![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'onorevole Bellillo ha facoltà di
KATIA BELLILLO. Signor Presidente, i comunisti giudicano gravi i fenomeni che hanno scatenato la ribellione dei giovani francesi figli dell'immigrazione. Concordiamo con chi sostiene che anche in Italia esistono situazioni di disagio, soprattutto nelle periferie delle città, dove non soltanto gli immigrati - ma soprattutto loro - vivono in condizioni di degrado e disperazione.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. La ringrazio, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Giovanardi...
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Da ultimo, vorrei rappresentare che riteniamo che i centri di permanenza temporanea siano indispensabili - e che, anzi, vadano incrementati - per far fronte alle questioni della clandestinità e della criminalità, che rappresentano i gravi problemi che affliggono
l'immigrazione e che destano allarme sociale sia negli italiani, sia nei lavoratori extracomunitari onesti, che sono venuti nel nostro paese per lavorare e per vivere pacificamente con le loro famiglie.
PRESIDENTE. L'onorevole Bellillo ha facoltà di
KATIA BELLILLO. Signor ministro, purtroppo sono assolutamente insoddisfatta. Vede, ciò che lei ha pronunciato sono solo parole, perché, in realtà, con le vostre leggi avete fatto nascere un nuovo proletariato, discriminato non solo giuridicamente, ma anche economicamente e socialmente.
PRESIDENTE. Onorevole Bellillo, concluda.
KATIA BELLILLO. Peccato, però, che voi non siate in sintonia con la coscienza civile e con la sensibilità del paese. Qualcuno direbbe: siete un Governo «lento»!
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Dunque, vogliamo chiederle, ministro, se non ritenga di dover adottare iniziative per introdurre misure quali l'istituzione della cittadinanza di residenza, un unico punto di coordinamento nel Governo per l'immigrazione, la chiusura dei centri di accoglienza temporanea e la nascita di osservatori sulle discriminazioni, per perseguire una reale integrazione dei lavoratori immigrati e dei loro figli.
Onorevole Bellillo, anche noi riteniamo molto grave quanto è successo e sta succedendo in Francia e quanto è accaduto in Inghilterra, dove giovani, nati in Inghilterra da immigrati, hanno collocato delle bombe, manifestando quindi atteggiamenti che hanno sorpreso sfavorevolmente l'opinione pubblica. È chiaro che l'Europa ha bisogno di una politica unitaria per l'immigrazione, che deve essere impostata, proprio per evitare che, in ipotesi anche in Italia, accadano in futuro gli avvenimenti verificatisi in Inghilterra ed in Francia, su tre linee di fondo, individuate dal nostro Governo durante il semestre di Presidenza dell'Unione europea: l'aiuto ai paesi in via di sviluppo; il contrasto all'immigrazione clandestina ed al traffico di esseri umani; l'integrazione degli immigrati regolari, nel rispetto della nostra cultura e delle nostre peculiarità nazionali.
Sotto quest'ultimo profilo, si ricorda la regolarizzazione di 700 mila lavoratori stranieri - naturalmente, collegata all'esistenza di un contratto di lavoro - che, operata da questo Governo, non ha precedenti in Europa per dimensioni, complessità degli adempimenti e tempi di realizzazione. Una vera politica dell'immigrazione non può limitarsi a scelte meramente difensive, ma deve guardare oltre il binomio tra il contrasto e la regolarizzazione; deve saper costruire quelle simmetrie tra diritti e doveri che aprono la porta all'integrazione a quanti vengono da noi per lavorare nel rispetto delle nostre leggi e dei nostri valori.
Sul piano dell'accoglienza, è stata anche ridefinita e velocizzata la procedura relativa all'esame delle domande di asilo; per favorire il processo di integrazione, nel corso del semestre di Presidenza italiana dell'Unione, il ministro dell'interno ha posto all'ordine del giorno dei venticinque ministri omologhi il tema del dialogo interreligioso, inteso come fattore di coesione sociale nei paesi europei a forte immigrazione islamica e come strumento per la costruzione della pace nell'area del Mediterraneo. A seguito di tali iniziative, il Consiglio europeo ha fatto propria la Dichiarazione sul dialogo interreligioso e sulla coesione sociale, adottata dai ministri dell'interno nella Conferenza di Roma dell'ottobre 2003; quel documento è stato prima inserito nel Piano di azione europeo per la lotta al terrorismo varato dopo Madrid e, più di recente, nella Dichiarazione congiunta Europa-Stati Uniti sul terrorismo.
Sul piano interno, il Ministero dell'interno ha sviluppato gli indirizzi contenuti nella citata dichiarazione, fornendo orientamenti e indicazioni a tutti i prefetti della Repubblica nel settembre del 2004. Sulla Gazzetta ufficiale del 26 ottobre scorso, è stato pubblicato il decreto del ministro dell'interno che istituisce la consulta per l'islam italiano, la quale svolgerà funzioni esclusivamente consultive, esprimendo pareri e formulando proposte sulle questioni indicate dal ministro dell'interno, il quale a breve procederà alla nomina dei suoi componenti.
Il Governo ha inoltre promosso la costituzione di un comitato interministeriale contro la discriminazione e l'antisemitismo, che opera presso il Ministero dell'interno.
Il comitato avrà il compito di vigilare sui pericoli di regressione verso forme di intolleranza, razzismo, xenofobia ed antisemitismo, nonché di individuare tutte le misure necessarie per contrastare ogni comportamento ispirato ad odio religioso o razziale in un paese, come l'Italia, dove ormai vivono più 120 etnie diverse, provenienti da tutte le parti del mondo (dall'Africa, dall'Asia e dall'America latina) e con culture differenti.
I lavoratori immigrati, infatti, tendono più di altri a subire condizioni di particolare debolezza sociale, culturale e contrattuale all'interno di un modello di sviluppo del mercato del lavoro e dello Stato sociale che tende più ad escludere che ad integrare. Vorrei citare, a tale riguardo, la legge n. 30 del 2003, la riforma della scuola e quella della sanità.
Le vostre politiche sono sostenute da un'ispirazione e da una cultura razziste, che alimentano lo stereotipo dell'immigrato delinquente, che è falso ed infondato, ma funzionale ai vostri obiettivi, per dividere noi da loro ed i lavoratori tra di loro. C'è bisogno di un cambiamento radicale, innanzitutto in sede di legge finanziaria, ma delle poche risorse che si prevedono, il 72,5 per cento è diretto a finanziare azioni di contrasto, mentre solo il 27,5 per cento è destinato alle politiche di sostegno.
Allora, occorre invertire la rotta. Bisogna chiudere questi centri di permanenza temporanea, che rappresentano una vergogna - perché sono dei moderni lager -, per investire, invece, sui servizi per l'integrazione, sui servizi sociali, sulla scuola e sulla casa. Infatti, signor ministro, l'emergenza abitativa, che ormai colpisce molti italiani, è gravissima, ma lo è ancor di più per i cittadini stranieri, che sono clienti di un mercato immobiliare parallelo, che riserva loro gli alloggi maggiormente precari e degradati, a prezzi spesso doppi rispetto a quelli di mercato!
Deve tuttavia sapere, signor ministro, che nell'opinione pubblica nazionale la percezione del fenomeno migratorio è cambiata profondamente. Ciò perché quasi un milione di stranieri, soprattutto donne che lavorano nelle nostre case e nelle nostre famiglie, ed alle quali affidiamo un lavoro prezioso e delicato di cura dei nostri figli, o dei nostri genitori anziani, ha prodotto una conoscenza diretta ed una compenetrazione che sta contribuendo ad abbattere barriere e pregiudizi, consegnandoci un'opinione pubblica ed un senso comune sicuramente più maturi e positivi.
Sospendo pertanto la seduta.


