Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 729 del 12/1/2006
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Si riprende la discussione.

(Ripresa discussione sulle linee generali - A.C. 809 ed abbinate)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, colleghe e colleghi, anche il gruppo dei DS è favorevole al rapido esame di questo testo e si augura che sia possibile, nel giro di poche settimane, far entrare in vigore una legge che riconosce un diritto a lungo disatteso. Il provvedimento è urgente e sul piano costituzionale è molto importante, poichè va a sanare una situazione davvero grave, che ledeva per decine di migliaia di italiani un diritto costituzionalmente previsto e garantito, in particolare per quanto riguarda il personale appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia e il personale dei nostri uffici diplomatici all'estero.
Questa urgenza risulta oggi particolarmente evidente, perché il personale dei nostri uffici diplomatici sta organizzando, con dedizione, fatica e impegno, da quattro anni e mezzo, il voto dei cittadini italiani, non temporaneamente, ma stabilmente residenti all'estero. In questi mesi i nostri uffici consolari sono sovraccarichi di lavoro per garantire ad alcuni milioni di italiani, che potranno per la prima volta farlo, di votare per corrispondenza e così contribuire ad eleggere l'insieme delle nostre prossime Assemblee per la successiva legislatura.
Sarebbe davvero paradossale che quei consoli, viceconsoli e funzionari, che da mesi aggiornano gli elenchi, operando una complicata, discutibile ma efficace operazione di mailing, per cercare di censire una anagrafe precisa dei nostri cittadini italiani all'estero, per garantire finalmente il diritto di voto a quei cittadini, si trovino poi costretti a non votare.
Come ha ricordato il collega Ramponi, fin dall'inizio della legislatura, anche su iniziativa di colleghi del nostro gruppo, tra cui Spini, Angioni ed altri, visto il crescente coinvolgimento delle Forze armate e di polizia italiane in missione all'estero, ci siamo posti il problema di non impedire a circa diecimila cittadini, che vivono un impegno gravoso in missione all'estero, di esercitare il loro diritto di voto.
Finalmente, forse sarà possibile sanare questo vulnus, oggi particolarmente grave. Certo, il testo predisposto dalla Commissione non risolve il problema di quei cittadini che non sono ricompresi in questi due elenchi certi (il Ministero dell'interno e quelli della difesa e degli esteri hanno l'elenco certo di questi nominativi). Colgo l'occasione per chiedere al Governo... se il sottosegretario D'Alì...

PRESIDENTE. Sottosegretario D'Alì, il collega Calzolaio lamenta di non avere la sufficiente attenzione del Governo.

VALERIO CALZOLAIO. Sottosegretario, è ovvio che si tratta di un colloquio utile. Ho una richiesta da farle.

PRESIDENTE. Lei ha perfettamente ragione.

VALERIO CALZOLAIO. Le chiedo, nel corso della sua replica, di discutere anche tre questioni in particolare. Innanzitutto, ci sono gli elenchi di cui al secondo comma dell'articolo 1, a disposizione delle amministrazioni centrali dello Stato. Sarebbe importante che tali elenchi fossero forniti il prima possibile al Parlamento e alla pubblica opinione, visto che non sono elenchi incerti.
In secondo luogo, tuttavia, il 31 dicembre è scaduto anche il termine entro il quale Ministero degli esteri e quello dell'interno dovevano compilare l'altro elenco, che deve essere certo, riguardante l'anagrafe dei cittadini italiani all'estero. Noi le chiediamo formalmente oggi di fornire a tutti i soggetti che dovranno poi rivolgersi nel corso della campagna elettorale ai milioni di cittadini italiani all'estero la loro identità: dobbiamo conoscere chi sono.


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È indispensabile che venga fornito alle forze politiche, al Parlamento, alla pubblica opinione, l'elenco dettagliato, il preciso nominativo dei cittadini che avranno il diritto di votare perché non temporaneamente ma stabilmente residenti all'estero.
Il Governo si era impegnato entro il 31 dicembre ad avere questi elenchi, sulla base anche di una operazione di mailing peraltro discutibile (ma che comunque è terminata); vogliamo quindi conoscere precisamente non solo il numero degli individui coinvolti (che consente anche di sapere in quale dei quattro raggruppamenti della circoscrizione Estero saranno eletti i deputati) ma, più precisamente, l'elenco nominativo. Dico ciò in relazione al fatto che questa legge consente di aggregare alla circoscrizione Estero due elenchi, relativi alle categorie di votanti previsti dalle lettere a) e b) dell'articolo 1, ma non un ulteriore elenco di cittadini italiani all'estero, che erano invece citati utilmente nella proposta di legge Ramponi, cioè, coloro che sono temporaneamente all'estero per motivi di studio o di lavoro. Con l'emendamento 1.1 che abbiamo presentato ci permettiamo di aggiungere una parte di questo possibile ulteriore elenco variabile. Chiediamo quindi al Governo e all'insieme dei gruppi parlamentari che lo rappresentano, di votare a favore dell'emendamento 1.1, che seppure non risolve tutti i problemi di questo elenco incerto, relativo a coloro che sono temporaneamente all'estero per motivi di studio o di lavoro, comunque, comincia, riferendosi ad una terza categoria (quella di coloro che sono all'estero per ragioni di ricerca o di studio universitario), a segnalare la parzialità, pure utile, delle soluzioni adottate con questa legge.
Infine, vi è un'ultima questione che chiama in causa il Governo. Questa legge è transitoria e trova una soluzione d'eccezione perché aggrega i militari, le Forze di polizia e il personale alla circoscrizione estero; tuttavia si tratta di una soluzione imperfetta, perché noi chiediamo ai nostri militari, alle Forze di polizia e al nostro personale diplomatico di risiedere all'estero restando, però, cittadini italiani. Come lei sa, i nostri uffici diplomatici sono sedi italiane all'estero e anche le nostre missioni sono caratterizzate dall'avere una bandiera italiana. Parliamo, cioè, di cittadini pienamente italiani che, quindi, dovrebbero poter concorrere, così come fanno i cittadini italiani, al voto politico, sia rispetto alle maggioranze e alle minoranze, sia rispetto ai programmi elettorali, sia rispetto al fatto che essi sono parte di una comunità italiana che oggi si confronta con una brutta legge elettorale ma, comunque, che ha pur sempre quella legge elettorale (che prevede il voto proporzionale, liste di coalizione e così via). Invece, aggregando la circoscrizione Estero, noi obblighiamo costoro a scegliere fra cittadini che sono permanentemente all'estero, attraverso, peraltro, una normativa come quella data dal voto di preferenza che è specifica per quei 12 deputati e senatori che verranno eletti per la prima volta nel prossimo aprile fra i cittadini italiani all'estero.
Quindi, noi abbiamo chiesto - e ringraziamo per aver ottenuto ciò - che fosse chiaro, fin dall'esordio dell'articolo 1 della normativa al nostro esame, che si parlasse dell'occasione delle prossime elezioni, delle prime elezioni dopo l'entrata in vigore della legge. Tuttavia, bisognerà trovare nella prossima legislatura una soluzione definitiva.
Probabilmente, questo è un problema che riguarda l'insieme della normativa al nostro esame. Noi appoggeremo l'emendamento dell'onorevole Fontana, che chiarisce come questa soluzione non eserciti alcuna influenza rispetto allo status dei funzionari presenti nei nostri uffici diplomatici. Sembra utile chiarire ciò, anche se per noi era scontato, posto che certamente non potremmo definire i cittadini in missione, militare, di polizia o diplomatica come cittadini stabilmente all'estero: essi rimangono temporaneamente all'estero ma restano a pieno titolo nel loro insieme cittadini italiani! Ad essi abbiamo semplicemente chiesto l'esercizio di un delicato incarico all'estero!


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Tuttavia, segnalo a questo proposito il parere espresso dal rappresentante del Governo in Commissione affari esteri: egli ha dato un giudizio negativo su questa normativa! Quando mi sono permesso di sottolineare che il Governo era uno solo e che non si potevano esprimere pareri diversi a seconda della Commissione in cui si interveniva, mi è stato risposto che anche lei la pensa come il rappresentante del Governo in Commissione affari esteri, che ha espresso quella opinione.
Questo è evidentemente impossibile; tuttavia, il Governo ha fatto una brutta figura nel corso dell'iter parlamentare di questa normativa al nostro esame perché, ancora una volta, ha espresso opinioni non concertate fra le varie amministrazioni che erano presenti in Commissione.
Io ora la ascolterò ma le chiedo, da ultimo, di chiarire anche questo punto nella sua replica: il Governo è uno e vorrei sapere qual è la sua opinione su questa normativa.
Per quanto ci riguarda noi siamo d'accordo. Questa normativa, sia pure con soluzioni non perfette, provvisorie, in parte, evidentemente, precarie, risolve al termine della legislatura un problema per noi decisivo: consentire al nostro personale nelle sedi diplomatiche, in missione militare all'estero di votare alle prossime elezioni.
Chiediamo attenzione, rispetto, possibilmente consenso, sull'emendamento che abbiamo presentato, che è uno solo e che aggiunge una soluzione precaria a quelle già trovate con il testo adottato dalla Commissione; chiediamo al Governo, comunque, nella replica e nel corso dell'esame di questo provvedimento, innanzitutto, di rispondere alle richieste precise che abbiamo formulato in relazione agli elenchi e in ordine all'orientamento del Governo medesimo; in secondo luogo di garantire un esame rapido, non solo alla Camera ma anche al Senato, in modo che il testo diventi legge dello Stato e non si traduca soltanto in un esercizio verbale nella seduta dell'Assemblea di oggi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Zaccaria. Ne ha facoltà.

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, condivido le considerazioni ampie svolte dal collega Calzolaio poco fa, che danno il senso della complessità di un provvedimento che pure si presenta rilevante in termini di principio anche se di portata abbastanza circoscritta. Parlo di complessità perché questo provvedimento interseca e si pone in qualche modo all'incrocio fra alcune fondamentali norme della nostra Costituzione: l'articolo 48 e anche l'articolo 3, quella norma che misura e calibra la portata e l'applicazione dei principi sostanziali previsti nella Costituzione (penso all'articolo 3, primo comma, ma anche all'articolo 3, secondo comma, che, in qualche modo, impone di risolvere quelle situazioni di fatto che impediscono l'effettività dei diritti, rendendo necessario l'intervento del legislatore per realizzare la pienezza degli stessi).
Il provvedimento in discussione, quindi, rappresenta il parziale completamento - sottolineo parziale - di un processo che ha attraversato questa legislatura e quella precedente e che certamente interesserà anche la prossima.
Il diritto di partecipazione al voto si è progressivamente esteso a tutti cittadini residenti all'estero, ed ora anche ai cittadini italiani che si trovano temporaneamente all'estero per motivi di lavoro e per limitati periodi di tempo; tale diritto, naturalmente, è reso ancora più forte dal fatto che questi cittadini mantengono la loro residenza in Italia. Un ulteriore passo in questa direzione - che risulterebbe naturalmente particolarmente importante ed innovativo - potrebbe essere rappresentato dall'allargamento del suffragio per le elezioni amministrative anche agli stranieri residenti in Italia da un certo numero di anni. La discussione su questo tema - che è stata sollevata anche grazie ad una serie di iniziative legislative e che ha creato nel paese una particolare emozione - in seguito, però, si è interrotta. Stiamo parlando di un principio che sarebbe


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necessario contemplare all'interno di un processo di portata generale, al fine di consentire ai diversi livelli istituzionali una sempre maggiore legittimazione degli eletti ed una più forte partecipazione al voto.
Gli italiani temporaneamente all'estero - ai quali faceva riferimento in precedenza l'onorevole Calzolaio - rappresentano una categoria di cittadini relativamente vasta, variegata e complessa. Essenzialmente, si tratta di dipendenti degli uffici consolari e delle ambasciate, di militari in missione di pace e anche di soggetti appartenenti ad ulteriori categorie dipendenti e non dipendenti dall'amministrazione dello Stato che, purtroppo, non vedono con questo provvedimento riconosciuto il loro diritto di voto. Quindi, attraverso questo semplice riferimento abbiamo già evidenziato un primo motivo di difficoltà nell'applicazione dell'articolo 3 della Costituzione richiamato un attimo fa. È evidente, quindi, che abbiamo a che fare con un provvedimento di compromesso, con una sorta di soluzione «tampone», transitoria rispetto alle consultazioni ormai prossime e ad un intervento organico e strutturato in materia; tra l'altro, anche la sua limitata efficacia temporale è testimonianza di un simile orientamento.
La necessità e, per un certo verso, l'urgenza di un intervento in tempo utile per permettere la partecipazione alle prossime consultazioni politiche ed al futuro referendum costituzionale hanno portato - lo dico per la terza volta - a questa soluzione di compromesso. La contraddizione più palese, più grave di questo compromesso sta nel solo riconoscimento dell'elettorato attivo e non anche dell'elettorato passivo. I cittadini temporaneamente all'estero voterebbero per le elezioni politiche nella circoscrizione Estero con tutte le particolarità ben note del caso - mi riferisco alla legge n. 459 del 2001 che presenta alcuni problemi e questioni di fondo ancora irrisolti - e non voterebbero, come parrebbe più naturale ed opportuno, per corrispondenza nelle circoscrizioni di loro appartenenza. Questa, secondo me, dovrebbe essere la finalità naturale perché è chiaro che se un soggetto si trova temporaneamente all'estero non può essere sganciato dalla sua circoscrizione di appartenenza e quindi nella progettazione di un nuovo intervento organico in materia di questa esigenza dovremo assolutamente tenere conto.
Un'altra limitazione già sottolineata e da considerarsi in qualche modo discutibile, sebbene risulti in qualche modo giustificata da ragioni di ordine pratico ed organizzativo, è la partecipazione al voto per i soli dipendenti delle amministrazioni dello Stato che si trovano all'estero per motivi di servizio assieme ai loro familiari e conviventi Ad esempio, come è già stato sottolineato nell'emendamento dell'onorevole Leoni 1.1, i docenti universitari e i ricercatori che si trovano all'estero per motivi di studio non rientrerebbero nella categoria dei soggetti coinvolti. Debbo dire che, d'altra parte, e in conclusione, si tratta di un provvedimento necessario: tutti ricordiamo, infatti, il paradosso verificatosi nelle ultime tornate elettorali. Il personale dei consolati italiani, pur lavorando per garantire l'esercizio del nuovo diritto di voto agli italiani all'estero, non poteva però votare in prima persona. Ricordo che molti telegiornali ed organi di stampa segnalarono la singolarità della situazione descritta, probabilmente stimolando e contribuendo, in qualche modo, al risultato che stiamo per realizzare.
In conclusione, volevo dire che questo provvedimento, sul quale abbiamo espresso in linea di principio parere favorevole per le ragioni sottolineate, pone delicate questioni circa l'attuazione degli articoli 48 e 3 della Costituzione; è solo la temporaneità che, in qualche modo, può giustificare la deroga ai principi che ho appena richiamato.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

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