Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 705 del 15/11/2005
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...
Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 6150 )

PRESIDENTE. Spero che, a fronte di una sorta di disputa sulla questione che si è aperta, si giunga ad una soluzione il più possibile unitaria...

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, se lei sospende la seduta senza un chiarimento, si corre il rischio di ricominciare da capo. Le chiedo se lei rinvii la questione anche alla Commissione bilancio, oppure no.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, non posso rinviare la questione alla Commissione bilancio, perché l'esame si è già svolto in quella sede. Peraltro, lei ha rivolto un invito alla Presidenza ed io non ho grande dimestichezza con i problemi di natura costituzionale che lei ha sollevato; ma, l'Assemblea, dal suo punto di vista... Onorevole Tassone, mi scusi! Non parlate tra di voi!
L'Assemblea, comunque, è sovrana, fermo restando che la Commissione bilancio ha espresso il parere in ordine a questioni di natura economica, ossia in ordine al fatto se vi sia o meno la copertura finanziaria.
Onorevole Boccia, laddove l'Assemblea assumesse una decisione, potrebbe intervenire il Capo dello Stato, che in altre circostanze ha sollevato rilievi; non si tratta della potestà dell'Assemblea, per essere estremamente chiari. Lei non può muovere addebiti alla Presidenza se la stessa interviene o ritiene che non possa chiedere che eventualmente decida l'Assemblea. Altre volte è già accaduto: a fronte di una legge senza copertura finanziaria, eventualmente il Capo dello Stato solleverà obiezioni. Ma la sovranità dell'Assemblea rimane tale.
Il fatto che poi la sovranità dell'Assemblea si esercita tenendo conto di un parere che, forse, al Colle potranno debitamente guardare con la giusta lente di ingrandimento è altro discorso. Tuttavia, la prerogativa dell'Assemblea è tale, anche a fronte del parere della Commissione bilancio che è stato già espresso (e non mi pare debba tornare su questo).
Pertanto, sul piano del buon senso, accolgo la proposta che lei garbatamente mi ha sottoposto e su cui concorda anche il presidente della Commissione. A fronte di questo, cercando di conciliare ciò che mi appare al momento inconciliabile, per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 12,40, è ripresa alle 13,10.

PRESIDENTE. Dobbiamo ora passare alla votazione dell'emendamento De Luca 1.50 per il quale la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole a seguito della riformulazione proposta dal relatore.
L'onorevole Boccia, tuttavia, ha sollevato obiezioni sul fatto che il relatore abbia presentato delle riformulazioni di alcuni emendamenti anziché apposite proposte emendative. Al riguardo, osservo che il relatore si è limitato a subordinare il parere favorevole della Commissione all'accettazione da parte dei presentatori delle proposte di riformulazione, secondo una procedura che deve ritenersi ammissibile, conformemente ai numerosi precedenti in materia.
Avverto che il gruppo di Forza Italia ha ritirato la richiesta di votazione nominale mediante procedimento elettronico.

ANTONIO PEZZELLA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO PEZZELLA, Relatore. Signor Presidente, precedentemente vi è stata una sospensione della seduta legata all'espressione di alcuni pareri da parte della Commissione bilancio, sulle quattro proposte emendative riguardanti il Ministero, che non comportavano oneri aggiuntivi.
La Commissione trasporti era entrata nel merito delle questioni e aveva espresso tecnicamente un parere favorevole. Se la Commissione bilancio ha espresso un parere contrario, non possiamo che uniformarci a tale parere. Pertanto, la Commissione esprime parere contrario su tali emendamenti.

PRESIDENTE. Il Governo?


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MARIO TASSONE, Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti. Signor Presidente, il Governo ha già espresso il proprio parere.

PRESIDENTE. Quindi, il parere del Governo è favorevole.
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Prendo atto che l'onorevole De Luca accetta la riformulazione del suo emendamento 1.50 proposta dalla Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento De Luca 1.50, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 325
Maggioranza 163
Hanno votato
324
Hanno votato
no 1).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Susini 1.31.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raffaldini. Ne ha facoltà.

FRANCO RAFFALDINI. Signor Presidente, con questo emendamento e con quelli successivi riteniamo di intervenire su una situazione complicata che deriva dal testo che stiamo esaminando, relativa al «quasi» unico articolo che il Governo aveva presentato al Senato.
Tale articolo riguardava la risposta, da un punto di vista normativo, da dare alla sentenza della Corte costituzionale, la quale ha ritenuto incostituzionale un articolo di un precedente provvedimento, recante una modifica al codice della strada. In base a quell'articolo si decurtavano i punti sulla patente del proprietario di un'auto con la quale altra persona, diversa dal proprietario, commetteva un'infrazione grave al punto tale da essere prevista, come sanzione accessoria, anche la perdita dei punti. Nel caso in cui il proprietario del veicolo non indicasse chi era alla guida del veicolo e, quindi, chi aveva commesso l'infrazione, quell'articolo prevedeva che le sanzioni accessorie, comportanti la decurtazione di punti, fossero applicate al proprietario del veicolo.
Questa norma è stata giudicata incostituzionale. Infatti, se da una parte ci sono le sanzioni pecuniarie, tuttavia, quando si parla di sottrazione dei punti su una patente, la Corte afferma che la patente è individuale, ossia relativa alla singola persona. Pertanto, non era possibile sottrarre punti a chi, teoricamente, non aveva commesso l'infrazione.
Questa obiezione, insieme ad un'altra, riguardante le procedure per i ricorsi dinanzi al giudice di pace, noi la sollevammo già in quella sede ma non fummo ascoltati. Allora, c'era una sorta di piccola furia per vedere chi alzasse di più il tono della voce; e infatti, nonostante la nostra previsione, siamo andati ad impattare in questa sentenza della Corte. Ora, il Governo ha apportato la correzione con un decreto, la cui discussione è iniziata al Senato. In quella sede, l'Assemblea del Senato, in accordo con il Governo che ha espresso parere favorevole su tutti gli emendamenti che sono stati presentati, ha colto l'occasione per redigere un testo che non si limitava a questa correzione, ma metteva mano su molti punti del codice della strada, fino ad arrivare ad un provvedimento di oltre dieci o quindici pagine, laddove quello originario riguardava un solo articolo. Non solo si sono estesi di molto gli interventi su qualsiasi situazione - un senatore, e lo stesso Governo che approvava questa ipotesi, volevano cambiare o modificare il codice della strada - ma anche il testo dell'articolo in esame, al quale abbiamo presentato una serie di proposte emendative di cui ne stiamo discutendo una, rispetto allo stesso articolo del Governo è stato modificato, allungato


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di molto, vi sono state introdotte alcune questioni non semplificatorie e sono state elevate le sanzioni.

PRESIDENTE. Onorevole Raffaldini...

FRANCO RAFFALDINI. Quanto tempo mi rimane, signor Presidente?

PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Quindi, soltanto la mia cortesia... Prego, concluda.

FRANCO RAFFALDINI. Ho concluso, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Riprendo il filo del discorso interrotto dall'onorevole Raffaldini per evidenziare la nostra grande preoccupazione rispetto alla trattazione di questo provvedimento, così com'è stato modificato dal Senato. Dall'opposizione, affermiamo con chiarezza - lo abbiamo detto anche nel corso della discussione in sede di Commissione - che noi avremmo apprezzato e sostenuto, con molta più chiarezza, una delega al Governo per la modifica dei punti del codice della strada che si intendeva cambiare. Invece, si è costruito un provvedimento pieno di particolarità, non coniugate al loro interno da una visione logica, andando a toccare punti tra di loro anche contraddittori, e né la Commissione, prima, né il Comitato dei nove, poi, pur attenti a cercare di semplificare le cose con il loro lavoro, hanno potuto porre rimedio a tutto. Credo che sia giusto e corretto riconoscere - lo faremo discutendo dei punti specifici - al relatore, al presidente e al Comitato una attenzione volta ad eliminare almeno alcuni dei punti più controversi che potrebbero generare confusione in un settore di per sé già complicato. Però molti altri argomenti sono stati trattati con superficialità. Continuo a sostenere che materie di questo tipo sono profondamente tecniche e hanno implicazioni molto importanti in relazione non soltanto all'utenza diffusa ma anche alla validità degli strumenti utilizzati, ai veicoli ed alle loro omologazioni ed alle imprese che li costruiscono, tenendo anche conto delle lettere che ci inviano. Quindi, sarebbe stato molto più utile attribuire una delega al Governo per esaminare in sede tecnica questa materia. Mi chiedo come il Parlamento possa discutere dei 20 o 25 cavalli o di questioni attinenti ai chilometri di distanza, se debbano essere 60 o 75.
Noi abbiamo trovato anche dei funzionari molto disponibili, che hanno seguito i lavori della nostra Commissione, ma questi lavori si sono svolti troppo velocemente, sotto la pressione di un decreto, che peraltro ha un iter complicato anche dalla situazione politica generale, a causa della quale siamo costretti ad un atteggiamento duro nelle sedute d'Assemblea, per le note ragioni che non sto qui a ripetere. Siamo dunque in una situazione, nella quale si riesce con difficoltà ad entrare nel merito di questioni che attengono ad un altro ambito.
Condividiamo nella loro generalità le questioni contenute nel decreto varato dal Governo, che però è colpevolmente in ritardo, dato che la sentenza della Corte costituzionale risale all'inizio dell'anno e il decreto invece è stato emanato appena poche settimane fa. Tuttavia, sarebbe stato necessario modificare alcune questioni. Per questo abbiamo presentato delle proposte emendative, alcune delle quali sono state predisposte insieme al resto della Commissione, avendo trovato un'intesa. Riteniamo che il percorso che dovremo affrontare nelle prossime ore sarà complicato dalla mancanza di consapevolezza, da parte del Governo, della necessità di doversi assumere su queste materie una responsabilità diretta di legiferare, in base ad una delega attribuita al Governo medesimo.
L'emendamento in oggetto si inserisce dunque in questo giudizio di contrarietà al metodo di lavoro seguito. Pertanto con questo spirito noi lo valuteremo.


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PRESIDENTE. Prendo atto che gli emendamenti Susini 1.31 e Perrotta 1.11 sono stati ritirati.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Albonetti 1.33.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raffaldini. Ne ha facoltà.

FRANCO RAFFALDINI. Con questo emendamento si cerca di correggere quella parte del testo del provvedimento che doveva dare risposta alla sentenza della Corte costituzionale. Quello in esame appartiene ad una serie di proposte emendametive da noi presentate al fine di introdurre una semplificazione, nonché per ridurre alcuni aumenti di sanzioni pecuniarie che ci paiono eccessivi, oltre che per rendere facilmente operativa la normativa che approveremo.
Nella nostra consuetudine di legislatori, spesso utilizziamo frasi fatte, per esempio quando si dice «entro sessanta giorni», «entro sei mesi» e via dicendo. Però ci siamo accorti, questa mattina, che con una dizione del genere c'è una questione che è ancora ferma al 1992. Nel testo c'è scritto «entro sessanta giorni», ma questo - anche se venisse aggiunto il termine «perentorio» o simili - è solo un modo di prendere tempo, perché in sostanza vuole dire: poi ci penseranno gli uffici, in pratica, visto che da un punto di vista normativo o non siamo in grado di farlo oppure, in una logica di delegificazione, dobbiamo passare tutto agli uffici che poi dovranno approvare un regolamento. Oppure questa dizione vuole dire, come in questo caso, che sono le persone a dover produrre entro sessanta giorni un determinato atto (e cioè comunicare chi era alla guida del proprio veicolo).
Quindi, si tratta di vincoli per modo di dire, che non vengono facilmente applicati. Questa è una delle questioni che vorremmo fosse affrontata di tanto in tanto nella disciplina normativa.
A nostro avviso (è la posizione del centrosinistra), quando si parla di codici (in questo caso si tratta del codice della strada) si interviene una volta ogni tanto a fronte di questioni urgenti, come, ad esempio, quella che si è venuta a determinare a seguito della sentenza della Corte costituzionale (occorreva dare una risposta in merito); quando invece si tratta di altre questioni, come fece il centrosinista nella passata legislatura, vi dovrebbe essere una legge delega.
Il Governo dispone della competenza anche tecnica dei vari ministeri e può operare attraverso una legge delega, che precisa, fornendo indicazioni ed indirizzi ben chiari; tuttavia, tecnicamente, è il Governo che produce le norme di modifica, di aggiornamento, di correzione di un codice. Altrimenti, signor Presidente, ci troveremmo nella stessa situazione di una partita di calcio. Siamo tutti allenatori del tipo: «manda avanti Tizio, metti dentro Del Piero, tira fuori Caio, occorre marcare meglio ...»! Siamo tutti allenatori!
Per quanto riguarda il codice della strada, siamo tutti o poliziotti o vigili urbani o cittadini infuriati! Vi è confusione al riguardo e, pertanto bisognerebbe limitare un simile modo di operare.
Questo è il motivo per cui, in tale logica, ci siamo limitati a puntualizzare, correggere, rendere più facile e praticabile una serie di norme legislative che, altrimenti, accavallandosi, avrebbero rischiato di produrre un effetto contrario all'obiettivo che si intendeva raggiungere. Questo è uno dei casi (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)! La ringrazio, signor Presidente.

PRESIDENTE. Sempre cortese, onorevole Raffaldini...!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, l'emendamento in esame si propone di intervenire su una parte del testo del Governo, anche in risposta a quanto stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale. Riteniamo che una materia così complessa avrebbe dovuto essere affrontata in un altro modo, come sostenuto nel corso dell'esame del provvedimento in Commissione.


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Comunque, per quanto riguarda la questione in discussione, suggeriamo la previsione di termini diversi in modo che i proprietari dei veicoli abbiano la possibilità di fornire i dati del conducente, quando non sia stato possibile effettuare la contestazione al momento della violazione. Ci auguriamo, pertanto, che su tale emendamento vi sia una posizione favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Albonetti 1.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 356
Maggioranza 179
Hanno votato
155
Hanno votato
no 201).

Prendo atto che gli onorevoli Mantini e Rocchi non sono riusciti a votare.
Sospendo ora la seduta, che riprenderà alle 15,30.

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