Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 735 del 23/1/2006
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Si riprende la discussione.

(Ripresa esame di una questione pregiudiziale e di una questione sospensiva - A.C. 5982 )

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lussana. Ne ha facoltà.

CAROLINA LUSSANA. Intervengo, a nome del gruppo della Lega Nord, contro la questione pregiudiziale presentata.
È chiaro che non possiamo condividere le motivazioni illustrate dai presentatori, né le affermazioni dell'onorevole Pisapia, né quelle dell'onorevole Mantini, né quelle dell'onorevole Lucidi.
L'onorevole Pisapia ha esordito dicendo che, con la contrarietà all'approvazione della proposta di legge il centrosinistra, l'Unione non sarebbe dalla parte di Caino invece che di Abele, dalla parte di coloro che commettono le aggressioni piuttosto che dalla parte di coloro che le subiscono. Niente di più falso, perché chi si oppone alla proposta di legge in esame forse non ne ha capito le motivazioni. Oggi, non andiamo a cancellare l'istituto della legittima difesa, già esistente nel nostro ordinamento giuridico, ma intendiamo modificarlo rendendolo più garantista non per chi commette i reati bensì per i cittadini onesti che li subiscono.
Il diritto all'autotutela è presente nel nostro ordinamento giuridico, ma possiamo dire che esiste anche nel diritto naturale, e sancisce il sacrosanto diritto di un cittadino di difendersi se minacciato nell'incolumità personale, nella propria vita, e (questa è la novità che si introdurrà con l'approvazione di questa proposta di legge) dovrà riconoscere la possibilità del cittadino a reagire per difendere anche i propri beni.
Contro la proposta di legge, chiaramente, si è scatenata l'Unione e tutto il


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centrosinistra. Non potevamo aspettarci altro. Il leader di Rifondazione comunista, Bertinotti, propone la cancellazione della proprietà privata; addirittura essere proprietari di qualcosa, per qualcuno fra i comunisti, nel centrosinistra, è un crimine. Perciò, è chiaro che si oppongano ad una proposta di legge che, invece, vuole tutelare i cittadini onesti, che potrebbero reagire ad un'aggressione che non riguardi solo la propria persona ma anche i propri beni.
La proposta in esame inserisce il concetto importante e fondamentale della violazione di domicilio; è solo in questo caso che si presume il criterio di proporzionalità, nel caso di un'aggressione perpetrata all'interno della propria abitazione. È sacra la vita, ma è anche sacro il proprio domicilio. Che cosa vi è di più orrendo e orribile dell'essere aggrediti all'interno della propria casa, di notte, mentre si sta dormendo?
Sappiamo, come purtroppo è tanto bene e drammaticamente illustrato dai fatti di cronaca, che le aggressioni non avvengono solo per derubare. Sembrano scomparsi i «vecchi» ladri di appartamento. Oggi, purtroppo, assistiamo a vere e proprie razzie da parte di criminali extracomunitari che entrano nelle case, quelle che voi chiamate ville, soprattutto al nord, e aggrediscono i cittadini onesti, quando sono inermi ed indifesi, e li aggrediscono con inaudita violenza. Non si limitano a rastrellare la refurtiva, a svuotare le casseforti, ma commettono violenza psicologica e fisica nei confronti dei proprietari delle case.
Questi cittadini onesti vengono selvaggiamente picchiati, spesso di fronte ai loro bambini e figli minori. Alle rapine in villa, spesso - è drammatico dirlo - si accompagnano episodi di violenza sessuale.
La proposta di legge in esame, allora, non vuole essere una barbarie, né un invito ai cittadini onesti ad armarsi. Non vogliamo il far west; non pensiamo che tutti i cittadini italiani siano pistoleri o avvezzi all'uso delle armi. Vogliamo che lo Stato abbia fiducia nei confronti dei cittadini onesti e dia loro la possibilità, nel caso in cui fossero aggrediti, di difendersi.
Se reagiscono, se si difendono (non è facile reagire quando si viene aggrediti di notte, mentre si sta dormendo), i cittadini devono essere tutelati dallo Stato. Poiché lo Stato non li ha potuti tutelare prima, lo deve fare dopo, con la presunzione di proporzionalità tra offesa e difesa; si consente, in questo caso, al cittadino onesto di non dover dimostrare di aver agito per legittima difesa.
Se oggi dovessimo intervenire sull'istituto della legittima difesa, lo dovremmo fare, purtroppo, attraverso le interpretazioni che, tante volte, ne fa la magistratura, la quale disapplica di fatto la scriminante prevista dall'articolo 52 del nostro codice penale.
Purtroppo, troppe volte da aggrediti si diventa aggressori e si è sottoposti ad un'autentica odissea giudiziaria per dimostrare di aver agito per legittima difesa.
Noi, con questa proposta di legge, ci proponiamo di far venir meno tutto ciò ed evitare il calvario giudiziario...

PRESIDENTE. Onorevole Lussana, concluda, altrimenti la proposta diventa un'imposizione...! Prego, onorevole Lussana.

CAROLINA LUSSANA. Grazie, Presidente; mi scusi, ma non mi ero resa conto di aver concluso i tempi del mio intervento.
Vorrei, inoltre, far capire quanto siano pretestuose le motivazione della sinistra.
Si presuppone la proporzionalità in caso di violazione di domicilio, quando si teme per i propri beni e la propria proprietà, ma vi deve essere comunque aggressione o pericolo di aggressione. Ciò vuol dire che tale proposta di legge pensa doverosamente anche alla tutela della vita (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Antonio Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, la questione pregiudiziale di costituzionalità


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e quella sospensiva rappresentano lo strumento che l'opposizione ha utilizzato in questi cinque anni a fronte di normative che non risultavano di loro gradimento ed, anche in questo caso, non vi è chi non intravveda la pretestuosità delle argomentazioni sollevate con le medesime. Dico ciò, perché, con un minimo di buon senso, si può bene evidenziare come questa proposta di legge non sia altro che il frutto di una oramai preponderante inapplicabilità delle norme esistenti da parte della giurisprudenza.
Direi quasi che si è giunti all'esigenza normativa di una sorta di chiarificazione in ordine alla legittima difesa nella contrapposizione tra l'offesa e la difesa, non certo per creare, così come si afferma, dei nuovi sceriffi!
Tanto per cominciare, vi è nella normativa un passaggio che risulta in contrasto con quanto previsto nella questione pregiudiziale di costituzionalità, presentata dall'onorevole Pisapia, a proposito dell'equilibrio tra l'offesa e la difesa, poiché chi intende difendersi in una determinata situazione, ha bisogno di possedere un'arma legittimamente, così come prevede non solo la norma, ma anche la Costituzione. In particolare, con riferimento alla questione pregiudiziale di costituzionalità, ci si arrampica sugli specchi, poiché si giunge a concepire l'articolo 2 della Costituzione, secondo il quale: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo», in un modo particolare. Si intende, infatti, per diritto inviolabile dell'uomo solo e soltanto il diritto alla vita ed alla incolumità personale. Direi, invece, che i diritti inviolabili dell'uomo non attengono solo e soltanto alla persona, dovendo essere bilanciati dai diritti inviolabili della propria persona rispetto a chi sta minacciando quell'inviolabilità.
La morte non si considera inflitta in violazione di questo articolo, quando risulta da un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario, come prevede l'articolo 2 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Inoltre, mentre la questione pregiudiziale presentata dall'onorevole Pisapia afferma che la proposta di legge in esame introduce una irragionevole e incostituzionale presunzione in quanto considera, sempre e comunque, proporzionata all'offesa minacciata la reazione dell'aggredito nei casi in cui il fatto avvenga nel proprio domicilio, in realtà il presente provvedimento non fa altro che fare chiarezza su quanto accaduto fino ad ora nei tribunali nel tentativo di una inapplicabilità delle norme esistenti.
Tra l'altro, anche quando si parla di bilanciamento, di proporzione e di accertamento per far sì che la proporzione della difesa sia ritenuta tale da essere legittima rispetto all'offesa, non si fa altro che fare chiarezza rispetto ad una situazione di inapplicabilità della norma.
Per tale motivo, esprimeremo un voto contrario sia sulla questione pregiudiziale sia sulla questione sospensiva in esame (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Saluto gli studenti dell'Istituto tecnico per geometri Leonardo da Vinci di Sapri, che stanno assistendo ai nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Ascierto. Ne ha facoltà.

FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, vorrei sottoporre all'Assemblea alcune testimonianze concrete derivanti da esperienze di vita vissuta nel corso della mia attività professionale, nonché casi che si sono verificati nel nostro paese e che spesso hanno destato lo stupore degli italiani e il rammarico di coloro che hanno subito un'offesa o un crimine nella propria abitazione o nella sede della propria attività commerciale.
Vorrei ricordare quanto sia necessario chiarire gli aspetti relativi alla proporzione tra l'offesa e la difesa e quanto sia opportuno rivedere la normativa riguardante la legittima difesa. Pensiamo, ad esempio, a quanto accaduto in Veneto, a Fiesso d'Artico, ad una famiglia aggredita da rapinatori, o al povero Biasiolo, ucciso nel


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proprio letto mentre dormiva. Vorrei ricordare, inoltre, quanto accaduto a Monselice, alla famiglia Carturan, aggredita da rapinatori nomadi, e il caso della rapina in una gioielleria di Testaccio, a Roma.
In particolare, la rapina in una gioielleria, alla quale seguì l'uccisione di due rapinatori da parte del proprietario, ha determinato conseguenze disastrose per l'attività commerciale del gioielliere e per la sua famiglia. Infatti, durante l'incidente probatorio - che poi ha condotto al riconoscimento della legittima difesa per il gioielliere -, l'attività è rimasta chiusa per circa un mese e per tutto questo periodo vi sono state manifestazioni di vicinanza ai criminali in quanto, vista la chiusura dell'attività, le persone pensavano che in realtà il criminale fosse il gioielliere e non i rapinatori. Il risultato conclusivo, sebbene il gioielliere sia stato assolto, ha comportato la chiusura dell'attività, perché in quella zona purtroppo egli non poteva più rimanere.
Vorrei portare ad esempio la testimonianza di tante famiglie derubate e rapinate durante la notte. A tale scopo, sottopongo una domanda all'intelligenza dei colleghi anche del centrosinistra: come si fa a distinguere nel buio della notte una persona armata da una disarmata? Quando una persona entra all'interno di un'abitazione (e non per andare a fare una passeggiata o lo shopping, e neanche perché sta aspettando il 34 barrato) con l'intento violento di commettere un reato, dobbiamo dire ai cittadini che, detenendo regolarmente un'arma, si difendono, che essi hanno esercitato, niente di più e niente di meno, il diritto a difendersi, il diritto alla propria incolumità. È difficile poter stabilire tutto ciò!
Immaginate, quando vi sono all'interno di un'abitazione dei minori, quale sia il rischio se vi entrano persone spinte soltanto dal desiderio di appropriarsi in modo violento delle cose altrui, che non tengono conto della vita umana (e quanti casi abbiamo visto di persone malmenate, violentate, talvolta addirittura ferite, in qualche caso uccise)! Allora, noi ribadiamo che siamo dalla parte dei cittadini, dalla parte del diritto di potersi difendere nella propria abitazione.
Con determinazione, siamo convinti non solo che occorra ripristinare l'equilibrio tra la difesa e l'offesa ed analizzare ancora più a fondo le possibilità di difesa, ma che non vi siano i presupposti per presentare l'eccezione di costituzionalità in esame.
Per tale motivo, Alleanza nazionale è fortemente convinta che il provvedimento in discussione debba essere portato a termine e che la questione pregiudiziale debba essere respinta (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marotta. Ne ha facoltà.

ANTONIO MAROTTA. Signor Presidente, intervengo brevemente sulla questione pregiudiziale di costituzionalità presentata per dire che quello che viene in essa sostenuto, cioè la non conformità della normativa agli articoli 2 e 3 della Costituzione, può essere superato in maniera analitica e precisa.
Al di là delle valutazioni di carattere sociale, che sono già state espresse con riferimento alla normativa esistente e che attengono all'attuale situazione e all'ansia di sicurezza che occorre trasmettere anche ai cittadini, abbiamo il dovere, cercando di identificare le strade e i percorsi più lineari e corretti, di dare una risposta alle esigenze che ci provengono dalla società, dai cittadini, dalla collettività.
Nel caso di specie, basta leggere la cronaca per rendersi conto che vi sono una serie di situazioni che hanno sovraesposto i cittadini stessi a vere e proprie aggressioni verificatesi nell'ambito della serenità domestica delle famiglie. Occorre cercare, anche in riferimento a ciò, di superare o, meglio, di interpretare e adattare le indicazioni provenienti dal codice penale, contenute negli articoli 52 e 54, con riferimento anche ad ulteriori ipotesi e possibilità che si verificano ormai quotidianamente.
La lettura che dobbiamo dare di questa normativa è quella di ritenerla perfettamente


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aderente al dettato costituzionale. Vi sono indicazioni che si riferiscono alla proporzionalità tra offesa e difesa: nella questione pregiudiziale in esame viene indicata una presunta proporzione.
Non si tratta di usare l'aggettivo «presunta», perché nell'indicazione della norma è ben specificata la condotta rispetto alla quale il cittadino che si trova a difendere la propria incolumità o quella dei propri cari, o il proprio patrimonio, può assumere un atteggiamento, anche offensivo, nei confronti di chi pone in essere un atto di minaccia o di attacco, così come è indicato nella normativa in esame. Leggiamo, infatti, nella nuova formulazione dell'articolo 1, con riferimento al comportamento e alle condotte poste in essere, che il soggetto, il quale si trova nel proprio luogo, così come è indicato dalla normativa, che detiene legittimamente un'arma, può, con questa o con qualsiasi altro mezzo idoneo, difendere la propria e l'altrui incolumità. Ci troviamo, quindi, nella stessa situazione prevista dalla legittima difesa così come è attualmente disciplinata dal codice penale. Allo stesso modo, si possono difendere i beni altrui quando - badate bene - non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione. Quindi, in questo caso bisogna leggere attentamente la disposizione, perché occorre che siano presenti due presupposti, in quanto il termine usato è «e» e non «o»: il primo requisito è che non vi sia desistenza da parte di chi sta ponendo in essere l'atto di violenza, il secondo è rappresentato dal pericolo di aggressione.
Mi pare che, in presenza di questi due elementi costituitivi dell'ipotesi che ci riguarda, essendo entrambi contemplati, ci troviamo perfettamente nel caso previsto dagli articoli 52 e 54 del codice penale, cioè in una di quelle ipotesi in cui può essere posta in essere un'attività che non è certo in riferimento ad una presunta difesa, ma ad una concreta difesa. La presenza di questi due requisiti pone il soggetto che si trova in quel momento in una posizione di inferiorità in condizione di potersi difendere utilizzando l'arma di cui è legittimamente in possesso.
La ratio della norma è sempre la stessa; il concetto è sempre quello di una difesa posta in essere dal soggetto che si trova in queste situazioni, e non certo quello di offesa gratuita. Qui non pensiamo al caso di chi volontariamente usa un'arma, ma a quello di chi si trova in condizione di dover subire un'offesa, che non viene desistita, ma anzi continuata. Per tali motivi, la questione pregiudiziale di costituzionalità presentata va respinta.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, porto a conoscenza dell'Assemblea che è stata avanzata la richiesta di voto segreto sulla questione pregiudiziale di costituzionalità presentata.
Ricordo che il voto sulle questioni pregiudiziali deve essere effettuato con le stesse modalità adottabili per la votazione finale del provvedimento.
Aggiungo altresì che esistono precedenti che consentono, in questa materia, che attiene all'antigiuridicità di alcune fattispecie, di chiedere il voto segreto, trattandosi di questioni che attengono al principio di legalità di cui all'articolo 25 della Costituzione, richiamato dall'articolo 49 del regolamento.
Passiamo ai voti.
Avverto che la prossima votazione avrà luogo a scrutinio segreto.
Indìco la votazione segreta, mediante procedimento elettronico, sulla questione pregiudiziale per motivi di costituzionalità Pisapia n. 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 416
Maggioranza 209
Voti favorevoli 200
Voti contrari 216).

Passiamo all'esame della questione sospensiva. A norma del comma 3 dell'articolo 40 del regolamento, la questione sospensiva può essere illustrata per non più


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di dieci minuti da uno solo dei proponenti. Potrà altresì intervenire un deputato per ognuno degli altri gruppi, per non più di cinque minuti.
L'onorevole Russo Spena ha facoltà di illustrare la questione sospensiva Pisapia n. 1, di cui è cofirmatario.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Noi chiediamo che venga sospeso l'esame di questo provvedimento, perché riteniamo innanzitutto (lo abbiamo già detto intervenendo sulla questione pregiudiziale di costituzionalità, illustrata dal collega Pisapia) che si stia discutendo un principio di importanza fondamentale in uno Stato di diritto e in un sistema di garanzie che si basi sul diritto penale minimo.
Non dimentichiamo infatti che l'articolo 52 del codice penale (che peraltro appare molto ben strutturato, è un articolo molto autorevole, che è stato ripreso anche da molte legislazioni straniere), nel testo attualmente vigente, stabilisce che non è punibile chi commette un qualsiasi fatto costituente reato quando vi è, cito tra virgolette, «costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui dal pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa».
Appare quindi subito evidente che l'innovazione proposta da questo provvedimento non ha tecnicamente - sottolineo tecnicamente - in alcun modo l'effetto di ampliare i limiti di principio della legittima difesa. La norma approvata dal Senato (questo è il punto fondamentale su cui vorrei che anche l'onorevole Leone e gli altri colleghi del centro-destra riflettessero) introduce però la presunzione che la reazione dell'aggredito sia, sempre e comunque, considerata proporzionale all'offesa minacciata, quando il fatto avvenga nel domicilio dell'aggredito o nel suo luogo di lavoro.
Questo è il punto fondamentale: tale presunzione automatica. Ciò nell'intento di sottrarre al giudice, limitatamente a questi casi, la valutazione della proporzione fra offesa e difesa e di ridurre conseguentemente tempi e modalità di accertamento dei fatti. È però del tutto irragionevole equiparare (come viene giustamente detto nel documento dei maggiori penalisti italiani, direi quasi di tutti, citato anche dal collega Pisapia in precedenza) comportamenti assai diversi fra loro solo perché avvenuti in un determinato luogo.
Anche a casa propria si può reagire ad una interferenza in modo appropriato, oppure in modo manifestamente eccessivo. In realtà, disposizioni simili rappresentano, come viene giustamente notato, solo un arretramento a leggi di tipo «casistica», annullando uno dei fondamenti del sistema delle garanzie contemporaneo, cioè il carattere generale ed astratto della legge. Esse, da un lato, mediante il ricorso devastante alla presunzione, mortificano in via di principio assoluto il ruolo del giudice, e cioè la sua valutazione attenta, e la possibilità che egli stabilisca un equilibrio; dall'altro lato, aprono la strada ad inevitabili controversie applicative, che attribuiranno al diritto incertezza grave, e non invece certezza, come viene postulato e come dovrebbe essere.
Qui emerge un punto ideologistico, che è il frutto velenoso del giustizialismo della Lega, come abbiamo sentito anche oggi dall'intervento della collega Lussana.
Non c'entra niente la proprietà privata, e non c'entra niente l'abolizione della proprietà privata. Qui vi è un teorema che suona più o meno, banalmente, così: in casa mia, sulla soglia della mia bottega, tutto mi è concesso, tutto mi è consentito, tutto è lecito. Esso comporta un solo effetto certo, molto grave, molto pericoloso: la rincorsa al possesso, più o meno legittimo, di armi, che si diffonderà sul territorio, da parte di alcune categorie più esposte, il che porterà come conseguenza una maggiore aggressività della stessa delinquenza, che diventerà consapevole della accresciuta aggressività difensiva, per così dire, delle potenziali vittime.
Quindi, si introduce una sorta di eterogenesi dei fini: Bowling for Columbine, per chi ricorda quella bella l'inchiesta e quel bel film.


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Sul piano tecnico-giuridico, siamo costretti a parlare, come recita il documento che citavo in precedenza, di un diritto piegato all'analfabetismo giuridico e all'impossibilità di applicazione. Ma, in verità, la presente proposta di legge è una tremenda legge-manifesto e, nella sua banalità, è comunque grave; ed è, lo ripeto, una legge-manifesto che indica un aberrante principio ordinatore: è la merce che ha valore! È la merce e la sua difesa assoluta quello che conta, mentre la difesa della persona, della vita, sia dell'aggressore sia dell'aggredito, è subordinata e subalterna alla merce stessa.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARIO CLEMENTE MASTELLA (ore 18,05)

GIOVANNI RUSSO SPENA. È questo il problema, onorevole Lussana, e non quindi l'abolizione della proprietà privata.
In questo modo, si forma e si costruisce una devastante gerarchia di valori, che viene imposta al nostro Stato di diritto e che è pericolosa per la coerenza e la civiltà del sistema giuridico stesso; il tutto in cambio di una propagandistica, elettoralistica, populistica, pericolosa risposta alle domande sicuritarie di un'opinione pubblica spesso impaurita e disorientata, e privata di senso dalle stesse campagne d'ordine e di «tolleranza zero» delle destre.
Non a caso, tale iniziativa legislativa si pone in totale antitesi sia con le indicazioni provenienti dalla commissione ministeriale per la riforma del codice penale presieduta dal professor Grosso, costituita nel corso della XIII legislatura, sia con quelle provenienti dalla commissione ministeriale presieduta dal dottor Nordio e nominata, non da noi bolscevichi, ma dall'attuale ministro della giustizia che, come sappiamo, è un noto esponente leghista.
Ma non vi è solo un problema di evidente antitesi e contrarietà con un futuro pessimo disegno organico; vi è anche una complessità e una delicatezza della materia che dovrebbero permettere, anzi dovrebbero obbligarci a sospendere la trattazione di questo provvedimento in vista, appunto, in un orizzonte più complessivo, di un prossimo disegno organico.
Questa proposta di legge, qualora approvata, andrebbe ad inserirsi in maniera antitetica e contraddittoria all'interno di quel disegno organico complessivo che sia dalla commissione Grosso sia dalla commissione Nordio (quindi, sia dal centrosinistra sia dal centrodestra e dai suoi tecnici) veniva prefigurato. Insomma, siamo di fronte ad una materia troppo delicata perché essa possa essere trattata in forma elettoralistica, estemporanea, episodica e sgangherata.
Serve, ormai da tempo, una necessaria rivisitazione complessiva del codice penale, come dimostrano i lavori svolti dalle commissioni Grosso e Nordio. E, all'interno di questa revisione complessiva delle norme del codice penale, anche quella relativa all'autodifesa potrebbe essere, in quella sede, qualora si ritenesse necessario, rielaborata e rivista. Ma, ripeto, l'articolo 52 è uno degli articoli più equilibrati e migliori del nostro codice penale.
Per tutti questi motivi, onorevoli colleghi, proponiamo di sospendere l'esame della presente proposta di legge fino a che non si sia proceduto ad una complessiva riforma del codice penale (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.

VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, la questione sospensiva in esame è, a nostro avviso, una proposta molto ragionevole e, come tale, gradiremmo molto che formasse oggetto di attenzione, quali che siano le pulsioni che hanno determinato, da parte del Senato, la trasmissione di questo testo di modifica e, vorrei dire, di sovversione di una norma fondamentale del nostro codice penale, vale a dire l'articolo 52.
Ma noi non vogliamo riproporre ciò che voi, prima, avete bocciato. Ricordo, infatti, all'Assemblea che prima, con la


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reiezione della questione pregiudiziale di costituzionalità, si è implicitamente bocciata tutta la serie di sentenze della Corte costituzionale che hanno riguardato la legittimità piena, dal punto di vista costituzionale, dell'articolo 52 del cosiddetto codice Rocco. Vorrei ricordare, soprattutto a chi ha accusato la sinistra di voler accordare non so quale speciale licenza ad entrare nelle case altrui, che si discute di intervenire sul codice Rocco ...!
La proposta di sospendere l'esame della proposta di legge è ragionevole perché è già stata istituita - sotto questo profilo, mi meraviglia che il Governo sia sostanzialmente remissivo - una commissione, la seconda, per la riforma del codice penale. La prima è stata quella presieduta dal professor Grosso. Ora, la commissione presieduta dal dottor Nordio ha riscritto, nell'articolo 30 del progetto di riforma, l'istituto della legittima difesa. Ecco perché richiamo l'attenzione del Governo: la commissione di riforma del codice penale è stata nominata da questo Governo! Ebbene, nel predetto articolo 30 del progetto di riforma elaborato dalla commissione governativa, si dice esattamente l'inverso di ciò che si pretende di fare con la proposta di modifica dell'articolo 52 del codice penale approvata dal Senato: quest'ultima sopprime una nozione fondamentale - che ha rappresentato motivo di riflessione e di tormento -, di fronte all'alto prezzo che si paga alle rabbie ed alla demagogia, quella di «proporzione».
Onorevoli colleghi, se non sospenderete l'esame del provvedimento, dovremo dire - in dissenso da tutta la scienza giuridica, in dissenso da tutta la giurisprudenza ed in dissenso da tutti i codici delle nazioni civili - che la proporzione si presume esistente in ogni caso. In tal modo, introdottosi nel mio appartamento un ladro, anche se costui non ostenta in maniera chiara un'arma ed io, invece, ne sono dotato, posso sopprimerlo (l'avete sentito affermare poco prima)!
La proposta di legge ha un solo merito: quello di non definirsi proposta di legge di modifica dell'istituto della legittima difesa, ma proposta di legge di modifica dell'articolo 52 del codice penale in materia di diritto all'autotutela in un privato domicilio. La tutela viene privatizzata mediante la creazione di un istituto concepibile soltanto nel caso di inesistenza della tutela statale!
Oltretutto, la proposta introduce una discriminazione enorme, perché l'autotutela è riservata soltanto ai titolari del domicilio e di un'arma, mentre non è estesa, ad esempio, ai pensionati, i quali possono essere scippati, alle donne, che per strada possono essere fatte oggetto di rapina, o alla generalità delle persone. Il diritto all'autotutela scaturisce dall'esaltazione, tribale e primitiva, di un diritto di proprietà che, al contrario, deve cedere il passo - sempre! - di fronte al rispetto della vita umana: somiglia alla castrazione chimica, all'abbassamento della soglia di punibilità per i minori, al taglio della mano!
Noi vi preghiamo di soprassedere, di sospendere l'esame di questa proposta di legge. Aspettiamo la riforma organica del codice penale e risparmiamo alla scienza giuridica ed alla scienza della legislazione questa mortificazione inesorabile che volete infliggere loro!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, la prima riflessione suggeritami dal dibattito in corso è la seguente: è veramente un peccato che le argomentazioni degli esponenti del centrosinistra contro una proposta di legge a favore delle vittime, volta a dare ai cittadini la possibilità di esercitare la propria legittima difesa - che è qualcosa di sacrosanto! -, non possano essere ascoltate in diretta TV! Sarebbe il massimo, per il cittadino che si trova a casa, sentir parlare finalmente in maniera chiara, in televisione, gli esponenti politici!
Purtroppo, anche in questa campagna elettorale si assiste a molta confusione sia quanto alle tematiche, sia nelle trasmissioni televisive, sia quanto alla divulgazione dei programmi: si parla di pacchetti


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azionari e di tanti temi di difficile comprensione, ma di questi argomenti, che farebbero immediatamente presa sui cittadini, non si discute.
Voglio ricordare che la Casa delle libertà deve essere orgogliosa di quanto si sta per deliberare in questi istanti, di aver espresso voto contrario sulla questione pregiudiziale e di accingersi ad esprimere voto contrario sulla questione sospensiva. Infatti, nel 2001 uno dei capisaldi del nostro programma elettorale è stato proprio la sicurezza.
Ebbene, alcuni provvedimenti importantissimi sono stati approvati, sempre con gli uomini della sinistra-centro contrari. Ricordo, ad esempio, una delle norme della nuova legge sull'immigrazione, nota come Bossi-Fini, che prevede aggravi di pena da 5 a 15 anni, oltre a quella già prevista, per chi trae arricchimento sfruttando i minori e le donne. Da ultimo, ricordo l'approvazione di pene severissime da applicare ai recidivi, coloro che continuano ad imbrogliare la società, la quale concede attenuanti a chi sbaglia la prima volta; costoro, infatti, sfruttano tali attenuanti per uscire dal carcere ed andare a rubare e creare disagio sociale. Perciò, noi i recidivi li puniamo, come è giusto fare. Qualcuno della sinistra è preoccupato perché, con questa legge, aumenteranno i delinquenti nelle patrie galere. Noi ne siamo orgogliosi, perché è quanto avevamo promesso ai nostri cittadini. Pochi giorni fa, è stata respinta una proposta della sinistra-centro che voleva svuotare le carceri senza chiedere, però, ai cittadini se fossero d'accordo su un tema che non rientrava neppure nei programmi della sinistra del 2001. Nessuno, infatti, aveva chiesto un voto per liberare qualche decina di migliaia di delinquenti dalle patrie galere. Abbiamo respinto questa possibilità e, come Casa delle libertà e come Lega nord ne siamo orgogliosi.
Oggi, si vota una norma sulla legittima difesa chiara per i cittadini, in modo da evitare che questi ultimi, dopo essersi difesi, siano portati nelle patrie galere da qualche giudice, come già molte volte incredibilmente è accaduto nella storia di questo paese. In questi giorni - guarda caso - un provvedimento già approvato dalla Camera sarà approvato dal Senato per inasprire ferocemente le pene previste per i pedofili. Si tratta, quindi, di una serie di proposte che sono state approvate e vanno nella giusta direzione della legittima difesa.
Ebbene, è giusto ricordare agli uomini della sinistra-centro che in tutti i paesi civili esiste una norma nel codice penale che prevede la legittima difesa, perché in nessun paese al mondo lo Stato può garantire in tempo reale la sicurezza dei propri cittadini. Bisognerebbe che nel cortile della casa di ciascun cittadino ci fosse un piccolo presidio delle Forze dell'ordine e questo non è possibile, non soltanto in questa penisoletta martoriata, ma in nessun paese del mondo occidentale, del mondo civile. Di conseguenza, potersi difendere è un diritto sacrosanto.
Perciò, con legittimo orgoglio respingiamo questa proposta volta a sospendere l'esame del provvedimento relativo ad una legittima difesa chiara, sicura e certa per i nostri cittadini. Continueremo nel lavoro svolto per approvare ulteriori leggi, magari anche nel corso della prossima legislatura, se i cittadini potranno essere informati sulle reali posizioni che i vari partiti assumono, nell'ambito dei lavori parlamentari, per quanto riguarda la loro sicurezza nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla questione sospensiva Pisapia ed altri n. 1.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 422
Maggioranza 212
Hanno votato
202
Hanno votato
no 220).

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