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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, vorrei solo sottolineare il valore di questa innovazione, che - se vogliamo - è modesta nel contenuto normativo, perché si autorizzano soggetti diversi e i rappresentanti dei territori alle visite in carcere, ma è molto significativa perché richiama la nostra attenzione. Mi sono permesso di intervenire, seppure brevemente, proprio per richiamare l'attenzione di tutti i colleghi sul tema delle carceri e del rapporto tra carceri e territorio.
È un tema doloroso, irrisolto e antico, che naturalmente non si risolve semplicemente prevedendo un novero più ampio di soggetti legittimati alle visite ai detenuti. Tuttavia, anche questo è un passaggio verso una politica per le carceri, che necessita di maggiore attenzione e non solo di maggiori risorse.
Il ministro della giustizia Castelli chiede maggiori risorse al suo collega dell'economia. Mi pare che i risultati di questa ricerca non siano positivi nell'ambito della finanziaria.
Tuttavia, ripeto, non solo di risorse vi è bisogno per le carceri. La nostra preoccupazione è forte e le cifre, purtroppo, la confermano. Ci sono circa 19 mila detenuti in più rispetto alla capienza sostenibile, fissata nel numero di 42 mila detenuti. Solo il 10 per cento della popolazione carceraria lavora. Anche da questo punto di vista, è importante il rapporto con il comune, la provincia e gli altri enti territoriali. Ancora registriamo situazioni di sovraffollamento gravissime e disumane sotto il profilo delle più elementari norme igieniche. Dunque, una politica per le carceri è necessaria e molto tempo è stato perduto. È necessaria anche una politica criminale, cioè un politica di depenalizzazioni e di sanzioni alternative al carcere.
Questo voto prevedibilmente unanime, del quale ci rallegriamo e di cui il gruppo della Margherita, in modo particolare, si è fatto promotore, deve essere un momento di soddisfazione ma anche di attenzione ad una politica per le carceri che, purtroppo, in Italia continua a mancare (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carboni. Ne ha facoltà.
FRANCESCO CARBONI. Il gruppo dei Democratici di sinistra esprimerà voto favorevole su questo provvedimento, l'unico che, nel corso di questa legislatura, è stato adottato con attenzione al sistema penitenziario. Come ricordava il collega Mantini, ormai siamo arrivati al numero di 60 mila detenuti.
In questi cinque anni, il Governo e, in particolare, il ministro che ha la responsabilità del Dicastero della giustizia nulla hanno fatto per risolvere i gravissimi problemi
che già affliggevano il sistema penitenziario. Anzi, tutta la politica del ministro, in questi cinque anni, è stata rivolta a penalizzare ulteriormente tale sistema ed è stata insensibile ad ogni problema, chiusa a qualsiasi soluzione.
Gli aspetti di maggior rilievo sono stati la modifica dei parametri relativi agli spazi di detenzione e l'abbandono della sanità penitenziaria, le cui risorse sono state ridotte del 30 per cento. Ci sono problemi relativi al personale che opera nel sistema penitenziario. Hanno scioperato tutti: i detenuti, i malati, il personale civile, il personale dei ministeri e il personale in servizio di polizia penitenziaria. Si registra un decremento totale dei servizi ed è stata interamente abbandonata la politica del lavoro all'interno delle carceri.
Questo Governo e questo ministro hanno determinato nel sistema della giustizia grandi problemi ed il sistema delle carceri risulta essere quello maggiormente penalizzato, maggiormente afflitto.
Evidentemente, quello al nostro esame è solo un piccolo provvedimento ma ha il pregio di porre ulteriormente la gravità dei problemi penitenziari all'attenzione degli enti locali che, sino ad oggi, sono dovuti rimanere ai margini, senza poter dare contributi significativi.
Confidiamo e siamo convinti del fatto che, nella prossima legislatura e con un Governo diverso, vi sarà una attenzione particolare al sistema penitenziario, che non è un pezzo dello Stato destinato ad essere escluso dai diritti. Si tratta, invece, di cittadini che sicuramente debbono pagare un conto, ma che debbono conservare anche gli stessi diritti che spettano, oggi, ai cittadini non coinvolti nei problemi della detenzione.
Quindi, una attenzione particolare vi sarà per i detenuti, per i servizi del sistema penitenziario, per il personale, per un nuovo sistema che consenta allo Stato sia di far pagare il prezzo del proprio errore a chi ha sbagliato, sia di garantire, all'interno del carcere, i diritti costituzionali che oggi sono negati, sia di assicurare a chi vi lavora migliori condizioni di vita e una migliore condizione nella quale svolgere le proprie mansioni. Il nostro voto su questo provvedimento sarà favorevole (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marotta. Ne ha facoltà.
ANTONIO MAROTTA. Cercherò di attenermi al tema del provvedimento, signor Presidente: esso ha ad oggetto l'estensione ad un'ulteriore categoria di soggetti della disciplina delle visite in carcere, così come regolata dall'articolo 67 della legge n. 354 del 1975. A me preme solamente giustificare la ratio del contenuto della normativa. La disciplina dell'accesso e dell'autorizzazione delle visite in carcere era già contenuta nell'articolo citato. Con la modifica oggi in esame, si è allargata ad altri soggetti la possibilità di accedere a tali visite senza la relativa autorizzazione. Si tratta di un fatto importante, perché la concessione o meno dell'autorizzazione è legata a problemi di sicurezza, dei quali tanto si parla in questo periodo, che riguardano la vita dei detenuti negli istituti penitenziari.
Quali sono, dunque, le ragioni che hanno spinto all'ampliamento della fascia di tali soggetti? Un primo aspetto è legato alle esigenze sanitarie. Il sindaco è direttamente responsabile della sanità sul territorio di propria competenza e pertanto, poiché le esigenze sanitarie assumono un'importanza rilevante negli istituti penitenziari - tutti conosciamo i problemi che si creano per la vita dei detenuti, dovuti soprattutto al sovraffollamento nelle carceri -, si è deciso di mettere il sindaco in condizione di poter accedere al carcere senza dover essere preventivamente autorizzato. Ciò è tanto più importante se pensiamo a necessità di tipo sanitario che si possono verificare con immediatezza. Pertanto, non è possibile passare attraverso il sistema dell'autorizzazione, perché essa è un atto burocratico che spesso richiede del tempo.
Un secondo aspetto che ha spinto a tale ampliamento è legato a problemi urbanistici
e di edilizia che fanno riferimento all'istituto penitenziario. Anche in questo caso, sia il sindaco sia il presidente della provincia o l'assessore delegato, come previsto dal provvedimento, hanno la possibilità di accedere senza autorizzazione all'istituto penitenziario, per valutare, nell'immediatezza e senza alcuna perdita di tempo, esigenze anche contingenti ed importanti che si possono verificare.
Questo, per ciò che concerne le necessità. Vi sono tuttavia anche altri aspetti che vanno sottolineati. La vita dei detenuti nel carcere è legata a permessi premio e ad affidamenti esterni, ma soprattutto ad iniziative di formazione e di inserimento lavorativo che coinvolgono innanzitutto l'amministrazione penitenziaria, ma soprattutto gli enti locali. Dunque la possibilità, per il sindaco e per il presidente della provincia, di controllare e di seguire anche personalmente la situazione nel carcere, nell'interesse di queste iniziative di formazione, consente una responsabilizzazione di tali soggetti rispetto ai compiti ai quali sono preposti, in quanto essi possono così avere un quadro sempre preciso della vita che si svolge nel carcere e delle possibilità di reinserimento dei detenuti nella vita sociale, in virtù delle misure previste dal codice penitenziario.
Questo provvedimento è dunque importante, in quanto responsabilizza maggiormente il sindaco e il presidente della provincia sul fronte dei comportamenti che essi devono tenere in una materia così delicata. Per questi motivi, il gruppo dell'UDC esprimerà un voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, insieme ai colleghi di tutta l'Assemblea, al di là degli schieramenti politici - come emerge dagli interventi e dalle sottoscrizioni di questa proposta di legge, che io stesso ho sottoscritto -, annuncio il voto favorevole anche dei deputati Verdi. Credo che fra pochi minuti l'Assemblea voterà all'unanimità - mi auguro che questo avvenga - a favore di questa proposta di legge della quale è stato relatore il collega Buemi e primo presentatore il collega Realacci; ma, ripeto, essa è stata sottoscritta da deputate e deputati di tutti, o comunque di molti, gruppi parlamentari, al di là degli schieramenti politici.
È un fatto positivo, come è stato già sottolineato dai colleghi che mi hanno preceduto, che si introduca nell'articolo 67 dell'ordinamento penitenziario, cioè nella legge 26 luglio 1975, n. 354, la possibilità per i presidenti della provincia e per i sindaci, come anche per gli assessori provinciali e comunali delegati, di accedere senza autorizzazione agli istituti penitenziari situati nei loro territori. Inoltre, si prevede la possibilità di ingresso nelle carceri senza autorizzazione per il Garante dei diritti dei detenuti, ove costituito presso la regione nel cui territorio è situato l'istituto penitenziario. Infine, è stata finalmente sancita in via ufficiale la possibilità di ingresso nelle carceri senza autorizzazione, e senza limitazioni di territorio, per i membri italiani del Parlamento europeo: all'epoca, nel 1975, quando fu varato l'ordinamento penitenziario, non c'era ancora l'elezione diretta dei membri italiani del Parlamento europeo e, quindi, non era stata prevista questa ipotesi.
Vi è una piena condivisione del testo di questa proposta di legge, di questa modifica ed integrazione all'articolo 67 dell'ordinamento penitenziario e c'è da augurarsi che, subito dopo la legge finanziaria, la Camera possa varare anche il provvedimento che prevede l'istituzione a livello nazionale del Garante delle persone private della libertà personale. Si tratta di un provvedimento, di cui è relatore il collega Palma, che più volte abbiamo portato all'attenzione di quest'Assemblea e il cui esame è però continuato a slittare a causa delle vicende di «affollamento» e di difficoltà di carattere politico dell'aula in questi giorni.
Tuttavia, vorrei richiamare la situazione paradossale in cui si colloca questa innovazione, che, anche se il tempo residuo di questa legislatura è ormai limitatissimo, mi auguro che molto rapidamente il Senato della Repubblica possa approvare in via definitiva. Ieri, il Senato della Repubblica ha approvato definitivamente la cosiddetta legge ex-Cirielli, di cui tanto abbiamo discusso in quest'aula, e da parte nostra, come deputati dell'opposizione, abbiamo più volte sottolineato uno degli aspetti più gravi di quella legge di cui meno si è discusso. In altre parole, mi riferisco al fatto che l'irrigidimento dell'istituto della recidiva contenuto in quella legge provocherà, nel giro dei prossimi mesi e dei prossimi anni, l'aumento di molte migliaia di detenuti rispetto ad una situazione penitenziaria che già oggi fa registrare oltre 60 mila presenze nelle carceri italiane. Sembrava che questo fosse un allarme strumentale da parte delle forze dell'opposizione. Ora, qualche decina di minuti fa ...
PRESIDENTE. Onorevole Boato, la prego di concludere.
MARCO BOATO. Concludo, signor Presidente.
Le agenzie di stampa hanno riportato una dichiarazione del ministro Castelli, ministro della giustizia, il quale annuncia che, dopo l'entrata in vigore della legge ex-Cirielli, aumenteranno di migliaia - parole del ministro Castelli - i detenuti nelle carceri, ma che non ci sono i fondi per far fronte a questa emergenza.
Volevo cogliere questa occasione per denunciare la gravità di quanto sta avvenendo e per sottolineare, a maggior ragione, l'importanza di una più ampia possibilità d'intervento dei rappresentanti degli enti locali rispetto alla situazione penitenziaria (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Unione).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, rivolgo un saluto ad alcuni sindaci della comunità montana della Val Chiavenna, in provincia di Sondrio, che stanno seguendo i nostri lavori dalle tribune (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto convintamente contrario su questa proposta di legge. Questo anche perché mi aspettavo che nelle ultime battute dei lavori parlamentari il centrodestra - se ha ancora qualcosa di centrodestra - si occupasse, ad esempio, di portare in aula l'approvazione della proposta di legge sulla legittima difesa per i nostri cittadini. Invece, ci troviamo a votare sui diritti dei carcerati.
Il mio è un voto contrario innanzitutto perché credo che si sarebbe potuto eventualmente ragionare sul testo iniziale, ma non su quello che è stato poi stravolto a seguito dei lavori della Commissione, laddove si è aumentato il numero dei soggetti che potranno visitare senza autorizzazione i nostri carcerati: dagli assessori provinciali agli assessori comunali.
Immagino gli assessori comunali dei Verdi o di Rifondazione comunista entrare nelle carceri e presentare esposti contro i direttori, ma il problema di tali strutture in questo paese deve essere affrontato in un altro modo. È semplicissimo! Se vi sono poche carceri, vi sono tanti delinquenti sulle strade; se vi sono poche carceri, chi vive all'interno delle stesse vive male, perché non vi è spazio! Pertanto, l'obiettivo di migliorare la vivibilità all'interno del carcere non si affronta con la demagogia, ma con interventi di edilizia carceraria.
È giusto ricordare ai miei nemici del centrosinistra (in questo caso, sono tali) che continuano a raccontare menzogne, che è dal 1989 che non si investe così tanto in edilizia carceraria (giusto per ricordarlo!). Loro, invece, che hanno a cuore il problema dei carcerati, quando sono stati al Governo hanno chiuso gli istituti di Pianosa, dell'Asinara ed altri dodici piccoli istituti carcerari!
Pertanto, poiché non mi presto alla demagogia, preannunzio l'espressione convinta
di un voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Signor Presidente, ritengo che il ministro Castelli non abbia assolutamente bisogno di difensori: come ricordato dall'onorevole Dussin, in questa legislatura ha fatto tanto per l'edilizia penitenziaria, anche attraverso la formula delle locazioni finanziarie e sono state aperte nuove carceri modello, nel vero senso della parola.
Tuttavia, vorrei replicare a chi, con tanta demagogia, esprime determinate osservazioni. Faccio parte del Comitato carceri, con Buemi, Carboni ed altri, che si è recato quasi in tutta Italia: ho avuto modo di constatare situazioni veramente ai limiti della decenza. In particolare, nell'istituto di Favignana vi sono celle di un metro per due metri quadrati; nell'ospedale giudiziario di Napoli, a Sant'Eframo, sono state registrate condizioni di invivibilità assoluta e lo stesso si può dire per Pozzuoli e per altre carceri del nord.
Se non avessimo avuto la possibilità di accedere a queste carceri e di verificare le condizioni di assoluta invivibilità, non saremmo potuti intervenire, sempre in quel momento, attraverso prese di posizioni ufficiali, dichiarazioni alla stampa e comunicazioni al ministro, e non avremmo potuto ottenere interventi molto importanti che hanno rimosso, ancorché parzialmente, queste situazioni di scandalo.
Pertanto, volendo rispondere a chi è intervenuto, vorrei dire che queste situazioni non hanno cominciato a verificarsi nel momento in cui è apparso il centrodestra, ma esistevano da tanti anni in maniera veramente vergognosa, senza che nessuno se ne fosse mai accorto!
Noi esprimeremo un voto favorevole su tale provvedimento, perché, onorevole Dussin, a mio modo di vedere, come risulta necessario, si fa riferimento solo al sindaco, non agli assessori comunali in generale, ed eventualmente all'assessore delegato dal sindaco del comune in cui è situato l'istituto penitenziario...
LUCIANO DUSSIN. Leggi la legge! Non raccontare balle!
SERGIO COLA. Noi diciamo «sì», per una ragione molto semplice: è necessario un monitoraggio continuo e costante delle condizioni carcerarie. Come è giusto che vi accedano i garanti eletti e nominati dalle regioni, è giusto anche che vi accedano i parlamentari europei. Ciò per ragioni di giustizia e di vivibilità: per verificare e controllare le condizioni del carcere (Commenti del deputato Polledri)!
Queste sono le ragioni che ci hanno indotto a sostenere la proposta di legge in esame.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
ENRICO BUEMI, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENRICO BUEMI, Relatore. Signor Presidente, ringrazio in primo luogo i colleghi che hanno sostenuto il provvedimento sia in Commissione sia in Assemblea.
Si tratta di una proposta di legge di buonsenso, che mette in condizione coloro che hanno responsabilità sul territorio in cui è ubicato il carcere di potervi accedere senza l'autorizzazione di chi in sostanza deve essere controllato.
In tal modo, si consente a coloro che devono assumere decisioni al riguardo di conoscere esattamente la situazione del carcere, le condizioni dei detenuti, valutando le iniziative migliori da assumere al fine di tutelare i principi fondamentali contenuti nella nostra Costituzione, che devono essere di riferimento per ogni amministratore pubblico e per ogni rappresentante delle istituzioni.
Pertanto il provvedimento, che è di portata assai limitata, prevede che i parlamentari
italiani facenti parte del Parlamento europeo possano accedere alle carceri senza autorizzazione. Lo stesso vale per i sindaci competenti per territorio, vale a dire per quelli di zone in cui è presente una istituzione carceraria, per gli assessori delegati, per i presidenti delle province e per gli assessori provinciali delegati.
Si tratta dunque di una misura estremamente prudente, ma anche significativa, in quanto la presa di conoscenza della realtà delle carceri è un fatto importante per assumere poi decisioni in proposito.
La possibilità di accesso nell'istituto penitenziario senza previa autorizzazione è inoltre riconosciuta al Garante dei diritti dei detenuti, ove costituito presso la regione nel cui territorio è situato l'istituto penitenziario. Abbiamo volutamente escluso i garanti istituiti con delibera dei consigli comunali in quanto non previsti per legge, mentre il Garante regionale è istituito per legge. Si tratta di un organo che deve svolgere un'importante azione di controllo sulla corrispondenza tra quanto contenuto nei testi legislativi e i comportamenti concreti.
Dunque, non siamo di fronte ad un'operazione che mette in discussione la sicurezza o la capacità dell'istituzione di essere garante di una impermeabilità rispetto alla possibilità di fuga; occorre infatti aumentare il livello di trasparenza dell'istituzione carceraria rispetto alla società, che ha bisogno di conoscere in maniera puntuale ciò che avviene nelle carceri e il limite dell'azione detentiva della pena che non svolge fino in fondo la finalità rieducativa prevista dalla Costituzione.
Il provvedimento si colloca, dunque, nel senso di una maggiore presa di coscienza da parte delle istituzioni e della società rispetto alla realtà del carcere.
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