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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge di iniziativa dei deputati Ramponi; Spini ed altri; Borriello; Buemi ed altri: Disposizioni in materia di diritto di voto dei cittadini temporaneamente all'estero.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Cossiga, ha facoltà di svolgere la relazione.
GIUSEPPE COSSIGA, Relatore. Signor Presidente, il testo oggi all'esame dell'Assemblea nasce da una serie di proposte di legge presentate da deputati di diversi gruppi politici, di maggioranza e di opposizione, che avevano l'obiettivo di sanare la grave lesione del diritto del voto di alcuni cittadini residenti temporaneamente all'estero. In particolare, esse volevano sanare l'impossibilità di voto per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato, per i militari impegnati in missioni all'estero, per il personale docente e ricercatori impegnati in attività presso università o istituti esteri, e per altre categorie, peraltro anche molto numerose, come, ad esempio, i naviganti. Queste proposte di legge sono state presentate all'inizio della legislatura, ma, per una serie di ragioni, si è accumulato un fortissimo ritardo nella loro analisi, dovuto non solo ai tempi dell'attività parlamentare in genere, ma anche alla necessità di approfondire alcuni punti; mi riferisco, in particolare, alla recente modifica del sistema elettorale.
La lesione del diritto di voto di queste categorie di cittadini è diventata, se vogliamo, ancor più grave nel momento in cui è stato introdotto, anche con modifica costituzionale, il diritto di voto degli italiani residenti all'estero. Appariva, quindi, ancor più grave che i cittadini italiani, che risiedevano all'estero in maniera temporanea per svolgere attività di servizio, non potessero votare quando i connazionali, da sempre magari residenti nello stesso paese, avevano invece trovato soddisfazione a questo diritto.
Da tale punto di vista, devo dire che la discussione in Commissione non ha visto posizioni pregiudiziali da parte dei gruppi politici poiché si trattava di assicurare l'esercizio di un diritto che tutti i gruppi politici condividevano. Tuttavia, ci si è trovati a discutere di questo argomento nella fase terminale della legislatura e il poco tempo a disposizione nostra e del Ministero dell'interno, per assicurare l'efficacia dell'esercizio di questo diritto, a prescindere dalle modalità che il Parlamento avesse ritenuto opportuno indicare, ci ha obbligato a fare delle scelte sicuramente estreme e, in alcuni casi, dolorose.
Le scelte dolorose, in primis, sono state quelle di limitare il gruppo dei possibili beneficiari della legge alle due tipologie che la Commissione ha ritenuto fossero più facilmente gestibili dalle amministrazioni: i dipendenti del Ministero degli esteri impiegati nelle ambasciate, nei consolati e negli uffici diplomatici ed i militari impegnati in missioni all'estero. Si tratta di due tipologie che, evidentemente, per la
natura del loro servizio, sono facilmente rintracciabili dalle amministrazioni da cui dipendono. Questa scelta dolorosa ci ha costretto a tener fuori altre categorie significative e numerose cui ho fatto riferimento in precedenza.
Devo sottolineare che, su iniziativa di alcuni colleghi dell'opposizione, per rendere meno dolorosa questa scelta fortemente limitante e, al contempo, per lanciare il messaggio che il Parlamento intende far farsi carico dei problemi di tutti e della possibilità dell'esercizio di questo diritto da parte di tutti, nel testo che presentiamo all'Assemblea è stata inserita una norma per cui questa legge, con tali forti limitazioni, sarà valida soltanto per le prossime elezioni politiche e per il prossimo referendum sulla riforma costituzionale. Questa scelta è stata fatta in maniera unanime dalla Commissione, anche per lanciare il messaggio che, poiché ci rendiamo conto che tale legge non può essere identificata come la soluzione definitiva del problema, c'è un impegno da parte di tutti i gruppi politici, sin dall'inizio della prossima legislatura, ad intervenire in maniera più corretta e completa per risolvere il problema per tutti i nostri connazionali che ancora non possono esercitare il loro diritto di voto.
L'altra scelta particolare, quasi anomala e, in un certo senso, dolorosa è stata quella di permettere l'esercizio del voto a queste due categorie attraverso una modifica della legge, recentemente approvata, per l'esercizio di voto dei cittadini residenti all'estero. Come sappiamo, la legge di cui sto parlando ha permesso ai nostri connazionali residenti all'estero di eleggere i propri rappresentanti. Quando mi riferisco ai nostri rappresentanti, voglio dire che, come è noto, il diritto di elettorato passivo è esclusivamente concesso a questi cittadini residenti all'estero; quindi, non si tratta semplicemente di permettere ai nostri connazionali all'estero di votare per l'elezione del Parlamento, ma è stato strutturato un sistema di rappresentanza specifica di questi cittadini residenti all'estero. Ora è evidente che permettere invece alle categorie dei militari in missione e dei dipendenti delle ambasciate e degli uffici consolari residenti all'estero di votare all'interno della circoscrizione Estero costituisce una anomalia. Facciamo semplicemente riferimento al fatto che questi elettori contribuiranno quindi ad eleggere rappresentanti che, in un certo senso, sono estranei alla loro comunità, trattandosi di persone che, bene o male, fanno riferimento sempre all'Italia e non come i nostri concittadini che risiedono all'estero in maniera stabile; tra l'altro, questi stessi elettori avranno soltanto il diritto di elettorato attivo perché, non essendo stabilmente residenti all'estero, non potranno candidarsi nella circoscrizione Estero.
La Commissione si rende conto di questa anomalia, ma l'ha accettata proprio nel tentativo di perseguire l'obiettivo di permettere a questi cittadini di votare rapidamente alle prossime elezioni. Riteniamo che sia un atto dovuto e che il Parlamento non può che chiedere ancora una volta scusa a questi cittadini per non essere riuscito in tempo utile e in maniera definitiva e completa a risolvere il problema. Tuttavia riteniamo che anche questo risultato, se raggiunto, possa essere un passo importante per garantire la tutela del diritto di questi cittadini che, sino ad oggi, il Parlamento e il paese di origine avevano dimenticato.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
ANTONIO D'ALÌ, Sottosegretario di Stato per l'interno. Il Governo si riserva di intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Ramponi. Ne ha facoltà.
LUIGI RAMPONI. Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziare i componenti della Conferenza dei presidenti di gruppo, che finalmente, all'ultimo momento, hanno deciso di calendarizzare questo provvedimento. Dico questo perché, come ha ricordato il relatore, la mia proposta di legge, alla quale hanno fatto
seguito altre, risale al 13 giugno 2001 e da allora la strada è stata irta di ostacoli, direi a volte anche speciosi, e caratterizzata da un'infinità di difficoltà, che in realtà molte volte non erano affatto convincenti.
Lo debbo dire, perché questo provvedimento, come ha ricordato il relatore, mi pare di estrema e fondamentale importanza. Noi abbiamo vissuto per più di cinquant'anni in una situazione per la quale un'alta percentuale di cittadini italiani si è vista non riconosciuto il diritto fondamentale di una democrazia, cioè quello dell'esercizio del diritto di voto. È una cosa incredibile, così come è incredibile che in quest'aula intervengano venti colleghi per un problema relativo alla cioccolata e vi siano invece pochissimi colleghi nel momento in cui si discute di un diritto così fondamentale.
Nonostante questo, siamo riusciti a prendere il discorso «per i capelli», accettando tra l'altro alla fine, come ricordava il relatore, di inserire questa problematica all'interno della legge che prevede il diritto di voto per i cittadini che sono residenti all'estero. È addirittura paradossale che in un paese si riesca a fare in modo che, attraverso una legge che modifica degli articoli della Costituzione, si consenta il voto ai cittadini italiani che risiedono all'estero, mentre non si consente il voto da più di cinquant'anni ai cittadini che si trovano temporaneamente all'estero, moltissimi dei quali per lavoro, per incarichi pubblici, come i nostri 11 mila uomini che sono in missione, o per incarichi professionali privati, solo perché sembra che nessuno sia in condizione di mettere a punto un meccanismo simile a quanto previsto nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo. Io, per una lunga permanenza in Eritrea, posso anche essere cittadino eritreo. Bene, la nostra ex colonia Eritrea consente agli eritrei all'estero, con cittadinanza eritrea, di votare. Mentre le ex colonie italiane prevedono questo diritto per i loro cittadini, l'Italia non lo consente. È un fatto davvero paradossale e per questo esprimo infinita gratitudine alla Conferenza dei presidenti di gruppo, per aver calendarizzato l'esame di questo disegno di legge, nonostante la ristrettezza dei tempi.
Ringrazio quindi i rappresentanti di tutti i partiti, che non hanno posto ostacoli di carattere politico. Nel corso delle scorse vacanze natalizie mi sono recato a trovare i nostri soldati in Kosovo, in Albania e a Nassiryia e tutti mi hanno chiesto, per l'ennesima volta, a che punto fosse questa legge. Ancora non sapevo che sarebbe stata calendarizzata e comunque ho promesso loro tutto il mio impegno affinché si potesse giungere in tempi brevi alla sua approvazione. Oggi sono ben contento di poter sperare che il Parlamento, in uno scatto di nobile convergenza, possa rapidamente approvarlo, cancellando finalmente questa ingiustizia sostanziale e questo vulnus costituzionale. Ne saranno felici e ci saranno grati tutti i cittadini, a partire dai nostri soldati, ai quali sempre qui dentro si tributa il più caldo degli elogi, ma dei quali dovremmo preoccuparci anche quando si discute dei loro diritti.
Tale questione coinvolge, oltre a loro, anche tutti i cittadini italiani che finalmente potranno dire, seppure in un modo non completamente soddisfacente, come ha ricordato il relatore, di poter sostanziare il loro impegno di cittadini italiani anche con l'esercizio del diritto di voto. Esprimo la mia gratitudine a tutti coloro che hanno collaborato a far sì che questa legislatura venga ricordata per aver eliminato una incostituzionalità inaccettabile e una ingiustizia sostanziale nei confronti di tutti i cittadini italiani (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale).
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