva. Il principio di precauzione, dunque, è ben presente nell'attività di questo Parlamento.
Vorrei osservare che, a nostro giudizio, aggiungere il richiamo al Trattato di Amsterdam nel provvedimento non cambierebbe nulla. Infatti, il nostro paese ha già sottoscritto tale Trattato, e non ritengo vi sia bisogno di menzionare tutti i Trattati ratificati dall'Italia. In secondo luogo, onorevole Valpiana, vorrei segnalarle che forse troverà meglio esplicitato il principio di precauzione nell'articolo 4 del decreto-legge in esame, concernente le esclusioni dalla brevettabilità.
Innanzitutto, vorrei ricordare che stiamo parlando di brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche. Ebbene, il provvedimento esclude dalla brevettabilità il corpo umano e le invenzioni il cui sfruttamento commerciale è contrario alla dignità umana. Credo che il concetto di rispetto della dignità umana sia più esplicito del citato principio di precauzione. Ricordo che sono altresì escluse dalla brevettabilità le invenzioni il cui sfruttamento commerciale è contrario all'ordine pubblico, al buon costume ed alla tutela della salute e della vita delle persone e degli animali. Cosa rappresenta, allora, tale lista di esclusioni, se non un'enorme precauzione?
Sono inoltre escluse dalla brevettabilità le invenzioni il cui sfruttamento è contrario alla preservazione dei vegetali e della biodiversità, nonché alla prevenzione di gravi danni ambientali (peraltro, nell'articolo 4 del decreto-legge vengono ricordati i TRIPS). Mi sembra, pertanto, che il principio di precauzione sia meglio declinato nelle esclusioni recate dal citato articolo 4. A nostro avviso, l'emendamento in esame probabilmente appesantirebbe il testo del provvedimento, e non risponderebbe per nulla alle legittime preoccupazioni sollevate dall'onorevole Valpiana.


Pag. 14

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, chiedo innanzi tutto, anche a nome del collega Boato, di apporre la mia firma all'emendamento in esame, nonché al successivo emendamento Valpiana 1.12.
Vorrei rappresentare che non mi convincono affatto le giustificazioni addotte dal relatore testè intervenuto in ordine al rifiuto di accettare l'emendamento Valpiana 1.11. In effetti, gli emendamenti presentati dalle colleghe del gruppo di Rifondazione comunista potevano tranquillamente ottenere, a mio avviso, un parere favorevole da parte delle Commissioni.
Il principio di precauzione, d'altronde, è riconosciuto a livello internazionale: vorrei ricordare, infatti, che è stato sancito dalla Convenzione sulla biodiversità di Rio de Janeiro e che è stato altresì inserito nel Trattato sull'Unione europea. In base a tale principio, un prodotto o un processo produttivo può essere giudicato sicuro (e, quindi, può essere messo sul mercato) solamente quando sia stato eliminato qualsiasi dubbio in ordine alla sua nocività per la salute e per l'ambiente.
Quindi, chiedo ai relatori di rivedere il loro parere e di accogliere l'emendamento in questione ed anche quello successivo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 1.11, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 368
Votanti 367
Astenuti 1
Maggioranza 184
Hanno votato
sì 164
Hanno votato
no 203).

Passiamo all'emendamento Valpiana 1. 12.
Onorevole Valpiana, accede all'invito al ritiro del suo emendamento 1.12, formulato dal relatore per la XII Commissione?

TIZIANA VALPIANA. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, utilizzo il tempo a mia disposizione per ribadire il concetto che ho espresso in precedenza, nel senso che, in realtà, non ci convince ciò che è stato affermato dal relatore per la X commissione, onorevole Polledri, rispetto alla circostanza che, avendo l'Italia già sottoscritto il Trattato di Amsterdam ed il Trattato internazionale sulle risorse genetiche per l'agricoltura e l'alimentazione, sarebbe un «appesantimento» ricordarlo in questo testo. Ciò potrebbe essere vero, se non fossero ricordati, nel testo del decreto-legge, la Convenzione di Monaco sul brevetto europeo, la Convenzione sulla diversità biologica di Rio de Janeiro, la Convenzione di Oviedo ed un'altra serie di trattati internazionali (compreso il TRIPS), che, appunto, vengono precisamente ricordati.
Dunque, mi domando perché non si debba completare il richiamo delle convenzioni internazionali che l'Italia ha sottoscritto ed alle quali si deve obbligatoriamente attenere quando interviene sulla brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche, tra cui, ricordiamo, molte influiranno pesantemente sulla biodiversità, soprattutto nel campo dell'agricoltura.
Ritengo pertanto che ricordare l'obbligo di conformarsi alle linee di protezione dell'agrobiodiversità, così come l'Italia si è già impegnata a fare con il Trattato internazionale sulle risorse genetiche per l'agricoltura e l'alimentazione, approvato dalla Conferenza biennale della FAO il 3 novembre 2001, sia estremamente importante. Infatti, va ricordato che il provvedimento che oggi stiamo per votare riguarda


Pag. 15

sicuramente la legislazione del nostro paese, ma avrà influenze molto forti anche a livello mondiale, a causa degli influssi che ogni invenzione in questo campo ha su tutta la biodiversità del pianeta interno. Dunque, ritengo che ricordare la sottoscrizione di questa convenzione internazionale possa rappresentare solo un vantaggio ed un paletto in più rispetto ad un tema che di paletti ha necessità.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 1.12, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 385
Votanti 382
Astenuti 3
Maggioranza 192
Hanno votato
sì 176
Hanno votato
no 206).

Prendo atto che l'onorevole Ladu ha erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimerne uno contrario.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 3.10, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 386
Votanti 382
Astenuti 4
Maggioranza 192
Hanno votato
sì 92
Hanno votato
no 290).

Prendo atto che l'onorevole Ladu ha erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimerne uno contrario.
Passiamo agli identici emendamenti Zanella 3.11 e Valpiana 3.13.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Zanella 3.11 e Valpiana 3.13, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 389
Maggioranza 195
Hanno votato
sì 17
Hanno votato
no 372).

Passiamo all'emendamento Valpiana 3. 14.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 3.14, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 392
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 15
Hanno votato
no 377).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici


Pag. 16

emendamenti Zanella 3.12 e Valpiana 3.15, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 395
Votanti 394
Astenuti 1
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 5
Hanno votato
no 389).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 3.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 391
Votanti 390
Astenuti 1
Maggioranza 196
Hanno votato
sì 13
Hanno votato
no 377).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Valpiana 3.16.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, su questo emendamento è stato espresso un parere favorevole da parte delle Commissioni, e mi pare ovvio che sia così. Voglio tuttavia richiamare l'attenzione del Governo su come vengono scritti i decreti-legge legge e credo che la nostra ministra per le pari opportunità su ciò avrebbe bisogno di dire qualcosa in Consiglio dei ministri, nel senso che, ancora una volta, in questo decreto-legge è stata usata la parola «uomo» per intendere tutto il genere umano.
Io credo che il genere umano sia composto da uomini e da donne e che usare la definizione di «essere umano» sia molto più politicamente corretto che parlare semplicemente di «uomo». Invito quindi il Consiglio dei ministri ad essere attento quando sceglie le parole da inserire in un testo di legge ed a ricordare che le parole hanno un significato preciso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 3.16, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 397
Votanti 395
Astenuti 2
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 387
Hanno votato
no 8).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 3.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge. (Vedi votazioni).

(Presenti 395
Votanti 394
Astenuti 1
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 45
Hanno votato
no 349).

Passiamo agli identici emendamenti Zanella 4.14 e Valpiana 4.16.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo ai voti.


Pag. 17


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Zanella 4.14 e Valpiana 41.16, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 394
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 16
Hanno votato
no 378).

Passiamo all'emendamento Valpiana 4.17.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 4.17, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge. (Vedi votazioni).

(Presenti 395
Votanti 249
Astenuti 146
Maggioranza 125
Hanno votato
sì 22
Hanno votato
no 227).

Prendo atto che l'onorevole Rocchi si è erroneamente astenuta mentre avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Valpiana 4.18.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. L'articolo 4 prevede l'ipotesi di esclusione dalla brevettabilità. Si tratta di una disposizione estremamente importante perché stabilisce che il corpo umano non è brevettabile, né lo sono le invenzioni il cui sfruttamento commerciale sia contrario alla dignità umana. Tra le esclusioni è anche ricompreso il tipo di invenzione il cui sfruttamento commerciale sia contrario all'ordine pubblico e al buon costume. Ritengo che questi due concetti siano talmente labili e obsoleti, dal mio punto di vista, da poter dare luogo ad interpretazioni estremamente diversificate. Qualcuno di noi, ad esempio, può essere contrario a un certo concetto di buon costume che è invece condiviso da altri. Si tratta dunque di concetti che, secondo me, non possono essere inseriti in questo contesto, perché troppo generici, opinabili e modificabili nel tempo.
Al contrario, mantenere il riferimento alla dignità umana è importante; è necessario infatti che tutto ciò che distrugge la biodiversità, mettendo in crisi intere economie dei paesi del sud del mondo, vada combattuto. È sufficiente quindi il riferimento alla dignità umana, alla tutela della salute degli uomini e degli animali, mentre - ripeto - il concetto di buon costume è astratto, spesso interpretato in maniera diversificata, a seconda delle ideologie delle persone, e quindi non consente una interpretazione univoca. Il nostro emendamento prevede quindi la soppressione di tale riferimento.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 4.18, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 394
Votanti 393
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 24
Hanno votato
no 369).


Pag. 18


Passiamo all'emendamento D'Agrò 4.12.
Chiedo al presentatore se acceda all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.

LUIGI D'AGRÒ. Sì, signor Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole D'Agrò.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 4.19, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 396
Votanti 394
Astenuti 2
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 356
Hanno votato
no 38).

Passiamo all'emendamento Valpiana 4.20.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.

TIZIANA VALPIANA. No, Signor Presidente, non accolgo l'invito al ritiro e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor presidente, in questo provvedimento non vengono esclusi dalla brevettabilità le invenzioni che potrebbero recare gravi danni all'ambiente. Credo che se si pone mano ad un testo normativo su un tema così delicato, come è appunto quello della brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche, sia estremamente importante essere precisi e porre dei confini che siano inequivocabilmente fissati per tutti.
Allora parlare di gravi danni all'ambiente e non semplicemente, come noi proponiamo, di danni ambientali, rende la materia estremamente controversa. Ci saranno situazioni in cui dalla brevettabilità di alcune invenzioni deriveranno dei gravi danni ambientali e si dirà che tali danni non sono sufficientemente gravi da essere esclusi appunto dalla brevettabilità.
Pertanto, riteniamo che il danno ambientale, in quanto si ripercuote su tutto il pianeta e sulla situazione economica e di vivibilità dei popoli del sud del mondo, debba comunque essere considerato «grave». Quindi, non vi è necessità di inserire tale aggettivo nel testo in esame.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 4.20, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 386
Votanti 385
Astenuti 1
Maggioranza 193
Hanno votato
sì 173
Hanno votato
no 212).

Passiamo all'emendamento Valpiana 4.21.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 4.21, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


Pag. 19


Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 393
Votanti 250
Astenuti 143
Maggioranza 126
Hanno votato
sì 29
Hanno votato
no 221).

Passiamo all'emendamento Didonè 4.13.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.

CESARE ERCOLE. Sì, signor Presidente, accettiamo l'invito delle Commissioni a ritirare il nostro emendamento.

PRESIDENTE. Sta bene.
Ricordo che l'emendamento Didonè 4.10 è stato ritirato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 4.22, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 392
Votanti 387
Astenuti 5
Maggioranza 194
Hanno votato
sì 26
Hanno votato
no 361).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 4.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 389
Maggioranza 195
Hanno votato
sì 18
Hanno votato
no 371).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 4.15, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 391
Maggioranza 196
Hanno votato
sì 13
Hanno votato
no 378).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 4.23, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 392
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 16
Hanno votato
no 376).

Passiamo all'emendamento D'Agrò 5.10.
Prendo atto che l'onorevole D'Agrò accede all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo all'emendamento Zanella 5.14.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo ai voti.


Pag. 20


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 5.14, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 389
Votanti 383
Astenuti 6
Maggioranza 192
Hanno votato
sì 159
Hanno votato
no 224).

Passiamo all'emendamento Didonè 5.13.
Prendo atto che i presentatori accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 5.15, non accettato dalle Commissioni né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 392
Votanti 390
Astenuti 2
Maggioranza 196
Hanno votato
sì 175
Hanno votato
no 215).

Passiamo all'emendamento Zanella 5.16.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 5.16, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 389
Votanti 386
Astenuti 3
Maggioranza 194
Hanno votato
sì 29
Hanno votato
no 357).

Passiamo all'emendamento D'Agrò 5.11.
Prendo atto che l'onorevole D'Agrò accede all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo all'emendamento Provera 5.18.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Provera 5.18, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 392
Votanti 390
Astenuti 2
Maggioranza 196
Hanno votato
sì 19
Hanno votato
no 371).

Passiamo all'emendamento Zanella 5.17.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.


Pag. 21


Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 5.17, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 393
Votanti 390
Astenuti 3
Maggioranza 196
Hanno votato
sì 20
Hanno votato
no 370).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 5.12, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 393
Votanti 390
Astenuti 3
Maggioranza 196
Hanno votato
sì 376
Hanno votato
no 14).

Dobbiamo ora passare all'emendamento Provera 6.10.
Ricordo che le Commissioni ed il Governo hanno espresso parere favorevole a condizione che l'emendamento venga così riformulato: Al comma 4, lettera b), dopo la parola: economico, aggiungere le seguenti: ovvero sanitario o sociale.
Chiedo ai presentatori se accettino la riformulazione proposta.

MARILDE PROVERA. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Provera 6.10, nel testo riformulato, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 395
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 387
Hanno votato
no 8).

Prendo atto che l'onorevole Mondello non è riuscita a votare.
Passiamo all'emendamento Rava 8.10.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rava 8.10, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 392
Votanti 391
Astenuti 1
Maggioranza 196
Hanno votato
sì 179
Hanno votato
no 212).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 8.50 delle Commissioni, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


Pag. 22


Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 396
Votanti 393
Astenuti 3
Maggioranza 197
Hanno votato
sì 390
Hanno votato
no 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 9.10, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 392
Votanti 391
Astenuti 1
Maggioranza 196
Hanno votato
sì 32
Hanno votato
no 359).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.50 delle Commissioni, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 396
Votanti 384
Astenuti 12
Maggioranza 193
Hanno votato
sì 379
Hanno votato
no 5).

Passiamo all'emendamento Provera 10.10.
Prendo atto che i presentatori non accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore per la XII Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Provera 10.10, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 395
Votanti 239
Astenuti 156
Maggioranza 120
Hanno votato
sì 27
Hanno votato
no 212).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.51 delle Commissioni, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 396
Votanti 385
Astenuti 11
Maggioranza 193
Hanno votato
sì 382
Hanno votato
no 3).

Chiedo all'onorevole Valpiana, se acceda all'invito al ritiro del suo emendamento 11.10 formulato dal relatore per la XII Commissione.

TIZIANA VALPIANA. No, signor Presidente, non accedo all'invito al ritiro e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, credo che questo emendamento sia importante perché è finalizzato a prevedere che la relazione al Parlamento sull'applicazione della legge, che dovrebbe


Pag. 23

essere predisposta ogni anno a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge stessa, sia presentata dal ministro della salute, di concerto con i ministri delle attività produttive, delle politiche agricole e forestali, dell'ambiente e della tutela del territorio e dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
Va considerato, infatti, che nel contesto definito, la possibilità di commercializzazione di nuove invenzioni biotecnologiche inciderà pesantemente sull'ambiente e sulla nostra salute. Quindi, ritengo abbia senso che ai fini della presentazione della relazione sia considerato prioritariamente il ministro della salute, che, essendo preposto alla tutela della salute dei cittadini e, quindi, della salute ambientale, potrà dedicare una particolare attenzione alle conseguenze che queste invenzioni potrebbero determinare sotto il profilo delle competenze attinenti, appunto, alla salute.
In sostanza, il «capofila», ai fini della predisposizione della relazione annuale non può essere il ministro delle attività produttive, quasi che dalla brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche dovessimo aspettarci solamente guadagni - vorrei ricordare che i guadagni saranno solo per alcuni -, e non pretendere, invece, che l'attenzione massima debba essere rivolta alla salute dei cittadini e dell'ambiente in cui essi vivono.
Quindi - mi appello anche al sottosegretario Di Virgilio -, ritengo che avrebbe un senso che la relazione al Parlamento fosse predisposta, in primis, dal ministro della salute.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Valpiana 11.10, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 385
Maggioranza 193
Hanno votato
sì 21
Hanno votato
no 364).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.50, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 383
Votanti 382
Astenuti 1
Maggioranza 192
Hanno votato
sì 378
Hanno votato
no 4).

Poiché il disegno di legge consiste in un articolo unico, si procederà direttamente alla votazione finale.

Back Index Forward