![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Cima ha facoltà di
LAURA CIMA. Signor Presidente, intendo spiegare che il senso di questa interpellanza è duplice. Purtroppo, infatti, essa verte - e non lo avrei voluto - anche sull'ordine pubblico, ed infatti vedo presente il sottosegretario per l'interno Mantovano, che si accinge a rispondere. Invece, la mia interpellanza avrebbe dovuto soprattutto essere l'occasione per un'interlocuzione con il ministro Lunardi. Infatti, la situazione di «muro contro muro» è stata determinata sostanzialmente dalle sue scelte, ovvero quelle di rompere un dialogo appena iniziato con le comunità locali, attraverso una commissione tecnica (la cosiddetta commissione Rivalta) appositamente costituita, e di forzare senza alcun motivo - come ho indicato e come spiegherò durante l'illustrazione - l'inizio dei sondaggi geognostici.
avevano niente di meglio da fare e che dunque, essendo scansafatiche e perditempo, non ne voleva sapere.
realizzata lì al posto della pista da bob, ha determinato, ripeto, una dispersione altissima di fibre di amianto con gravissimo rischio per la popolazione. Questa è dunque la situazione: non potendo più fare la pista di bob, si è realizzata questa piccola opera con gravissimi rischi per la popolazione. Si tratta di una situazione denunciata e soggetta a monitoraggio.
PRESIDENTE. Onorevole Cima, concluda.
LAURA CIMA. Ho quasi terminato, Presidente.
PRESIDENTE. No, onorevole Cima...
LAURA CIMA. Presidente, mi faccia solo dire una cosa per concludere...
PRESIDENTE. Onorevole Cima, i tempi concessi per le interpellanze urgenti sono già abbondanti, ed oggi stiamo andando oltre. C'è un desiderio di parlare che non ho mai constatato in una maniera così estesa...
LAURA CIMA. Voglio soltanto dire che qualche giorno fa, dovendo partire da Cosenza per Torino, il treno da Reggio Calabria, con la scusa che c'erano pulci o cose di questo genere, è partito con 90 minuti di ritardo. Ciò detto, mi spiegate, con un'organizzazione delle ferrovie di questo genere, a che cosa servono le opere di alta velocità per le merci?
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno, onorevole Mantovano, ha facoltà di
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, il progetto di realizzazione, nella Valle di Susa, di un tronco della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione viene contrastato da circa un decennio - durante il quale, evidentemente, Roma ha avuto il tempo di accorgersene - da uno schieramento articolato e di vario orientamento politico, che fa perno sulle 23
amministrazioni comunali della bassa valle e sulla relativa comunità montana. Alla protesta partecipa attivamente anche il presidente della comunità montana Alta Valle di Susa.
PRESIDENTE. L'onorevole Cima ha facoltà di
LAURA CIMA. Signor Presidente, vorrei concludere la parte relativa alle infrastrutture, per poi tornare alla questione dell'ordine pubblico e al discorso sui fomentatori, sulla loro identità e su chi sono coloro che sono stati denunciati e arrestati; ciò tanto per chiarire a quale livello ci stiamo muovendo.
ed altri. Inoltre, le sette persone arrestate, rilasciate immediatamente dopo, non erano quei «signori» dei centri sociali cui si fa cenno, bensì persone normalissime che erano lì presenti, alcune delle quali sono state anche picchiate, e tra le quali, ad esempio, figuravano due vigilesse (non so bene cosa sia successo) e non, ripeto, i «signori» del centro sociale! Questo tanto per mettere di nuovo i puntini sulle «i»!
Ciò ha provocato una reazione della comunità valsusina, della larga maggioranza dei suoi amministratori e dei presidenti delle comunità montane, con i fatti che purtroppo si sono verificati all'inizio del mese e con una militarizzazione incredibile della valle: quasi mille unità delle Forze dell'ordine schierate in assetto antisommossa, a fronte di una situazione assolutamente pacifica e di un'interlocuzione che era stata iniziata e che è stata violentemente fermata in questo modo. Purtroppo, anche la conduzione della vicenda da parte del ministro dell'interno ha determinato un ulteriore inasprimento della situazione, per cui oggi ci si ritrova con un «muro contro muro» da cui è difficile uscire, da parte di chiunque.
La nostra preoccupazione è invece quella di riprendere un dialogo e di riaprire la situazione, a partire dallo sciopero indetto per il 16 novembre, con una marcia per tutta la Val di Susa. Tale iniziativa è denominata «Difendiamo il nostro futuro», in una valle già compromessa da una pesante infrastrutturazione, attraversata da una ferrovia, un'autostrada, due strade statali, due elettrodotti, dove passa un terzo delle merci che attraversano le Alpi e dove si vuole costruire un'altra linea ferroviaria ad alta velocità e raddoppiare il traforo autostradale del Fréjus. La mobilitazione deriva dal fatto che il Governo sta ignorando gli enormi problemi ambientali, la compromissione della vivibilità, nonché tutte le alternative a questa soluzione che sono state proposte, che si stavano discutendo e che il Governo stesso non ha assolutamente voluto prendere in considerazione.
Dunque, mi auguro che la manifestazione del 16 novembre sia un momento di riapertura del dialogo. Stanno peraltro affluendo adesioni sempre più numerose. Oggi è pervenuta l'adesione della Coldiretti, e vi sono già le adesioni di autorevoli associazioni, compresa Legambiente. Questa manifestazione contro il progetto TAV-TAC Torino-Lione e contro la seconda canna del traforo autostradale del Fréjus mi auguro si trasformi in un momento di riapertura del dialogo con il Governo, evitando un ulteriore irrigidimento, in cui non vedo alcuna soluzione e che non permette peraltro di fare nulla ai parlamentari che vorrebbero, come me, cercare di riaprire il dialogo.
È infatti evidente, e credo che dovrebbe essere evidente anche al Governo, che è impossibile imporre un'opera pubblica alla quale è contraria un'intera valle, dislocando un migliaio di unità delle Forze dell'ordine in tenuta antisommossa e facendo affermazioni come quelle del ministro Pisanu, che mi dispiace non sia più presente. Il ministro Pisanu si è assunto la responsabilità, martedì scorso in quest'aula, mentre si discuteva di tutt'altro argomento, vale a dire di una manifestazione di studenti, di mettere un'intera popolazione - che abbiamo visto come si muove: con fiaccolate, assemblee, insieme a nonni e bambini - nell'elenco dei terroristi, degli insurrezionalisti, e via dicendo. Si tratta veramente di affermazioni fuori dal mondo. Oppure provocando, come ha fatto il ministro Lunardi, non solo rompendo il dialogo con l'accelerazione dell'inizio dei sondaggi, ma anche permettendosi di dire, di fronte alla civile protesta costituita da una fiaccolata, che i manifestanti erano perditempo che non
Ci troviamo, dunque, di fronte a un'arroganza incredibile e anche ad un'irresponsabilità da parte di questo Governo. Ritengo infatti non sia ignoto al Governo stesso il fatto che in quelle valli, tra pochi mesi, si svolgeranno le Olimpiadi.
Lo stesso ministro Giovanardi, rispondendo prima ad un'interrogazione a risposta immediata presentata da una collega, ricordava che il problema delle Olimpiadi va gestito con la massima tranquillità, visto che abbiamo già il terrore di eventuali rischi di attentati terroristici provenienti da fuori, a seguito della brillante politica militare ed estera del nostro Governo, come hanno illustrato nell'interpellanza precedente le colleghe Pisa e Deiana. Non si vuole certo correre il rischio di vedere la valle dove si dovranno svolgere le manifestazioni totalmente in subbuglio, con i militari che devono mantenere l'ordine pubblico, anziché una valle pronta ad accogliere gli atleti, gli sportivi e gli spettatori che vogliono assistere alle Olimpiadi. Ci troviamo di fronte ad una irresponsabilità di non poco conto. Forse da Roma non si comprende cosa significhi per la valle questa battaglia vitale, che, peraltro, è giunta sino a Bruxelles. Come sapete, si discute della cosa anche in quella sede ed il giorno prima dello sciopero vi sarà un'iniziativa che illustrerà precisamente anche le falsità che sono state dette per accelerare i lavori.
Sono due, in particolare le obiezioni che vengono avanzate tutte le volte e che si utilizzano anche nelle interviste sui giornali. La prima è che ormai i tempi sono scaduti e che, se non iniziamo i lavori, non potremo accedere ai fondi europei. La seconda è che tutti erano d'accordo su questo progetto, tanto è vero che i programmi della regione e della provincia di Torino, concordati da tutte le forze di Governo, andavano in questa direzione. Intanto, mi pare chiaro che si tratta di una totale disinformazione che non corrisponde a verità, perché sappiamo benissimo che non vi è alcuna priorità a livello europeo per il finanziamento dei trenta progetti TEN-T. Peraltro, non essendoci ancora accordo sulle prospettive finanziarie del 2007-2013, non sappiamo neanche quanto denaro sarà disponibile (si parla di circa 20 miliardi di euro). Comunque, saranno il Parlamento, il Consiglio e la Commissione a dover decidere quali opere finanziare e con quanto denaro. È chiaro che, di fronte ad un progetto così controverso e contestato e, addirittura, con una visibilità come quella garantita dalle Olimpiadi, che già oggi è evidente su tutti i giornali nazionali e esteri e che presumibilmente si amplificherà enormemente, il Governo dovrebbe dubitare fortemente che venga scelta la priorità di questa opera.
Altra falsità è quella che i francesi avrebbero già iniziato e sarebbero convinti dell'opera (è recente un'intervista di Pininfarina dove si dicono cose del genere): ho con me il documento del ministro Dominique Perben del 14 ottobre scorso, dove si elencano i 21 progetti prioritari per la Francia e questa opera non è indicata all'interno dell'elenco.
Va bene che costruire tunnel è un business che interessa in particolare il ministro Lunardi, come abbiamo avuto modo di capire in tante occasioni durante questi anni, ma mi sembra grave imporre un tunnel di oltre 50 chilometri di collegamento fra Italia e Francia su un territorio dove è presente amianto.
Le opere olimpiche, proprio lì, in Val di Susa, sono state spostate all'ultimo minuto - quella devastante pista di bob non era possibile realizzarla dove era stata ipotizzata, sopra Ulzio - perché c'era amianto a dismisura, tant'è vero che anche la piccola opera realizzata destinata al freestyle, come denuncia il documento di Legambiente, è gravemente inquinante in quanto la sua realizzazione ha provocato il sollevamento di moltissimo amianto. Tale opera, su cui le associazioni ambientaliste svolgono un'azione di monitoraggio, rappresenta, quindi, un problema per la popolazione. Questa che, tutto sommato, è una piccola opera, che chiunque sia stato in Val di Susa ha visto sopra Ulzio,
Pensate, allora, che cosa significherà spostare tutto il materiale che comporta la realizzazione di una galleria di cinquanta e più chilometri - i lavori dureranno almeno 15 anni - e quale sarà l'incredibile disagio per questa valle martoriata che protesta - tutta la popolazione si è opposta - per quello che si vuole realizzare. Come pensate che si possano governare processi di questo genere? Fra l'altro, non si sa nemmeno se l'Unione europea finanzierà l'opera e la Francia, inoltre, non la considera tra le sue priorità. Possibile che non si possano trovare altre soluzioni?
Prima di affrontare la questione concernente l'ordine pubblico, desidero ricordare che la storia della TAV è iniziata circa 15 anni fa e, a quell'epoca, si diceva che era una linea ferroviaria ad alta velocità destinata al trasporto dei passeggeri. Peccato poi che si sia scoperto, come denuncia anche Legambiente, che mancavano i passeggeri per giustificare un così alto investimento. Attualmente, infatti, sul tratto internazionale della linea ferroviaria Torino-Lione viaggiano tre coppie di treni passeggeri al giorno, contro le diciassette che viaggiano sulla ferrovia del Brennero e i trentuno che valicano ogni giorno il Gottardo. È stato, pertanto, chiarito che era assolutamente inutile spendere tutti questi soldi per un'opera destinata ai soli passeggeri. Allora, si è cominciato a dire che l'opera sarebbe servita per spostare le merci dalla strada alla ferrovia: improvvisamente, tutti sono diventati ambientalisti. Quello che noi abbiamo sostenuto inascoltati per decenni, e cioè che bisognava trasportare le merci su rotaia è diventata, per quanto concerne questa vallata con i rischi cui ho fatto cenno prima, la linea seguita dal Governo. Ancora oggi, questa linea di pensiero la si sostiene per giustificare che tale opera si debba fare a tutti i costi. Ma, come giustamente fanno rilevare le associazioni ambientaliste, l'attrattiva dello spostamento delle merci non si gioca di certo, per quanto concerne la ferrovia, sulla velocità dei treni. Questa cosa è ridicola! Da nessuna parte si sostiene una cosa del genere. È invece la certezza dei tempi di spostamento che...
Pressoché in tutti i comuni della valle, specie nella bassa valle, si sono costituiti comitati «NO TAV», riuniti nel «Coordinamento dei comitati NO TAV», che può contare sull'impegno attivo di centinaia di persone.
In occasione delle elezioni amministrative del 2004 per il rinnovo degli organi di governo della provincia, l'ala più intransigente di tale movimento ha dato vita alla lista «NO TAV - Difendiamo il futuro», che ha riscosso circa 9 mila voti, pur senza conseguire seggi.
Alle iniziative di protesta dei giorni scorsi hanno partecipato attivamente il centro sociale autogestito «Askatasuna» di Torino ed elementi dell'area dell'estremismo antagonista, alcuni dei quali provenienti da altre città italiane e con precedenti penali per reati contro l'ordine pubblico e contro lo Stato.
Le Forze dell'ordine sono intervenute in occasione delle iniziative di protesta, svoltesi a partire dal 30 ottobre, per scortare nei siti previsti i tecnici incaricati dei lavori di sondaggio geognostico e per la vigilanza ai possibili obiettivi di azioni violente. Tali interventi, in particolare quello, di maggior rilievo, svolto il 31 ottobre in località Mompantero, sono stati condotti con professionalità, equilibrio e prudenza, senza far ricorso ad azioni coercitive nei confronti dei manifestanti.
L'accesso e la presa di possesso formale delle aree interessate dai sondaggi geologici nei siti denominati S40, S42 e S45 sono avvenuti, nella tarda serata dello stesso 31 ottobre, quando si sono concluse le manifestazioni di protesta, peraltro non formalmente preavvisate ai sensi di legge.
In quella giornata, nonostante Forze di polizia e manifestanti si siano fronteggiati a lungo, gli incidenti sono stati comunque limitati, tenuto conto del clima di forte tensione, pur essendosi registrati alcuni feriti. Per i reati accertati durante la giornata, tra cui quelli di interruzione di pubblico servizio e di resistenza a pubblico ufficiale, sono state deferite all'autorità giudiziaria 65 persone, compresi numerosi amministratori locali.
Nei giorni successivi, la protesta ha avuto una maggiore diffusione sul territorio. In particolare, il 1o novembre i locali comitati «NO TAV» si sono mobilitati, dando luogo a blocchi della circolazione ferroviaria alle stazioni di Borgone di Susa, Avigliana, Condove ed a blocchi stradali a Bruzolo (dove è stata bloccata la linea ferroviaria) e Condove, dove è stata interrotta, per circa due ore, la circolazione sulle strade statali del Monginevro e del Moncenisio.
Le Forze dell'ordine sono intervenute anche a difesa dei tecnici incaricati dei rilievi il 3 novembre, sempre sulla montagna di Mompantero, dove questi sono stati oggetto di aggressioni verbali da parte di cinque persone uscite improvvisamente dal bosco e fuggite al sopraggiungere di una pattuglia di polizia.
Concluse le rilevazioni, i tecnici sono stati «assediati» da una folla di circa 300 persone all'ingresso della strada provinciale, dalla quale si sono potuti allontanare solo a tarda sera con la scorta di un contingente di polizia.
La situazione della Valle di Susa richiede una presenza continuativa delle Forze di polizia per garantire la sicurezza del personale incaricato delle operazioni di sondaggio, la sicurezza dei cittadini residenti o in transito nella valle e, infine, la sicurezza degli stessi partecipanti alle iniziative di protesta, delle quali si è sempre garantito il libero svolgimento.
Non possano essere sottovalutati i rischi determinati dalla presenza attiva, cui accennavo, di estremisti, né il segnale preoccupante che viene dal rinvenimento, il 4 novembre, di un volantino di una organizzazione eversiva denominata «Val Susa Rossa», il quale auspica una lotta armata contro la realizzazione della TAV, e di un involucro contenente materiale esplosivo al chilometro 56 della strada statale del Moncenisio, inidoneo a esplodere.
Ricordo che, a partire dal 1996, si sono verificate azioni violente contro il progetto della TAV in danno di obiettivi ubicati in Val di Susa (ponti, ripetitori, cabine elettriche, e così via), parte dei quali sono stati rivendicati da gruppi anarchici.
Il 5 novembre, all'indomani del rinvenimento dell'involucro con il materiale esplosivo, gran parte della popolazione locale ha partecipato, pacificamente e numerosa, ad una fiaccolata di protesta e appare fortemente determinata ad impedire il proseguimento dei lavori.
Non si esclude che la contestazione contro la TAV possa sfruttare la ribalta internazionale offerta dalle Olimpiadi invernali - Torino 2006. La protesta contro questo evento sportivo, che vede mobilitato l'antagonismo di matrici no-global, autonoma e anarchica, è direttamente collegata a quella contro l'Alta velocità, in quanto inserita nella comune campagna contro le opere ad alto impatto ambientale.
Il 31 ottobre ed il 1o novembre, i più critici sin qui registrati, sono stati destinati alla questura di Torino, come rinforzo, rispettivamente 750 e 740 unità di personale della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di finanza.
Nei giorni successivi il loro numero è stato diminuito (dalle 330 alle 380 unità, ad eccezione dell'ultimo fine settimana: 460 il sabato, 500 la domenica).
Sono in via di definizione i servizi di vigilanza in occasione della manifestazione in programma per mercoledì 16 novembre che culminerà con un corteo da Bussoleno a Susa e alla quale, a quanto risulta, non hanno aderito, tra le altre, le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, con l'eccezione della FIOM-CGIL.
Anche l'organizzazione di tali servizi sarà improntata alla duplice esigenza, da un lato, di prevenire disordini e violenze e, dall'altro, di garantire il diritto di tutti di manifestare pacificamente.
Nel merito della realizzazione dell'opera, sulla base degli elementi forniti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la linea ferroviaria Torino-Lione per il trasporto combinato passeggeri e merci è un progetto prioritario dell'Unione europea e costituisce l'elemento chiave del «corridoio 5» che collegherà, dapprima, Lisbona a Budapest e, successivamente, a Kiev.
La valenza strategica della linea ferroviaria Torino-Lione è stata ribadita, a livello europeo, con la decisione del suo inserimento nella quick start list dei progetti ritenuti prioritari dalla Commissione europea.
L'opera - già oggetto di uno specifico accordo internazionale sottoscritto tra Italia e Francia il 29 gennaio 2001 - è compresa tra i 14 progetti prioritari TEN (scheda n. 1: Treno ad altra velocità/Trasporto combinato Francia-Italia Lione-Torino e Torino Milano-Venezia-Trieste), recepiti dal Nuovo Piano Generale dei Trasporti e della Logistica (PGTL), approvato, dal Governo della precedente legislatura, con decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 2001.
Lo stesso piano, peraltro, ha imposto l'attuazione degli accordi europei relativi alle reti TEN e del protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi.
L'opera è stata inserita nel primo programma delle opere strategiche di cui alla delibera CIPE del 21 dicembre 2001, n. 121, e confermata nei successivi aggiornamenti dello stesso programma.
La necessità dell'opera è stata, inoltre, condivisa a livello territoriale; l'intervento figura, infatti, sia nel piano regionale dei trasporti sia nel piano territoriale di coordinamento della provincia di Torino.
Il progetto complessivo prevede tre tronchi: una sezione italiana, da Torino a Bruzolo, affidata a Rete Ferroviaria Italia; una parte comune italo-francese, da Bruzolo a Saint Jean de Maurienne, affidata a Lyon Turin Ferroviaire; una sezione francese, da Saint Jean de Maurienne all'agglomerato urbano di Lione, affidata a Rete Ferroviaria Francia.
La parte comune italo-francese prevede la realizzazione di un tunnel di base, a due canne a semplice binario, della lunghezza di circa 52 chilometri tra Saint Jean de Maurienne e Venaus ed il tunnel di Bussoleno, anch'esso a due canne a semplice binario di circa 12 chilometri.
Per quanto riguarda lo stato dei lavori, è prevista una fase ricognitiva volta ad esaminare la struttura geologica del terreno, per valutare le difficoltà tecniche, nonché i metodi ed i costi di realizzazione.
Questa è la fase in cui, attualmente, ci si trova e durante la quale è necessario concentrarsi sulle soluzioni possibili e praticabili, che consentono di realizzare un'opera ritenuta necessaria per lo sviluppo economico del nostro paese, nel rispetto dell'ambiente e nella piena tutela della qualità della vita degli abitanti della valle.
Le conoscenze scientifiche e tecniche per garantire ambiente e salute esistono e si assicura che saranno sempre utilizzate.
Si dovrà anche lavorare per superare le contrapposizioni più accese ed evitare che la protesta sulla Torino-Lione si ripercuota negativamente sulle Olimpiadi di febbraio, che avranno proprio nella Valle di Susa uno dei poli di attrazione.
Sotto il profilo dell'impegno di risorse per la gestione dell'ordine pubblico, di cui gli interpellanti chiedono la quantificazione, va detto anzitutto che tale valutazione è complessa e dovrebbe tener conto, più che di un profilo quantitativo, di quello qualitativo, consistente nella distrazione di personale da altre attività di prevenzione e di repressione.
Sarebbe auspicabile che i fomentatori delle manifestazioni assumessero un atteggiamento più responsabile, in modo da evitare disagi alla popolazione e da permettere l'impiego delle Forze di polizia su altri fronti, a cominciare da quello del contrasto alla criminalità organizzata.
Se l'approccio a questo tipo di realizzazioni fosse stato simile nell'immediato dopoguerra, probabilmente oggi in Italia mancherebbero le autostrade. Quest'opera, approvata e voluta da tutti i Governi che si sono succeduti a partire dagli anni Ottanta, è tuttora sostenuta dalla provincia e dalla regione per le positive ricadute in termini di occupazione e per le opportunità di sviluppo per gli abitanti della valle.
La delibera CIPE del 3 agosto, che il ministro Lunardi ha più volte citato e che sembra l'atto che determina la fattibilità dell'opera, non esiste: ho fatto fare una ricerca dagli uffici, ma è inesistente, e non si comprende come da agosto ad oggi essa non risulti; cioè la delibera non contiene riferimenti a questa specifica opera, e questo sarebbe un primo problema su cui varrebbe la pena di indagare.
Il secondo problema e che, peraltro, quella delibera, come ha ricordato il sottosegretario Mantovano, riguarda solo una piccola tratta dell'opera, la tratta Bruzolo-Torino, che dovrebbe costare 2-3 miliardi di euro e che, come è stato detto correttamente, è prevista anche all'interno del piano di investimento delle Ferrovie (quarto addendum, mi pare fosse). Il problema però, anche qui da verificare, è se la legge finanziaria, visto che non è stata ancora approvata e per il momento ciò non è chiaro nel testo all'esame del Senato, preveda quei 2-3 miliardi di spesa.
Fatta chiarezza su questi due punti e sui finanziamenti che li riguardano (che non sono di secondaria importanza), la parte rimanente della tratta da Bruzolo all'arrivo in Francia non si sa quando e come verrà finanziata: i soldi non ci sono e voglio avvisare il Governo, che forse non lo sa, che la «quick start list» di Romano Prodi è stata accantonata, che le opere da 14 sono divenute 30 e che non è assolutamente detto che, per i motivi da me prima riferiti, l'opera di cui parliamo venga inserita tra le priorità. È dunque bene mettere i puntini sulle «i»: questa è la situazione!
Per quanto riguarda l'ordine pubblico, faccio presente che siamo in attesa di capire quante persone siano state denunciate: si parla di quasi un centinaio, tra le quali vi sono sindaci, consiglieri comunali
La mia interpellanza chiede anche se il ministro delle infrastrutturee dei trasporti e quello dell'interno, (poiché mi pare che il problema ormai, contro la nostra volontà, abbia una notevole portata in termini di ordine pubblico), rispetto alle Olimpiadi, non ritengano di fare ciò che gli abitanti hanno chiesto: una tregua olimpica affinché si chiarisca nel frattempo, proseguendo il lavoro della commissione, se i finanziamenti europei 2007-2013 verranno dirottati su quest'opera, e affinché si considerino anche le altre possibilità che da più parti sono state poste in atto.
Non posso in questo caso addentrarmi nella questione relativa alle altre soluzioni tecniche, che esistono, si conoscono benissimo, sono molto meno costose e risolvono il problema del trasferimento dei passeggeri e delle merci da subito, non tra venti anni - voglio capire, quando quest'opera sarà finita, tra venti anni, che idea avremo di quanto succederà -; inoltre, si accontenterebbero anche organizzazioni non di poco conto. Quando, infatti, ci riferiamo alla Coldiretti che annuncia, oggi, di partecipare alla mobilitazione generale in Val di Susa in quanto i coltivatori torinesi sono da sempre mobilitati contro la realizzazione della cosiddetta Torino-Lione - opera che ritengono un progetto trasportistico con pesanti impatti, di elevati costi per il territorio e per la salute della popolazione, devastante per le imprese agricole -, non stiamo parlando di nuovo dei centri sociali. Non possiamo creare un clima di attesa del candelotto, dello scontro, del volantino (sul quale, peraltro, pare vi siano grandissimi dubbi di autenticità).
Dobbiamo, invece, svelenire gli animi - spero conveniate, sottosegretario -; dobbiamo cercare di trovare una soluzione, in accordo, per esempio, con i presidenti delle due comunità montane (sono, infatti, due, dell'alta e della bassa valle di Susa) dei quali, come lei sa benissimo, uno, se non erro, è del suo partito, mentre l'altro è del centrosinistra. Quindi, anche sul posto vi è una certa trasversalità, e non una opposizione preconcetta al Governo; d'altra parte, lei sa che il sindaco di Torino, la presidente della regione ed il presidente della provincia sono d'accordo su quest'opera, ma non sono sostenuti da una salda maggioranza che la approvi. Undici consiglieri della maggioranza, nel primo momento di insediamento della Giunta regionale, hanno dichiarato di essere contro tale opera; quindi, si tratta chiaramente di una questione di sensibilità diverse, di ipotesi diverse.
Ciò che però conta, aldilà delle posizioni politiche, a mio avviso, è la volontà della gente sulla quale questa opera deve ricadere. Ribadisco che non si può ritenere di sostenere opere pubbliche di questa portata inviando sul posto il numero di agenti che lei ha indicato in questa sede rispondendo alla mia interpellanza. E per quanto tempo? Per quindici, venti anni? Per il periodo delle Olimpiadi? Non sarebbe meglio garantire almeno che le Olimpiadi si svolgano in tranquillità e che vi sia una tregua, che le stesse popolazioni hanno chiesto? Come pensate di risolvere tale problema?
Io ritengo che sarebbe stato possibile, oggi, dire questo e che sia ancora possibile, in questi giorni, dare un segno di pacificazione, mostrando di venire incontro alle popolazioni. Ciò affinché, mercoledì, i manifestanti sentano che si prende in considerazione il loro essere in quella valle, la loro volontà, le loro paure, i loro problemi - giusti e sacrosanti -, ed avvertano che non ci si intestardisce proseguendo nelle esagerazioni e nelle falsità, con dichiarazioni come quelle rilasciate dal ministro Pisanu martedì scorso o come quelle, offensive, rilasciate dal ministro Lunardi rispetto ad una manifestazione pacifica.


