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lontana dall'aver avviato le opere di connessione dell'intera tratta sul proprio territorio -:
da più di un mese sono in atto manifestazioni di protesta contro la realizzazione delle opere per l'alta velocità Torino-Lione;
a seguito delle proteste le autorità di polizia hanno avviato procedimenti nei confronti di molti partecipanti alle manifestazioni, compresi alcuni sindaci della Val di Susa e altri rappresentanti istituzionali;
le proteste sono motivate da comprensibili preoccupazioni da parte degli abitanti della Val di Susa, consapevoli dell'enorme impatto ambientale dell'opera e dei pericoli per la salute derivanti dalla notevole presenza nel sottosuolo di amianto;
il 29 novembre 2005 persino la delegazione del Parlamento europeo, che si stava recando al sito di Venaus, è stata fermata ad un posto di blocco dove le forze dell'ordine impedivano ai cittadini di entrare pacificamente nell'area, inclusi coloro che stavano cercando di raggiungere il proprio posto di lavoro;
sul grave episodio il presidente della delegazione, il britannico Michael Cashman, ha dichiarato che si è trattato di un «gigantesco insulto alla delegazione» e che «questi eventi confermano l'assoluta necessità di una valutazione indipendente dell'intero progetto a livello europeo»;
senza tenere nella debita considerazione i pericoli sanitari e ambientali degli interventi previsti, è stata dichiarata da più parti la necessità - entro il 2005 - di avviare i sondaggi e di far partire lo scavo della galleria di Venaus, per non correre il rischio di vedere declassata l'opera infrastrutturale a livello europeo e di perdere i fondi comunitari;
è necessario chiarire che la scadenza per la presentazione sullo stato di avanzamento del progetto è il 31 gennaio 2006 e che questa scadenza è un obbligo annuale necessario alla Commissione europea per capire come e se sono stati utilizzati i fondi stanziati;
è inesatto sostenere che sulla base di tale relazione si deciderà se la Torino-Lione resterà o meno nell'elenco delle opere prioritarie, atteso che tutti e 30 i progetti contenuti nell'allegato II della decisione 884/2004/CE (dei Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea) hanno allo stato il medesimo livello di priorità;
non è chiaro per quale ragione il Governo, pur avendo avuto tutto il tempo - fino al 31 ottobre 2005 - di chiedere legittimamente una proroga del finanziamento destinato agli studi di fattibilità, abbia preferito la strada dello scontro con una popolazione comprensibilmente preoccupata per il proprio futuro e per quello del proprio territorio, senza considerare che la militarizzazione della Val di Susa non gioverà certo alla riduzione delle tensioni;
va ricordato che l'opera - di interesse comunitario - non solo presenta enormi dubbi sulla sua realizzabilità, sia per la forte contestazione della popolazione locale, sia per gli oggettivi pericoli per la salute e per l'ambiente, ma non sembra neppure godere di una particolare attenzione da parte del suo principale beneficiario - ossia la Francia - che è ben
se il Governo, alla luce di quanto esposto, non ritenga di dover sospendere, come richiesto dagli abitanti della Val di Susa, i lavori dell'alta velocità, in attesa di maggiori approfondimenti e riflessioni, sia sui rischi ambientali e sanitari (considerando che una delle ragioni per cui non sono stati realizzati impianti nella valle è la presenza nel sottosuolo di sostanze tossiche e nocive), sia sull'opportunità «strategica» nell'ambito del piano nazionale dei trasporti e della logistica della tratta ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.
(3-05206)
(29 novembre 2005)