![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 7 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 2436-B sezione 8).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore per la VII Commissione ad esprimere il parere delle Commissioni.
ETTORE ROMOLI, Relatore per la VI Commissione. Le Commissioni esprimono parere contrario sugli identici emendamenti Benvenuto 7.1 e Alfonso Gianni 7.30, nonché sull'emendamento Grandi 7.6. Per quanto riguarda gli emendamenti Sergio Rossi 7.2 e Volontè 7.3, mi sembra che siano già stati ritirati dai presentatori.
Le Commissioni infine, invitano al ritiro dell'emendamento Volontè 7.5, se non è stato già ritirato dal presentatore.
MARIA TERESA ARMOSINO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il parere del Governo è conforme; nell'ipotesi di mancato ritiro degli emendamenti, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vigni. Ne ha facoltà.
FABRIZIO VIGNI. Grazie Presidente, ci sono molte buone ragioni che spingono a proporre la soppressione di questo articolo. Tra le altre ne voglio ricordare soltanto tre.
La prima ragione è che questa norma, che prevede la sterilizzazione del diritto di voto delle fondazioni nelle assemblee delle società bancarie per le azioni eccedenti il 30 per cento, comprime in modo inammissibile l'autonomia delle fondazioni che sono - è bene ricordarlo - soggetti aventi natura giuridica di diritto privato. Si tratta, al tempo stesso, di una norma in contrasto evidente e palese con quanto più volte ribadito dalla Corte costituzionale.
Mi riferisco, in particolare, alle sentenze nn. 300 e 301 del 2003 che sono, da questo punto di vista, inequivocabili.
La seconda ragione è che siamo di fronte ad una norma che ha, per così dire, un segno punitivo-dirigista al punto tale che anche autorevoli esponenti della maggioranza, come ad esempio l'onorevole Volontè, l'hanno definita, se non sbaglio, addirittura una norma allucinante. Si tratta di una norma che appare confezionata su misura per tre fondazioni - Siena, Genova e Firenze - e, come tale, non rispetta quei principi di generalità ed astrattezza cui una legge dovrebbe rispondere. È una norma che cambia le regole del gioco quando la partita è già in corso; e le cambia rispetto a quanto già previsto dalla legge sulle fondazioni, la cosiddetta legge Ciampi, che peraltro prevede modalità precise, ma del tutto diverse da questa, da applicare alle fondazioni che non abbiano dismesso il controllo. Ed è al tempo stesso una norma che (questo è forse, fra i tanti, l'aspetto più grave) interviene pesantemente - in termini calcistici potremmo dire che interviene a gamba tesa - per condizionare gli assetti del sistema bancario.
Vi è, infine, una terza ragione che vale la pena di segnalare. Mi riferisco al fatto che questo articolo 7, introdotto surrettiziamente in Commissione finanze qui alla Camera, è per di più un corpo del tutto estraneo a questo provvedimento che, com'è noto, riguarda tutt'altra materia, cioè la tutela del risparmio.
Per tutte queste buone ragioni, invito i colleghi, anche quelli della maggioranza, a riflettere e ad accogliere questi identici emendamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, anche noi del gruppo di Rifondazione comunista siamo favorevoli alla soppressione dell'articolo 7 del provvedimento che, se la memoria non mi inganna, è stato introdotto con modalità politicamente assai discutibili al Senato, mentre non era stato inserito, per volontà generale, nel testo varato qui alla Camera.
Condivido nella sostanza le motivazioni portate dal collega Vigni, cofirmatario di un emendamento soppressivo identico al mio. Qui, a mio avviso, si tratta di evitare sia l'adozione di una logica punitiva nei confronti delle fondazioni, uno degli elementi meno negativi all'interno della riforma di quella che è stata definita «la foresta pietrificata» (il sistema bancario italiano), sia anche che logiche di contrapposizione, a volte interne ai medesimi schieramenti politici, facciano aggio sul buonsenso e sui caratteri di astrattezza e di generalità che la legge deve necessariamente possedere.
Questo Parlamento, purtroppo, è aduso a leggi ad hoc e ad personam. Cerchiamo, pertanto, di evitare che qui si intraprendano iniziative legislative contro alcune ben determinate fondazioni per limitarne la possibilità d'azione e l'incidenza in sede decisionale.
Quelle appena enumerate sono le ragioni per le quali raccomandiamo l'approvazione di questi identici emendamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pinza. Ne ha facoltà.
ROBERTO PINZA. Signor Presidente, noi voteremo a favore degli emendamenti soppressivi in esame.
Vorrei che qualcuno si alzasse e mi spiegasse che senso ha la norma che intenderemmo sopprimere. Essa disciplina soggetti privati, le fondazioni (tali definite per legge), e dispone che, se una fondazione ha più del 30 per cento, comunque vota per il 30 per cento! Una norma precipitata dall'alto per disciplinare la vita delle società bancarie, alle quali dice: guardate che per voi valgono le regole che valgono per tutte le altre società, a meno che non abbiate la ventura - o la disgrazia - di avere tra i soci una fondazione; in quest'ultimo caso, non avete un socio di riferimento che vale per quello che ha, perché, qualunque cosa abbia, tale socio vale il 30 per cento!
Questa è una norma incostituzionale ed irrazionale. Ma poiché le cose irrazionali non avvengono mai per caso, non sarebbe male che il ministro, passando casualmente da questo emiciclo prima di fare qualche ulteriore guaio (come mi pare stia facendo in queste ultime ore), venisse a spiegarci perché l'ha voluta.
In realtà, la disposizione incide sulla struttura di comando di tre banche: Cassa di risparmio di Genova, Cassa di risparmio di Firenze e Monte dei Paschi di Siena. Per carità, io non lo accuso di questo, ma il ministro venga a spiegarci se, per caso, una norma siffatta non sia stata elaborata da chi ha in mente la struttura direttiva di una, di due o di tutte e tre le banche che ho menzionato: questa è l'unica spiegazione di una norma palesemente irrazionale ed incostituzionale.
Pertanto, credo che noi - e non soltanto noi, ma tutti i parlamentari che si rendono conto della peculiarità della norma - voteremo a favore degli emendamenti soppressivi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franci. Ne ha facoltà.
CLAUDIO FRANCI. Signor Presidente, l'onorevole Vigni ha già spiegato ampiamente le ragioni che ci hanno indotto a presentare l'emendamento Benvenuto 7.1, anche da noi sottoscritto, che propone di sopprimere l'articolo 7.
In particolare, il collega ha illustrato i contenuti incostituzionali della norma, della quale ha posto in risalto l'assurdità - perché un soggetto che detiene più del 30 per cento delle azioni non può esercitare il diritto di voto in proporzione al capitale posseduto -, nonché la volontà punitiva nei confronti di tre soggetti. Quindi, la norma non ha carattere generale, ma è mirata contro la Cassa di risparmio di Genova, la Cassa di risparmio di Firenze ed il Monte dei Paschi di Siena.
Si tratta di un vero e proprio intervento «a gamba tesa», punitivo, che non ha rilievo di carattere nazionale e che interviene in una partita già aperta. Per questi motivi, mi associo all'invito, già rivolto ai colleghi da chi mi ha preceduto, a votare a favore degli emendamenti soppressivi dell'articolo 7.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Ricordo che gli emendamenti Volontè 7.3 e 7.5 e Sergio Rossi 7.2 sono stati ritirati dai presentatori.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Benvenuto 7.1 e Alfonso Gianni 7.30, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 455
Votanti 454
Astenuti 1
Maggioranza 228
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 243).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 7.6, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 467
Votanti 466
Astenuti 1
Maggioranza 234
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 261).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 468
Votanti 466
Astenuti 2
Maggioranza 234
Hanno votato sì 253
Hanno votato no 213).
![]() |
![]() |
![]() |