Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 729 del 12/1/2006
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Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 458 ed abbinate)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giorgio Conte. Ne ha facoltà.


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GIORGIO CONTE. Signor Presidente, credo di poter aggiungere pochi argomenti a quelli che abbiamo ascoltato finora, tuttavia ritengo che valga la pena sottolinearne uno, perché deve essere ribadita con forza e con grande determinazione la posizione che Alleanza nazionale intende assumere su un provvedimento sicuramente importante.
Il mio intervento rientra tra quelli di coloro i quali si sono mostrati perplessi, anzi quasi sorpresi per i tempi e per i modi che hanno caratterizzato l'ingresso in aula di questo provvedimento e, soprattutto, non solo per la sua efficacia, ma per le reali motivazioni che hanno portato talune formazioni politiche a promuoverlo. Si tratta chiaramente di un'azione propagandistica, avendo già verificato in Commissione e nelle opportune sedi quali scarse probabilità di riuscita possa avere concretamente il provvedimento stesso.
Quindi, questo scorcio di legislatura, invece che essere dedicato alle vere emergenze del paese, ai provvedimenti urgenti che richiamano la grande attenzione dell'opinione pubblica, proprio in vista della fine di una legislatura e, quindi, di un impegno elettorale e politico, viene dedicato ad una campagna elettorale che si anticipa negli argomenti senza esclusione di colpi e che, in questo caso, si consuma colpevolmente sulla pelle non tanto dei detenuti, quanto dei familiari dei detenuti stessi.
Ho sentito parlare di illusioni, di disillusioni e di responsabilità sulle medesime disillusioni. Dunque, è bene rilevare che le illusioni e le eventuali possibili disillusioni in questa materia sono da addebitarsi a chi si è reso responsabile di aver portato in aula questo provvedimento. Il partito al quale appartengo, infatti, ha sempre chiaramente e coerentemente sostenuto non solo l'inutilità, ma anche la scarsa chiarezza e coerenza politica di questo provvedimento rispetto al programma elettorale con il quale ci eravamo impegnati con gli elettori.
È per tale motivo che Alleanza nazionale intende dissociarsi da questa campagna propagandistica. Rifiutiamo e respingiamo al mittente le accuse di propaganda, che evidentemente sono argomento di chi ha portato questo provvedimento in aula e non di chi, coerentemente, lo respinge con forza e determinazione.
Dicevo che, nell'ipotesi in cui questo provvedimento dovesse occuparci ancora per molte ore in quest'aula, è bene sottolineare che non è sicuramente con questo testo che si può rispondere concretamente alle emergenze del sistema carcerario italiano. Questo Governo si è molto impegnato - ed è stato ribadito da molti interventi degli esponenti della maggioranza - su emergenze che caratterizzano tutto il mondo della sicurezza, con impegni finanziari importanti nei confronti delle strutture carcerarie, che non hanno precedenti negli ultimi decenni, e con impegni di risorse importanti nei confronti della contrattualizzazione delle Forze di polizia.
Non credo, invece, che il problema delle condizioni igienico-sanitarie delle carceri o del sovraffollamento delle stesse possa risolversi con un mero tentativo di svuotamento. Infatti, non di svuotamento si tratta, ma di un vano tentativo.
Concludo dicendo semplicemente che proprio con provvedimenti di natura economico-finanziaria, che vanno a sostenere le ragioni del programma elettorale del centrodestra, si può effettivamente rimediare alle condizioni igienico-sanitarie e di sovraffollamento delle carceri, e non certo con provvedimenti di clemenza, che appaiono in assoluta e netta contraddizione con il messaggio chiaro e coerente che Alleanza nazionale ha sempre portato avanti.
Se mi è permessa un'ultima annotazione riguardo a situazioni particolari che vale la pena sottolineare, vorrei dire che, se certa magistratura - e sottolineo la parola «certa» - invece di contestare o interpretare determinate leggi si limitasse ad applicarle correttamente (il riferimento, puramente voluto, è alla cosiddetta legge Bossi-Fini), credo che molti ospiti delle nostre patrie galere non sarebbero in Italia ed avremmo potuto provvedere ad


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una condizione per così dire di «ospitalità» nei confronti della popolazione carceraria ben diversa.
È bene, quindi, sottolineare, ancora una volta, l'impegno forte, coerente e chiaro di Alleanza nazionale contro questo provvedimento; finché avremo tempo e finché avremo la disponibilità, ci batteremo per impedirne l'approvazione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.

SERGIO ROSSI. Signor Presidente, siamo ormai giunti alle ultime due settimane di lavori parlamentari e siamo qui riuniti per trattare un provvedimento di clemenza, come se in questo paese non vi fossero altre priorità: mi riferisco, ad esempio, ai problemi che attanagliano i pensionati in merito al costo della vita.
Oltretutto, stiamo esaminando un provvedimento di clemenza per approvare il quale non ci sono le condizioni storico-politiche. Siamo dell'opinione che gli atti di clemenza dovrebbero servire esclusivamente per chiudere pagine dolorose, riferite a periodi con i quali i popoli di un paese hanno bisogno di riconciliarsi. Invece, ci troviamo, purtroppo, ad esaminare un atto di clemenza che, qualora approvato, risulterà essere il secondo nel breve periodo di tre anni.
Vorrei ricordare che già con il primo indulto approvato nel corso di questa legislatura sono usciti dalle nostre carceri ben 6 mila detenuti, 1.500 dei quali vi sono poi rientrati pochi mesi dopo aver beneficiato di questa misura di clemenza.
Riscontriamo che non vi è una richiesta popolare in merito a questo provvedimento e per tale motivo la Lega Nord è contraria. Tuttavia, manifesta tale contrarietà avanzando, contemporaneamente, delle proposte volte a risolvere la questione del sovraffollamento delle carceri, ammesso che questo sia il vero problema per cui ci troviamo riuniti ad approvare tale atto di clemenza. Vorrei riassumere brevemente le nostre proposte che sono volte, ad esempio, a costruire nuove carceri. A tal fine, necessariamente, occorre reperire nuove risorse finanziarie: ciò è possibile evitando determinati sprechi nella pubblica amministrazione (e ce ne sono ancora tanti!), come, ad esempio, quelli riguardanti l'emergenza rifiuti in Campania, di cui ci stiamo occupando proprio in questi giorni.
Poi, dovremmo impedire che molti extracomunitari clandestini entrino nel nostro paese per delinquere e, quindi, entrare nelle nostre galere. Faccio presente che sono quasi ventimila i detenuti extracomunitari che affollano le nostre carceri e ciò equivale ad un terzo di tutta la popolazione carceraria. Vorrei, in proposito, leggervi un passaggio di una lettera pervenuta ad un quotidiano locale e scritta da alcune mamme extracomunitarie.
La lettera recita nel seguente modo: «Una gentile signora si è prestata a scrivere sotto nostra dettatura questa lettera perché nessuno di noi sa scrivere in italiano. Siamo un gruppo di mamme extracomunitarie, quattro ucraine, tre rumene, tre albanesi e due moldave, occupate come badanti di persone anziane. Abbiamo appreso con grande dolore delle violenze nelle ville e delle aggressioni a degli innocenti cittadini. Questi episodi ci fanno soffrire e vergognare perché sono molti i nostri connazionali che vengono in Italia a delinquere. Speriamo che vengano puniti e che scontino la loro pena in carcere. Purtroppo, nei nostri paese d'origine è diffusissima l'idea che in Italia non vi sia mai nessuno che stia in carcere».
Questa è la notizia che ci perviene da queste mamme straniere: l'impressione che noi diamo del nostro paese all'estero è che in Italia non si va mai in carcere! È ovvio che, approvando questo provvedimento, continueremo a dare all'estero questa immagine del nostro paese e quindi ad incentivare l'arrivo sul nostro territorio di clandestini dediti poi alla delinquenza.
Vi sono poi altre misure che vorremmo venissero adottate per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Penso, ad esempio, alla nostra proposta di legge in merito alla legittima difesa. Chiediamo


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che questa proposta venga posta all'ordine del giorno del Parlamento in fretta anche se, ormai, manca molto poco alla fine della legislatura. Invece, ci troviamo ancora una volta anteposto un problema di clemenza per i detenuti piuttosto che un intervento mirato a tutelare i cittadini onesti, i quali a volte si trovano a reagire ad aggressioni o a furti anche con l'uso di armi, quando queste aggressioni avvengono all'interno della propria abitazione. Bisognerebbe tutelare di più questi cittadini.
Abbiamo anche affrontato il problema del sovraffollamento delle carceri stipulando con dei paesi stranieri accordi volti a far rimpatriare molti detenuti extracomunitari. Attraverso la legge Bossi-Fini stiamo rimpatriando circa cento detenuti al mese nei paesi di origine. Abbiamo stipulato accordi con paesi come Albania, Romania e Bulgaria. Il bilancio è, ad oggi, di circa tremila detenuti espulsi. Per rendere efficiente il sistema carcerario è necessario anche affrontare il problema dei costi. Infatti, abbiamo un costo molto elevato: un detenuto costa ai cittadini circa 130 euro al giorno mentre negli Stati Uniti costa solo 63 dollari, cioè meno della metà.
Poi abbiamo il problema degli agenti penitenziari che, nel nostro paese, sono nell'ordine di 1,4 agenti per ogni detenuto mentre la media europea è di un agente ogni 3 detenuti (negli Stati Uniti è addirittura di un agente ogni 7 detenuti).
Quindi, ci sarebbe un margine per intervenire e rendere più efficiente il nostro sistema carcerario.
Un altro suggerimento che vorremmo dare, per esempio, è quello dell'uso del braccialetto elettronico per coloro i quali siano sottoposti agli arresti domiciliari, almeno per alcune tipologie di reati.
Per concludere, un'altra nostra proposta di legge prevede l'espletamento di un lavoro civico non retribuito da parte del detenuto. Si tratterebbe di un intervento saggio poiché porrebbe il detenuto nella possibilità di svolgere un lavoro civico: gli verrebbe chiesto di scegliere tra una riduzione della pena, con sottoposizione ad un lavoro civico, oppure l'espiazione dell'intera pena senza essere di alcuna utilità alla società.
L'atto di clemenza che il Parlamento sta esaminando non costituisce pertanto una risposta ai cittadini di questo paese, ma, anzi, ne calpesta il diritto ad avere una giustizia più giusta e più vera e, soprattutto, una società più sicura. Non dimentichiamoci che siamo a favore della certezza della pena e che su questo punto ci eravamo impegnati in campagna elettorale. I cittadini ci chiedono sicurezza e legalità, non di aprire le porte dei nostri penitenziari ad un numero di detenuti ancora indeterminato!
Quel che è grave è che questa amnistia e questo indulto si applicherebbero anche ai recidivi e ai delinquenti abituali e professionisti. Abbiamo l'impressione che per la sinistra l'amnistia sia necessaria per sfoltire il debito giudiziario in materia penale qualora vincesse le elezioni, ossia per togliere dalla scrivania del futuro ministro del centrosinistra tale problema, che non si vuole risolvere con altri provvedimenti, come quelli che abbiamo citato prima, ma semplicemente con misure di clemenza.
Il centrosinistra vuole far approvare il provvedimento proprio al centrodestra, mentre noi riteniamo che sarebbe opportuno sottoporre questa scelta al giudizio degli elettori, perché, se è vero quanto dichiara l'onorevole Pisapia, ossia che l'amnistia e l'indulto non sono un atto di buonismo istituzionale ma di saggezza politica, oltreché di corretta applicazione di norme costituzionali, allora noi chiediamo al centrosinistra di dirlo con chiarezza agli elettori in campagna elettorale.
L'atto di clemenza, quindi, diventerebbe un punto del programma elettorale delle forze politiche. Vadano a chiedere il voto agli elettori con questa proposta e, considerato che nel programma elettorale del centrosinistra è già inserito l'innalzamento dell'età pensionabile e il diritto di voto agli extracomunitari, abbiano il coraggio di inserirvi anche l'atto di clemenza


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per i delinquenti (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. L'amnistia e l'indulto, oltre ad essere sponsorizzati da quasi tutti i colleghi del centrosinistra, sono stati annunciati qui a Roma con dei manifesti murali attaccati proprio a pochi passi da quest'aula da un sedicente comitato di disoccupati europei. Probabilmente la questione ha attinenza con la disoccupazione a livello europeo. Con slogan cubitali ed utilizzando anche l'immagine del Papa Giovanni Paolo II, gli stessi manifesti proclamano la necessità e l'urgenza di svuotare rapidamente le carceri perché i detenuti sono stanchi di promesse e di visite di politici, che in più occasioni hanno fatto intravedere loro la possibilità di uscire dalle carceri stesse.
I postulanti di queste promesse provengono da quasi tutti i partiti. Solo un partito si dissocia da questa linea di apertura delle carceri ed è il nostro, la Lega Nord che, coerentemente con quanto promesso ai cittadini italiani durante la campagna elettorale del 2001, dichiara di impegnarsi per la certezza della pena e, soprattutto, per una lotta dura alla criminalità, per dare ai cittadini onesti la consapevolezza di vivere in un paese in cui la loro sicurezza sia sempre più una certezza.
Noi, cari colleghi di Forza Italia e dell'UDC, abbiamo vinto le elezioni perché eravamo portatori di queste esigenze. Non solo ci siamo dichiarati contro queste misure di clemenza che hanno contraccolpi negativi per chi crede nella giustizia, ma abbiamo dimostrato in cinque anni di Governo di aver combattuto con fermezza il crimine.
Proprio ieri, il ministro dell'interno, nominando altri poliziotti di quartiere, ha elencato tutta una serie di dati che evidenziano come, in questi anni, i crimini siano fortemente diminuiti: è il risultato della fermezza della lotta alla criminalità di una politica concreta che ha prodotto ottimi risultati.
Colleghi di Forza Italia, non rovinate il lavoro del vostro ministro Pisanu svuotando le carceri: diciamo «no» all'amnistia e all'indulto (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Seneen. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO DE SENEEN. Signor Presidente, il provvedimento all'esame dell'Assemblea riguarda certamente una materia molto importante ed interessante e per questo ho seguito tutto il corso dei lavori con estrema attenzione.
Tre passaggi mi hanno colpito in maniera particolare. Il primo riguarda le affermazioni fatte dall'onorevole Falanga, che ha accusato Alleanza nazionale e la Lega Nord di voler espropriare i carcerati di ciò che è un loro sacrosanto diritto sancito dalla Costituzione. L'articolo 79 della Costituzione, al quale ha fatto riferimento l'onorevole Falanga, non prende in considerazione diritti ma concessioni, tanto è vero che è necessario che sia emanata una legge ad hoc affinché vengano, appunto, concessi l'amnistia e l'indulto.
La seconda cosa che mi ha particolarmente colpito è la patente di «opportunisti» che dalla maggior parte degli intervenuti è stata affibbiata ai rappresentanti di Alleanza nazionale e della Lega Nord. Non credo che a chiunque sia dotato del senso dell'udito e del bene dell'intelletto possa essere mai sfuggito il fatto che Alleanza nazionale e la Lega Nord sono sempre stati favorevoli alla certezza della pena e all'equità della stessa.
Non è qualcosa che abbiamo tirato fuori oggi o ieri per questioni propagandistiche ed elettorali, ma è argomento nel quale abbiamo sempre creduto e che abbiamo sempre ribadito con fermezza. Sull'equità della pena non vogliamo discutere; una volta che il giudice ha comminato una pena, riteniamo questa giusta e non ne vogliamo discutere, mentre vogliamo discutere


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sulla certezza della pena. Il senso della giustizia, al quale si appellava l'onorevole Kessler, è a 360 gradi (deve essere a 360 gradi!); pertanto, se, da un lato, può essere da lui ritenuto giusto che si adotti un provvedimento di benevolenza nei confronti dei carcerati e dei reclusi, così è altrettanto giusto, a mio modo di vedere, che si adotti un provvedimento di giustizia nei confronti di coloro che sono stati danneggiati dalle azioni criminose, facendo sì che chi si è visto riconoscere delle responsabilità paghi per intero la pena che gli è stata inflitta.
La terza considerazione è la seguente (mi meraviglia molto il fatto che, a parte l'onorevole Patarino, nessun altro abbia sollevato il problema): si parla di sovraffollamento delle carceri, di condizioni di vita difficili per i detenuti, ma nessuno ha parlato delle condizioni difficili e stressanti in cui versano quotidianamente coloro che svolgono funzioni di verifica e di controllo e che hanno delle grandi responsabilità all'interno delle carceri. Sto parlando delle guardie carcerarie che, oltretutto, hanno la responsabilità - lo voglio ricordare a coloro che non lo sanno - dell'incolumità dei detenuti stessi.
Se è vero, come è vero, che non è certamente agevole vivere in celle strutturate per la permanenza di tre detenuti qualora i suddetti diventino sei, è altrettanto vero che non è facile gestire la vita carceraria quando ci si trova di fronte ad un sottodimensionamento delle strutture e, quindi, quando ogni operazione assume caratteristiche di rischio decisamente superiori a quelle per le quali sono state previste le stesse strutture.
L'onorevole Mantini ha affermato che il centrodestra, nel corso dei cinque anni, non ha fatto nulla, ma vorrei fare presente una cosa: in Sardegna, realtà di cui posso parlare perché provengo da quella regione (pertanto, ho conoscenza diretta del problema), gli appalti per la costruzione di tre carceri (ad Oristano, a Cagliari ed a Sassari) sono fermi perché la giunta di centrosinistra che attualmente governa in Sardegna non ha messo la commissione preposta alla valutazione dell'indennità definitiva di esproprio in condizioni di formulare il proprio parere, e quindi i lavori sono bloccati.
Per queste ed altre ragioni, ritenendo che il fine del provvedimento in esame non sia quello di risolvere il problema (trattandosi di un provvedimento con fini propagandistici ed elettoralistici), preannunzio l'espressione da parte del gruppo di Alleanza nazionale di un voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.

ROBERTO MENIA. Signor Presidente, vorrei pronunciare poche, ma sentite parole sull'argomento. Ieri sera, ieri notte, questa mattina e nel corso di questo primo pomeriggio, la nostra parte politica ha avuto modo di sviluppare, sviscerare con chiarezza, coerenza e concretezza il senso di una posizione che è chiara e che non ha infingimenti né contraddizioni.
Lo abbiamo fatto dopo essere stati costretti da un'operazione tutta propagandistica ad una forzatura; la prima è stata quella di inserire all'ordine del giorno, posponendo il provvedimento concernente le forze dell'ordine, quello sull'amnistia e sull'indulto. Con felice battuta, il nostro capogruppo ha detto: per noi, prima le guardie e poi i ladri!
Abbiamo contribuito a vedere - chi da vicino, chi da lontano - la vergogna di un'aula semivuota il 27 dicembre scorso, dopo che un gruppo si era prodigato ad apporre delle firme, senza però farsi vedere quando si è trattato di essere presenti.
Abbiamo visto la piccola-grande vergogna di ieri sera quando, dopo i grandi proclami, non vi era nessuno. Abbiamo denunciato le contraddizioni di tutta quella parte che invoca il Papa, ma a corrente alternata, perché è un Papa che va bene quando chiede clemenza per Caino, ma che non va più bene quando invece invoca la stessa clemenza per i tanti Abele mai nati e soppressi per aborto.
Potremmo continuare in questo esercizio dialettico per ore ed ore, potremmo


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inchiodare questa Camera ad altre ore di discussione, ma riteniamo che a questo punto sia più logico che le contraddizioni che abbiamo denunciato vengano fuori plasticamente, con un voto. Allora, votiamo pure, vediamo se per davvero vi è questo spaccato d'Italia che ritiene prioritari l'indulto e l'amnistia, vediamo se da una parte vi è una banda di irriducibili - come siamo stati descritti - e, dall'altra, la banda delle buone intenzioni o se tutto ciò è soltanto demagogia.
Penso che con questo voto saremo noi a sconfiggere la demagogia, la bassa propaganda, l'ipocrisia, la falsità (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sugli emendamenti riferiti all'articolo 1.

NINO MORMINO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 1, ad eccezione degli identici emendamenti Lussana 1.18, Raisi 1.30 e 1.150 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), sui quali il parere è favorevole. Tali emendamenti riguardano l'ipotesi relativa alla violazione di norme concernenti il Monopolio dei tabacchi ed altro, per cui occorrerebbe una copertura finanziaria che la V Commissione ci ha comunicato non essere disponibile.

PRESIDENTE. Il Governo?

LUIGI VITALI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, il Governo si rimette all'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti soppressivi Lussana 1.1 e Anedda 1.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ovviamente Alleanza nazionale esprimerà un voto favorevole sugli identici emendamenti soppressivi dell'articolo 1.
Abbiamo ascoltato attentamente quanto affermato dal Presidente all'inizio dell'esame del provvedimento. Questi emendamenti soppressivi saranno votati con la normale maggioranza e non con quella prevista dalla Costituzione per l'amnistia.
Avremmo preferito ritirare immediatamente i nostri emendamenti riferiti all'articolo 1 per rendere possibile quello che il collega Menia ha testè affermato, vale dire subito un voto definitivo chiarificatore sull'esistenza o meno della maggioranza dei due terzi prescritta per votare l'amnistia. Tuttavia, non possiamo farlo, in quanto, permanendo comunque emendamenti presentati da altri gruppi, in ogni caso si voterebbe su questi emendamenti soppressivi e non sul mantenimento dell'articolo per la votazione del quale occorre la maggioranza qualificata. In sostanza, affinché si metta subito una pietra tombale sul desiderio di far passare questo provvedimento, occorrerà che gli emendamenti in esame siano approvati con la maggioranza semplice.
Avremmo potuto fare come altri hanno fatto in questo scorcio finale di legislatura, tenendo bloccato il Parlamento. Riteniamo invece che il voto che stiamo per esprimere sia importantissimo. Sarà già possibile, nell'ipotesi in cui gli emendamenti soppressivi in esame venissero approvati, capire subito che non esiste la possibilità di votare l'amnistia: non solo non vi sarebbe una maggioranza dei due terzi, non vi sarebbe neppure una maggioranza semplice. Ma anche qualora venissero respinti, dal numero dei votanti apparirebbe subito chiaro se vi è o meno questa benedetta maggioranza dei due terzi, affinché l'Assemblea ne prenda coscienza e non ci costringa a perdurare in un'inutile attività propagandistica. Ci avete accusato di fare ostruzionismo, insieme con la Lega, per motivi di propaganda. La verità è che non c'è nessuna maggioranza, allo stato, che


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consenta di far passare questo provvedimento. E se è vero, come ci si dice, che nel fronte favorevole al provvedimento vi è chi non è a favore dell'indulto ed è a favore dell'amnistia, e viceversa, non vi è neanche la possibilità di far passare la seconda parte del provvedimento, relativa all'indulto.
Dunque, la decisione di inserire, con i modi che conoscete, questo punto all'ordine del giorno, e di posticipare l'esame della proposta di legge, presentata dalla Lega, sulla legittima difesa, e della nostra proposta sulle carriere dei Carabinieri, della Polizia, della Guardia di finanza, della Polizia penitenziaria e di tutte le Forze dell'ordine, grida ancora vendetta. Per tali motivi cerchiamo di accelerare i tempi, in quanto vogliamo che negli ultimi venti giorni della legislatura, se non vi è una maggioranza per approvare l'amnistia e l'indulto, ci si possa occupare di altro. Se, al contrario, vi fosse, faremmo ostruzionismo fino all'ultimo momento, ma siamo convinti che questa maggioranza non c'è, che voi sapete che non esiste e che ci tenete qui solo per fare fumo.
Dunque, come fanno i giocatori di poker, vogliamo dire: vediamo. Questo voto è il voto di chi chiede di capire se esiste tale possibilità, o se ci troviamo qui soltanto per accontentare qualcuno che ha bisogno di questo argomento - e magari non si tratta soltanto di chi è all'interno di quest'aula - per avere voce in capitolo prima delle elezioni.
Annuncio pertanto il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale sugli emendamenti interamente soppressivi dell'articolo 1 (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fanfani. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FANFANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci accingiamo ad esprimere voto favorevole sugli identici emendamenti soppressivi in esame, perché, come più volte abbiamo avuto modo di enunciare in quest'aula e come è stato ampiamente dichiarato dal collega Mantini, abbiamo maturato un convincimento serio, ponderato, profondo circa la necessità di adottare un provvedimento di indulto che risponda all'esigenza di venire incontro a coloro che in carcere scontano una pena in termini assolutamente difformi da quelle che sono le condizioni etiche e filosofiche che provengono dalla cultura illuminista, cristiane ma anche costituzionalmente garantite.
Abbiamo ritenuto che questa fosse la soluzione corretta ai problemi che venivano posti dall'esigenza che emergeva all'interno delle carceri, e della quale tutti in quest'aula ci siamo sentiti portatori. Nessuno infatti ha affermato che le istanze provenienti anche dal Sommo Pontefice non erano corrette, e in tutti gli interventi è stata richiamata la drammatica situazione nelle carceri. Abbiamo dunque ritenuto di sostenere un provvedimento di indulto, che è l'unico ad avere la caratteristica di poter immediatamente intervenire sul problema carcerario.
Coloro che in questa sede hanno affermato di voler approvare l'indulto a condizione che si introduca anche l'amnistia, ovvero coloro che hanno ritenuto che l'amnistia fosse provvedimento necessario ed indispensabile anche per un provvedimento di indulto - colleghi ai quali io non posso disconoscere la buona fede, anche se alcune riserve in ordine ad alcuni atteggiamenti le ho maturate e le conservo - sono in grave errore.
L'amnistia non serve a risolvere i problemi delle carceri: serve esclusivamente a liberare i tavoli dei pubblici ministeri da molti processi oggi, ma soprattutto è strumento pericolosissimo in un momento in cui la sensibilità sociale è fortemente allarmata da fatti che impongono rigore etico - mi riferisco ai colleghi che hanno assunto nei confronti di questo provvedimento atteggiamenti non condivisibili -, ma soprattutto che impongono un estremo rigore nel valutare i principi di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, di modo che non vi siano cittadini che soffrono


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delle disfunzioni della giustizia e cittadini che di queste si approfittano per garantirsi un'impunità.
Si scontrano due culture, me ne rendo conto, ma ho il dovere di sottolineare in questa sede che il voto che noi esprimeremo non è minimamente sovrapponibile, quanto a presupposti culturali dai quali esso muove, al voto che daranno altri, perché la nostra è una cultura di legalità ed una cultura di rispetto della persona umana, che non è sovrapponibile con la cultura del populismo di comodo. La prossima settimana discuteremo della cosiddetta legittima difesa: ritengo che non sia corretto - molti di voi lo sanno - affrontare questo provvedimento, perché esso è destabilizzante all'interno del sistema penale e, soprattutto, non è possibile farlo senza avere la capacità di disegnare complessivamente un sistema penale nel quale esso potrebbe anche trovare ospitalità, a condizione però che il sistema fosse interamente diverso.
Colleghi che vi siete sempre occupati di problemi della giustizia, non si può affrontare alcuna riforma che attenga al diritto penale sostanziale o al diritto penale processuale senza avere una visione organica e non si può procedere a provvedimenti fatti come lo spizzico delle caramelle o dei cioccolatini, una volta di qua o una volta di là, a seconda delle convenienze del momento, che non rispondono ad un progetto organico e che hanno, conseguentemente, la capacità di destabilizzare il sistema senza avere alcun elemento positivo da apportare ad esso!
Noi abbiamo una cultura della legalità che vuol dire rispetto delle regole e cultura della universalità della giurisdizione, tradotta nel principio costituzionale secondo il quale la legge è uguale per tutti e non può essere gabellata con provvedimenti che creano necessariamente delle crasi tra cittadino e cittadino, tra ceti sociali, tra appartenenze diverse. Siamo per la cultura della legalità, che vuol dire anche cultura dell'equità della legge e che ci ha condotto ad adottare il nostro atteggiamento. Vi è una cultura che proviene dalle scuole platoniche, da quelle socratiche, che viene da Sant'Agostino, che spesso è intervenuto su questo tema. Non si tratta di una cultura nata dopo il Medioevo; né, tanto meno, è una cultura longobarda. Mi scuseranno i colleghi della Lega se faccio questa notazione, ma ho sentito troppe volte fare riferimento improprio a culture cui loro non appartengono, perché, come dice il Manzoni, «di essi fu propria una cultura dell'offesa in ragion del numero».
Noi vogliamo un sistema giusto ed efficiente e per questo lavoreremo, se avremo la ventura di farlo nella maggioranza nella prossima legislatura, affrontando il problema in termini diversi e cercando di coinvolgere tutti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buemi. Ne ha facoltà.

ENRICO BUEMI. Signor Presidente, credo che debba essere chiaro ai colleghi, e mi rivolgo in particolare a quelli del centrosinistra, che l'emendamento soppressivo in esame è stato presentato dal gruppo della Lega Nord...

IGNAZIO LA RUSSA. E da Alleanza nazionale!

ENRICO BUEMI. ...e da Alleanza nazionale, cioè quelle forze politiche che ritengono che per affermare i principi di giustizia nel nostro paese bisogna ampliare il raggio delle facoltà del cittadino di farsi sostanzialmente giustizia da solo mettendo mano alla pistola (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana). Questo è, in buona sostanza, il contenuto di quell'emendamento che proviene da quel versante culturale! Questo è il senso di quell'emendamento che proviene da una forza politica che in questi anni ha retto, attraverso un suo ministro, il senatore Castelli, il Ministero della giustizia. Quella giustizia che oggi fa registrare nel nostro paese oltre 8 milioni di processi arretrati, oltre 160 mila prescrizioni per decorrenza di termini ogni anno e più di 60 mila detenuti nelle nostre carceri e che promette di


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risolvere il problema attuale dei reclusi con la costruzioni di venti nuove carceri che, se va bene, saranno completate tra otto-dieci anni...

DARIO GALLI. E cosa pensavi di fare?

ENRICO BUEMI. Questo è il retroterra culturale...

DARIO GALLI. Ubriacone!

ENRICO BUEMI. ...ed anche etico.

ENRICO BUEMI. Io sono del paese del (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di portare rispetto!

ENRICO BUEMI. ...e ne sono onorato (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)! Ai colleghi del centrosinistra dico che possiamo anche avere opinioni diverse nel merito...

FRANCESCO GIORDANO. Presidente, ha usato come epiteto: «ubriacone»!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, che cosa volete che dica? Sto vigilando, pertanto non ho bisogno che voi me lo diciate (Commenti dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)!

ENRICO BUEMI. ...ma dare spazio alla Lega Nord per affermare una sua linea, così come viene affermata attraverso la soppressione dell'amnistia, è un'iniziativa che francamente ci lascia sconcertati e che evidentemente apre le porte ad una profonda riflessione.
Desidero svolgere un'ultima considerazione. Di amnistia e di indulto c'è bisogno oggi nel nostro paese e ci sarà, e ciò lo dico agli amici e compagni del centrosinistra, bisogno domani nel momento in cui, speriamo tutti insieme, assumeremo responsabilità di Governo. Non affrontare oggi questo problema significa anche creare condizioni difficili per poterlo affrontare domani (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-La Rosa nel Pugno e di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gibelli. Ne ha facoltà.

ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, intervengo, a nome del gruppo della Lega Nord, per testimoniare un fatto singolare. In questa sede noi oggi abbiamo visto consumarsi, tra i banchi dei colleghi del centrosinistra, un autentico dramma istituzionale. Al di là dei tanti richiami all'unità, al confronto e alla civiltà giuridica, oggi ci si trova di fronte al fatto che non c'è accordo tra coloro che appartengono ad una coalizione che si candida a governare questo paese. Si scopre, ancora una volta, che alle vostre parole non corrisponde alcun fatto. Qualcuno potrebbe, agitandosi, individuare delle contraddizioni all'interno della Casa delle libertà, ma queste non ci sono. Non ci sono per un motivo molto semplice; perché questa Assemblea, ancora una volta, dimostra che c'è qualcuno che non ha il coraggio di portare fino in fondo le proprie azioni e non ha la capacità politica di persuadere persone, che si uniscono alla vostra coalizione, che cambiano denominazione e che si definiscono oggi la Rosa nel Pugno ma che probabilmente dovrebbero ribattezzarsi, per salvarsi sul piano elettorale, perché questa è una vetrina elettorale per qualcuno, un «pugno nello stomaco» dopo che si dimostra che si cita il Santo Padre, un giorno sì e un giorno no, per misere convenienze elettorali (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!
Noi ci troviamo nella necessità di segnalare un aspetto singolare. Più precisamente, in queste settimane e in questi giorni si sono cercate quelle, che nella prima Repubblica, si definivano convergenze parallele. Si doveva parlare, ma non bisognava far capire troppo che dovevamo stare dalla stessa parte ...! Mi spiace per i colleghi di Forza Italia e mi auguro che essi abbiano una sorta di ravvedimento


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operoso. Colleghi di Forza Italia, quando l'iniziativa politica parte dal vostro partito, dai banchi dell'opposizione, in maniera ideologica, si oppone un assoluto rifiuto al confronto con il vostro movimento politico (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana); quando, invece, è l'opposizione a chiedere un confronto, Forza Italia diventa un partito con cui è possibile dialogare sui temi più vari.
Si parla di civiltà giuridica e di grande tradizione democratica, ma soltanto a senso unico: quando serve alla causa di chi vuole occupare lo spazio di questa maggioranza per «portare a casa» provvedimenti che, quando governava il centrosinistra, non si è avuto il coraggio di affrontare per cinque anni (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)! Questa è una cartina tornasole!
Permettetemi di concludere con una battuta. L'atteggiamento ostruzionistico che abbiamo tenuto e l'opposizione dura che abbiamo condotto, usando tutti gli strumenti temporali e contenutistici a nostra disposizione costituiscono il primo atto della legittima difesa dei cittadini, i quali non sono populisti, ma vogliono essere sicuri nelle loro case, e non sono come i «compagni» con la falce ed il martello che vivono nei centri storici, in case con i soffitti laccati, che hanno macchine e barche (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana - Commenti del deputato Bellillo) e che non rappresentano più quel mondo che rappresentavano negli anni Cinquanta. Adesso, costoro sono la brutta copia di quello che sono stati nella loro storia (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!

LUCIANO DUSSIN. Bravo!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, prendo la parola a titolo personale, essendo già intervenuti altri colleghi, con una certa sofferenza, che non è emozionale ma politica. Essa nasce dalla coscienza del fatto che, in questo momento, il mio e gli altri partiti che hanno scelto la linea del voto favorevole agli emendamenti soppressivi in esame stanno commettendo un errore politico.
Non c'è nulla di male: in politica, può capitare di avere opinioni diverse; ma poiché io credo nel partito democratico fino in fondo, ritengo che, di fronte a simili questioni, vi sarebbe stata, probabilmente, l'opportunità per provare a delineare effettivamente qualcosa di nuovo, uno scenario nuovo, ed anche un'attenzione diversa, e magari nuova, rispetto a determinati problemi.
Rispetto profondamente il lavoro svolto da tutti i colleghi, in particolare da quelli del mio gruppo, in Commissione giustizia. Tuttavia, signor Presidente, rimango della convinzione che, in questo momento, per il sistema carcerario, ma anche per il sistema della giustizia, pensare di disgiungere un provvedimento di indulto da uno di amnistia sia semplicemente un errore politico. È questa la ragione per la quale voterò contro gli emendamenti soppressivi dell'articolo 1.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.

PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, desidero confermare, coerentemente con la battaglia che ha visto impegnati i deputati Verdi in queste settimane, la nostra volontà di fare il possibile, pur prendendo atto delle condizioni politiche che si stanno determinando in quest'aula, affinché l'amnistia sia varata e sia accompagnata da un provvedimento di indulto.
Quindi, voteremo contro gli emendamenti soppressivi in esame, con la convinzione della necessità di un intervento complessivo, capace non soltanto di intervenire sulle sanzioni penali già applicate con sentenze passate in giudicato, attraverso lo strumento dell'indulto, ma anche, sia pure nella limitatezza dell'articolo approvato dalla Commissione due giorni fa,


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su alcuni tra i milioni di procedimenti penali pendenti. Senza un provvedimento di amnistia, questi ultimi continueranno a contribuire all'incertezza della sanzione penale e continueranno a far lavorare i tribunali e le Procure della Repubblica, anche se, come sappiamo, quando tale lavoro arriverà alla fine sarà la casualità a determinare l'estinzione o meno del processo penale.
Devo sottolineare anche che, come Verdi, francamente rimaniamo molto contrariati dall'atteggiamento dei Democratici di sinistra e della Margherita. Lo affermiamo, ovviamente, con rispetto della loro posizione politica, ma riteniamo che la convergenza si dovesse misurare nell'ambito di un voto parlamentare. Infatti, la parte più retriva del Parlamento ha usato ed usa in maniera demagogica la questione dell'amnistia per una campagna forcaiola e giustizialista che non ha alcun riscontro con il tema reale, quello delle condizioni del nostro sistema penitenziario e della necessità di un intervento capace di ridurre quell'aggravio di pena che non è scritto nella nostra Costituzione ma deriva dal sovraffollamento e dalle condizioni sanitarie delle nostre carceri. È una vergogna il fatto che nei nostri istituti di pena il tasso di mortalità è molto più elevato di quello registrato al di fuori. Perciò, pur con tutto il rispetto, come Verdi rimaniamo negativamente sorpresi della convergenza che può maturare in quest'Assemblea tra quella posizione ed una parte del centrosinistra, costituita dai Democratici di sinistra e dalla Margherita. Lo affermiamo perché sappiamo che non vi è alcuna convergenza di valori. Anzi, le battaglie combattute insieme, il lavoro che, insieme, stiamo svolgendo riguardo al programma dell'Unione e ai delicati temi della giustizia nel nostro paese ed anche la possibilità di creare una convergenza di Governo per il futuro del paese trovano una differenziazione in questo voto relativo all'amnistia, il quale apre un problema politico che non deve essere enfatizzato ma che sarebbe un errore sottovalutare. Ci auguriamo che vi sia ancora il margine per una riflessione...

PRESIDENTE. Onorevole Cento...

PIER PAOLO CENTO. ... sul voto dei singoli parlamentari dei Democratici di sinistra e della Margherita.

PRESIDENTE. Onorevole Cento...

PIER PAOLO CENTO. Concludo, signor Presidente.
Riteniamo che il centrosinistra debba combattere a testa alta una battaglia, in questo Parlamento e nel paese, per garantire la sicurezza dei cittadini, un sistema carcerario umano ed una visione della sanzione penale che sia umana e tesa alla rieducazione di chi sbaglia. Questa è la sfida culturale che dobbiamo lanciare e sulla quale noi Verdi impegniamo il nostro partito, a partire dal voto che esprimeremo su questo emendamento (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione e Misto-La Rosa nel Pugno e del deputato Craxi)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marotta. Ne ha facoltà.

ANTONIO MAROTTA. Signor Presidente, il gruppo dell'UDC ha sostenuto e sostiene tuttora il provvedimento di amnistia e indulto. A monte di tutto, bisogna svolgere una riflessione, sulla quale dobbiamo concordare tutti. Si è sempre parlato di amnistia e di indulto e se ne parlerà ancora. Forse non li approveremo stasera ma il problema ritornerà perché, per non parlarne più, dovremo risolvere tre problemi che riguardano il sistema della giustizia in Italia. Il primo è quello della ragionevole durata del processo; il secondo è quello della depenalizzazione delle ipotesi di reato meno gravi; il terzo è quello della carcerazione preventiva. Infatti, dei 60 mila detenuti di cui si discute, 20 mila si trovano in stato di carcerazione preventiva nelle carceri italiane. Allora, se non avremo la forza e la volontà di affrontare questi tre problemi, e se questi continueranno a sussistere, in Italia dovremo continuare a parlare di


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amnistia e di indulto, che diventano provvedimenti necessari. Ecco perché noi li sosteniamo. Però, non capiamo l'atteggiamento e la presa di posizione di quelle forze politiche che, questa sera, ci dicono che sono favorevoli all'indulto ma non all'amnistia. Forse, non si è compresa la differenza profonda esistente tra amnistia ed indulto.
Con l'indulto, secondo l'opinione di quanti sostengono tale tesi, si farebbero uscire dalle carceri gli imputati per quei reati gravi cui tanto si è fatto riferimento; comprendo l'argomento. Ma noi riteniamo che ciò sia giusto per le esigenze richiamate e per la vita che si svolge nel carcere.
Se sosteniamo che è giusto, adesso, provvedere in tal senso, e che, in questo momento, ciò è esigenza contingente, legata alla presenza di 60 mila detenuti nelle carceri italiane - e giustifichiamo tale ipotesi e siamo d'accordo sul fatto che tali persone, anche se detenute per reati gravi, dall'omicidio all'estorsione, alla rapina, debbano avere uno sconto della pena dell'ordine da uno a due anni -, non comprendo perché, poi, vi sia questa opposizione nei confronti dell'amnistia.
Questi due provvedimenti, infatti, nella storia repubblicana, hanno camminato sempre insieme. Cosa è l'amnistia? Non tanto e non solo si liberano i tavoli dei pubblici ministeri - come è stato sostenuto in questa Assemblea - ma si dà anche la possibilità agli stessi pubblici ministeri, nel momento in cui hanno messo da parte reati di modesta importanza (in tal caso vengono in rilievo infatti reati contravvenzionali e reati per i quali il massimo della pena è previsto in quattro anni), di dedicarsi con più impegno alle ipotesi di reato veramente gravi. Si tratta di quelle ipotesi di reato, qui richiamate, cui fa riferimento l'opinione pubblica; quelle sulle quali dobbiamo concentrare l'attenzione se vogliamo salvaguardare la sicurezza dei cittadini. Esse sono i punti di riferimento; non certo le ipotesi di reato previste dall'amnistia e da questo provvedimento di clemenza.
Inoltre, ho sentito tante discussioni, questa sera, in questa Assemblea; ma nel merito del provvedimento non si è entrati: sul merito, invece, avremmo dovuto confrontarci, discutendo circa quelle fattispecie di reato che noi abbiamo ritenuto di poter inserire in questa ipotesi legislativa di clemenza. Allora, avremmo potuto discutere, in un confronto civile e costruttivo, se aggiungere o espungere talune ipotesi di reato, il che poteva costituire, nel momento attuale, un momento di riflessione ed anche di considerazione da parte dell'opinione pubblica. Nulla di tutto ciò. Si è detto esclusivamente: esiste il problema ma - è quanto sostenuto da una parte della sinistra - noi, lo risolveremo fra tre mesi. Ebbene, non comprendo perché, sul piano politico, sul piano della sostanza del ragionamento, questo problema oggi non possa essere affrontato mentre potrà esserlo fra quattro mesi.

PRESIDENTE. Onorevole...

ANTONIO MAROTTA. Ciò ci lascia molto, molto perplessi.
Ecco perché, con queste considerazioni, noi ci siamo dichiarati fin dal primo momento favorevoli all'amnistia ed all'indulto (Applausi dei deputati del gruppo dell'UDC Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (CCD-CDU)).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Finocchiaro. Ne ha facoltà.

ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi voteremo a favore di queste proposte emendative; ma poiché troppo distanti sono le ragioni nostre da quelle che i colleghi della Lega e di Alleanza nazionale hanno qui riferito, io vorrei esporre brevemente i motivi per i quali noi riteniamo - l'abbiamo già detto in questa Assemblea, e l'abbiamo già chiarito più volte in Commissione - che questo provvedimento, nella parte in cui reca la previsione dell'indulto, è da approvare, e da approvare immediatamente; non così per la parte in cui reca la previsione dell'amnistia. Cercherò di spiegare brevemente le ragioni per le quali a questa amnistia noi ci opponiamo.


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Un dato i colleghi che hanno sostenuto il provvedimento di amnistia hanno, non dico occultato - sostenerlo sarebbe ingeneroso da parte mia -, ma certo mai evidenziato durante le lunghe giornate di propaganda e di manifestazioni in favore, appunto, dell'amnistia. Il dato, vale a dire, che questa amnistia copre i delitti compiuti fino al 1o giugno 2001; questa amnistia avrebbe, dunque, effetto su una platea di reati che per metà sarebbero prescritti, trattandosi di contravvenzioni (e forse la mia stima è ingenerosa per difetto). D'altra parte, la misura non servirebbe neanche allo scopo tipico delle amnistie, quello di liberare gli uffici giudiziari dal carico di contenzioso nel momento in cui si proceda ad una riforma strutturale che, ad esempio, acceleri i processi o meglio organizzi il lavoro giudiziario. Infatti, i processi per reati commessi cinque anni fa sono già andati avanti ed hanno già occupato le aule giudiziarie.
E poi vi è una ragione, che io ritengo «la» ragione.
Altri colleghi - anche del mio gruppo -, nel corso del dibattito, muteranno forse questa gerarchia, tuttavia la ragione è la seguente.
Vedete, onorevoli colleghi, un paese non può sopportare un'amnistia all'anno: ciò mi sembra troppo chiaro, e non attiene alla responsabilità di nessuna forza politica sostenere una scelta di questo genere. Mi dispiace essere distante, su questo punto, dall'onorevole Buemi, al quale mi permetto anche di dire, in maniera assolutamente amichevole, che mi sembra molto singolare anche l'idea dell'amnistia come riforma; ma su questo aspetto, torneremo più tardi.
Votare «sì» a questa amnistia brucia la possibilità di varare nella prossima legislatura, accompagnandola a riforme che velocizzino i processi, che organizzino il lavoro degli uffici giudiziari, che vedano una diversa ripartizione degli stessi uffici giudiziari sul territorio e che dedichino strutture e risorse alla funzionalità e all'efficienza del servizio giustizia, un'amnistia davvero efficace, che copra i reati commessi non fino al 1o giugno 2001, ma fino a tutto il 2004, ed io direi anche fino ad una parte del 2005.
Su questo punto - è questo il dato politico - il mio gruppo si impegna. Vedete, onorevoli colleghi, ho voluto fare questa affermazione scandendo anche le parole perché stiamo ragionando nell'ambito di un contesto sul quale grava l'anatema lanciato da Forza Italia: o si votano insieme amnistia ed indulto, oppure non se ne fa niente!
Guardate, detta così, potrebbe essere interpretato, in maniera semplicistica, come un ricatto nei nostri confronti. Mi permetto di dire, e si tratta di un punto politico sul quale richiamo l'attenzione dei colleghi, che tale affermazione non suona come un ricatto e non pende su di noi; al contrario, mi pare sia diretta a tutti coloro verso i quali la discussione di questi giorni - che noi, per senso di responsabilità, non abbiamo suscitato - si è rivolta: mi riferisco a quelli che stanno nelle carceri, a coloro che aspettano un provvedimento di indulto ed a quelli che attendono un provvedimento di clemenza.
Ma tale affermazione - chiamiamola ricatto, per intenderci - assume questa caratteristica perché, lasciatemelo dire, si tratta di un modo politicistico di affrontare la partita; mi sembra, invece, che proprio su questa materia e su tale questione il politicismo sia un rischio dal quale dovremmo tutti sfuggire.
L'unica domanda alla quale dovremmo rispondere è: a che cosa serve il provvedimento in esame? Io dico che serve un provvedimento di indulto che valga a far sì che chi è in carcere e sta scontando una pena possa vedersi abbonata una parte della pena stessa, in ragione della gravità del reato che ha commesso, tornando in carcere nel caso in cui, avendo usufruito dell'indulto, dovesse commettere un ulteriore reato. A questo serve: a risollevare la speranza di coloro che si trovano in carcere, a far fronte al sovraffollamento carcerario ed a tenere fede alle promesse che sono state fatte ed alle aspettative che sono state suscitate!


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Mi rivolgo anche, onorevoli colleghi, agli amici della nostra coalizione. Guardate che, con questa posizione, ci assumiamo delle responsabilità. Potremmo comportarci in maniera politicistica; potremmo agire facendo finta di niente; potremmo anche votare a favore di questa amnistia che poco produce, che così poco mantiene, ma che così tanto ipoteca le possibilità per il domani! Ma questa possibilità, che è diventato un nostro impegno, noi non possiamo bruciarla.

PRESIDENTE. Onorevole Finocchiaro, si avvii a concludere!

ANNA FINOCCHIARO. Concludo, signor Presidente.
Potremmo dire, come afferma l'onorevole Rossi, che, votando a favore di questa amnistia, ci portiamo avanti per quando governeremo. Ma non lo facciamo, onorevoli colleghi, e non si tratta di una scelta semplice. Non lo facciamo perché cerchiamo di essere fedeli al proposito di fare sul serio e di assumerci responsabilità, anche se, come spesso accade per le scelte responsabili e lungimiranti, esse sembrano non premiare al momento.
Sbagliamo? Tanti colleghi della nostra coalizione, come l'onorevole Intini, ci dicono che forse sbagliamo. Io credo di no; in ogni caso, onorevoli colleghi, anche se noi sbagliassimo - ed io ritengo di no -, non lo faremmo suscitando speranza e disperazione per calcolo elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prendete posto, per cortesia. Adesso porrò in votazione gli identici emendamenti Lussana 1.1 e Anedda 1.2, interamente soppressivi dell'articolo 1. Ricordo, l'ho già fatto stamattina, che si applica il principio della maggioranza semplice.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Lussana 1.1 e Anedda 1.2, non accettati dalla Commissione e su cui il Governo si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione - Commenti del deputato Buontempo).

Me lo indichi, onorevole Buontempo, chi vota per due. Onorevoli colleghi, nessuno voti per due!

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana - Vedi votazioni).

(Presenti 405
Votanti 397
Astenuti 8
Maggioranza 199
Hanno votato
sì 206
Hanno votato
no 191).

Prendo atto che l'onorevole Crucianelli ha erroneamente espresso un voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere un voto contrario.
A seguito della votazione testé svoltasi, è preclusa la votazione degli articoli da 2 a 5, che recano disposizioni applicative delle previsioni in materia di amnistia recate dall'articolo 1, come il relatore potrà confermare.
Onorevoli colleghi, ascoltatemi un secondo. Scusate Onorevole Giovanardi, la prego... Poiché la questione è abbastanza delicata, prego soprattutto i presidenti di gruppo di prestare un attimo di attenzione. Come voi sapete, primi cinque articoli di questo provvedimento sono riferiti all'amnistia, e la restante parte, che si riferisce all'indulto, è in condizione di avere una sua autosufficienza di carattere giuridico. Pertanto, dobbiamo adesso passare all'esame dell'articolo 6, relativo alla concessione dell'indulto. Andiamo avanti: questa è la logica.
Chiedo ora il parere del relatore ...

ANDREA GIBELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, come lei sa, nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo avevo sottolineato il fatto di aver seguito interamente i lavori anche in Commissione: questo è un impegno mio e, naturalmente, non lo voglio estendere agli altri.
Tuttavia, in questo momento, al di là della necessità di proseguire sul piano tecnico i lavori, chiedo agli amici di Forza Italia, che hanno fatto una dichiarazione precisa in termini di posizione politica, come intendano andare avanti su questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. È un'affermazione legittima, ma sul piano procedurale devo dare la parola al relatore per il parere.

IGNAZIO LA RUSSA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Onorevole Mormino, la prego di attendere.
Onorevole La Russa, ne ha facoltà.

IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, in tante altre occasioni un voto assai meno importante di questo, assai meno incisivo sull'insieme del provvedimento, assai meno stravolgente, ha portato alla sospensione della seduta per procedere ad una doverosa verifica con i presidenti di gruppo e ad una riflessione attenta in Commissione per verificare se il provvedimento da solo reggesse, se vi fosse l'adesione di quei gruppi che lo avevano sostenuto per intero. Mi sembra, devo dirlo, assai semplicistico proseguire come se niente fosse accaduto. Qui è successo qualcosa di importante: non soltanto è stato bocciato mezzo provvedimento, ma abbiamo sentito chiaramente l'onorevole Finocchiaro affermare con molta chiarezza - devo dire in maniera ineccepibile - che non si capisce come mai, se non si vota questa parte, poi alcuni non voteranno la seconda parte, ossia l'indulto. In altre parole, vi è già il seme preciso dell'assenza di una maggioranza anche per la seconda parte.
Signor Presidente, la invito a valutare l'opportunità di convocare la Conferenza dei presidenti di gruppo oppure di rinviare in Commissione il provvedimento. La invito caldamente ad effettuare questa valutazione.

PRESIDENTE. Onorevole La Russa, questa volta ho studiato, mi sono preparato bene... È perciò che sono passato con decisione all'articolo 6.
Ciò che lei dice è ineccepibile, anzi, sul piano politico devo dire che ha non uno, ma dieci motivi di fondamento. Sul piano regolamentare, vi è un provvedimento incardinato in Assemblea e, contrariamente ad altre circostanze, in cui una «bocciatura» clamorosa di parti del provvedimento ha portato il Presidente della Camera a rinviare la decisione al Comitato dei nove, questa volta il discorso era chiarissimo fin dall'inizio. Infatti, il provvedimento - in tal senso ho detto che ho studiato - è talmente chiaro in una parte e nell'altra che tutte le questioni politiche che lei pone rimangono nel loro valore intatto, ma sul piano regolamentare la seduta è incardinata. Dunque, o qualcuno di voi - non voglio suggerire io eventuali indicazioni - ha una proposta da formularmi, che apra una fase nuova (lo dico perché sul piano regolamentare ciò è possibile) o debbo passare all'esame dell'articolo 6.

IGNAZIO LA RUSSA. Lo abbiamo chiesto, Presidente, il rinvio in Commissione!

MAURIZIO GASPARRI. Abbiamo chiesto il rinvio in Commissione!

ELIO VITO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, voglio ricordare ai colleghi che Forza Italia su questo tema - e lo ha detto molto efficacemente il presidente Pecorella nel corso della seduta straordinaria, l'unica che si è


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tenuta in questa, e per la verità anche in altre legislature - una posizione di grande chiarezza.
Sono stato proprio io, signor Presidente a proporre nella scorsa riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, ieri, che di questo tema l'Assemblea discutesse subito, nella giornata di oggi, e non si rinviasse alle fasi conclusive della legislatura, all'ultima settimana, o, peggio ancora, non lo si trattasse affatto. Ho chiesto ciò, signor Presidente, nella consapevolezza che le forze politiche hanno, anzitutto il dovere e la responsabilità di non creare aspettative all'esterno e, soprattutto, di non crearne quando le categorie che sono interessate ai provvedimenti sono, come coloro che vivono nella situazione della costrizione carceraria, in condizioni particolari.
Qual è la posizione che Forza Italia, da cinque anni, esprime nel Parlamento? È una posizione coerente con la tradizione del nostro paese e con tutti i provvedimenti di amnistia e di indulto varati nella storia repubblicana. Noi siamo stati sempre favorevoli ad adottare, in questa legislatura, un provvedimento di clemenza, sia prima dell'appello rivolto dal Sommo Pontefice in Parlamento e, a maggior ragione, dopo tale appello; un provvedimento che si traducesse nella forma legislativa e costituzionale dell'amnistia e dell'indulto e che potesse servire non solo rispetto al fenomeno, che è stato denunciato anche dal ministro della giustizia, del sovraffollamento delle carceri, ma anche rispetto a molti altri mali oggi presenti nel campo della giustizia. Questa è stata la posizione assunta da Forza Italia in tutta questa legislatura, più volte resa nota dai nostri esponenti sia in Commissione, sia in questo stesso dibattito, sia nel corso della seduta del 27 dicembre, sia ancora ieri sera, con l'intervento, oltre che del relatore, dell'onorevole Taormina.
Quindi, mi stupisce che ora si chieda, da parte di qualcuno, a destra o a sinistra, cosa farà Forza Italia. Forza Italia, non essendo passato il provvedimento di amnistia, ed essendo favorevole ad un provvedimento di amnistia e di indulto, non è favorevole ad un provvedimento di solo indulto, che ritiene essere contraddittorio e sbagliato. Da un punto di vista giuridico - non sono un esperto, signor Presidente - avrebbe, al limite, potuto avere senso un provvedimento di sola amnistia, ma mai e giammai avrebbe senso un provvedimento di solo indulto, che non ha alcun precedente ed alcuna logica (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia) e sul quale non capisco perché importanti ed illustri colleghi della sinistra, magistrati ed avvocati, ci stanno trascinando, sapendo perfettamente che esso non risponde ad alcuna logica, né con sovraffollamento delle carceri, né riferimento al lavoro processuale. Di ciò credo che me ne potranno dare atto i colleghi Buemi e Giachetti, che sono stati tra i primi promotori dell'iniziativa della convocazione delle Camere. Quindi, non sorprenderà nessuno che Forza Italia oggi confermi ciò.
Signor Presidente, detto ciò - e mi rivolgo al collega La Russa - sono comunque dell'avviso che anche il voto sull'articolo 6 debba avere luogo oggi per far sì che, così come si è verificato che non vi è stata una maggioranza favorevole all'amnistia (e qui siamo stati sconfitti), si accerti che non vi è neanche una maggioranza favorevole all'indulto, come invece reclamano, a mio giudizio strumentalmente, i colleghi della sinistra.
Quindi, si proceda anche a questo voto, perché sospendere l'esame del provvedimento, rinviarlo in Commissione e chiedere un ulteriore dibattito significherebbe far nascere ancora ulteriori equivoci, creare aspettative all'esterno e mostrare scarso senso di responsabilità (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'UDC Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (CCD-CDU)).
Ciò premesso, non so perché venga chiamata in causa la posizione di Forza Italia. In questi cinque anni, con la nostra attività parlamentare, non abbiamo ritenuto di fare campagna elettorale, e lo dico anche a stimabili colleghi di maggioranza; figuratevi se ci mettiamo ora a fare campagna elettorale sulla situazione giudiziaria


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e sulla pelle delle persone! Forse, altri adottano questo metodo e questo stile; ma non è il nostro, signor Presidente (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, scusatemi un secondo. Diamo un po' di ordine: hanno parlato gli onorevoli Gibelli, La Russa, Elio Vito; l'onorevole Mazzoni, come anche altri colleghi, hanno chiesto di parlare.
Dopodiché, la mia idea è esattamente quella che ha espresso il presidente del gruppo di Forza Italia, ma per un fatto di responsabilità.
Prego, onorevole Mazzoni, ha facoltà di parlare.

ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, l'intervento dell'onorevole Elio Vito, in parte, assorbe il mio. Volevo, infatti, rivolgere un appello a Forza Italia per capire quale fosse la sua posizione, considerata anche la posizione del relatore, onorevole Mormino.
Vorrei, poi, sottolineare la posizione dell'UDC rispetto al prosieguo dei lavori. Come ha cercato di segnalare, nei giorni passati e anche nelle ultime ore, l'onorevole Pisapia ai suoi alleati dell'opposizione, il tatticismo messo in atto dal centrosinistra ha colpito. Quel vostro tatticismo ha portato al fallimento di questo provvedimento. In quest'aula era a tutti nota la posizione dei gruppi dell'UDC e di Forza Italia. Mi sorprende, onorevoli colleghi, ritrovare un tale anelito ed ascoltare tanta passione da parte vostra nei confronti dell'indulto e, nonostante ciò, andare avanti nella contrarietà ad un provvedimento di amnistia che, seppure contraddittoriamente, è stato definito dai più del centrosinistra come un provvedimento inutile, che quindi non poteva far paura, come un provvedimento che, sicuramente, non sollevava quella incertezza sociale che anche l'onorevole Fassino, che ritorna sui suoi passi, oggi ha fatto presagire. Né, tantomeno, questa amnistia avrebbe toccato le vicende legate ai drammatici crack finanziari degli ultimi anni: lo dice la data, che è stata ripetuta da più parti, e lo dice anche l'esplicita esclusione di taluni reati chiesta dall'UDC quando ha presentato l'emendamento che inseriva l'articolo sull'amnistia.
Evidentemente, l'ipocrisia doveva essere protagonista di questa aula, come mi sono permessa di dire anche in Commissione. È un atteggiamento che non paga, e mi dispiace per le reazioni che, indubbiamente, questa inutile celebrazione di oggi produrrà all'esterno, poiché, inevitabilmente, ci saranno conseguenze drammatiche.
L'UDC in Commissione ha espresso un determinato parere su tutti gli emendamenti e anche sull'articolato che segue, perché li riteneva strettamente collegati alla prima parte del provvedimento; adesso, abbiamo una posizione diversa. Non crediamo che un provvedimento di clemenza possa ritenersi realmente tale se non è completo; un mezzo provvedimento è una forma di inganno. Noi, come UDC - e concludo signor Presidente - abbiamo esercitato in questi giorni (e continuiamo a farlo adesso con la nostra posizione) il nostro senso di responsabilità, quel senso di responsabilità al quale qualcuno dei colleghi della Lega ci richiamava. Per noi questo è esercizio di responsabilità istituzionale: assumere decisioni anche difficili e non assecondare un'onda emotiva che, per quanto comprensibile, non è giustificabile (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (CCD-CDU) e di Forza Italia).

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. È un momento abbastanza triste della vita parlamentare perché ho l'impressione che il dibattito che si sta sviluppando su un voto molto serio nasconda, in effetti, delle ipocrisie. Se c'è una questione su cui abbiamo sviluppato il confronto in questi mesi e in questi anni, questa è quella riguardante l'affollamento delle carceri. Anche il dibattito


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che si è svolto in ordine agli emendamenti soppressivi dell'articolo che prevedeva l'amnistia, in effetti, è risultato deviato rispetto al merito in discussione, dal momento che si è parlato del tema del sovraffollamento delle carceri pur sapendo che l'amnistia non era finalizzata a questo obiettivo. Come tutti sanno, l'amnistia è finalizzata all'alleggerimento del carico delle pratiche accumulate sul tavolo dei pubblici ministeri. Non è un provvedimento clemenziale in senso stretto e non produce effetti efficaci riguardo al sovraffollamento delle carceri: questo è il problema affrontato dall'indulto. L'abbiamo affrontato in misura modesta con il provvedimento assunto due anni fa - il cosidetto indultino - ma questa volta volevamo affrontarlo in termini ancora più efficaci, approvando un provvedimento clemenziale di indulto. Non è vero - lo voglio dire al collega Vito - che non ci sono dei precedenti, perché nel 1990 il Parlamento ha approvato un provvedimento di indulto.
La verità, molto semplice, è che qui vi sono delle forze politiche che hanno utilizzato il tema dell'amnistia perché non volevano che fosse approvato il provvedimento dell'indulto, e la polemica che si fa in questo momento sul voto che c'è appena stato è strumentale! Sapevano, quelli che hanno introdotto il voto sull'amnistia, che questa non sarebbe passata e hanno utilizzato il tema dell'amnistia per poter avere un argomento obliquo, falso per dire di «no» all'indulto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)! La verità è che a voi della condizione della popolazione carceraria, della condizione dei detenuti non interessa niente! A voi interessa semplicemente strumentalizzare ogni tema pur di non affrontare questo, che è il problema centrale, che non avete affrontato in cinque anni di Governo: la condizione delle carceri è peggiorata ed è destinata a peggiorare ancora di più!
Ancora recentemente, all'indomani dell'approvazione di un provvedimento assolutamente inqualificabile, il ministro della giustizia ha detto che la situazione carceraria sarebbe esplosa. Lo ha detto un minuto dopo, non un minuto prima, l'approvazione dell'ex Cirielli, a conferma che a voi della condizione carceraria non interessa niente!
Se, a questo punto, vi rifiutate di votare l'articolo 6, di votare l'indulto, finalmente si sarà rivelato qual è il vostro stato d'animo, qual è la vostra riserva mentale, qual è l'atteggiamento con cui siete venuti in aula ad affrontare questi problemi: semplicemente, un atteggiamento strumentale, elettoralistico! Ripeto: siete assolutamente disinteressati alla condizione delle persone che soffrono!
Se vi sta a cuore la condizione di sofferenza dei detenuti, avete solo una strada: approvare il provvedimento di indulto! Ci sarà poi il tempo per affrontare il tema dell'amnistia, ma in termini molto più seri e non come ce l'avete proposto oggi. Lo voglio dire anche ai colleghi Buemi e agli altri dell'opposizione, i quali sono consapevoli del fatto che un'amnistia così come configurata nell'articolo che è appena stato soppresso era una presa in giro perché non risolveva alcun problema: non quello delle carceri, per le ragioni che ho detto, ma neppure quello dei pubblici ministeri, per la ragione molto semplice che un'amnistia che riguarda i reati precedenti il giugno del 2001, che sono largamente prescritti, non serve a niente, se non ad una speculazione elettoralistica alla quale noi ci siamo sottratti (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, darò ora la parola ad un esponente del gruppo Misto e, subito dopo, all'onorevole Finocchiaro, che ne ha fatto richiesta.
Se l'onorevole Cento vuole lasciare la parola all'onorevole Intini... Onorevole Cento, lei è noto per la sua generosità: se vuole smentirla, se ne assume la responsabilità...

PIER PAOLO CENTO. No, no, rimango generoso...


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PRESIDENTE. Sta bene. Questo gesto le fa onore, onorevole Cento.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Intini.

UGO INTINI. Signor Presidente, non abuserò della vostra cortesia e spero di parlare anche a nome dell'onorevole Cento, il quale mi interromperà se sarà contrario alle mie osservazioni.
Avremmo voluto l'amnistia e l'indulto, perché entrambe le misure sono contro l'affollamento abominevole delle carceri, ma, in più, l'amnistia è contro l'affollamento delle carte sul tavolo dei magistrati e dei processi che bloccano la giustizia e che - essi sì - danneggiano la sicurezza del nostro paese.
Capisco la lotta della Lega e di Alleanza nazionale contro l'amnistia. Non capisco, però, l'ostilità manifestata dai Democratici di sinistra e dalla Margherita. Mi sembra grave che si sia creato uno schieramento trasversale che comprende, come si evince dalla votazione che si è appena svolta, Lega, Alleanza nazionale, Democratici di sinistra e Margherita.
L'indulto da solo non funzionerà, perché avrebbe dovuto essere accompagnato dall'amnistia. Tuttavia, non siamo disponibili a partecipare ad un gioco al massacro, alla commedia degli equivoci, non ci piacciono i ricatti e le ripicche. Voteremo, pertanto, per l'indulto, perché, se esso libererà anche soltanto un carcerato, sottraendolo a questo mostruoso sistema penitenziario del nostro paese che ci rende lo scandalo dell'Unione europea, comunque sarà un effetto positivo.
Pertanto, sia pur denunciando ciò che è accaduto, di cui si valuteranno a lungo le responsabilità politiche, voteremo a favore dell'indulto (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-La Rosa nel Pugno e Misto-Verdi-l'Unione).

ANNA FINOCCHIARO. Chiede di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che i fatti si siano occupati di dimostrare che quel rischio di politicismo, che avevo denunciato con il mio intervento di poco fa, si sia verificato in ogni sua evidenza. Ciò per una ragione: non ho sentito qui, né dall'onorevole Vito, né dall'onorevole Mazzoni, una sola ragione di merito per la quale non debba adottarsi il provvedimento di indulto, che consentirebbe di risolvere il problema del sovraffollamento carcerario e di rispondere alle aspettative e alle speranze che si sono accese nei detenuti e nelle loro famiglie. Non una sola ragione di merito!
Né è apprezzabile la ragione che l'onorevole Mazzoni ha esibito: se questa amnistia non serve a niente, perché non la votate? Non lo facciamo per una ragione molto semplice, onorevole Mazzoni. Lei si richiama alla sua responsabilità istituzionale. Mi permetta di dire che noi la nostra responsabilità istituzionale e politica intendiamo declinarla in altro modo, come fedeltà all'articolo 79 della Costituzione, che prevede la concessione dell'amnistia e dell'indulto, fosse solo per i numeri e per la maggioranza che richiede, come evento eccezionale, come un'occasione non ripetibile e spendibile a distanza di poco tempo.
L'onorevole Intini - che ringrazio per la posizione che esprime a nome del suo gruppo, perché mi pare che essa sia prova di responsabilità - ha denunciato una ragione che più volte, nel corso di questo dibattito, abbiamo contrastato. Non ha senso sgombrare dei pochi fascicoli che fossero ancora sul tavolo dei giudici per reati commessi cinque anni fa al di fuori di una riforma che valga a non far riprodurre, nel giro di sei mesi, come le statistiche della storia della Repubblica dimostrano, lo stesso carico di contenzioso e gli stessi problemi di ingolfamento.
Lasciatemi dire anche un'altra cosa. Capisco che sia l'onorevole Vito sia l'onorevole Mazzoni si facciano carico di un'enfasi che è giusto venga espressa in Assemblea quando si parla a nome dei gruppi che si rappresenta.
Sarebbe stato meglio che quell'enfasi fosse stata utilizzata anche come vigore


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per fare in modo che in Assemblea non vi fosse soltanto il 62 per cento dei componenti del gruppo dell'UDC Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro (CCD-CDU), il 68 per cento del gruppo di Forza Italia e non mancassero all'appello cento deputati, in modo tale che se anche tutto il centrosinistra avesse votato con voi comunque non avremmo raggiunto il quorum richiesto dalla Costituzione.

ANTONIO LEONE. Perché non dici anche le vostre percentuali?

ANNA FINOCCHIARO. A questo punto, le posizioni sono chiare: continuare ad avvolgere nella nebbia dei «politicismi» e delle strumentalità, come diceva l'onorevole Castagnetti, sarebbe l'ulteriore grave degrado che la politica potrebbe mostrare rispetto ad una questione così seria e delicata e che - voglio dirlo - non ci appartiene completamente.
Signor Presidente, il nostro gruppo ritiene che si debba proseguire e che occorra che l'Assemblea si pronunci sugli ulteriori articoli (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

GIULIANO PISAPIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIULIANO PISAPIA. Voteremo a favore di un provvedimento di indulto, pur sempre più consapevoli che sarebbe stato necessario, oserei dire fondamentale oltre che urgente, per la nostra giustizia penale un provvedimento sia di amnistia sia di indulto.
Sarebbe stato ragionevole approvare un provvedimento complessivo proprio per evitare di celebrare dei processi che, alla fine, si sarebbero risolti con una condanna che, in ogni caso, non sarebbe stata scontata dato che sarebbe stata condonata e «indultata» la pena.
In questa situazione, però, preso atto del fatto che l'amnistia non è stata approvata, siamo lo stesso convinti che un provvedimento di indulto, purché limitato, possa quantomeno lenire, limitare i danni e ripristinare una situazione di un minimo di vivibilità e di minore disumanità nelle carceri.
Voteremo quindi a favore, anche se riteniamo che questa sia una giornata amara per il nostro Parlamento ed anche - lo devo dire - per la coalizione di centrosinistra (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, Misto-La Rosa nel Pugno e Misto-Verdi-l'Unione).

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